NICK CAVE & THE BAD SEEDS

Let Love In

1994 - BMG

A CURA DI
ANDREA CERASI
22/09/2018
TEMPO DI LETTURA:
8,5

Prologo

Dall'estrema periferia al cuore della città. Questo è il tragitto che ogni giorno faccio per andare a lavoro, ed è un tragitto lungo e snervante, tanto che mi sento in netto svantaggio nei confronti dei miei colleghi di lavoro, quasi tutti radunati nei quartieri centrali. "Il forestiero" mi chiamano, perché ai loro occhi io sono il viaggiatore, colui che arriva da fuori, da un posto molto lontano. Non è lontano il posto da dove provengo, neanche troppo vicino, ma il treno impiega parecchio per giungere a destinazione. Oggi ho il turno di notte. Il sole tra pochi minuti tramonterà e la luce si spegnerà oltre le colline della città, i cui confini appaiono sterminati. Dal finestrino del vagone lancio uno sguardo fuori: il cielo terso, dai contorni rosei che promettono pioggia, e una città caotica e inquinata che si perde in una serie infinita di incroci nevralgici. Indosso gli auricolari, ho bisogno di musica, ho bisogno di creare il mio mondo, fatto di note e di inni notturni, ho bisogno di cullarmi lungo questo viaggio. Nelle orecchie parte la chitarra acustica di "I Had A Dream, Joe" di Nick Cave, il mio disco preferito del guru del post rock, un concentrato di spietate e gelide cantilene rock quasi tutte in acustico, dove il prode Cave ha modo di scatenarsi. Non appena la musica parte, in strada noto un cartello che mi ricorda proprio la copertina di "Henry's Dream", il disco del 1992 dedicato al figlio appena nato da cui è tratta la traccia che sto ascoltando. Strana coincidenza, o forse no, perché Nick Cave arriverà in città tra poche settimane per un concerto. Ho già i brividi, nella borsa ho il biglietto. Il cartellone annuncia il ritorno del "romantico poeta", il musicista posa in primo piano, camicia aperta e capelli nero corvino, ha lo sguardo minaccioso, che ti fissa ti ipnotizza ti seduce, quasi a sussurrare "Che aspetti? Vieni da me, vieni tra le mie braccia". Dietro di lui i Bad Seeds, la sua band. Mi perdo nei pensieri dell'ultimo concerto a cui ho assistito, intanto la musica procede intonando la sua danza e inondando i miei timpani come balsamo. Un uomo in divisa entra nel vagone e si dirige verso di me, io distolgo lo sguardo. Dopo pochi secondi mi sento toccare la spalla: «Hei, mi senti?», faccio uno scatto: «Mi ha spaventato, sa?», «Lo vedo. Allora lo caccia fuori o no questo biglietto?», «Cosa?» domando io confuso togliendo l'auricolare da un orecchio, «Il biglietto, ragazzo, andiamo, non far finta di niente». Si tratta del controllore, ed io stupido che non lo avevo capito: «Oh certo, ecco qua», frugo nella tasca superiore della borsa a tracolla e tiro fuori la tessera, la porgo all'uomo, lui la osserva per qualche secondo e poi mi ringrazia. Va via, mi volto seguendolo con lo sguardo e mi accorgo che il vagone del treno è completamente vuoto, un vagone fantasma senza alcuna vita all'interno. Solitamente straborda di gente che torna o che va a lavoro, di ragazzi pronti per l'uscita serale, di signore di ritorno dalla spesa. Oggi no, il silenzio totale e un buio che si appresta a scendere. Ma il silenzio lo riempio con la musica di Nick Cave. Ho voglia di qualcos'altro, "Henry's Dream" è un album che si presta per le serate di baldoria, il mood del momento invece è altro, più romantico, più sensuale, ma altrettanto autunnale. "Let Love In" è l'opera del ritorno dopo l'avventura spirituale in Brasile nella quale Nick Cave si è lasciato l'eroina alle spalle e che per poco non lo ha ammazzato. Da quel viaggio in sud America sono nati prima "The Good Son", poi "Henry's Dream", che hanno inaugurato gli anni 90 con un approccio molto diverso dai primi lavori, più meditativo, più intimista. L'età selvaggia di "From Her To Eternity" o di "Tender Pray" era giunta alla fine e il poeta aveva cambiato stile, preferendo esibirsi in ballate strazianti che aprono un buco nell'anima. Con "Let Love In" Cave raggiunge un clamoroso successo commerciale in tutto il mondo, le melodie sono oscure ma orecchiabili, laddove i caldi rintocchi di pianoforte si scontrano con la sezione ritmica impartita dai Bad Seeds, in una scaletta fatta di odi tribali all'animo umano che rendono omaggio ad amori infiniti, come in "Do You Love Me?" o nella title-track, pulsioni sessuali come in "Nobody's Baby Now" e "Loverman", folli racconti come in "Red Right Hand", "Jangling Jack" e "Thirsty Dog", ed elegie funebri che prendono forma in "Lay Me Down" o "Ain't Gonna Rain Anymore". Mi volto verso il finestrino e osservo il tramonto, poi volto il capo scrutando il vagone fantasma, di fronte a me una ragazza, materializzata chissà quando e da dove. Mi ammira in penombra con occhi di smeraldo che luccicano nonostante le luci al neon guaste. «Che stai ascoltando?» mi chiede, «Oh, non credo ti possa piacere» rispondo un po' snob, «Da' qua» dice distendendo il braccio per afferrare l'auricolare. Glielo passo, lei lo indossa e resta in attesa qualche istante, fissando un punto indefinito del soffitto. Torna a guardarmi e mi allunga un sorriso dolcissimo: «Adoro l'artista e adoro questo disco», «Davvero?» chiedo quasi incredulo, «Certo, ho il cd e un poster attaccato sul muro della mia stanza. Credo di avere persino una cassetta logorata da qualche parte» e così la ragazza assume la posa di Nick Cave nella copertina di "Let Love In": testa sollevata in aria, sguardo mistico, braccia distese lungo i fianchi. Il treno raggiunge una fermata e le luci rosse dei semafori penetrano nel vagone, illuminando il volto della bella fanciulla dagli occhi di smeraldo, proprio come ritratto sulla cover dell'album. Il sole non è ancora tramontato del tutto ma nel mio cuore è già scesa la luna. Il treno riparte e con esso anche il disco di Nick Cave, colonna sonora della nostra avventura notturna.

