NEGAZIONE

...Lo Spirito Continua...

1986 - Konkurrel Records

A CURA DI
LORENZO MORTAI
12/03/2018
TEMPO DI LETTURA:
10

Introduzione Recensione

Don't hate the media, become the media (Non odiate i media, diventate i media)

(Jello Biafra)

Siamo giunti al terzo appuntamento con la storia, la nostra storia, quella che trasversalmente ha sancito il momento più prolifico per la scena underground alternativa italiana, quel momento che la storia, in larga parte, l'ha ampiamente scritta. Il fervore del quinquennio 1983-1988, la seconda ondata Punk italiana, dopo le prime avvisaglie dovute allo scoppio della rivoluzione britannica nel 1977, avevano dato un vero e proprio scossone alla colonna vertebrale del giovanile sottobosco italico. Gruppi che continuavano a formarsi come se non ci fosse un domani, circoli intellettuali, vere e proprie correnti di pensiero che, al grido comune di DIY (Do It Yourself), cercavano di fare quello che così causticamente il buon Jello Biafra, leader indiscusso dei Dead Kennedys e vera colonna portante del movimento HC americano, ha testualmente espresso in uno dei suoi aforismi. Non odiate i media, siate i media, siate il messaggio che volete portare, bruciate le loro ideologie così oppressive, combattete il fuoco del potere con la parola e con le iniziative, così si vincono le guerre di pensiero. Avevamo nello scorso articolo lasciato i nostrani Negazione al loro secondo debutto vinilico, avvenuto nel 1985 ed a pochissima distanza dal primissimo Tutti Pazzi. Condannati a Morte nel Vostro Quieto Vivere aveva per sempre sancito un'epoca, come era accaduto per il primo EP dei Nerorgasmo e per il primissimo 7 pollici dei milanesi Wretched. Sancito un momento nel quale la florida mente di questi giovani ragazzi aveva un unico obbiettivo, scuotere le masse. Scuoterle dalla loro apatia ideologia, scuoterle dal loro sguardo cieco, scuoterle dal torpore che in quel decennio stava ammorbando non solo il paese, ma il mondo intero. Si dice che debbano persistere basi sociali forti e particolari perché una determinata scena nasca in un preciso posto, e niente di più vicino alla verità. Noi italiani siamo sempre stati l'emblema dello studio, dell'arte, delle elucubrazioni a non finire e della buona parola, quella più complessa e poetica. Mischiate questo con i substrati sociali presenti a cavallo fra gli anni '70 e gli anni '80, e capirete perché parole come Hardcore (e Prog), siano le principali di un enorme movimento alternativo che ha fervuto l'italico stivale così profondamente. Passa un altro anno, giungiamo al 1986, un altro anno di vera e propria transizione per il mondo. Fu l'anno dello Shuttle Challenger esploso nel cielo, ma anche del passaggio della cometa di Halley, e del tragico disastro di Chernobyl. Una macchia umana che ha per sempre contaminato la coscienza comune, mettendo la parola fine per moltissimo tempo al concetto di nucleare, ed alle sue implicazioni ambientali. Noi italiani abbiamo pagato in parte il prezzo di quell'orrendo disastro, ma in realtà la sua influenza è stata globalmente inficiata, così come le sue dannose conseguenze. Mentre la nube tossica era già comparsa a lambiccare i cervelli del mondo, i Negazione stavano producendo nuovo materiale. Nuove canzoni stavano uscendo dalla mente di quei quattro ragazzi, che vedevano nel mondo un enorme foglio su cui scrivere anche il proprio nome, fino al punto di farlo sapere a tutti quanti. La filosofia del DIY in Italia è sempre stata arretrata, ed ha dovuto fare ahimè il conto non solo con la marziale legge del nostro paese in materia, ma anche all'ignoranza vera e propria dei governi che si sono succeduti nel corso del tempo, che hanno sempre visto in parole come "autogestione" ed "autoproduzione" un sinonimo di "furto". Del resto, se la nostrana SIAE è uno degli organi di competenza musicale più autorevoli (e remunerativi) del paese, c'è un motivo. Per questo, i Negazione decisero di continuare a percorrere la strada intrapresa in parte con Condannati a Morte, ovvero andare a suonare, produrre e stampare il disco all'estero. E quale meta migliore se non Amsterdam? Meta culturale e, negli anni '80, vero centro nevralgico dei movimenti giovanili, un enorme nodo che si stringeva sempre più alle spalle dei vari gruppi che capitavano nella città olandese. Nel fervore di quel momento i Negazione entrarono negli studi della De Konkurrent, divenuta in seguito Konkurrel, una etichetta rigorosamente indipendente (come si legge nella biografia ufficiale della band "nel nome, ma soprattutto nei modi"), che accettò di lavorare al nuovo disco dei sabaudi. La Konkurrel negli anni ha prodotto svariato materiale di stampo HC ed affini, come i Verbal Assault, i Victims Family e gli Huevos Rancheros. Descrivere cosa avvenne in quei mesi ci è ovviamente impossibile, ma non impossibile è sapere che cosa ne venne fuori; dieci tracce che vennero sparate letteralmente nelle vene di mezzo mondo, e che proiettarono definitivamente i Negazione nell'Olimpo dei gruppi. Un disco che, ancora oggi, viene considerato attuale, parole che tagliano le labbra ed il cuore, parole che rimangono nella testa, uno spirito che infiamma gli animi. Il messaggio di quelle dieci tracce infatti era semplice: potete ucciderci, potete picchiarci, potete cercare di toglierci ogni libertà, ogni forma di ipocrita saggezza, ma ...Lo Spirito Continua?   Un titolo che fa letteralmente venire i brividi ogni volta che lo si legge, specialmente nella rossa colorazione della copertina originale, correlata della celebre foto ripresa da una scena de "Le Simpatiche Canaglie", sit com degli anni trenta di Hal Roach che raccontava le disavventure/avventure di un gruppo di bambini fuori dal comune, capeggiati dal paffuto Spanky e dall'intramontabile Alfa-Alfa. Il disco uscì ufficialmente nel giugno 1986, e venne poi ristampato dalla Mordam Records lo stesso anno (l'etichetta americana degli Hellacopters e dei Gluecifer), e successivamente (nel 1989) dall'italica T.V.O.R (Teste Vuote Ossa Rotte, fanzine/etichetta indipendente fondata da Rottame e Maniglia, al secolo Stiv Valli e Marco Medici, una delle colonne portanti delle fanzine italiane, definita da Biafra stesso come "la più bella fanzine del mondo"), ancora oggi oggetto di culto per collezionisti. Il disco come sempre contiene i testi ed un'altra parte del "testamento biologico" della band, che analizzeremo in seguito. Particolarità fu la colorazione originale, azzurra e rossa, poi cambiata in giallo/oro e arancio dalla T.V.O.R durante la ristampa. Da questo disco, stampato anche negli USA, i Negazione pensarono anche ad un tour americano che fu però bloccato dalla burocrazia italiana a causa della loro obiezione di coscienza circa la leva militare, bloccando i loro passaporti. Per questo motivo, nonostante venissero idolatrati al pari dei padrini del genere come Dead Kennedys e Black Flag, i Negazione non suoneranno mai negli Stati Uniti fino al 1990 (due anni prima dello scioglimento), ma andranno solamente dove la carta di identità bastava per entrare nei confini. Definire che cosa sia per un amante dell'HC  questo disco è meramente riduttivo e poco furbo, lasceremo che siano le parole a dirlo per noi, le parole di quelle dieci tracce che cambiarono il volto della nostra musica, e che resero i Negazione immortali.

