NEGAZIONE

Little Dreamer

1988 - We Bite Records

A CURA DI
LORENZO MORTAI
22/06/2018
TEMPO DI LETTURA:
9,5

Introduzione Recensione

Se perdessi la luce del sole, scriverei a lume di candela, al chiaro di luna, senza alcuna luce. Se perdessi carta e inchiostro, scriverò col sangue su musi dimenticati. Scriverò sempre. Catturerò le notti intorno al mondo e te le porterò.

(Henry Rollins)

Transizione, questa è forse la parola più corretta che accompagnerà la recensione odierna. Facciamo un piccolo balzo all'indietro, esattamente al 1986. I Negazione, storica band non solo della scena Hardcore italiana, ma anche mondiale (grazie alle innumerevoli recensioni ed articoli che il gruppo di Zazzo e Mathieu si è vista comparire davanti agli occhi da parte delle fanzines più illustri dei tempi, fra cui spicca sicuramente Maximumrocknroll e molte altre ancora), avevano da poco dato alle stampe ?Lo Spirito Continua?, una sorta di testamento definitivo della band torinese, che aveva sancito per sempre la loro importanza non solo nella storia della musica italiana, ma anche nella storia della musica mondiale. Migliaia di copie vendute, soprattutto all'estero, e divenuto oggi vero oggetto di culto per i collezionisti più incalliti, il primo full lenght della band aveva scrollato di dosso quella violenza nuda e cruda dei due EP precedenti, ed aveva messo nel serbatoio anche una ottima dose di tecnica, sancendo definitivamente la virata dei Negazione verso l'Olimpo dei vincitori. Un disco che chiunque si possa definire fan dell'HC ama alla follia. Non tanto per la sua copertina, per quanto anche essa rappresenti un pezzo di storia, quanto per il suo contenuto; tracce amare come il fiele, come uno shot di acido che ti corrode dall'interno, e violente come un cazzotto ben assestato fra i denti. Un album che rappresenta una sfida odierna ancora oggi, con pensieri che potremmo osar definire lungimiranti, oppure semplicemente fermarci a pensare quanto non sia cambiato assolutamente nulla. Prodotto il disco e doverosamente pubblicizzato in giro per l'Europa (senza toccare tutti i paesi, e senza mai sconfinare in USA, a causa della diserzione della leva militare che aveva impedito il rilascio dei passaporti ai membri della band, i Negazione ormai sono inarrestabili. Concerti su concerti, migliaia di chilometri percorsi in furgoncini mezzi scassati o sul punto di cedere, ma sempre con quella fiamma viva al loro interno che non smetteva mai di bruciare. Fabrizio Fiegl, storico (e forse più permanente) batterista della band, nel 1987 lascia momentaneamente i Negazione, forse stanco, forse in cerca di qualcosa di nuovo. Nel frattempo Tax Farano si trasferisce ad Amsterdam, vera e propria culla in quegli anni dell'alternatività europea. Una culla enorme, in cui le opportunità erano sempre dietro l'angolo, e niente poteva andare storto. Successivamente all'abbandono di Fabrizio, la band si ritrova tanto per cambiare sprovvista di un batterista come si deve, e sarà una vera e propria piaga per il gruppo, lungo tutta la loro breve ed intensa carriera. Quando però sono sul punto di mettersi nuovamente a cercare un nuovo animale da mettere dietro le pelli, ecco che Fabrizio stesso ci ripensa. Del resto, i Negazione erano una grande famiglia,  e non parliamo solamente dei membri effettivi del gruppo, ma anche del loro seguito; come era accaduto per i ragazzi del Virus a Milano, e del Forte Prenestino a Roma, le comunità Harccore, Straight Edge e tutto ciò che ruotava attorno a questo mondo, era una sorta di comunità dentro la ben più enorme comunità umana che popolava le città. Tutti si aiutavano, tutti avevano qualcosa da fare e sapevano bene come farlo; si istituivano scuole sociali, si stampavano fanzine e libri, si producevano dischi e si finanziavano eventi, il tutto al classico grido di DIY (Do It Yourself), un vero mantra per questi ragazzi, ma che gli ha permesso di mantenersi puri e crudi per tutta la vita. Nel collettivo dei Negazione si faceva un gran parlare di batteristi, e si andava in giro chiedendo, ma appena Fabrizio si pentì e tornò sui suoi passi, ecco che si può iniziare a comporre nuovo materiale insieme. Nel frattempo esce anche un altro EP, prodotto dalla olandese New Beginning Records, ed intitolato Nightmare. Esso raccoglie canzoni storiche provenienti dai primissimi esordi del gruppo, come Noi!, Tutto Dentro, Incubo di Morte ed anche una pregevole e rara versione di Tutti Pazzi in sede live, in cui si riesce bene a percepire lo spirito nichilista ed autodistruttivo che aleggiava durante quei concerti. Per concedersi un po' di rifiato, arriviamo alla primavera del 1988; i Negazione hanno già composto diverso materiale, che andrà ovviamente a finire nel disco successivo, e che vedrà la luce grazie all'enorme contributo oltre che di Tax, anche del grandissimo Theo Van Rock. Questa figura cardine della musica alternativa europea, ha lavorato per anni con la Rollins Band, il gruppo che Henry Rollins, storico frontman dei Black Flag, mise in piedi dopo l'uscita dal gruppo americano (adesso capite il perché della citazione iniziale); Theo aiuterà nei classici studi di Eindhoven, dove aveva preso vita anche ?Lo Spirito Continua?, a partorire il nuovo album. Constatante di soli 28 minuti di musica, ma anche questa è una peculiarità che non ci siamo certo lasciati sfuggire negli anni, il nuovo album dei Negazione vede ufficialmente la luce poco prima dell'inizio dell'estate 1988. Il titolo stavolta è molto più poetico, quasi caustico e catartico da un certo punto di vista. Pubblicato sempre grazie alla ottima We Bite Records, che ne diede le stampe anche in CD dopo la primissima versione in vinile, il disco consta anche di una copertina davvero particolare. Sul retro troviamo la foto della band, ormai cresciuti dai fasti iniziali, ma sempre sul pezzo; mentre sul fronte, quasi immerso in un mare dipinto che sembra fatto di carta stagnola, troviamo un ragazzo con una gamba alzata. Quasi nell'intento di solcare il mare senza bagnarsi, egli si sta dirigendo verso una porta fatta di luce, molto scura nei contorni, e di cui si distinguono solamente le linee di alcune colonne. Al centro in alto il logo della band, mentre in sottofondo il titolo. Questo disco sancirà una svolta epocale nella carriera della band, svolta che in parte era già iniziata nel disco precedente. Perché alla fine tutti abbiamo qualcosa per cui lottare, siamo tutti parte di un disegno più grande, e tutti quanti almeno una volta ci siamo sentiti dei minuti ed insignificanti Little Dreamer, benvenuti nel secondo full lenght firmato Negazione.

