SPIDKILZ

Balance Of Terror

2013 - LA Riot Survivor Rec.

A CURA DI
LUIGI TIZZANI
26/03/2013
TEMPO DI LETTURA:
7,5

Recensione


Incredibile ma vero: il mese di marzo è ormai più che inoltrato, ciò nonostante la fuori, ebbene si, sta nevicando e anche parecchio; non rimane che rintanarmi qua nel mio studio ad ascoltare un po’ di musica che scaldi  anima e cuore, proprio come accade con l’ultimo lavoro dei concittadini torinesi “Spidkilz”, fautori dall’anno 2010 di un incisivo Heavy/Thrash Metal della matrice tra le più “old school” sentite negli ultimi tempi, band che sul piano dell’art-work e dello stile musicale, ci riporta con impatto alla visione artistica di formazioni quali Overkill (Thrash Metal/USA) e Sacrilege (Thrash Metal/UK), rivelando oltretutto forti ispirazioni derivate da storiche e significative realtà tra le quali Metal Church (Heavy Metal/USA), Diamond Head (Hard-Rock, Heavy Metal/UK), Nuclear Assault (Thrash Metal/USA) e Metallica (Thrash Metal/USA). I messaggeri del suono sabaudo si presentano in campo con i seguenti ruoli: “Elisa ‘Over’ De Palma” (Vocals & Acoustic Guitar, militante in passato in numerosi gruppi, i principali dei quali White Skull, Over, Brazen), “Francesco Musumeci” (Guitar, anche membro dei Metalmechanica, nota tribute band dei Metallica), “Alessandro Pantalisse” (Guitar), “Michele Barillaro” (Bass) e “Mattia Rubino” (Drums), i quali avvalendosi di un’amorevole vena “anni 80” danno luce in questi ultimi anni ad un demo dall’emblematico titolo “Ultra Demo” (da cui ripescate per il nuovo LP le seguenti canzoni: “I Will Crush You”, “In Tears” e “The Distance”) inizialmente stampato su cd ed inseguito edito da Inferno Rec. su 100 cassette solo per i veri cultori del genere ed a quest’ultimo, per certi aspetti mi permetto di definire “romantico” album “Balance Of Terror” vero e proprio crogiuolo di sentimenti ed energie liberate dai cinque musicisti piemontesi (registrato in Dracma Rec., storico tempio cittadino della musica rock & metal). Con estrema curiosità mi immergo dunque nel godermi passo per passo questa composizione, il cui capitolo iniziale dal titolo “Beware Of The Speed”, ci ammalia subito con un intrigante arpeggio introduttivo, preludio di un aggressivo arrangiamento di chitarre in piena linea con i presupposti precedentemente citati; mentre gli strumenti proseguono la loro fenomenale corsa, Elisa ci racconta quanto sia importante mettersi in gioco nella vita ma allo stesso tempo quanto sia rischioso esagerare in tal contesto, ci allerta insomma e ci mette in guardia su quanto possa arrivare ad uccidere l’abuso della velocità, a cavallo tra la metafora e la pura e cruda realtà. A metà percorso irrompono, dopo un cambio ritmico, due assoli magici e virtuosi i quali  per oltre un minuto mi tengono le orecchie impennate come due antenne e comunque fino al termine del brano la mia dedizione da buongustaio musicale risulta in piena armonia con il lavoro degli Spidkilz. Una potente cavalcata incombe con irruenza: nessun compromesso per “I Will Crush You” pezzo in cui si avverte immediatamente che si voglia lanciare un diretto messaggio a qualcuno, un messaggio di odio completo rivolto a chi ha ingannato con falsi sorrisi, a chi ha portato via la serenità e la tranquillità: “Fuck you! Don’t be fake with me! Fuck you! Loser! Gambler! Liar! Robber! Fuck you! I will overwhelm you! I will crush you!” urla Elisa con esplicita ferocia in piena sinergia con la rabbia sostenuta dalla cornice sonora di questo viscerale pezzo, passo che ci insegna come il dolore e la sofferenza possano poi trasformarsi con reattività e coscienza in rifiuto e lucidità; assolutamente uno dei pezzi da me favoriti di questo full lentgh. Il nostro viaggio prosegue con “In Event Of Fire” brano in cui viene affrontato il tema dell’amicizia in una veste poco felice: mentre gli accordi creano un’ambientazione inizialmente più decadente la nostra singer del caso ci racconta l’incredibile e assurda situazione, per quanto purtroppo e spesso realistica, in cui presunti amici ti dimostrano fedeltà e amore, voltandoti improvvisamente le spalle lasciandoti senza parole, magari proprio in momenti in cui presumevi fosse scontato il loro appoggio. La stesura musicale è in generale avvincente ed in particolar modo l’ultima parte mi ricorda che ogni tanto anche per me, una bella “schitarrata” fa sempre bene alla salute. Elisa imbraccia ora la sua chitarra acustica e comincia ad arpeggiare nel nome di “Protection”,una soffice canzone dedicata alla speranza, quella speranza