La Vittoria della Sconfitta

Si può sorridere anche di fronte alla morte? Si può letteralmente ridere fino a scoppiare anche davanti al male più assoluto? La risposta è si, ma serve una tara, una tara di sangue e sofferenza. Questo ci descrive grazie anche ad un vorticoso giro musicale la prima traccia, La Vittoria della Sconfitta. Un brano che, come da fiera tradizione a cui i Negazione ci hanno abituato, parte assolutamente in medias res, con un intro di chitarra e batteria che riuscirebbe a risvegliare anche un cadavere. Zazzo e Tax si danno un gran da fare, rispettivamente al microfono ed alla sei corde, che rovinosamente si dirige verso lidi che omaggiano tanto l'Hardcore di matrice americana, tanto alcune svirgolate Thrash davvero niente male. In tutto questo enorme frangente poi non ci scordiamo assolutamente di Mathieu e Fabrizio, due fuoriclasse che altrettanto partecipano ad ogni singolo elemento del brano, infarcendolo con le loro ritmiche. Accettare la sconfitta, ma cosa significa esattamente? Beh, per poterlo spiegare, altri non possiamo fare che effettuare una lunga digressione su quelle che erano le condizioni in cui riversava l'Italia nel 1986. In quel periodo storico eravamo ad un passo dalla fine della Prima Repubblica, ad un altrettanto grande passo dallo scandalo di Tangentopoli. Si viveva un clima strano in quel momento, con la Guerra Fredda che gelava i cuori del mondo, una tensione palpabile che si tagliava con il coltello, e la lama doveva essere molto affilata. Torino alla fine degli anni '80 era il centro nevralgico dell'industria pesante, soprattutto siderurgica ed ovviamente automobilistica. La FIAT della famiglia Agnelli aveva e continuava a dare lavoro a moltissime persone, inglobando praticamente non solo una città, ma anche una regione intera. Era il periodo degli Yupppies in giacca, cravatta ed orologio rigorosamente sopra al polsino, imitando proprio il celebre avvocato/industriale torinese ed i suoi modi sempre garbati e gentili. In mezzo a tutto questo, i giovani dell'epoca stavano vivendo un fervore assolutamente idilliaco dal punto di vista ideologico. Da Milano a Napoli i centri sociali avevano preso le tradizioni degli anni '70, e le avevano portate ad un altro livello. Fu così che accanto ai centri storici sorsero El Paso Occupato ed il Virus di Milano, che divennero in brevissimo tempo due nodi fondamentali della scena alternativa italiana. In questa canzone si cerca di raccontare, attraverso un febbrile ed al contempo tossico aneddoto, le sensazioni proprio di quei giovani. Sapevano che quel che stavano facendo avrebbe cambiato le coscienze, ma allo stesso tempo sapevano anche a che cosa andavano in contro, al nulla più assoluto. Le coscienze che avrebbero smosso sicuramente non sarebbero state quelle dei politici o degli industriali, ma di altri ragazzi come loro, altrettanto stanchi, altrettanto arrabbiati per tutto il nero che continuava a venire fuori giorno dopo giorno. Da qui l'idea di accettare la sconfitta come una fiera vittoria: volete schiacciarci ad ogni costo? E noi rispondiamo che sappiamo già quale possa essere la fine del racconto, potete ucciderci, potete schiacciarci, ma l'odio che portiamo verso i vostri colletti inamidati, verso il vostro finto perbenismo mascherato da bontà, non decadrà mai. Come non decadrà mai quello spirito di rivalsa, quella voglia di fare e di creare, quella mente fervida ed in continua evoluzione che può portare ad una cosa sola, annichilirsi e morire in un angolo. Quante volte, urla Zazzo nelle febbricitanti e concise liriche del pezzo, causticamente con quel tono di voce a metà fra l'urlo e la disperazione, ci porterete di fronte ai vostri palazzi dorati, mostrandoci tutto ciò che noi non abbiamo e non potremo avere mai? Eppure noi risponderemo con un sonoro sputo in terra, perché non abbiamo bisogno di questi palazzi, né di soldi o potere, abbiamo la nostra mente, slegata da qualsivoglia schema, ed è una libertà che voi non avrete mai il diritto di toglierci. Questo brano ti entra dentro come una vampa incendiaria, bruciando tutto ciò che si ritrova sul proprio cammino. In soli tre minuti scarsi i Negazione hanno dipinto il manifesto di una intera generazione, una generazione che grida e fa sentire la propria voce, chiedendo di "non sprecare sorrisi per lei", tanto la vittoria è nella sconfitta. La sconfitta di conoscere bene come gira il mondo, quel mondo che tanto li aveva ripudiati, offesi e costretti a sanguinare (riprendendo le parole di Philopat). Eppure nonostante tutto quegli stessi personaggi continueranno a mostrarci quanto si sentono migliori di noi, ma risponderemo sempre con le rasoiate verbali e musicali della nostra anima. Un brano che si costruisce anche su una serie di riff e main riff molto semplici, ripetuti ed aggressivi, senza mai lasciare fiato o spazio per riprendersi, è un immenso mare di nichilismo, violenza e denuncia.

Lasciami Stare

Ad accoglierci nel secondo slot è un'altra rasoiata direttamente in faccia dei Negazione, data da Lasciami Stare. Brano che fa nuovamente suo il concetto di "less  is more", dando vita ad una canzone dai toni aggressivi, ma che certo non "brillano" per sagacia. Le vere sforbiciate di stile i Negazione le tireranno nei due album successivi come avremo modo di raccontare, ma qui ciò che conta è la violenza ed il messaggio che si vuole portare, assolutamente caustico ed acido come sempre. In un enorme vortice di note, pennate della sei corde che come impazzita vomita riff uno dopo l'altro, ed un persistente basso dell'allora capellone Marco che altri non fa che pompare ad ogni angolo il pezzo con i suoi slap presi direttamente tanto dalle tradizioni HC, che dalle scivolate Funk e Rock classico, rende anche questo secondo brano unico nel suo genere. Come unico è il suo testo; nessun altro album dei Negazione è riuscito a collezionare perle di rara bellezza come ?Lo Spirito Continua?, questo semplicemente (e forse), perché i nostri ragazzi ai tempi erano ancora pieni di voglia di fare, voglia non tanto di stupire, quanto di lasciare un messaggio al mondo ed ai suoi abitanti. Un messaggio non di odio, come molte persone possono pensare leggendo i testi (alla fine di questa canzone ad esempio il protagonista chiede di lasciarlo stare, o semplicemente di ucciderlo a sangue freddo), ma quanto piuttosto di riflessione. Eravamo (e siamo ancora) in un mondo che maschera il sordido da oro, e ce lo propina di fronte agli occhi ogni giorno. I giovani per fortuna hanno ancora quella forza di guardare oltre, di capire che cosa sta accadendo e che cosa comportano le scelte di quegli stessi uomini che pretendono ragione e non denigrazione. Lasciami stare prende a piene mani quese parole, e descrive la fervida mente di quello che il mondo comune definirebbe semplicemente un sadico, folle senza scrupoli. Il nostro psicopatico è in preda ad un delirio a metà fra misticismo e nichilismo più assoluto; vede le sue mani sanguinare, sente la sua mente andare in frantumi, e questo viene sottolineato in maniera assolutamente incisiva tanto da Zazzo, che ormai ha fatto suo quel cantato che è entrato nella storia, quanto dall'aggressiva musica. E' bene anche soffermarsi un attimo sul cambiamento vocale a cui assistiamo all'interno di questo disco: se nei primi due EP infatti Zazzo aveva cercato quasi di non cantare, ma di urlare come un disperato, strozzandosi la gola (basti ricordare il finale di Tutti Pazzi per farsi venire i brividi sulla schiena e sul collo), adesso sta iniziando a cercare tonalità leggermente più tecniche, salvo poi spazzare comunque tutto via con le sue urla. Anche la musica è divenuta meno cacofonica e controllata, anche se i Negazione come abbiamo detto cambieranno ancora ed ancora, arrivando a confezionare un disco assolutamente non identico al precedente, tre perle di rara bellezza ognuna con il suo significato. Il nostro pazzo viene reso ancora più sanguinolento e tenebroso dalla musica, che in alcuni lidi sfocia quasi nel Noise, che nel 1986 ancora era abbastanza lontano dall'arrivare sui palchi (dato che fa parte di quel movimento molto più grande definito Post Hardcore). In tutto questo sentiamo il suo malevolo fiato sul collo, ci è addosso, morde la nostra carne, ma non possiamo farci niente, l'unica speranza è ucciderlo o lasciarlo fare. Perché lui è così, in fervida preda delle sue pulsioni, del suo essere fuori controllo, del suo voler o tutto o niente. Non vuole essere toccato, non vuole nessuno attorno a sé, vuole solo essere lasciato in pace o ucciso senza pietà. Non esistono vie di mezzo in questa canzone, tutto è minuziosamente studiato per farci sanguinare le orecchie ed il cervello, senza ritegno e senza alcun limite, siamo soltanto noi, la band ed il loro messaggio. Definire questo brano è un compito davvero arduo, ma possiamo limitarci a dire che è il lascito dei due EP precedenti; ricordate quelle canzoni che erano comparse nei primi due esempi della band? Quelle che prendevano un tema semplice ed efficace, e semplicemente ci giravano intorno senza alcuna pietà per noi ascoltatori? Ecco, questa canzone fa esattamente lo stesso. Aggiungendoci però un pizzico di intelligenza in più, data dal farci pensare che alla fine il nostro psicopatico protagonista abbia le sue ferree ragioni per voler essere lasciato in pace. In primis l'assoluta consapevolezza di ciò che sta accadendo nel mondo, di quelle ombre e maschere bianche che ogni giorno è costretto a vedere attorno a sé, di tutto quel marcio che altri non fa se non lambiccare il suo cervello. Egli ha la chiave della verità,  ma nessuno lo ascolta, preferiscono farlo apparire come un pazzo senza scrupoli, preferiscono additarlo come un folle, perché è molto più comodo, e sicuramente fa meno male. Una canzone che colpisce al cuore come uno stiletto, e che difficilmente non riesce a lasciare qualcosa nella nostra anima.

