RHAPSODY

Live in Canada 2005 - The Dark Secret

2006 - Magic Circle Music

A CURA DI
CRISTIANO MORGIA
18/03/2018
TEMPO DI LETTURA:
8

Introduzione Recensione

Dopo aver trainato la (ri)nascita del Metal tricolore di fine anni '90 con album fondamentali per il Power Metal, i Rhapsody si presentarono al nuovo millennio con altrettanta magnificenza e con delle importanti tappe raggiunte. Se infatti nel 2002 si era chiusa la cosiddetta Emerald Sword Saga, nel 2004 era uscita la raccolta "Tales From The Emerald Sword Saga" per coronare quel momento fondamentale con un insieme di canzoni che riassumevano proprio i momenti salienti del concept più famoso del Power. Nello stesso anno, inoltre, abbiamo un'altra tappa: era uscito infatti anche il capolavoro "Symphony Of Enchanted Lands, Part II", l'album dal titolo importante che aveva il gravoso fardello di andare oltre la prima saga Fantasy, di guardare avanti e di aprire una nuova era magari. L'album del 2004 è infatti l'album che ha dato il via alla Dark Secret Saga, ovvero il sequel di quanto fatto dal '97 al 2002. Non proprio un balzo nel vuoto certo, o una virata drastica, ma è comunque una nuova tappa. Insomma, i Nostri non se ne stavano con le mani in mano, tant'è che proprio in quegli anni avviene qualche cambio di formazione e anche un cambio di casa discografica: si passa infatti dalla LMP alla Magic Circle Music dello statunitense Joey DeMaio (Manowar), in vista forse di un'apertura verso il nuovo continente. Va anche detto che con questa nuova saga i Rhapsody si avvalgono pure dell'aiuto di Sir Christopher Lee nelle vesti di King Uriel (uno dei personaggi della storia), tanto per ribadire quanto la band fosse attiva, in vita, in un contesto molto favorevole e piena di voglia di fare. Il risultato infatti è proprio il succitato lavoro, il quale è, a detta di chi scrive, uno dei lavori meglio riusciti della band e sicuramente il più maestoso, grazie anche all'utilizzo di una vera orchestra, la quale va a dare un rilievo ed una tridimensionalità non indifferenti, là dove prima c'erano suoni campionati. Arriviamo infine al 2005 e ad un'altra tappa importante per ogni band Metal: l'uscita del live. Ci sono molte regole non scritte in questo genere e molti avvenimenti che ogni grande band che si rispetti, prima o poi, è destinata ad affrontare. Se uno di questi è l'uscita di una compilation alla fine di un percorso, un altro è senza dubbio il live. Non a caso, e come indica il titolo, questo "Live in Canada 2005 - The Dark Secret" è la testimonianza di un concerto tenuto proprio in un paese del nuovo continente, per la precisione il 13 giugno 2005 in Québec durante il tour di supporto ai Manowar per il loro Demons, Dragons and Warriors World Tour. Verrebbe proprio da pensare che l'alleanza con DeMaio abbia portato i suoi frutti dunque. Nuova saga, nuova casa discografica, nuovo continente, nuovi concerti, nuovi fan? Questo concerto ci mostra quindi la band in un periodo d'oro, una band piena di energie e forse all'apice del suo successo e con particolare focalizzazione verso l'ultimo album uscito. Una band nostrana che da subito era stata in grado di scuotere un intero genere e da subito era stata in grado di tracciare nuovi percorsi da seguire, diventando essa stessa un nuovo modo di fare Power Metal. Con questo live possiamo ascoltare quella band suonare in Canada davanti ai contentissimi fan che non vedono l'ora di cantare gli inni creati da Turilli e co. Nel 2005, quindi, i Rhapsody erano sicuramente tra le band Power più in voga, forse anche più dei re Blind Guardian che all'epoca erano in una fase di "riposo". Se poi ci aggiungiamo che gli headliner della serata erano i Manowar, va da sé che quel giorno i canadesi accorsi allo show avrebbero vissuto una serata indimenticabile in cui delle spade alzate al cielo non sarebbero di certo state fuori posto. La scaletta dei Nostri prevede canzoni estratte da quasi tutti gli album della loro carriera fino a quel momento - esclusi quindi l'EP "Rain Of A Thousand Flames" e molto stranamente anche "Legendary Tales" - e prevede anche la presenza sul palco del chitarrista Dominique Lerquin, comunque già da tempo nel "carrozzone" della band. Tornando alla scaletta, non è lunghissima, ci sono solo 11 tracce, come un normale full-lenght, ma vi ricordo che qui i Rhapsody non erano le stelle principali della serata ma facevano da band spalla ai Manowar. Va però detto che quest'ultimi lasciano comunque 60 minuti di spazio ai Nostri, il che non è poco, anzi! Fatte queste premesse direi che è ora di addentrarci nel vivo della serata insieme ai fan canadesi e agli altri venuti dalle altre parti del mondo.

