SAXON

The Eagle Has Landed - Live

1982 - Carrere - EMI

A CURA DI
DIEGO PIAZZA
13/08/2017
TEMPO DI LETTURA:
9

Introduzione Recensione

Quando il 14 maggio 1982 i SAXON pubblicavano il primo loro live ufficiale, dal titolo quanto mai leggendario e azzeccato "The eagle has landed - Live" la band era agli apici del successo. I nativi dello Yorkshire viaggiavano infatti sull'onda di tre album a dir poco fondamentali per la storia dell'Heavy Metal made in England: il primo (omonimo) "Saxon" del 1979 passò inosservato dai più, cronologicamente parlando cominciamo dunque a contare da "Wheels of Steel", passando per il terzo "Strong arm of the Law" (usciti entrambi nel 1980) ed arrivando al quarto, il capolavoro "Denim & Leather". I Saxon, trainati dalle due meravigliose chitarre di Graham Oliver e Paul Quinn e dalla straordinaria personalità del frontman Biff Byford potevano dunque venire annoverati a pieno diritto fra i capostipiti, insieme a Def Leppard ed Iron Maiden (più una moltitudine di altre band) della cosiddetta New Wave of British Heavy Metal, indicata nel 100% dei casi mediante l'acronimo più difficile da pronunciare del mondo, come saggiamente disse Bruce Dickinson in una magica serata allo Stadio Ullevi di Goteborg, ovvero N.W.O.B.H.M. Tornando al live in questione, esso suggellò dunque l'importanza del guerriero sassone nella storia dell'acciaio d'Albione, l'esaustiva testimonianza di un tour che vide i Nostri dominare in lungo ed in largo, diffondendo da veri profeti il verbo del metallo più incontaminato e genuino. E dire che il tutto non iniziò secondo le migliori prospettive: pochi giorni prima dell'inizio del tour, difatti, il batterista Peter Gill si ruppe un mano; proprio per questo, nelle registrazioni ufficiali troviamo l'esordiente Nigel Glockler dietro le pelli dei Saxon. Al basso abbiamo il baffone Steve Dawson, uno dei più scatenati sul palco, più il trio Olivier - Quinn - Byford a farla totalmente da padroni. Le 10 canzoni che compongono "The eagle has landed" sono, neanche al dirlo, il meglio del set dei Saxon di quel periodo, oltre  che dieci classiche tracce molto popolari ancora oggi, eseguite in ogni concerto della band. Sul booklet interno, tuttavia, non scorgiamo la location o le locations precise dove la band ha registrato le 10 tracce: si parla genericamente di live recording in Uk e Europa, quindi esecuzioni da rimandarsi al tour organizzato come supporto al fortunatissimo nonché capolavoro "Denim & Leather". Qualche piccolo indizio possiamo trovarlo aguzzando ben bene l'udito, sentendo le parole pronunciate dal gruppo durante le varie presentazioni; succede infatti, ad un certo punto, udire Biff presentare una canzone  citando nientemeno che l'Hammersmith Odeon, storico locale londinese teatro di tanti successi dei Saxon e di tanti altri grandi del metal inglese (Lemmy, in questo senso, ricordava sempre con grande affetto quella particolare location). Non è quindi un caso il fatto che, sulle ristampe in cd di molti anni dopo, compaiono molte tracce dal vivo inedite registrate nel mitico locale. Materiale comunque non adoperato nella primissima stampa di "The Eagle...", ben più snella e compatta, come abbiamo avuto modo di vedere. Questo perché la "Carrere Records", l'etichetta francese che da qualche anno aveva messo sotto contratto i Saxon, decise per un vinile singolo e non per il classico doppio di consuetudine per i live, scelta sbagliata con il senno di poi, poiché la band aveva sicuramente materiale anche per un secondo vinile. Oltre a questo, possiamo parlare di una cover abbastanza minimale: sfondo nero con in rosso logo della band e titolo in mezzo, al centro tra le due scritte appena visibile l'immancabile aquila. Dicevamo in apertura di articolo, titolo azzeccato e curioso; i Saxon, ovviamente, si riferiscono all'Aquila atterrata come loro storico simbolo (appariva anche dall'alto dello stage, totalmente illuminata, durante gli shows), ma è interessante notare il fatto che l'anno successivo avrebbero pubblicato sull'album "Power & the Glory" un canzone dal titolo uguale, "The eagle has landed", in quel caso riferita all'allunaggio storico del 1969 del navicella Apollo. Da notare, sempre nel libretto interno, alcune statistiche curiose sul tour, come i 108 galloni di alcolici utilizzati e, cosa molto "british", le 19.320 bustine di the che la band si portò con se dalla nativa Inghilterra. Particolarità che destano sempre e comunque l'attenzione dei fan e degli appassionati in genere, qui precisamente riportate anche per darci uno spaccato esauriente della vita on the road dei Nostri. Naturalmente, il disco venne dedicato ai fan di tutto il mondo; citando una loro popolarissima canzone: "Siete voi che liberate lo spirito ogni sera, vi amiano tutti"!

