RHAPSODY

Symphony of Enchanted Lands II - The Dark Secret

2004 - Magic Circle Music / Steamhammer

A CURA DI
CRISTIANO MORGIA
15/06/2017
TEMPO DI LETTURA:
9

Introduzione Recensione

Con "Power Of The Dragonflame" (2002) si era conclusa la "Emerald Sword Saga" e con essa la prima parte della carriera dei nostri Rhapsody. Tutto questo dopo quattro album ed un EP, tutti di buonissima o ottima fattura; anzi, si può parlare anche di capolavori in certi casi, senza nessuna paura di esagerare. La band infatti, dal '97 al suddetto anno, si è fatta portatrice di un sound originale, fresco ed innovativo che ha cambiato il modo di intendere e suonare il Power Metal, diventando per forza di cose una delle band di punta del genere. Come ben sappiamo al loro sound si è aggiunta la saga Fantasy che ci ha accompagnato con ogni nuova uscita: ogni album era un nuovo capitolo ed ogni canzone un nuovo episodio. Un progetto a dir poco ambizioso che però ha portato risultati davvero notevoli, tant'è che ormai la Emerald Sword  (sia la canzone sia la spada stessa) è entrata nell'immaginario collettivo del Power, giusto per fare un esempio. Un curriculum di tutto rispetto insomma. Ma come avrebbe reagito la band alla fine di questo periodo così importate e fruttuoso? Ebbene, avrebbe reagito senza cambiare troppo le carte in tavola, ossia fornendo un sequel alla saga! Il titolo del nuovo album (2004) è molto esplicativo in questo senso: "Symphony of Enchanted Lands II - The Dark Secret"; ha così inizio la "Dark Secret Saga". L'inizio del nuovo periodo porta anche dei cambiamenti in casa Rhapsody: la band infatti lascia la "LMP" per affidarsi all'americana "Magic Circle Music" di Joey DeMaio, accreditato come produttore esecutivo del disco, al fianco di Staropoli e Turilli. Rimanendo comunque in Europa grazie alle tedesche "Steamhammer" ed "SPV GmbH", quest'ultima distributrice ufficiale del disco nel vecchio continente. Un cambiamento pensato forse in vista di un'ulteriore apertura al mercato mondiale. Il mixer, come abbiamo visto, viene equamente diviso fra Rhapsody e Manowar, mentre i lavori di registrazione si svolgono fra Germania, Francia ed Inghilterra; mastering finale svolto presso il "Galaxy Reference Mastering Studio". La line-up resta invariata, tranne per il fatto che il francese Patrice Guers (basso) ed Alex Holzwarth ?(batteria), soltanto citati nei crediti dell'album precedente, entrano in pianta stabile nella band, aumentando così ancora di più la caratura internazionale del gruppo. Scorrendo la lista dei musicisti ospiti, però, qualcosa balza subito all'occhio, ossia il gran numero di questi: oltre ai già conosciuti Dominique Lerquin (chitarra) e Bridget Fogle (soprano) ed i vari componenti dei cori, troviamo infatti l'Orchestra Filarmonica Bohuslav Martinu della Repubblica Ceca e il Coro dell'accademia di Brno. Un cambiamento importantissimo e fondamentale, per la prima volta infatti la band è accompagnata da un'orchestra vera e propria e non da suoni campionati. Il risultato, nemmeno a dirlo, risulta eccellente. Lo stile dei Nostri non cambia, ma l'aiuto di un'orchestra vera e propria, e di una produzione quasi perfetta, rende il tutto ancora più grandioso e bombastico, facendo emergere ancora di più la componente classica e sinfonica che da sempre caratterizza la proposta dei Rhapsody. Un altro ospite che non può assolutamente passare inosservato è Christopher Lee, un mostro sacro del cinema che è entrato nei cuori dei più giovani soprattutto grazie alle sue interpretazioni di Saruman della trilogia cinematografica de "Il Signore Degli Anelli" (conclusasi tra l'altro poco prima dell'uscita dell'album) e del conte Dooku in "Star Wars". Insomma, l'uomo giusto per i Rhapsody, la personalità della quale si aveva bisogno per prendere il posto di Sir Jay Lansford come narratore, ma non solo: l'attore infatti vestirà i panni del personaggio chiamato King Uriel, anche negli album a venire. Diamo quindi un'occhiata proprio all'antefatto di questa nuova saga: abbiamo di nuovo a che fare con un signore oscuro, ossia Nekron, figlio di Kron (e probabilmente parente di Akron, il nemico della saga precedente). Costui, dopo essere stato sconfitto in una guerra primordiale, scrisse con il sangue degli angeli un testamento malvagio composto da 7 libri che avrebbero portato alla sua resurrezione. Durante le ere seguenti tutti i libri vennero trovati e messi al sicuro, tutti tranne il settimo, il più pericoloso, quello contenente il vero segreto per la resurrezione di Nekron. Il libro dunque potrebbe essere trovato da un momento all'altro e finire in mani sbagliate, visto che la nuova saga si svolge in un periodo sì di pace, ma in cui le forze del Male sembrano particolarmente fermenti e pronte alla riscossa, pronte a far risorgere il loro antico signore e pronte a vendicarsi per gli oltraggi subiti dai paladini del Bene. Pian piano srotoleremo, come sempre, ogni aspetto della trama, seguendo il corso delle canzoni che compongono l'album. Nel titolo dell'disco c'è un evidente rimando al secondo album capolavoro della band, ossia quel meraviglioso ed influente "Symphony Of Enchanted Lands". Questo porta subito a fare confronti, anche rischiosi, con il passato; è quindi un richiamo voluto per riportare alla mente certe sonorità? Oppure è solo un titolo atto a far capire che siamo nuovamente nelle Terre Incantate? Scopriamolo insieme. 

