SLAYER

Cult

2006 - American Recordings

A CURA DI
MAREK
09/04/2016
TEMPO DI LETTURA:
8

Introduzione Recensione

Il Sei, il numero della bestia, ripetuto tre volte. Il marchio del male, lo stemma del peccatore, il numero scarlatto dell'Arcidemone. Non è un caso che la vita musicale degli Slayer sia stata indissolubilmente legata a questa cifra. Proprio loro, gli assassini, fra i musicisti più duri ed intransigenti della storia del Metal. Il 1986 segnò l'uscita dell'immortale "Reign in Blood", scossa tellurica che tutt'oggi fa sentire la sua devastante eco. Il disco definitivo del Thrash Metal, in cui tutto era condensato alla perfezione: cattiveria, rabbia, malvagità, crudeltà; devastante su tutta la linea, definitiva teorizzazione di un estremo musicale che affondava le sue radici nella violenza dei Venom e nella furia iconoclasta dell'Hardcore Punk. Giungiamo dunque a vent'anni dopo, arriviamo nel 2006, anno che segna l'uscita di un disco che non solo riporta gli Slayer in alto nelle classifiche di vendita / gradimento, ma segna al contempo la reunion tanto attesa ed invocata a gran voce da tutti i fan. Dave Lombardo mancava dalla nave sin da "Seasons In  The Abyss", la sua assenza venne colmata momentaneamente da Paul Bostaph, il quale si rivelò sicuramente un ottimo acquisto ma comunque non totalmente all'altezza del celebre ed illustre collega. E' con la pubblicazione di "Christ Illusion" (2006, appunto) che il cerchio torna a quadrare: Lombardo nuovamente a bordo, con esso la voglia di picchiare duro senza troppi fronzoli o compromessi, lasciando da parte le digressioni presenti in "Diabolus in Musica" o "God Hates Us All", tanto per citare due nomi. Ottimi dischi, ma che non furono comunque all'altezza di "Christ..", il quale ebbe sicuramente il grande merito di riportare gli Slayer ai loro fasti. Non ai livelli di "Reign in Blood", ma comunque permettendogli di raggiungere vette importantissime e sicuramente imponenti. Saltò subito all'occhio, anche dalla cover provocante e blasfema, che l'Assassino voleva fare sul serio, tornando a  percuotere e spintonare il mondo in maniera selvaggia. Dimenticandosi degli effetti e dei sound cupi, tornando a sfoggiare la freddezza tipica di una lama di bisturi, intenta a tagliuzzare un qualsivoglia malcapitato. Naturalmente, senza anestesia. "Christ.." si rivelò dunque il miglior prodotto di casa Slayer da molti anni a quella parte, ed il notevole gradimento venne anche e soprattutto dimostrato dal numero di singoli che vennero effettivamente estratti dal platter. Avevamo già visto in "Eternal Pyre" come "Cult" avesse fatto a dir poco furore, dimostrandosi ben presto un singolo vincente ed in seguito come una delle canzoni più apprezzate del lotto. Ragion per cui, il gruppo decise di riproporla come singolo anche dopo l'effettiva uscita del precedente mini EP, in solitaria. "Il Culto", dunque, viveva ancora. Più che mai, sguaiato e mostruoso come lo era stato solo molti, molti anni prima. Spezzando comunque una lancia, non si potevano certo biasimare gli Slayer dell'epoca pre-"Christ Illusion". Una grande dote del combo americano è sempre stata quella di non tradire mai la propria attitudine, pur riuscendo ad adattare quest'ultima ad un sacco di sfaccettature differenti. Cambiare "vestito" ogni tanto, porre la propria aggressività sotto vari tipi di luce, provando e riprovando. Il risultato è stata, parlando a posteriori (e con la mente ben salda al 2016), una discografia che non ha mai presentato "brutti" episodi. Qualche punto debole, qualche indecisione.. ma MAI passi falsi del calibro di "St. Anger", giusto per citare un nome tristemente blasonato. Andiamo dunque a riascoltarci un grande classico dell'Illusione di Cristo.. un brano divenuto simbolo di un disco che, tutt'oggi, da molti è considerato superiore persino a "World Painted Blood" e "Repentless". Piccola curiosità: la copertina scelta per lanciare il singolo raffigura un particolare dell'artwork di "Christ Illusion", mostrandoci una delle teste lasciate a galleggiare nel lago di sangue dal quale il Cristo zombie emerge con fare minaccioso. Questa testa reca un volto (per molti versi) rassomigliante a quello della celebre Madre Teresa di Calcutta. Tanto più che il personaggio è adornato dallo stesso velo della famosa suora, lo stesso tipico del suo ordine d'appartenenza.

