RHAPSODY

The Frozen Tears of Angels

2010 - NuclearBlast

A CURA DI
CRISTIANO MORGIA
12/10/2018
TEMPO DI LETTURA:
8

Introduzione recensione

Siamo nel 2010, ben quattro anni sono passati dall'ultimo "Triumph Or Agony". Mai così tanto tempo è passato tra un'uscita e l'altra dei Rhapsody Of Fire. Dietro a questa pausa non c'è una pausa, un momento di riflessione o una crisi di creatività, ci sono problemi legali con la Magic Circle Music di Joey DeMaio - problemi che non sono mai stati chiariti o anche solo accennati. Si possono fare soltanto ipotesi per ora, e molte di queste danno la colpa al bassista dei Manowar, visto da molti come un dispotico arrogante; ma ovviamente sono solo supposizioni e chiacchiere da bar, e così resteranno fino a quando non ci sarà una versione ufficiale. In questo lungo lasso di tempo la band ha però avuto il tempo di riparare i danni e di trovare rifugio sotto l'egida di un colosso come la Nuclear Blast, che non ha perso occasione di portare tra le proprie fila una band di questo calibro. C'è da dire che l'album del 2006 mostrava un po' il fianco, in quanto era forse un lavoro un po' troppo statico e troppo discorsivo, anche se comunque di indubbia qualità. La presenza di troppi mid-tempo appesantiva lo scorrimento e la maestosità orchestrale di "Symphony II" era lontana, così come la sua ricchezza di sfumature. Va però da sé che il nome dei Rhapsody era comunque sia un nome importante. Quattro anni di distanza non sono pochi, e ogni fan li avrà passati chiedendosi che fine avesse fatto la band e come avrebbe proseguito la Dark Secret Saga. Ogni risposta è contenuta in questo "The Frozen Tears Of Angels". In verità già dal titolo si può capire molto, soprattutto se lo associamo alla copertina di Felipe Machado Franco (artista colombiano che nello stesso anno stava collaborando anche con i Blind Guardian e con cui anche i Rhapsody iniziano una collaborazione), dai colori per lo più freddi e cupi. Se appena preso in mano l'album la sensazione è quella di un album che sarà più ruvido, cupo e freddo rispetto agli altri non siete molto lontani dalla verità. Tutto è racchiuso in quel "frozen" del titolo. Le orchestrazioni ed i cori sacri sono messi in secondo piano, e neanche di poco in verità, la chitarra di Luca Turilli suona molto più tagliente del solito, solo in "Power Of The Dragonflame" (2002) si può trovare un lavoro chitarristico più aggressivo. Fabio Lione, poi, in un brano che è diventato subito un classico sforna una delle sue interpretazioni più estreme di sempre, una prestazione che può competere soltanto con "When Demons Awake" sempre dell'album del 2002 o con qualche momento della suite dell'album precedente. Inoltre, le canzoni sono quasi tutte veloci ed arrembanti, piene di accelerazioni in doppia cassa e di ritornelli incalzanti ed epicheggianti. Addio quindi ai numerosi rocciosi mid-tempo di "Triumph Or Agony", che seppur ben fatti erano presenti in maniera forse eccessiva. Qui, invece, tutto scorre molto velocemente e con una certa freschezza e vivacità d'idee, senza contare che la durata dell'album è di molto minore rispetto al lavoro del 2006 e che anche le tracce sono di meno. Insomma, tutto lascia pensare ad un album decisamente più scorrevole e più frizzante, anche la sensazione di avere tra le mani un lavoro meno roboante e più duro del solito resta e verrà confermata una volta messo il CD nel lettore. Tutto questo è molto positivo: sia per cambiare un po' l'aria, sia perché un cambiamento del genere si sposa benissimo con gli eventi della saga. A tal proposito, gli eroi dell'Ordine del Drago Bianco sono riusciti a recuperare il settimo libro per un pelo, e sempre per un pelo sono riusciti a fuggire dalle grotte di Dar-Kunor per portare il manufatto nella città di Elgard. Qui entriamo nel vivo. Lì Iras Algor ed Etherus si mettono a studiarlo, ma l'alfabeto usato è antichissimo e pieno di malvagità, ma quello che ne emerge è che il leggendario libro bianco di Erian esiste davvero! Quest'ennesimo libro conterrebbe la chiave per comprender al meglio le malefiche profezie di Nekron e fermare così la sua resurrezione, che invece è attivamente desiderata dall'Ordine Nero, i cui membri si stanno dando da fare più che mai per portare a compimento, soprattutto ora che i nostri eroi possiedono tutti e 7 i libri. Non c'è tempo da perdere quindi, il Male è in fermento e pronto a far resuscitare il suo campione ora che i tempi sembrano maturi. Bisogna sbrigarsi e trovare anche il libro dell'angelo Erian.