Think Of Somebody Else

Altra peculiarità molto particolare di questo disco, è che da questo momento, complice anche la produzione internazionale a cui i Negazione si rivolgono, cominceranno a scrivere anche canzoni in lingua inglese. Questo non solo per ampliare il pubblico o per avere più consenso, ma anche semplicemente per esplorare lidi particolari o mai sentiti prima. Il primo esempio che incontriamo sulla nostra strada è Think Of Somebody Else (Pensando ad Altro). Una canzone che, come le due precedenti, prende in mano le tradizioni HC americane ed inglese, incrociandole con le nostre. Non dimentichiamoci mai infatti, e questo discorso non ci stancheremo mai di farlo ad ogni recensione nuova a cui ci affideremo, quando l'Hardcore italiana abbia fatto scuola al mondo intero. Perfino i fondatori stessi del genere, americani come Biafra o i Black Flag stessi, ma anche Buzz Osbourne ed i suoi Melvins, hanno fra le loro fila di gruppi preferiti formazioni come i Negazione, gli Wretched o i Nerorgasmo. Un genere che ha dato qualcosa alla storia, e che non viene mai abbastanza celebrato: abbiamo parlato delle tradizioni a cui si ispira anche il terzo pezzo, ma qui viene anche aggiunto qualcos'altro. Sentiamo infatti, man mano che andiamo avanti nell'ascolto, delle solide influenze di matrice anglosassone, soprattutto nelle parti di chitarra; il pezzo si fa decisamente più tecnico dei due precedenti, ma sempre con quella voglia di rivalsa che aleggia sul testo. Testo che ci mette di fronte ad una scena molto particolare, quella di due persone che hanno a che fare, ma una delle due sta nascondendo qualcosa, un pensiero che distoglie la sua mente dal concentrarsi su quello che è realmente importante. Egli sta parlando con una donna, una bellissima donna, una di quelle donne che si è fieri di incontrare almeno una volta nella vita; eppure, parlandoci, andando avanti nella conversazione, l'uomo si rende perfettamente conto che la sua mente sta vagando verso lidi decisamente più lontani nel tempo. Un ricordo del passato, di qualcun altro, di un'altra donna, che riaffiora nella sua mente e non se ne va, rimane conficcato lì come una spina appuntita, e comincia a fare decisamente male. Non era il posto giusto quello, dove ricordare certe cose, eppure la sua mente ci è andata, lo ha ricordato, ha compiuto un gesto che forse avrà delle conseguenze. In questo frangente ci rendiamo anche conto di quanto la voce di Zazzo, ma anche la band stessa, possano essere e divenire versatili. Durante il brano infatti cominciamo vagamente a sentire dei toni vocali che si discostano sempre più da quelli che abbiamo ascoltato fino a questo momento, senza preoccuparci di niente, ci sentiamo leggeri come l'aria. E' un concetto questo che ritroveremo sempre più spesso nei dischi successivi, soprattutto in quello con cui i Negazione chiuderanno la loro carriera, ovvero 100%. La musica va di pari passo a Zazzo stesso, ed ecco che le schitarrate rabbiose e purulente di Tax udite nei pezzi precedenti, quelle che potevano infilarsi fra le pieghe del nostro cervello e lasciarlo lì esanime, si fanno più tecniche, andando quasi a sfociare in un Thrash d'annata ottantiana in alcuni passaggi. Marco e Fiegl invece dal canto loro si limitano (ed è un limitano eufemistico) a seguire i dettami della chitarra e della voce, andando a modificare il brano via via che procediamo nell'ascolto. Una canzone davvero particolare questa, che funge quasi da cardine e da spezza disco, posta lì al terzo posto, ma ne incontreremo anche un'altra sul cammino, ne parleremo fra poco. L'uomo si dispera, quel pensiero non se ne va, è sempre altro, qualcosa a cui forse non avrebbe voluto neanche pensare, ma ormai nella sua mente ci è entrato, e non se ne va in alcun modo. La canzone sul finale diventa sofferente, tossica e piena di bile acida che viene riversata direttamente sull'ascoltatore; bordate di chitarra e voce che combattono all'unisono e clangono come antichi guerrieri su un campo di battaglia, sono le armi principali con cui ci ritroviamo ad affrontare questo breve ma intensissimo pezzo. Un momento quasi intimista della band, che si prende un attimo per scostarsi dalle tradizioni che essi stessi hanno messo in piedi, e farci assaggiare un frutto diverso, ma sempre nello spirito che li contraddistingue. Una canzone che è stata anche suonata raramente live, per dare spazio alle più celebri tracce in italiano che hanno sancito la storia di questa band leggendaria.

