NEGAZIONE

Condannati a Morte Nel Vostro Quieto Vivere

1985 - Autoprodotto

A CURA DI
LORENZO MORTAI
05/09/2017
TEMPO DI LETTURA:
9,5

Introduzione Recensione

"In Italia di Punk c'è ben poco, ogni cosa arriva in ritardo di anni diventando patetica e provinciale, basta pensare a quel coglione di Andrea Mingard e i Super Circus che hanno pubblicato un singolo, Sopra la pank la capra cant. Il testo è micidiale: il papank e la mamank vanno in giro a dire che son stank, di avere un figlio punk, che di sicuro una rotella gli mank. Ecco cosa vuoldire vivere in Italia" (Marco Philopat - Costretti a Sanguinare).

Avevamo iniziato la scorsa recensione citando un estratto da una dichiarazione rilasciata proprio dai Negazione il giorno del loro scioglimento, quando diedero l'addio definitivo alle scene per non tornarvi mai più. Oggi invece facciamo un piccolo balzo indietro, citando quello che probabilmente viene considerato (a titolo estremamente sacrosanto) IL libro sul punk italiano, una raccolta (urlata) di aforismi, citazioni e rimandi alla cultura che in quegli anni stava spaccando l'Italia in due. Abbiamo introdotto la storia della band nel migliore dei modi possibili, raccontandola così come avvenne agli inizi degli anni '80, quando dalla fusione di 5° Braccio ed AntiStato, due delle band più politicizzate e dure in circolazione fino al 1982, nacquero i Negazione. Una band che significa qualcosa per chiunque abbia un minimo di cultura alle spalle, soprattutto in campo artistico. Un gruppo che è stato capace di donare un fronte alla storia italiana con una forza che raramente si trova al giorno d'oggi. Non si può passare dalla musica alternativa dello stivale, senza passare da Mathieu, Zazzo, Tax, Orlando Furioso e tutti gli altri che nel corso del tempo si sono succeduti alle pelli di questa band leggendaria. Dopo la formazione e la pubblicazione del primo storico EP, Tutti Pazzi, i nostri hardcore warriors iniziano a darci dentro come forsennati. Incominciano i primi concerti in giro per l'Italia, dal Virus di Milano al Leoncavallo, dallo storico El Paso di Torino all'altrettanto storico Forte Prenestino di Roma. Spazi occupati, spazi liberi sotto ogni aspetto, spazi da conquistare a suon di urla, di denunce, di veri e propri racconti urlati in faccia alla gente. I Negazione sono ancora giovani, la loro rabbia è incontrollabile, e fino al 1985 continuano a collezionare successi e consenso, che crescerà esponenzialmente fino al 1990, anno in cui esplosero definitivamente, tristemente poco prima del loro scioglimento ufficiale. La band aveva già cambiato una volta batterista, a cavallo fra il primo EP ed il secondo, passando dal primordiale Orlando Furioso a Fabrizio, ex Upset Noise. Inanellano una serie infinita di concerti, uscendo molto spesso dai confini del paese, per mordere i palchi dell'Europa. Suonano principalmente in Olanda e Danimarca, due scene che, allora come adesso, sono un enorme calderone di sperimentazione e soprattutto accettazione di tutte le micro-culture che si possono formare. Suonano ogni sera, ovunque riescono ad arrivare, malgrado momenti di stanca come fermi di polizia, controlli, furgoni rotti e scassati su cui viaggiare, strade impervie e vie inaccessibili. La loro voglia di urlare non si ferma, così come la loro insana caparbietà nell'affrontare ogni maledetta situazione che la vita e la musica gli para davanti. Il primo EP era già divenuto negli ambienti leggenda, era già stato consumato ampiamente, ma ciò che sta per accadere, avrà la stessa influenza di una scossa sismica in un negozio di cristalli. Suonando molto spesso all'estero, diventa normale per i Negazione stringere accordi ed amicizie con altrettanti soggetti della cultura popolare e musicale del tempo. E' così che i nostri giovani torinesi approdano in uno studio di registrazione ad Amsterdam, dove produrranno il secondo 7 pollici della loro carriera, Condannati a Morte nel Vostro Quieto Vivere. L'Hardcore nel 1985 si stava diffondendo a macchia d'olio ovunque, fuori e dentro la penisola italiana; da una parte avevamo gli americani, i fondatori. Dead Kennedys, Black Flag, Bad Brains, dall'altra i "padri" del Punk, gli albionici, con Crass, GBH, Expolited e Wire. Un calderone pronto ad esplodere in men che non si dica, e che quando lo fece si sparse come un vero e proprio virus in tutto il globo; nacquero scene e sotto scene ad ogni angolo, dalla Francia alla Germania, toccando l'Italia in pochissimo tempo. Da nord a sud tutti vennero contagiati, dal Forte capitolino a Napoli, da Milano con gli Wretched a Firenze con gli Stazione Suicida, l'Hardcore fu un calice da cui bevvero tutti quanti, alcuni più di altri. In questo modo i Negazione arrivarono al successo, più di altri perché forse (anzi, senza forse), avevano qualcosa di profondo da dire al mondo. Volevano analizzare, urlare, spaccare e conficcarsi come spine nella schiena dei potenti, senza rappresaglie, senza rivoluzioni, ma soltanto con la musica, arma di cambiamento non tossica né pericolosa. Se il primo EP rimase famoso ed impresso nella storia della musica alternativa anche per la sua copertina, anche il fratellino uscito a pochi mesi di distanza non fu da meno. Dalla foto storica di Tutti Pazzi, passiamo ad un disegno che sembra il parto della mente di un completo schizofrenico. In un tratto caustico e molto puntinista, quasi graffiato in certi frangenti, troviamo l'immagine di un uomo. Il suo sguardo è perso nel vuoto, la sua mente sta vagando ad un solo pensiero, quello di morire. La sua mano regge una pistola, che lentamente si sposta alla sua tempia, sta per premere il grilletto; al di sopra il classico logo della band, ed in caratteri altrettanto sporchi il titolo del disco, ma in tutto questo l'elemento che ricorre senza limiti è lei, la televisione. L'uomo è sul divano, si sta per sparare perché ha capito che ciò che guardiamo tutti i giorni, non corrisponde a verità assoluta, anzi, sono soltanto una pila fumante di menzogne. All'interno del disco presente anche il solito flyer con i testi, ed un'altra parte del "testamento biologico" della band che era iniziato in Tutti Pazzi, che citeremo alla fine. Siamo tutti condannati, siamo costretti a sopravvivere, siamo condannati a morte nel nostro quieto vivere, anzi, nel nostro far finta di vivere; benvenuti nel secondo EP firmato dai Negazione. 