The Dark Secret: Ira Divina

La nuova saga inizia con il consueto intro; tuttavia, "The Dark Secret: Ira Divina" (Il Segreto Oscuro: Ira Divina) risulta molto più lungo di tutti quelli mai composti dalla band, superando addirittura i 4 minuti. Inoltre è anche diviso in 2 parti, presentandosi come una sorta di mini-suite. La prima, "I. The Ancient Prophecy" (L'Antica Profezia), comincia proprio con la profondissima ed inconfondibile voce di Christopher Lee accompagnata da leggeri archi in sottofondo. Qui si narra proprio di quanto ho già scritto pocanzi, ovvero dei 7 libri, della resurrezione ecc., ma Lee/King Uriel aggiunge inoltre che questi libri erano stati affidati ad altrettanti demoni, pietrificati proprio dagli angeli, rendendo vano ogni tentativo di resurrezione. I tempi però sembrano prossimi a cambiare... e nel caso di un risveglio di Nekron le Terre Incantate sarebbero nuovamente in pericolo, forse più di prima. "II. Ira Divina" inizia proprio dopo le ultime preoccupanti parole del narratore, ed è come sempre un concentrato di cori sacri in latino che ci preparano all'inizio vero e proprio dell'album, creando quell'atmosfera di tensione mista ad attesa perfetta per un intro del genere, e perfetta per l'inizio della nuova saga. 

Unholy Warcry

"Unholy Warcry" (Un blasfemo grido di guerra) comincia grandiosamente con dei magniloquenti fiati che ci danno il bentornato nelle Terre Incantate. Si nota subito come le sinfonie siano più tangibili e "tridimensionali" rispetto al recente passato, merito ovviamente dell'utilizzo di un'orchestra vera e propria. Questa sensazione arriva anche quando, su delle ritmiche veloci, si inseriscono dei cori epici ed altrettanto magniloquenti; cori che parlano proprio di Nekron e della sua volontà di tornare al mondo portandosi dietro morte e distruzione. Alla fine dei cori sembra arrivare il silenzio, le Terre Incantate sono in pace: Ancelot, Elnor, Thorald e soprattutto Algalord sono state ricostruite, proprio come ci canta Fabio Lione, il quale sovrasta tutto con la sua voce ed emerge da quella sorta di silenzio creatosi con la momentanea sparizione delle sinfonie. Il cantante sembra ergersi sulla cima di qualche montagna e guardare Algalord dall'alto, osservando il suo splendore ritrovato e la quiete che vi regna: "Algalord arise, greater than before/ time of peace, not of war/ Shouts of freedom from the castle's walls/ Freedom in the land and/ hope for all". Senza troppi indugi arriva direttamente il ritornello, che è in pieno stile Rhapsody: sinfonico, corale e soprattutto baldanzoso, anche se reca con sé un po' più di negatività del solito, parlando del settimo libro da trovare e la paura di una nuova venuta di Nekron. Un ritornello che comunque risulta efficacissimo e fa subito pensare al fatto che, trovatici subito dinnanzi a tanta qualità, il resto dell'album non possa essere da meno. La canzone prosegue su ritmiche veloci e tipicamente Power, condite però da sinfonie molto vivaci che esplodono, come i cori e la voce di Fabio, nel ritornello, come fosse quello il momento più naturale dove lasciarsi definitivamente andare alla grandiosità, la stessa grandiosità che ora avvolge le Terre Incantate. Una nuova strofa, sempre veloce, comincia però a porre qualche dubbio e paura nell'ascoltatore: la resurrezione di Nekron sembra essere una realtà da evitare a tutti i costi, soprattutto ora che è stata svelata l'ubicazione dell'ultimo libro. Proprio in questo momento la musica si ferma, le ritmiche veloci si spengono improvvisamente, resta solo una lieve e quasi impercettibile melodia di archi sulla quale svetta poi la voce di Christopher Lee, informandoci con tono solenne che anche stavolta c'è un prescelto. Un prescelto che dovrà avventurarsi dentro le caverne ed i cunicoli di Dar-Kunor per recuperare il famigerato libro. Il suo nome non verrà mai dimenticato, poiché chi lo porta è già stato un eroe: il suo nome infatti è Dargor. Già, proprio colui che nella scorsa saga aveva tradito il Male per salvare le Terre Incantate, colui che aveva visto oscurità e luce ed aveva scelto quale via percorrere, come canta Lione nella drammatica e variegata strofa successiva: "He is the chosen one/ he walked out through the darkness/ he met the wisdom's light/ chosen to find the last dark rhymes/ the last rhymes of hell". Dopo gloriose orchestrazioni comincia la sezione solistica condotta da Luca Turilli. E come, inizia! Molto probabilmente il suo miglior assolo, tant'è che ormai è divenuto sinonimo di virtuosismo di scuola Neoclassical. Davvero ottimo. I cori però riprendono piede e ci riportano alla realtà: i tempi di pace sono nuovamente a rischio, è questa la dura verità. La band però ce la mette tutta, con la sua musica potente ma vivace e solare, per non farci pensare negativamente, dopotutto abbiamo già un nuovo eroe e protagonista pronto per evitare la resurrezione di Nekron, non c'è ancora niente da temere! Il ritornello, con la sua carica di eroismo, arriva puntuale proprio a ribadire questo concetto: è tempo di partire per una nuova avventura, e lo si farà con gioia, poiché è il destino a chiederlo. La canzone si chiude con cori epici che però lasciano un oscuro messaggio: "...Nekron promised bloody terror/ bringing death and hate to the new world".

