SLOE GIN

A Matter Of Time

2013 - Blood Rock Records

A CURA DI
SAMUELE MAMELI
26/05/2013
TEMPO DI LETTURA:
8

Recensione

Mi accingo a riportare all’attenzione di tutti voi una figura risultante, a tutti gli effetti, pilastro vincolante della scena metal nostrana perché la storia insegna che tra suoni malati e opprimenti, ci fosse lui di mezzo con quell’aria apparentemente tranquilla ma capace d’inghiottire col suo strumento anime perdute, un salvatore che ha concesso attraverso la sua arte, l’unica strada percorribile per coloro in cerca di assolvere le perdizioni mediante la fustigazione con note soffocanti. Non esagero per nulla, carta canta, indi per cui è con immenso piacere poter soffermare il mio tempo per il bassista Enio Nicolini che per i più distratti o per i più giovani è il membro cardine, insieme al grande Mario “The Black” Di Donato, dei seminali The Black appunto, band culto e importantissima dello scenario Doom italiana e non solo, dopo i Death SS precursori in assoluto di questo misterioso genere, ci sono anch'essi ad arricchire un panorama prosperoso di realtà lugubri e sinistre come Antonius Rex, i veneti Black Hole e tanti altri e non dimentichiamocene perché se qualcuno decanta la cornice estera significa che non ha ben chiaro il disegno musicale di taluni gruppi, la loro vita, la loro passione per un modello, dopotutto, underground. Andiamo con ordine e vediamo di creare un quadro generale sul nostro personaggio che manifesta un concetto di arte a 360 gradi, incorporando, lungo la sua carriera, diverse sfumature di natura teatrale e anche poetica, qualità ampiamente condivise con l'amico di lunga data Mario Di Donato a cominciare dall'esordio “Heavy and Dangerous” degli Unreal Terror, era l'anno 1985 e l'Ep ebbe una tiratura limitata di sole 500 copie per poi essere ristampata nel 2007 dalla Minotauro Records, la band di stampo heavy metal mosse così i suoi primi passi lasciandosi alle spalle un solo full lenght sorto nel 1986. La breve esperienza non è di sicuro paragonabile a quella dei The Black in cui Enio entra in pianta stabile con l'album “Abbatia Scl. Clementis” del 1988 e da qui, il treno sovraccarico di scorie metalliche continua l'avanzata titanica; in quegli stessi anni però, l'esigenza di affrontare familiarità musicali maggiormente calamitate al proprio spirito artistico, lo lascia dinanzi al suo nativo progetto solista denominato Akron con un curriculum di soli due platter, il primo, “La Signora del Buio” risalente al 2000 è l'origine delle proprie esternazioni per poi giungere all'attuale 2013 con un altro prospetto battezzato Sloe Gin e qui, affondiamo i posizionatori perchè con la nascita di “A Matter of Time” ci delizia di un prodotto particolare e godibile in pieno stile Psycho Doom come i Saint Vitus hanno spesso esposto. In quest'avventura ci s'incammina in tre, Enio sempre a ricoprire il ruolo del basso con Eugenio Mucci alla voce e Giuseppe Miccoli alla batteria, non persone di primo pelo insomma, qui si tratta di una vera famiglia unita e tenace che ottiene reciproche ammirazioni dagli anni 80, infatti, questi ultimi due li ritroviamo già partecipi col gruppo Requiem con Mario Di Donato, un percorso culturale che intrinsecamente li ha visti convenire sugli stessi fronti, un crescere congiuntamente non da tutti e si sa, le belle famiglie son quelle più invidiate ma torniamo agli Sloe Gin perchè prima d'intrufolarmi nei solchi digitali del cd, è bene far presente che qui non esiste chitarra elettrica, ebbene sì, ma attenzione, se pensate che la sostanza sia indecente vi sbagliate di grosso poiché le sensazioni emanate danno quel giusto tocco di pesantezza da poterlo ammirare in tutte le sue facciate. Iniziamo dall'artwork che ritrae il trio delle meraviglie indirizzate all'interno di uno sfascia carrozze con passo deciso e sicuro, un museo di auto fracassate che attendono di essere demolite sino all'ultimo briciolo di lamiera a colpi di basso, le corde di acciaio dimostrano miglior efficacia di una pressa per autovetture e quell'andatura non promette nulla di buono, il lavoro va terminato ancor meglio se al loro interno vi sono soggetti indesiderati, quindi occhio a non commettere torti, le conseguenze sono lampanti. Il primo brano “Lord Of Snowflakes” ci affossa sotto terra senza preavviso, la partenza con note insistenti vede nel giro di basso un cambio di paesaggio diretto su lidi pesanti e pacati, le vocals graffianti e corpose frantumano il cranio, ottimamente eseguite non peccano di una virgola favorendo la portata massima del muro sonoro, ipnotica, ripetute batoste sui fianchi da sopprimere il respiro... accuso il colpo; il testo di derivazione fantasiosa, invoca l'aiuto del Signore Dei Fiocchi Di Neve affinché col suo potere possa innevare interi campi e sommergere il male in posizione nascosta e ritirata.  La successiva “My Dog Is Beautiful” incentrata sulla storia di un cane che in generale, possiede la magia di persuadere gli uomini dal cuore di pietra verso l'apertura sentimentale maggiormente diffusa tra l'innocenza dei bambini, è accompagnata da un sound psicotico ed evocativo, la quattro corde svolge una funzione predominante, l'incedere massiccio è perennemente adornato da accordi soffocanti, doom psichedelico degno di elogi, cubi metallici che piovono dal cielo...  