Noi...!

Ad accoglierci in questa manciata di minuti (all'incirca dieci), troviamo una canzone che, come accadde per Tutti Pazzi e successivamente per La Vittoria della Sconfitta e Brucia di Vita, è divenuta un vero inno non solo per i Negazione stessi, ma anche per tutti gli appassionati di questa musica, parliamo di Noi..! Aperta da un roboante intro di batteria, la canzone fa da subito sfoggio di sé, dimenandosi come una forsennata in appena due minuti di durata, trapanandoci il cervello. Tax Farano stringe fra le mani la sua sei corde e parte a spron battuto con un riff che sembra provenire direttamente dall'inferno; i toni non sono cambiati poi così tanto dal primo EP che li aveva visti protagonisti sulle scene. Del resto sono passati pochi mesi dalla prima release, ed i Negazione ancor più celebrali perfino nella musica sono leggermente lontani dall'arrivare. Qui, nei primi due dischi firmati dalla band, la parola d'ordine è una sola, violenza. Violenza sonora, violenza verbale, rasoiate vere  e proprie tirate in faccia all'ascoltatore, che lo affettano come un coltello ben affilato, e ne fanno schizzare fuori litri di sangue. Zazzo dal canto suo introduce la canzone con il solito tono vocale a metà fra l'urlo e la recitazione: inizia piano, quasi in sordina, prima di esplodere vomitando letteralmente ogni singola parola del testo in faccia a chi sta ascoltando, ma soprattutto nelle sue orecchie. In soli due minuti di canzone la band torinese condensa una voglia di rivalsa sociale, di vendetta nei confronti di chi si sta annichilendo su quella sudicia poltrona che campeggia nella copertina, talmente grande che sembra quasi bucare le cuffie ed il piccolo vinile da quanto è forte. Pensate a coloro che acquistarono questo disco ai tempi: si ritrovarono fra le mani una vera orgia sonora. Il basso di Mathieu si muove con sapiente mano dall'inizio alla fine, e mentre Tax continua la sua imperterrita marcia verso l'inferno, dietro le pelli Fabrizio Fiegl (che poi verrà in seguito conosciuto col nome di DJ Fabri, quando abbandonerà i lidi dell'Hardcore per approdare ad altro), picchia e deflora la sua grancassa come un folle in preda ad una crisi psicotropa. Ascoltando i pochi ma diretti stralci di testo, si ha forse una idea di ciò di cui stiamo parlando. Immaginate un città come poteva essere la Torino della seconda metà anni '80; grigia, piena di fumi e miasmi tossici che provenivano dalle vicine e potenti industrie, soprattutto automobilistiche (il capoluogo piemontese è patria della FIAT, forse una delle più grandi aziende automobilistiche mondiali, che ha dato i natali ad altrettanti satelliti, come Alfa Romeo, Ferrari, Lancia e molto altro ancora). Una città che si sorreggeva sul lavoro, sulla catena di montaggio, sui turni "a cottimo" (se vogliamo citare Gian Maria Volontè ed il suo "La Classe Operaia Va in Paradiso"), sulla consapevolezza piena che lavorare e guadagnare fossero le uniche speranze su cui puntare tutta la propria esistenza. Si viveva o forse si sopravviveva, alla gente non importava molto; chiunque si sbatteva per andare avanti, per cercare un lavoro e mantenerselo, anche a costo di diventare un automa fatto di carne ed ossa. Dall'altra parte abbiamo il lascito storico di quegli anni e soprattutto del decennio precedente: gli anni di piombo, gli attentati ed i sequestri, le