SILVER KEY

In the Land of Dreams

2012 - Ma.Ra.Cash Records

A CURA DI
CESARE VACCARI
19/02/2013
TEMPO DI LETTURA:
8,5

Recensione


A cavallo tra gli anni ’60 e ’70 del secolo scorso, anche l’Italia venne travolta da un fenomeno destinato a lasciare una traccia indelebile e fondamentale nel panorama musicale mondiale, il Progressive Rock.  Con una reattività dimostrata in seguito poche altre volte dal nostro paese, nel giro di poco tempo questo genere non solo raccolse numerosi fans accaniti, ma portò alla nascita di gruppi che iniziarono a proporre questo particolare modo di fare musica, spesso in maniera molto originale e personale, tanto che ancora oggi i loro nomi sono leggendari.  A parte i notissimi Area, Banco del Mutuo Soccorso, Premiata Forneria Marconi e Le Orme, gli album di Balletto di Bronzo, Biglietto per l’Inferno, Rovescio della Medaglia e soci sono tuttora ricercatissimi dai collezionisti del genere e ristampati più volte in CD, soprattutto in Giappone. Poi, purtroppo, forse per l’incapacità di sapersi rinnovare e di trovare nuove influenze contaminanti, forse per un eccessivo purismo, la maggior parte di queste formazioni scomparve e ai nostri giorni solo una ristretta cerchia di questi nomi è arrivata “in buona salute”. Se si esclude un ritorno massiccio del prog influenzato dal metal negli anni ’90, quando uscirono dalle cantine italiane una quantità eccessiva di band ispirate ai Dream Theater, portatrici di una imbarazzante carenza di idee e votate esclusivamente all’emulazione, nella nostra penisola è capitato sempre più raramente di ascoltare un gruppo progressive all’esordio su CD. Il genere sembra relegato all’underground più nascosto e di nicchia, ed è stata una gradita sorpresa scoprire che c’è ancora chi crede in questa musica e la propone con originalità ed impegno; un ottimo esempio è questo “In The Land Of Dreams” dei milanesi Silver Key. La band nasce all'inizio degli anni '90 a Milano e dopo diverse incarnazioni, si sviluppa nuovamente nel 2006 come tribute-band dei Marillion era Fish ma, già da subito, con velleità di indipendenza artistica e musicale. Dopo diversi cambi nella line-up, la formazione stabile diventa quella di Yuri Abietti alla voce, Davide Manara alle tastiere, Carlo Monti alla chitarra, Alberto Grassi al basso e Viviano Crimella alla batteria. Questa formazione si mette al lavoro nella creazione dei brani raccolti nel CD "In the Land of Dreams", recentemente pubblicato e distribuito da Ma.Ra.Cash Records. Da segnalare un ulteriore cambio di formazione dopo l'uscita del CD: a causa di difficoltà da parte di Alberto Grassi a seguire le necessarie date di promozione dell'album prende il suo posto Ivano Tognetti, già conosciuto nell'ambiente prog italiano per la sua partecipazione a diversi progetti musicali (Nomalia, The “G” Cover Band). Il nome della band e i temi trattati nei testi risentono della evidente passione dei membri  per gli scrittori visionari come il solitario di Providence, Howard Phillips Lovecraft, e in particolare per il suo racconto “The Silver Key” del ciclo di Randolph Carter, o per “The King In Yellow” del suo contemporaneo Robert W. Chambers. Anche se non vi è una vera e propria continuità narrativa tra le canzoni che compongono questo “In The Land Of Dream”, l’analisi del mondo interiore dell’uomo che vive in questo terzo millennio è il tema che lega tra loro tutte le composizioni rendendo il risultato finale molto omogeneo e ben costruito. Dal punto di vista musicale la band affonda le proprie radici nel progressive più classico, leggi Genesis, King Crimson, aggiungendo in ogni singola situazione influenze più moderne e provenienti da più generi. Cercando dei riferimenti recenti, per chi ascolta il genere relativamente da poco e non ha voglia magari di fare tante ricerche su Wikipedia, il risultato ottenuto mi ricorda molto i lavori dei Presto Ballet, side project di Kurdt Vanderhoof dei Metal Church, per il modo impeccabile di