SLIPKNOT

Iowa

2001 - Roadrunner Records

A CURA DI
FABIO MALAVOLTI
05/03/2011
TEMPO DI LETTURA:
7,5

Recensione

Nel 2001 gli Slipknot ci regalavano un album potente come "Iowa". Nel 1999, dopo varie vicissitudini e cambi di line up, la band aveva pubblicato "Slipknot", un disco che aveva ottenuto molti pareri positivi ma che era caratterizzato da un sound molto grezzo e per questo non molto orecchiabile. Così, a due anni di distanza, gli Slipknot ci riprovavano, presentandoci un sound più pieno, potente e deciso, sempre con un grande lavoro di percussioni martellanti e chitarre altamente distorte; complessivamente si tratta di un disco più caratteristico rispetto al precedente, nel quale si erano ispirati alle principali band nu metal del periodo (Korn e Deftones su tutti). Il dibattito sul genere è ancora aperto: nonostante rientri nei canoni nu metal, l'impronta death metal è molto marcata in alcuni brani. Il disco, uscito per la Roadrunner Records nell'Agosto 2001 e prodotto da Ross Robinson, contiene quattordici tracce, quindici nella versione speciale, con una versione live di Liberate (Slipknot-1999), tutte scatenate e trascinanti ma mai banali o scontate. La copertina raffigura la testa di un caprone, animale su cui nello stato dell'Iowa (da cui provengono otto dei nove membri della band) sono incentrate leggende secondo le quali rappresenti la reincarnazione di satana sulla terra. Dal punto di vista vocale Taylor alterna tratti di una sorta di growl a tratti più tranquilli, mentre ciò che rimane costante nella maggior parte dei brani è l'andatura incalzante della batteria di Jordison, accompagnato dalle percussioni di Crahan e Fehn (che però lasciano in alcune canzoni per dedicarsi esclusivamente ai backing vocals). La prima traccia si intitola "(515)", un intro di circa 60 secondi nel quale compaiono prevalentemente suoni incomprensibili e urla; il titolo riprende il prefisso dello stato dell'Iowa, al termine dell'intro arriva la prima e vera mazzata, la travolgente "People=Shit", un inno all'odio verso la gente come fa ben intendere il titolo, ed ha un ritmo incessante fino alla fine. Il terzo brano è "Disasterpiece"; qui l'attenzione è rivolta più sulla struttura della canzone e non sulla potenza; il riff è molto bello, ma non velocissimo, poi attacca Jordison con le sue bacchette distruttive, che danno il via a un pezzo da pogo allo stato puro. La successiva è "My Plague", il terzo singolo estratto da quest'album, dove Corey Taylor alterna una sorta di rap-growl nelle strofe a una voce meno rabbiosa nel ritornello; "Everything Ends", siamo alla quinta traccia, è veramente cattivissima; lo screaming di Taylor dura praticamente per tutta la durata della canzone e neanche Jordison ci dà un attimo di tregua. Le note arrivano addosso l'una dopo l'altra senza permettere di riprendersi all'ascoltatore, come un camion che investe più volte passando e ripassando sul corpo in fin di vita; complessivamente una delle migliori. La sesta traccia è "The Heretic Anthem", conosciuta erroneamente con il titolo "If you're 555 then I'm 666", ovvero il ritornello; uscito come primo singolo, parla di un individuo che inizia a dubitare della fede opponendosi ai dogmi che impone, diventando per l'appunto un eretico ("cosa si prova ad essere un eretico?"). "Gently", la settima traccia, è una rielaborazione dell'omonimo brano contenuto nel semiufficiale "Mate. Feed. Kill. Repeat" del 1996, quando a cantare non c'era ancora Taylor ma Anders Colsefini. Si differisce dalle altre insieme a "Skin Ticket" per la sua tetra melodia, frammentata dalle urla di Taylor. L'ottava traccia, dal nome "Left Behind", è il secondo singolo estratto. La canzone non ha la cattiveria delle altre ma è la mia preferita: il riff trascinante introduce un pezzo che è considerato da molti il più commerciale, ma che a mio giudizio è la migliore. Arriviamo così a "The Shape", nono brano, abbastanza placida e semplice ma molto orecchiabile; consigliata a chi non piace la tipica canzone degli Slipknot. Se c'è una canzone particolarmente coinvolgente in questo album è sicuramente la decima, "I Am Hated", con un testo quasi incomprensibile per la velocità, ed è il più breve, un pezzo veramente adrenalinico. Come dicevo, c'è un altro brano differente dagli altri, Skin ticket, l'undicesimo di Iowa: anche questo è a tratti placido, a tratti rabbiosissimo. La dodicesima traccia è una delle mie preferite, sto parlando di "New Abortion"; ha un ritornello particolare per la voce di Taylor modificata e il riff "lamentoso"; l'album si conclude con l'energica "Metabolic" e "Iowa", lunghissima, circa un quarto d'ora nel quale come nell'intro iniziale si udiscono suoni incomprensibili e urla accompagnate da un ritmo di batteria tribale. In poche parole, un disco non adatto ai deboli di cuore.


1) (515) 
2) People = Shit 
3) Disasterpiece
4) My Plague
5) Everything Ends
6) The Heretic Anthem 
7) Gently
8) Left Behind
9) The Shape
10) I Am Hated
11) Skin Ticket
12) New Abortion
13) Metabolic
14) Iowa