RHAPSODY

Tales from the Emerald Sword Saga

2004 - LMP

A CURA DI
CRISTIANO MORGIA
27/09/2017
TEMPO DI LETTURA:
7,5

Introduzione Recensione

Nel 2004, con 4 album ed un EP alle spalle, era tempo per i Rhapsody di fermarsi un attimino, guardarsi indietro e fare i conti con quanto accaduto dall'inizio della loro carriera. I nostri decidono di compiere questo importante passo con la classica pubblicazione di una raccolta contenente i pezzi migliori o più famosi, dotata di un titolo altisonante che, come da tradizione, ci immerge subito in un mondo Fantasy fatto di spade magiche, draghi e guerrieri valorosi. Con "Power of the Dragonflame" (2002) la Emerald Sword Saga era terminata grandiosamente, e anche questo funse da buon pretesto per pubblicare una raccolta che permettesse di realizzare una sorta di "riassunto delle puntate precedenti", per così dire, a maggior ragione perché gli album che la compongono simboleggiano tutt'oggi un grandissimo valore aggiunto per tutta la scena Power italiana ed internazionale; album usciti, poi, in un periodo di rinascita del genere. Fattori che ne hanno sicuramente favorito il successo, ed anzi: a dirla tutta, sono quegli stessi dischi che hanno contribuito a dare nuova linfa al Power in generale, siglando la seconda vita conseguente alla succitata rinascita. Insomma, in questi casi una celebrazione sotto forma di raccolta o live è d'obbligo, come per cristallizzare e confermare ancora di più quanto fatto fino a quel momento. Inoltre, anche la stessa saga è un qualcosa di importante all'interno dei meccanismi della band e del loro stile, poiché tutto gira intorno ad essa come una colonna sonora. Espediente da non sottovalutare assolutamente, il quale ha permesso ai Rhapsody di immergersi (ed immergerci) totalmente in quanto da loro creato; di suonarlo, di raccontarlo ma anche di viverlo anno dopo anno, con passione palpabile e con grande perizia, sia tecnica sia narrativa: stiamo pur sempre parlando della creazione di un concept che è stato portato avanti per anni, il quale ha dimostrato tutt'oggi di resistere all'azione "distruttiva" del tempo, imprimendosi nei cuori di migliaia e migliaia di fan sparsi in tutto il mondo. Fan e non solo, anche appassionati in senso lato, amanti delle saghe tolkeniane o comunque vicine alle trame tessute anni ed anni prima dall'illustre Professore. Le canzoni di questa raccolta, intitolata "Tales from the Emerald Sword Saga" e datata 2004, sono dunque estratte dagli album che vanno dal debutto del 1997 ("Legendary Tales") fino al 2002, anno di "Power of the Dragonflame". Canzoni scelte con cura, per mostrarci, rigorosamente in ordine cronologico, tutti quelli che rappresentano i momenti più salienti ed importanti celebrati di quegli capitoli. La compilation non offre comunque molte sorprese, a parte pochissimi episodi, e resta quindi una semplice raccolta di classici, una di quelle antologie magari da consigliare e far ascoltare a qualche neofita desideroso di avvicinarsi alla band, volenteroso di avere una visione d'insieme e ad ampio spettro, senza quindi soffermarsi su un album in particolare. Per i fan rodati invece la raccolta rappresenta soltanto un qualcosa in più, e come quasi tutte le raccolte la si acquista soltanto per puro spirito fideistico, per la forte volontà di accaparrarsi a tutti i costi qualsiasi cosa sia stata pubblicata dalla band del cuore. Anche perché, con i moderni mezzi tecnologici e gli mp3, è ormai molto facile crearsi una playlist personale, senza dipendere dalle scelte o dalle logiche di mercato. Certo, siamo tutti d'accordo che avere il CD originale in mano è tutta un'altra cosa, ma è anche vero che (almeno per me, sia chiaro) le raccolte siano abbastanza sacrificabili in questo senso, preferendo senza dubbio l'acquisto di un disco determinato piuttosto che di una compilation. In ogni caso, "Tales from the Emerald Saga" possiede un certo fascino in quanto la qualità dei pezzi che lo compongono è davvero alta, un concentrato di Symphonic Power Metal che non lascia prigionieri e, come in una visione, ci trasporta nelle Terre Incantate per raccontarci di nuovo quanto accaduto sulle fantastiche lande, così come farò io con il consueto track-by-track: dalla ricerca della Spada di Smeraldo alla sconfitta di Akron, ripercorrendo in toto una delle saghe / dei concept più articolati e particolari della storia del Metal. Un insieme di storie le quali hanno permesso ai Rhapsody di ritagliarsi uno spazio importante all'interno dell'ampio panorama Metal, consentendogli anche di varcare i confini italici, arrivando ad essere apprezzati anche (e forse più!) fuori dal proprio paese natio.

Warrior of Ice

Si parte subito alla grande con la canzone che ha dato inizio a tutto, con la canzone che ci presenta subito il prescelto della saga: da "LegendaryTales" del 1997 ecco "Warrior of Ice" (Guerriero di Ghiaccio). L'inizio è grandioso e pomposo in un modo che forse non si era mai sentito in quegli anni, è un tripudio di sinfonie e cori in sottofondo su cui però svetta la vibrante e potente voce di Fabio Lione nei panni del Guerriero. Le Terre Incantate sono in pericolo, ma ci penserà il Guerriero a fermare il Male, lui lo sa e mette subito in chiaro le cose: "Demons of abyss wait for my pride/ on wings of glory I'll fly brave and wild/ I'll stop your madness your thirst for blood/ to bring them peace where love must reign". La pomposità cede presto spazio ad un riff di Turilli, il quale ci lascia intendere che presto il brano si lascerà andare ad una cavalcata fomentante. Così è, un raro acuto di Lione dà il via a questa cavalcata mentre le sinfonie fanno da sfondo al tutto. Su ritmiche leggermente più lente Fabio ricomincia a cantare, anzi, a raccontare di come gli anziani avessero predetto la venuta del Male e di come il Guerriero sia stato scelto come salvatore, sembra che anche le forze della natura lo abbiano voluto! Il pre-chorus rallenta ancora di più il tiro e ci dona una perfetta sensazione di attesa, mentre Fabio è aiutato da sovraincisioni che rendono il momento più enfatico. Vediamo il Guerriero pronto a partire, acclamato da tutti e pronto a combattere per uno scopo superiore. Il ritornello è la naturale continuazione di ciò: le ritmiche tornano ad essere più sostenute e cori e sinfonie diventano più preponderanti per un risultato che ha davvero dell'eroico e a cui non si può restare indifferenti, soprattutto se pensiamo che all'epoca della sua uscita tutto questo rappresentava di fatto una novità. L'unico rimpianto è che questo momento sembra durare poco, vorremmo che il refrain durasse di più e poterlo cantare all'infinito. A dir la verità, non dobbiamo aspettare molto per riascoltarlo; invero, dopo una nuova strofa veloce in cui seguiamo le prime tappe del viaggio dell'eroe, e dopo un altro pre-chorus, riecco che dai grigi paesaggi del Nord emerge nuovamente il ritornello con tutta la sua carica gloriosa e positiva, capace di scioglie la neve, smuovere i ghiacciai, rendendoci partecipi nell'acclamazione al prescelto: "Mighty warrior for the legend ride again/ from the hills (for peace and love) to the sea of gold/ my land must be free". La cavalcata continua, adesso ancora più veloce poiché il nostro eroe è incoraggiato dalle acclamazioni delle genti che incontra sul suo cammino, tant'è che verso metà canzone lo sentiamo fare un invito coraggioso a chi combatterà insieme a lui. È un altro momento che trasuda gloria: le ritmiche diventano improvvisamente cadenzate e potenti, i fiati suonano gonfi e orgogliosi e gli epici cori pongono la proverbiale ciliegina sulla torta, rendendo il tutto ancora più prode e battagliero. Altrettanto improvvisamente però la baldanza si stempera e sentiamo soltanto la delicata voce di Fabio accompagnata da flauto e chitarra acustica, come se il Guerriero per un attimo avesse messo da parte la spavalderia e si fosse fermato a riflettere su quanto accadrà: i fiori della speranza fioriranno di nuovo... forse ci sarà bisogno di molti sacrifici, ma l'importante è che quel fine venga raggiunto. La consapevolezza di stare nel giusto riporta il brano verso lidi più solari ed ecco che, sempre su ritmiche piuttosto cadenzate, ritornano le sinfonie ed i cori per un nuovo invito a lasciare i castelli sicuri e combattere insieme l'oscura minaccia che incombe sulle terre libere, in nome della libertà. Dopodiché troviamo una sezione solistica squisitamente in bilico tra barocco e Metal in cui non può di certo mancare l'assolo di Turilli, in pieno stile Neoclassical, che dialoga con gli archi mentre il clavicembalo e le tastiere di Staropoli creano un'impalcatura mai invadente. Il primo pezzo della raccolta, e anche quello che ha dato il via alla saga, si chiude in bellezza con il portentoso ritornello che ormai è entrato nelle nostre teste e difficilmente se ne andrà.