Motocycle Man

Il coro oramai classico, ancora oggi sempre eseguito dal vivo ("Saxon ! Saxon ! Saxon")  ripetuto con entusiasmo da parte dei fan precede l'ingresso della band sul palco e ovviamente l'inizio del concerto. Un rombo di motore attraversa le due casse del nostro stereo, si parte a tutta velocità con la classica "Motorcycle Man (Motociclista)" ; Graham Oliver dà il via, è proprio il caso di dirlo, accendendo i motori, seguito dalla ritmica di Glockler e Dawson. Pezzo veloce e ovviamente ancora più tirato dal vivo, classico inno ai biker di tutto il mondo. Moto e rock hanno con gli anni instaurato un connubio oramai più che imprescindibile, fin da prima di "Easy Rider" del 1969, celeberrimo lungometraggio con protagonisti due bikers che attraversano gli States sulle note di brani come "Born to be wild" degli Steppenwolf. Il clima è sempre quello, nulla è cambiato ed il sottofondo musicale qui udito sarebbe perfetto per descrivere le gesta del duo Hopper / Nicholson. L'aquila decide sin da subito di dare sfoggio delle sue abilità, presentandoci un pezzo potente, tirato, eseguito alla perfezione e soprattutto adrenalinico come non mai. Tutto il gruppo è intenzionato a dare se stesso al 100%, senza risparmiare neanche un secondo. Il granitico riff portante, la voce di Biff che si espande alla perfezione andando a graffiare il tutto, chitarre ruggenti e ritmica perfetta. "Motorcycle Man" vive una seconda giovinezza in questa versione live, andando a presentarsi come l'opener perfetta, quella che molte band desidererebbero avere, per aprire i loro concerti! Del resto, la grandezza dei Saxon sta proprio nella loro capacità di premere sul pedale "live", presentando i loro pezzi ancora più massicci e potenti che in studio. Dunque via, lungo strade assolate, a cavallo del proprio bolide a due ruote. La vita del motociclista è imprevedibile: sempre ai confini della legge, ogni giorno una città / una donna diversa, nuovi amici, il proprio branco... spiriti liberi che nessuno domerà mai, esattamente come le loro motociclette! Insomma, potenza e selvaggia attitudine, sia a livello musicale che attitudinale. Nei primi anni della loro carriera, i Saxon sapevano alternare pezzi quasi speed metal con doppia cassa a splendide perle dal più ritmato hard rock. Anche su questo storico live è possibile apprezzare queste due caratteristiche, ben calibrate e miscelate.