Ho Pianto

A farci da apripista troviamo una canzone dal significato assolutamente profondo, parliamo di Ho Pianto. Rumori di stampo Noise e cacofonia controllata ci aprono alla canzone, prima che la gutturale voce di Zazzo ci inizi a martellare il cranio in due, cercando di capire che cosa ci possa essere dentro. Rispetto al passato Zazzo ha decisamente migliorato il suo stampo, anche se a discapito di un po' di quella cattiveria viscerale che lo aveva accompagnato nella primissima parte di carriera, e che perderà definitivamente nel disco successivo. A vantaggio di questo però, abbiamo decisamente più tecnica, anche da parte di Tax e Mathieu, soprattutto da parte del primo di questi due, che con la sua sei corde martella la nostra cassa toracica a più non posso, specialmente nella sezione centrale del pezzo. Brano che consta sostanzialmente di due o tre cambi di tempo, ma il tutto viene prodotto così per lasciare spazio tanto alla sofferente voce di Zazzo, quanto al significato profondo del testo, esattamente come la band ci ha abituato fin dagli esordi. Peculiarità dell'Hardcore infatti spesso e volentieri è quella di avere un sound decisamente più "pulito" del Punk, inserendo anche alcuni assoli e giri presi dal Rock'n Roll più marcio e stradaiolo, ma allo stesso tempo, e sempre facendo il confronto con il Punk basilare di scuola albionica, abbiamo anche dei testi sicuramente più ragionati, e che più andiamo avanti nell'ascolto, più ci rendiamo conto che divengono man mano che procediamo, i veri protagonisti delle canzoni. Cosa si prova esattamente nel piangere, ve lo siete mai chiesti? Beh, dipende particolarmente dal tipo di pianto che si intende "effettuare"; c'è chi piange per noia, chi per disperazione ma anche per gioia, lacrime di commozione come lacrime solcate da un sorriso, lacrime dolci come il miele o amare come la morte. Quando una persona piange solitamente ha sempre un motivo, ed in questo caso, o almeno nel caso del protagonista del brano, la motivazione è decisamente profonda, ovvero il mondo che si trova di fronte ai suoi occhi. Egli ci confessa di essere stanco, stanco di tutta la violenza che ogni giorno che si alza da quel letto le cui membra sono sempre più pesanti, deve vedere coi suoi occhi. Violenza perpetrata anche dall'uomo della strada, da quella persona che non ti aspetteresti mai, e da tutti coloro che ti circondano. Ci sono moltissimi modi di indurre violenza, specialmente in questo corrotto mondo, e specialmente in condizioni come quelle in cui viviamo oggi come allora. Un mondo schiacciato dai poteri forti, dallo strapotere di personaggi che stringono il mondo stesso fra le loro sanguinose grinfie, e che non vogliono far altro che giocarci. Cicatrici spente nel tempo ma che non se ne sono mai andate del tutto, tagli profondi alla nostra anima, momenti di pura estasi nichilista che i Negazione ci regalano mentre piangiamo come disperati. Ci siamo chiusi in un angolo, la testa fra le mani come nella copertina di Tutti Pazzi, e ci siamo resi conto dello schifo che abbiamo attorno a noi. Siamo parte della trama di un libro assolutamente scadente che si chiama vita, e nessuno potrà mai salvarci da questo inferno sulla terra. Non vi sono demoni né enormi pipistrelli alati che ci agguantano le schiene, piuttosto c'è la nostra depravata disperazione nel vedere il mondo per quel che è realmente, come lo vede il protagonista di questo pezzo. I nervi si spezzano nella rabbia e nella furia cieca di chi non ne può più di soprusi, abusi, momenti di sopraffazione e vittorie sabbiose e polverose come la nebbia al mattino. Ecco allora che le lacrime arrivano, incontrollabili, le lacrime di chi sa che cosa si cela sotto la maschera del mondo, le lacrime di chi sa che cosa bisogna fare e come farlo, ma sa anche che l'appoggio del mondo non lo otterrà mai e poi mai.