Rage of the Winter (Symphonic Version)

Come seconda traccia troviamo un altro classico della prima ora proveniente anch'esso dal leggendario debutto: "Rage of the Winter (Symphonic Version)" (La Rabbia dell'Inverno). In questa raccolta, però, la traccia è leggermente diversa e lo capiamo subito dall'appellativo che segue il titolo, quel "Symphonic Version" che ci fa domandare come sia possibile creare una versione sinfonica di un brano composto da una band che già gioca molto con arrangiamenti sinfonici. Ogni dubbio è spazzato via in un attimo, grazie all'introduzione in cui gli strumenti ad arco sono affiancati da imponenti cori invece assenti nella versione originale; la quale risulta, ad onor del vero, molto più "asciutta" e meno pomposa di quest'ultima. Il coro è simile a quello introduttivo di una tragedia greca, in cui vengono riassunti i temi che verranno trattati e descritti i personaggi; capiamo d'esser posti d'innanzi alla seconda opzione, che però prende anche i tratti di una glorificazione: "Algalord fire burns in his veins/ Master of wisdom, master of faith/ Glorify his name!"Anche il prosieguo della canzone, dove riff, tastiere e batteria guidano la canzone verso ritmi più veloci e tipicamente Power, è più sinfonico rispetto alla versione originale; in sottofondo infatti possiamo percepire sinfonie corpose che accompagnano il tutto insieme alle tastiere, anch'esse ad un volume lievemente più alto. Un'altra sorpresa risulta insita nella prima strofa, più calma e lenta di quanto appena sentito. Dico sorpresa, perché ci accorgiamo del fatto che Fabio canta versi differenti da quelli che ricordavamo! Ebbene sì, la band per questa versione ha deciso di cambiare anche il testo, per motivi a me ignoti. Fatto sta che se nella versione originale c'era una descrizione molto poetica dell'inverno, qui il testo è più narrativo e descrittivo nei confronti della storia generale. La solarità del ritornello, con il suo incedere saltellante e circolare, caccia via ogni pensiero su questa nuova versione facendosi apprezzare senza troppi problemi, anche se pure qui la componente sinfonica è sicuramente maggiore rispetto alla versione del '97. Una breve sezione affidata ad archi e tastiere molto barocchi sembra voler simboleggiare la quiete di un tranquillo paesaggio innevato e, nello stesso tempo, fa da introduzione alla nuova strofa. Essa, come quella iniziale, è un'altra descrizione abbastanza quieta degli eventi che stanno avvenendo in delle Terre Incantate in fermento: "In the dark forest the march of black knights.../ Echoes of war cry from day until night/ The empire is calling the ride of the brave/ The Loregard warrior... the black demons' pain". Abbiamo dunque capito che l'affresco della natura viene accantonato anche qui in favore di versi meno poetici e più focalizzati sul Guerriero e la sua missione contro Akron. Il refrain però torna a farci visita, come il Sole che spunta ogni tanto da dietro le nuvole delle terre del Nord, e ci porta una sensazione di allegria non indifferente, che contrasta di molto con il titolo il quale farebbe invece pensare ad un inverno malvagio e arrabbiato. Ancora una volta gli archi barocchi fanno da ponte verso una nuova sezione in cui troviamo, a sorpresa, un brevissimo coro in cui il Guerriero invita Akron ad affrontarlo. La nuova sezione però è affidata  quasi interamente alla chitarra di Luca Turilli ed ai suoi sweep-picking, i quali sono coadiuvati da alcuni melodiosi e leggeri archi, assenti anch'essi nella versione originale. In realtà la sezione solistica è qui ridimensionata di molto e tagliata, sacrificando quindi alcune parti più cupe e aggressive che davvero potevano far pensare ad una gelida tormenta. In favore di ciò rispuntano altri cori che fanno ricominciare la canzone al suono di sinfonie, più la comparsa di un pianoforte, udibile qua e là. Come da copione ritroviamo anche il ritornello, seguito dagli archi barocchi che stavolta vanno a chiudere il brano in questa nuova veste sinfonica. Una versione per curiosi, sicuramente ben fatta, ma che non riuscirà mai a prendere il posto dell'originale e neanche ad avere la sua stessa magia. A riprova che l'aggiunta di cori e sinfonie in più non aumenta per forza l'enfasi di un brano.

Forest of Unicorns

Il Guerriero prosegue il suo viaggio insieme a noi, si ferma a sostare nella Foresta degli Unicorni. "Forest of Unicorns" proviene sempre da "LegendaryTales" ed è una bellissima canzone in cui esce fuori tutto il lato medievaleggiante dei Nostri. L'inizio è calmo e più rilassato che mai, siamo avvolti da alberi e cespugli, dal malinconico flauto di Manuel Staropoli che ci accompagna nella nostra passeggiata, mentre anche una chitarra acustica e leggerissime tastiere vengono ad arricchire la descrizione del paesaggio. In questo contesto si inserisce la dolce e bassa voce di Fabio Lione, nei panni di un Guerriero in cerca di pace e tranquillità dopo una cavalcata velocissima e stancante. Ciò che si para innanzi ai suoi occhi è un luogo bucolico in cui riposare in questi tempi bui, un luogo per cui vale la pena combattere in quanto è l'espressione del lato più bello della natura: "Run holy beloved horse/ on this peaceful day/ through these valleys kissed by light/ where peace is so rare". Nella seconda strofa la voce di Lione si fa più piena e alta, il lato drammatico pare prendere il sopravvento, ma ecco che giunge improvvisamente il ritornello! La quiete viene spezzata da suoni gioiosi e solari, la natura si risveglia e mostra tutta la sua vitalità: il tin whistle suona melodie frizzanti e agili, il tamburello tiene un ritmo quasi danzante e Fabio è affiancato da una voce femminile che rende il momento ancora più tridimensionale e piacevole. Nuovamente la luce si spegne, la natura si richiude in sé stessa e gli animali tornano a nascondersi mentre una nuvola nera copre il Sole. O forse sono proprio i pensieri del Guerriero a tornare malinconici e drammatici insieme alla musica: egli è comunque affascinato da ciò che lo circonda, ma capisce che tutta questa bellezza deve essere preservata dall'invasione del Male, bisogna combattere per essa oppure non ne resterà niente: "We must have all their valour/ to efendi these lands/ or the sun in these valleys/ will not shine again". La natura però non se ne sta a guardare e, sempre insieme alla musica, torna all'esplosione di positività del ritornello e le sue melodie saltellanti che cacciano via ogni pensiero pessimistico riguardo il futuro, ridando vitalità al Guerriero, il quale può godersi appieno la Foresta degli Unicorni e soprattutto godere del fatto che essa è ancora un posto intoccato dal Male, un posto pieno di amore e meraviglie non scottato dalla guerra. E così alcune ripetizioni del ritornello ci guidano saltellando, a suon di flauti e tamburelli, verso il finale del pezzo, quando il Guerriero può finalmente riposare in pace.