falangi oplitiche dell'estrema politica, un enorme calderone che, per quanto ormai esploso, non aveva certo smesso di emanare fumi letali. In tutto questo, accanto alla classe operaia, troviamo i ventenni di allora; ventenni stanchi, ventenni che non potevano più sopportare tutto questo, ventenni che ad un certo punto dissero semplicemente "basta". Basta alle ingiustizie subite dalla società, basta all'annichilimento sociale che derivava dai turni massacranti, dalla mancanza di rispetto per l'uomo e la sua condizione, dall'assoluta mancanza di pudore nel pensare a meccanismi come questi. Si dice sempre che per nascere un genere abbia bisogno delle solide basi sociali su cui poggiarsi ed eventualmente avere respiro; ebbene, nell'Italia degli anni '80 accadde proprio questo. Si decise progressivamente di staccarsi da tutto quanto, di non annichilirsi più, quanto piuttosto di combattere. Ed ecco che allora i Negazione firmano il proprio testamento sociale; loro sono un esercito, un esercito di rinnegati per la società, ma in realtà sono semplicemente coloro che vedono più in là del loro naso. Riescono a vedere l'enorme bollore anti-democratico che si sta formando, le persone si stanno condannando a morte da sole, ma come si stanno condannando? Semplice, vivendo. Vivendo una vita inquadrata, fatta di soli doveri e pochi piaceri, una vita in cui si pensa che avere una macchina fiammante sotto le proprie mani, fare vacanze una volta all'anno in posti esotici o meno, le gite fuori porta la domenica, siano il vero lascito da poter emanare al mondo. E' qui che la band decide di fare qualcosa di completamente diverso, decide di agire. Loro saranno la vera falange che ribalterà l'ordine sociale, noi anzi, siamo tutti parte di qualcosa, un involucro pieno di saturazione, di odio verso ciò che non ci torna, di denigrazione verso i meccanismi che ci fanno sentire inadatti. Bruceremo le loro macchine, condanneremo le loro vite sempre e comunque, annichiliremo il loro spirito corrotto fino a "bruciare sogni ed illusioni per strappare lacrime e sorrisi". Una frase forte, una frase che se letta di sfuggita non porta assolutamente a niente, ma che se presa con il piglio giusto, ti cambia la vita. Una mattina ti svegli nel tuo letto e ti rendi conto che tutto ciò che hai intorno non ha alcun senso; ti rendi conto che devi lavorare, ma stai servendo qualcuno che si disinteressa completamente dei tuoi desideri. Ti rendi conto che mangi, ma stai alimentando un sistema corrotto, ti rendi conto che sei condannato a morte nel tuo quieto vivere. Questa è una canzone che ti lascia sinceramente qualcosa dentro, qualcosa di davvero profondo, di razionale ed irrazionale al tempo stesso: riesce a farti pensare e piangere lacrime amare, mentre Zazzo, Marco, Tax e Fabrizio continuano a suonartele di santa ragione per due minuti che sembrano davvero interminabili. Una canzone che rimarrà negli annali della storia non solo Hardcore, ma della musica in generale. Nella carriera dei Negazione, come avremo modo di vedere anche nelle prossime recensioni, saranno molti gli slot da lasciare ai posteri, che cambieranno una intera generazione, e che per certi versi non hanno assolutamente smesso di cambiarla neanche adesso. Perché alla fine tutti possiamo cambiare qualcosa, tutti possiamo sporcare l'asetticità del mondo con le nostre vite.