Never Forgotten Heroes

"Never Forgotten Heroes" (Eroi Mai Dimenticati) comincia sommessamente, contrastando con la solarità dell'opener. Quel che inizialmente sentiamo, infatti, sono delle campane; dei cori quasi gregoriani che risuonano lontani ed evanescenti, come se venissero davvero da una chiesa sperduta e vuota. Presto però si uniscono al coro, letteralmente, delle angeliche voci femminili, gli archi, il pianoforte e anche il soprano Fogle, per dare corposità al tutto, pur mantenendo un'atmosfera grave e drammatica. Un attimo di silenzio ci permette di spalancare le porte della chiesa e di essere colpiti dalla magnificenza delle Terre Incantate che si stagliano davanti a noi, mentre l'orchestra entra in gioco suonando un tema già presente nella traccia precedente, confermando così che anche stavolta la band è intenzionata a comporre una colonna sonora di stampo cinematografico, forse ora più che mai. Dopo quasi 2 minuti, la canzone finalmente si lascia andare ad una cavalcata abbastanza veloce ma nello stesso tempo rilassata, guidata soprattutto dalla voce di Fabio Lione. E' proprio lui a dare questa sensazione di pace e serenità. Sensazione che si riflette nelle liriche delle prime due strofe, dove viene descritto uno scenario naturale e pacifico in cui vengono narrate storie antiche su gesta eroiche. Gesta di chi? Nella terza strofa, simile in tutto e per tutto alla prima, sinfonie comprese, lo scopriamo: "Airin 'the rose', Arwald 'the rock'/ great example of pure love/ Warrior of Ice thank you for all/ from the creatures of the world". E ancora in quella seguente, leggermente più solare e vivace: "All kneel before you dear old Aresius/ we lived thousand great adventures/ kept in my dreams". Vengono narrate proprio le gesta degli eroi della saga precedente: Airin, Arwal, il Guerriero e Aresius? ossia i protagonisti principali i quali ci hanno accompagnato nel corso dei primi album della band. Nella strofa appena citata sembra quasi esserci un riferimento agli ascoltatori; quelle parole infatti sembrano essere proprio pronunciate da un ipotetico ascoltatore, che, come gli abitanti delle Terre Incantate, ha ascoltato, e in un certo modo anche vissuto, le gesta di quegli eroi. A questo punto ha inizio il ritornello, che, in linea con il resto della canzone, non può che essere positivo e solare. Note distese e ariose che sembrano imitare il volo di un'aquila che sovrasta tutte le città di questo mondo immaginario e, nello stesso tempo, anche le vicende della "Emerald Sword Saga", proponendosi così come un inno agli indimenticabili eroi caduti per il Bene. Dopo il ritornello, il volo viene interrotto per un attimo da gonfi cori sacri, i quali però lasciano subito il posto ad un bellissimo assolo di tastiere di Staropoli, riportando quest'ultimo la canzone verso ritmiche più veloci, rimanenti tali anche durante il melodico assolo di Turilli. Il suo assolo, rinunciando ai virtuosismi, dona quelle sensazioni di distensione e rilassatezza già apprezzate poco prima. Senza nessuna sorpresa ritroviamo anche il ritornello che, ripetendosi per due volte, ci trasporta con le sue note verso i cori che ben s'incastrano nel finale del pezzo. Un brano piuttosto semplice ma che risulta molto piacevole ed emozionante. 

Elgard's Green Valleys / The Magic Of The Wizard's Dream

"Elgard's Green Valleys" (Le Verdi Valli Di Elgard) è una piacevolissima e breve strumentale dal sapore folkloristico in cui il vivacissimo flauto di Manuel Staropoli, accompagnato dal clavicembalo e altri strumenti classici, sembra dialogare con un altrettanto vivace violino il quale esegue la stessa melodia. Melodia che, a dire il vero, somiglia moltissimo a quella presente in "Fantasmic", pezzo dei Nightwish contenuto in "Wishmaster" (2000). Forse è una coincidenza o forse no, fatto sta che la ritroveremo anche in un altro pezzo di quest'album. Con "The Magic Of The Wizard's Dream" (La Magia Del Sogno Dello Stregone) arriva subito la ballata. Questo stesso pezzo verrà poi pubblicato nel 2005 come singolo, aiutato nella promozione anche da videoclip appositamente realizzato. Nella versione del singolo vi è, però, una gran bella particolarità: il brano è infatti cantato in duetto con Christopher Lee! In quattro lingue diverse tra l'altro, italiano compreso (versione italica che poi è anche la mia preferita, forse). Inutile negare il mio stupore alla scoperta di un duetto del genere: "Saruman" che cantava nei Rhapsody, incredibile! Ma torniamo a noi; nella versione contenuta nell'album non c'è nessun duetto, c'è il solo Lione a deliziarci con la sua voce. Qui il cantante interpreta Iras Algor, stregone e uno dei nuovi personaggi della saga. Il brano inizia soffusamente guidato da pianoforte e flauto, i quali suonano molto malinconici e delicati, contrastando così con la vivacità dei primi pezzi. Questa sensazione viene accentuata dalla voce di Fabio, che, quasi sussurrando, ci parla in prima persona dei dubbi e le paure di Iras Algor stesso. Nella strofa successiva, che è quasi un bridge, la batteria sembra farsi lievemente più decisa, così come la voce e gli archi in sottofondo, proprio per prepararsi all'esplosione del ritornello, ma anche per sottolineare meglio le parole dello stregone: "I know which is my fate/ bond to Erian's old tale/ I'll be always there/ fighting the ancient sin...". Ma chi è Erian? Erian è un angelo che, tantissimo tempo addietro, aveva scritto col proprio sangue un libro magico per fermare la resurrezione di Nekron. Iras Algor, dunque, sa che anche questo libro deve essere trovato per una riuscita totale della missione. In ogni caso, il ritornello arriva e si espande con tutta la sua gloria celestiale e magnificenza, risultando davvero emozionante. Anche noi sentiamo il richiamo degli angeli che parte da cieli sconfinati e arriva fino alle Terre Incantate. Sono gli angeli stessi stavolta, sono loro che vogliono che il Bene vinca prima di giungere ad un'altra guerra, sono loro che affidano questo compito ad Iras Algor, dandogli una responsabilità immensa recante in sé qualcosa di divino, a cui non si può rinunciare: "Angels are calling/ from divine lost crystal realms/ riding from heaven/ for the magic of the wizard's dream". Dopo questo pomposo ma drammatico ritornello il brano torna sui binari iniziali, tornando quindi su atmosfere crepuscolari ma delicate, quasi dolci in verità, le quali sembrano simboleggiare l'amore che Iras Algor prova per Elgard e tutte le città del suo mondo: un amore forte che però è messo in pericolo, per questo bisogna agire prima che la situazione precipiti. Da qui quest'atmosfera particolare. Gli archi ci guidano nuovamente verso il bridge, dove la voce di Fabio è più calda e avvolgente che mai, e, a sua volta, ci spalanca le porte verso la volta celeste grazie al magnifico ritornello. Stavolta però il refrain si ripete più volte, mostrando anche le notevoli capacità vocali operistiche dello stesso Lione. Momento capace di investirci nuovamente con una luce angelica, fino alla fine, dove il triste flauto di Manuel Staropoli fa calare la notte; una notte senza stelle, però... presagio di tempi insicuri.