Land of Immortals

Siamo ancora nel '97 con il super classico "Land of Immortals" (Terra degli Immortali) in versione "Remix". Già dal riff iniziale, infatti, sentiamo che il suono è lievemente diverso, un po' più limpido, ed abbiamo la conferma quando entrano in campo anche Fabio e tutti gli altri strumenti; tutti pronti a narrare le gesta del Guerriero, i suoi pensieri e i luoghi in cui passa. Il ritornello, sicuramente tra i più famosi della carriera della band, è uno di quelli che subito entrano in testa e subito chiedono di essere cantati; inoltre, in questa versione si possono anche apprezzare dei cori in sottofondo ad un volume più alto, che rendono il tutto più profondo, eroico e anche pomposo: "Land of immortals I wait for my day/ to reach the wisdom of your skies/ Land of immortals you must belong to me/ from here to eternity". Dopodiché le sinfonie d'archi campionati ci ritrasportano verso le ritmiche veloci poste anche ad inizio canzone, in cui possiamo apprezzare una batteria inarrestabile (che sembra imitare il galoppo del Guerriero) più dei riff a sostegno particolarmente serrati e veloci da parte di Turilli, per non parlare ovviamente della teatrale voce di Lione. Proprio il cantante ci svela un punto importante: il Guerriero è in cerca delle chiavi che gli permetteranno di trovare la famosa Spada di Smeraldo ed ora ha bisogno di trovare la seconda, anche se non sarà un'impresa facile: "And between Elgard's hills near the ancient ruins of Kron/ you will face the trick of the old dwarf/ To obtain the second key you have to cross the bloody sea/ where the thirst of Tharos never ends". Ovviamente il figlio del Nord non si lascia abbattere da queste informazioni e continua coraggiosamente la sua quest mentre noi lo seguiamo cantando il ritornello, che poi è in prima persona; quindi, ripetiamo le stesse parole dette dall'eroe. Dopo quest'altra ripetizione del ritornello rispunta il riff iniziale che fa rallentare di poco la canzone e fa anche da introduzione alla pregevole parte solistica che seguirà. Una sezione in cui il concetto di Neoclassical Metal viene seguito alla perfezione e portato a livelli davvero alti. Tra sweep-picking, tastiere barocche, accelerazioni e rallentamenti c'è però anche il tempo per una nuova strofa molto calma, quasi da ballata, in cui Fabio sfoggia tutta la sua bravura ed espressività con note basse ma decisamente piene e vibranti. Non c'è tempo da perdere però, riecco infatti che riparte la sezione solistica con un bel duello virtuosistico tra le tastiere di Staropoli e la chitarra di Turilli, che a gran velocità ci guida verso l'ultima ripetizione del gran bel ritornello il quale, vi ricordo, in questa versione suona un po' più pomposo. Un remix, questo, davvero ben fatto in quanto non snatura la versione originale ed anzi, le dona una certa profondità in più grazie a dei suoni più puliti, limpidi e profondi.

Emerald Sword

Facciamo ora un volo, in groppa ad un drago ovviamente, verso l'album della consacrazione, ovvero quel "Symphony of Enchanted Lands" che svelò ancora di più tutte le migliori carte del gruppo italiano. La prima rappresentante di quell'album è la sempiterna "Emerald Sword" (La Spada di Smeraldo). La si può ascoltare centinaia di volte, ma ogni volta che parte il riff iniziale con conseguente accelerazione non si può che restare estasiati e travolti dal turbinio di note e cori che si va a creare. Solo le delicate e barocche tastiere di Staropoli vengono a placare la situazione con un breve ed elegante stacco sinfonico che comunque serve da trampolino per un'altra accelerazione la quale vedrà l'entrata in scena anche del cantante. La prima strofa è incalzante, raffinata ma nello stesso tempo, grazie ad una sezione ritmica rocciosa e precisa, potente ed arrembante. Il Guerriero a questo punto della storia è ancora impegnato con la sua quest, ed ora si trova davanti ad un altare che al suo interno cela un segreto. Gli ultimi due versi della strofa portano un rallentamento ed un innalzamento dei toni, tutto si fa più glorioso e maestoso, sembra che stia per arrivare il ritornello ma non è così, è soltanto una "finta" che però ci lascia ancora più curiosi. In ogni caso vediamo come il Guerriero sia ancora pieno di energie e volontà: "?On the way to the glory I'll honour my sword/ to serve right ideals and justice for all". Il brano riparte con ritmiche velocissime guidato dalla bellissima voce di Fabio Lione che, anche qui, dà vita ad un innalzamento negli ultimi due versi, i quali stavolta fungono da vero e proprio pre-chorus. Il ritornello infatti arriva, lo attendevamo, e quando giunge alziamo le nostre spade immaginarie al cielo, sperando come segno di acclamazione per l'eroe delle Terre Incantate, il salvatore, il prescelto, colui su cui poggia il destino di tutti e che canta impavidamente, circondato da sinfonie, linee vocali ariose e backingvocals: "For the king for the land for the mountains/for the green valleys where dragons fly/for the glory the power to win the black lord/I will search for the emerald sword". Sinfonie magniloquenti si legano a questo momento glorioso e irradiano di luce ogni cosa, a questo punto il Guerriero sembra davvero inarrestabile ed invincibile. Come se non bastasse, poi, le ritmiche si fanno nuovamente veloci ed arrembanti, proprio a testimoniare questa inarrestabilità. La 6-corde Turilli invece si inserisce su ritmiche lievemente più lente che permettono al virtuoso di tessere un assolo molto melodico, in verità privo di troppi virtuosismi, che viene voglia di fischiettare o di intonare, come poi succede davvero durante i concerti. Senza ulteriori indugi la canzone riparte a grandi velocità e con altri versi gloriosi: "?Yes, I'm that warrior I follone my way/ led by the force of cosmic soul I can reach the sword..." Come da copione anche quest'ultima strofa ingloba anche il pre-chorus, il quale, a sua volta dà il via al melodico e disteso ritornello tutto da cantare. Con questo siamo giunti alla fine di un pezzo che non poteva assolutamente mancare in una raccolta del genere e che non dovrebbe mai mancare, neanche se si parlasse di Power in generale.