Cannibale

Il successivo minuto e quaranta secondi è occupato da un'altra bella iniezione di astio che i Negazione ci propinano senza troppi problemi, e che va sotto il nome di Cannibale. Inizia come tutte le canzoni che la band ha composto nel primo periodo di carriera, completamente in medias res. La musica fin dai suoi primissimi battiti appare come distorta, cacofonica, ruvida come un foglio di carta vetrata e lancinante come un colpo di pistola direttamente nel petto. Ci appare ormai chiaro arrivati a questo punto, quale sia la filosofia che aleggia nella mente dei nostri torinesi; la capacità innata di fondere in un connubio strano e trascinante al tempo stesso violenza e testi celebrali, ne fanno un esempio da seguire ed imitare, cosa che dalla loro formazione fino ai giorni nostri, è accaduta con una regolarità quasi sconcertante. In un modo o nell'altro tutti si sono ispirati ai Negazione. Dalle band che hanno fatto parte della seconda ondata Hardcore(quella apparsa dalla seconda metà degli anni '90 fino ai primi del 2000, comprendenti band come To Kill, Strenght Approach, ma anche realtà meno conosciute come Carlos Dunga, Reprisal e Woptime), ad altrettante formazioni che successivamente alla loro comparsa sulle scene, si sono affiliate a generi ancor più estremi come Grind e Crust. Quello dei Negazione è un bicchiere da cui hanno attinto tutti, da loro come da altrettante realtà italiane più o meno conosciute, merito innato dei torinesi è stato quello di essere stati fra i primi a riuscire nell'impresa di riunire sotto la propria ala di fan personaggi che provenivano da mondi completamente diversi, dal Punk vero e proprio al Metal più tecnico e scanzonato. Immaginate di nuovo un vortice di odio, di saturazione sociale che non se ne va dalla vostra testa; immaginate di avere un lavoro che non vi soddisfa, ma soprattutto immaginate di essere circondati da completi idioti. Personaggi che mettono una maschera sul volto per nascondere il proprio credo, maschere bianche che non lasciano assolutamente intendere ciò che sta accadendo, ma allo stesso tempo gli permettono di mantenere un atteggiamento sociale che rasenta il nichilismo. Immaginate successivamente di poter esprimere un desiderio, di poter chiedere tutto ciò che volete per un attimo, ed il nostro protagonista chiede semplicemente una cosa, di divenire per una notte un famelico cannibale. Un mangiatore di carne umana che sappia che cosa significa soffrire, che possa staccare brandelli di carne sociale direttamente dalle gole delle persone che lo hanno denigrato, senza pentirsi minimamente di ciò che sta facendo. La mente del nostro uomo è ormai piena, non ragiona più col proprio cervello, ma solamente con quello dell'odio; ragiona sul fatto che ormai non ha più niente da perdere, ormai le speranze lo hanno letteralmente abbandonato. L'odio è l'unica benzina che alimenta il suo ego, è l'odio che lo fa respirare, che lo fa andare avanti, è l'odio che guida ogni sua azione. Da qui la volontà di diventare anche solo per una notte un cannibale assetato di carne; in questo modo non dovrà preoccuparsi di niente, sarà lui a guidare i giochi, sarà soltanto la sua mente a preoccuparsi di quel che deve essere controllato, e non il contrario. Come un famelico lupo si aggirerà correndo per le strade della città, sceglierà la sua malcapitata vittima e la colpirà duro, saltandole alla gola. Così facendo non solo aumenterà la propria sete di vendetta, ma sazierà in toto la sua enorme fame, uscendone illeso. Perché alla fine tutti desideriamo altro che questo, sopravvivere senza venire schiacciati, senza che qualcuno arrivi e ci dica "questo non puoi farlo, non sta bene". Ed ecco che allora scatta il cannibale; qualcuno di voi si ricorderà che questo è anche un soprannome che è stato utilizzato più volte nel corso della storia, specialmente per definire alcuni atleti dotati di capacità fuori dal comune. Ebbene, in realtà più che essere dotati molto più degli altri, o almeno non solo per questo, i cannibali sono semplicemente persone che non si fermano di fronte a niente. Continuano ad andare avanti per la loro strada senza minimamente far fronte alle difficoltà di ciò che gli sta accadendo intorno; mordono il mondo con le loro fauci, ed alla fine ce la fanno sempre. In questo minuto e mezzo scarso i Negazione hanno riversato tutto il loro odio per la società, ma in maniera quasi diametralmente opposta al pezzo che abbiamo appena ascoltato. Nella opener infatti il gruppo piemontese si scagliava in maniera furente contro le persone che annichilivano la propria vita senza una apparente ragione, ma semplicemente andando avanti perché qualcuno ha imposto sociali regole ferree da rispettare. Nel secondo slot invece ci si scaglia contro la vendetta, mettendosi dalla parte del carnefice casuale; in un modo o nell'altro tutti pagheranno, chiunque assaggerà il morso del cannibale, chiunque riuscirà a soffrire, pagando un salato prezzo per ciò che ha fatto in vita. Che sia per il nostro volere, o che sia per la vita stessa, vedremo cadere uno dopo l'altro tutti i nostri nemici, come alberi ormai stanchi nella foresta. Quel che rende unico questo pezzo è la sua innata cattiveria; trasuda odio da ogni poro, ma non quell'odio fine a sé stesso, non quello che ti fa uscire in strada a sparare come un matto senza alcuna ragione, anzi, passando letteralmente dalla parte del torto. Parliamo di un odio viscerale e profondo, di quello che ti prende letteralmente lo stomaco e lo stronca in due come una mannaia ben appuntita ed affilata. Un odio che cova sotto la cenere, pronto ad esplodere in qualsiasi momento, basta accendere una piccola miccia, e l'esplosione sarà catastrofica. Un brano che non è stato suonato moltissime volte dal vivo, tranne che nei concerti di supporto all'EP stesso, ma tuttavia una canzone che ancora, a distanza di 30 e più anni dalla sua creazione, ancora riesce a far parlare di sé. In un modo peraltro che non molte canzoni riescono a fare: vennero ampiamente contestati per molte delle loro liriche i Negazione, ma la filosofia che risiede dietro all'Hardcore così come al Punk è molto semplice: "se l'hai scritto così, significa che in quel momento della tua vita ti sentivi in quel modo, e nessuno può giudicarlo". 