The Dark Secret

A portarci nelle Terre Incantate ci pensa giustamente l'intro "The Dark Secret" (Il Segreto Oscuro), che era stato anche l'intro di "Symphony II". Qui però abbiamo una versione leggermente diversa, in quanto mancante dell'iniziale narrazione di Re Uriel/Cristopher Lee che ci spiega cosa sta accadendo di nuovo nel mondo Fantasy creato da Luca Turilli e qual è quindi il nuovo pericolo da affrontare. Qui il pezzo inizia subito con le giganti sinfonie ed i sacrali cori in latino. Il tutto è poi ovviamente condito dal rumore creato dai fan che all'improvviso, dopo ore di attesa magari, si rendono conto che lo spettacolo è infine iniziato. Sir Lee non è del tutto assente però, la sua narrazione viene infatti posposta dopo i cori, ma non è come ce l'aspettavamo: l'attore, con il suo vocione, non narra le vicende legate alle Terre Incantate, dà invece un regale benvenuto alla band etichettando i suoi membri come "mighty immortal warriors" (una cosa molto alla Manowar) mentre i fan inneggiano proprio al nome della band. Le sinfonie si innalzano nuovamente e riempiono il palazzetto. Tutto è ormai pronto.

Unholy Warcry

Solo un attimo di silenzio dopo le sinfonie, ma prontamente la batteria di Holzwarth scandisce il ritmo e dà il via alle nuovi roboanti sinfonie che subito riempiono ancora una volta il locale. Si tratta di "Unholy Warcry" (Un blasfemo grido di guerra), canzone che faceva da opener in "Symphony II" e che ha lo stesso ruolo anche qui. Holzwarth si lascia andare ad una cavalcata in doppia cassa mentre i cori in latino riprendono la melodia delle sinfonie iniziali e mentre Fabio Lione intona dei vocalizzi per cercare di scaldare la voce ed il pubblico. Ad un tratto la maestosità del tutto sembra placarsi e dalla quiete emerge la potente voce di Fabio, qui leggermente più graffiante rispetto alla versione originale, che, come se non fossero bastate le sinfonie, ci trasporta nelle Terre Incantate e precisamente ad Algalord, pronti per una nuova avventura ed una nuova saga. Dopo la prima saga, infatti, c'è stato un lungo periodo di pace e di prosperità che però non ha impedito al Male di prepararsi ad una nuovo piano, come recita il veloce e frizzante ritornello: "Into the silent dark forgotten/ Caves of dark-Kunor/ Deep in the secret book is awaiting/ Unholy warcry". Il brano procede roccioso e veloce, guidato dalla vibrante voce di Lione e dal comparto sinfonico e corale in playback; ogni cosa è al suo posto, sicuramente il pubblico è in visibilio e si sente parte della storia. Forse lo si sente ancora di più, acclamando e applaudendo, quando improvvisamente la musica si quieta e dal silenzio emerge la voce narrante di Cristopher Lee. Un momento di pausa a cui però, dopo non molto, ne segue un altro che fa ripartire la canzone ancora più veloce e potente di prima, con un Fabio Lione in grandissimo spolvero. Arriva anche il momento del celebre assolo di Luca Turilli, molto probabilmente il suo più famoso ed uno dei migliori esempi di Neoclassical Metal, il quale però viene tagliato e dimezzato, lasciando fuori la parte più bella. Una scelta che mi ha sempre lasciato perplesso e un po' triste, anche quando io stesso ero un fan sotto il palco. Credo però che la spiegazione stia nel coefficiente di difficoltà dell'assolo e nel rischio di trasformare una cascata di note in una cascata di errori. Una scelta discutibile forse, ma non mi vengono in mente altre spiegazioni. In ogni caso, il brano sembra ripartire dall'inizio, con gli stessi cori e le stesse sinfonie e con Fabio sempre intento a scaldare il pubblico; come da copione  la cavalcata poi procede senza intoppi e piena di gloriosa baldanza. E non può essere altrimenti con sonorità così accattivanti e con testi che paiono chiamare i fan alle armi per partire tutti insieme verso una nuova avventura: "Now they swore to band together/ On a sacred journey/ Called by fate time to be great/ Unholy warcry". Alla fine del pezzo Fabio si rivolge in francese ai fan di Montreal dicendogli che è la prima volta che la band è lì a suonare, e che quindi si sta assistendo ad un momento davvero importante per la band. Ora, dunque, lo show è iniziato davvero.