Dark Frozen World

È il solito intro ad aprire le danze. "Dark Frozen World" (Oscuro Mondo Gelato) porta un titolo molto eloquente e in linea sia con il titolo dell'album sia con l'atmosfera fredda che si respirerà per tutta la sua durata. Dei rumori sinistri e stridenti arrivano evanescenti da lontano, ma il vocione di Cristopher Lee (sempre nei panni di Re Uriel) ci quasi tranquillizza cominciando la sua narrazione. Tutto è calmo, ma le parole dello stregone sono sentenziose: il libro di Erian deve essere trovato per impedire la resurrezione di Nekron. Deve essere trovato assolutamente. È proprio a questo punto che imponenti orchestrazioni e cori in latino fanno il loro ingresso, immergendoci così in una tempesta irruenta e sacrale in cui il vento ci sferza il volto, la neve copre ogni cosa e il mare si gonfia ruggendo. I cori specialmente sono in primissimo piano e si gonfiano e sgonfiano proprio come le onde del mare, rincorrendosi ed intrecciandosi tra loro. Verso la fine la musica si innalza sempre di più e si fa sempre più roboante. Ormai siamo nuovamente all'interno della saga ed in mezzo alla tempesta.

Sea Of Fate

L'apertura vera e propria è però affidata a "Sea Of Fate" (Mare del Destino), e si parte già alla grande. Il riff iniziale è veloce ed incalzante, così come le ritmiche che lo seguono senza esitare; la band si getta dentro alla tempesta e ci trascina con essa. Improvvisamente, però, la velocità si attenua di molto lasciando spazio a ritmiche più cadenzate e a riff più quadrati, mentre in sottofondo possiamo già cominciare a sentire come le orchestrazioni siano più leggere e meno ingombranti. Riusciamo ad immaginare i guerrieri che si addentrano in lande fredde e desolate dove la luce svanisce insieme alla speranza. Tuttavia, il ritornello giunge immediatamente in soccorso portando con sé un po' luce che penetra tra le fronde degli alberi antichissimi. La velocità aumenta nuovamente e le linee vocali si fanno speranzose, piene di seriosa vitalità e decisamente enfatiche, senza suonare baldanzose o tronfie. Le nuvole però coprono tutto ancora una volta, e le melodie distese ed ariose del ritornello svaniscono dietro ad un incedere cadenzato e dal retrogusto cupo in cui Fabio Lione canta con decisione descrivendo ciò che i protagonisti della saga vedono e sentono mentre proseguono il loro cammino: "Fragments of tortured/ Existence revealing cold whispers/ Of lonely Ghosts, led by shadows/ Enlightening the souls of all evil/ Of darkened faith". Il loro viaggio si fa sempre più oscuro e pieno di pericoli. Ma dopotutto essi fanno parte dell'Ordine del Drago Bianco, non possono tirarsi indietro proprio adesso, la posta in gioco è ormai troppo alta, ed è così che i tiepidi raggi di un Sole parzialmente nascosto emergono nuovamente dall'oscurità portati dalle note del ritornello, che riesce a suonare eroico anche senza l'appoggio di cori epici e orchestrazioni pompose. Dopodiché Turilli sforna nuovamente i riff veloci ed incalzanti visti all'inizio, Holzwarth libera la sua doppia cassa, tutto per accompagnarci verso uno dei momenti migliori dell'album, ovvero la sezione solistica. L'assolo di Luca è davvero ben fatto e particolare, direi unico nel suo genere (per quanto riguarda il chitarrista italiano), in quanto unisce i soliti sweep picking Neoclassical a delle melodie che quasi richiamano il lontano Oriente. A tutto ciò si aggiungono anche Staropoli e il bassista Guers, i quali, anche loro, si danno da fare con degli assoli niente male che sembrano voler dimostrare il ritorno della band dopo 4 anni di attesa. Non a caso la traccia porta la firma anche di Lione. Ormai l'eccitazione è all'apice, e il ritornello non fa che aumentarla spuntando da dietro gli assoli e aumentando anche il volume delle sinfonie, che riescono quindi a dare il loro sempre prezioso contributo e ad avvolgere liriche davvero ottimistiche: "A sea of new hope/ Won't fear his reborn/ In its waters we'll wait for/ The great heaven's call". Dargor e gli altri sono tornati e sono pronti a seguire il loro destino.