Wisdom of the Kings

Con "Wisdom of the Kings" (La Saggezza dei Re) siamo davanti ad un altro grande classico dei nostri per il quale fu girato anche un videoclip. L'introduzione acustica, soffusa e dolce, affidata soprattutto al flauto, è spazzata via dall'improvvisa esplosione di fiati campionati i quali donano immediatamente tutta un'altra atmosfera al brano. In effetti, il pezzo si lascia andare ad una velocissima cavalcata in doppia cassa in cui possiamo apprezzare anche dei bei cori epici in sottofondo. Dopo l'accelerazione, però, troviamo un rallentamento che rende la canzone cadenzata e più calma, grazie anche ad un violoncello che dà manforte alla voce di Fabio, evocativa come sempre. Il Guerriero è in un buon momento e qui, nella seconda strofa, possiamo testimoniare un ennesimo traguardo della sua quest: "A new dimension I have to face beyond the gates/ I can not believe on what now I see/ when the two demons awake from the sleep". Dopodiché inizia uno dei famosi stacchi barocchi della band, che in questo caso serve come introduzione per il ritornello, il quale risulta davvero accattivante. Con il refrain la batteria torna ad essere velocissima e le tastiere più presenti, così come tornano anche i cori in sottofondo a dare corposità e vigore ad un momento davvero bello ed emozionante, da cui esce fuori ancora una volta il lato più solare e positivo della band nostrana. Questa solarità si mantiene anche nella lunga parte centrale della canzone, che arriva abbastanza presto e a sorpresa ed è totalmente strumentale: su delle ritmiche medio-veloci Luca Turilli infatti gioca a rincorrersi con gli archi per un effetto che, come già detto, non fa che confermare la positività del tutto e ci immerge in un mondo in cui la lotta contro il Male sembra aver preso una piega più che favorevole! Dopo questa sezione solistica la canzone ricomincia con le stesse coordinate dell'inizio e continuando quindi a seguire le azioni del nostro eroe che ormai è sempre più vicino alla famosa Spada, ed è pronto ad usarla per aiutare tutti i re delle Terre Incantate: "?Now it's time to go to the mighty sword/ it's time to follow the kings holy call". Come da copione ritroviamo quindi il breve intermezzo barocco ed il conseguente ritornello veloce che sentiamo soltanto per la seconda volta ma che è già nelle nostre teste. Una seconda ripetizione non fa che imprimercelo ancora di più nella nostra memoria, e ora che lo conosciamo benissimo la canzone termina lasciandoci pieni di ottimismo.

Wings of Destiny

Tempo di ballata con l'emozionante "Wings of Destiny" (Ali del Destino). Un pianoforte ci immerge subito in un'atmosfera malinconica e crepuscolare che ci fa pensare di volare in mezzo alle nuvole rilassatamente sulle ali di un drago, magari sul drago Tharos, mentre sotto di noi possiamo vedere le Terre Incantate ed i danni causati da Akron. Il Guerriero, impersonato da un Fabio davvero delicato ed espressivo, vede la distruzione dall'alto e pensa che è proprio per contrastarla che deve combattere, deve farlo per la sua amata natura, come testimonia la prima strofa: "Day has gone but I'm still here with you/ my sweet rose my green hills/belve sea, lakes and sky/belve mother earth". Nella seconda strofa ad affiancare il piano troviamo anche la batteria, la quale non è troppo invadente e si limita a tenere un ritmo comunque pacato che ben si sposa con l'umore generale. La voce di Fabio è qui meno sussurrata di prima, ma resta in ogni caso molto delicata e carezzevole: ci sentiamo trasportati in mezzo alle nuvole mentre sotto di noi scorrono paesaggi incontaminati e ancora non toccati dal Male, vorremmo chiudere gli occhi... l'esplosione del ritornello però non ce lo permette: gli elementi che lo compongono sono gli stessi delle prime strofe, quindi basso, batteria e voce, ai quali però si aggiunge un basso che dà un po' di corposità in più ad un momento reso particolarmente enfatico dallo stesso Fabio Lione che ora può lasciarsi andare a note più alte e piene. Ad un certo punto siamo al di sopra delle nuvole, al di sopra di tutto con soltanto il Sole a farci compagnia mentre ci allontaniamo verso orizzonti lontani: "On wings of destiny/ through virgin skies/ to far horizons I will fly". Un breve assolo di flauto rende il tutto ancora più atmosferico ed emozionante ed il pianoforte continua ad essere il vero strumento portante. Insieme ovviamente al mai troppo lodato Fabio che nella nuova strofa, simile alla seconda ma più breve, fa ancora una volta emergere note più piene e vibranti rispetto a quelle quasi sussurrate dell'inizio. La sua vibrante voce ci guida dunque verso il ritornello che suona sempre come un'esplosione di vitalità, seppure abbia un retrogusto malinconico; questo è molto probabilmente dovuto al testo molto poetico, positivo ed incentrato sulla natura ed i suoi effetti benefici, per non parlare del volare lontano, il quale è uno dei temi centrali di tutto il Power se andiamo a ben vedere. Insomma, una ballata molto semplice e malinconica che però nasconde un'anima tutt'altro che sommessa; ecco, si potrebbe benissimo affermare che è un pezzo sognante. Una coda affidata ai flauti comincia a farci riscendere a terra: ora siamo rilassati e sereni, pronti per proseguire con un altro pezzone estratto da "Symphony?"

Riding the Winds of Eternity

È infatti con "Riding the Winds of Eternity" (Cavalcando i Venti dell'Eternità) che andiamo avanti. Questa versione però è stata editata e privata del rumore dei venti che invece introducevano la versione originale. Qui sono direttamente le sognanti e maestose sinfonie e polifonie a darci il benvenuto, le quali spalancano in maniera magistrale un ben definito paesaggio davanti ai nostri occhi... ma in un attimo veniamo colpiti dalle alte velocità che sopraggiungono. I riff sono serrati e veloci, la doppia cassa è inarrestabile, le tastiere avvolgono il tutto. La voce di Fabio è solare e potente, fa proprio sembrare che il Guerriero abbia la situazione in mano, tanto da poter sperare nell'aiuto dei venti, potenti motori della natura: "Wise and mighty you are force of the earth/ Fierce becomes the sea at your command/ Winds of the south winds of the north/ let me hear your call/ Blow on my heart filling my soul/ give me the force of the storm". La strofa che segue si pone sulle stesse coordinate della precedente, guidata quindi dallo stesso vento che ora fa vibrare le grandi ali del drago Tharos, e sono ancora le sensazioni positive a dominare: il Male sembra lontano, Akron è un problema che può aspettare... la natura ci riserva degli spettacoli che non fanno pensare a nient'altro! Nel ritornello però abbiamo un apparente rallentamento che permette a Fabio di destreggiarsi con note più ariose e distese, le quali sembrano espandersi nell'aria come un calmo e caldo vento d'estate. In tutto questo la doppia cassa continua però ad essere molto presente, così come le tastiere. Nella sezione centrale sono proprio le tastiere a mostrare il loro lato migliore, prima sotto forma di organo, poi di pianoforte coadiuvato da altre leggere sinfonie in sottofondo che continuano ad avvolgere ogni cosa anche quando Luca Turilli permette alla sua 6-corde di lasciarsi andare ad un assolo particolarmente melodico che poco spazio lascia ai famosi virtuosismi Neoclassical, restando quindi in tema con le sensazioni generali che questo brano ci dà, ovvero: spensieratezza, leggerezza e voglia di volare sospinti dal vento. Il ritornello è molto probabilmente l'apice di tutto questo, con il suo incedere sì maestoso e potente ma anche leggiadro e disteso, che dà vita ad uno dei contrasti più frequenti di tutta la saga, ossia lo scontro interiore tra l'amore per la natura (e la voglia di contemplarla) e la spinta guerriera che spinge il figlio del nord a combattere il Male: "Riding the holy winds, winds of eternity/ I'll fight you forever nightmares sons".