Wisdom Of The Kings

Il pubblico è in festa e Fabio può presentare il pezzo successivo. Un pezzo che è un classico assoluto della band e che non può non far piacere riascoltare: "Wisdom Of The Kings" (La Saggezza Dei Re). Non appena i fiati campionati fanno la comparsa veniamo catapultati ai tempi di "Symphony Of Enchanted Lands" e ci immaginiamo una bella cavalcata verso chissà dove. In questo siamo aiutati dalla grande velocità che il brano acquista dopo l'introduzione, una velocità tutta Power ma impreziosita dal maestoso lavoro delle tastiere di Staropoli, che continua anche quando la canzone si fa più ritmata. Lione, da bravo narratore, ci riporta indietro ai tempi in cui il Guerriero di Ghiaccio era ancora in cerca della Spada di Smeraldo, e qui possiamo apprezzare proprio una delle tappe che portano l'eroe sempre più vicino al traguardo. Molto bello è il momento in cui il brevissimo intermezzo barocco lascia sentire il pubblico che acclama ed è pronto per quanto seguirà, perché tutti sanno che dopo quell'intermezzo ci sarà l'esplosione del ritornello. Ritornello che arriva puntualissimo guidato dalla soave e vibrante del solito Fabio, il quale, con la sua voce potente ma incredibilmente pulita, riesce ad adagiarsi su linee vocali che suonano sì potenti e fomentanti, ma, in qualche modo, anche delicate e sognanti. Sembra di volare! Molto probabilmente la mia immaginazione è stata influenzata in questo anche dalle liriche: "Holy dragons keepers of time/ Ride brave the blue skies and spell my eyes/ Fly beyond these hills ride on the wind/ The wisdom of the kings". La delicatezza e l'eleganza emergono in tutta la loro essenza a metà canzone, quando la band si lascia andare ad estasi solistiche di stampo Neoclassical in cui le chitarre di Turilli e Lerquin sembrano giocare con le tastiere di Staropoli. In tutto questo il pubblico è sempre presente e si fa sentire, ora come anche nel momento in cui la canzone riprende i tempi ritmati delle ultime strofe e nell'ultimissimo intermezzo barocco che, come da copione, fa da trampolino per il sognante e veloce ritornello che ci dà per l'ultima volta l'occasione di volare su un drago mentre sorvoliamo Montreal in compagnia del Guerriero di Ghiaccio

The Village of Dwarves

I Rhapsody decidono quindi di far atterrare il drago e di farci riposare in un luogo molto speciale. Si procede infatti con "The Village Of Dwarves" (Il Villaggio Dei Nani), grande classico estratto da "Dawn Of Victory" del 2000. I fan riconoscono subito di cosa si tratta, non appena sentono i suoni naturali, il rilassante suono del flauto dolce e la soave voce della soprano. Quest'atmosfera dolce e crepuscolare viene però spazzata via dalle tastiere di Staropoli a mo' di cornamusa e dalle rocciose chitarre che fanno virare il pezzo verso un roccioso mid-tempo coriaceo come gli stessi nani. Il gusto medievaleggiante però non se ne va via, anzi! Le strofe infatti tornano ad essere dolci e calme, con il tin whistle in primo piano la voce di Lione che si fa calma e delicata, intenta a descriverci cosa possiamo trovare e vedere in questo villaggio dei nani. Il ritornello poi arriva subito, giusto dopo la prima strofa, ed è talmente accattivante da non poter rimanere impassibili: le chitarre tornano a dare forza al tutto, ma le corali linee vocali suonano ariose, positive e danzanti, viene voglia di prendere qualcuno sottobraccio e danzare con lui intorno ad un eventuale fuoco, con una birra in mano magari: "The dance for fire and wind/ And the stories about old kings/ Are pleasing our brave lords/ Down in the village of dwarves". Ci troviamo qui ad un punto della saga in cui il Guerriero ha ormai trovato la famosa Spada e tutto sembra andare per il verso giusto, tanto che si può anche concedere un po' di riposo insieme agli alleati. Tutta la canzone, comunque, gioca su quest'alternanza tra strofe calme e delicate guidate dal flauto e strofe invece più vivaci e potenti in cui tornano a farsi sentire chitarre e batteria. Un andamento, molto semplice, che sembra caratteristico di una filastrocca o di una canzone popolare, il che è perfetto per un pezzo del genere. A metà brano è le sonorità si stemperano ancora e si fanno molto atmosferiche e sognanti, ancora una volta guidate dal tin whistle di Manuel Staropoli. Sembra come se il Guerriero ed i suoi alleati, come Arwald e Aresius, siano stanchi dopo innumerevoli chiacchere e bevute, ma la notte è ancora giovane, ed ecco che proprio Lione richiama l'attenzione del pubblico per un'ultima danza intorno al fuoco al suono dell'irresistibile e gioioso ritornello. Come i personaggi della saga anche il pubblico è pronto per l'occasione e non se la lascia perdere assolutamente.

