MOTÖRHEAD

Bomber

1979 - Bronze Records

A CURA DI
ALESSANDRO PARMEGGIANI
19/11/2015
TEMPO DI LETTURA:
9

Introduzione recensione

Attenzione, coprifuoco, correte tutti ai ripari.. chiudetevi in casa o nel vostro bunker segreto, stiamo per essere attaccati! Nubi impetuose dominano ed incombono, il cielo si fa scuro, un bombardiere della seconda guerra mondiale vola alto e minaccioso sulle nostre teste, siamo in pericolo.. in altre parole, tutto questo sono i Motorhead del 1979, che decidono di scagliarsi su di noi con la furia cieca del loro nuovo disco, "Bomber" (lett. "bombardiere"), il loro terzo album in ordine cronologico, uscito lo stesso anno di "Overkill". Una mossa non certo strana, dato che negli anni '60 - '70 era facile che una band facesse uscire due album nello stesso anno; c'era molta più creatività e spontaneità di quanta ce ne sia oggi, ed i dischi uscivano in tempi brevi anche per battere il ferro finché era caldo, al contrario dei tempi odierni in cui le band si ritrovano a stare in studio per mesi e mesi, per non dire anni. Come i Motorhead così fecero, ad esempio, i Black Sabbath, i quali nel 1970 fecero uscire due capolavori come l'omonimo "Black Sabbath" ed il leggendario "Paranoid", oppure i Led Zeppelin del 1969, anno in cui pubblicarono i loro primi due album "Led Zeppelin" e "Led Zeppelin II". Della partita furono anche i Deep Purple addirittura nel 1968 diedero alle stampe "Shades Of Deep Purple" e "The book Of Taliesyn", bissando il tutto nel 1974 con l'uscita di "Burn" e "Stormbringer", anche se con formazioni diverse. Erano decisamente altri tempi , con questi dischi e con queste band  la storia del rock è stata incisa sulla pietra; dischi che a distanza di molti anni vengono ancora ascoltati ed apprezzati sia dai rockettari che dai metallari, proprio perché le basi per il nostro amato metal furono gettate in questi album, grazie a queste band madri, con le quali si è sviluppato il tutto. Dischi che hanno spinto generazioni di musicisti a sperimentare e ad appassionarsi, facendogli indirizzare il tutto sempre verso lidi più estremi, portando al limite la proposta, velocizzando la proposta anche grazie alla contaminazione con massicce dosi di Punk, il "fratello cattivo" della famiglia, abbassando l'accordature degli strumenti, usando tipologie di voci più "incazzate" e malsane, arrivando ai giorni nostri con l'affermazione del Thrash, del Death ecc. Le radici della musica che oggi ascoltiamo sono in quegli anni magici, quelli anche e soprattutto dei Motorhead che si stavano apprestando a lasciare gli anni '70 con la pubblicazione di ben due dischi leggendari, dei quali "Bomber" fa assolutamente parte. Excursus storici a parte e tornando più prettamente a parlare di Lemmy e co., quel che ci colpisce subito di questo nuovo disco è anzitutto la cover. In linea con il titolo, infatti, la copertina di "Bomber" rappresenta appunto un aereo bombardiere tedesco, per la precisione un Heinkel 111, usato durante la guerra del 1939 al 1945, il secondo conflitto mondiale. Dipinto sul mezzo troviamo lo storico simbolo della band, la mascotte dei Motorhead, quello "Snaggletooth" creato dall'artista Joe Petagno che stava via via divenendo un vero e proprio marchio per il trio inglese. In secondo piano, sulla parte laterale del velivolo, sono presenti i Motorhead più agguerriti che mai: troviamo Lemmy come pilota, "Fast" Eddie Clarke addetto alle bombe e  Phil "Philty Animal" Taylor alle mitragliatrici. Assalti simbolici ma neanche tanto, dato che i nostri scagliano vere bombe di rock 'n'roll, la loro volontà è quella di spazzare via tutto; in questo disco troviamo una band spietata senza compromessi, che punta dritta sul bersaglio senza volersi mai fermare. Carichi anche grazie al grandioso successo ottenuto con il secondo album "Overkill" poco prima uscito e fresco di meritatissimo successo, avendo più disponibilità economiche per via delle buone vendite e dei successi ottenuti on stage, i Nostri iniziarono addirittura ad avere più scenografie sul palco e proprio per il tour a supporto di "Bomber" fecero costruire, come racconta Lemmy, il loro famigerato dispositivo luminoso "Bomber".Si trattava della replica dell'aereo Heinkel He 111, costruito con pesanti tubi di alluminio, quindici metri per quindici. Era in grado di volare in tutte e quattro le direzioni, avanti, indietro, a destra e a sinistra. Questo effetto scenico venne utilizzato per diversi tour negli anni successivi, ma purtroppo non riuscirono mai a portarlo negli Stati Uniti, perché era troppo grande per i locali in cui suonavano ai quei tempi. Casa discografica e produttore sono gli stessi di "Overkill", ovvero ritroviamo la "Bronze Records" e Jimmy Miller dietro al mixer; il disco venne registrato ai "Roundhouse Studios" e agli "Olympic Recording Studios" dal 7 luglio al 31 agosto del 1979, l'unico cruccio dei Motorhead fu quello di non poter testare i nuovi brani in sede live prima di inciderli, come erano soliti fare. Tutt'oggi, Lemmy sostiene che non vi sia paragone fra la resa live di quei pezzi e la loro versione in studio, ottenendo dal vivo una carica maggiore. "Perfezionismo" a parte, il  disco ebbe comunque un notevole successo arrivando al numero 12 delle classifiche, vendendo 250.000 copie ottenendo così il disco d'argento. Altro grande successo per il trio che metteva in fila un altro successo destinato a divenire un autentico classico fra i classici.