Erian's Mystical Rhymes (The White Dragon's Order)

Con "Erian's Mystical Rhymes (The White Dragon's Order)Le Mistiche Rime Di Erian: L'Ordine Del Drago Biancoed i suoi 10 minuti e 30 siamo al cospetto del brano più lungo dell'album. Gesto che rompe quella tradizione durata per quattro dischi (EP escluso) la quale voleva il brano più lungo come traccia finale. In ogni caso, il lungo brano comincia in un modo davvero molto cupo e sinistro: si sente una specie di esplosione che rompe il silenzio, ed in seguito una malvagia voce filtrata pronunciante cose incomprensibili, forse è proprio Nekron a parlare e a gridare la sua vendetta. Gli archi non fanno altro che aumentare quest'atmosfera sinistra e plumbea, ma mai come i solenni ed apocalittici cori che li seguono. In questo frangente si può apprezzare davvero l'utilizzo di un'orchestra e di un coro di professionisti: il risultato è da brividi, una sorta di requiem in salsa Metal che risuona imponente e sacrale suscitando un certo terrore reverenziale in chi ascolta. Tanto per confermare che i Rhapsody non mettono sinfonie e cori a caso, tanto per potersi fregiare dell'aggettivo "Symphonic". I cori eseguono una breve narrazione sui tempi andati e sulle guerre primordiali tra Kron e gli angeli, dei conflitti che forse hanno posto la base per l'antica venuta di Nekron. Dopo poco più di due minuti la componente Power Metal, guidata dalla veloce batteria di Holzwarth, prende il sopravvento su quella prettamente sinfonica. La canzone sembra assumere un nuovo volto, trasformandosi però, dopo non molto, in un brano dall'andamento cadenzato e narrativo, guidato stavolta da un inimitabile Fabio Lione teatrale più che mai. C'è anche tempo per una breve accelerazione, la quale lascia nuovamente spazio ai ritmi medi del pre-chorus. Il ritornello invece, sinfonico e catchy come da manuale, riporta il brano su alte velocità. L'ottimismo espresso nei suoi  versi è quello stesso ottimismo generato dall'idea che, grazie al libro di Erian e l'eventuale ritrovamento del settimo libro perduto da parte di Dargor, si possa evitare un'altra guerra e fermare la vendetta di Nekron: "Sacred words to stop the dark plan of Nekron/ all contained in Erian's mystical white book". Il prosieguo della canzone però non continua il discorso del ritornello, assestandosi nuovamente sui tempi medi che abbiamo già visto, continuando però il discorso di narrazione: Lione infatti, con una prova vocale davvero da sottolineare, ci narra proprio dei piani ingegnati per far sì che questa missione riesca, di come Etherus (altro personaggio) ed Iras Algor siano stati scelti per organizzare e gestire il tutto, dato che sono dei veri e propri esperti per quanto riguarda il libro di Erian. I piani sono tutti lì, bisogna solo condividerli e parlarne per studiarli meglio. A questo punto ritroviamo il ritornello con la sua carica Power, la quale stavolta si trascina anche nei momenti successivi, conditi di velocità e ricche sinfonie. Arriva anche il momento in cui Patrice Guers può mettersi in mostra con un assolo di basso impreziosito dai drammatici vocalizzi del soprano Fogle in sottofondo. Non c'è un attimo di tregua però, l'aria è palpitante, tutti si adoperano per combattere questa nuova minaccia, e sembra proprio che sarà un lavoro piuttosto facile, tanto più perché (come scopriamo dopo l'assolo di basso) è stato  adirittura fondato un ordine (L'Ordine Del Drago Bianco), il quale sarà incaricato di preoccuparsi della questione. Ci informa del fatto Fabio Lione, aiutato da dei cori: "So the name was chosen/ White Dragon's Order/ all sworn to fight/ all for one/ one for all". In questo preciso istante inizia la sezione solistica che è tipicamente Rhapsody; dapprima troviamo, infatti, un intermezzo barocco con flauto e clavicembalo, poi Turilli e Staropoli che si sfidano a colpi di assoli e fraseggi. La sezione strumentale sembra quindi condividere l'entusiasmo per questi passi in avanti fatti per contrastare i piani di Nekron. Passi in avanti che ci vengono confermati dalla voce narrante di Iras Algor nel finale. L'Ordine sarà composto da Dargor, Khaas, la principessa Lothen, l'elfo Tarish e lo stesso Iras Algor. Insieme si recheranno a Dar-Kunor per cercare, trovare e prendere l'ultimo dei 7 libri di Nekron, il più pericoloso. Una coda sinfonica e molto rilassante ci accompagna dolcemente verso la fine del pezzo, lasciandoci in pace e con la speranza che tutto andrà per il meglio. Si chiude così uno dei pezzi migliori dell'album. 