Crystal Moonlight

È un riff atipico (per Luca) ad aprire "Crystal Moonlight" (Chiaro di Luna Cristallino), a cui presto si aggregano tastiere che danno un leggero tocco Gothic. Di solito il chitarrista si lascia andare a melodie o brevi assoli Neoclassical, qui invece il riff è abbastanza classico e tagliente. A questo punto il brano prende il via sul serio, con le prime due strofe, guidato da ritmiche medio-veloci e dai soliti riff serratissimi, con le tastiere sempre udibili ma abbastanza in sottofondo. Le linee vocali di Fabio scorrono abbastanza velocemente e descrivono ciò che i personaggi, soprattutto Iras Algor, vedono davanti a loro. Lo stregone è alle prese con la difficile decifrazione del settimo libro, da cui esce un'energia tutta particolare. Energia che però non deve distrarre, in quanto la decifrazione e traduzione è davvero vitale: "Starfire, light up his unholy words/ Prophecy kept by the ancients/ And then reveal the last fate of all/ The world needs to know". Il pre-chorus sembra simboleggiare l'energia particolare che si respire nel luogo in cui si trova Iras Algor: le ritmiche rallentano ma si fanno più decise e prorompenti, anche perché le tastiere tornano in primo piano con quall'aria Gothic segnalata all'inizio e Fabio Lione innalza i toni della sua voce e rende tutto più teatrale con dei bei versi in italiano. Il ritornello vede un nuovo leggero aumento della velocità e un ulteriore innalzamento delle tastiere, che ovviamente aiutano a sottolineare l'enfasi del momento Il ruolo vincente però è giocato da delle linee vocali davvero efficaci: il refrain è infatti un classico botta e risposta tra una parte più corale e una controparte totale appannaggio di Lione, nel quale la parte più corale risulta davvero catchy grazie al suo peculiare incedere a metà tra l'anthemico ed il delicato. I raggi della Luna illuminano così il famoso libro mentre le dita del mago sfogliano le pagine in cerca di un indizio. La traccia riparte con altre strofe guidate sempre da riff serrati e tastiere piazzate in specifici momenti topici; la luce della Luna è sempre lì, ma stavolta fa compagnia ad un Iras Algor intento a pensare ai rischi della missione e perché sia importante portarla a termine: "thousand and thousand of wandering soul/ Cry for the lust of a new life/ Damned to ascend but to come back again/ For great will of revenge". Così come lui cerca di far vincere il Bene, nello stesso modo l'Ordine Nero cerca di riportare in vita il Male, rappresentato da tutte quelle anime dannate che non vedono l'ora di risalire in superficie e vendicarsi. Nei versi in italiano del pre-ritornello dal sapore gotico, il cantante parla proprio di loro, quelle presenze insane che sembrano quasi sussurrare alle orecchie di Iras Algor. Il ritornello però caccia via questi ospiti sgraditi e fa sì che la cristallina luce lunare riempia nuovamente le stanze dello stregone, inondate di luce ancor di più non appena Luca Turilli fa il suo ingresso con la sua 6-corde con un assolo a doppia traccia che ancora una volta suona davvero ben fatto e molto particolare; sembra proprio che il chitarrista abbia acquisito una certa maturità nel gestire e personalizzare il suo modo di suonare lo strumento. Ormai la piccola stanza di Iras Algor è piena di luce bianca, che non è certo quella del Sole, ma è abbastanza per dare compagnia durante un lavoro difficile che prevede l'utilizzo di un oggetto pregno di malvagità. Il ritornello conferma tutto questo e ci dà compagnia nello stesso modo fino al finale del pezzo.

Reign Of Terror

"Reign Of Terror" (Regno di Terrore) è la vera sorpresa dell'album e uno dei suoi picchi assoluti, nonché una delle canzoni più diverse dallo standard mai concepite dalla band, in quanto strizza palesemente l'occhio al Metal estremo. Già dall'inizio percepiamo un'aria cupa e sinistra, visto che in un attimo ci ritroviamo immersi in un grigio vortice in cui maligni versi in latino sussurrati si ripetono ossessivamente facendosi sempre più alti, mentre l'organo accompagna il tutto nella medesima maniera. Si aggiungono anche gli archi a tutto ciò, e anch'essi si fanno sempre più alti e presenti, come il turbinio si preparasse a travolgerci man mano che si avvicina. Una prima sferzata ci arriva non appena la chitarra di Turilli e la batteria di Holzwarth si lasciano andare a partiture veloci e violente; ma se fosse solo per questo saremmo davanti ad una semplice canzone Power più graffiante del solito. Non è così. La seconda sferzata definitiva ci arriva quando da dietro i virtuosismi di Luca irrompono delle lancinanti urla in scream di Fabio Lione accompagnate addirittura dai blast beats del batterista. All'improvviso sembra di trovarsi in un album di Symphonic Black Metal, e la cosa non può che sorprenderci e farci nascere una certa curiosità. Dopo i blast beats le ritmiche si fanno più lente ma restano decisamente forzute e il tappeto di doppia cassa resta ben presente mentre prime aggressive e sporche strofe cominciano a tuonare nelle nostre orecchie. I cori sacri accompagnano il cantante e creano un'atmosfera Horror che ben si sposa con le liriche del brano, che parlano guarda caso del male causato da Nekron durante il suo regno. La rabbia che viene evocata al solo sentire queste cose rende la canzone ancora più aggressiva, veloce e tagliente, dando l'opportunità a Fabio di far uscire il suo lato più sporco e carico d'odio. Odio che viene riversato tutto su Nekron e su ciò che rappresenta: "May the flame of angels/ Clash your hordes of demons/ Stop your resurrection/ Burn your fallen soul". L'odio è un sentimento tipico del Male, ma in questa misura, associato alla rabbia e all'istinto di sopravvivenza, potrebbe essere utile per compiere qualche sforzo in più verso la sconfitta del Male stesso. Il ritornello rallenta il tiro ma è più roccioso e pomposo, ma scordatevi le melodie allegre e baldanzose, qui sono i sacrali cori in latino ascoltati nell'introduzione a farla da padrone e a confermare l'atmosfera generale. Dopodiché la canzone riparte a grandi velocità riproponendo lo stesso climax verso sonorità sempre più estreme e accostabili a un certo Black più melodico. Finalmente possiamo vedere, e sentire, tutta la rabbia che i protagonisti si portano dentro e che non è mai stata fatta uscire fuori per lasciare spazio a sentimenti più nobili e pacifisti. Ora però c'è l'Ordine Nero che vuole far resuscitare Nekron, ancora una volta le Terre Incantate sono in pericolo, quindi un po' di rabbia è più che comprensibile. Questo però non serve a spazzare via i buoni propositi dei Nostri e i loro ideali giusti e positivi: "One more day to serve the light/ One more chance to honor life/ One more hope for Earth and sky". L'apocalittico refrain riappare dal caos e si infila nella nostra testa facendo rimbalzare i cori in latino da una parte all'altra del nostro cervello, rendendoli impossibili da dimenticare. Improvvisamente, però, la canzone vede un rallentamento dalle tinte Thrash in cui Staropoli si lascia andare anche a suoni più elettronici e moderni che non fanno che aumentare la peculiarità del brano. Turilli invece si inserisce tranquillamente con un classico assolo Neoclassical che mantiene attivo il legame con lo stile di sempre. C'è addirittura tempo per un momento dolce e acustico in cui Fabio abbandona le harsh vocals e torna a far sentire il suo timbro più dolce ed etereo, come se tutta questa rabbia l'abbia stancato e ci sia bisogno di riprendere fiato e di riflettere. C'è poco da riflettere però: il tempo stringe e il Male deve essere fermato e tutte le morti innocenti devono essere vendicate. È proprio a questo punto che tutti gli strumenti tornano a pestare e la traccia ritorna ad essere veloce, ed è proprio qui che Fabio ci delizia ancora con il suo timbro sporco. Dopodiché c'è giusto il tempo per un ultimo momento di calma in cui sembra di ascoltare un requiem, ma anche qui è tutto effimero e i versi del ritornello fanno ancora la loro parte aumentando l'atmosfera Horror e sacrale che arrivati a questo punto abbiamo assorbito per bene. Su queste note si chiudono i quasi 7 minuti di "Reign Of Terror", che è sicuramente sia la traccia migliore dell'album sia la più sorprendente.