Cult

L'incedere oscuro e nero di "Cult (Culto)dà dunque il via a questo singolo, il quale si dipana mediante melodie tetre e cupe, ben sorrette dall'ottimo lavoro di piatti svolto dal redivivo Lombardo, la cui qualità è tornata finalmente al servizio dell'assassino. Rullata di crash ed i toni cominciano ad inasprirsi: l'incedere iniziale viene ripreso in chiave più aggressiva e violenta, le asce di King ed Hanneman cominciano a mordere e rombare, con un bel sottofondo batteristico efficace e perentorio, contenuto come il ritmo generale. Riff improvviso al minuto 1:11, precisi e ripetuti stacchi di Dave e si può dunque partire a folle velocità, con le sei corde che macinano note devastanti ed il cantato di Araya efficace e rabbioso quanto serve. Un vero e proprio tripudio di violenza, con Tom che ripete ogni singola parola in maniera talmente serrata da sfidare seriamente le nostre capacità di comprendonio. Non abbiamo nemmeno il tempo di renderci conto di cosa stia accadendo che subitamente ci viene proposto un breve assolo al fulmicotone, ed in una splendida mattanza di strofe e ritornelli non possiamo far altro che abbandonarci al moshpit più selvaggio, cominciando a spintonare violentemente le pareti della nostra casa. Minuti 2:47, dopo in bel "666!!" urlato da Tom entriamo in un frangente molto più composto del pezzo, nel quale si continua comunque a picchiare duro. Il tutto si risolve in un climax che presto sfocia nella violenza verbale di Tom ed in uno splendido gioco di assoli. L'ennesima grande prova di uno dei duo chitarristici migliori della storia dell'estremo, con King a recitare la parte del leone ed Hanneman quella dello spietato e freddo esecutore. Termina dunque l'espressione solista, Araya torna per svolgere il suo ultimo compito e la conclusione è dunque affidata ad un nuovo, bellissimo assolo. Rasoiate in pieno volto, ferite che bruciano e ci fanno lacrimare sangue.. ma Signori, questi sono gli Slayer. E sono ufficialmente tornati, nonostante tutto e tutti. Il singolo che prefigura all'orizzonte l'album che tutti aspettavamo da un po' di tempo. Il testo di "Cult", quasi come avveniva nei proclami squisitamente deliranti di "Show No Mercy", sembra di nuovo calare gli Slayer in una dimensione di crasso satanismo di chiara matrice Venomiana. Tuttavia, l'eccesso è questa volta funzionale ad un messaggio ben preciso. Liriche estreme solo in apparenza, in quanto nascondo una forte critica al sistema religioso. La Chiesa viene vista come terribilmente corrotta e marcia alle sue basi, e quel che fa più paura è tutto ciò a cui i fedeli arriverebbero, pur di compiacere il loro "dio".. o meglio, chi dice di farne le veci. I Nostri identificano nella religione settarile ed organizzata un male da estirpare, un sistema sbagliato, una grande organizzazione a delinquere; ossessionata dai soldi delle offerte, più che dai peccati. Propaganda e solo propaganda: far tutto quel che si vuole giustificando ogni nefandezza con la scusa della "volontà di Dio" non è un qualcosa che il gruppo approva. Per questo, scelgono l'altra via, quella dell'avversario. Gli Slayer preferiscono mille volte la cattiveria manifesta di Satana che quella mal celata e a tinte ipocrite degli uomini di fede. Che a loro volta abbracciano il credo del Male, essendo però bravi a celarlo agli occhi dei loro fedeli ciechi e sordi. Perché dunque fidarsi della parola di Cristo, in nome della quale si uccide e si commette ogni tipo di reato? Perché fidarsi di chi protegge ed insabbia crimini gravi contro la pedofilia? La religione è il male, la religione è il dolore, l'accecamento della coscienza. Satana è dunque il grido all'unisono del gruppo, il quale lo sfrutta solamente per rimarcare la propria indipendenza dal credo cattolico. Un po' come faceva Anton LaVey, d'altra parte.