Capitolo primo - Do You Love Me?

Quando Do You Love Me? (Mi Ami) si distende dagli auricolari, invadendo le nostre menti, io e la ragazza siamo seduti l'uno accanto all'altra. Il cuore mi batte forte, assecondato dalle note delle tastiere e dalla chitarra di Blixa Bargeld che generano un groove notturno. Le linee melodiche, sinuose e cupe, si sposano alla perfezione con l'atmosfera all'interno del treno, un treno che attraversa la città, tagliandola in due, puntando dritto al cuore. La frenesia del mio stato d'animo si placa non appena la ragazza mi allunga un sorriso, e le parole profuse dal cantore Nick Cave sembrano accompagnare la mia esperienza, come se io fossi proiezione della sua narrazione. "La trovai in una notte di fuoco e rumore. Campane selvagge suonavano in un cielo selvaggio, sapevo che dal quel momento in poi l'avrei amata fino al giorno in cui sarei morto, e coi miei baci cacciai via migliaia di lacrime" recita il primo verso, ed è stupefacente la coincidenza del testo con quanto accaduto. La ragazza che mi siede vicino è apparsa proprio come la donna fatale e divina cantata da Cave. "Mia signora dei tanti dolori, alcuni imploranti, alcuni presi in prestito, alcuni rubati, alcuni messi in salvo per domani, in una notte infinita, ornata di stelle argentate, le campane della chiesa rintoccavano". La ragazza distende una mano e la poggia sul mio ginocchio, sento un brivido che mi percorre la schiena: «Tutto bene?» domanda contrita, evidentemente mi vede pensieroso, forse emozionato all'inverosimile. «Oh, sì, tranquilla, è solo che..» le parole mi muoiono in gola, le vorrei cantare il profondo ed effimero ritornello: "Mi ami? Mi ami come io amo te?", ma non ho il coraggio di esprimermi così con una donna appena conosciuta, anche se già sento che qualcosa si smuove dentro il petto. «È solo che?» mi riprende lei, io scuoto la testa, facendo un cenno con la mano, come per dire che va tutto bene, forse lei percepisce il mio tremolio, il mio nervosismo. È che questa notte surreale sta per prendere vita ed io sono impreparato. "Lei mi fu data perché mettessi le cose a posto, ed io ho ammucchiato tutte le mie doti accanto a lei, anche se sembravo inutile e piccolo, trovai Dio e tutti i suoi diavoli dentro di lei". Il basso sanguinoso di Casey immortala i miei nervi tesi, il clima retrò, che sembra uscito da un film degli anni 50, attraversa il vagone del treno e in certo modo ci unisce. Lei mi sorride ancora, si sposta sul sedile per mettersi comoda, allungando le gambe, i suoi capelli si irradiano di una luce astratta ricordandomi ancora la copertina sfumata di rosso dell'album. La chitarra emette dei fraseggi intrepidi e su uno di questi lei mi chiede: «Dove stai andando?», seguo la linea delle sue labbra carnose, mi seducono provocandomi uno spaesamento, vertigini e una certa bufera nello stomaco, la stessa bufera raccontata da Nick Cave: "Dal mio letto lei cacciò la bufera, un sole di cartone splendeva sopra la sua testa, tanto lei era piena di luce, la sua ombra azzannava folle, le nostre linee dell'amore si intrecciavano senza speranza". la guardo intensamente: "Mi ami, come io amo te?" penso tra me, facendo il coro con i Bad Seeds, accompagnando il profeta nella sua canzone notturna. Chitarra, percussioni e basso traboccano d'amore e di devozione, per descrivere la donna fatale raccontata dal vocalist, una donna che oscura il sole e fa scendere la notte. La luna in cielo è tumefatta e straziata, la vedo oltre il vetro del finestrino, in lontananza sento i rintocchi delle campane di una chiesa. Forse celebrano il nostro incontro. «Sto andando a lavoro» le rispondo, rattristato. Vorrei stare con lei tutta la notte. "Tutte le cose vanno verso la loro fine, sapevo già prima di incontrarla che l'avrei persa", recita il testo, ed io penso lo stesso.

Capitolo secondo - Nobody's Baby Now

Mi prende per mano, la sua pelle è morbida e dolce come le note del pianoforte che intonano una delicata ballata che narra di un amore impossibile, di una repressione sentimentale che solo un Nick Cave sobrio e lucido riesce a controllare, nonostante un'attrazione profonda nei confronti di una ragazzina. «Scendiamo alla prossima fermata?» propone la ragazza, continuando a stringere la mia mano, mentre le linee crepuscolari di Nobody's Baby Now (La Bambina Di Nessuno) prendono vita. "Ho cercato nei testi sacri, ho cercato di svelare il mistero di Cristo il Salvatore. Ho letto poeti e analisti, ho cercato nei libri di psicologia, ho fatto il giro del mondo, ma non ho trovato risposta. Lei ora è la bambina di nessuno", ed io mi sento come l'artista, trattenuto e impossibilitato a reagire, senza alcuna risposta, ma schiavo dei propri sentimenti e dei propri istinti carnali. «Ma devo andare a lavoro» le dico «Che hai in mente di fare?» aggiungo dopo pochi secondi, lei mi fissa intensamente, i suoi occhi hanno cambiato colore? Adesso mi sembrano diversi, sembra che abbiano cambiato tonalità, lo smeraldo si è trasformato in rosso rubino, ma forse è solo il riflesso delle luci esterne. Mi manca l'aria, in questo vagone l'ossigeno comincia a scarseggiare, mi allento il colletto della giaccia. «Vieni con me, solo per questa notte, non sono la bambina di nessuno» riferisce citando il magico ritornello del brano che stiamo ascoltando. I Bad Seeds continuano a cullarci in questa dimensione onirica, Cave, dalla voce baritonale, ritorna in scena col suo canto d'amore: "L'amavo e l'amo ancora, lei vive nel mio sangue e nella mia pelle, il suo selvaggio sguardo ferale, i suoi capelli scuri, le sue labbra invernali, tanto fredde come fossero pietra". Ma ci sono alcune cose che neanche l'amore consente, Nick Cave tiene la mano alla ragazzina così come io tengo la mano alla ragazza appena conosciuta, e allora, quando parte l'ultimo blocco, dopo l'intermezzo soffuso al pianoforte, prendo la mia decisione: «Va bene, tanto stasera a lavoro non c'è nulla da fare. Avverto in ufficio che sto poco bene». Ma ho detto davvero una cosa simile? Credo di sì perché la ragazza sorride compiaciuta e mi accarezza una spalla. Sto saltando una giornata di lavoro per una tizia che neanche conosco. Follia. Ma è bello abbandonarcisi ogni tanto, nuotando in un mare mistico fatto di onde nere e avvolgenti. Le emozioni mi hanno inondato, le viscere contorte esigono il loro tributo d'amore. Voglio stare con lei, anche solo per questa notte. "Questo è il suo vestito che io preferivo, con le violette blu ricamate all'altezza del seno, e queste sono le mie lettere fatte a pezzi dalle sue dita affusolate. Io ero l'uomo dal cuore crudele e nonostante abbia cercato di scacciare il suo fantasma, lei si muove dentro di me". Le prendo la mano, di nuovo, e la stringo forte. Lei è il mio fantasma, proveniente dal vagone di un treno fantasma. Voglio abbandonarmi ed essere inghiottito da questa notte liquida. Lei non è la bambina di nessuno, la perderò, tutto è già scritto, ma è bello illudersi. «Scendiamo?» le chiedo mentre il treno si ferma, e mentre i freni del veicolo stridono sulle rotaie, emettendo uno strano sibilo che sembra un urlo, il brano sfuma placidamente.