Danza di Fuoco e Ghiaccio

Dopo la nera furia arriva un momento di pace con "Danza di Fuoco e Ghiaccio", che è, come si può intuire dal titolo, un pezzo interamente in italiano e di stampo medievaleggiante, uno di quei brani à la Branduardi per intenderci. L'inglese viene utilizzato soltanto nella profonda e pacata narrazione iniziale da parte di Cristopher Lee/King Uriel, il quale ci presenta i coraggiosi quattro protagonisti (Iras Algor, Dargor, Tarish e Khaas) intenti a percorrere un ennesimo viaggio che passa attraverso il dominio dei troll segue il Fiume Bianco e termina nel bosco di Aranen, dove i Nostri possono finalmente riposarsi, anche se dietro di loro il pericolo non dorme mai. Dal silenzio emergono accordi acustici e pacati che presto, aiutati da tamburello e tin whistle, virano verso sonorità più danzerecce. Presto anche la chitarra elettrica e la batteria vengono a dare una mano, ma l'atmosfera resta sempre e comunque rilassata e magica, proprio come se ci trovassimo in un bosco magico dove gli alberi creano una volta sopra le nostre teste e i raggi del Sole l'attraversano creando particolari giochi di luce ed ombra. La delicata e quasi sussurrata voce di Lione non fa che impreziosire questa sensazione con alcuni versi che ricordano addirittura il "Cantico delle Creature" (1226) di San Francesco D'assisi: "Gloria a te o Padre Sole/ Il tuo fuoco domerò/ Gloria a te o Madre Luna/ Dal tuo pianto io berrò". Il ritornello vede ancora una volta la presenza di chitarra elettrica e batteria, che danno sì forza e vigore al tutto, ma non disturbano affatto la quiete e anzi, l'ultima parte in cui il cantante ripete quasi a bassa voce il titolo della canzone risulta molto delicata e pacata, con tanto di archi in sottofondo, altrettanto delicati ed evanescenti, come se fossero un eco che si perde nell'immensità della natura. Improvvisamente gli strumenti "metallici"  svaniscono nuovamente e restiamo nuovamente immersi totalmente in un'atmosfera medievale che si tende tra il dolce ed il gioioso, con delle strofe che qui invece si presentano più orgogliose di prima; anche se si sta riposando non bisogna scordarsi della missione, e sembra proprio che i Nostri siano molto vogliosi di portarla a termine, con l'aiuto degli angeli magari. Il refrain porta nuovamente con sé chitarre e batteria, giusto per dare più enfasi al momento, e in un attimo ci rendiamo conto che questo altro non è che un inno alla natura e a tutto ciò che ne fa parte e per cui vale la pena combattere, che poi è una delle tematiche principali e più ricorrenti di tutta la saga. Dopodiché arriva una prima sorpresa portata dalla 6-corde di un Turilli davvero ispirato. L'assolo, abbastanza atipico per un brano del genere, è davvero particolare e oserei dire unico nel suo genere: quelli che sentiamo non sono molto diversi da degli sweep picking, ma non suonano elettrici come sempre, suonano quasi come se fossero suonati su una chitarra acustica; il che è davvero particolare e sorprendente, inoltre, Luca abbellisce il suo assolo con delle partiture in sottofondo e accelerando e decelerando i virtuosismi, tutto mentre i tamburelli e cori evanescenti e angelici fanno da accompagnamento. L'altra sorpresa si trova nel finale del brano. Già, perché la band decide di non ripetere la struttura ascoltata finora, ma di mettere una nuova sezione che suona decisamente più bombastica e sinfonica. Improvvisamente i raggi di luce che prima facevano capolino dalle fronde degli alberi diventano una luce abbagliante che illumina completamente le armature e le armi dei Nostri, inondandoli di una luminosità divina che sembra provenire dagli angeli, i protettori nascosti dell'Ordine. Le strofe restano in italiano, ma la delicatezza apprezzata finora lascia il posto alla gloria e alla pomposità, che si riflettono in versi pieni di orgoglio e di fiducia nello scorrere del tempo: "Eternità/ Il mio fato in te vivrà/ Trascenderà/ Ciò che è stato e che sarà/ Eternità/ Il tuo tempo annienterà/ Dei demoni/ L'abbagliante oscurità". E così nello sfarzo si chiude questa canzone che potrebbe quasi sembrare la solita ballata medievaleggiante, ma che in realtà è più ricca e variegate di altre ballate del genere partorite dalla band. Come testimoniano i 6 minuti e 30 di durata, la narrazione iniziale, il particolarissimo assolo e il finale sinfonico.