Dawn of Victory

Si chiude quindi la parentesi dedicata a "Symphony?" e possiamo passare tranquillamente all'album "Dawn of Victory" (2000) che non può che presentarsi al meglio con la title-track (L'Alba della Vittoria). In questa versione, in aggiunta, troviamo dei timpani nei primi secondi, che però lasciano subito spazio all'eccitante riff che tutti conosciamo. A dirla tutta posizionare quei timpani è stato abbastanza inutile, visto che si possono sentire per soli 2 secondi. In ogni caso, il riff, le sinfonie sfavillanti e le ritmiche velocissime ci immergono in un campo di battaglia: nell'album precedente il Guerriero era riuscito finalmente a trovare la famosa Spada di Smeraldo, la quale ora è in suo possesso e gli permette di fare stragi sui campi di battaglia mentre i popoli lo invocano. Già, la guerra è ovunque, ormai: Akron è sempre più potente e sempre più deciso a conquistare tutto. È anche aiutato dal suo fidato Dargor, il quale è presente proprio in questa battaglia che andiamo a trattare: "Fire is raging on the battlefield/ while Arwald is fighting the war of the kings/ the army of Dargor, the thunder, the storm/ so people are calling the brave and his sword/ no time left to save the wise throne!" La canzone prosegue ancora veloce ed arrembante, il sangue è intorno a noi, i corpi vengono dilaniati dalla Spada del Guerriero, il quale sfrutta l'occasione per vendicare il drago Tharos (morto nell'album precedente). Il ritornello ci porta all'apoteosi totale; le truppe del Bene sono eccitate e con il morale alto, una vittoria importante sembra essere vicina. Ecco quindi che dai riff serrati e dal tappeto di doppia cassa emerge il ritornello corale in tutta la sua maestosità ed orecchiabilità, aiutato poi dal fatto che ci sono anche due parole cantante in italiano (all'epoca fu la prima volta per la band): "For Ancelot/ the ancient cross of war/ for the holy town of gods/ Gloria, Gloria perpetua/ in this dawn of victory". Il ritornello ci ha presentato dei brevi momenti più cadenzati, quasi marziali, ma basta poco per tornare al riff principale e alle alte velocità di inizio pezzo. Il Guerriero è assetato di vendetta e si lascia andare a corse sfrenate e ad uccisioni senza fine; tutti lo vedono con la sua armatura lucente e con la Spada di Smeraldo in mano, in piedi sopra i cadaveri nemici. Sono proprio visioni come questa che spingono le truppe ad intonare nuovamente il ritornello: gloria perpetua per Ancelot, una delle città più importanti delle Terre Incantate ed una di quelle da difendere ad ogni costo. L'assolo virtuoso, uno dei più famosi di Turilli, conferma questo momento di estasi guerriera e ovviamente le tastiere non restano a guardare, essendo sempre presenti in sottofondo. Le stesse tastiere si fanno sentire di più nella nuova strofa, meno serrata ma più distesa e melodica delle precedenti, la quale ci lascia comunque con delle sensazioni positive e gloriose che, ovviamente, si trasportano anche nel ritornello. I cori del refrain ci accompagnano per l'ultima volta in mezzo al campo di battaglia, la canzone è finita ed una grande vittoria è stata ottenuta.

Holy Thunderforce (Remix)

Siamo ancora nel bel mezzo di una battaglia con "Holy Thunderforce (Remix)" (La Sacra Forza Del Tuono). Anche qui la canzone viene presentata sotto una veste leggermente differente dall'originale: la cavalcata iniziale infatti non è arricchita dai cori sacri che invece ci aspettavamo, e suona quindi più asciutta, in un certo modo più dura. Dopo la cavalcata in pieno stile Power, priva però delle solite straripanti sinfonie, si vira verso un sound più roccioso e cadenzato, scandito da precisi e puntuali colpi di batteria. Fabio interpreta ancora una volta un Guerriero indiavolato e assetato di sangue, pronto a mozzare tutte le teste che gli si parano davanti: "?Go back to your abyss, Algalord will not fall/ but your heads will soon roll/ Test the blade of heroes, fury of the thunder/ hit my golden shield". Sembra che stiamo assistendo ai primi istanti precedenti uno scontro, quando i due schieramenti, messi uno di fronte all'altro, si insultano a vicenda cercando di spaventare l'avversario in qualche modo. Con il ritornello però gli eserciti avanzano l'uno contro l'altro a gran velocità, gridando e roteando armi! Lo stile del ritornello, battagliero e happy in un modo che è tipicamente Rhapsody, ci lascia proprio questa sensazione: il Guerriero guida un manipolo di uomini contro le orrende forze del Male ed è contento di farlo, poiché è la cosa giusta da fare e gli sta anche riuscendo particolarmente bene! Dopo la grandissima energia del refrain il brano torna ad essere cadenzato e scandito dalla batteria (che all'epoca dell'album era affidata ad un certo Thunderforce) e da un Fabio Lione che suona potente e melodico nello stesso tempo. Sembra che lo scontro sia terminato e i due schieramenti si siano nuovamente rimessi uno di fronte l'altro, nuovamente pronti ad insultarsi a vicendaprima di dare ancora inizio ad una nuova fulminea battaglia. Battaglia che ovviamente non tarda ad arrivare e viene introdotta sempre dal frizzante, catchy e quasi giocoso ritornello: "So we'llfightagainst the wind for the glory of the kings/ to defeat the evil enemies/ And we'll ride with our lord for the power and the throne/ in the name of holy thunderforce". Dopodiché, come per sottolineare che lo scontro si protrarrà ancora per molto, inizia la gran bella sezione solistica affidata al duo Turilli-Staropoli, i quali sembrano proprio duellare a colpi di cascate di note e di assoli virtuosistici. Un momento molto eccitante che però riporta la canzone all'inizio, in quanto ritroviamo proprio la prima strofa che, puntualmente, si lascia presto andare al ritornello e le sue ripetizioni finali che ci guidano verso gli ultimi momenti della canzone. Un grande classico anche questo, che purtroppo ha subito un remix in cui però di remix c'è davvero poco: sono solamente stati tolti un paio di cori, niente di che alla fin fine, tanto valeva lasciare l'originale, oppure realizzare una riproposizione più corposa che avrebbe potuto incuriosire un po' di più.