Dritto Contro un Muro

Quarto slot è affidato ad un'altra perla immortale, Dritto Contro un Muro. Torniamo qui ai lidi dell'italica lingua, con un brano che parte quasi in sordina, riprendendo in larga parte lo spirito che si era respirato nei primi due storici EP. Pochi giri di chitarra Noise accompagnano Zazzo e le sue parole di diniego, fino a che con un urlo grottesco e cavernoso, si cambia registro grazie alla profetica frase "io sto andando contro un muro, sto sbattendo la testa contro un muro, ma è meglio che riempirla di merda", allora il brano decolla letteralmente, e ci si butta a capofitto in un enorme turbine musicale, fatto di controtempi cacofonici e sintetici, ma assolutamente efficaci. Tax dal canto suo spreme la sua chitarra più che mai, producendo un ritmo che qui ricorda molto i Black Flag degli esordi, ma anche alcune svirgolate sulle spiagge dei Dead Kennedys e degli italici Wretched. Zazzo invece aggredisce letteralmente le note, raccontandoci come sempre la visione del mondo dagli occhi dei Negazione. Ed è un mondo che sta andando letteralmente allo sfascio quello che ci viene presentato: il nostro protagonista si mette la testa fra le mani ed urla, perché non ha altro strumento per far sentire la propria voce. Vi sono concetti che non si possono esplicare se non con la violenza, ed in un atto che è quasi nichilista, il nostro uomo addirittura si scusa per non conoscere altri modi, ma ormai la macchina è partita. Modi con cui compie un'azione molto semplice, far capire al proprio interlocutore chi è che comanda, e che cosa vedono i suoi occhi. In quel momento storico, come abbiamo avuto modo di analizzare nella prima traccia, l'Italia non stava vivendo un bel momento storico. Assoggettata da politici senza scrupoli, con un clima nero e teso che non faceva stare nessuno bene, i Negazione ci avevano visto lungo, dichiarando che ci stavamo andando tutti a schiantare contro un muro. Muro che può essere sia simbolo degli anni '80 in quanto personificazione del vero muro che, nonostante separasse una città solamente, e molto distante da Torino, aveva diviso le coscienze più che mai. Però possiamo anche intendere il muro come quella divisione netta che nella società di allora, come in quella odierna, c'era fra ricchi e poveri. Ed è allora che le parole di diniego, quelle rasoiate in versi della band, ci appaiono più chiare: noi staremo andando anche dritto contro un muro, ma almeno abbiamo la visione della verità dalla nostra parte. Visione di quanto il mondo faccia schifo sotto quel manto di bontà, visione di quanto tutto quello che passa per i canali dei ricchi viene affogato con fiumi di cocaina e feste d'alto bordo, mentre i poveri sono costretti a farsi incanalare dal demone dell'eroina, che nel 1986 ormai aveva già largamente preso piede nei cuori dei giovani e non solo. Era un decennio davvero strano quello, un decennio in cui nessuno fino in fondo sapeva come sarebbe andata a finire, ed il risultato si vedrà nel decennio successivo, quando con oltre dieci anni di anticipo rispetto al "tirare le fila" di un'intera generazione, i Negazione scriveranno "Brucia di Vita". Il nostro uomo non vuole trovare maniere gentili, vuole solo dichiarare nel modo più diretto possibile quali sono le sue intenzioni, che cosa è riuscito a scoprire sotto quell'enorme tappeto che ricopre il mondo, ed è una montagna fumante di escrementi. I Negazione come sempre si aiutano con la musica, producendo un ritmo che, al di là delle svirgolate Noise di cui abbiamo accennato prima, si da da fare per compiere salti mortali a più non posso. Particolare davvero qui è la performance di Marco dietro alle spesse corde del basso: un enorme slap dopo l'altro il nostro salterino bassista si concede larghi momenti di scivolate Funk, anche se ovviamente vengono coperte spesso e volentieri dalla venefica chitarra di Tax. Il tutto, pur apparendo ad un primo ascolto come un enorme mole di niente coadiuvata da un urlato testo, in realtà è un caos calmo senza precedenti: immaginate i ragazzi che in quegli anni si mettevano ad ascoltare un disco del genere, che venivano rapiti dalle sue parole e conquistati da quella musica quasi primordiale, quella musica che sembra il lamento di una coscienza piena, quella musica che è lo specchio delle nostre anime. Perché i Negazione sono riusciti a fare questo, mettere un accento forte e risoluto dove prima c'era il nulla, dedicandosi in prima persona ad argomenti spinosi, trattandoli in modo del tutto nuovo. Del resto lo spirito del Punk è tutto qui, ma dobbiamo sempre ricordare che l'HC ha una marcia in più, se non altro per lo spirito che è stato ulteriormente gonfiato dal decennio in cui il Punk vero e proprio era arrivato, aveva distrutto e se ne era andato.

Niente

Di minutaggio sicuramente più ampio è il pezzo successivo, Niente. Inizia con un enorme giro di chitarra che pare strappato dall'inferno più nero e sordido, e qui troviamo di seguito uno Zazzo in pieno stato di grazia, che riprende a piene mani lo spirito di due anni precedente, urlando dall'inizio alla fine dell'ascolto. Questa non è una canzone nel vero senso della parola, è più una poesia nichilista, un enorme manifesto delle coscienze giovanili di quel tempo, che ormai non credevano più a nulla. A niente di tutto quello che vedevano intorno a loro, a niente di quello che gli adulti ed i politici del tempo gli mettevano di fronte allo sguardo, a niente di ciò che poteva arrivare come novità. Ed ecco che "in mezzo a tutto questo solo schifo, ognuna di queste cose solo disgusto", una frase che, nella sua semplicità racchiude un concetto molto semplice, il fatto che le coscienze dei giovani all'epoca fossero molto più sveglie di quello che si potesse pensare. E mentre la musica si faceva strada nei vari secondi in modo sempre più incisivo, ci viene quasi in mente che forse era questa l'unica cosa che poteva contare per loro, la musica. Un percorso, una diaspora ideologica che altri non faceva che portare sempre allo stesso risultato, il nulla più assoluto. Nulla inteso come verdetto finale di una generazione, un gruppo di persone stanche di essere prese in giro, stanche di vedere sempre il vuoto attorno a loro, stanche soprattutto del fatto che non cambiasse mai niente. I Negazione avevano assaggiato un pezzetto di Europa, non che ad Amsterdam o Berlino si vivesse meglio che in Italia, questo va detto, ma avevano trovato altri giovani come loro, che la pensavano come loro, e cioè che non pensavano niente. In realtà non è vero che non pensavano niente, pensavano eccome, ma non potevano fare, niente. Non potevano ribellarsi fino in fondo, gli schemi attorno a loro erano troppo rigidi, c'era bisogno di una presa di coscienza, e questo disco ha avuto il grandissimo onore di contribuire a prenderla. Fra le fila ideologiche infatti che alimentavano le menti dei giovani in quel momento, qualche anno più tardi la presa di coscienza sarebbe stata presa, abbattendo finalmente quel muro di indifferenza ed iniziando un nuovo decennio. Alle volte viene quasi da pensare che sia stato fatto apposta, il crollo del muro nel 1989, alle porte del nuovo secolo ed all'inizio di un nuovo decennio, eppure fu davvero così. I Negazione in un certo senso anticiparono i tempi, creando un disco il cui messaggio era molto semplice e chiaro "possiamo, e sembriamo, persone a cui non frega niente di nessuno, neanche di noi stessi, ma siamo vivi, vivi sotto la scorza, e lottiamo con grande fervore in ogni momento". Un messaggio che sicuramente fa paura alla classe meno bassa dello stato, vedere questi ragazzi che nonostante le privazioni, nonostante tutto ciò che gli si possa fare, non crollano neanche sotto i colpi della più brutale guerra. La musica di questo pezzo prende ancora più piede verso la sezione centrale, in cui Zazzo alimenta ancor di più l'odio prendendo totalmente il controllo della canzone, ed urlando come un pazzo disperato, a cui ormai non è rimasto più nulla fra le mani. Come abbiamo avuto modo di dire anche in altre recensioni dei Negazione, il cantato di Zazzo in questa fase è quanto di più vicino all'HC prima maniera si possa trovare, quello che ancora si ispirava palesemente ai Punk di fine anni '70, il cui unico scopo era inorridire le coscienze di chi gli stava davanti, mettere paura alle persone così da non farle avvicinare e continuare a fare quello che volevano. Nella seconda fase del gruppo poi, mr Sassola modificherà leggermente il suo cantato, pur conservando mefistofelicamente quella vena infernale e gutturale che lo ha accompagnato fin dalla fondazione del gruppo. Questo brano è semplicemente perfetto, non c'è altro da dire, una collezione di schiaffi, pugni e calci che difficilmente si dimentica nella propria esistenza: non c'è alcun modo di fermare questo scempio, ed è proprio in quel momento che canzoni come questa smuovono gli animi, ma nel modo più incisivo possibile. Non c'è speranza di cambiare, bene, ed allora noi smetteremo di agire, penseremo  e basta, perché le nostre menti sono l'unico posto dove voi non potete entrare e rubare niente. Infatti il finale del pezzo parla esattamente di questo: dentro la sua mente il nostro uomo ha i colori, l'arte, la coscienza più fervida e l'intelligenza più attiva, ma all'esterno niente. La sua faccia è perennemente incazzata, il suo sguardo torvo fa paura e non fa avvicinare nessuno, ma rimane comunque impassibile di fronte a qualsiasi cosa, a qualsiasi provocazione o diniego, non reagisce, non gli interessa, non lo farà mai nella sua vita.