Raging Starfire

È una partenza veloce e battagliera quella di "Raging Starfire" (Fuoco di Stella Furioso), una di quelle che lasciano subito intendere quali sono le intenzioni della band. La batteria, infatti, è tutta dedita a partiture di doppia cassa, mentre le tastiere di Staropoli mettono l'accento su alcuni momenti decisivi. La prima strofa però sembra rallentare il tiro, i riff in sottofondo restano molto serrati, ma l'incedere non è più così arrembante, come se la nostra sensazione iniziale fosse sbagliata. Tuttavia, basta giusto la seconda strofa a farci ricredere, visto che le due strofe che seguono sono quanto di più battagliero e baldanzoso sia presente sull'album! Quest'accoppiata è sicuramente uno dei momenti migliori di tutto il brano e riesce quasi a far squagliare il ghiaccio e a cacciare via l'oscurità che ormai si erano addensati intorno a noi. Tutto questo non è un caso. Le liriche, in effetti, parlano chiarissimo: "For a new legend/ Dragons and angels/ Will storm the darklord/ Quaking his world". Possiamo vedere gli eroi uscire dal bosco di prima riposati e pieni di vitalità, sicuri di sconfiggere l'Ordine Nero e tutto ciò che rappresenta. Le fiamme portate dai cori svaniscono nuovamente ed una sorta di bridge riporta il brano verso binari leggermente più calmi e discorsivi, ma le tastiere in sottofondo tradiscono una certa palpitazione che dovrebbe, prima o poi, trasformarsi in ritornello. I Nostri vagano comunque ancora in mezzo al freddo, ma la sete di giustizia li mantiene caldi e saldi nella loro decisione, ed è proprio a questo punto che ritornano le partiture veloci ed epicheggianti viste prima, proprio per sottolineare questa voglia di combattere e di sconfiggere Nekron. Stavolta però, dopo il bridge, possiamo finalmente apprezzare il ritornello. Come si potrebbe prevedere la canzone si lascia andare alle alte velocità tipiche del Power e le tastiere e le orchestrazioni si fanno sentire di più con un tappeto sonoro maestoso e arioso che si libra tra gli alberi e i picchi innevati, tutto mentre le linee vocali di Fabio suonano potenti e vibranti, anch'esse piuttosto distese e meno arrembanti di quanto ci si poteva aspettare, ma comunque molto efficaci e penetranti. Non c'è tempo di ripeterlo però, perché Luca Turilli si inserisce nella mischia con il solito assolo a cui ne segue, finalmente, anche uno di Staropoli che diventa sempre più rapido e continua velocissimo anche sotto le famose strofe baldanzose, rendendole ancora più eccitanti. Il bridge ci conferma lo stato d'animo dei protagonisti, sempre più convinti che la vittoria sia a portata di mano e benedetta dai cieli: "The sacred flames of Heaven/ Forgotten winds of war/ Celestial wide horizons/ New golden rising dawns". A questo punto sì che il refrain può tornare e lo fa dapprima smorzando batteria e chitarra, lasciando quindi solo voce e sinfonie, poi accelerando improvvisamente  come un ciclone infuocato che travolge tutto e tutti. Sicuramente una delle tracce più canoniche dell'album, ma anche una delle più dirette.