747 (Strangers in The Night)

Se protagonista delle prima traccia dal vivo è stato il riccioluto Graham Oliver, è il tratto caratteristico e melodico di Paul Quinn a dettare legge nella successiva  "747 (Strangers in the Night) - 747 (Persi nella notte)", fin dal meraviglioso riff iniziale, sin dal tripudio con cui l'allora singolo di maggior successo di "Wheels..." viene accolto ; magnifiche rifiniture, una melodia trascinante e coinvolgente, sostenuta da una ritmica rocciosa ed incredibilmente sugli scudi. Un Biff a dir poco perfetto interviene ben presto a donare man forte ai suoi amici, scatenando la sua ugola e recitando la parte del leone; in tutto questo, la chitarra di Paul non suona, sembra quasi scrivere una poesia. Gusto per la "calma" e per la potenza allo stesso tempo, se su disco il brano suona leggermente più evocativo, in questo caso viene leggermente accelerato e reso più roccioso, non di troppo comunque sia. Un applauso alle percussioni: con tutto il rispetto per Peter Gill, che poi ripresosi dall'infortunio si unì agli "amici" Motorhead, Nigel Glockler sembra veramente avere l'attitudine e la tecnica più adatta per suonare alla grande con i Saxon. Insomma, un brano che fa sempre la sua figura e riesce ad emozionare, al contempo a donarci carica ed adrenalina. Tanto più che - neanche durante il concerto - i Saxon rinunciano ai rumori del boeing 747 in fase di decollo. Tutto perfetto e ben studiato, per narrarci ancora una volta del clamoroso black out elettrico di New York, che lasciò la metropoli al buio per diverse ore negli anni '70. Il "famoso" volo Scandanavian 101, "l'estraneo nella notte"che atterra al buio fra il timore e la paura generali. Persi nella notte, i due protagonisti, non possono fare altro che sperare nel bene superiore, che tutto vada nel migliore dei modi. Paura, angoscia ben resi da melodie comunque malinconiche già su disco; ed in questo caso ben riportate nella loro fiera e compatta interezza. Come un'aquila che non riesce ad atterrare, così l'aereo. Si cerca di optare per un atterraggio di fortuna, per quanto tutto questo sia difficilissimo. La paura regna sovrana... siamo persi nella notte, stranieri fra le stelle, bloccati in un cabinato sospeso a chissà quanti km dalla terraferma. Geniale l'ispirazione per le liriche, per una canzone che entra da adesso (considerando la datazione del disco in questione!) praticamente per oltre 30 anni nelle scalette dal vivo della band.

Princess of the Night

E' ancora un riff stupefacente (e definirlo tale sarebbe comunque poco!) di Quinn ad introdurre, come terza traccia, la "madre" di tutte le canzoni "famose" dei Saxon, quella "Princess of the Night (Principessa della Notte)" che credo molti italiani, francesi e spagnoli (e forse, non solo loro) hanno equivocato, fermandosi unicamente al significato letterale del titolo. Ebbene, non era di  una splendida fanciulla che irrompeva nella notte che i Saxon parlavano... bensì, della locomotiva di un vecchio treno che sul finire degli anni '50 portava la posta nel paese di Biff tra ghiaccio e neve! Lui, il piccolo Paul Byford, se se stava seduto sul muretto a guardarla e a fantasticare su di lei. Un mezzo incredibilmente fiero e possente, nell'atto di aggredire il vento, di fenderlo al suo passaggio. La potenza del treno, capace di sconvolgere la natura al suo passaggio, causando folate potentissime, spettinando gli alberi ed i prati, sconfiggendo persino la neve ed i ghiacci. Naturalmente, una Principessa della Notte (dicitura che Biff vide scritto sui muri della ferrovia) non poteva avere stantuffi ed essere pesante 20.000 tonnellate, avremmo dovuto cominciare a farci qualche domanda... ma, allora, chi sapeva perfettamente l'inglese? Anche il singolo, con raffigurata in copertina una locomotiva fumante nella notte, avrebbe chiarito il mistero. Comunque, in Italia non credo che tutti avessero la consuetudine di comprare oltre che il vinile a 33 giri anche i più piccoli 45. Principessa umana o locomotore, poco importa. "Princess of the Night" è un canzone stupenda, spesso oramai posta in chiusura dei concerti de Saxon mentre all'epoca veniva utilizzata per le prime posizioni, di modo tale che il fomento generale salisse alle stelle. Ed è proprio di fomento, che parliamo: un brano potentissimo in questa sede espresso al meglio delle sue potenzialità, con quella cadenza incedente e veloce proprio a guisa di mezzo su binari. Il treno dell'Aquila viaggia spedito come non mai, una canzone eseguita con quel tocco di aggressività in più che tanto le dona, pur rispettando le melodie ben espresse nei soli e nei trascinanti refrain. Ritornelli durante i quali la partecipazione di tutti è massima: un pezzo monumentale, da cantare letteralmente a squarciagola e che dunque segna definitivamente la piega che questo concerto sta prendendo; i Saxon non faranno prigionieri!