Don't Forget

Il secondo pezzo che incontriamo in scaletta è divenuto nel corso del tempo un altro classico della band, parliamo di Don't Forget (Non Dimenticare). Brano che si compone di un minutaggio come al solito non molto grande, ma sufficiente a spaccarci le orecchie e farle sanguinare copiosamente. Un giro di chitarra distorta ed acida ci apre al brano, mentre Zazzo con la sua voce sempre gutturale e soffocata, come se stesse realmente soffrendo, ci viene incontro poco dopo, andando subito a foraggiare gli stilemi classici del genere. La sei corde di Tax avvinghia le sue spire dopo un sonoro colpo di vetri rotti, ed il ritmo prende piede anche nella nostra testa, senza lasciarci un attimo di rifiato. Qui si iniziano decisamente a far sentire i toni musicali che inizieremo ad incontrare nel disco successivo, e che troveranno piede nello spirito della band poco prima dello scioglimento. Canzoni dal tiro decisamente più vicino a generi come il Thrash, anche se come sappiamo sarebbe più corretto dire il contrario, visto che il secondo genere che abbiamo citato è figlio del primo. In questo frangente sentiamo anche un discreto suono da parte del basso di Mathieu, sempre sul pezzo quando si parla di saltare e muoversi come un forsennato, centinaia di video live presenti sul web lo dimostrano. Una canzone che dal vivo rende sicuramente ancora di più, e che ci fa ben capire lo spirito che aleggia in questo disco. Quello di un gruppo di sognatori, di ragazzi che avevano detto basta al sistema, e che non ne potevano più di sopperire alle mancanze del governo e delle persone che gli davano le regole. Ragazzi che si sono rimboccati le maniche ed hanno iniziato a frequentare centri di un certo tipo, raggruppamenti di persone che si radunavano per condividere idee, sudore e sangue insieme. Si faceva tutto per tutti, nessuno veniva lasciato indietro, anche quando c'era lo spauracchio di uno sgombero (e lo storico El Paso ne sa qualcosa, visto che venne sgomberato pochi mesi dopo la sua apertura, per venire poi occupato successivamente e rimanere lì ancora oggi, nella stessa identica posizione. Una canzone che rende profondo anche il testo che ne fa da tramite fra noi e la band. Non dimenticate i loro volti,  non dimenticate le persone che hanno lottato, che si sono scontrate e che si sono sacrificate. Non dimenticate le loro lacrime, non rendete vani i loro sforzi, lottate ancora con i denti stretti e lo sguardo fiero, senza mai guardarvi indietro. Un pezzo che smuove sicuramente le coscienze, e che fa da catarsi mentre lo si ascolta; pare decisamente di trovarsi lì in quegli attimi di pura frenesia, di sentire il calore di quelle centinaia di ragazzi di cui non dobbiamo dimenticare le gesta. Ragazzi che hanno dato anche la loro vita per farci avere quel barlume di libertà che sentiamo oggi; una libertà comunque controllata dal potere, dato che i centri sociali erano decisione della giunta di turno se farli chiudere o meno,ma erano spazi liberi, completamente liberi. Liberi dai soprusi che quelle persone subivano ogni giorno, liberi dal male che quella nazione portava con sé, liberi anche da quel fardello che ognuno ha sulle sue spalle, senza dimenticare mai.

Love and Blood Will Come

Un altro giro di chitarra ma stavolta decisamente più cadenzato ci apre a Love and Blood Will Come (Ama ed Il Sangue Verrà). Zazzo stavolta entra praticamente subito, senza lasciarsi troppo attendere, come non si lascia attendere il ritmo trascinante che la fa da padrone fin dai primissimi secondi. Tax e Mathieu si danno il cambio alle pennate, alternando un sound davvero trascinante e molto "americano" nella sua resa. In questo disco infatti i Negazione, oltre a rendere anglofono il loro modo di cantare, divenendo così internazionali, rendono anglofono anche il loro modo di suonare. Suoni distorti che, grazie anche al contributo del grande Theo Van Rock, sembrano presi di peso direttamente dalle tradizioni dei Black Flag e dei Dead Kennedys. Un Hardcore molto semplice e diretto, lontano certo dai fasti primordiali a cui la band ci ha abituato nei primi tre album della sua carriera, specialmente nei primi due EP. Fasti che adesso si rendono partecipi di un sound davvero particolare, che non può non prenderti direttamente alla testa e farti muovere i capelli come un disperato. La canzone procede a spron battuto per tutta la sua durata, alternando momenti più veloci ad altri molto lenti, ma sempre nello spirito che ci ha aperto il brano stesso. Una canzone che, esattamente come la precedente, dava sicuramente il suo meglio in sede di palco; Zazzo qui utilizza un cantato leggermente diverso da quello che abbiamo sentito in precedenza, ripulendo ancora di più la sua ugola, e continuiamo a ripetere quanto questo sia semplicemente la prima avvisaglia di ciò che sentiremo nel disco successivo. I Negazione sono ufficialmente cresciuti, erano già cresciuti in maniera esponenziale con ?Lo Spirito Continua?, ma in questo secondo disco completo hanno completato un altro tassello del loro mosaico. Cantare una lingua internazionale per arrivare a più persone, e contemporaneamente rendere il sound molto più ragionato e molto più cerebrale da un certo punto di vista, soprattutto per quanto riguarda la resa della chitarra ad esempio. Siamo abituati infatti a sentire Tax schitarrare e pennare come uno psicopatico, andando ad alimentare ancor di più l'odio viscerale che questa band ha sempre trasmesso, e che continuerà a trasmettere in eterno. L'amore porta pene, questo lo sappiamo tutti quanti, ma quante pene porta? Molte, fino a farci sanguinare. Amare qualcosa o qualcuno con tutto sé stessi porta a farsi sanguinare il cuore in più di una occasione, ed in più di una occasione porta anche a soffrire grandemente, specialmente se pensiamo a quando quello stesso amore si rivolta contro di noi, e ci fa sentire completamente soli. Un amore che ci ha aperto l'anima in due per far si che tutto il suo contenuto esca, e non parliamo necessariamente dell'amore verso una donna; possiamo anche riferire l'amore a quello per la libertà di parola, di espressione e di aggregazione, un amore incontrastato per quelle cose che ci fanno sentire vivi davvero. E sono le medesime che ci fanno stare anche molto male, se si mettono in testa di girarsi dalla parte sbagliata, chi ne paga le conseguenze siamo noi. Per questo si dice che verrà il sangue, perché amare alla fine è un atto di fede, e come tale non può essere esente dalla sofferenza, avere fede, fede cieca in ciò in cui si crede, significa avere cieca consapevolezza che forse alla fine potrà anche non andare bene, ma fregarsene e farlo comunque.