Dead Men Tell no Tales

Allacciamo le cinture, si parte con "Dead Men Tell No Tales (I Morti Non Parlano)", uno dei primi pezzi scritti da Lemmy contro l'abuso di eroina, tema purtroppo sempre attuale. Una dipendenza terribile, che ti porta alla solitudine, perdendo amici e famiglia. Sei in un tunnel senza via d'uscita, la cosa migliore è farsi aiutare, ma non è facile ammettere certe cose, ci si sente forti e convinti di uscirne senza problemi con le proprie forze, quando e come si vuole.. ma non sempre va così, anzi, il più delle volte sono più i morti che i sopravvissuto e solo chi ci è passato sa cosa vuol dire. Lemmy parla per esperienza personale, senza piglio moralista e senza volontà di mutarsi in un giudice: ci mostra effettivamente cosa significa abusare di quella sostanza, un tipo di droga che più di tutte le altre, pian piano, ti corrode anima e corpo. Egli stesso dichiara di aver provato tantissimi stupefacenti, ma di essersi sempre tenuto alla larga come dalla peste dagli aghi, proprio perché vedeva come molti suoi amici si riducevano. Braccia sfondate, ragazzi ridotti a fantasmi col viso scavato, vene otturate e malattie mortali (fra cui l'AIDS) trasmesse dagli scambi di siringhe. Decisamente un qualcosa da evitare, anche perché le cristi d'astinenza portano poi l'eroinomane a compiere gesti insani pur di racimolare il denaro per spararsi in vena la sua dose; prostituzione, furti, omicidi.. tutto, per il "prossimo giro". Notiamo come il suono generale e la produzione siano migliori in confronto al disco precedente, grazie a questa progressione mirata ed implacabile il "mostro" Motorhead è ormai riconoscibilissimo e le incertezze del primo album, l'omonimo "Motorhead", sono solo un lontano ricordo nonostante il tempo relativamente breve trascorso. In questo brano il trio Inglese, dopo la "lezione" di rock'n'roll dell'album predecente, continua comunque sulle stesse coordinate,. Abbiamo dinnanzi un brano diretto e senza compromessi, la chitarra di "Fast" Eddie Clarke ci dà il benvenuto con un bel riffone e salta subito all'orecchio la presenza di due tracce di chitarre: una consiste nel riff portante del pezzo, l'altra è una nota acuta e sibilante che viene usata come supporto, abbellimento e ci sta alla grande, segno a volte i virtuosismi  non servono a niente poiché poche note ben fatte e messe al posto giusto valgono di più di mille altre sparate a velocità allucinanti. Meglio suonare con il cuore che con la tecnica, in molti casi. Il brano è gradevole e scorre alla grande, sentiamo ancora la presenza di due tracce di chitarre, compresenza che rende il  brano ancora più potente ed accattivante;  assolo col wha wha del nostro eroe alla sei corde, siamo alla prese con una classica canzone dei Motorhead semplice, genuina fino al midollo,  niente di nuovo all'orizzonte, ma per molte band quest'orizzonte è una visone lontana, visto che la coerenza dei Motorhead è merce rarissima e forse la loro migliore qualità. Grandi interventi solisti, la voce di Lemmy ruvida come carta vetrata ed il solito Taylor che non lascia in pace nemmeno un minuto il suo drum kit. Nota curiosa e simpatica, il titolo del brano (che significa "I morti non Parlano") dal vivo veniva a volte reso come  "Dead Men Smell Toe Nails" ovvero " I morti annusano le unghie dei piedi".