Strong arm of the Law

Prima della quarta traccia, sentiamo Biff incitare il pubblico dell'Hammersmith di Londra per presentare la title-track del terzo album dei Saxon, "Strong Arm of the Law (Il braccio forte della legge)": Paul Quinn inizia emettendo una sola nota , seguito dal basso di Steve Dawson e poi dall'altra chitarra di Oliver. "Stop. Fuori tutti, siamo il braccio forte della legge" è il chorus trainante, figlio di una serata in cui, decisamente, per i poveri lungocrinuti dello Yorkshire era andato tutto storto: prima le forze dell'ordine irruppero in un locale dove probabilmente la musica era troppo alta, per fermare il concerto con fare scostante e soprattutto aggressivo... di seguito, i drammi con la polizia stradale! La quale fermò i Saxon di ritorno a casa per eccesso di velocità, facendoli proverbialmente "accostare" e trattenendoli per molto, eseguendo gli "indispensabili" controlli "di rito". Abbiamo più volte sottolineato nelle recensioni degli album studio come Biff tragga ispirazione per i testi dalle vicende on the road che hanno riguardato la sua band, e questa canzone non fa eccezione. Il ritmo del brano va a "spezzare" il continuum adrenalinico instauratosi con i tre pezzi precedenti: "Strong..." si sostiene infatti su di una sorta di hard & blues dall'impatto felice ed a tratti addirittura scanzonato. Un bel modo per mostrare l'altro volto di una band decisamente figlia dei suoi anni, la quale non aveva certo dimenticato le lezioni dei grandi padri del Blues e del Rock. Si può dunque viaggiare in maniera baldanzosa ed allegra. Un momento eseguito magistralmente e forse leggermente velocizzato rispetto alla versione in studio, proprio come accaduto per "747". Tanto meglio, la cosa non va certo a rendere peggiore un'esecuzione priva di qualsivoglia sbavatura. Anzi il tutto acquista dei toni ancora più decisi, un sapore ancora più acceso e particolarmente gradito e godibile. Ascoltiamo il meraviglioso assolo qui presente, rendendoci conto, manco a dirlo, del fatto che anche questo pezzo entrerà per sempre in tutte set-list della band, non abbandonandole mai più. Un momento esaltante e capace di spezzare la tensione, catapultandoci nelle disavventure dei giovani Saxon con le forze dell'ordine. L'eterna faida fra tutori della legge e "capelloni"! Il tutto si conclude con i boati dei presenti, con il gruppo già intenzionato a presentare la fine della prima metà del disco.