miscelare citazioni provenienti dalla parte più elettronica del prog (Eloy su tutti), dal pomp rock (Star Castle, ma anche primi Styx, Zon e Asia), dal rock più duro, senza mai arrivare all’heavy prog, (per esempio Enchant) e dall’indiscutibile gusto nella ricerca della melodia  tipico dei primi Marillion, band da me molto amata, anche se effettivamente già di per sé estremamente derivativa. Sono proprio i Presto Ballet quelli che mi vengono in mente ascoltando la title track in apertura all’album, in particolare per l’uso del synth nella parte iniziale ma anche nel modo in cui la canzone si sviluppa. In generale le composizioni contenute nel CD sono di media/lunga durata, in particolare la suite “The Silver Key” si protrae per oltre ventisei minuti, divisa in otto parti, quindi in perfetto stile prog ogni traccia contiene momenti molto diversi, privilegiando ora le parte più tranquilla e sognante della musica della band, altre volte momenti più energici e duri, passando per intermezzi melodici e di facile memorizzazione. In particolare la seconda traccia “More Than I Can” rientra tra queste ultime, ricordando molto la band di Fish degli esordi. Di diversa fattura, più energica e al limite del prog metal la seguente “Learn To Let Go”, che soprattutto nel finale sfodera una bella chitarra distorta e una batteria con doppia cassa piena di energia. Molto melodica e più vicina al pomp rock di Asia la lunga e molto bella “Millennium”, che nonostante i sui oltre otto minuti, scorre piacevolmente tra le orecchie come l’acqua fresca di un torrente tra le mani. Un peccato che arrivi al termine. Con la seguente “The Loss Of The Silver Key” , dal finale particolarmente sognante e etereo dove chitarra e synth intrecciano le loro partiture, viene introdotta la lunga suite “The Silver Key”, che nei suoi 8 movimenti spazia in tutto quello che ci si può aspettare da un composizione di questo genere. Sono necessari diversi ascolti per apprezzarne le varie sfumature, in particolare i momenti più elettronici come “The Guardian Of The Seventh Seal”, ma vale sicuramente la pena di immergersi nel mondo musicale che contiene. La canzone di commiato dell’album, ironicamente intitolata “Welcome”, è l’episodio più lento e morbido dell’album e il più vicino ai Genesis dell’epoca Peter Gabriel e fa ben sperare su quello che sarà il futuro di questa creativa band italiana. La preparazione tecnica dei singoli musicisti è indiscutibile, ogni elemento si ritaglia il proprio spazio riuscendo a mettere in evidenze le proprie capacità senza mai eccedere in inutili virtuosismi e risultare troppo invadente, dando priorità al risultato complessivo d’insieme, sempre molto equilibrato e sapientemente arrangiato, segno evidente di un lungo ed appassionato lavoro di gruppo in sala prove. Notevole anche l'artwork della copertina, per questo motivo ho preferito inserire il wall-paper anzichè la singola cover, perchè si sarebbe perso il 50% dela suggestiva 'immagine. Da ricordare infine che nel CD suonano anche Ettore Salati (The Watch, Alex Carpani Band, Soul Engine, Redzen) nell'assolo di chitarra in "Dim Carcosa" e Massimo Parretti (Alusa Fallax) nell’assolo di tastiera in "Millennium".

Concludendo, ma lo avrete già capito, un CD consigliato a tutti gli amanti del genere, sia i più giovani, nel quale potranno trovare tanti spunti di approfondimento musicale riscoprendo bands storiche citate durante l’opera, che i più attempati, che rivivranno durante l’ascolto momenti della loro gioventù, quando con febbrile attesa aspettavano l’uscita del nuovo disco dei grandi maestri degli anni ’70.


1) In The Land Of Dreams 
2) More Than I Can 
3) Learn To Let Go 
4) Millennium 
5) The Silver Key 
- a. Intro (The Loss Of The Silver Key) 
- b. The Gaunt Man
(The King Of Shadows) 
- c. The Running Kid 
- d. The Guardian Of The Seventh Seal
- e. Through The Gates Of The Silver Key
- f. Dim Carcosa 
- g. The Silver Key 
- h. Finale (The King Of Light) 
6) Welcome