Last Angels' Call

Si prosegue con "Last Angels' Call" (L'Ultima Chiamata Degli Angeli), uno dei pezzi più canonici dell'album. Lo capiamo subito dal riff iniziale e dalle tastiere che lo accompagnano, così come dall'accelerazione che ne consegue. La prima strofa però rallenta i ritmi e si fa più rilassata, permettendo a Lione di cominciare con la sua narrazione, la quale si mantiene sempre interessante, anche in momenti più calmi come questo: "After five long days the final plan/ the wise words of Iras convinced all of them/ The path to Erloria could be a safer way/ to reach the grey mountains, Dar-Kunor's old caves". Le vicende raccontate nella traccia precedente proseguono direttamente in questo brano ed in questi versi. L'Ordine Del Drago Bianco è stato fondato, ora bisogna soltanto mettere in pratica tutte le idee proposte, così da far partire la missione verso Dar-Kunor. Il pre-chorus però propone un climax ascendente in cui la musica innalza i toni e si fa più maestosa e sinfonica, permettendo così al ritornello di inserirsi naturalmente, e senza troppe sorprese, nel corso della canzone, con il suo incedere arioso e disteso, quasi rilassato e lievemente scontato a dir la verità, mentre la batteria di Holzwarth regala un veloce ed inarrestabile tappeto di doppia cassa. Anche qui le liriche hanno un forte impatto narrativo e sono marcatamente Fantasy, e non poteva essere altrimenti: "Seven wizards came from distant lands/ to meet kings, dwarfs, elves and dragonlords/ Elgard's eye can see the fear of the world/ it's the last dramatic angels' call". È un vero e proprio concilio (viene in mente quello di Elrond), tutti i popoli delle Terre Incantate accorrono ad Elgard per incontrarsi e discutere di questo nuovo pericolo e dell'eventualità di un suo presentarsi sul serio. Questa volta i popoli hanno davvero paura, la resurrezione di un personaggio demoniaco come Nekron deve essere evitata a tutti i costi. La vivacità della canzone però ci fa stare tranquilli, dopotutto bisogna soltanto andare a prendere il settimo libro a Dar-Kunor, non c'è di che preoccuparsi, tutto è stato organizzato sotto la guida di Re Uriel. Il quale, come canta Fabio nella strofa che segue il ritornello, dà il via alla spedizione. Arriva anche un altro pre-chorus simile al primo, e grazie alla sua pomposità ci immaginiamo le genti in festa che acclamano il piccolo gruppo di paladini mentre esce dalle mura della città per iniziare il viaggio. Le trombe squillano e dalle più alte torri le persone già inneggiano alla vittoria dando i migliori auguri ai nuovi eroi. Ovviamente segue il ritornello, che non fa che confermare queste sensazioni, trasportandoci in delle Terre Incantate più vive e verdeggianti che mai. L'assolo di Turilli è piuttosto semplice e melodico, quasi privo di virtuosismi, e sembra servire solo per introdurre nuovamente il ritornello, il quale si ripete più volte prima di concludersi sulle note che avevano dato il via alla canzone.

Dragonland's Rivers

Il dolce scorrere delle acque e la voce di Iras Algor, che indica ai suoi compagni di guardare qualcosa, ci introducono a "Dragonland's Rivers" (I Fiumi Della Terra Dei Draghi), ma il brano inizia sul serio quando entrano in gioco flauto e clavicembalo e la quiete che portano con loro. La sensazione di quiete resta nella prima strofa ed è accentuata dalla voce bassa, calma e quasi sussurrata di Fabio Lione il quale ci racconta dettagliatamente il viaggio dei nostri eroi, con un occhio di riguardo verso la natura, grande protagonista soprattutto nei primi lavori della band. Dischi che qui vengono quasi rievocati, grazie alla citazione di vari pezzi (in particolar modo "The Forest Of The Unicorns"). Il ritornello ha un carattere più deciso, lievemente "danzereccio", pur mantenendo quell'aura di tranquillità che ci trasporta direttamente in una foresta incantata, circondati da alberi, cespugli, animali, montagne... un paesaggio incontaminato che non lascia indifferenti i personaggi della storia, così come non lasciava indifferente il Guerriero di Ghiaccio: "The dragons fly in the blue skies/ the mountains show their might/ standing in the heart of the land/ what a sight!". Nella strofa successiva Lione continua a descrivere ciò che i personaggi vedono intorno a loro, e lo fa con una grazia tale che anche noi vorremmo evadere in quel posto, diventando tutt'uni con l'adamitico paesaggio: "See the deer, trolls and wolves, lovely creatures/ they're guardians of this land/ Such wonder and beauty lives in their hearts/ to see is to understand". A questo punto ritorna il ritornello che, impreziosito da un violino, si allunga aggiungendo versi e risultando ancora più piacevole. La mutazione però non si conclude qui: dopo un attimo di silenzio, infatti, il ritornello riemerge dalle sue stesse ceneri con ancora più energia (senza però abbandonare il lato medievaleggiante), riproponendo la stessa melodia ma con liriche differenti, supportato questa volta da backing vocals e percussioni. Gli ultimi due versi ci comunicano qualcosa che comincia a preoccupare... : "in the Darkland there is danger/ there's evil there to fight". Più i nostri proseguono con la loro missione più aumentano i pericoli da affrontare. Ovviamente la strada per Dar-Kunor non poteva essere completamente tranquilla, il Male è ovunque. In ogni caso la canzone si chiude al suono di una leggera coda chitarristica e del cinguettio degli uccelli, lasciandoci ancora un po' nella tranquillità dei boschi, senza farci pensare a nessun pericolo incombente.