Tutto Dentro

Avete presente quella sensazione che prende ogni tanto alla bocca dello stomaco? Quella che vi fa pensare che tutto ormai sia perduto, che non ci sia assolutamente più niente da fare, che tutto ciò che circonda il vostro languido sguardo, sia soltanto un ammasso informe di bugie? Ecco, se riuscite a capire questo, riuscirete ancor meglio ad immedesimarvi nel protagonista della traccia successiva, Tutto Dentro. Una canzone che parte, rispetto alle altre che la hanno preceduta, ampiamente in sordina; un riff di chitarra suonato lemme e costante da Tax ci fa da apripista, mentre alcuni silenziosi ma possenti slap di basso da parte di Marco continuano a martellarci, aprendo le porte della percezione. Zazzo come sempre entra trionfante, stavolta però letteralmente parlando anziché cantare, un turbine di suoni che si collimano fra loro in una orgia sonora senza precedenti. I toni della canzone si mantengono calmi, claustrofobici ed opprimenti nei primi secondi di brano: la chitarra continua a ricamare la propria macabra canzone, il suono ovattato delle sei corde si continua ad infrangere come creste d'acqua sugli scogli nella voce di Zazzo, che col suo tono sempre più alto continua a mettere i puntini sulle i a questo meraviglioso pezzo. Pensate al titolo, a cosa può significare, e poi piangete, piangete lacrime amare, piangete disperati per la misera condizione umana in cui vi ritrovate. Piangete e disperatevi, prendete a calci la prima cosa che vi capita a tiro, prendetevi la testa fra le mani e fracassatela contro il muro per cercare di far uscire il demone che vi sta languendo brandelli di carne. Il clangore della canzone si fa ampio e deciso, prima di esplodere esattamente al centro di essa; Zazzo improvvisamente esce dal suo guscio come naturale crisalide, la falena che ne viene fuori è letale, avvelenata con il mondo e le sue ingiustizie. Subito inizia a mordere, denti affilati come lame e tono di voce da inquisitore sociale: il suo scopo è semplice ed efficace al tempo stesso, continuare senza sosta a farci vedere quel mondo sotto al mondo che tanto ci rifiutiamo di scoprire. La sensazione di non potersi sfogare con nessuno ci fa sanguinare le orecchie, quel maledetto pensiero costante e senza freno di essere soli al mondo. Prima c'era la gioia; prima c'era la vita, un lavoro, momenti di felicità passati senza alcun freno. Prima c'era il ridere, l'andare in giro convinti che la vita fosse quella che stiamo vivendo, quella costruita sulle false promesse, sugli inganni a buon mercato, sulla consapevolezza che stiamo marcendo dentro. Citando un gruppo che a livello di testi ha ripreso molto dallo stile Hardcore, pur cimentandosi in un Post Punk degno di rispetto, i pisani Zen Circus: "ma di cosa godi con questi morti di fame, aperitivo è bere, ribere e vomitare". Per la consapevolezza piena che stiamo prendendo ascoltando queste silenziose e letali marce di devastazione, capiamo che tutto ha uno scopo, perfino scoprire una cruda verità. Se mettiamo in parallelo la canzone degli Zen con il turbine sonoro dei Negazione, vediamo che i nostri torinesi mandano un messaggio chiaro e deciso. Tenersi tutto dentro lacera, alimentare ed accumulare astio nei confronti di chi abbiamo intorno, senza mai sfogarsi, porterà alla pazzia più completa. Gli Zen ci parlano di aperitivi e vomito, di quanto fondamentalmente il passo in avanti sia stato fatto, di quanto lo sfogo sia ormai avvenuto, pagando il salato prezzo di rimanere soli al mondo. I Negazione invece preferiscono fare un passo indietro, concentrarsi sul movimento precedente, su quello che ha portato il protagonista ad impazzire quasi totalmente. La musica aumenta i propri giri, pur rimanendo nei due minuti scarsi come ormai le canzoni appartenenti a questo genere riescono ad essere. Condensare pensieri così profondi in poche semplici frasi non è un compito adatto a tutti, soltanto pochi eletti nel corso della storia sono stati capaci di azioni simili, e gli abitanti della terra torinese ne hanno dato una grande prova fin dalla loro formazione. Salvo poi infatti virare su canzoni anche più lunghe, specialmente negli ultimi due dischi, la band di Zazzo e Mathieu ha sempre preferito rispettare le salde tradizioni improntate da Bad Brains e Dead Kennedys; testi violenti e sagaci, che costringano l'ascoltatore a concentrarsi il tempo necessario per riflettere, lasciandogli anche un enorme messaggio nella propria anima. La canzone è un'altra piccola perla e freccia all'arco dei nostri hardcore warriors; venne suonata regolarmente in moltissimi concerti fra il 1985 ed il 1987, ed anche nelle esibizioni successive la band non ha certo disdegnato di riproporla al pubblico, finendo ovviamente come sempre in un bagno di sangue. 