Lost in Cold Dreams

I toni si placano di molto con "Lost In Cold Dreams" (Perso in Freddi Sogni), che infatti si apre con accordi acustici che suonano metallici e freddi, mentre in sottofondo delle voci angeliche carezzano le nostre orecchie. La batteria comincia a scandire tempi molto lenti e rilassati, la chitarra continua ad accompagnare tutto acusticamente e Fabio Lione si lascia andare a timbriche calde ed avvolgenti. Questi ultimi due, chitarre e voce, innalzano i toni con l'arrivo del pre-chorus, e si può sentire anche l'entrata in gioco di un leggero flauto e di timide tastiere; è però nel ritornello che si trova tutta l'enfasi. Se è vero che il ritmo resta sempre calmo e lento, è anche vero che le chitarre elettriche fanno il loro ingresso con i classici semplici accordi di supporto e la voce di Fabio suona molto più alta e vibrante, coadiuvata anche da vocalizzi eterei in sottofondo che danno ancora più sapore al tutto. In questo modo il refrain suona molto arioso ed enfatico, anche se non abbandona una certa malinconia di fondo, visibile anche nel testo: "The cry of heaven/ The tears of angels/ A tragic destiny unfolds". Siamo nella mente di uno dei protagonisti, il quale, in un momento di riflessione, pensa a quanto sta per accadere e a tutto ciò che c'è in ballo, ai suoi occhi anche il cielo partecipa al corso degli eventi, versando lacrime ghiacciate che non possono che essere quelle degli angeli. Infatti dopo il refrain tutto torna ad essere ancora una volta freddo e quasi silenzioso, grigio e malinconico. Il protagonista del pezzo sembra vagare in mezzo ad una delle tante foreste che si trovano sul suo percorso, è notte ed è ancora più freddo e desolato. Questo lo porta a pensare al Male e al perché bisogna arrivare fino in fondo, ripensa in particolare ad una persona, una bambina, vista chissà quando e chissà dove, che però gli è rimasta impressa in quanto ora non c'è più, vittima proprio delle forze che ora vanno contrastate: "Dear little sister/ They took your joyful smile/ Lady of winter/ Grant her a ray of light". Il ritornello, dunque, con la sua enfasi, sembra scaldare un po' il cuore dell'eroe e lo riporta alla realtà grazie ad un assolo di Turilli che suona molto classico e ricorda certe cose di Malmsteen. Dopodiché ci si aspetterebbe nuovamente il ritornello, o magari un pre-ritornello seguito dal ritornello, invece la band decide di chiudere improvvisamente la traccia, lasciandoci soltanto con la triste voce del cantante che ripete di essere perso in freddi sogni, forse proprio i sogni riguardanti la bambina di prima, che viene addirittura chiamata "sorella", anche se non sappiamo se sia così per dire o se sia effettivamente sua sorella. In ogni caso, la sensazione di glacialità ci accompagna fino alla fine.

On The Way To Ainor

"On The Way To Ainor" (Sulla Via Per Ainor) ci avviciniamo alla fine del viaggio, e lo facciamo con un altro brano di alta qualità. Dei riff arrembanti e delle ritmiche potenti e veloci ci travolgono come una bufera e ci lasciano immaginare un esercito che si assembla e si prepara a marciare, assetato di sangue. Ad un tratto, però, tutto svanisce e si trasforma in un momento dolce che fa pensare ad una ballata, con tanto di pianoforte in primo piano e prestazione vocale molto sentita. Tuttavia, quella che sembrava una ballata si trasforma nuovamente in un brano dall'andamento roccioso in cui la vibrante voce di Fabio è accompagnata da una decisa batteria di Holzwarth e da orchestrazioni mai troppo invadenti. Le liriche sono piene di orgoglio e vitalità, come se la riuscita della missione fosse ormai dietro l'angolo e addirittura voluta dagli angeli. Adesso niente può fermare l'Ordine del Drago Bianco! È così infatti che una lieve accelerazione condita di qualche sovraincisione vocale ci porta verso il battagliero e pomposo ritornello, che molto ricorda i Rhapsody più classici. I tempi sono medio-veloci, non si lasciano andare a folli velocità, visto che la parte del leone la fanno le backing vocals e le orchestrazioni, che stavolta si fanno sentire di più, rendendo il tutto più epico ed enfatico. Dargor ed i suoi alleati sono pronti a combattere chiunque voglia ostacolare il loro cammino verso Ainor, che è il luogo dove Iras Algor dovrebbe trovare altre informazioni sul libro di Erian. Dopodiché la nuova strofa ritorna sulle ritmiche rocciose e cadenzate di prima, sopra cui Lione può cantare ancora versi pieni di orgoglio, coraggio e anche di significato: "Dark hells beware/ The angels are calling my name/ A sacred fate for whom/ Was born as half demon, half man". A chi si riferiscono queste parole? Chi è il nato mezzo uomo mezzo demone? Ovviamente, come sa bene chi ha già seguito la Emerald Sword Saga, si tratta di Dargor, che già nella suddetta saga aveva avuto un ruolo decisivo. Qui sarà ancora così? Da come si legge, sembrerebbe di sì, ma staremo a vedere. In ogni caso, la solita lieve accelerazione ci riporta dritti nelle braccia del bel ritornello, che suona davvero come un canto precedente una battaglia, soprattutto ora che l'esito sembra essere così vicino. Ancora non è detto però, e infatti riusciamo quasi a scorgere tutte le forze del Bene che si preparano al peggio mettendo in campo eserciti dalle scintillanti armature e dai variopinti vessilli, soprattutto qui ad Ainor, che è una città agli estremi confini  settentrionali delle Terre Incantate, che possiede forse, contenuta in qualche libro, l'ubicazione del libro di Erian e che quindi potrebbe essere la prima a cadere se le cose dovessero andare male. Tra l'altro, da come si può intuire dal testo, pare che Ainor è già stata teatro di una battaglia epocale tra Bene e Male, tantissimi anni fa. Noi però non ci preoccupiamo, il baldanzoso ed epicheggiante ritornello caccia via ogni paura. Nei quasi 7 minuti della traccia c'è anche spazio per una sezione centrale molto bella in cui Patrice Guers sfoggia la sua abilità di solista con il basso mentre viene accompagnato dalla voce della soprano Bridget Fogle (una vecchia conoscenza). In tutto questo non può mancare la chitarra di Luca Turilli, che sforna uno dei migliori assoli dell'album e molto probabilmente anche il più lungo. Il refrain chiude la sezione solistica e ci mette nuovamente le armi in mano per farci marciare insieme agli altri guerrieri, facendoci sentire per bene da tutti i malvagi là fuori, per scoraggiarli e non farli avvicinare mai più: "And now we'll declare eternal war/ To every damned new hellish lord/ On the way to Ainor". Le linee vocali ci restano impresse subito e le orchestrazioni aumentano di volume, dando ancora più enfasi al finale di quest'altro pezzo riuscitissimo.