Conclusioni

Riascoltare questa perla nera è stato senza dubbio un gran piacere; non soltanto per la foga intrinseca ed ancestrale della quale il pezzo è portatore sano, ma anche perché -diciamolo- riassistere ad una performance di Lombardo, dopo anni di "astinenza", non ha effettivamente prezzo alcuno. Il buon Dave era tornato in città, ed il suo drumming fece in modo di invertire il trend degli ultimi anni, che voleva gli Slayer forse un po' distanti da quel tipo di attitudine nuda e cruda che avevamo imparato ad amare. La chiave di volta per comprendere il successo di "Christ Illusion", dopo tutto, è questa: si tratta di un album giunto dopo attese snervanti e pazienti, dopo lunghi anni di particolarismi e di piccole variazioni sul tema. Un disco che si è fatto attendere e desiderare, che al momento giusto ha saputo palesarsi in tutto il suo blasfemo splendore. Ragioniamo, apportando un esempio pratico e semplice. Tutti noi abbiamo una pietanza alla quale siamo legati in maniera particolare.. e la domanda che vi pongo, in sostanza, è questa: riuscireste a cibarvene giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno? Per quanto possiamo amare un determinato piatto, esso comincerà a stancarci, dopo un eccesso ed una conseguente "overdose". La grandezza dei Nostri risiede dunque in questo, nell'aver saputo "quando e come". Presentandoci, da dopo "Reign in Blood", molti dischi ben riusciti ed adattissimi a mostrarci anche vari volti e vari aspetti della personalità di Tom, di Kerry, di Jeff e del redivivo Lombardo. Un percorso di crescita e di continue prove, che ha portato gli Slayer ad approcciarsi con nuovi fan e mercati, toccando con mano tutte le rivoluzioni musicali che, dall'86, mutarono per sempre la storia del Metal. Coerenza ma anche saggezza, attitudine ma non cecità. Musicisti e persone troppo intelligenti, gli Slayer, per chiudersi a riccio o sotto una campana di vetro. E non poteva essere altrimenti, viste le spiccate doti imprenditoriali di Kerry King, il quale avrà sicuramente mille difetti.. ma per molte cose, bisogna effettivamente lasciarlo stare, dando a Cesare quel che è di Cesare. Anche l'occhio lungo e la longa manus del Nostro hanno saputo tenere a bada una creatura che avrebbe potuto sfasciarsi rovinosamente, questo va specificato. Se non altro, King ha sempre tenuto alla sua creatura. Così come Jeff Tom, sempre in prima linea. Senza scordarsi di Dave, il quale non ci pensò due volte a ritornare in una casa che, in fin dei conti, era sempre stata sua. E non aveva mai cessato di esserlo. Cantare un panegirico dedicato a "Christ Illusion" è cosa buona e giusta; in conclusione, mi sento di poter dire che si tratti di uno degli album meglio riusciti del combo. Da ascoltarsi per intero oppure selezionando le tracce più di impatto (come "Cult", appunto) è indifferente. Stava di fatto che gli Slayer erano tornati a colpire.. e che tanti si erano già ritrovati coperti di lividi.

1) Cult
correlati