I'll Do It Tonite

Un movimento di click e di chitarra molto calmo e tranquillo, dal suono quasi Post Rock, ci apre invece a I'll Do It Tonite (Lo Farò Stanotte). Una canzone che prende piede in maniera molto lemme e tranquilla , sembra quasi di sentire un gruppo diverso da quello che ha composto Tutti Pazzi. Ciò però non è necessariamente un male, anzi, siamo di fronte ad una maturità stilistica senza precedenti. Se ne Lo Spirito i Negazione avevano composto il migliore materiale della loro carriera, in questo secondo disco hanno sancito definitivamente quanto sono maturati, e quanto hanno saputo  mettere tale maturità sotto forma di musica. La canzone ovviamente a metà della sua esecuzione esplode e comincia di nuovo il suo ritmo martellante, salvo poi calmarsi nuovamente sulla sezione finale. Un pezzo che dai Negazione quasi non ce lo aspettiamo, ma che non può non strappare quasi una lacrima di contentezza, soprattutto perché alla fine sono sempre loro, sono sempre i nostri amati Hardcore Kids torinesi. Semplicemente ora stanno iniziando a diventare uomini, a sperimentare, a far si che le loro influenze si mischino con ciò che hanno sentito intorno e continuano ogni giorno a sentire. Un disco sicuramente pieno di sogni, anche a scapito del titolo che porta, sogni di gloria, mai vana, che la band si porta dietro ancora oggi a tanti anni dal loro scioglimento definitivo. La rabbia giovanile che li ha accompagnati dal 1982 al 1985 ormai sembra non tanto un ricordo lontano da lasciare dove è, quanto piuttosto una fase successiva, un cambiamento radicale ma con le basi ben piantate nel passato. Zazzo ha modificato il tono della propria voce, certamente, ma altrettanto certamente è vero che nel suo modo di cantare sentiamo ancora quella sofferenza primaria, quel modus vivendi che ci ha portato ad amarlo dalla prima volta che l'abbiamo sentito gridare che nelle strade e nei palazzi erano tutti pazzi. Tax invece dal canto suo, sicuramente anche complice il suo trasferimento in Olanda, ha preferito modificare il sound della propria chitarra in qualcosa di diverso, non di migliore, ma di diverso. Un suono sempre distorto ma che raccoglie a piene mani dalla scuola europea e soprattutto americana, di cui l'Olanda poteva definirsi uno dei centri nevralgici per eccellenza. Marco invece dal canto suo è sempre lì, sempre in bilico fra la perfezione e la follia, e questo lo dimostra anche il suo saper andare dietro al ritmo senza alcun problema, anzi, dando quella carica in più che altrimenti mancava. Una canzone che, come la precedente, parla di amore, ma di amore incondizionato, e stavolta c'è di mezzo una donna. Una donna che sa come influenzare i pensieri del suo amato, o presunto tale, e lui farà esattamente ciò che dice lei. Sarà al suo servizio senza alcuna remora, senza alcun rimpianto, solamente parte di un enorme disegno che egli si è creato con le sue mani. Sta tagliando i pensieri col coltello tanto sono spessi e profondi, oppure possiamo riferire questo messaggio ad un monito circa l'autolesionismo che spesso colpiva i ragazzi dei centri sociali specialmente negli anni '80. La filosofia del distruggere sé stessi per trovare la pace in un mondo che non gli appartiene, qui viene fuori in tutta la sua interezza; l'uomo protagonista farà quel che deve la notte successiva al dialogo, lo farà davvero. E' come avere un demone dentro di sé, che mangia lentamente il nostro essere ed alla fine non lascia più nulla, assolutamente nulla.