Capitolo terzo - Loverman

Scendiamo dal treno e ad attenderci c'è la luna in cielo. Il sole è già morto oltre il confine della città. Mano nella mano ci perdiamo in una zona industriale. Adoro le zone industriali, odorano di acciaio e di fatica, sono l'ambiente ideale per un'avventura notturna. Io la mia la sto vivendo proprio ora, con la donna dei miei sogni, forse delle mie allucinazioni, giunta chissà da dove per redimermi. Stanotte sarò il suo amante, proprio come il blues Loverman (Amante), che io continuo a sentire nelle orecchie, nonostante non abbia più addosso gli auricolari. Ma la musica continua a cullarmi nei suoi tetri labirinti, facendo da sfondo alla vicenda. "C'è un diavolo che aspetta fuori dalla tua porta, sta sgroppando, ragliando e scalpitando sul pavimento, sta ululando dal dolore e strisciando sui muri. È indebolito dal male e sottomesso dal mondo, urla il tuo nome chiedendo di più". Diavolo, anche io vorrei urlare il nome della ragazza che mi ha stregato, ma non vorrei spezzare l'idillio, meglio non sapere, meglio sognare a occhi aperti senza infrangere l'illusione. La sezione ritmica ondeggia per una danza notturna dal retrogusto blues, assomiglia tanto a una ballata sciamanica in omaggio alla luna, dea argentata che tutto osserva. Così come il basso trasognante e il giro di chitarra sono claudicanti e avvertono del pericolo, anche noi barcolliamo per le vie solitarie della città, cercando chissà cosa, forse un rifugio dove ripararci dalla pioggia che sta per abbattersi. Un tuono in cielo rimbomba, un lampo squarcia la notte, così come la sezione ritmica della canzone che si impenna in un vortice delirante fatto di istinti carnali: "Amante, sin dall'inizio del mondo, per sempre, fino alla fine dei tempi. Togliti quel vestito, sto arrivando, sono il tuo amante. Sono ciò che sono, preparati" grida Nick Cave nella mia testa, contornato da cori demoniaci, e allora io e la mia ragazza rabbrividiamo, percepiamo il pericolo della periferia, della zona malfamata, industriale e smorta. Di giorno viva, popolata da operai, di notte piena di ombre e di fantasmi. Gli spettri fuoriusciti dai capannoni ci circondano, noi ci stringiamo più forte, siamo in pericolo. Questi ci sussurrano concitati di andarcene via, questo non è il posto adatto a una coppietta in fuga dalla città. "Amante, fino alla fine peggiore, mentre gli imperi bruciano, sempre e per sempre, amen. Sono il tuo amante, aiutami, perché sono ciò che sono". La ragazza mi tira il braccio e accelera il passo, è spaventata: «So io dove andare» dice senza darmi il tempo di riflettere, mi trascina via ed io non posso far altro che seguirla. Sono in completa balia delle sue azioni. Ci dirigiamo verso un grande muro, forse confine di quella zona solitaria, dove c'è un cancello arrugginito aperto. «Basta oltrepassarlo per fuggire da questo posto», io la seguo in silenzio, e intanto il pezzo di Nick Cave riparte nella mia testa confusa. «C'è un diavolo che bussa alla porta e striscia sul pavimento, con il cuore tremante sta entrando, con il sesso eretto e le zampe pronte a saltare. È vecchio e stupido, affamato e dolorante, zoppo e cieco, sporco e povero. Vuole di più". Un barbone sbuca all'improvviso dal nulla, spaventandoci a morte: «Avete una moneta, ragazzi?», la ragazza fa un balzo all'indietro per lo spavento, ricadendo tra le mie braccia. "È lui il diavolo incarnato?» penso, ma l'uomo è soltanto un poveraccio senzatetto, un'anima perduta nel mondo. Mi avvicino sfidando la paura ed estraggo il mio portafogli. Gli regalo qualche spiccio, lui afferra le monete e poi dice una cosa strana: «Starò qui in piedi per sempre, perché sono ciò che sono, perdonami ma non ho scelta, ho le mani legate». Recita il verso della canzone di Cave, o forse sono io che confondo la musica con la realtà. Io e la ragazza ce ne andiamo e, mentre attraversiamo il cancello, sentiamo il vecchio urlarci contro il ritornello di "Loverman", parlando direttamente alla mia amica: «L - O -V -E -R -M -A - N. C'è un diavolo che ti guarda, ha mantello e corona, siede sul trono e vuole farti sua sposa».