Un Amaro Sorriso

Il prossimo slot è occupato da un altro capolavoro, ma prima di spiegarlo facciamo una piccola digressione molto profonda. Vi siete mai chiesti quali pensieri realmente albergano nella mente di chi non ha più niente da perdere? Chi vi sta scrivendo se lo è chiesto molto spesso, soprattutto da quando ha scoperto questa tipologia di argomenti sono alla base o fra le basi del suo scrivere e fare musica in generale. Secondo la mia modesta opinione, dentro la mente di chi non ha più niente da perdere, alberga qualcosa che somiglia molto alla nostra idea di felicità. Follia, direte voi? Eppure se ascoltate quello che i Negazione ci urlano in Un Amaro Sorriso, la verità è proprio questa. La canzone, sempre prendendo piede progressivamente a livello musicale, ed esplodendo a pochi secondi dal suo inizio grazie al mefitico cantato di Zazzo, parla esattamente di questo. Una persona che non ha niente da invidiare all'ultimo dei condannati a morte, la sua coscienza gli urla nelle tempie, lui non ha più niente da fare, più niente per cui lottare, eppure è ancora vivo. Ed è allora che gli si dipinge sul volto un amaro sorriso, una smorfia di dolore mista alla felicità per cui "quando non hai niente, non hai niente da perdere". Ci si sente come liberati da un enorme peso, da una coscienza molto più limpida e serena, pur con la piena consapevolezza che stiamo andando incontro alla fine. Il nostro uomo si prende gioco della santa ragione, come la chiama lui, dice al suo amico o alla sua amica che domani, qualsiasi cosa succederà di brutto, continueranno ad esistere. Continueranno a ridere e scherzare di fronte anche al più grande dei mali, continueranno ad avere quella smorfia dipinta sul volto, che farà sempre pensare e sentire quanto sono vivi. In questo modo niente riuscirà mai a scalfirli, non si capirà mai dove sta la ragione vera, sapranno solamente quello che non riusciranno a perdere, e cioè niente. Una canzone che, al di là del solito scossone che riesce a dare alla nostra anima ogni volta che la si ascolta, quel tono di voce così urlato entra direttamente nel nostro cuore e nel scalfisce parti su parti, marchiandolo a fuoco, riesce anche a farci profondamente riflettere. Riflettere su quanto alla fine la beltà stia davvero nelle cose più semplici ed immediate,  e non nei complessi modi che vi sono nel mondo. La verità sta nel semplice quanto sta nell'immediato, in quel prendere il toro per le corna e non fare assolutamente niente per potersi sentire a disagio. La semplicità è l'arma vincente contro quelle persone che vogliono schiacciarci, che vogliono far contare la loro opinione molto più di quanto la nostra non conterà  mai, ecco il segreto dell'essere felici. Per cui quell'amaro sorriso di una persona che non ha niente da perdere, ben presto si trasforma in un inno alla felicità, anche se perfino essa è effimera come la nebbia al mattino, o quella rugiada morbida che si posa sulle foglie dopo una notte gelida. Questa canzone ha in fondo al proprio cuore, ed anche sulla sua superficie, un concetto molto semplice: siamo e saremo sempre ribelli per cause giuste, se saremo ribelli. Minacce in un mondo in piena corsa, ma comunque minacce; e per essere ribelli non è necessario vestirsi in un certo modo, o uscire con una mazza e spaccare ogni cosa ci capiti a tiro, così si è semplicemente stupidi, e gli stupidi in questo mondo pagano sempre. No, essere ribelli vuoldire sfoderare proprio quel sorriso amaro di cui la canzone è composta, essere "piccole minacce in un tempo sbagliato", senza assoluta remora, senza alcun rimorso, ma pienamente consapevoli di ciò che stiamo facendo. Stiamo cambiando quel pezzettino di storia a nostro favore, e niente potrà mai toglierci questo diritto. Il diritto non solo alla vita, ed a viverla come sappiamo e vogliamo fare, ma anche il diritto a poterci permettere di non pensare a niente, di andare dritti per la nostra strada senza farci fermare assolutamente da nulla. Un brano che è divenuto, assieme a Tutti Pazzi e La Vittoria della Sconfitta, oltre che ad altre presenti su dischi successivi, un vero e proprio inno per i Negazione; hanno nuovamente aggiunto un pezzetto allo specchio della generazione di cui facevano e fanno ancora parte, descrivendo in pieno quelle che potevano essere le coscienze del tempo. Ciò che fa davvero venire l'amaro sorriso, è conoscere e sapere che niente è cambiato dopo 30 anni, niente è diverso, siamo ancora qui, pronti a vivere ed a perdere con un sorriso stampato sulla faccia, un amaro sorriso bevendo dal calice della nostra coscienza, e senza alcun rimorso, ne ora ne mai.