Erian's Mystical Rhymes

Dopodiché c'è una sorta di breve pausa in cui si può sentire il pubblico acclamare la band: segno che lo spettacolo sta andando a gonfie vele! Il bel momento è subito interrotto da una lugubre e demoniaca voce filtrata che dà il via alla lunga e maestosa  Erian's Mystical Rhymes" (Le Mistiche Rime Di Erian), che è anche uno dei pezzi più belli e meglio composti di "Symphony II". Tra il rumorio del pubblico cominciano a farsi strada leggeri ed eterei archi ai quali si seguono gravi cori sacrali che si fanno sempre più avvolgenti, gonfi ed imponenti. Da brividi. A tutto questo si unisce presto la parte Metal: dapprima con la batteria di Holzwarth, poi anche con tutti gli altri strumenti che portano il pezzo verso velocità più sostenute tipiche del Power. Anche quest'ultime però sono destinate a lasciare il posto ad altre soluzioni, facendo subito capire che siamo davanti ad un pezzo più variegato del solito. Le altre soluzioni si presentano infatti sotto la forma di tempi cadenzati sui quali si erge Fabio Lione a fare da narratore delle nuove vicende relative alla Dark Secret Saga, e lo fa incredibilmente bene con la sua voce potente e alta, qui in particolare in grande spolvero. Il pezzo si concede poi qualche altra repentina variazione tra tempi medi e tempi veloci che portano al gran bel ritornello. Il ritornello è veloce e galoppante, si possono sentire benissimo la batteria di Holzwarth ed il basso di Guers, ma non rinuncia al lato sinfonico e corale ovviamente, e così il pubblico si trova a cantare un altro refrain eroico e di facile presa, intonando versi importanti: "Sacred words to stop the dark plan of Nekron/ All contained in Erian's mystical white book". Dopodiché, sempre su ritmiche cadenzate, Lione sforna il suo lato più teatrale e vibrante e lo fa veramente bene, dimostrando, come se ce ne fosse ancora bisogno, la sua bravura. Tutto poi ci porta nuovamente verso il ritornello e non possiamo che esserne felici, ma a metà canzone cominciano a succedere cose altrettanto interessanti. Per prima cosa le sinfonie tornano ad essere in primissimo piano, dopodiché Patrice Guers si concede addirittura un assolo di basso accompagnato dalla voce di una soprano. Giusto il tempo di una strofa particolarmente solare e accattivante ed ecco che Guers decide di continuare il suo assolo virtuoso in tapping (assente nella versione originale), sempre avvolto da sinfonie eteree e leggere che non distolgono l'attenzione dal bassista francese. A lui poi si unisce anche la tastiera di Staropoli che continua e allunga questa sezione solistica imprevista. La band poi riprende le redini della versione originale e continua, ma siamo ancora immersi nella parte solistica, e a farcelo notare è sempre il buon Staropoli che si ritrova a dialogare con la chitarra di Turilli, che a sua volta dialoga anche con quella di Lerquin. Finito questo momento di estasi Neoclassical, Fabio riemerge dal nulla e ripropone il pre-chorus e poi, giustamente, il ritornello, ma siamo ormai giunti alla fine di questo lungo pezzo che si presenta quasi come un manifesto di Symphonic Power Metal. C'è giusto il tempo di una narrazione, che spiega le origini dell'Ordine Del Drago Bianco, e tutto finisce nuovamente, ma il pubblico è pronto per ripartire ancora, non si scappa.