Ancora Qui

Gli anni in cui i Negazione salirono alla ribalta delle scene prima italiane e poi mondiali, furono anche il periodo della seconda ondata estremista politica del nostro paese. Particolarmente, rispetto a quello che era accaduto fra la fine degli anni '60 e buona parte dei '70, si protese la mano verso l'anarchia. La "fiaccola" (se vogliamo citare Guccini e la sua Locomotiva) anarchica si diffuse a macchia d'olio per tutto il paese, occupando fabbriche, casali, stabili abbandonati dallo stato nel tentativo di dargli nuova vita. Fu proprio così che vennero alla luce i locali in cui successivamente le band della scena cittadina suonarono per la prima volta. El Paso, Virus, Forte Prenestino, Mattatoio, Isola Kantiere e moltissimi altri, spazi personali che venivano letteralmente presi d'assalto da giovani che volevano fare qualcosa. Era un periodo di grosso stallo per la politica italiana; i governi non riuscivano a garantire il sostentamento alla maggior parte della popolazione, era l'epoca della Milano da Bere e delle basi per arrivare alla futura Tangentopoli, con cui venne conclusa ufficialmente la Prima Repubblica Italiana. In questo calderone di spazi, di iniziative personali, di momenti nei quali si cercava di costruire qualcosa, i Negazione dedicarono un pezzo contro le rappresaglie delle forze dell'ordine in questi frangenti, prima traccia del lato B intitolata Ancora Qui. Un brano che parte grazie ad un corroborante riff di chitarra dal sapore quasi Thrash, tecnico e ripetitivo, un loop di energia che sembra non veda l'ora di sbudellarci come un guerriero esperto. Zazzo stavolta sceglie di cantare fin da subito con il tono urlato che lo ha reso celebre; una voce quasi rotta dal pianto e dal dolore, come se le parole da lui pronunciate uscissero direttamente dalla sua anima, questa è la vera forza dei Negazione. "Sempre prigioniero di qualcosa, mai di qualcuno", questa forse una delle frasi più belle contenute nella canzone, ed anche una delle più veritiere scritte nella storia Hardcore. Un epiteto che racchiude un messaggio molto chiaro; siamo tutti figli di ciò che ci succede intorno; abbiamo tutto, abbiamo vita, lavoro e soldi per andare avanti, ma perdiamo la nostra anima. Ed è per questo che i centri sociali nascono, per dare voce a tutti quei silenzi che stavano diventando assordanti. Spazi in cui ognuno può sentirsi libero, una società parallela nella quale riuscire finalmente ad esprimersi come meglio si crede, senza pensare che quel che stiamo facendo vada contro qualcuno. Ovviamente di centri sociali ne esistevano e ne esistono ancora oggi di vari tipi, dai più politicizzati ai più socialmente impegnati, dall'estrema sinistra all'anarchia più totale e ligia ai dettami di questo filone. Ciò che li accomuna, è lo scopo finale a cui aspirano, costruire qualcosa che, per quanto le persone al suo interno possano cambiare, rimarrà immortale. Nella canzone si fa riferimento alla solitudine, a mesi senza luce in cui vedere diventa impossibile, ed a orchi cattivi vestiti di nero che soggiogano chi è più debole di loro. Il nostro uomo però non si arrende, sa che ha a disposizione compagni fidati, un esercito di rinnegati come lui, una frotta di persone che continuano a non arrendersi, ad essere ancora qui davanti a loro. Dice che non gli basterebbe una vita intera per dimostrare loro quanto li odia, e non è riferito ovviamente solo alle forze dell'ordine questa caustica frase. E' riferita al meccanismo che porta le persone ad annichilire la propria esistenza per fare spazio ai falsi desideri, alle vane promesse di uomini senza volto, alle parole vuote di uomini privi di anima. Il giorno, la notte, la vita stessa, passano davvero in un lampo, oggi ci sei, domattina potresti non esserci più; la vita che abbiamo è una sola, e dobbiamo cercare di goderne ogni singolo attimo senza alcuna remora, senza preoccuparci delle conseguenze. Dobbiamo imparare a stare di fronte al pericolo ed alle denigrazioni col sorriso sulle labbra, così si vincono le guerre, e pur perdendo qualche battaglia, alla fine saremo noi a sedere sul trono del vincitore. Questa è forse una delle canzoni più politicizzate scritte dalla band, dove quantomeno si fa davvero riferimento alla polizia. Le divise citate infatti rappresentano le cariche di sgombero sia dei centri sociali stessi (El Paso venne sgomberato alcune settimane dopo la sua occupazione, per poi rivenire occupato e resistere fino ad oggi), sia le pesanti manganellate durante le manifestazioni che venivano regolarmente svolte in quegli anni. Fu un decennio buio quello degli anni '80, contornato da false persone, da falsi dei e da altrettanto falsi miti. Fu il decennio degli Agnelli, dell'imitazione di Gianni e dei suoi orologi portati al di sopra delle camice, degli Yuppies e del loro falso successo durato quanto un battito di ciglia. Anni dei paninari e dei dark, dei primi metallari e soprattutto il decennio della rivalsa underground sotto ogni singolo aspetto.