Heavy Metal Thunder

"Non sarete gia stanchi ?" chiede al pubblico Biff, prima di presentare la sferzata speed metal di "Heavy Metal Thunder (Il tuono dell'Heavy Metal)". L'andatura scanzonata di "Strong..." viene quindi cancellata in toto, l'atmosfera di scalda ed i ritmi tornano più che veloci, sebbene non velocissimi. Sembra un paradosso ma nei primi degli '80 i Saxon suonavano questa canzone più lentamente, simile alla versione studio (sebbene anche qui la velocità sia stata aumentata in maniera percettibilissima). Solo negli anni successivi le chitarre si fecero più veloci e di conseguenza anche il basso e la batteria di Nigel Glockler accelerarono vistosamente. Chiunque sia andato a vedere un concerto dei Saxon almeno degli ultimi 10-15 anni avrà notato come suonino questa traccia molto più veloce rispetto a questa versione live. Chi vi scrive ha ascoltato prima la versione live di questo pezzo (una versione post '80, si intende) e poi anni dopo quella in studio... sembrava suonata al rallentatore, rispetto a quella che conoscevo. Anche per questa differenza palese, ritengo questo pezzo adattissimo alle atmosfere sulfuree live! Un brano che è praticamente nato per compiere autentici sfaceli on stage, infiammare ogni location nella quale viene eseguito. Il pubblico risponde alla grande e si fa dunque trascinare in una bolgia d'elettrica potenza. E' l'Heacvy Metal, allora astro nascente del mondo musicale, a conquistare i presenti. Più che un genere musicale, un modo di vivere: di intendere, di vestire, di gestire la vita. La potenza della musica unita alla voglia di differenziarsi dalla massa, di affermare la propria personalità, di saziare la fame che logora giorno dopo giorno la nostra anima. Questo, è l'Heavy Metal. Capelloni motociclisti sempre in cerca di emozioni forti! Con il roboante finale si chiude tra le acclamazioni del pubblico il lato A del vinile originale. Talmente famoso come titolo, quello di questo brano, che i Saxon usarono le tre parole anche per il film sulla loro storia ("Heavy Metal Thunder- The Movie"), oltre che titolo anche di diverse raccolte.

20.000 ft

Il lato B del vinile originale di "The Eagle Has Landed - Live" comincia in pratica da dove eravamo rimasti. Ancora un altra super bordata speed metal con il fischio di Biff, all'inizio di "20.000 ft".  Altro brano da headbanging , puro fervore metallico, veloce nella ritmica e nel cantato del nostro frontman. Del resto la velocità è anche il tema delle liriche, si parla di un jet nell'atto di volare a 20.000 piedi da terra, con le sensazioni / emozioni, i brividi che può provare a quelle altitudini (con panorami mozzafiato sottostanti) il pilota di un velocissimo aereo militare. Doppia cassa e percussioni impressionanti accompagnano i Saxon in una della loro cavalcate più veloci e sostenute: immaginiamo anche il mosh selvaggio delle prime file, quei primi accenni di pogo che iniziavano a scatenarsi anche fra i metallari (ben sappiamo quanto l'arte della spallata sia stata importata dai cugini Punk, dopo tutto!). Anche qui ineccepibile la prestazione dell'immagino scatenato Steve Dawson sul palco e del "nuovo" Nigel Glockler dietro le pelli. Aldilà dei problemi di droga e alcol, che hanno poi portato al suo allontanamento anni dopo,  insieme a Biff, il "pelato" bassista è uno dei più dinamici sul palco. Davvero un modo incredibile per iniziare questo lato B, riprendendo in toto le atmosfere lasciate dal pezzo precedente. Il tuono aveva preparato il terreno, ed ora ci ritroviamo catapultati in cielo, pronti a domare la consolle di un mostro di metallo capace di guardare le nuvole dal basso, irridendole. Se il fenomeno elettrico / atmosferico di "Heavy..." era stato espresso in maniera pressoché perfetta grazie ad un aumento della velocità generale, anche in questo caso l'idea di un volo supersonico è presto data. Il jet fende l'aria grazie ai riff sferraglianti e mitraglianti dei nostri, l'ugola di Biff ruggisce fiera, la ritmica sostiene il tutto con la potenza del cemento armato. Signori, siete pronti per attaccare il nemico a bordo dei vostri mezzi alati? Che il primo missile venga sganciato!