Straight & Rebel

Quanti di voi hanno mai sentito nominare la parola "Straight Edge"? Forse non molti, ma questa parola è l'emblema di un movimento, abbreviato spesso in sXe, che venne fondato dal cantante della storica band Minor Threar Ian MacKaye. Il movimento, che poi venne parte integrante del movimento HC fin dall'inizio degli anni '80, prevedeva una totale astinenza dalle droghe, dall'alcool e dal sesso occasionale, da tutte le tipologie di eccessi insomma. Incrociando spesso questo movimento con l'animalismo, il veganesimo ed il vegetarianismo nacquero nel corso del tempo vere e proprie correnti Hardcore Straight Edge, con band seminali e molto importanti fra cui spiccano senza dubbio To Kill, Youth Brigade ed i grandissimi Gorilla Biscuits. Gli sXe della prima ora, definiti old school, aderivano inoltre ai concetti base del Punk inglese, come il disprezzo per l'autorità, il concetto del "no future" e così via. Nel corso del tempo poi si sono andati via via formando sempre più sottocorrenti nell'immenso mare di questo movimento ideologico, il cui simbolo è sempre stata la X, tatuata o marchiata su entrambi i dorsi delle mani di chi aderiva. I Negazione non sono mai stati associati peculiarmente a questa cerchia, come invece accadde per altrettante band nostrane da nord a sud, eppure alcuni dei suoi membri (come Mathieu stesso), professavano convinzioni ed ideologie vicine a questa corrente, ed il pezzo seguente sembra strizzare in parte l'occhio proprio a quelle reminiscenze. Straight & Rebel (Duro e Ribelle), è il secondo ed unico brano cantato completamente in inglese presente su questo disco, si compone di soli due minuti, due minuti di pura e semplice devastazione firmata Negazione. In questo frangente la band riprende a piene mani le fiere tradizioni iniziali della sua carriera, inserendovi però parole anglosassoni, rendendo il tutto ovviamente molto più internazionale. In questo immenso mare che stiamo cavalcando, ci viene incontro un'idea, quella che non vi sia assolutamente niente da perdere se si ragiona sulle cose. La canzone, nei pochi stralci di testo di cui è composta, e che vengono urlati da Zazzo con il suo solito tono altisonante, ci invitano a non mollare mai. Non mollare contro le prese di posizione di uomini forti e risoluti, che ci vogliono tutti uguali, non mollare di fronte a nessuna difficoltà, neanche quella che sembra realmente insormontabile. La canzone procede a tambur battente per tutta la sua durata, coadiuvata tanto dalla musica che qui raggiunge picchi davvero enormi, quanto dal testo stesso, che prende una piega sempre più accartocciata e simile ad un cazzotto in pieno stomaco, piuttosto che ad una canzone vera e propria. Zazzo e soci ci raccontano di quanto possa essere difficile vivere in un mondo come quello moderno, circondati dal niente che vediamo ogni giorno, da quelle persone che solamente in apparenza sembrano tutte diverse, ma che al loro interno nascondo malamente la medesima coscienza. Ed è appunto qui che entra in gioco il collegamento con la tematica sXe; gli Edge veri e propri volevano distinguersi dalla massa, ma senza voler apparire come freaks, come mostri che non volevano gente intorno, volevano anzi dedicarsi a tematiche sociali, a tematiche fredde e molto importanti, come la natura e la sua importanza, l'antifascismo, l'inquinamento e la lotta salda e continua ad ogni forma di violenza, fosse essa umana o animale. Da qui il nome di "china dura", una salita impervia che si doveva affrontare per trovare la verità al suo apice, e capire veramente come funziona il mondo. In questa canzone i Negazione mettono l'accento su un concetto che spesso e volentieri viene dimenticato da moltissime persone, soprattutto dai giovani, ovvero quello di che cosa significa essere ribelli davvero. Per molte persone un ribelle è colui che lotta contro il sistema, che sputa in faccia ai potenti, che ha qualcosa da dire e lo grida al mondo con tutta la sua forza; vero solo in parte, totalmente sbagliato in altri momenti. Un ribelle è qualcuno che sa più degli altri, e per questo mette il proprio sapere e la propria conoscenza al servizio del mondo, diventando un duro vero e proprio. Una persona che sa che cosa si nasconde sotto al manto delle ipocrisie, e non vuole far altro che scoprire la verità al di sotto di ogni cosa, e farla conoscere a tutti gli altri. La canzone, nel suo enorme vortice di breve durata (circa due minuti), ci ricorda sempre quanto siamo piccoli di fronte al mondo, e quanto ad ogni angolo di strada possiamo incontrare senza dubbio qualcuno che ne sappia più di noi. Per questo ci dobbiamo soffermare ed ascoltare, sempre e comunque, dobbiamo immagazzinare e catalogare, questo vuoldire davvero essere ribelli, avere la mente più piena di informazioni di quelli che vogliono metterci la verità di fronte al naso.

Qualcosa Scompare

Parliamo ora dell'età che avanza, perché si, prima o poi arriva per tutti il momento di crescere, ed in questo disco arriva con Qualcosa Scompare. Una canzone che prende piede man mano che la si ascolta, e che si rivela una delle armi vincenti di questo disco. Zazzo come sempre in prima linea ad ogni passo nuovo della canzone, ci racconta di una generazione che, a discapito di tutto ciò che abbiamo detto fino a questo momento, sta cambiando, anzi, sta crescendo. Una generazione che ha fatto del niente la sua filosofia di vita, ma ora qualcosa sta diventando altro, stanno diventando grandi, stanno cambiando prospettiva. Ed in mano non hanno niente se non le loro coscienze, per questo il protagonista del pezzo chiede alla sua interlocutrice di non andarsene, perché gli è rimasta solo lei. Solo lei in quell'immenso mare di solitudine, in quell'enorme oceano di tristezza. Siamo sommersi da un mare di persone, ma quelle che veramente contano solo assolutamente poche, talmente poche che si contano sulle dita di una mano. Tutti gli amici che abbiamo perso lungo la strada, tutti quelli che abbiamo guadagnato, le serate passate in compagnia di coloro che abbiamo definito speciali, piano piano sta scomparendo tutto quanto, stanno arrivando altri concetti, molto più maturi a sostituire gli altri. In questo momento stiamo andando alla deriva, qualcosa dentro la nostra anima si è rotto e non riesce più ad uscire con la stessa intensità di prima. Profetiche le parole del finale, che si rivelano come una delle migliori frasi mai concepite nella musica mondiale, "ovunque tu sia, ovunque io vada, saremo sempre unici". Perché alla fine lo spirito è questo, rimanere sempre fedeli "alla linea", se vogliamo rubare una citazione ai CCCP, anche se gli anni passano, anche se il tempo continua inesorabile a batterci sulla spalla per farci capire che arriverà anche per noi il momento di smettere, non dobbiamo mai dimenticarci da dove veniamo. Noi veniamo dalla polvere, dal momento più buio della storia, che poi si ripete ciclicamente ad ogni generazione, siamo sempre nel momento più buio. Ma il momento buio può essere anche quello dell'adolescenza, in cui ci servono i valori, in cui ci serve qualcuno da seguire ed a cui affidarci, qualcuno che sappia bene dove andare e che cosa fare. E se manca ci sentiremo vuoti, ci sentiremo parte di niente, parte di qualcosa che non può crescere, che rimarrà sempre troncato alla sua base. Nel corso del tempo abbiamo ottenuto i nostri risultati, abbiamo lottato per i nostri diritti, abbiamo sancito le nostre idee anche col sangue, ma tutto quello che abbiamo davanti a noi, è niente in confronto a quello che vorremo. Vorremmo semplicemente anche solo una stilla di quell'energia che avevamo da giovani, quando tutto ci sembrava semplice anche se non lo era, quando tutto poteva apparire come bello anche se era brutto, quanto tutto poteva essere a portata di mano. Nel suo essere dannatamente incisiva, questa canzone racconta il fallimento di una intera generazione; come farà qualche tempo dopo un altro grande gruppo italiano, i Kina, quando incideranno la loro "Questi anni", anche qui siamo di fronte ad un messaggio chiaro e conciso, la giovinezza non dura per sempre. Quegli anni scorrono via come un fiume in piena, e se non faremo niente per salvarci, allora si che rimarremo pentiti come non mai. Salvarci però certo non significa voler fermare il tempo, assolutamente no, significa solo non doversi mai pentire di nulla. Vuoldire guardarsi indietro e non avere rimpianti, arrivare alla fine della vita e dire "ok, ho fatto tutto il possibile per arrivare fino a questo momento". Una canzone che si rivela essere la più personale mai scritta dai negazione, un sorriso amaro nuovamente ci solca il viso mentre sentiamo Zazzo, Tax, Marco e Fiegl intonare quello che sarebbe stato parte del loro testamento, anche se ormai niente poteva cambiare. Perché dopo questo disco niente sarebbe stato più lo stesso, e loro lo sapevano fin troppo bene. Con quel disco avevano toccato il successo, ed il rischio era farsi condizionare, quindi perché non dedicare qualcosa proprio a questo concetto. Il qualcosa che scompare è esattamente questo, un enorme turbine in cui perdersi fino a non ricordarsi più chi si è; causticamente nelle liriche Zazzo ci dice che l'unica certezza resta la precarietà, e certo non parliamo semplicemente di quella lavorativa, anche di quella, ma qui il concetto è assolutamente ampio. Precarietà delle coscienze che abbiamo intorno a noi, perché ci piaccia o meno, non troveremo mai altre persone come noi o quelle che ci stanno intorno, quindi tanto vale smettere di cercare e continuare a vivere, anzi, a sopravvivere come abbiamo fatto fino a questo momento.