Little Dreamer

Quinto brano che ci viene presentato dai Negazione è la title track, Little Dreamer (Piccolo Sognatore). Tutti noi non vorremo mai crescere, vorremo sempre rimanere bambini e sentirci liberi come allora. Vi è mai successo di camminare di nuovo vicino alla vostra vecchia scuola o al vostro liceo, che cosa avete pensato? Che sicuramente erano tempi duri, le interrogazioni, gli orari, e quella sensazione galoppante che non si fosse mai abbastanza grandi per il mondo. Eppure quello  è stato il periodo più libero che ogni persona sulla terra ha mai vissuto. Non c'erano le responsabilità che ritroviamo nella vita di tutti i giorni, come lavoro famiglia e molto altro. Per molti versi certamente è migliore la vita di ora, è più vera, ma questa canzone porta con sé un monito davvero importante. Non fate morire il bambino che è dentro di voi, non fatelo andare via mai completamente dalla vostra esistenza, perché quel bambino vi conosce meglio di chiunque altro. E' la vostra coscienza, è il vostro enorme senso di appartenenza ad una razza, quella umana, che non può scomparire. Una coscienza di bambino che vi permette di sognare ancora ad occhi aperti anche dopo una durissima giornata di lavoro, una di quelle che ti fa tornare a casa stanco, ma ancora in tempo per riuscire a concedersi un momento per sé stessi. I Negazione qui ci mettono in guardia dall'allontanare troppo quel bambino interiore che è dentro ognuno di noi, non dobbiamo mai crescere del tutto, altrimenti ogni sforzo per arrivare dove vogliamo arrivare, diventerà improvvisamente più pesante, un fardello duro da portarsi dietro, anche per la persona più forte del mondo. Un pezzo che fa venire davvero le lacrime agli occhi, particolarmente per l'enorme semplicità con cui i Negazione ci invitano a compiere certe azioni che sembrano la cosa più normale del mondo, ma non lo sono. Musicalmente il brano riprende in larga parte quanto ascoltato dai pezzi precedenti, aggiungendo un po' più di distorsione, specialmente nella sezione della sei corde, laddove sia necessario. Ma come ogni brano HC che si rispetti, è il testo che la fa da padrone, è il testo che ogni volta ci fa sperare in un mondo migliore, e che ci mette sempre di fronte alle nostre scelte, anche quelle più brutte e che non possiamo affrontare. Se abbiamo quel bambino eterno dentro di noi niente potrà mai farci del male, perché niente alla fine è più forte della coscienza di un bambino. Quel piccolo sognatore che guidava la macchinina su ogni superficie perché era convinto che semplicemente la macchina potesse farlo, o quel piccolo sognatore che accartocciava un foglio di cartone per fargli apparire ali ed alettoni, librandosi nel cielo della fantasia. Questo disco è dedicato a tutti loro, ai folli, a coloro che non smettono mai di pensare che tutto quello che sentiamo di marcio e malvagio nel mondo, sia semplicemente il risultato dell'aver smesso di sognare,  e come tutta risposta noi sogniamo ancora di più, ancora più intensamente, ancora più innocentemente. Perché senza sogni non si vive, non si vivrà mai davvero.

My Days

Sesto brano in scaletta è intitolato My Days (I Miei Giorni). Stavolta ci spostiamo verso lidi ancora più aggressivi dei precedenti, grazie ad un andante del brano che pesca a piene mani nelle tradizioni iniziali della band, e che quasi strizza l'occhio ai primi lavori. Il ritmo della canzone è febbrile ed eccitante per tutta la sua durata, senza un attimo di rifiato, senza un momento di stanca,ma solamente la pragmatica e caustica violenza della musica più liberatoria che ci sia. Un momento di pura estasi che rende questo brano, assieme alla title track, uno dei migliori di tutto il disco, con sonori moniti di protesta e violenza che si susseguono come impazziti. Dalla durata brevissima e che sfora di poco i due minuti, questa canzone ci raccolta dei giorni di gloria. I miei giorni del titolo sono quelli in cui il protagonista si rende conto di quanto in quel momento può andare avanti, può superare tutte le avversità e vivere finalmente libero da tutti gli schiavismi che lo hanno incatenato fino a questo momento. Sembra quasi, considerando ciò che abbiamo ascoltato pochi minuti fa, che le ultime due tracce ascoltate siano una solamente, e che debbano necessariamente essere ascoltate una di fila all'altra. Nella prima parte abbiamo la liberazione, il momento enorme in cui il bambino interiore che è dentro ognuno di noi si è liberato, e può finalmente uscire a giocare. Qui invece abbiamo il momento immediatamente successivo, nel quale il bambino ormai libero si presta e si appresta a far sentire la sua voce. Sono giorni di fuoco, in cui il nostro uomo alza finalmente la testa da tutto lo schifo in cui lo hanno gettato per troppo tempo, e fa si che i suoi sogni non siano mai vani. Un momento in cui la libertà personale trascende qualsiasi cosa, e fa si che ogni singolo momento della sua esistenza possa essere vissuto appieno senza alcun rimorso. Non ci sarà mai più un momento come questo, un enorme filone di libero arbitrio che ci siamo presi con la forza, con la sola forza delle nostre coscienze, e con il solo strumento che abbiamo a disposizione e che non ci tradisce mai, la nostra mente. Una canzone intimista, profonda e che fa commuovere sotto moltissimi aspetti,senza dimenticarci ovviamente della enorme valanga di nichilismo e violenza che questa band si porta dietro da sempre. Ascoltare dischi del genere è come avere qualcuno che parla direttamente alla tua coscienza, e smuove qualcosa. Smuove quei sentimenti sopiti da troppo tempo e li fa divenire nuovamente vivi e vegeti, accende di nuovo la fiamma che sembrava essersi spenta, e per una seconda volta ci fa rinascere dalle nostre ceneri. Il senso di questo disco, il suo senso intero, è uno solamente, vivere.