The Village Of Dwarves

Siamo ancora nel 2000 con "The Village Of Dwarves" (Il Villaggio Dei Nani), un altro grande classico. L'inizio, tra cinguettii distanti, il flauto e la malinconica voce di Constanze Backers, ci trae in inganno: pensiamo subito ad un pezzo triste e drammatico, una ballata magari, ma ormai conosciamo bene la canzone e sappiamo che si evolverà in un brano tutt'altro che triste. Le tastiere di Staropoli infatti, a mo' di cornamusa, gettano luce sul tutto e accompagnano un mid-tempo roccioso che si stempera verso lidi tipicamente medievaleggianti soltanto quando entra in gioco Fabio Lione con la sua voce delicata. Le strofe sono molto brevi e tutta la canzone giocherà proprio con la semplice alternanza tra strofa breve e ritornello. In questo episodio si narra della sosta del Guerriero nel villaggio dei nani e di come si diletti insieme ai suoi compagni intorno al fuoco, tra danze e storie da raccontare, come ci narra il ritornello, il quale è molto solare ed accattivante, catchy e più energico delle strofe: "The dance for fire and wind/ and the stories about old kings/ are pleasing our brave lords/ down in the village of dwarves". Riecco però che, come accennato, ritorna la strofa delicata guidata da tinwhistle e tamburello. Al falò si uniscono anche gli Elfi con le loro canzoni, tutti sono contenti e con il morale alto; d'altronde "Dawn of Victory" è l'album in cui il Bene sembra cominciare a sconfiggere Akron e Dargor, inoltre il Guerriero di Ghiaccio miete vittime a destra e sinistra con la sua Spada di Smeraldo. Tutto va per il verso giusto insomma, quindi che si festeggi! Puntualmente infatti veniamo nuovamente avvolti dalle melodie danzerecce del ritornello, il quale riporta in superficie anche batteria e chitarre. Chi conosce l'album in questione, però, sa anche che la positività iniziale viene spazzata via nel giro di poche canzoni per un epilogo tragico. In questo momento, a quest'altezza degli eventi, eravamo ancora vicini alla vittoria... ma i Rhapsody gettano lì un inquietante indizio: "The eagle's eye is hiding something tragic/ but in this night the red wine rules in me". C'è qualcosa nell'aria, l'aquila lo sa, bisognerebbe studiare bene questa specie di messaggio... ma ora è solo tempo di festa e di celebrazioni! Il brano prosegue per un altro po' riproponendo la stessa alternanza strofa-ritornello, salvo proporre una sezione strumentale poco dopo il centro, a tratti felice a tratti atmosferica e magica, la quale ci immerge totalmente nel contesto Fantasy. Dopodiché si prosegue verso la fine sempre con il ritornello, leggermente diverso stavolta e con parole diverse, tutte indirizzate ad una nuova battaglia. Si torna a combattere!

Rain Of A Thousand Flames

Si prosegue con l'unica traccia dall'EP del 2001, ovvero la fantastica title-track "Rain Of A Thousand Flames" (Pioggia di Mille Fiamme). I primissimi secondi sono affidati a dei cori sacri che ci lasciano un messaggio oscuro: "Dies irae/ regna nell'oscurità". È solo un attimo però, perché veniamo subito investiti da ritmiche e riff nervosi i quali sembrano portare in vita la pioggia di mille fiamme che cade sulle nostre teste. Le ritmiche si cominciano ad ordinare e parte così una cavalcata Power velocissima ed arrembante con una batteria indiavolata, riff serratissimi ed onnipresenti sinfonie in sottofondo. Fabio anche suona leggermente più aggressivo del solito, ma la sua prova è mitigata dai cori che invece hanno un piglio decisamente più solare. Con il pre-chorus i ritmi decelerano lievemente ed i cori si fanno più corposi ed ariosi, ma è solo con il ritornello che raggiungiamo l'apoteosi. Nel refrain, infatti, sono proprio i cori a dominare, essi sono pieni di vita ed energia, sono accattivanti e nello stesso tempo gloriosi. La batteria dapprima si limita a scandire un ritmo lento e deciso, ma dopo si lascia nuovamente andare alla classica cavalcata. I virtuosismi di Turilli ci guidano verso la nuova arrembante strofa, la quale ci descrive uno scenario terribile: "Silent cries of virgins/ touch the heart of night/ Raped by the demons under painful sights/ Sperm and blood and terror, chaos in my head/ Is the law of evil triumph for the damned". È bene ricordare che in quell'EP venivano narrate vicende parallele alla Emerald Sword Saga, vicende legate per lo più ad Akron ed ai suoi misfatti compiuti una volta entrato in possesso della suddetta spada. Il Male sta trionfando! La pioggia continua a cadere incessantemente mentre pre-chorus e chorus rifanno la loro comparsa in tutta la loro fiammeggiante beltà. Dopodiché troviamo una breve narrazione del personaggio Aresius, il quale non fa che confermare il momento terribile che le Terre Incantate stanno vivendo: Akron possiede la Spada di Smeraldo e la userà per fare tutto il male possibile, ma soprattutto per risvegliare la Regina degli Orizzonti Oscuri. Il brano è ancora velocissimo e Fabio Lione ricomincia a cantare avvolto da cori mascolini, canta del lamento degli eroi e forse anche del Guerriero, stravolto dopo gli eventi narrati in "Dawn...": "Lament of heroes reach the deep skies/ Fill the wide cosmos and free my pain.../ my pain!" Sempre all'insegna della repentinità troviamo anche gli assoli di Staropoli e Turilli che ci fanno nuovamente strada verso l'arioso e bellissimo ritornello a cui è davvero impossibile resistere! Dopo di esso però il brano termina come era iniziato, ovvero con i cori sacri che ripetono: "Dies irae/ regna nell'oscurità".

Knightrider of Doom

Dopo la breve visita a "Rain of a Thousand Flames" giunge il momento di passare all'album che chiude la Emerald Sword Saga, ovvero "Power of the Dragonflame" (2002). Il modo migliori per presentarsi è ovviamente con l'opener del suddetto album: "Knightrider of Doom" (Cavaliere del Destino). Gli archi propongono una melodia veloce, drammatica e quasi nervosa, che ben si sposa con il serratissimo riff di Turilli, raramente così tagliente ed aggressivo. Tutto serve per aprire per bene il sipario e favorire una bella cavalcata Power guidata dalla possente batteria di Oliver Holzwarth (all'epoca da poco nella band) e dalla pulita e soave voce di Fabio Lione che si trova nuovamente nei panni di un Guerriero devastato fisicamente e psicologicamente che vede davanti a sé la forza del Male. I morti invadono il mondo dei vivi guidati da Akron ed i suoi alleati. Bisogna fare qualcosa. Il pre-chorusnon si lascia attendere molto infatti, con i suoi enfatici versi alternanti inglese ed italiano, cori e voce solista. La cavalcata si interrompe per permettere al ritornello di esprimersi al meglio, ed infatti lo fa con magniloquenti e battaglieri cori che ci dimostrano quanto il Guerriero, dopo gli eventi di "Dawn?" sia deciso a riprendere in mano la situazione e tornare a combattere con raziocinio ritrovato. La seconda parte del refrain è ancora più arrembante e magniloquente, aiutata in questo dalla batteria che riporta il brano su ritmiche veloci e fomentanti. Il testo però resta lo stesso ed è da cantare con il braccio al cielo: "In this blooddawn/ I will wash my soul/ to call the spirit of vengeance/ to deny my wisdom for anger/ to break the scream of the silent fool/ to be a knightrider of doom". La cavalcata continua, così come il Guerriero si rimette in sella pronto per tornare in campo. C'è davvero bisogno di lui, visto che Akron ha risvegliato la Regina degli Orizzonti Oscuri e le città delle Terre Incantate cadono sotto gli assedi delle forze del Male. Gli eroi di ogni dove si mettono in marcia, sono gli dèi a volerlo: "The rites of the unborn the dragon ship's fall/ the waves of my ocean the twins' holy call/ The march of the heroes the call of the gods/ after the rituals on the silent shore". Le visioni di morte e distruzione farebbero arretrare chiunque, ma non il Guerriero, il quale ci comunica, tramite pre-chorus e ritornello, che è tempo di combattere. Così veniamo nuovamente travolti dalla potenza del refrain e dei suoi cori, i quali invitano l'ascoltatore a cantare e a partecipare alla lotta cosmica. L'assolo di Turilli contrasta quasi con tutto lo spirito inarrestabile ed energico del pezzo, essendo infatti molto melodico e cantabile, non troppo veloce e anche privo di troppi virtuosismi, soprattutto nella prima parte. Verso la fine però la 6-corde di Luca sforna vari sweep-picking che, aiutati dalle tastiere, ci ritrascinano ai piedi del Guerriero e del suo canto liberatorio ed eroico sotto forma di ritornello. È proprio quest'ultima ripetizione del refrain che pone fine a questo potente ed eccitante brano.