Wheels of Steel

Arriva quindi il momento di "Wheels of Steel (Ruote d'acciao)", titletrack del primo vero album di successo dei Saxon (non contando l'omonimo). Si inizia quindi in maniera sostenuta e particolarmente possente, seppur dimenticando la velocità senza quartiere dei primi due pezzi, preferendo optare per un'andatura certo aggressiva ma molto più vicina a stilemi Hard Rock. La potenza espressa è decisamente a livelli soddisfacenti per un metalhead, ed il pubblico (benché non presentissimo durante l'esecuzione vera e propria) sembra apprezzare alquanto. Il brano fila dunque in maniera scorrevole e priva di ostacoli, con il frontman sempre sugli scudi ed una ritmica pressoché perfetta (lo ribadisco, una delle migliori che i sassoni abbiano mai avuto). Basso e batteria sorreggono in maniera ottimale la coppia d'asce, intenzionata a non mollare mai la presa, neanche per un secondo. Mirabile poi il momento degli assoli, i quali sembrano praticamente incisi in studio che improvvisati in sede live. Possiamo dunque, grazie a questo brano, tornare a viaggiare su di una modo, sciogliendo la coda e lasciando che le nostre criniere svolazzino sferzate dal vento. Proprio di motociclette torniamo a parlare, tema carissimo ai Saxon e che di fatto li fece diventare fra le band di punta di tutto il movimento biker inglese. Proprio come Lemmy, i Nostri erano riconosciuti come delle vere e proprie autorità dalle bande più famose, le quali si prodigavano nell'organizzargli diverse serate nonché nel fargli da roadie / security durante gli shows. Le ruote d'acciaio corrono sull'acciaio, lo tagliano, lo distruggono, lo mangiano: tutti debbono piegarsi al volere della nostra ribellione, tutti devono percepire la nostra potenza! Come di consuetudine, il brano conosce un momento di "stop" nel quale la sola batteria ed il basso si fanno sentire. Biff gioca con il pubblico invitandolo ad innalzare cori da stadio, prima di chiudere un pezzo straordinario, in cui tutti i presenti sembrano come rapiti da un'estasi comune.

Never Surrender

Finita "Wheels of Steel" i Saxon attaccano immediatamente con un altro pezzo che ha fatto la storia, "Never Surrender (Mai arrendersi)"; che poi è anche il titolo, scelto molti anni dopo, per la propria autobiografia dal nostro Biff. Il chorus è diretto semplice ma molto bello da cantare, uno sfogo e uno sprono ad non arrendersi mai di fronte alle difficoltà. "Sta in piedi e combatti, anche quando sei con le spalle al muro" è il motto. Biff prende spunto dalla sua vita privata: costretto ad un matrimonio veloce poiché la compagna era in dolce attesa, la sua vita (inutile dirlo) si era dopo tutti quegli avvenimenti rivelata dura in quegli anni, con la passione per la musica che lo ha allontanato dalla famiglia e la sensazione di essere dalla parte dei perdenti, quelli che stanno da lato sbagliato della ferrovia. Fu messo davvero al muro con il coltello puntato alla gola, dal suocero arrabbiato nero! Eppure, il nostro biker è ancora qui, in piedi e vivo, capace di impartirci questa importante lezione di vita. E' il clima del più classico Heavy Metal, quello che si respira in questa occasione: un pezzo fantastico e ben eseguito, non veloce agli estremi ma comunque in grado di dire la sua, pur non peccando d'aggressività estrema. Il momento della partecipazione generale, del fomento dato da ritmiche così ancestralmente coinvolgenti, da melodie titaniche, in grado di smuovere anche il più arcigno dei diffidenti. Ci stiamo avvicinando alla fine della scaletta, eppure i Saxon non sembrano accusare stanchezza o cali di tensione. L'asticella della qualità si stabilizza in maniera eccellente fra i livelli superiori; ben pochi gruppi sarebbero stati capaci, allora, di fornire uno show così intenso e tirato. I no stri guerrieri sono l'eccezione: una formazione che è riuscita ad arrivare oltre i limiti del tempo e della sfortuna, stando ancora oggi in piedi, fiera... proprio perché non si è mai arresa, e perché ha sempre provato a rimettersi in discussione. Concerto dopo concerto, guaio dopo guaio, disco dopo disco.