Death Is Around

Alla settima posizione invece troviamo incastonata la canzone più lunga di tutto il disco, si tratta di Death Is Around (La Morte è Intorno). Questo brano ha fin dall'inizio tutta l'aria di un brano Thrash Metal vecchia scuola, che riprende o pare riprendere a piene mani dalle tradizioni anche Speed Metal di inizio anni '80. Nonostante questo però, la componente Hardcore non manca mai, e la troviamo ovviamente nella voce di Zazzo, che qui utilizza un cantato decisamente pulito e molto "scarno" nella sua resa, pur essendo sempre aggressivo e pieno di verve. Una canzone che procede a tambur battente per tutto il suo percorso, alternando momenti di pura estasi da parte della sei corde di Tax, qui in forma più che mai, a rapidissimi cambi di tempo della batteria, che non si lascia certo intimorire dai ritmi forsennati che questa canzone assume durante l'ascolto. La morte e l'amore sono le protagoniste di questo discernimento viscerale da parte dei Negazione, che subito e come sempre sul pezzo ci parlano lentamente e sommessamente di quanto la morte possa uccidere l'amore, e di quanto ogni suo singolo tassello possa alitarci sul collo come un demone affamato. L'uomo protagonista del pezzo parla alla propria amata, le parla di quanto la loro relazione è destinata a finire, di quanto il loro grande amore purtroppo verrà portato via da una unica certezza, quella più grande della nostra vita, la morte. La morte è come una nera falce che si abbatte quando meno te l'aspetti, è come un tifone che ti lascia senza neanche più gli occhi per poter piangere lacrime amare. La morte è intorno a noi, non ce ne accorgiamo ma la vediamo ogni giorno. E' in quella maledetta scatola che ci fa essere condannati a morte nel nostro quieto vivere, in quella scatola che ci racconta ogni giorno di persone che vengono massacrate o uccise in nome di beni o fini superiori. La morte corre anche lungo le nostre strade, ad ogni angolo, ad ogni anfratto delle nostre città, troviamo lei, la nera signora pronta a fare un'altra vittima. Ed ecco che infatti la canzone sommessamente si trasforma in un incubo di morte (per citare un altro classico dell'Hardcore italiano), in un enorme e purulento ammasso guidato da Zazzo che col suo enorme vocalizzo strozzato altro non fa che confermare le nostre teorie. Siamo pietre in un oceano enorme, un oceano di dolore, di sofferenza, siamo soli come cani, ma a differenza dei cani non ci sappiamo difendere. Un pezzo assolutamente sofferente da ogni punto di vista, nichilismo che si staglia in maniera assoluta nelle nostre orecchie e dentro la nostra anima, lasciando un segno indelebile. Una canzone che risveglia sentimenti sopiti ed addormentati, facendoci aprire finalmente gli occhi sul mondo ed il suo losco contenuto. La canzone musicalmente come abbiamo detto riprende in parte le tradizioni del figlio maledetto generato dall'HC, ma non dimentica certo la sua matrice Punk, ed infatti i sontuosi cambi tempo fra chitarra, batteria e basso la fanno da padrone in più di una occasione, lasciando poi il giusto spazi anche alla sacrosanta voce che ci arringa come fossimo dei reietti chiusi in un angolo.

Il Giorno Del Sole

Arriviamo ad un brano adesso che considerare capolavoro è meramente riduttivo. La penultima traccia di questo immenso viaggio all'interno dei sentimenti umani prende una piega decisamente intimista grazie a Il Giorno Del Sole. Aperto e prolungato da una chitarra dal sapore quasi spagnolo, che mai fino ad ora abbiamo sentito in un disco dei Negazione, precede di poco la voce di Zazzo, che qui per la prima volta canta completamente in pulito. Non ci dilungheremo ulteriormente sulla canzone dal punto di vista della musica, considerando che essa consta praticamente del medesimo tema ripetuto fino allo stremo, quanto ci concentreremo sul testo, perché ciò che stiamo per ascoltare, per chi ne ha il coraggio, cambierà per sempre la propria vita. Questo e` solo un miraggio, ma noi siamo qui legati, dobbiamo ancora strisciare nel fango, nella terra impregnata di emozioni fortemente volute, nell'acqua limpida, delle sensazioni sincere, ma pagate col prezzo del dolore. Questo piccolo stralcio estratto dal secondo paragrafo della canzone, ci fa ben capire di che cosa stiamo parlando. Immaginiamo una vita, una vita vissuta completamente appieno, completamente in maniera soddisfacente. Siamo ancora annichiliti da quel solco nel cuore che abbiamo definito esistenza, eppure, nonostante abbiamo tutto quanto, ci manca ancora qualcosa. Ci manca il sole, il nostro giorno del sole, ma come possiamo esattamente definire tutto questo? Beh, i Negazione ne danno una interpretazione magistrale, e riprendendo le righe che abbiamo strisciato, il giorno del sole è quello in cui capiremo che siamo definitivamente arrivati al culmine. Ma non per ciò che possediamo, in quello ci sono persone ben più brave, ma a livello di cuore, di emozioni, di sentimenti e di interazione con essi. Dobbiamo ancora strisciare nel fango ci grida Zazzo in una delle righe, per definirci veramente parte di questo mondo, dobbiamo lottare con tutte le nostre forze, dobbiamo impregnare la terra che calpestiamo col sudore, con le lacrime e col sangue, così e solamente in questo modo ci potremo definire davvero vivi. Perché sentirsi vivi è il diritto più grande che ci può essere donato dalla vita stessa, bruciare di vita come diranno sempre i Negazione in una canzone presente sul disco successivo. E se Brucia di Vita rappresenterà il loro testamento finale, Il Giorno Del Sole rappresenta il passo appena precedente; quello in cui la band ormai si era rassegnata all'essere un progetto a tre membri, ma questo non li ha mai scoraggiati, anzi, li ha portati ancor di più sulla cresta dell'onda. Li ha portati a non arrendersi mai, a far si che ogni singola emozione della loro vita venisse vissuta direttamente sulla pelle come una vampa incendiaria, anche lasciando delle sontuose cicatrici perché no. La vita è fatta di cicatrici, quelle belle, che ci ricordano momenti gradevoli ed unici, e quelle meno belle, che ci ricordano la sofferenza, il momento in cui qualcuno ci ha tirato giù da un ipotetico piedistallo e ci ha rimesso a terra. Perché il giorno del sole è impossibile per gli ipocriti, innegabile invece per gli stolti; è illudersi nel vivere una vita senza sincerità, senza alcuna zona di luce nel nostro animo, ed invece i Negazione lanciano un messaggio assolutamente unico. Dobbiamo sempre essere sinceri, nel bene e nel male, con gli altri ma soprattutto con noi stessi, dobbiamo essere coerenti e non farci fermare da niente e da nessuno, solo in questo modo sapremo veramente vedere la luce in fondo al tunnel, anzi, il sole in cima alla montagna. Una canzone che per moltissime persone rappresenta ancora oggi un monito incredibile, e per chi vi sta scrivendo è esattamente così; parliamo di quelle liriche che ti cambiano l'anima, inseriscono un pezzo che prima mancava, e la rendono così totalmente unica.