March of the Swordmaster

Ancora da "Power of the Dragonflame" ecco "March of the Swordmaster" (La Marcia Dello Spadaccino). La melodia di violino iniziale è ripresa dal brano "Tourdion"di Pierre Attaingnant, composto addirittura nel XVI secolo. Un inizio spensierato dunque, dalle tinte rinascimentali, che però in un attimo si trasforma in un mid-tempo roccioso e fiero, come sottolinea anche la voce aggressiva di Fabio. La canzone quindi si assesta su ritmiche cadenzate e precise che vogliono quasi simboleggiare una pausa tra le tante battaglie combattute. In realtà il Guerriero pensa sempre al combattimento, ora che è tornato è deciso ad andare fino in fondo, e come un condottiero vero e proprio sprona i soldati che lo seguono: "Along the river of bloody tears/ the mighty steel shining in my hands/ we march and honorour brothers/ victims of Kron's evil plan". Le sinfonie in sottofondo sono molto leggere, per niente invasive e lasciano in risalto le chitarre. Sono tempi duri, Akron è sempre più vicino ad Algalord: deve essere fermato! È così che a gran voce si innalza il famoso pre-chorus fatto di dure e fomentate backing vocals, che dialogano con Fabio, invocanti il Guerriero stesso e la sua marcia verso la battaglia che verrà. Il ritornello riprende la melodia rinascimentale dell'inizio, il violino anche è di nuovo qui, ma stavolta è aiutato dai cori che rendono il tutto decisamente più epico e battagliero, e non potrebbe essere altrimenti ovviamente: il nostro eroe è sempre più acclamato ed è sempre più anche un condottiero, l'esplosiva solarità del ritornello testimonia l'ottimismo che vige tra le truppe e tra le popolazioni in guerra. Il brano ritorna ad essere un mid-tempo nelle due strofe seguenti, così come la narrazione torna ad essere appannaggio del Guerriero, il quale, mentre cavalca lentamente attraverso lande desolate e martoriate dalla guerra, racconta ai suoi uomini di come le forze del Male abbiano risvegliato la terribile Regina? Non glielo dice per mettergli paura, anzi, è un modo per incoraggiarli a combattere ancora più spietatamente: sarà una prova mortale, verrà testato il loro coraggio. I soldati non si scompongono, le ritmiche della canzone restano saldamente sui ritmi medi che poi sfoceranno nel pre-choruse nelle sue acclamazioni, fatte proprio dalla truppa. Non c'è paura nelle loro voci, solo voglia di combattere e di seguire lo spadaccino del Nord, come possiamo sentire nuovamente nell'entusiasmante ritornello composto da versi che scorrono via come fossero uno scioglilingua: "Into the ray of the sun/ march our hero hunting the dark lord/ reborn from the blood of his god/ his god the warmaster Kron/ ride for the fall of his power/ fighting the storm, the roar of the thunder/ ally of the sun and the moon/ great sword master rule!" L'assolo di Turilli si inserisce direttamente nel solco lasciato dal refrain, riprendendo anch'esso la melodia portante di Attaingnant ma arricchendola con qualche virtuosismo di scuola Neoclassical Metal. Dopodiché proseguiamo sempre di più verso in finale: da questo momento infatti ci sono soltanto ripetizioni del ritornello, le quali ci dimostrano ancora una volta quanto il Guerriero sia apprezzato dai suoi seguaci, e quanto essi stessi credano nella causa. Le ultime tre parole della canzone però sono le stesse tre che l'hanno aperta, ovvero: "Ride, Die, Sacrifice". Un concetto chiarissimo e parecchio esplicativo, soprattutto per chi sa come è andata a finire la saga.

Power of the Dragonflame

La penultima traccia è proprio "Power of the Dragonflame" (Il Potere della Fiamma del Drago), la quale ci dimostra nuovamente il lato più potente, veloce ed arrembante dei Rhapsody. Il riff iniziale già di per sé fa presagire un'esplosione di velocità ed è più tagliente del solito. L'esplosione di velocità arriva dopo non molto, guidata dalla  doppia cassa di Holzwarth e dalla voce di Lione che, con poche parole, arricchisce questa partenza. Il vero inizio, con la prima strofa, non è molto diverso dall'introduzione: troviamo ancora riff serratissimi a velocità davvero elevate, una batteria molto potente e precisa e sinfonie avvolgenti che però ci danno una sensazione di pericolo e minaccia. La voce di Fabio si adatta a questo contesto e suona lievemente più sporca del solito, d'altronde la guerra è sporca, e qui siamo in piena guerra: "Ruins of ancient wisdom closing now my darkest lonely eye/ god is dead in Thorald and in Elnor's rhyme/ Mutilated bodies are now carved in ancient holy stone/ tragic decoration of unholy wars". Le città di Thorald e Elnor sono cadute, tant'è che già cominciano ad essere decorate con i segni dei vincitori? Non è ancora il momento di disperare però! Ecco infatti che una nuova strofa molto happy si fa strada tra le macerie ridonandoci speranza e positività. Sentimenti difficili da mantenere in un contesto come questo, ed ecco infatti che ritornano i serratissimi riff di Turillie l'arrembante cavalcata può proseguire. Il Guerriero chiede l'aiuto della natura e delle creature che la abitano, tutti devono fare la loro parte, tutti vengono chiamati in causa per sconfiggere Akron. Per sottolineare il momento di riscossa riecco apparire la strofa  happy di prima, la quale si lega direttamente al ritornello. Il ritornello propone un drastico cambio di tempo e di umore: le ritmiche rallentano (anche se la batteria resta comunque veloce in sottofondo), le sinfonie si fanno più ariose e presenti, così come le linee vocali di Fabio e dei cori sono decisamente più distese, eroiche ed ariose esse stesse. È un momento di gloria e maestosità in cui possiamo sentire tutti i popoli liberi cantare ed invocare il potere della fiamma del drago: "From the silent hill we scream loud your name/ mighty power of the dragonflame/ from the mountain sproud and strong/ we call our dragonlord". La cavalcata però riparte senza troppi indugi, i popoli liberi ed i loro eserciti sono pronti per combattere, e noi sentiamo tutto il fermento. Il fermento viene poi incanalato nella 6-corde di Turilli, il quale ci delizia con un gran bell'assolo Neoclassical particolarmente solare, il quale, a sua volta, incanala la positività verso una strofa completamente in italiano in cui possiamo sentire molto bene anche le veloci tastiere di Staropoli che continuano a suonare anche sotto al pre-chorus happy. L'arioso refrain rispunta da questo turbinio di ritmiche veloci e gioia e riporta il brano verso lidi più ariosi e maestosi che vanno poi a chiudere definitivamente la canzone, e lo fanno benissimo al suoni di squillanti fiati.