Fire in the Sky + Machine Gun (Medley)

Si torna a premere sull'acceleratore nella poderosa "Fire in the Sky (Fuoco nel cielo)"; le chitarre di Quinn e Oliver vanno a nozze fra di loro, instaurando un connubio fra i più solidi della storia dell'Heavy, di modo tale che la canzone si trasformarsi ben presto in un medley in cui si aggancia un altro pezzo feroce come "Machine Gun" (annunciata anche da Biff). La traccia è presa dal quarto album "Denim & Leather", per l'appunto l'album che i Nostri stanno promuovendo, il "motivo" per cui sono in tour.  Fino al secondo ritornello, momento dal quale i Nostri attaccano con l'altro pezzo, le ritmiche risultano serrate, un brano piuttosto devastante dal vivo e che parla di un olocausto nucleare. I missili sono stati lanciati nel cielo, vediamo il fuoco trasformare la notte in giorno, oramai non c'è più scampo; dobbiamo correre per salvare le vostre vite, altrimenti prepariamoci a a morire! Tema non certo allegro ma ancora vivo, anche e soprattutto in quegli anni, per colpa della Guerra Fredda che avvinghiava nella sua morsa il mondo dei primi anni '80. Come già detto, annunciata da Biff durante l'esecuzione di "Fire in the Sky", si aggancia dopo la seconda strofa di quest'ultima "Machine Gun (Mitragliatrice)". Devo riconoscere il fatto che questo pezzo, come già specificai nell'articolo ad esso dedicato, non è poi un brano particolarmente riuscito in versione studio... ma ben si adatta al medely come tematica militare "orrorifica", legata quindi alla paura del fatto che possa scoppiare una guerra a dir poco devastante. Macchine da guerra che distruggono il mondo con appunto attacchi nucleari che vengono dal cielo, uccidendo chiunque, civili e non. Nigel e Steve picchiano violenti come fabbri di Norinberga e man mano che i secondi avanzano la canzone diventa sempre più veloce, con le due chitarre di Quinn e Oliver che si inseguono con distorsioni e rapide scale di note, prima di un debordante e stucchevole  finale, dopo pochi secondi seguito da un esplosione e da un'inquietante sirena dell'attacco aereo, come si sentiva in tanti film di guerra sulla Seconda Guerra Mondiale. L'aquila è atterrata, questo è stato il primo album ufficiale mai rilasciato dai Saxon!

