Shake Me

L'inquietudine

- 2012 Mp records / Gt music

A CURA DI
ENRICO PULZE
24/04/2013
TEMPO DI LETTURA:
7

Recensione

Ormai sapete bene che al sottoscritto piace anche cimentarsi nell'ascolto di materiale più rock nel senso stretto del termine, quindi non c'è da meravigliarsi se vi trovate a leggere la recensione di questo "L'inquietudine" dei nostrani Shake Me. Gruppo nato nel 2009 attorno alla figura del singer Luca Albarella , coadiuvato da Joe Nocerino e Dario Crocetta alle chitarre, da Maddalena Bellini al basso e Davide Izzo alla batteria, che giunge nel 2012 alla prima uscita discografica sotto l'egida di GT Music. Disco a mio modo di vedere interessante sotto  molteplici aspetti, ben inquadrato in un genere preciso ma che non disdegna soluzioni alternative (nel senso di non standard) soprattutto in fase di arrangiamento, dai testi intelligenti e non banali e al tempo stesso non facilissimi da intonare visto l'uso di alcuni termini ostici alla musicalità vera e propria (fattore questo che denota una certa personalità e voglia di provare un qualcosa di diverso, quindi assolutamente da appoggiare a mio avviso). Un album che mette al proprio arco anche molte dinamiche diverse nelle strutture basso / batteria non limitandosi al trito e ritrito standard del rock italiano (perchè è questo che il nostro combo suona se ancora non lo avevate capito), con un cantato in italiano tutto sommato personale, un po' fuori dagli schemi, che corre il rischio di essere ostico e che va metabolizzato ; tuttavia per chi scrive la vocalità di Luca è un punto a favore, che differenzia molto gli Shake Me da altre realtà nazionali anche se in alcuni punti dà l'impressione di essere fin troppo impostato. Ritengo comunque che questa sia stata una scelta ponderata in quanto lungo l'arco del disco Luca si lascia andare anche a momenti più graffianti e meno "teatrali" e che quindi va rispettata e compresa (la mia impressione è che la scelta della vocalità sia stata molto influenzata dal testo di volta in volta). Disco che si presenta con un accattivante lavoro d'artwork, su tonalità accese e con tre figure femminili in primo piano bendate, con sgorghi di sangue e giochi di ombre in movimento e che fin dalle prime note dell'opener  Ombre mette in chiaro alcune caratteristiche di questo disco : la voce di Luca impostata su toni quasi teatrali e impostati, una produzione bella pulita e una batteria molto presente. Mid / up tempo d'impatto  con un bel ritornello orecchiabile (con tanto di doppia cassa, cosa non così scontata nel genere) e un bel solo chitarristico, brano energico che nei suoi 4 minuti abbondanti risulta coinvolgente incentrato liricamente su un incesto padre / figlia. La successiva La sua preda già dal titolo mi rimandava ai Litfiba e anche musicalmente  risulta infatti il brano più derivato da Pelù e Renzulli del periodo Sogno Ribelle. Altro up tempo energico con chitarre aperte, orecchiabile soprattutto nel ritornello, piuttosto ironica nel testo, che mi ha sorpreso per la ritmica più heavy oriented nei bridge e soprattutto nel solo. La seguente Insidie (che come mi ha confessato il singer Luca Albarella è molto autobiografica) risulta invece più influenzata da certo materiale di Ligabue e, rispetto al duetto iniziale, relativamente più tranquilla , sempre comunque ben sostenuta da una batteria che riesce a dare il giusto tiro a un pezzo lineare, quadrato senza cadute di tono ma nemmeno senza picchi . Arriviamo al brano numero 4 e troviamo la prima ballad di questo disco dal titolo 26.06 : ribadisco per l'ennesima volta che le ballad non sono proprio il tipo di canzoni per cui provo simpatia, però devo ammettere che questa volta sono rimasto colpito. Pezzo ovviamente che parla d'amore, ovviamente triste, ma che per motivi a me oscuri  risulta coinvolgente, dal chorus azzecatissimo e dal riuscito solo di chitarra e che mi ha lasciato l'immagine di una persona che cammina sola sotto la pioggia urlando il testo al vento. Finalmente una ballad che mi ha fatto premere il tasto play per due volte di fila sul