Lamento Eroico

La fine della raccolta non poteva che essere affidata ad un pezzo come "Lamento Eroico", che si pone come degna chiusura e della raccolta e della saga, anche se su "Power?" la fine di tutto era affidata ad un'altra canzone, visto che c'erano altre cose da narrare ancora. Questa ballata sublime però ha tutte le carte per essere considerata come canzone finale a tutti gli effetti (almeno qui) perché possiamo vederla come una vera dichiarazione da parte del Guerriero, una dichiarazione che lascia presagire quale sarà il suo tragico destino. Una sorta di finale anticipato dunque. Flauto e pianoforte creano la giusta atmosfera nella quale si inserisce la delicata e struggente voce di Fabio Lione, il quale interpreta, per l'appunto, un Guerriero pensoso e triste, sempre più consapevole di ciò che lo attenderà. La seconda strofa è ancora più esplicativa in questo senso. Qui troviamo anche la batteria, la quale scandisce un tempo lento e rilassato senza risultare troppo invasiva; ma è ancora la voce di Fabio la vera protagonista, qui decisamente più piena e alta, su picchi sempre più espressivi. Come dicevo, questa strofa è molto eloquente e poetica: "Cosmi di eternità tradita/ di verità  svanite che ora versano/ lacrime d'addio in un vuoto nero/ sincero e fiero al mio destino andrò". Il Guerriero sa che la guerra contro Akron potrebbe non avere un epilogo positivo, ma tant'è, è il suo destino e non c'è molto da fare per cambiarlo, anche perché è un destino che verrà consumato per una causa più grande. Eppure non dobbiamo immaginarci il Guerriero che accetta tutto questo stoicamente senza nessuna remore, lui ne avverte la tragicità e nel ritornello percepiamo tutta la potenza del suo lamento. Troviamo infatti una batteria più decisa e potente nel refrain, coadiuvata da sinfonie magniloquenti. Ma è ancora una volta Fabio Lione a stupirci con un'interpretazione vocale da annali che si spinge, incredibilmente, fino al canto lirico e porta il lamento del Guerriero fino alla vastità dei cieli. Questo momento però non dura molto, l'emozione ci lascia senza fiato ma svanisce subito per riportarci alla calma creata dal pianoforte e dal flauto, e stavolta si aggiunge anche un malinconico violino. Come se il nostro eroe si fosse ripreso dalla sua disperazione e pensasse ora alla semplice realtà dei fatti. Se proprio deve morire spera almeno che ci sia una vita dopo la morte, una vita in cui diventare un guardiano celeste e continuare a fare del bene. Dopotutto, come si evince dalla strofa che segue cantata magistralmente, il Guerriero è sempre stato dalla parte del Bene, dalla parte della natura e di Madre Terra, e così continuerà, fino alla fine. Il figlio del Nord però non riesce ancora ad accettare del tutto il suo destino, ed ecco che con un'esplosione sinfonica, riemerge il suo lamento eroico in tutta la sua possanza e drammaticità: "Urla il tuono/ al mio lamento eroico/ sorte, consuma la realtà".Fabio ci delizia ancora con la sua voce magnifica, la sua potenza vocale raggiunge qui dei picchi emotivi davvero notevoli ed è perfetta per sottolineare al meglio questo momento così tragico ed importante. Inoltre, troviamo anche dei cori sacri in sottofondo che rendono il tutto ancora più epico ed enfatico, anche se, e lo ripeto, è la voce di Fabio che emerge vibrando, ed è proprio lei l'ultima cosa che sentiamo prima della fine di questa ballata tutta in italiano. Un gran finale a tutti gli effetti, almeno per la raccolta, già perché, come detto poco più su, nel disco d'origine la saga non termina qui, il Guerriero deve ancora dire la sua prima di andarsene!

Conclusioni

Si conclude così "Tales from the Emerald Sword Saga", con le 16 tracce che forse meglio di tutte possono riassumere l'iniziale epopea dei Rhapsody, il loro capitolo di vita più famoso e sicuramente fautore principale di tutto il successo ottenuto in seguito. Sia per quanto riguarda il lato prettamente musicale sia per quanto riguarda quello narrativo e legato proprio alla saga, ogni brano presente in questo lotto non fa altro che rafforzare e confermare la bellezza dei suddetti lavori, dell'idea di fondo, della volontà di narrarci una storia avventurosa e ricca di colpi di scena. Ovviamente c'è chi penserà che sarebbe stato più giusto inserire quella traccia al posto di quell'altra, un'altra ancora piuttosto che una presente, e così via. Ragionamenti che releghiamo alla soggettività ed al gusto personale, ci mancherebbe... ma è anche vero (oggettivamente!) che la prima parte di carriera dei Rhapsody è così ricca di classici e pezzi clamorosi che risulta proprio per questo davvero difficile accontentare tutti esaudendo ogni richiesta; anche perché, in fin dei conti, per ascoltare le tracce "mancanti" basta andare ad ascoltarsi direttamente l'album di provenienza! Come detto nell'introduzione, per una persona che si avvicina al genere e alla band questa raccolta è davvero ottima: si può osservare il percorso del gruppo guardandolo quasi nella sua interezza, ed avere un assaggio di ogni album. Assaggio che poi, si spera, servirà da trampolino di lancio per un approfondimento più completo, anche della saga, poiché è decisamente impossibile seguirne tutti i risvolti basandosi soltanto su alcuni (e neanche tutti) episodi salienti. Quindi, chi volesse approfondire la band e la sua musica nella sua totalità non deve fermarsi alla raccolta; soprattutto se pensiamo come la musica dei Rhapsody viva in simbiosi con la saga stessa. Come tutte le compilation questa anche è un "in più", un prodotto soprattutto per collezionisti che vogliono avere ogni uscita della band, considerato anche il fatto che "Tales?" non presenta grandi sorprese e curiosità che invogliano all'acquisto o all'ascolto. Come abbiamo visto infatti, le canzoni che differiscono dalle originali (in versione remix o sinfonica) si contano sulle dita di una mano e spesso non presentano neanche chissà quali cambiamenti. Almeno nelle versioni sinfoniche o edits si poteva calcare un po' di più la mano e creare delle versioni che suonassero davvero differenti dall'originale, che risvegliassero la curiosità dell'ascoltatore, il quale invece si ritrova semplicemente a constatare la presenza di qualche piccola aggiunta, quasi impercettibile. "Qui e là i cori s'odono meglio", il massimo della reazione che determinati rimaneggiamenti potrebbero suscitarci . Un peccato, se pensiamo che in un episodio in particolare l'effetto sorpresa è da considerarsi ben riuscito: nella fattispecie, la versione sinfonica di "Rage of the Winter" presenta anche un testo leggermente diverso dall'originale, ed è forse la traccia che più di tutte rappresenta un qualcosa in grado di stuzzicare la fantasia e la voglia di novità dell'ascoltatore. In poche parole, sarebbe stato interessante sentire anche qualche altra canzone in veste diversa. Comunque sia, al di là di queste considerazioni, "Tales?" ha dentro di sé quanto di meglio il Power Metal, e non solo i Rhapsody, ha avuto negli anni che vanno dal 1997 al 2002, e quindi è difficile non emozionarsi durante questo "viaggio all'indietro", nei meandri della parte migliore della carriera dei Nostri. Un periodo, quello di cui abbiamo così ampiamente discusso, che ha cambiato sul serio il modo di suonare il Power, portando la band italiana verso vette molto alte; le quali, per certi versi, risultano ancora involate, essendo anzi diventate parte della storia del genere. Per concludere, pubblicare una raccolta per celebrare tutto questo, e la fine della saga, era doveroso e necessario per fare il punto della situazione. Anche se non ci sono molte sorprese è impossibile restare impassibili davanti a tutta questa bellezza, racchiusa in 16 canzoni di fatto meravigliose.

1) Warrior of Ice
2) Rage of the Winter (Symphonic Version)
3) Forest of Unicorns
4) Land of Immortals
5) Emerald Sword
6) Wisdom of the Kings
7) Wings of Destiny
8) Riding the Winds of Eternity
9) Dawn of Victory
10) Holy Thunderforce (Remix)
11) The Village Of Dwarves
12) Rain Of A Thousand Flames
13) Knightrider of Doom
14) March of the Swordmaster
15) Power of the Dragonflame
16) Lamento Eroico
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