Dawn Of Victory

Dopo una lunga canzone di circa 11 minuti, più impegnativa del solito, i Rhapsody decidono di proporre qualcosa di estremamente diretto e semplice, qualcosa che resti subito impresso nella mente e che lasci scatenare i fan. È così infatti che Lione annuncia "Dawn of Victory" (L'Alba della Vittoria) dall'omonimo album. Il riff iniziale parla chiaro, non è ancora sostenuto dalla doppia cassa, ma già si capisce che è solo una fase preparatoria che presto si trasforma proprio in ciò che avevamo presagito. Il brano in effetti comincia a premere sull'acceleratore invitando all'headbanging mentre le tastiere di Staropoli, e gli altri suoni orchestrali in playback, avvolgono il tutto con maestosità e gloriosa baldanza. È l'alba di una vittoria, non si può che celebrarla in questo modo. Fabio comincia a cantare con una voce leggermente più aggressiva del solito, sostenuto dai riff serratissimi di Turilli e Lerquin e da una sempre veloce sezione ritmica; il cantante ora ci narra di una battaglia che sta avendo luogo tra gli eserciti del Bene guidati da Arwald e quelli del Male guidati da Dargor, in una situazione in cui i primi pregano per l'arrivo del Guerriero con la sua Spada di Smeraldo. Il Guerriero ovviamente non si farà attendere troppo, il suo destino dopotutto non è che combattere per la causa. A questo punto spunta il ritornello, uno dei migliori mai fatti dalla band e uno di quelli che più vengono ricordati e cantati, soprattutto in sede live. Il perché è presto spiegato. Le ritmiche si fanno meno serrate ed arrembanti, anche le tastiere si lasciano andare a suoni più distesi ed avvolgenti, così come le linee vocali di Fabio sono più melodiche, ariose e pulite di prima, senza tuttavia rinunciare ad un retrogusto "anthemico" ed eroico che emerge in tutta la sua bellezza specialmente nella seconda parte del refrain, quando per un attimo le ritmiche si fanno marziali e le parti corali intonano versi altisonanti, come durante tutto il ritornello d'altronde: "For Ancelot/ The ancient cross of war/ For the holy town of gods/ Gloria, gloria perpetua/ In this dawn of victory". Non c'è tempo da perdere però. Il brano infatti riparte a tutta velocità con la baldanza che abbiamo apprezzato all'inizio, lasciando subito però nuovamente posto al ritornello, così da non farcelo dimenticare. A metà pezzo la sezione solistica in cui i due chitarristi si colpiscono a colpi di scale Neoclassical che sembrano un duello di spade, tanto per rimanere in tema. In ogni caso, la traccia prosegue senza intoppi verso la fine proponendo giusta una nuova strofa più melodica del solito che comunque è destinata a lasciar spazio al celebre ritornello che si trascina verso il finale e verso l'acclamazione del pubblico con gloria, con gloria perpetua!

Lamento Eroico

Fabio annuncia che il prossimo pezzo sarà interamente in italiano, e ci tiene a precisare che è il primo pezzo interamente in italiano mai composto della band. Si tratta ovviamente della bellissima "Lamento Eroico" da "Power Of The Dragonflame" (2002). La spavalderia e l'eroismo della traccia precedente vengono subito spazzati via, lasciando il posto ad un'atmosfera crepuscolare e tragica. Anche se non lo vediamo percepiamo che è calato un buio dalle tinte blu scuro, la calda solarità di "Dawn Of Victory" non c'è più, così come il suo ottimismo. Qui infatti è un delicato e malinconico flauto ad aprire le danze, accompagnato dal battito di mani del pubblico. La voce di Fabio si inserisce  su questo tessuto con la sua voce bassa, pulitissima e caldissima che strizza l'occhio al cantato lirico, come ben sa chi conosce questa traccia. All'insieme si aggiungono anche pianoforte e batteria, che preservano comunque l'umore generale, lasciando le redine al cantante, il quale sprigiona tutta la sua potenza ed espressività nel celebre ritornello. È a questo punto che fanno la comparsa anche le chitarre, ma soltanto per tenere il ritmo e per rendere la proposta più tridimensionale, ma, ancora una volta, tutto è nelle mani di Lione e della sua voce chi in questo frangente arriva davvero al cantato lirico con dei versi ed una prova vocale che trasmettono drammaticità da tutti i pori: "Urla il tuono/ al mio Lamento Eroico/ sorte consuma la realtà!" E' una canzone in cui è il Guerriero a parlare, l'eroe del Nord sente il peso del destino e si lascia andare a questo lamento eroico in cui si sente l'odore lontano di una tragica fine. Il brano riprende, sempre lento e quieto, sempre con Fabio in primo piano, ma stavolta possiamo udire per un attimo anche degli archi in sottofondo. Il pubblico non batte le mani, non urla, non fa niente, ascolta in religioso silenzio le dichiarazioni del Guerriero, il quale è deciso a continuare la sua missione anche se ciò lo porterà alla morte. Dopo questo momento esplode nuovamente il ritornello, questa volta accompagnato anche da cori sacri in sottofondo che ne ampliano la portata e la magnificenza rendendolo ancora più potente e tragico, finché Fabio non chiude il tutto con un'ultima nota profonda, lunga e vibrante che fa venire i brividi. A questo punto può partire l'applauso.