Capitolo quarto - Jangling Jack

Il pazzo barbone mi ricorda Jangling Jack (Jack Lo Scoppiato), il tizio creato da Nick Cave, un uomo folle che blatera tutto il tempo e che racconta allucinate storie di follia. Il cantante intona il suo canto come fosse ubriaco, in modo tale da riprodurre l'insensatezza delle azioni di Jack. «Andiamo di qua» dico, prendendo la situazione in pugno «Conosco un bel locale». La ragazza si affida alla mia guida, ancora scossa dalle parole del pazzo barbone. Ci incamminiamo allontanandoci dalla zona industriale, ritornando alla vita notturna della città. «È quello il posto?» indica lei ed io annuisco. L'insegna del locale è mal funzionante, si accende e si spegne a intermittenza, alcune lettere del nome sono spente, dalle lampade fulminate. «Entriamo, prima che incominci a piovere». Scattiamo verso l'entrata, dove all'ingresso un gruppo di uomini in moto e dalle arie losche ci scruta di soppiatto. Capelli lunghi e giubbotti di pelle, le facce non sono proprio raccomandabili. Li evitiamo e fuggiamo dentro al riparo, proprio nel momento in cui un tuono rimbomba in cielo, dando libero sfogo alla pioggia. All'interno del locale, la musica di Nick Cave ci travolge, nella penombra il rock n' roll della danza di Jack ci assale come belva famelica. «Jack lo scoppiato blatera, visita la casa dell'eroe, chiama un taxi giallo, Jack vuole festeggiare, farsi una bevuta. Il tassista lo lascia al pub, che si chiama Grande Marasma, Jack entra spalancando la porta e attraversa il locale". Noi facciamo come Jack, ci avviciniamo al bancone e ordiniamo da bere, al centro della sala la gente affolla la pista da ballo e danza seguendo il ritmo impartito da Cave, indemoniato e ubriaco, mentre i Bad Seeds si scatenano nel rock truculento che incendia gli animi. «Si stanno scatenando» urla la ragazza per sovrastare la musica. Già, esattamente, quelle persone sono diavoli in preda al delirio, si agitano senza riprendere fiato come Nick Cave al microfono. "Jack fa un cenno col cappello a un uomo che sogghigna in un angolo e gli dice -Io sono Jack lo scoppiato, faccio do da do do da do, voglio il marasma, voglio l'ombrello- e poi si sbraca sullo sgabello. Jack alza il bicchiere e brinda". Noi facciamo altrettanto, appena serviti con due belle birre ghiacciate dal profumo intenso che sa di frutta. «Che Dio benedica questo paese e tutto ciò che vi si trova. Perdenti e vincitori, bravi ragazzi e peccatori» recito io citando il passaggio seguente del testo del brano. Un uomo, sbronzo, crolla sulla ragazza, si appoggia alle sue spalle sbavando sul cappotto. Io lo riprendo «Ehi! Che diavolo fai, torna dalla tua comitiva» e prima che lo possa spingere arriva un suo amico, un energumeno alto due metri, che lo prende in braccio e lo accompagna fuori a vomitare. «Grazie per l'aiuto, mio cavaliere» mi dice lei sorridendo e il mio cuore si scioglie in una poltiglia gelatinosa che mi rammenta il cervello del povero Jack. «L'uomo tira fuori una pistola e spara a Jack accusandolo di blaterare. Jack vola giù dalla sedia e crolla vicino la porta, si accascia a terra e raggiunge strisciando la strada. Sente la voce di sua madre che dice -Do da do do da do-. Jack vede la città in fermento, vede morti accatastati, vede la folla urlante e grida -In quale inferno mi trovo?-". Sorseggiamo la birra, lei beve come un camionista perché non appena poggio il mio bicchiere mezzo pieno sul bancone lei ha giù vuotato il suo. «Pazzesco» grido stupefatto. «La birra è la mia passione» urla lei di rimando, e subito richiama il barman per un secondo giro. Adoro questa ragazza, penso tra me. «Jack rientra nel locale e striscia tra la folla, si attacca al suo sgabello e si rimette seduto, ride immerso in una pozza di sangue e fa -Addio mammina-, poi si piega e vomita sangue. Muore». Il testo di questa canzone scatenata è follia pura, un racconto macabro che si intona perfettamente all'atmosfera della serata, una serata surreale. Il locale è impregnato dell'odore della birra, la gente è scalmanata, non riprende fiato nemmeno un secondo proprio come la sezione ritmica, che confonde strofe con ritornelli. Le tastiere di Savage e le percussioni di Wydler sono pazzesche, mettono in scena questo delirio, contornate da effetti stranianti in sottofondo.