Serenità di Un Attimo

Chiude questo disco un altro capolavoro, ed un'altra canzone davvero particolare, Serenità di Un Attimo. Aperta da un rumore di mare che si infrange sugli scogli, i flutti si mescolano al suono di una chitarra acustica, mentre Zazzo quasi in punta di piedi si rivolge al pubblico, senza cantare, senza urlare, ma semplicemente parlando. E' un dialogo fra noi e lui questa canzone, questi due minuti e mezzo coadiuvati da alcuni cori di sottofondo, ci trasportano in un mondo quasi onirico, mentre la voce di Zazzo continua mestamente a raccontarci la sua storia. Musicalmente come era accaduto per la canzone precedente non c'è molto da dire, se non che la versione strumentale della chitarra di Tax riesce ben a concimare la voce di Zazzo, rendendo il tutto ancora più profondo. Se la musica è "semplice", il testo è vera e propria dinamite. Si parla di suicidio in questa canzone, o almeno, della serenità che una persona che ha deciso di togliersi la vita prova quando finalmente prende la fatale decisione. La contentezza leggiadra che ne deriva è quasi una liberazione; liberazione dalla oppressione che il nostro uomo ha sempre dovuto provare per sopravvivere, neanche per vivere. La serenità di quell'ultimo attimo prima del colpo fatale, e l'atmosfera si respira fin dai primi minuti. La canzone diviene nel corso dei minuti che la compongono quasi un testamento, ed ecco spiegato perché Zazzo canta in questo modo, anzi, recita in questo modo. Sta sancendo le ultime volontà di quel piccolo sognatore che, vagando sull'acqua della copertina, sta per entrare nel tempio che si vede di fronte. Quel tempio rappresenta la fine, rappresenta la piena consapevolezza che nessuno riuscirà mai a capire che cosa il nostro uomo ha nella testa. Capire, per parafrasare le sue stesse parole, che non esiste differenza fra la sommità della collina ed il baratro più profondo, sono entrambe condizioni effimere, e che non possono durare per sempre, né quella positiva è tantomeno la negativa. Capire che nessuno mai potrà sperare in un mondo migliore, capire che possiamo trascrivere ogni secondo della nostra esistenza su un foglio di carta, ma non troveremo mai nessuno che ci capirà veramente. La canzone prende una piega malinconica e malconcia sotto ogni punto di vista, anche se non vogliamo essa si stampa decisamente sul nostro volto con un sorriso quasi beffardo, come se volesse ridere di noi a più non posso. Il passato viaggia dentro il nostro protagonista, schegge di quella che era la sua vita prendono una unica direzione, quella della fine, quella dell'ultimo saluto a tutti prima di andarsene completamente. Rappresenta questo pezzo una delle pietre miliari del Punk italiano a mio avviso, una canzone che si permette di essere intimidatoria e caustica al tempo stesso, ma che colma anche il vuoto delle nostre coscienze. Un vuoto fatto di indifferenza, di momenti passati insieme a persone che non ci capiscono, e che fanno di tutto per farci sentire parte del nulla. Serenità di un Attimo rappresenta il pensiero che ognuno di noi nella vita almeno una volta ha avuto, e non parliamo del suicidio, ma quanto piuttosto del desiderio di rivalsa verso tutti coloro che ci hanno schiacciato. Quella maledetta sensazione che ti prende allo stomaco e non ti lascia andare, che ti fa sempre sentire parte del male che è dentro di te, e che non se ne va mai. Parte di un dolore unico, che ti attanaglia le viscere e le stringe sotto ai propri denti, questa è la capacità unica di questo poema sotto forma di musica. E la serenità continua anche sul profondo finale, che esattamente come il principio della canzone prende le onde del mare ed il suono di gabbiani sullo sfondo. Siamo giunti al culmine, non possiamo fare nient'altro, la fine ormai è giunta.