Nightfall On The Grey Mountains

L'entusiasmo è palpabile, è chiaro che i Rhapsody non stanno fornendo uno show da semplice band spalla chiamata per riempire lo spazio, è chiaro che il pubblico è lì anche per loro e si sta gustando ogni istante. E' così che con grande vivacità Lione annuncia il prossimo titolo, che è un altro brano estratto da "Symphony II": "Nightfall On The Grey Mountains" (Crepuscolo Sulle Montagne Grigie). Il locale viene ancora una volta riempito da immensi cori sacri in latino che annichiliscono tutto e tutti, accompagnati ovviamente dalle onnipresenti sinfonie altrettanto bombastiche. Si respira un'atmosfera drammatica e sacrale che spiana la strada al mid-tempo che ne segue. La batteria di Holzwarth infatti si assesta su ritmiche medie che ricordano molto quelle dei Manowar, così come i rocciosi e semplici riff di Turilli e Lerquin; su queste partiture delle prime due strofe Fabio Lione canta in modo molto cauto, quasi sommesso e a bassa voce, ma nel ritornello le cose cambiano. La tensione accumulata nella prima cupa parte viene rilasciata proprio nel refrain, il quale è più disteso e arioso di quanto lo precede: gli archi disegnano melodie sognanti che contrastano con i quadrati riff che accompagnano le strofe, nello stesso modo le linee vocali del cantante hanno un che di solare che, ancora una volta, contrasta con l'atmosfera che si era creata con i minacciosi cori introduttivi. Il Sole è stato visibile sulle Montagne Grigie per l'ultima volta, giacché, come indicano le liriche, è arrivato il crepuscolo: "Cold mystic night - it falls on the plain/ On the grey mountains reigns now the shade/ Angels of light give them the faith/ Time now has come/ Dar-Kunor awaits". Il mid-tempo torna a dominare il pezzo, che è anche impreziosito dalle tastiere di Staropoli che imitano il suono di un organo a canne, tanto per non abbandonare mai quel retrogusto oscuro e misterioso che ritroviamo anche dopo che il ritornello è tornato a fare capolino con il suo incedere disteso e pulito. Dopo le ripetizioni del ritornello, infatti, rispuntano gli stessi cori sacri in latino che abbiamo apprezzato all'inizio, ma stavolta dal turbinio di voci emerge anche quella di Fabio Lione che saluta il pubblico dandogli la buonanotte e dicendogli che si sarebbero visti ancora nel prossimo tour. Lo spettacolo quindi è finito? Con tutti quei cori non sarebbe neanche una brutta fine per un concerto, anzi! Però un dubbio resta: è davvero già finito tutto? Nel dubbio i fan continuano a gridare il nome della band all'unisono, esprimendo tutto il loro calore.

The March Of The Swordmaster

Ovviamente è solo una finta calcolata, perché la band, attirata dalle acclamazioni del pubblico e dal suo stesso nome gridato che riecheggia nel locale, ritorna sul palco accompagnata da Tourdion di Pierre Attaingnant, ovvero la celebre melodia rinascimentale riarrangiata per "The March Of The Swordmaster" (La Marcia Dello Spadaccino). L'atmosfera è gioiosa e, come già detto, tipicamente rinascimentale, inoltre la band è tornata sul palco e non si può che esserne felici! Ad un certo punto però, al grido di "Ride! Die! Sacrifice!" il brano acquista una certa forza battagliera che si trasmette ai riff ancora una volta cadenzati dei due chitarristi e alle ritmiche cadenzate e forzute di Holzwarth e Guers. Il titolo è molto eloquente in effetti, siamo proprio al cospetto di una marcia orgogliosa in cui il Guerriero, all'epoca di "Power of the Dragonflame" (2002), sfila insieme ai suoi seguaci ed insieme agli eserciti delle forze del Bene facendo da guida e da esempio da seguire. Gli scontri definitivi contro Kron sono alle porte, ed è tempo di porre fine a tutto: "We cross the lakes of the holy woods/ To reach the ocean where red waves rule/ The black king is moving to Algalord/ This is the time... he has to be stopped!" A questo punto possiamo quasi sentire le voci di tutti gli altri guerrieri inneggiare l'eroe, possiamo sentire come salutino il suo coraggio; il pubblico ovviamente non si lascia sfuggire l'occasione di fare la stessa cosa e, pugni al cielo, segue l'esempio della canzone. Il ritornello riprende la melodia iniziale e ridà quel tocco di leggerezza al tutto, senza però rinunciare all'impatto battagliero e accattivante dei cori che lo compongono. La lenta cavalcata, o meglio, la marcia, continua sulle stesse coordinate di prima, rimanendo salda su un mid-tempo appena accarezzato da lontane e per niente opprimenti sinfonie. Dopo la nuova ripetizione del frizzante ritornello è tempo di un bell'assolo di chitarra che riprende, anche lui, la melodia principale del pezzo, la quale ormai ci è entrata prepotentemente in testa e sarà difficile mandarla via, anche perché il finale della traccia è tutto affidato al refrain, che è costruito proprio su quella melodia! Pezzo immancabile nelle scalette, anche più recenti, della band, talvolta anche allungato e modificato nella parte centrale. In ogni caso, la marcia dell'eroe della Emerald Sword Saga può avere soltanto un epilogo, è una marcia che ci porta dritti dritti dove ci aspettiamo?