Capitolo quinto - Red Right Hand

La mia bella ragazza si scola l'altra pinta mentre io termino la prima, poi si avvicina col viso e mi soffia sulla pelle. Il suo alito è intriso di birra ma conserva un profumo tutto particolare, un profumo che investe ogni mio senso. Sono ipnotizzato dalla sua forza seduttiva, provo qualcosa per lei. Nick Cave è la colonna sonora del nostro sentimento. Si può già definire amore? Non lo so, so solo che lei mi fa impazzire. «Usciamo». Mi prende per il colletto della giacca e mi accompagna fuori, lontano dal delirio della gente in festa. Fuori, quei brutti ceffi che stavano all'entrata non ci sono più, e nemmeno le loro moto. Il silenzio torna a palesarsi dopo il rock n' roll sparato dalle casse del pub. «Facciamo una passeggiata» sospira lei «ha smesso di piovere». Con Red Right Hand (Mano Destra Rossa) nella mente ci incamminiamo verso la stazione del treno. Il ritmo è lento e glaciale, gli echi degli anni 60 tornano prepotenti per questa cantilena soffusa che esplode in procinto del refrain. Mi accendo una sigaretta per rilassarmi un poco. "Fai due passi verso la periferia, attraversa i binari dove il viadotto si innalza come l'uccello del fato. Mentre si sposta di lato e si spezza, dove i segreti giacciono nei fuochi di confine, nei fili che ronzano, e tu che non tornerai mai indietro". La sensazione che provo in questo momento è raccontata da Cave in questa danza ancestrale, dove la tetra città prende vita. «Oltre la piazza, oltre il ponte, oltre i mulini, sulle nubi di una tempesta arriva un uomo alto e bello con un cappotto nero e impolverato e la mano destra rossa". Le percussioni di Wydler scalciano come i tuoni in cielo, che avvertono di una seconda ondata di mal tempo. Forse tornerà a piovere e noi non abbiamo riparo. «Aspetta. Guarda un po'» dice lei fermando la corsa e soffermandosi a guardare in un vicolo «Forza, andiamo per di qua», mi riprende la mano, io ho il fiatone e ho una strana sensazione, come se qualcuno ci osservasse e ci seguisse nascosto dal buio. Sento di essere seguito da una creatura magica e pericolosa, come il diavolo raccontato da Cave nel suo testo: "Ti prenderà tra le braccia e ridarà vita ai sogni che hai impiegato una vita a distruggere. Andrà nelle profondità e curerà la tua anima rattrappita. Non c'è nulla che puoi fare, lui è un dio, un guru. Tutti sussurrano il suo nome in questa terra evanescente, ma lui sotto il cappotto nasconde una mano destra rossa". Attraversiamo il vicolo oscuro e sbuchiamo in una piazza circondata di alberi smorti, dai rami tentacolari che sembrano artigli di drago. Al centro un cartellone, uno di quelli sparsi per tutta la città e che ricordano ai passanti che tra pochi giorni ci sarà il concerto di Nick Cave. Mentre le note delle tastiere vengono diluite in un break centrale fenomenale, mi soffermo sull'immagine. Dietro a Cave e alla sua band, una strada si perde in un orizzonte infuocato, e da quel punto esatto ho la sensazione che il diavolo sbuchi all'improvviso, come recita il testo: "Lo vedrai nei tuoi incubi e nei tuoi sogni. Egli sbucherà dal nulla, ma non è ciò che sembra, lo vedrai nella tua testa, sullo schermo della tv. Lui è un fantasma, un dio, un guru, e tu sei un microscopico ingranaggio nel suo catastrofico piano progettato e diretto dalla sua mano destra rossa". Scrollo via dalla testa quel pensiero infausto e penso allo spettacolo che si terrà tra qualche giorno: «Vorrei tanto andarci insieme a te» mi rivolgo alla ragazza e lei mi fa l'occhiolino. «Sarà un grande concerto» risponde lei.

Capitolo sesto - Let Love In

Attraversiamo i binari e andiamo a finire in un parco illuminato da lampioni che sparano un fascio di luce azzurra. Lo superiamo e torniamo in strada, una goccia d'acqua si infrange sulla mia fronte «Oh, cavolo, sta ricominciando a piovere». Ci ripariamo alla fermata di un autobus, sotto una comoda pensilina di vetro. Noi non aspettiamo il bus ma qualcos'altro, lo sappiamo entrambi, la ragazza dagli occhi di smeraldo mi fissa profondamente, allarga le labbra e socchiude gli occhi. In quel momento passa un'auto con lo stereo a cannone, entrambi riconosciamo le note dal sapore western di Let Love In (Lascio Che L'Amore Entri), giunte ai nostri timpani quasi a coronare il momento magico. "Disperazione e inganno, orrendi piccoli gemelli dell'amore, sono venuti bussando alla mia porta, li lascio entrare. Cara, sei la punizione per tutti i miei peccati. Allora lascio che l'amore entri". Come sospinto dalla calma voce baritonale di Cave e dalla chitarra calda e sentimentale di Blixa che flirta con un pianoforte gotico, allungo il collo e mi abbandono a un bacio fugace, come per rapire le sue labbra e la sua lingua. La ragazza riapre gli occhi, mi sorride, poi riprende il colletto della mia giacca e riappoggia le labbra. "La porta si è aperta in una fessura, ma l'amore è stato scaltro e coraggioso. La mia vita mi è balenata davanti agli occhi, un orrore da vedere, una condanna a vita per spazzare i coriandoli accumulati nella crepa del pavimento". Una nuvola di passaggio brinda al nostro sogno d'amore, celebrandolo col rituale della pioggia, affogando il mondo in un antro arcano e misterioso. «Le tua labbra sanno di.. di..» le parole fanno fatica ad uscire dalla gola «è un'essenza particolare, che sa di..», niente, non ho parole, non riesco a trovare il termine esatto per identificare il suo profumo. È un profumo spiritico, che mi trasmette una sensazione di inconsistenza, di astrattezza. Ma lei è qui davanti a me, non può essere un fantasma, è una ragazza bellissima e in carne ed ossa, e realizzo questa cosa nel momento in cui l'auto di prima torna indietro sempre con la musica sparata a tutto volume. Siamo in prossimità del bridge, dove Nick Cave alza la voce per farsi sentire, avvolto completamente dall'atmosfera soffusa della sezione rimica: "Bene, sono stato legato e imbavagliato e mi hanno terrorizzato, mi hanno castrato e lobotomizzato. Ma mai il mio tormento si era presentato travestito così bene. Oh Signore, che cosa ho fatto per essere abbandonato qui da solo? Dove sono i miei amici? Sono scomparsi?". Ci baciamo profondamente e il tempo e lo spazio sprofondano. Il nulla mi travolge e mi abbraccia, e allora ecco che in mente mi balena la domanda conclusiva fatta dal cantante: "È peggio essere l'amante dell'amore o l'amante che l'amore ha rifiutato?". Non so rispondere, al momento sono confuso, non capisco più nulla. Il bacio mi ha stravolto, desidero questa ragazza più di ogni altra cosa.