Conclusione

Siamo giunti alla fine di questo enorme discernimento sul secondo full lenght targato Negazione. Cosa possiamo dire in conclusione? Beh, che questo album ricalca perfettamente i fasti del precedente, ma portando il tutto in una direzione completamente diversa e nuova, mai presa prima. La direzione che la band prende è quella della terra d'albione, con il suo carico di linguaggio decisamente più diretto e sadico da un certo punto di vista. Le parole sono taglienti come rasoi in bocca al nostro Zazzo, che sa bene come fare a far piangere il cuore di chi lo sta ascoltando. Il disco in sé per sé si rivela un altro colpo vincente, ed un altro tassello nel cuore di chi ama questa band. Little Dreamer non viene considerato il capolavoro della band, questo scettro spetta al suo predecessore, ma viene considerato all'unanimità il suo degno erede. Erede di una tradizione forte e di un desiderio unico, quello di comunicare al mondo le proprie volontà. Il desiderio di dire ci siamo anche noi, e ci siamo confermati di nuovo fra i migliori. O anche quel mero desiderio di prendere la vita fra le mani e renderla unica sotto ogni aspetto, senza pentirsi mai di niente. Musicalmente abbiamo una maturazione stilistica senza precedenti, che rende il disco non tanto migliore o peggiore del precedente capolavoro, ma porta la musica della band su un altro livello. Si respira una sentita aria di malinconia in questo album, e questo lo si capisce tanto dalla musica, che nella maggior parte delle occasioni assume toni rammaricati o sofferenti, quanto dal contenuto dei testi. Tutti improntati sulla disperazione di un attimo, sulle sensazioni contrastanti che rischiano di spaccarci il cranio in due dal dolore, e sulla ottima esecuzione di tutto questo da parte di Zazzo stesso. Tax e Mathieu dal canto loro aumentano il carico con una esecuzione strumentale ottima; passaggi veloci si alternano a momenti di pura estasi acustica, come nel caso della perla finale, mentre dietro le spesse corde il nostro Marco si dimena come un forsennato, lasciando anche il giusto spazio agli altri ed allo stesso tempo prendendo piede quando ve ne è la necessità. Alle pelli invece le battute sono poco raccomandabili, nel senso che si danno la briga di spaccare semplicemente tutto, ma a differenza di quanto fatto sul disco precedente, stavolta c'è decisamente dello stile. Sui testi abbiamo già detto molto, ma possiamo aggiungere questo: sono canzoni che ti scuotono dalle fondamenta queste, sono canzoni che lasciano un ricordo indelebile dentro la tua anima, o almeno hanno fatto questo in colui che vi sta scrivendo. Ascoltare le canzoni dei Negazione, di qualsiasi periodo storico, significa avere a che fare con la perfezione scrittoria e compositiva ai massimi livelli. Dischi e canzoni che si marchiano a fuoco sul cuore, e che non possono non strappare un sorriso ogni volta che ne hanno l'occasione. Un sorriso però che, come il protagonista de Il Giorno del Sole, è assolutamente amaro, amarissimo in bocca, un sorriso beffardo che non tanto prende in giro la morte, ma la accoglie come unica via di fuga. Non è un disco o una band che hanno mai incitato volontariamente al suicidio o al farsi del male da soli, ma si respira questa aria dentro ad ogni canzone. Farsi del male inteso come analizzare il mondo nella maniera più profonda possibile, anche arrivando a sanguinare copiosamente per le proprie idee, che siano malate o meno. Far valere sempre i propri diritti e le proprie passioni, far muovere e smuovere sempre quel bambino piccolo sognatore che alberga dentro ognuno di noi, e che non vede l'ora di divertirsi e farci vedere un po' di mondo colorato attorno al grigio che di solito regna sovrano dentro le nostre coscienze. Insomma, un altro capolavoro che non si merita il voto più alto semplicemente per una questione di continuità, ma solamente un mezzo punticino in meno, un passo dalla perfezione. Ciò che verrà successivamente invece sarà il sancire definitivamente una carriera, con un album che come vedremo raccoglie tutto ciò che è stato detto fino a questo momento, e lo porta sotto una luce ancora diversa, ancora rifrazioni che non ci aspetteremo. Immaginate Little Dreamer come il seguito degno de ?.Lo Spirito Continua..., lo spirito è continuato, ed ha iniziato a vedere le cose da un punto di vista totalmente nuovo, senza preoccuparsi più di niente e di nessuno. Continua per concludere la nostra sezione sul "testamento biologico" della band, condividendo un ricordo stavolta, non di un membro, ma di un amico, membro di un'altra band che ha fatto la storia e la fa ancora oggi. Un ricordo che fa ben capire cosa ha rappresentato questa band per l'Italia tutta, e perché dobbiamo andarne tutti orgogliosi: Aprile1984: un'intera vagonata di punk arriva a Bari e per due giorni la Giungla Occupata è invasa dalla musica dai colori e dalle storie di punk di mezza Europa. Dicembre 1985: a Venlo in Olanda sbarcano tre gruppi punk che rappresentavano in quel momento l'"Italian hardcore". I Negazione c'erano. In queste e in molte altre occasioni simili hanno tracciato, in compagnia di pochi altri amici di strada, una linea; prima non c'era l'hardcore in Italia, dopo sì. Tutto subito, l'urgenza di urlare, conoscere, viaggiare, conoscere e soprattutto di essere se stessi qui ed ora. Abbiamo condiviso un pezzo molto bello e molto luminoso di questo percorso. Non ho mai più vissuto momenti così intensi, quei concerti, quei viaggi su furgoni scassati, quell'incontrarsi per caso negli autogrill alle ore più incredibili della notte, chi andava là e chi tornava da là. Mi ha fatto molto piacere sapere da Marco che sta per uscire questo disco, abbiamo tutti bisogno di ricordarci quell'urgenza, quella voglia di esserci, quel tutto subito perché la vita è ora. Ho voglia di ricordare ancora qualcosa, un piccolo gesto di quelli che ti restano dentro. Questo gesto è rimasto per me il segno di quanto Marco vivesse intensamente l'essere nei Negazione e quanto quella situazione muovesse il suo animo. Ci trovavamo di tanto in tanto tra l'84 e l'85 per scambiarci indirizzi e contatti per i concerti e per i dischi. Nel luglio del 1985 mi viene a trovare nel postaccio dove mi sto smaltendo i miei 13 mesi di servizio civile, ha sete, c'è un distributore di bibite. Prende una aranciata, di quelle vecchie coi coloranti, non gli basta, prende subito un chinotto. Per qualche mese quel gesto mi è rimasto in testo, poi ho collegato "arancione e nero, incubo di morte! ". Grazie Marco, Tax e Zazzo, grazie di tutto col cuore.

(Giampiero Capra - Kina)

1) Ho Pianto
2) Don't Forget
3) Love and Blood Will Come
4) I'll Do It Tonite
5) Little Dreamer
6) My Days
7) Death Is Around
8) Il Giorno Del Sole
9) Serenità di Un Attimo
10) Conclusione
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