Emerald Sword

Fabio Lione comincia dunque ad intonare, chiedendo l'aiuto del pubblico e giocando con la sua voce, il titolo di quella che è sicuramente la canzone più famosa della band ed uno dei più rappresentativi del Power tutto: "Emerald Sword" (La Spada Di Smeraldo). Il celeberrimo riff iniziale non lascia scampo e dà il via ad una memorabile cavalcata in cui la traccia che dà il titolo alla saga si lascia andare ad alte velocità impreziosite da cori e da tastiere barocche. Il pubblico è sicuramente in estasi e pronto a cantare la famosissima ed irresistibile prima strofa: "I crossed the valleys the dust of midlands/ To search for the third key to open the gates/ Now I'm near the altar the secret inside/ As legend told my beloved sun light the dragons eyes/ On the way to the glory I'll honour my sword/ To serve right ideals and justice for all". Durante gli ultimi versi la traccia subisce un leggero rallentamento che serve solo a rendere il tutto più eroico ed imponente e che permette a Staropoli di inserire uno dei suoi brevi intermezzi barocchi. Dopodiché però si riparte guidati dalla doppia cassa di Holzwarth! Dopo un'ennesima strofa, dunque, siamo tutti pronti per intonare l'eroico e solare ritornello che ogni fan conosce a memoria e canta con il pugno innalzato al cielo, sentendosi parte anch'egli della quest del Guerriero. La traccia quindi non accenna a fermarsi e lascia posto a Luca Turilli, il quale sforna uno dei suoi assoli più famosi, un assolo molto melodico che puntualmente viene canticchiato in ogni concerto. Fabio Lione lo sa ed invita il pubblico a seguire proprio quelle melodie. Si fa tutto sempre più eccitante, la ricerca del Guerriero è animata da grandi ideali e dalla consapevolezza di essere lui il prescelto per trovare la Spada, di essere lui la persona adatta per combattere con e guidare le forze del Bene. Il pubblico non ha dubbi e prontamente intona nuovamente il ritornello che si ripete più di una volta: "For the king for the land for the mountains/ For the green valleys where dragons fly/ For the glory the power to win the black lord/ I will search for the emerald sword". Il finale viene allungato e per un momento sentiamo solo i cori in playback e le voci dei fan mentre cantano proprio il refrain. A questo punto la band decide di farsi sentire nuovamente e ricomincia a suonare riproponendo per l'ennesima, e ultima, volta sempre il ritornello, allontanando quindi la fine della serata con qualcosa che piace a tutti.

Gran Finale

Il concerto però è giunto alla fine purtroppo, ma gli ultimissimi istanti sono affidati al "Gran Finale". Fabio ringrazia tutti numerose volte ed a gran voce, palesemente emozionato e contento del risultato ottenuto. Tutti gli altri strumenti si lasciano andare al solito caos finale in cui ognuno cerca di fare più rumore dell'altro per chiudere in bellezza e, per l'appunto, rumorosamente. Tutto questo però si stempera fino a che non restano in campo soltanto i cori sacri e le orchestrazioni, le quali riprendono il tema dell'intro, creando quindi un bel legame tra inizio e fine. Anche i cori però sono destinati a sparire nel silenzio mano a mano che ci avviciniamo alla vera fine della prestazione, ed è proprio quanto succede. Le orchestrazioni ed i cori terminano, ma quel che resta non è il silenzio, bensì le voci dei fan che, ancora estasiati da tutto quello che hanno visto, gridano ritmicamente a gran voce un solo nome: quello dei Rhapsody.