Capitolo settimo - Thirsty Dog

Il cuore torna a battere a un ritmo forsennato, seguendo la scia di Thirsty Dog (Cane Assetato), velocissimo brano country, e proprio un cane con la lingua di fuori ci passa accanto lanciando uno sguardo infernale. Lo spirito di Nick Cave entra in me e si impossessa della mia lingua. Me ne esco con le sue parole: "Mi spiace per questa guerra di anni, per l'aver messo su un accampamento, fili spinati e trincee. Mi spiace per la notte che scusarsi non possa aggiustare le cose". La ragazza capisce al volo che sto interpretando il testo della canzone, ispirato dal passaggio del cane assetato. «Che ti va di fare?» domanda serena, in netto contrasto con la notte tempestosa che lancia saette e fulmini. Piove forte e noi siamo stipati ancora sotto la pensilina dell'autobus. Davanti ai nostri occhi vediamo la banda di motociclisti che prima si trovava davanti al locale. Le loro moto rombano facendo un baccano tremendo. Noi li osserviamo incantati, quegli uomini restano sotto la pioggia in sella ai loro bolidi, e non sembrano per nulla infastiditi dall'acqua. Il capo banda inchioda all'incrocio e devia il flusso, parcheggiando non lontano da noi. Scende dalla moto e bussa con violenza a una serranda mezza abbassata «Ehi, allora? Siamo assetati, vuoi aprire o no?» grida l'omone, e subito il proprietario del posto accorre sbraitando. Con un cazzotto fa spalancare la saracinesca, dunque allunga il braccio per salutare il suo amico. «Banda, è ora di fare baldoria» annuncia il capo e tutti si fiondano all'interno del locale. Evidentemente i motociclisti passano le serate a bere da un locale all'altro. Non sembrano cattive persone. «Che ne dici? Andiamo a dare un'occhiata?» propone la ragazza, impavida, «Ma che dici?» rispondo stizzito. «Ma sì, dai, questa è la nostra notte, avventuriamoci», mi sospinge fuori dalla pensilina e una scrollata d'acqua mi investe, congelandomi. «Forza!». Nel locale la musica non è elevata come in quello precedente, ma lui c'è sempre: Nick Cave con i suoi Bad Seeds. "Torni a rinchiudermi nella scatola, mi spiace ma io continuo a saltare fuori con la mia pazzesca bocca e il cappello variopinto da giullare. Mi spiace di aver scritto quel libro, mi spiace per quel che sembro. Sono dispiaciuto e mi sento come un cane assettato". «Non mi tratterai mai così, vero?» dice lei indicando le casse dello stereo, in effetti la canzone parla di un uomo violento che ha perso la testa per un instante, picchiando la donna che ama, e allora cerca di riconquistarla chiedendole scusa. «Mai» le rispondo durante il tempestoso assolo di chitarra, «Non sono il genere di persona che fa queste cose», e mentre le dico ciò il capo banda si fa avanti con passo sbilenco «Allora, ragazzini, vogliamo festeggiare come si deve?». Lo guardiamo preoccupati, che intente? Un suo amico lo raggiunge con due bicchieri colmi di un liquido viola «Che cosa c'è dentro?» chiedo intimidito, pensando di essere avvelenato. «Tu butta giù, ragazzo», l'omone mi dà una pacca sulla spalla che per poco non me la sloga e mi porge il bicchiere, io guardo la mia ragazza cercando di capire i suoi pensieri, ma niente, sbuffo e butto giù l'alcolico.

Capitolo ottavo - Ain't Gonna Rain Anymore

Lei, in piena sinergia con me, mi asseconda, afferra il calice di vetro contenente quello strano liquido e lo scola d'un fiato. «Oh, mio Dio!» sbotta tossendo «È fortissimo» e tutta la banda scoppia in una fragorosa risata. Ridiamo anche noi, questi tipi, nonostante l'aria spaventosa, sembrano divertenti.  Ain't Gonna Rain Anymore (Non Pioverà Mai Più) ci accompagna nel delirio alcolico e, quasi come profezia, il titolo della canzone mi induce ad affacciarmi dal locale. Il cielo è sgombro da nuvole, la luna è tornata a fare capolino, l'asfalto è ancora umido ma non piove più. «Ti sai divertendo?» arriva lei e mi abbraccia da dietro, cingendomi i fianchi. Giro il capo e le scocco un bacio sulla guancia. Noi due, uniti nella notte, perduti in una zona di periferia che neanche conosciamo. "Una volta arrivò una tempesta con le sembianze di una ragazza. Spazzò via in pezzi il mio piccolo mondo confortevole e a volte, lo giuro, posso ancora sentire il suo ululato, giù attraverso i relitti e le rovine". Nick Cave interpreta a meraviglia ciò che provo e ciò che lei rappresenta. Una tempesta, esattamente, arrivata dal nulla e che ha travolto tutto. La ballata procede stendendosi sul giro di basso e sul prezioso arpeggio di chitarra, sembrando una danza attorno al fuoco, con un Cave sciamanico che scruta nel nostro ego. Il ritornello è prezioso come diamante, dannato, delicato, io prendo per mano la mia principessa notturna e la abbraccio, insieme facciamo una piroetta e balliamo. "Non pioverà più, la mia bambina se ne è andata". I motociclisti applaudono, tra sorsi di birra e fumi di sigarette. Siamo noi al centro dell'attenzione. Noi e la musica di Nick Cave, cantore della nostra notte. «E tu andrai via?» domando spaventato dalla risposta, ma lei scrolla le spalle senza aprire bocca. È misteriosa e il mistero è sempre affascinante. "Ora la tempesta è passata sopra la mia testa, io sono alla deriva in un mare a calma piatta. A guardare lei per l'eternità attraverso le crepe sulle travi, inchiodate ala soglia delle camere da letto dei miei sogni". «Dobbiamo uscire, che ne dici?» chiede mentre la canzone sfuma, lasciandomi il dubbio della risposta. Sarà ancora con me domani? Mi interrogo pensieroso, faccio un cenno al capo banda e lo ringrazio per l'alcool offerto, lui mi fa il segno delle corna e tira fuori la lingua, soffiando in aria il fumo del sigaro. Quando usciamo dal locale Nick Cave canta le ultime battute, crogiolandosi su un onirico tappeto tasteristico: "Ora non ho nessuno da stringere, sono ancora una volta da solo. Non è troppo caldo né troppo freddo, e non ci sono tracce di pioggia".