Conclusioni

Giunti quindi alla fine di questo volo, compiuto sul dorso del fiero animale simbolo dei Re, degli Imperatori, simbolo del comando, è tempo di trarre le nostre naturali conclusioni. Le quali, lo premetto, non possono che essere pressoché tutte positive. Per il semplice fatto che, narrando di questo live album, abbiamo voluto raccontarvi un pezzo di storia dell'Heavy Metal. Estrarre uno spaccato di quegli anni magici, gli anni del fervore, degli inizi, gli anni della creatività allo stato puro... insomma, un'istantanea che potesse farvi vedere cos'era il Metal, ben prima che la modernità (con tutti i suoi contro ma anche i suoi pro, non stiam troppo a fare i puristi) prendesse il sopravvento appiattendo leggermente il tutto, rendendo forse questo splendido genere troppo asettico e poco comunicativo. "The Eagle has Landed-Live" è una testimonianza della potenza e della grandezza dal vivo che i Saxon avevano in quel periodo, e che hanno tutt'ora, questo è bene sottolinearlo. Palazzetti o Pala-tenda che dir si voglia in cui migliaia di fan giungevano per assistere ad un concerto dei Nostri guerrieri. Evento patrocinato da quell'Aquila gigante illuminata che scendeva dall'altro dello stage, con anche una cornice pirotecnica di ottima fattura, proprio per rendere il momento ancor più esaltante ed emozionante. La band inglese, in quei primi anni ottanta, non aveva nulla da invidiare a band come Iron Maiden, Def Leppard, Motorhead; era al massimo dello splendore e pronta anche per imbarcarsi per tour di buone prospettive attraverso l'Atlantico, verso gli U.S.A. Tutto sembrava perfetto, studiato nel dettaglio. Purtroppo, per una serie di ragioni, la band non decollò mai definitivamente negli States e di riflesso, per alcuni anni soltanto in Europa si poté ancora parlare di tour di successo, fino ad un inevitabile declino che portò quasi allo scioglimento dei Saxon verso la fine anni '80, dopo l'album "Destiny". La caparbietà di Biff Byford riportò in auge i Nostri negli anni '90, accompagnandoli verso il nuovo millennio con vigore e nuova linfa, grazie agli innesti di Nibbs Carter al basso e Doug Scarratt alla chitarra. Davvero un peccato che il tutto non sia potuto continuare sui livelli qualitativi di questo splendido live... il quale non presenta difetti se non nella stringatezza della sua traclist originale. Di questo memorabile disco, infatti, la "Back on Black Records" (su licenza della EMI) ha ristampato un doppio vinile con materiale aggiunto. Dopo "Machine Gun" che originariamente chiudeva il vinile originale, abbiamo sul lato C "And the bands played on", "See the lights shining". Lato D, con "Frozen Rainbow", "Midnight Rider", "Dallas 1 pm" e "Hungry Years". Tutte bellissime tracce, per altro, che avrebbero potuto rimpinguare e non di poco una scaletta la quale sarebbe potuta divenire sinceramente imponente, facendo meritare un dieci pieno a questo grande capolavoro. La confezione "postuma" è elegante, con la stessa foto storica della band e in vinile rosso, sicuramente un pezzo da collezione. Con questa ristampa "doppia" viene resa giustizia anche a quello che era originarimente il volere della band. Ovvero, erigere un monumento definitivo alla propria storia. Purtroppo, data la stringatezza del tutto, lasciato forse colpevolmente incompleto. Non di troppo, ma neanche di troppo poco. Pensiamo a cosa avrebbe potuto essere "The Eagle Has Landed", se quelle tracce fossero state aggiunte da subito. Se l'etichetta, collaborando con la band, avesse potuto offrire ai fan una setlist incredibilmente vasta. Proprio perché le potenzialità per costruire un'autentica macchina da guerra c'erano tutte, visto che non v'è un solo momento di "calo" nei dischi in studio dei Saxon. Ogni pezzo poteva essere riadattato in chiave live, facendo la sua più che importante figura. A posteriori, solo dieci tracce fanno storcere leggermente il naso, facendoci chiedere cosa sarebbe potuto essere... e perché non è stato. Tutto questo, comunque, viene parzialmente oscurato dalla forza dei Nostri. I quali, nemmeno a dirlo, erano e sono tutt'oggi gli eroi di un movimento che per molti non avrà più nulla da dire... ma che, per il sottoscritto, continua ancora a ruggire, facendo notare la sua devastante presenza in tutti i giovani desiderosi di mettersi in ballo, suonando e proponendo il loro materiale. Un live da ascoltare e possedere gelosamente, poco ma sicuro.

1) Motocycle Man
2) 747 (Strangers in The Night)
3) Princess of the Night
4) Strong arm of the Law
5) Heavy Metal Thunder
6) 20.000 ft
7) Wheels of Steel
8) Never Surrender
9) Fire in the Sky + Machine Gun (Medley)
correlati