Incubo Di Morte

A chiudere questa discrepanza di suoni, questo tornado di violenza, troviamo un altro anthem del gruppo, che ancora oggi sarebbe in grado di far saltare molte teste. Incubo di Morte si apre con un altro riff al vetriolo, violento e velocissimo, su cui dopo pochi secondi irrompe la voce di Zazzo, fiera e contrita nel suo classico tono. L'incubo di morte è letteralmente quello che potremo pensare leggendo il titolo; ci si rifà anche in parte alla copertina, particolarmente alle sue tonalità nere ed arancioni. Un incubo che forse è stato letteralmente sognato da uno dei membri, non lo sapremo mai con certezza, ciò che sappiamo è che la canzone continua a far di noi quello che vuole, senza minimamente curarsi delle ferite che ci sta lasciando. Vaghiamo per la città con fare quasi da morti viventi, con la consapevolezza che ormai non c'è più niente da fare. L'asfalto sotto ai nostri piedi si fa ruvido e scivoloso sotto i possenti colpi della pioggia incessante, l'aria si fa pesante, si fa nitida e quasi blocca il respiro dentro al nostro petto. L'anima del protagonista si sta tormentando, e mentre la musica si fa via via più cacofonica, più claustrofobica ed assolutamente priva di ogni senso logico, con dissonanze una dopo l'altra che ci martellano il cranio, ecco che l'uomo comincia ad impazzire sul serio. Non si capacita di come mai la sua bellissima città sta morendo dentro, ogni angolo della strada è inquinato, ogni giardino sta perdendo il suo verde, è tutto solo e soltanto a vantaggio dell'industria. Non dimentichiamoci infatti di come era vivere in quegli anni, specialmente in una città come Torino: i miasmi tossici provenienti dalla FIAT e dalle altre industrie presenti sul territorio del capoluogo piemontese, facevano si che l'aria divenisse grigia e nei toni del verde, e che tutto venisse coperto da una folta coltre di fumo denso e nero. Passava e si attaccava ovunque il fumo, pieno di liquami e di fuliggine, i cittadini inermi di fronte a questa coltre inquinante, altro non potevano fare che andare avanti e sopravvivere. In tutto questo troviamo il nostro protagonista; egli sa come fare, sa che cosa sia la verità e dove risiede, ma tutto questo peso sulle spalle è troppo da portare, ed il suo cranio comincia a piegarsi su sé stesso in una lenta smorfia. Come nella copertina dell'EP stesso, immerso nella sua poltrona, viene colto da un delirio schizoide, che rischia di spaccarlo in due. La pistola si avvicina piano piano alla sua tempia, ma ancora quel barlume di ragione che gli è rimasto, gli permette di tendere la mano, come a volersi coprire per l'atto ingiurioso verso sé stesso che sta per andare ad effettuare. Ed è proprio in questo frangente che la musica comincia di gran lunga a farsi ancor più cacofonica, fino a perdere quasi ogni filo logico; in un enorme vortice di note e devastazione, la band ci accompagna mano nella mano all'interno di questo incubo, pressando sulle nostre tempie come se in mano avessero un solido martello. Piano piano prendiamo anche noi consapevolezza di ciò che si trova di fronte al nostro sguardo: vediamo il mondo per quello che è, vediamo la sua marcia anima che sta iniziando a perdere pezzi uno dopo l'altro, vediamo le persone ed i loro vacui sguardi che si contorcono di fronte a noi. E quelle stesse persone forse capiscono che noi sappiamo la verità, e vengono da noi a cercare risposte, ma noi non ne abbiamo nessuna, abbiamo soltanto domande, domande che non avranno mai fine, domande che ti devastano il cervello. Tutto questo succede mentre dormiamo, ci svegliamo di colpo, madidi di sudore, consapevoli di aver appena avuto un terribile incubo, eppure stavolta sappiamo che c'è qualcosa di più sotto, anzi, dietro. Sappiamo che abbiamo assistito ad una specie di veggenza futura, quelle fiamme nere ed arancio che avvolgevano il nostro petto, osservare le persone continuare a spezzarsi come grissini per il peso della loro nera coscienza, ci ha fatto ormai ben intendere quale sarà il destino di tutti noi. Una conclusione di disco davvero con i fiocchi per un EP che, come vedremo fra poco nelle conclusioni, non ha moltissimi difetti, né a livello di produzione, né tantomeno a livello di contenuto. I Negazione hanno voluto lasciarci qualcosa, hanno voluto peritarsi per riuscire a farci capire che cosa realmente stiamo guardando; ogni canzone è collegata indissolubilmente alla successiva ed alla precedente, potremo tranquillamente ascoltare l'album senza preoccuparci di leggere le tracce, ma ascoltando anche le liriche come un unico salmo Hardcore messo in piedi da questi allora giovanissimi guerrieri della verità. 