Sacred Power Of Raging Winds

Con "Sacred Power Of Raging Winds" (Il Potere Sacro Dei Venti Infuriati) siamo di nuovo alle prese con un brano di 10 minuti e dalla marcata componente sinfonica. Il rumore dei venti è proprio la prima cosa che sentiamo, insieme alla voce di Christopher Lee il quale, in questo frangente, tanto ricorda Saruman sulla sua torre di Orthanc, mentre è intento a scagliare maledizioni sulla Compagnia dell'Anello, quest'ultima impegnata sul picco del Caradhras. In questa occasione, al contrario, la preghiera è tutta volta ad aiutare gli eroi dell'Ordine Del Drago Bianco: Re Uriel infatti chiede agli dei di proteggere gli eroi dal vento mortale Naroth e ci coprire le loro tracce con la neve. Poco dopo il rumore del vento continua a sferzare e ad immergerci in uno scenario cupo ed ostile, mentre un riff di Turilli sembra proprio seguire il soffio dei venti adattandosi ad esso. La prima strofa parte senza troppi indugi su un tappeto di doppia-cassa e orchestrazioni, sul quale si erge come sempre un ottimo e teatrale Fabio Lione, intento a narrare, con un velo di preoccupazione nella sua voce, il viaggio degli eroi e le loro difficoltà sempre più presenti. Questa strofa, tra l'altro, è anche spezzata a metà da un intermezzo squisitamente barocco che ne fa rallentare il ritmo per un attimo, salvo ripartire nuovamente veloce per guidarci verso il ritornello. Esso contrasta lievemente con la preoccupata atmosfera iniziale, essendo più arioso e disteso, come il vento che attraversa le montagne senza intaccarle minimamente. Non mancano comunque degli imponenti cori epici che fanno quasi pensare alla colonna sonora di "Conan il Barbaro" (1982) composta da Basil Poledouris. Nel ritornello scopriamo anche perché sia così importante coprire le tracce dei nostri eroi nella neve: "?Sacred power of raging winds/ keep away from the Black Order's steel/ (their black steel, their dark will)/ sacred power of raging winds/ please help them reach their goal/ to hide in the snow?". Come ci si poteva immaginare, non solo il Bene è alla ricerca del settimo libro. Anche le forze del Male, riunitesi nell'Ordine Nero, stanno perseguendo lo stesso obiettivo. La ripresa della canzone è veloce ed arrembante: la batteria di Holzwarth è molto più veloce rispetto all'inizio, così come Lione canta in modo molto più deciso e toccando note più alte, raggiungendo alti picchi di enfasi e drammaticità. A contrastare la preoccupazione della strofa arriva però il ritornello con tutta la sua imponenza, la quale sembra far sparire ogni preoccupazione e minaccia. L'umore preoccupato della canzone non è casuale però, non tanto per il Black Order, tanto perché all'improvviso, in mezzo ai picchi innevati e alle rocce, Dargor si ritrova faccia a faccia con suo padre Vankar. A questo punto la componente Metal si silenzia, lasciando completamente spazio a quella orchestrale, e parte un dialogo tra Fabio/Dargor e Vankar (una voce filtrata), uno dei momenti più belli del brano e, oserei dire, di tutto l'album. Siamo dinnanzi ad alti picchi di teatralità grazie ad un Lione ispiratissimo, una prova davvero notevole che fa notare ancora una volta l'unicità del cantante. Anche il dialogo in sé è molto drammatico, in quanto punta tutto sul passaggio di Dargor (un mezzo demone) al Bene ed il suo tradimento verso suo padre e il Male. Un tradimento di cui però Dargor è ben consapevole, non intendendo per questo scusarsi, giurando anche di voler combattere ciò che rappresenta il suo passato, per sempre. Alla fine del dialogo inizia una sezione strumentale giostrata su tempi medi che, tra riff, cori, assoli di tastiera e orchestrazioni, cita anche "Profondo Rosso" dei Goblin. All'improvviso però la parte Metal si spegne di nuovo, facendo riemergere quella melodia che avevamo già visto in "Elgard's Green Valley", anche questa volta affidata al flauto ed al violino. Stavolta però Manuel Staropoli si rende protagonista di un vero e proprio assolo di flauto, capace di farci considerare questa canzone ancora più particolare di quanto non lo sia già di per sé. La sezione solistica non finisce qui: Holzwarth ed un assolo di Turilli riportano la canzone su lidi prettamente Metal, e ben presto ci ritroviamo davanti ad altri assoli, anzi, a dirla tutta è un vero e proprio dialogo barocco tra chitarra elettrica e quello che sembra essere un quartetto d'archi. Insomma, una sezione solistica davvero lunga ed interessante, quasi unica nel suo genere. I barocchismi terminano e lasciano il posto ad una nuova strofa, veloce e sempre drammatica, la quale spiega che il dialogo tra Dargor e Vankar si è svolto soltanto nella testa del mezzo demone; è stato un sogno, nessun altro ha assistito, ma il dialogo è avvenuto lo stesso e lascia Dargor confuso e sconvolto. Un giorno, probabilmente, dovrà pagare per gli errori commessi in passato, dovrà pagare per aver fatto parte delle forze del Male. Il ritornello giunge per risollevare un attimo gli animi, ed i cori fanno terminare questa lunga e variegata canzone con delle sinistre parole: "...Vankar's thirst for bloody vengeance/ Vankar lives for vengeance". Giungerà mai, la vendetta del padre?

Guardiani Del Destino

È ora il momento di un pezzo totalmente in italiano, "Guardiani Del Destino", uno dei punti più alti dell'album e un classico assoluto della band. È il verso di un'aquila solitaria a farci immergere nella giusta atmosfera, un'aquila che alta nei cieli osserva il cammino dei nostri eroi. Un tamburello emerge dal cupo silenzio e subito ci troviamo avvolti da una chitarra classica e dal flauto, i quali ci portano verso lidi che ricordano molto il menestrello Angelo Branduardi. Il soprano Bridget Fogle rompe un po' la spensieratezza data da quegli strumenti, dando vita, al contrario, ad emozioni più drammatiche. La canzone prosegue, impreziosita anche da arpa e tin whistle, su ritmi lenti e leggeri, quasi guardinghi... Fabio Lione, davvero a suo agio con la sua lingua madre, canta come se fosse un vero menestrello: enfatico ma paradossalmente molto delicato, come se non volesse svelare proprio a tutti il tema del brano, come se non volesse far sentire ad orecchi indiscreti il percorso degli eroi, molto vicini alle lande malvagie: "Prodi e fieri all'ultimo sol verso il monte di Erinor/ unica via per arrivar là dove l'aria di morte sa/ fango, paludi... resti di un regno che da millenni paura fa/ il nero demone urla il suo odio, l'ultima guerra vuol vendicar". Il pre-chorus accentua un po' di più il lato enfatico del tutto, dando più ritmo al brano, ma il vero climax arriva con il ritornello: ad affiancare Fabio arrivano addirittura cori epici ed orchestra, facendo innalzare il pathos fino ai picchi più alti che circondano i nostri e portando un'imponente luce in lande che altrimenti sarebbero dominate dal buio. È un inno agli scelti per la missione, a Dargor, Iras Algor ed i loro compagni, un inno ai Guardiani del destino... dopodiché il brano torna per un momento in mano al flauto e alle sue melodie circolari, seguito, come all'inizio, dai vocalizzi drammatici della Fogle. I cosiddetti Guardiani sono convinti di quello che fanno e non cederanno mai; il loro è un viaggio per le Terre Incantate e per Madre Terra, sono consapevoli dei pericoli che potrebbero correre (morte compresa), ma questo non li fermerà. Neanche i tremendi ricordi che affiorano alla vista di Hargor (la fortezza dove il Guerriero fu torturato ed ingannato da Akron nella prima saga), la quale ora sembra tornare in vita pronta per nutrire un nuovo male... no, neanche questo li fermerà, i loro cuori sono pieni di coraggio. Il ritornello arriva con tutta la sua maestosità per confermarci questo: "Un'era di sangue di oscure memorie/ rinasce in Hargor per nuovo mal/ eletti in Elgard guardiani del fato/ or sono e saranno i veri eroi". Una brevissima pausa strumentale, molto atmosferica, guidata dagli archi, fa da ponte verso il ritornello, che sembra ancora più maestoso di prima, ma quando lo stesso diventa totale appannaggio dei cori epici a voci miste allora assistiamo alla vera apoteosi: i cori sono enormi, e stavolta non solo toccano le montagne intorno ad Hargor e ai Nostri, stavolta sembrano espandersi per tutte le Terre Incantate, riempiendo le grotte vuote, scuotendo le fronde degli alberi, facendo tremare le mura delle fortezze. Loro sono i Guardiani del destino, che tutti lo sappiano! Dopo questa esplosione di suoni il brano torna sui suoi passi, verso lidi più delicati e dolci, e si chiude come era iniziato. Inutile dire che questo è uno dei pezzi in cui si riesce davvero a respirare un certo clima di magia tipica del Fantasy.