The Frozen Tears of Angels

Come chiusura dell'album abbiamo la lunga title-track (Le Lacrime Ghiacciate degli Angeli), che sfiora i 12 minuti. L'inizio è affidato agli archi, i quali compongono una melodia evanescente e sofferente dai toni cupi e malinconici su cui poi può inserirsi la calma narrazione di Susannah York nei panni di Loin che avverte gli eroi, ma anche noi, dei futuri pericoli che presto si troveranno ad affrontare. Primo fra tutti, come emerso dalle ricerche di Iras Algor ad Ainor, il fatto che il libro di Erian è ancora più a Nord, ma la cosa preoccupante è che si trova ad Har-Kuun, ovvero una delle antiche fortezze di Nekron e una delle cosiddette "porte per l'inferno". È lì che il libro si trova, adesso lo sappiamo con sicurezza, ed è lì che è stato tenuto nascosto dai discepoli dell'Ordine Nero per secoli. La narrazione si conclude in un crescendo di sinfonie alle quali poi si uniscono anche le tastiere di Staropoli e i cori sacri, che rendono il momento molto cinematografico e da colonna sonora, come piace alla band. La fredda e tagliente chitarra di Turilli però ci riporta alla realtà, una dura realtà in cui c'è ancora da camminare e da viaggiare per spingersi ancora più a Nord, ancora più lontano e ancora più verso luoghi pericolosi. La chitarra acustica e la voce sussurrata di Lione sembrano proprio imitare il freddo e la calma di lande desolate coperte da neve, ma è ancora una volta la chitarra elettrica a scuoterci, stavolta aiutata anche da ritmiche medio-veloci che però riescono ad essere anche abbastanza variegate, decelerando improvvisamente non appena c'è bisogno di abbassare i toni e renderli ancora più malinconici. Stessa cosa per le chitarre e soprattutto per Fabio, che si giostra tra linee vocali più vibranti ed altre più basse e riflessive che si trovano sempre a chiusura delle strofe. In questa progressione spiccano sicuramente le tre strofe ritmate cantate in italiano, che sono sicuramente tra i momenti più riusciti del brano e anche tra i più poetici: "Segrete memorie/ Scolpite nel tempo/ Sospiri e lacrime/ Frammenti d'anima/ Un destino ormai segnato/ Vivo e piango". A parlare è sicuramente Dargor, che sente ancora una volta il peso del destino sulle sue spalle, non è ancora sicuro che lui avrà un ruolo determinante, ma già la canzone precedente ci aveva lasciato con questo sentore. È quindi normale che l'eroe abbia l'animo abbastanza turbato. Dopo quest'alternarsi di strofe arriva finalmente il momento del ritornello, nel quale la batteria si fa più arrembante e le sinfonie più avvolgenti, adatte per circondare le linee vocali distese ed ariose cantate da Lione; linee vocali che per come sono costruite non sono tanto diverse da quelle dei ritornelli di "Sea Of Fate" e "Raging Starfire", ma che per lo meno possiedono tutta un'altra atmosfera e umore, che non è di certo battagliero o pomposo, bensì piuttosto malinconico. L'andamento più ritmato riprende le redini del brano e le due strofe con il verso finale acustico fanno nuovamente il loro ingresso e si fanno apprezzare ancora di più per le sfumature che aggiungono alla traccia, specialmente perché ormai stiamo entrando nella testa di Dargor e proviamo quello che prova lui, il peso della sua missione e la stanchezza, ma anche la voglia di redimersi una volta per tutte e trovare la pace (vi ricordo che Dargor una volta faceva parte delle forze del Male ed è mezzo demone). Forse Har-Kuun offrirà questa occasione: "Now the dark gate is so close/ I'll be led by the angels/ To fight what I've been once/ Condemned now to face him". A questo punto sappiamo bene che le strofe in italiano torneranno seguite dal ritornello, ed è proprio così, e non possiamo che accogliere questo scambio con piacere, visto che è fatto molto bene e fa trasparire una certa maturità. Dopodiché però tocca alla chitarra solista di Luca Turilli, che dapprima si fa sentire con fraseggi molto melodici e quasi fischiettabili, poi invece la batteria di Holzwarth accelera il tiro e dà l'occasione al chitarrista per sfornare qualche tipico virtuosismo a cui segue addirittura un bell'assolo di tastiere di Staropoli, che come sempre dovrebbe durare un pochino di più. In tutto questo Dargor sembra quasi staccato dal resto del gruppo, come se camminasse da solo, dietro a tutti, mentre la neve cancella ogni traccia e le temperature si abbassano sempre di più. D'altronde la narrazione si è focalizzata su di lui adesso e anche il ritornello sembra voler sottolineare questo, ripresentandosi in una versione più lenta ed alleggerita che però ritrova subito l'appoggio di una sezione ritmica veloce e di sinfonie ben presenti. Luca riprende l'assolo di prima e dopo un po' lo trasforma negli accordi che avevano aperto la canzone, i quali ora, invece, la chiudono accompagnati da un Fabio Lione che sussurra minacciosamente il nome di Har-Kuun, lasciando intendere su cosa sarà incentrato il prossimo capitolo della saga.