Conclusioni

Con questo secondo EP i Negazione chiudono, se così possiamo dire, la primissima parte della loro carriera. A questo punto della nostra storia i torinesi sono ancora giovanissimi,  e pronti a tutto pur di mandare il loro messaggio al mondo. Questo lo si evince bene ascoltando le due piccole raccolte in sequenza una dopo l'altra; siamo di fronte ad una iniezione di astio e di analisi che ben poco spesso troviamo nella musica alternativa. L'Hardcore è vita, direbbe qualcuno, ed è proprio nei solchi di questo 45 giri che ne troviamo l'essenza: cercare di scoprire la verità in tutto e per tutto, togliere il velo dell'indifferenza davanti agli occhi delle persone che popolano il mondo, cercando di fargli scoprire la verità. In questo modo otteniamo una musica che sa essere al tempo stesso energica e dinamica, ma anche maledettamente celebrale. Nessun argomento viene lasciato al caso, tutti quanti corrono sul lungo filo dell'odio e della eviscerazione dei pensieri che spaziano nella mente dei musicisti. Cosa dire dunque più nello specifico di Condannati  a Morte nel Vostro Quieto Vivere? Se non che nuovamente la band di Marco, Zazzo, Tax e Fabrizio ha messo a segno un vero colpo di genio. Se lo si paragona a Tutti Pazzi, Condannati a Morte risulta forse ancor più profondo, più introspettivo. Nel primo EP si faceva largo uso delle distorsioni, anche nella voce di Zazzo stesso, che risultava sempre più sofferente, sempre più marcatamente delirante dal punto di vista della resa sonora totale. Qui invece abbiamo le medesime basi, che però vengono ulteriormente innalzate a livello di struttura e composizione dei brani. Abbiamo tracce sempre corte e decise, vere e proprie sparate in carta vetrata che i Negazione ci propinano senza alcun problema, eppure sentiamo che qualcosa si sta smuovendo, che la band, pur in pochissimo tempo, è già maturata rispetto all'EP precedente. Sono tutti passi che porteranno poi il gruppo alla propria consacrazione definitiva, quando rilasceranno Lo Spirito Continua?, che sarà protagonista del prossimo articolo. Una ennesima chicca per collezionisti: questo EP è uscito in due versioni diverse. La prima è quella classica, italiana e rigorosamente DIY (Do It Yourself, termine ormai coniato da svariati anni per definire le auto-produzioni, specialmente Punk ed affini), con testi scritti a macchina ed incollati su fotografie ed istantanee della band stessa. Esiste però un'altra versione di questo piccolo gioiello, che differisce sostanzialmente per due cose: la prima è la copertina, che per quanto conservi i medesimi soggetti, è nei toni del blu acceso, e non colorata. Tutto viene ovattato da questo blu elettrico, mantenendo uno stato ancor più delirante della copertina originale. In secondo luogo, la sleeve è tradotta in inglese, sia testi che messaggio della band stessa. Con questo EP infatti, che venne registrato in Olanda, precisamente agli Joke's Koeienverhuurbedrijf di Amsterdam, la band comincia a farsi notare seriamente anche all'estero. Già con l'uscita di Tutti Pazzi i Negazione erano apparsi su varie riviste estere, con recensioni e commenti (fra cui spicca Maximumrocknroll, autorevole testata statunitense che regolarmente teneva una rubrica sull'Hardcore tricolore), ma con Condannati a Morte il salto fu ancor più grande. Da questo momento in poi la band tradurrà tutti i propri testi, suonandoli e cantandoli all'estero in inglese, per far arrivare ancor più profondamente il loro messaggio. Tutto questo culminerà anche con la stesura di canzoni interamente in lingua albionica, come accadrà con Little Dreamer e 100%. I Negazione ormai sono sulla cresta dell'onda, sembra che niente li possa fermare; dai sobborghi periferici e fumosi di Torino alla ribalda europea, con festival, fan e sostenitori in ogni luogo nel quale si ritrovavano a suonare. Paradossalmente non ottennero mai il successo definitivo proprio in terra di nascita, pur raggranellando una foltissima schiera di fan, ma non arrivarono mai alla cima, o forse era proprio ciò che volevano. Questo EP ha ulteriormente scritto un'altra pagina consacrata di storia della musica alternativa italiana, è diretto come un calcio nei denti, autorevole come il più celebrale dei libri, e cattivo come una solida iniezione di acido direttamente in vena. Se volete ascoltarlo vi consiglio (a meno che come chi vi scrive non soffriate di mania da collezionista) di acquistare la recente ristampa della Contempo Records, con sleeve ed interni perfect replica degli originali, ma disponibile soltanto in formato vinilico. Altrimenti nel 1989 la We Bite Records stampò "Wild Bunch/The Early Days", disponibile anche in CD e contenente la prima tape Mucchio Selvaggio, ed i primi due EP della band. Concludiamo la recensione esattamente come la scorsa, affidando le ultime righe alla seconda parte del testamento biologico della band, a cui continuiamo ogni volta ad aggiungere pezzi. "Stupido uomo della strada, io voglio bruciare i tuoi occhi con la mia immagine e la tua mente con le mie parole, so di poterlo fare, basta poco per sconvolgere i tuoi fragili schemi, ma io voglio darti molto di più di poco, voglio devastare il tuo cervello, voglio che ti guardi attorno e non riesca a trovare più alcun appiglio sicuro, che tutto ti cada addosso. Voglio che tu soffochi, avvolto dalla sottile pellicola della tua quieta vita, accovacciata su cumuli di miserie, voglio vederti morire lentamente da solo nella tua luminosa casa, nel tuo onesto lavoro, nell'orgoglio della tua automobile, nella felicità delle tue domeniche, nella tua asetticità?nel tuo quieto vivere!!". C'e davvero qualcos'altro da aggiungere?

1) Noi...!
2) Cannibale
3) Tutto Dentro
4) Ancora Qui
5) Incubo Di Morte
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