Capitolo nono - Lay Me Down

La notte si è fatta profonda e buia, dall'animo intenso che sprofonda nei suoi meandri. «Torniamo alla stazione», se ne esce lei e a me fa male al cuore. Che significa? Vuole ripartire, lasciarmi così su due piedi? Non posso oppormi al destino e la assecondo annuendo. «Fammi sentire un'ultima canzone» mi chiede, allora tiro fuori gli auricolari dalla tasca, li attacco al telefono e faccio partire le note di Lay Me Down (Buttami Già), una ballad soul che affonda le radici negli anni 60, sostenuta dalle tastiere e da coretti tipici di quegli anni. Non appena lei indossa la cuffia pare rilassarsi, «Da quanto tempo non ascoltavo questo disco, ed è merito tuo se l'ho ritrovato, così per caso». "Mi butteranno giù, mi faranno affondare nella neve tenendo la testa alta, e poi esulteranno quando me ne andrò. Salteranno e grideranno, si abbracceranno. Tutte le storie verranno fuori quando me ne andrò" recita Cave, cullando i miei pensieri. Riprendo per mano la ragazza, la mia dea notturna, e la riporto alla stazione. Facciamo la strada di prima, sfidando la zona industriale, l'estrema periferia della città, rischiando di incontrare balordi e poco di buoni. Non possiamo fare altrimenti. L'ultima corsa degli autobus è ormai passata, è tardi. Potremmo prendere un taxi, è vero, ma voglio godermi gli attimi insieme a lei. "Tutte le stelle brilleranno luminose, i miei amici si leveranno dalla lotta, vedranno la mia opera sotto una luce differente. Telefoneranno a mia madre, parleranno con mio fratello, chi spiffererà la storia che era mia amante ma che a malapena conoscevo". La strada è abbastanza lunga, il locale di prima è ancora affollato, ma la gente è spenta, ubriaca marcia o assonnata, non c'è più l'energia di quando eravamo noi dentro. O forse eravamo noi l'energia? Forse comincio a capire che notte è questa. Potrei lamentarmi ma non lo faccio, preferisco lasciarmi trascinare dalla musica di "Let Love In" e dal profumo della ragazza dagli occhi di smeraldo. Cave prende il via e comincia a vomitare frasi a profusione, accompagnato dal meraviglioso pianoforte e dai cori soul: "Quando me ne andrò informeranno la polizia, che tirerà un sospiro di sollievo e dirà che ero un delinquente o un ladro. Intervisteranno i miei insegnati che diranno che era una creatura spregevole e ci saranno servizi televisivi. Il mondo si unirà per una canzone di addio quando mi ficcheranno sotto terra". La sua voce tradisce ansia e forse disprezzo nei confronti di un mondo crudele, nel quale egli viene riconosciuto come artista crudele e negativo, ma personaggio importante e venerato. Chissà se Nick Cave parla di sé, magari immagina nelle sue liriche un Dio gotico, ed io in questo momento mi sento come lui, in balia degli eventi, con tutti gli sguardi fissi su di me. La ragazza si ferma e mi riprende: «Hei, cosa c'è? ti vedo pensieroso», mi ridesta dalle riflessioni, incomincio a tremare, mi tremano le gambe perché so già che sto per perderla, proprio come scrive Nick Cave. «Niente, tranquilla, procediamo» e ci facciamo strada con gli sguardi spenti nella notte. Torniamo alla zona industriale, qui l'aria è differente dal resto della città, attraversiamo il cancello incrostato e di nuovo il vecchio senzatetto si avvicina a controllare, come un guardiano notturno dell'area, e ricomincia a sbraitare parole senza senso: «Il mare si arrabbierà e il cielo si farà tempesta. Tutti gli uomini e le bestie si metteranno a lutto quando me ne andrò. Levatevi il cappello davanti all'uomo in cima al mondo» e così dicendo, il vecchio si toglie il cappello di lana facendo intravedere una testa calva con qualche capello grigio ai lati. Allunga la mano per ricevere il suo denaro, gli porgo un po' di soldi e una sigaretta. Non ringrazia e va via. Questo è il suo regno, il regno di un uomo in cima al mondo, guardiano del varco. Adesso che ci penso, l'uomo ha recitato le ultime battute della canzone. Ma chi è veramente?

Capitolo decimo - Do You Love Me? Part II

Ci fermiamo a contemplare il cartellone del concerto di Nick Cave and the Bad Seeds. Il vocalist è ancora lì dove l'avevamo lasciato, e ci guarda minaccioso con quella camicia nera aperta. Mi viene un dubbio, una sciocchezza folle, ma che intriga: il vecchio barbone in questo caso è Henry? Il protagonista dell'album "Henry's Dream"? Lo so che Henry è il figlio di Cave, ma tutto è possibile in un mondo surreale, e noi potremmo essere i personaggi del suo sogno. Un teatrino messo in piedi dai sogni di un bambino, chissà. La ragazza si stringe a me, mi lancia un sorriso come se mi avesse letto nel pensiero, poi mi bacia inondandomi di calore. Mentre siamo appiccicati, dal cielo, come altoparlanti celestiali provenienti dal Paradiso, risuonano le note di Do You Love Me? Part II (Mi Ami? Parte II): "Avanti. Io vado dove nessuno prima si era preso la briga di andare, finché le suole delle scarpe non saranno piene di buchi". La musica, rispetto alla parte prima, è molto più lenta e funebre, con i violini in risalto e il pianoforte a sommergere le chitarre. I cori sulfurei contornano l'intera base, trasmettendo un sentimento di nostalgia e di perdita. "Questo girovagare ha perso il suo corso, io pascolo con i dinosauri e i cari vecchi cavalli. Le strade della città si crepano e un buco mi spinge giù dal podio. Il soffitto del teatro è ornato con stelle argentate e le monete nelle mie tasche tintinnano". Non ci posso credere, il testo di Cave rispecchia fedelmente la mia esperienza, il cielo stellato, le monete tintinnanti date al vecchio, il sogno di uomo folle che fa recitare i suoi personaggi nella sala di un teatro inventato nella sua mente, il girovagare sperduto nella città, e una donna misteriosa che mi ha rapito il cuore. La ragazza è silenziosa, come se avesse perso il dono della parola, ma io voglio che parli con me, voglio che mi baci, voglio che sia la mia ragazza. "Mi ami come io amo te?" le vorrei chiedere, ma non ne ho il coraggio. Il pianoforte apre a una melodia funerea, i muri delle baracche intorno si colorano di rosso sangue, le luci dei lampioni si spengono e davanti a me appare un sipario rosso. La ragazza avanza e poi mi fa cenno di seguirla, scosto il sipario, la stanza è piena di fumo. Le monete tintinnano ancora in tasca, uno schermo gigante proietta le immagini della mia adolescenza. "Questa città è un orco accovacciato sulle sponde del fiume, dà vita alla mia gioventù e poi se la porta via. Tra ingranaggi e fili la mia giovinezza è fatta di sogni che vagano tra verità e menzogna, ricordi che diventano mostruose bugie. Ma io vado avanti". «Capisci» torna la voce alla mia bella ragazza, la guardo titubante e lei continua «Devi andare avanti, sempre e comunque. Non farti addomesticare dai fantasmi del passato, sii forte». Lo schermo gigante diventa nero, il sipario dietro di me si chiude, la ragazza scompare insieme al fumo. Buio.