lettore. Subito dopo parte Ladro di sogni, altro pezzo che rimanda a certo materiale Litfiba e che per chi scrive risulta l'highlights assoluto del disco. Chitarre belle energiche, cantato assolutamente convincente lungo tutto lo svolgimento del brano e ritornello da urlo (bella la fuga verso il basso di voce sull'uscita), da cantare e ricantare. Il tutto sempre ben sostenuto da un un tempo molto ritmato che fa muovere la testa. Brano oltretutto piuttosto impegnato dal punto di vista lirico, incentrato sui presunti abusi di potere da parte delle forze dell'ordine durante eventi importanti come il G8. Schegge di cielo parte con un riff molto più cupo rispetto a quanto sentito finora, atmosfera che pervade tutto l'arco del brano, che risulta molto godibile nella strofa e nel chorus (dove mi hanno sorpreso le scariche in doppia cassa e il rullante in levare), un po' meno nel bridge, tutto sommato brano ampiamente sopra la sufficienza.  Arriviamo poi ad Angeli stanchi, altro pezzo autobiografico incentrato sulla disabilità , brano che ritorna su tempi decisamente up, sostenuto alla grande dalla sezione ritmica che dona veramente un gran tiro, e che risulta essere orecchiabile e lineare, forse un poco troppo "aperto" nelle sonorità del ritornello per i miei gusti, ma è obbiettivamente una canzone che non annoia e che scorre bene. La seguente Amnesia è la seconda ballad del primo e , senza cattiveria, purtroppo non rispetta i parametri della precedente, risultando un poco scontata e di maniera, pur riconoscendo l'ottimo arrangiamento soprattutto nel bridge pre ritornello, che tra chitarre acustiche e temi solistici però mi ha fatto fare un mezzo sorriso amaro. Intendiamoci, il pezzo è ben suonato, strutturato in maniera intelligente, potrebbe anche avere un buon potenziale per l'airplay radiofonico, ma è meno ispirato rispetto a 26.06 . Fortunatamente L'oblio (ispirata al Miglio Verde...) ci riporta subito a chitarre graffianti e finalmente anche Albarella si lascia un pò andare graffiando con la voce sia sulla strofa che sul ritornello. Bello anche il solo, soprattutto nella parte dove utilizza la leva; non il brano migliore del disco ma quello che ci voleva dopo il precedente. Traccia numero 10 a titolo Danza erotica, con dei gemiti femminili posti in apertura (ottimi per un brano che tratta di una storia d'amore tra una prostituta e il suo cliente); brano che esce un pò dal contesto ascoltato finora, con un mood strano, più "godereccio" e goliardico, dal sapore quasi rockabilly che però non stona nell'economia globale dell'album e che dimostra come gli Shake Me sappiano donare tinte diverse ai brani.  Lacrime nel cuore parla di un fenomeno ormai sempre più dilagante come quello di ragazzine a volte minorenni che molto spesso si vendono in ogni dove, dai social network alle metro alla scuola! Chitarre sempre energiche , brano ritmato con un deciso rallentamento nel bridge, non male nell'incedere ma... è il brano in cui a mio avviso Albarella avrebbe dovuto essere meno impostato e graffiare molto di più (però questo è e deve rimanere un mio parere ...). E arriviamo alla conclusione con il remake di Animale di zona dei Litfiba; ho parlato di remake e non di cover, attenzione, e lo dico da grandissimo fan del combo capitanato da Pelù e Renzulli, assolutamente riuscito e convincente. Gli Shake Me sono riusciti a centrare l'obiettivo fornendoci una versione molto più energica ed elettrica rispetto all'originale e con un grandissimo arrangiamento elettro dance di supporto (e che a mio avviso potrebbe anche essere un terreno che il combo salernitano potrebbe esplorare con grande gusto in futuro e che potrebbe dar loro grandi soddisfazioni). In definitiva, disco ben più che godibile, con più di uno spunto, che risulta scorrevole e fa alzare il volume in più di un punto; primo passo ampiamente positivo, attendo con curiosità le prossime mosse.


1) Ombre
2) La sua preda
3) Insidie
4) 26.06
5) Ladro di sogni
6) Schegge di cielo
7) Angeli stanchi
8) Amnesia
9) L'oblio
10) Danza erotica
11) Lacrime nel cuore
12) Animale di zona