Shadows Of Death

La lunga (8 minuti e poco più) "Shadows Of Death" (Ombre di Morte) viene introdotta da una fanfara gloriosa e orgogliosa che sembra portarci ai tempi dell'antica Roma e degli ingressi trionfali dei generali nell'allora capitale del mondo. Ancora una sorta di celebrazione sonora per i nostri Guardiani; anche se, in verità gli eroi si trovano ad affrontare un percorso ben più pericoloso rispetto a quello previsto da una parata. Il riff di Turilli porta con sé proprio questo messaggio, e di colpo, tramite anche ritmiche medio-veloci e sinfonie gonfie e gravi, la canzone pare prendere un aspetto più cupo. La prima strofa, cantata da un Fabio Lione molto teatrale e decisamente più potente rispetto alla traccia precedente, comincia subito a narrarci le vicende degli eroi: il loro viaggio verso Dar-Kunor continua. Il viaggio è tutt'altro che piacevole, i pericoli sono celati in ogni angolo, ma Dargor (un conoscitore di questi luoghi) riesce ad evitare il peggio: "...For two days they walked in the wild/ on the pathway to darkness/ the reason they survived it was Dargor". Il bridge che segue è leggermente più veloce e vivace, ma deve presto lasciare spazio alla pomposità del ritornello, il quale magari non rimane impresso al primo ascolto (è anche particolarmente lungo), ma è come sempre carico di sinfonie e di cori che dialogano con Fabio e che inneggiano alla riuscita della missione ed alla salvezza della natura. La canzone riparte guidata dalla chitarra di Turilli e dalle sinfonie per parlarci di una svolta incredibile: Tarish si tuffa dentro alle paludi, sente che l'entrata per le grotte di Dar-Kunor è lì da qualche parte, ma improvvisamente sparisce inghiottito dalle nere acque. E' forse la prima perdita degli eroi? Il primo fallimento? Non esattamente, anzi! Il più vivace bridge infatti ci racconta subito ciò che accade poco dopo: "Then, when he appeared/ they welcome him as heroes do/ he found the caves of the ancient brother elves". Il nostro ha così scoperto un passaggio segreto, scavato dagli elfi millenni prima. È un momento davvero importante! Per celebrarlo al meglio giunge Turilli con la sua 6-corde ed i suoi virtuosismi Neoclassical che dialogano instancabilmente con le tastiere di Staropoli per una lunga sezione solistica davvero notevole. La gioia viene però ridimensionata dall'entrata in scena di un oscuro organo e del vocione di Christopher Lee, i quali si inseriscono in un momento in cui tutti gli strumenti Metal sono spariti, lasciando le redini in mano agli archi e, appunto, alla breve narrazione di King Uriel: "Now is the time to face the underworld of Dar-Kunor/ perhaps never to return alive". La gioia per aver trovato l'entrata è tanta, ma quelle grotte potrebbero essere davvero molto pericolose, potrebbero costare la vita a qualcuno. I nostri però non si danno certo per vinti, i loro pensieri sono tutti rivolti ad un bene superiore, un breve momento strumentale atmosferico ed angelico sembra proprio simboleggiare la pace che, dopotutto, si trova nelle loro menti. Il ritornello ritorna con tutta la sua pomposità e torna a confermare il fatto che i nostri sono anche pronti a morire per le Terre Incantate. Il finale della canzone invece è affidato ai virtuosismi baroccheggianti di Turilli, un vero protagonista di questo pezzo.