Epilogo

Sosto nel piazzale oscurato per parecchio tempo, cullato da mille pensieri che mi divorano i neuroni. L'esperienza è avvenuta davvero o si è trattato solo di un sogno? Mi guardo attorno e mi sento spaesato. «Dove sei?» urlo nella notte alla ragazza che era con me, ma lei è svanita nel nulla. Provo a invocarla una seconda volta, come uno spettro dopo una seduta spiritica: «Dove sei andata a finire? Non so nemmeno il tuo nome. Come ti chiami?». Nel silenzio la mia voce riecheggia, a questo punto le ombre dei capannoni si stendono lungo l'asfalto, avanzando verso di me. Prima che possano afferrami scappo, mi dirigo verso la ferrovia, attraversando i binari, che simboleggiano gli incroci della vita e le relazioni interpersonali. Corro a perdifiato verso la banchina, il prossimo treno viene annunciato dal tabellone luminoso, ma non vi è destinazione né orario. Dopo poco il treno arriva, le porte si aprono e mentre sto per salire mi volto. Alle mie spalle ecco la ragazza, riapparsa come per magia, ma è lontana ed io non posso raggiungerla. Mi saluta con un cenno della mano, le rispondo allo stesso modo. Entro nel vagone e vado a mettermi seduto. Mi sento perduto e spaventato, come Nick Cave quando ha concepito "Let Love In", seguito ai deliri di "Henry's Dream" e alla pace interiore di "The Good Son" dopo l'uscita dal tunnel della droga. Ma è in "Let Love In" che il cantautore australiano si rimette in gioco, ricominciando da capo, cercando di recuperare tutte le relazioni che aveva stroncato, cercando di riprendere fiducia nel genere umano, nei sentimenti terreni. Nell'amore. Egli ha aperto il suo cuore e fatto entrare l'amore, e così io ho seguito l'esempio. L'amore mi ha stordito, mi ha confuso, ma allo stesso tempo mi ha donato la speranza. Dall'eroina, cibo divino per l'artista, all'emozione di una pace e di una spiritualità ritrovate. Mi addormento in questo sogno infinito, il sogno di Henry, il sogno di Nick, il sogno di qualcun altro. «Ohi, ragazzo, siamo quasi arrivati» vengo scosso e una voce femminile si insinua nel mio cervello. «Che c'è?» rispondo io aprendo gli occhi. «Siamo quasi arrivati, sveglia». È una signora di mezza età pronta a scendere dal treno, mi sorride e va via. Ma come? Ma allora stavo dormendo? Il sole ancora si intravede fuori dal finestrino, la notte non è ancora scesa, controllo l'ora ed è relativamente presto. Mi sono addormentato e ho sognato tutto. Dagli auricolari la musica di Nick Cave è ancora in sottofondo, quella stessa musica che mi ha cullato in un sogno fantastico, il sogno di un conflitto interiore e di un'angoscia percepita fin sotto la pelle. Squilla il telefonino e rispondo, è un mio collega di lavoro che mi chiedo dove sono: «Sì, sto arrivando, tranquillo, sono in orario.. dove vuoi che vada?» e riattacco. Mi aspetta una lunga notte di lavoro in ufficio, controllo in borsa ed è tutto in ordine. Afferro dei cd: "Murder Ballads", "Your Funeral? My Trials" e "Nocturama". Ho portato un po' di album del buon Nick Cave, voglio farmi cullare dalla sua voce tenebrosa per tutta la notte, voglio essere scosso dal suono apocalittico dei Bad Seeds. L'eroina non ha scalfito l'assuefazione carnale dell'artista, il desiderio di amore, perché di amore tutti noi viviamo. In mente ho ancora le note del blues scomposto di "Loverman", o le liriche furibonde di "Jangling Jack", dove trasuda lo spirito antiamericano di Cave, accusando un mondo marcio e violento. Voglio ancora perdermi nell'iniziazione amorosa di una giovane ragazza nelle due splendide "Do You Love Me?" o le inquietanti linee di un capitalismo spregiudicato raccontato in "Red Right Hand". Sì, il "Re Inchiostro" in questo disco dai contorni rossi che rimandano all'eros Ancoraci presenta la sua idea di amore, la musa che lo ispira, ed è una divinità pericolosa e surreale, ma che sa essere dolce e romantica, proprio come la ragazza del mio sogno, con la quale ho vissuto un'esperienza fantastica. Mi alzo dal sedile e mi metto davanti alla porta, in attesa che il treno si fermi, riportandomi alla realtà, alla stanchezza di un lavoro notturno e alla speranza di un futuro diverso. Io vado andanti, non mi arrendo, e abbraccio forte il consiglio datomi dalla dea dagli occhi di smeraldo: «Sii forte, non farti addomesticare dai fantasmi del passato». Viviamo in un mondo di fantasmi, ma io so di essere vivo. Le porte del treno si aprono e vengo risucchiato dal buio.

1) Prologo
2) Capitolo primo - Do You Love Me?
3) Capitolo secondo - Nobody's Baby Now
4) Capitolo terzo - Loverman
5) Capitolo quarto - Jangling Jack
6) Capitolo quinto - Red Right Hand
7) Capitolo sesto - Let Love In
8) Capitolo settimo - Thirsty Dog
9) Capitolo ottavo - Ain't Gonna Rain Anymore
10) Capitolo nono - Lay Me Down
11) Capitolo decimo - Do You Love Me? Part II
12) Epilogo