Conclusioni

Per ora restiamo così, in terre desolate circondate da picchi innevati, in cui passa poca luce e il senso di pericolo è sempre opprimente. Inoltre, la quest per il famoso settimo libro di Nekron è stata porta a termine con "Triumph Or Agony", ma quella per il libro di Erian ancora è da completare, e gli eventi di quest'album ci hanno portato soltanto indizi sulla sua ubicazione, niente di più niente di meno. Questo aumenta la desolazione, in quanto i nostri eroi sono perennemente circondati dal pericolo, ma non si combatte, non ci sono scontri e ancora non c'è nemmeno un nemico fisico con un nome e un volto; è tutto un ricercare, tradurre enigmi e cercare ancora, spingendosi sempre più a Nord. C'è da dire che in effetti a livello ci trama questo capitolo è un po' povero, gli eventi sono pochissimi e quasi assenti, tutto gira intorno alla quest principale, ma mancano quindi le descrizioni e la varietà di un "Symphony II" per esempio, ma anche la narratività dello stesso "Triumph Or Agony". Qui è tutto è trattato in modo abbastanza generale e ci si sofferma un po' di più sulle sensazioni dei personaggi, che non è negativo, però si perde il tema della saga Fantasy, che è fatta anche di azioni e luoghi. In ogni caso, al di là di questo, a livello musicale siamo su alti livelli, ed è la cosa che conta davvero. I quattro anni di pausa sembrano aver fatto bene alla band, che qui si mostra in forma smagliante e con un sound fresco e vitale. Certamente lo stile è sempre quello, le soluzioni anche, non ci sono tante novità sostanziali, ma anche il fatto di trovarsi a che fare con un'atmosfera diversa dal solito e con le orchestrazioni praticamente dimezzate ha i suoi vantaggi. Anche perché questa scelta si riflette benissimo con quanto succede nella saga, e quindi un sound più freddo, diretto e tagliente funziona sicuramente meglio di uno più monolitico e celebrativo, come poteva essere quello dell'album precedente. La produzione della Nuclear Blast poi rende tutto molto affilato e limpido, ma non è una novità per quanto riguarda i lavori della band, i quali non hanno mai deluso sotto questo punto di vista. Aggiungiamo poi che i produttori sono proprio Luca Turilli e Alex Staropoli, che possono quindi controllare tutto il lavoro e far prendere all'opera la direzione che vogliono. Forse non ci saranno dei classici assurdi come negli album più datati, ma di certo qui non c'è una canzone brutta e, in verità, una canzone che ha scosso tutti da subito e che ha cominciato ad essere proposta dal vivo molto spesso c'è. Sto parlando di "Reign Of Terror", il brano più cattivo dell'album e forse di tutta la discografia della band (se la gioca giusto con "When Demons Awake") ed anche il brano più atipico dell'album grazie alla sua commistione di Power sinfonico ed elementi tipici del Black Metal. Una prova eccezionale che non ha potuto fare a meno di far drizzare i capelli e dimostrare la bravura della band anche quando si tratta di osare, tant'è che si è ricominciato a parlare del progetto "Rhapsody in Black", in cui i Nostri avrebbero dovuto suonare tutte canzoni su questo stile. Un sogno che per ora è rimasto tale e che forse lo resterà per sempre. L'album comunque scorre molto bene e non dura neanche troppo, alternandosi tra le solite canzoni più veloci a quelle che propongono momenti più calmi e delicati, come le due ballate, e tutto all'insegna di una certa qualità e anche di una certa maturità che emerge proprio dal saper ripetere certi stilemi senza scadere nel ridicolo. Inoltre, oltre alla versatilità di Fabio Lione, va sottolineata anche la prova di Luca Turilli alla 6-corde, che qui sforna molti assoli interessanti e addirittura particolari, che non si limitano quindi a ripetere lo stesso giro Neoclassical all'infinito. Per capire di cosa sto parlando basta sentire l'assolo dell'opener e soprattutto quello di "Danza di Fuoco e Ghiaccio", che è più unico che raro. "The Frozen Tears Of Angels" uscì nel 2010, come "At The Edge Of Time" dei Blind Guardian, ed entrambi sono tra i primi album Metal che io abbia mai comprato, ed entrambi sono album che poi mi hanno preparato ai miei primi due concerti Metal, che ovviamente furono dei Blind Guardian e dei Rhapsody of Fire stessi.

1) Dark Frozen World
2) Sea Of Fate
3) Crystal Moonlight
4) Reign Of Terror
5) Danza di Fuoco e Ghiaccio
6) Raging Starfire
7) Lost in Cold Dreams
8) On The Way To Ainor
9) The Frozen Tears of Angels
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