Lei Ha Bisogno di Qualcuno che la Guardi

Penultimo slot in questo enorme tornado di emozioni è occupato da Lei Ha Bisogno di Qualcuno che la Guardi. Una canzone d'amore che non è una canzone d'amore, e come altro poteva essere in un disco del genere? Con il solito ritmo cacofonico che si ripete per tutta la durata del pezzo, la canzone vede come unica protagonista la voce ed il testo, cantati come sempre egregiamente da Zazzo. Un brano dal significato molto profondo e personale, perché quel "lei" può essere riferito a qualsiasi cosa; certo, possiamo tranquillamente riferirlo ad una donna, magari sfuggente, ad una di quelle che con il buio si vede meglio, ma c'è bisogno dell'accecante luce per rendersi conto delle sue forme. Oppure possiamo associarlo a concetti meno puliti come droga e dipendenze, quel "ha bisogno di qualcuno che la guardi", può essere una ficcante metafora per farci capire che una cosa del genere, come una brutta dipendenza, ha sempre bisogno di sangue fresco da poter bere, come una donna che non può fare a meno di cercare le attenzioni degli uomini che ha intorno. Brano conciso e dal grande sapore, come praticamente tutti su questo LP, questa canzone lascia un enorme amaro in bocca, bisogna dirlo, ma non perché sia inascoltabile, tutt'altro, semplicemente per il suo significato. L'uomo protagonista è disperato, vaga per la notte in cerca di qualcosa, non si sa bene cosa, ma è un elemento senza il quale egli non può vivere; per questo viene automatica l'associazione con la droga, quel concetto secondo il quale egli vuole rituffarsi nella notte, perché di giorno lei non si può vedere in tutta la sua bellezza, può essere riferito ad una enorme siringa che entra nel braccio, e ti fa scordare tutto il resto. Non  dimentichiamoci infatti che in quegli anni come abbiamo già accennato in un pezzo precedente, l'eroina era ormai divenuta totalmente un bagno di sangue nelle realtà giovanili e non italiane ed estere. Una droga che ha sancito il cambio generazionale più di chiunque altro o qualunque altra cosa al mondo, dai fervori psichedelici dei due decenni precedenti, a qualcosa con cui volevi solamente scordare tutto, annebbiarti la mente con qualcosa di purulento sparato in vena, sentendo il caldo bacio della morte vicino a te. Una canzone che nuovamente si muove su lidi intimisti, ma anche nichilisti oltre ogni limite, con quel concetto dell'auto-distruzione e del controllo a tappeto che fanno a pugni fin dalla prima traccia del disco. Il pezzo nel suo fervore centrale trova spazio anche per qualche riff di chitarra che si scosta leggermente dalla cacofonia che ha regnato sovrana fino a questo momento. E' bene anche ribadire che parliamo sempre di "rumore" controllato, la scrittura dei pezzi in questo modo, senza alcuna "fantasia", se così la vogliamo definire, ci ricorda sempre che per l'HC più che per qualsiasi altro genere, ciò che conta davvero è il testo e le sue enormi parole. E le parole ci dicono che non abbiamo assolutamente alcuna speranza di sopravvivere, dovremo tutti morire prima o poi, morire cercando la nostra figura nella notte, quella che di giorno non si vede, ma al buio appare come bellissima ed irripetibile. L'uomo vuole chiudere gli occhi e ritrovarsi nel suo mondo, dove nessuno può fargli del male, dove nessuno può entrare e dove nessuno può fare niente, per questo viene ancora più automatico il collegamento con la dipendenza e l'ossessione dell'evasione che ha chi entra in un turbine come questo. La canzone si conclude come sempre negli schiamazzi e nelle urla di Zazzo, che questa volta forse più di tutte le altre ci fanno accapponare la pelle; sembra di sentire qualcuno che sta realmente soffrendo come nessun altro mai abbiamo sentito in vita nostra. Per questo abbiamo di fronte un pezzo che definire mostruoso è meramente riduttivo, una prova quasi attoriale di Zazzo, che prende posizione e si mette come sempre a denigrare i nostri comportamenti dall'alto del suo scranno.

Lo Spirito Continua

Va a chiudere questo superbo album la title track, Lo Spirito Continua. Abbiamo qui una presa di coscienza totalmente diversa, a partire dall'introduzione, che stavolta è affidata ad un morbido intro melodico, a cui poi dopo alcuni secondi fa capolino una voce di Zazzo quasi recitata, calma e tranquilla, non siamo neanche abituati a sentirlo cantare così. La voce ci introduce alle prime liriche del pezzo, mentre di sottofondo la rabbia e la denigrazione che abbiamo sentito fino a questo momento, lasciano spazio ad un grande momento melodico e causticamente bello della band. Tutto questo prima che ovviamente il pezzo prenda la solita piega di sempre, esplodendo dopo circa un minuto e mezzo, con Guido che nuovamente riprende il suo enorme urlo, che per questo finale ci entra davvero fin dentro le orecchie. Una canzone dal significato davvero particolare questa, che ben si ricollega a quella che ha aperto il disco stesso; abbiamo tutti qualcosa per cui piangere nella nostra vita, l'importante è sapere che dentro di noi la fiamma arderà ancora ed ancora. Viene presentato un vecchio; la sua risata ed il suo enorme sarcasmo ci narrano della sua vita, di quante ne ha passate e di quante ancora ne ha da passare, nonostante per lui il tempo sia quasi finito. Ed è proprio mentre ascoltiamo le sue sagge parole, che ci accorgiamo di un semplice passaggio, ma fondamentale nella nostra esistenza. Se da una parte abbiamo accettato senza troppi complimenti la vittoria nella e della sconfitta, garantendoci così un assoluta mancanza di pentimento in ogni momento, dall'altra ci rendiamo conto che la nostra fiamma è ben lontana dallo spegnersi totalmente. Abbiamo uno spirito, lo abbiamo sempre avuto, e come il vecchio ha fatto sì che la sua vita sia unica e speciale, anche noi dobbiamo fare altrettanto. Dobbiamo renderci conto che la morte altro non è che l'ennesimo passaggio che dovremo affrontare, ma ci dovremo arrivare con lo spirito fiero di un guerriero, con la forza di mille braccia che ci sorreggono, e con la mente ricolma di un amaro sorriso. Una canzone che racchiude dentro di sé lo spirito di tutte quelle che l'hanno preceduta, condendole con una lacrima di commozione per coloro che non ci sono più, ma il cui spirito è ancora vivido nella nostra e nella memoria di tante altre persone. Il vecchio ed il suo modo di fare verranno poi ripresi nel corso della storia dei Negazione, fino a scomparire totalmente sul finale di carriera, ma ne riparleremo. La canzone ci esorta a non mollare mai, da brividi il passaggio nel quale si afferma che "non ho paura di quel rumore, c'e` un lampo nei tuoi occhi che non potro` mai spiegarti, mentre ti alzi e te ne vai"; se non abbiamo paura di niente, neanche di morire, allora niente potrà intaccare il nostro spirito. Perché alla fine si tratta di questo, si tratta di vivere o morire, prendere posizione o soccombere sotto i colpi che la vita ci può riservare, si tratta solamente di questo. Lo spirito è vivo in noi e dobbiamo assolutamente alimentarlo, altrimenti egli deperirà come tutto il resto, e si allora che di noi non sarà rimasto niente. In questo modo riusciamo anche a collegarci alla copertina del disco, resa celebre in tutto il mondo, e tratta dal film Our Gang delle Simpatiche Canaglie. Qui vediamo un incontro di boxe, quale miglior esempio per parlare di spirito che non si spegne? Uno sport in cui resistere ai colpi che ti vengono dati, rialzarsi dopo ogni lotta, dopo ogni round, fino al suono della campana, e continuare ad affondare nell'avversario, sono gli strumenti fondamentali di ogni buon pugile. E noi dobbiamo essere boxeur della nostra esistenza, dobbiamo combattere, alzarci e lottare ogni momento per non far morire lo spirito che è noi, perché esso si merita di continuare a vivere, sempre e comunque. Si parla anche di ferite aperte in questa canzone, di quell'uomo che ne ha talmente tante, che chi si avvicina si becca solamente denti digrignati e male parole, ma egli non vorrebbe fare così. Egli vorrebbe imparare solamente ad essere amato, un concetto che gli è stato sempre negato per tutta la sua vita, ma ora basta, è il momento di farsi conoscere. Una canzone che più che smuovere le coscienze, le stringe dentro una famelica morsa, che non può far altro che farti piangere lacrime amare; questo perché tutti prima o poi nella vita ci siamo ritrovati nella stessa situazione in cui si ritrova il protagonista di questo finale di disco. Un momento della nostra vita in cui ci siamo sentiti persi, ma in cui sapevamo anche che cosa dovevamo fare, dovevamo solamente combattere, alzarci e lottare ancora. Lottare come i piccoli pugili dell'artwork, guantoni su e testa avanti, anche se prenderemo qualche colpo non farà mai così male come non averci provato ed essere rimasti inermi di fronte alle scelte sbagliate che la vita ci ha messo davanti. Questo vuoldire mantenere vivo il proprio spirito.