Conclusioni

Così dunque si chiude questo live. Un finale in cui a spiccare non sono i cori sacri in latino, bensì quelli del pubblico che inneggia alla band. C'è forse un modo migliore di finire un concerto? Non dimentichiamoci poi che i Rhapsody qui sono "solo" una band spalla, non il piatto principale della serata, ma è anche vero che nel 2004 non erano certo una band di primo pelo, anzi, si trovavano agli inizi di una nuova fase, con già qualche anno di esperienza alle spalle. Insomma, non erano di certo sconosciuti, soprattutto se consideriamo la risonanza che ebbero gli album della prima saga nel mondo del Power. I concerti a fianco dei Manowar nel nuovo continente erano però una novità, grazie a DeMaio, infatti, la band di Turilli e co. era riuscita ad avere una grandissima apertura verso questi territori, non a caso qui è presentata la registrazione di un concerto avvenuto in Canada. Non c'è quindi da stupirsi del calore del pubblico, il quale con una sola sera avrebbe assistito alle prestazioni degli alfieri del Symphonic Power Metal e poi dei cosiddetti Kings Of Metal. Senza dubbio una serata da ricordare. Cosa dire del concerto in sé? I Rhapsody propongono una scaletta molto interessante con tutti pezzi famosi e molto conosciuti da ogni singolo fan. Tutti pezzi semplici e diretti atti a valorizzare al meglio l'ora a disposizione e a fomentare per bene gli astanti. L'unico brano che forse non rispecchia appieno queste caratteristiche è "Erian's Mystical Rhyems", con i suoi 11 minuti di durata, il lungo intro e l'assolo di basso a metà, ma va detto che anche qui abbiamo un ritornello catchy e per niente difficile da ricordare. Quindi, alla fine dei conti, anche qui siamo davanti ad una traccia di facile presa, e poi diciamoci la verità, un brano un po' più complesso e variegato posto su per giù a metà scaletta va benissimo: permette di rifiatare un attimo e di apprezzare la band anche su composizioni leggermente più articolate. Per quanto riguarda il rifiatare va menzionata anche "Lamento Eroico", che è senza dubbio il momento più calmo e atmosferico dello show, anche se è difficile non aver voglia di cantarne a pieni polmoni l'enfatico refrain. Ecco, come si saprà, un punto di forza della band sta proprio nei ritornelli. Sembra una cosa scontata, ma i Rhapsody hanno una capacità di confezionare ritornelli davvero elevata: sono fatti apposta per essere cantati a squarciagola mentre ci si immagina in un contesto totalmente Fantasy, armati di spada, in sella ad un cavallo (o ad un drago), mentre ci si avvia verso la battaglia. Sono infatti ritornelli che trasudano maestosità e baldanza, e anche molta positività spesso, e sono particolarmente adatti per i live, dove si è circondati da altri metallari aventi più o meno le stesse sensazioni. È come ritrovarsi ad essere parte di una legione, anzi, è come ritrovarsi ad essere parte delle forze del Bene di cui si narra nella saga. A questo proposito, sono state scelte proprio, come ricordato poco prima, le canzoni che meglio esaltano questi sentimenti, ed ecco quindi che ci ritroviamo a cantare "Dawn of Victory", "Unholy Warcry" o "Emerald Sword". Un altro pezzo particolarmente adatto sarebbe stato "Holy Thunderforce" (immancabile ormai), che però non trova spazio in una scaletta che deve restare nei limiti dei 60 minuti circa. Poco male però, dopotutto non c'è nessun pezzo fuori posto, e visti i limiti di tempo bisognava pur rinunciare a qualcosa. Molto strana però è la scelta di lasciare fuori il debutto "Legendary Tales", un album capolavoro acclamato tuttora che avrebbe meritato di essere simboleggiato da almeno un brano. Una "Land Of Immortals" per esempio, che non è la mia preferita di quell'album ma  avrebbe certamente mandato tutti in visibilio con la sua carica. Credo che anche qui il discorso sia legato al tempo a disposizione e alle tracce da sacrificare, soprattutto  se pensiamo che questo live è successivo all'uscita di "Symphony II", da cui infatti vengono estratte ben 3 tracce. In ogni caso, la prestazione dei Nostri è davvero ottima, si sente tutta la carica dei musicisti, i quali comunque non rinunciano alla perizia e alla precisione, riuscendo a coinvolgere tutti senza nessuna sbavatura. Fabio Lione poi è una garanzia e riesce ad ammaliare dal vivo come su CD, dimostrando di avere una voce potente e limpida anche in sede live dove potrebbe essere più difficile mantenere certe note. Insomma, un'altra tappa importante per la band nostrana, che dopo aver concluso una saga, dopo aver pubblicato una compilation e dopo aver cominciato un nuovo percorso riesce a mettere sul curriculum anche un live album che testimonia la conquista del Nord America.

1) The Dark Secret
2) Unholy Warcry
3) Wisdom Of The Kings
4) The Village of Dwarves
5) Erian's Mystical Rhymes
6) Dawn Of Victory
7) Lamento Eroico
8) Nightfall On The Grey Mountains
9) The March Of The Swordmaster
10) Emerald Sword
11) Gran Finale
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