Nightfall On The Grey Mountains

Come gran finale dell'album abbiamo "Nightfall On The Grey Mountains" (Tramonto Sulle Montagne Grigie), un brano cadenzato ed epico dal forte impatto evocativo. L'inizio è preoccupante, udiamo infatti il vento soffiare minacciosamente insieme a degli ululati di lupo altrettanto minacciosi. Sta per calare la notte sulle Montagne Grigie, bisogna trovare un riparo, riposarsi e magari avventurarsi nelle grotte di Dar-Kunor solo quando avrà fatto giorno. Si respirano paura e pericolo nell'aria, l'atmosfera non è delle più serene, soprattutto quando fanno il loro ingresso l'organo ed i maestosi cori sacri (che riprendono il tema dell'intro). Dopo poco più di due minuti di introduzione, la canzone si trasforma in un classico mid-tempo che riporta un po' di luce sulla situazione: sono gli ultimi tiepidi raggi di Sole che attraversano i picchi rocciosi. La voce di Fabio è "discorsiva", su toni medio-bassi, porta con sé quella rilassatezza tipica del tramonto, ma, nello stesso tempo, è tutta concentrata sugli eventi della saga, tra antiche memorie ("Holy angels of eternal light/ you who fell in the primordial age...") e nuove sfide presenti ("For Algalord and Elgard, Thorald and Elnor/ for all the towns of the known world..."). Il ritornello arriva dopo le prime due strofe, ed è molto emozionante: i ritmi sono sempre cadenzati, ma stavolta sono meno decisi e marziali, coadiuvati anche da una gran bella melodia d'archi, davvero ben fatta, che avvolge ed arricchisce il tutto, così come gli ultimi raggi di un Sole tramontante inondano e dipingono di rosso tutto il cielo. Dopodiché si riparte con altre due strofe alla Manowar, con l'onnipresente orchestra in sottofondo. Lo spettacolo del tramonto è sicuramente bello, ma è anche un avvertimento, poiché i Nostri si ritroveranno presto inghiottiti dal buio, circondati da famelici lupi, in mezzo alle rocce, vicino alle paludi e con l'entrata delle terribili caverne di Dar-Kunor proprio sotto di loro. La notte ancora non è calata del tutto, il Sole è ancora là sospeso sull'orizzonte, anche se per poco. Un momento particolarmente piacevole che i Rhapsody cristallizzano soprattutto nel ritornello, il quale arriva dopo altre due strofe a rilassare i guerrieri, pur non facendogli distogliere lo sguardo da quello che li aspetta, è un momento di pura sospensione: "Cold mystic night - it falls on the plain/ on the Grey Mountains reigns now the shade/ angels of light give them the faith/ time now has come/ Dar-Kunor awaits". Il ritornello si ripete per un'altra volta, su note lievemente più alte però, come per dare l'ultimo saluto ad un giorno che se ne va. Dopo quest'ultima ripetizione del ritornello ritornano i cori sacri che abbiamo già apprezzato ad inizio canzone, i quali riportano la canzone su lidi più notturni e minacciosi, accentuati anche stavolta dalla presenza dell'organo e della voce di Christopher Lee che ripete, chiudendo la canzone, parte della stessa frase recitata nella traccia precedente. Infine, è giunta la notte.

Conclusioni

 "Symphonic Of Enchanted Lands II..." termina dopo ben 12 tracce e dopo ben 73 minuti di musica, una durata davvero importante che però, grazie all'altissima qualità delle canzoni, non risulta penalizzante ai fini di una buona fruibilità dell'intero platter. L'album contiene due tracce da 10 minuti e due sui 7/8 minuti, è quindi normale che si raggiunga una certa durata complessiva, soprattutto se dietro ad esso, come sempre, si staglia tutto un concept da narrare ed illustrare; è anche per questo che i 73 minuti non pesano, sono come un bellissimo viaggio nelle Terre Incantate stesse; chi si stancherebbe mai di un avventura così particolare, così ricca di sorprese e misteri da svelare? Ovviamente, una durata importante porta con sé anche delle altre caratteristiche: l'album risulta più ricco, vario e "pieno" del solito, inoltre non tutte le canzoni sono dirette e fatte per entrare in testa al primo ascolto. Alcune (quelle più lunghe) hanno bisogno di qualche ascolto in più per essere assimilate e per poterne apprezzare ogni sfumatura, ma dopo un discreto numero di riproposizioni anche queste risultano abbastanza catchy. L'impatto orchestrale è davvero notevole ed è evidenziato da una produzione praticamente perfetta; la differenza con dei suoni campionati si sente tutta. L'orchestra ed i cori sono protagonisti di un lavoro eccellente che rende questo lavoro ancora più bello e più profondo, più vero, quasi tangibile, proprio perché questi importanti elementi non sono di certo messi lì a caso: la band ha sempre dimostrato di saperci fare con il comparto sinfonico, non è mai stato un mero abbellimento, anzi. L'elemento di cui parliamo è risultato ottimamente amalgamato alla proposta tutta, ed in quest'occasione i Nostri lo ribadiscono con tutta la maestosità possibile da suscitare. Molto probabilmente la visione della trilogia cinematografica de "Il Signore Degli Anelli" ha giocato un ruolo importante per quanto riguarda il lato orchestrale, la stupenda colonna sonora di Howard Shore deve aver esercitato il suo ascendente; se ci pensiamo non è un caso, i Rhapsody hanno sempre dichiarato, e messo in pratica, di voler realizzare tramite i loro dischi delle colonne sonora in salsa Metal. "Hollywood Metal" o "Film-Score Metal" che dir si voglia (generi inesistenti, sia chiaro), e con un'orchestra al completo quest'intenzione è più viva che mai, senza contare il contributo di Sir Christopher Lee! Dunque, la band ci riporta direttamente alla pomposità ed alla magia del primo "Symphony...", pur non disdegnando soluzioni più dirette e battagliere tipiche degli ultimi due album. Tracce lunghe e variegate come "Sacred Power Of Raging Winds" o "Erian's Mystical Rhymes" infatti coesistono tranquillamente con canzoni dalla struttura più semplice e diretta come il classico "Unholy Warcry" o "Never Forgotten Heroes". Potremmo quindi dire che quest'album rappresenta l'apice compositivo della band, l'album della piena maturità e conoscenza dei propri mezzi. A dirla tutta i Rhapsody sembravano già maturi nel primissimo album, ma è indubbio che dal 1997 al 2004, dopo 4 album ed un EP, di esperienza ne sia stata racimolata parecchia, un'esperienza che è stata messa, senza stravolgere niente e senza sperimentare troppo, tutta al servizio di questo ennesimo capolavoro. È vero che lo stile è pressoché lo stesso già riscontrato in tutti gli altri album, ma quando le canzoni sono ben fatte, ben costruite, ben arrangiate e, soprattutto, belle, perché starsi a preoccupare? In effetti, con "Symphony II" abbiamo tra le mani un altro album iconico del Symphonic Power Metal; un altro album, intriso di Fantasy, che crea dei canoni da seguire per le band che arriveranno. È forse il momento di maggior successo, anche mondiale, per la band, tant'è che il disco sarebbe stato seguito da un Live DVD per celebrare al meglio questo periodo d'oro.

1) The Dark Secret: Ira Divina
2) Unholy Warcry
3) Never Forgotten Heroes
4) Elgard's Green Valleys / The Magic Of The Wizard's Dream
5) Erian's Mystical Rhymes (The White Dragon's Order)
6) Last Angels' Call
7) Dragonland's Rivers
8) Sacred Power Of Raging Winds
9) Guardiani Del Destino
10) Shadows Of Death
11) Nightfall On The Grey Mountains
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