Conclusioni

Questo disco è definibile in una parola sola, perfetto. Non c'è una canzone che non riesca a lasciare un ricordo indelebile  nella nostra memoria all'interno de ?Lo Spirito Continua? Un disco che ha cambiato per sempre il volto del nostro paese, almeno a livello di musica underground e non . Un disco soprattutto, il disco anzi, con cui i Negazione si sono guadagnati l'appellativo di immortali, e sono ufficialmente entrati a far parte della storia. Un disco in cui, a discapito di ciò che abbiamo detto all'inizio della nostra disamina, non ha alcun testamento biologico scritto di pugno dalla band. Questo perché forse bastano le enormi dieci tracce che abbiamo appena ascoltato per rendersi conto che il testamento è stato già ampiamente scritto. Questo non è un disco, sono le migliori lezioni di vita che si potrebbero mai pensare, o almeno fra le migliori, prese e messe all'interno di un 33 giri da spararsi nelle orecchie a volume preoccupante. Abbiamo detto all'inizio che definire a parole che cosa sia questo disco per un fan dell'Hardcore sia quantomeno complicato e meramente riduttivo. Beh, adesso che siamo arrivati in fondo possiamo dirlo, per un fan di questa musica ?Lo Spirito Continua? è un vero e proprio pilastro, niente di meno. La cosa fantastica del primo full lenght firmato dai Negazione, è che piacque e piace ancora molto anche a chi non sa niente di questa musica, chi ascolta altro, chi non ha la minima idea di cosa sia l'Hardcore o di come si componga. Questo perché l'immensa profondità dei suoi testi, unita ad una musica trascinante e ad una ugola meravigliosa come quella di Zazzo, non possono non smuovere gli animi. Il disco si merita il voto più alto tanto per il contenuto, che è ovviamente ottimo, quanto per la sua presa di posizione nei confronti di vari argomenti che sono stati trattati in maniera sempre molto denigratoria dalla band nelle varie canzoni. Argomenti come lo spirito che deve continuare, la libertà di pensiero e di azione, la voglia di vivere e di essere lasciati in pace, fanno parte del nostro essere comune, e niente potrà mai togliercelo. Un disco che deve essere divorato dalla prima all'ultima nota senza pensarci due volte, anche se non si è mai ascoltata la band o non si ha la minima idea di che cosa sia questo genere. Non a caso è stato inserito alla posizione numero 69 dalla rivista Rolling Stones nei 100 dischi italiani più belli di sempre, capite ora la sua importanza? A livello mediatico questo album sparò i Negazione assolutamente in alto, anche se come abbiamo detto la loro memoria in Italia verrà ampiamente recuperata molti anni dopo il loro scioglimento; purtroppo nel nostro paese siamo così, abbiamo sempre bisogno di denigrare qualcuno, e non è un caso che mentre in USA chiedevano a gran voce alla band di suonare sui palchi più prestigiosi, nel nostro italico stivale erano costretti a suonare sempre negli stessi posti. La vera svolta per la band deve ancora arrivare, con i prossimi due lenght che analizzeremo nel corso del tempo, ci renderemo conto che i nostri ragazzi torinesi sono cresciuti, ed in un anno solo hanno già fatto moltissimi passi in avanti da quel gruppo di scalmanati che urlava "tutti pazzi, nei palazzi!" a El Paso Occupato neanche un anno prima di questo album. Una band che ha sancito in maniera definitiva anche quanto la lingua italiana si presti a desideri e testi intimisti come questi, esattamente come accade nel Prog. Senza nulla voler togliere al Metal italiano o al Rock, rei entrambi di aver portato sicuramente giovamento alla scena del nostro paese, ma la lingua italiana ha bisogno di teoremi complessi, di musiche celebrali, data la sua difficoltà in primis di relazione e stesura, ma anche di glossario ed etimologia. Una lingua nobile, come nobili sono le coscienze dei Negazione nell'aver scritto questi pezzi. Brani che non verranno mai dimenticati da nessuno che si definisca amante della musica in un certo modo, digger incallito o semplice ascoltatore. Perché questo disco è unico sotto ogni aspetto, come uniche sono le sue liriche, il suo enorme lascito ed il suo altrettanto enorme contenuto, non c'è niente nella tradizione italiana alternativa che possa essere paragonato a questo disco, almeno non con la stessa intensità. Voglio lasciarvi stavolta con il marchio a fuoco che si trova all'interno del box "La Nostra Vita", contenente tutta la discografia della band, e che dovrebbe senza troppo ritegno, essere in casa di ogni cittadino italiano, leggete bene queste parole, perché una volta ascoltato questo disco, niente sarà più come prima, alla prossima! "                       

"Ora come allora rumori lontani e soffusi, cose perse ed acquisite, ma il tempo e` veramente andato. Puoi trascrivere ogni minuto, puoi trascrivere messaggi, quello che sai e` che pochi, capiranno le sottili analogie, tra l'altezza piu` sublime e il piu` profondo baratro. Ora come allora granelli di polvere in un raggio di sole che fa breccia dal di fuori, ma non e` tutto uguale. Ora e solo ora frammenti di passato viaggiano dentro di me, in un'unica direzione"     

1) La Vittoria della Sconfitta
2) Lasciami Stare
3) Think Of Somebody Else
4) Dritto Contro un Muro
5) Niente
6) Un Amaro Sorriso
7) Straight & Rebel
8) Qualcosa Scompare
9) Lei Ha Bisogno di Qualcuno che la Guardi
10) Lo Spirito Continua
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