che mantiene viva l’anima e pulsante il cuore in un mondo che appare cosi drasticamente lontano dalla propria visione della vita; l’atmosfera che si crea è accattivante ma allo stesso tempo melanconica e struggente cosi come i giochi di note di ogni strumento, che si amalgamano perfettamente con la voce di “Miss Over”; trovo personalmente fantastico dare un particolare colore all’evolversi di un album prevalentemente agguerrito, con un passaggio cosi fatato ma colmo di consapevolezza. I morbidi suoni di “Protection” danno respiro a quella che identifico come una perfetta via di mezzo tra “ballad” ed elegante cavalcata; “In Tears” prende vita grazie ad un tenero fraseggio di chitarra “on clean channel” il quale invita una successiva fase di esplicita furia, rappresentata a dovere dai musicisti di Augusta Taurinorum, mentre il testo ci prende per mano e ci conduce in una landa desolata colma di rabbia e lacrime: per combattere i ricordi che hanno procurato dolore, per uccidere i fantasmi del passato, solo una via esiste, quella della presa di coscienza e della spinta di energia, necessarie per combattere e continuare per la propria via senza più nessun timore. Notevole l’intesa delle 6 corde e delle 4 corde nella seconda parte, in merito alla quale, scambi di arrangiamenti e assoli decisi, trasportano il brano ad un finale dal grande stile. La sesta canzone intitolata “Motorhome” è un vero e  proprio inno alla vita “On The Road”, alle abitudini ormai presenti di un vivere sul proprio mezzo di trasporto in continuo viaggio per raggiungere la meta più amata, il palco del concerto; per suonare questo pezzo direi che sono stati consumati numerosi plettri, bacchette e corde vocali ma soprattutto la melodia che si fa strada tra i meandri delle sonorità del caso mi tiene vivo e brillante qui nel mio studio fino al conclusivo ed ironico rumore del motore stesso del caro vecchio camper nero e verde. Ecco arrivato il turno di “Insomnia” una delle tracce più “speed & thrash” dell’intero lavoro, durante la quale gli attori della scena svolgono più che egregiamente il proprio compito: un appunto particolare alla potente raffica di batteria della prima parte; il titolo esprime già molto sul contenuto della lirica: l’insonnia si impadronisce della mente, i muscoli sono tesi come corde di violino ed il battito del cuore ci scuote l’intero corpo senza tregua ed alla fine solitudine ed oscurità avranno creato un’ alone unico lasciandoci completamente soli con la mente ed i suoi tormentosi cicli di pensiero. Un garbato e delicato arpeggio presenta a noi la stesura più lunga di questo disco: “The Distance” dura quasi 7 minuti e per tutto il tempo non si può far altro che rimanere cullati, quando dalle maestrie di basso e chitarra, quando dall’interpretazione della leader vocale. Avvertire la distanza che ci divide da una persona a cui per tempo si e’ stati legati è una sensazione difficile da gestire e da accettare ma quando ormai sulla bilancia il dolore supera l’amore, forse si, quello è il momento di farsi forza e dire basta, è il momento di riottenere la propria libertà: “My mind will never be your slave”, una delle frasi più belle di questa “The Distance”. Gli Spidkilz ci regalano le ultime emozioni con questa conclusiva title_track “Balance Of Terror” uno dei momenti sicuramente più violenti e frenetici a livello musicale nonché trascinante per quel che concerne il racconto di fondo; velocità e tecnica si alternano ad atmosfere aggraziate e sinuose nel mentre una storia viene narrata, la storia di una ragazza persa in un amore che in realtà racchiude l’inganno, un amore fatto più di spine che di rose, un equilibrio complicato da mantenere tra incubo e realtà fino a quando la nostra lei non capirà finalmente di dover scappare via da questo rapporto insano. Questa produzione italiana di profilo prevalentemente autobiografico, mostra al pubblico quanto sia necessario esser grandi interpreti della propria vita per rendere naturali e spontanee le proprie creazioni artistiche; questo è un disco che mi è magicamente capitato tra le mani proprio in un periodo in cui gran parte del contenuto dei testi mi ha rincuorato su alcune questioni e spinto a rassegnarmi su altri fronti, un disco che consiglio di ascoltare aldilà del genere musicale in quanto davvero realizzato con il cuore.


1) Beware Of The Speed 
2) I Will Crush You
3) In Event Of Fire 
4) Protection
5) In Tears 
6) Motorhome
7) Insomnia
8) The Distance 
9) Balance Of Terror 

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