perdo il concetto di luogo. “Spiritual Coma” offre parti meditative e ossessive, l'atmosfera sospesa che si respira dona il meritato dosaggio alle liriche improntate sul disagio esistenziale dell'uomo moderno, il suo terrore e disperazione per una vita inadeguata e impotente, trova in questa musicalità semplice ma efficace, una perfetta dimostrazione sull'alienazione sociale... ottimo l'impresa del nostro bass player ben amalgamato con il cantato insano, il finale della song è un tiro mancino, una piccola accelerazione presto interrotta, elargisce una breve variazione sulla struttura compositiva... da risentirla ripetutamente. “Dreams In A Jar” è la mia preferita, la sua resa in ambito live deve essere pazzesca, le ritmiche pulsanti e compatte lasciano all'interpretazione di Eugenio Mucci il suo punto di massima, il passo grave accompagna un registro vocale sopra le righe, la morbosità che aleggia conficca mazzate imponenti, diretta e con pochi scrupoli trasuda di marcio; la scrittura è un inno alla libertà, la volontà di chiudere i sogni in un barattolo perchè spesso elementi di disturbo per il vero godere degli anni, il voler necessariamente ottenere certi risultati preclude l'offuscamento di altre attrattive che stanno proprio di fianco. “Islero” è esplicitamente dedicata al famoso toro spagnolo che nel 1947 con un taglio all'arteria femorale, uccise il torero Manolete, un basso tenebroso e doomy apre il calvario, evolvendosi in trame minimalista siamo avvolti da suoni dilatati, un mood decadente che avvita la tensione all'estremo, i vocalizzi tendono la mano in questo soporifero viaggio di non ritorno. “The Fugitive” riprende concettualmente il discorso sulla ricerca della libertà ma musicalmente alza un po' il tempo adagiandosi su tracciati cadenzati, imponendosi con dei riff pazzeschi, impossibili da togliere dalla mente, un ronzio frastornante che graffia e sbuccia i timpani, quella voce abrasiva che semina oppressione... rimango in silenzio, narcotizzato a tutti gli effetti. “Don't Be Afraid Of The Dark” è lenta e visionaria, una litania tra accordi possenti e intonazioni lisergiche, le tonalità basse offrono linfa vitale per le atmosfere oniriche, un assurdo percorso interiore che si dimena tra quattro mura intrise d'immagini tetre, percezioni provocatorie e stimolanti che lasciano il segno; le parole, quasi recitate, trattano della volontà dei genitori a incoraggiare i propri figli a vivere l'esistenza senza rimorsi, un assaporare piaceri e soddisfazioni in totale appagamento escludendo il vincolo del dubbio e della paura... mi sovviene aggiungere: “esauriente deduzione”. “Bring On The Lion” è un altro pezzo da novanta, le note martellanti si prodigano per oltre il minuto sfoderando una composizione ben indovinata e intelligentemente costruita, psichedelica sino al midollo, trova nel canto distorto di Eugenio l'unico spiraglio canticchiabile, una traccia risoluta che emana particelle avverse ben miscelate con barlumi e schizzi di potenza... da lanciarla a palla durante l'ascolto. Si ritorna in sentieri doom con “Clouds Floating In A Blue Sky”, la partenza corpulenta sorregge uno spoken words cervellotico, vibrazioni asfissianti da addormentarne gli arti, esteticamente innocua incrementa la forza di gravità, un peso immane da far tremare le gambe e urlare pietà, quasi come un muro che soverchia un corpo umano nudo... ammirevole. “Decline And Fall Of Progress And Illusions” offre una movenza assillante seppure si differenzia dal lotto per questo spigliato senso d'evasione dal solito clichè sin qui offertoci, la voce stentorea cesella una canzone irrefrenabile e trainante, allentando l'apprensione con ammiccanti melodie ben inserite nel contesto, nulla da obbiettare, si dimostra ricca di qualità e ancora una volta, i miei complimenti al singer, autentico mattatore; i versi spaziano tra il declino della società moderna e la pienezza degli elementi in natura, distaccati in maniera netta, vi è appunto un confronto dei due “mondi”, la regressione del capitalismo contro la speranza di un ambiente circostante (fiume, sole etc.) sempre saldo e in grado di fronteggiare lo sconforto. Chiude il disco lo strumentale “Digital Space Wave”, una digressione musicale dotata di espressività che il caro Enio riesce a svolgere in modo calibrato, quasi introspettivo, si capta l'anima, la forma contorta e folle di un vero artista che pizzica il suo strumento esprimendo il suo essere raffinato. Che altro dire, codesto lavoro è consigliatissimo a tutti coloro di grandi vedute, agli amanti del doom e a chi vuole farsi cullare da un sound particolare, insolito, di sicuro non è un prodotto assimilabile dopo un assaggio, scordatevelo ma è proprio questo il bello, il suo valore cresce ascolto dopo ascolto trovando, sovente, accorgimenti tralasciati in precedenza, a parer mio da non perdere, ben vengano simili novità!


1) Lord Of Snowflakes 
2) My Dog Is Beautiful     
3) Spiritual Coma    
4) Dreams In A Jar    
5) Islero    
6) The Fugitive     
7) Don't Be Afraid Of The Dark     
8) Bring On The Lion    
9) Clouds Floating In A Blue Sky
10) Decline And Fall Of Progress And Illusions
11) Digital Space Wave