Lawman

Passiamo al secondo pezzo, ci imbattiamo in "Lawman (Poliziotto)", un brano scandito da un ritmo lento e cadenzato, che ci fa navigare su lidi quasi spaziali. Un brano dall'andatura bluesy ma che molto risente delle primissime esperienze musicali ad alto livello di Lemmy, quelle che lo videro inserito nella line-up degli Hawkwind, band "space-rock" per antonomasia. Il pezzo ha infatti qualcosa di mistico, di magico inserito lungo i suoi solchi, un brano che ti prende e ti trasporta, un viaggio senza tempo. Solo un lungo ed intricato assolo di "Fast" Eddie Clarke ci sveglia, mostrandoci ancora una volta un chitarrista in grande forma e qui intento a barcamenarsi fra ritmiche molto più lente (anche se i colpi di Taylor suonano sempre potentissimi e roboanti) ma comunque capaci di aggredire. Una sveglia che comunque non spezza l'atmosfera "misticheggiante", siamo in alto mare o meglio, in questo caso in cielo tra le nuvole. I Motorhead ci portano dove vogliono loro con una canzone che si attacca alla giugolare e ti tiene lì senza respiro. Un brano allucinante, che si chiude nuovamente con una nota di personalità del chitarrista ed un'improvvisa cadenza ritmica adottata da Taylor, una batteria incalzante e precisa che ci accompagna all'inizio del prossimo brano. Un pezzo senza tempo, che dopo centinaia di ascolti ti regala sempre lo stesso meraviglioso viaggio mentale. A discapito della musica, nel testo non troviamo intenti "mistici". Qui Lemmy se la prende infatti con le forze dell'ordine, più precisamente con un poliziotto intento a fare il gradasso, cercando di spaventarlo sventolandogli in faccia il distintivo. A volte chi porta la divisa esagera e pensa di essere superiore a tutti, sfruttando la sua posizione: molte persone che entrano nell'arma lo fanno solo per interesse, a discapito di chi onora davvero la sua divisa. Le regole non sempre sono giuste a prescindere, bisogna vedere in che circostanze ci si trova e come esse vengano applicate. Lemmy si lamenta dunque dell'abuso di potere, e getta decisamente veleno su chi, impaurito dagli atteggiamenti smargiassi di alcune guardie, finisce col piagnucolare e con il cercare di addossare la colpa su di un innocente, pur di non finire in galera, facendo nomi di persone che loro malgrado si ritroveranno ad avere a che fare con mille grattacapi. Dal testo si evince che Lemmy abbia avuto un'esperienza simile, per cui il suo astio verso i tutori della legge sembra raddoppiato.

Sweet Revenge

Senza un attimo di pausa, veniamo letteralmente catapultati nelle traccia tre ovvero "Sweet Revenge (Dolce Vendetta)"; infatti, il finale di "Lawman" vedeva la presenza della batteria di Phil "Philty Animal" Taylor qui intento a riprendere lo stesso tempo, una ritmica che apre il brano con un effetto contorto a supporto (che spazza dunque via l'aura "misticheggiante" di Lawman presentandoci un qualcosa di estremamente più massiccio), malsano quanto basta per non farti riprendere dal viaggio iniziato precedentemente. La musica è più dura e notiamo sempre delle grandi e corpose note Blues / Rock 'n' Roll come grandi protagoniste, ed è ancora una dolce cantilena malata di Lemmy e soci a scandire un ritmo ipnotico ma molto più ruvido che in precedenza. La "lentezza" dei due brani li rende simili, un viaggio unico diviso in due tracce;  l'attacco aereo sta facendo il suo compito, quello di alienarci totalmente, e notiamo come l'album abbia un'impronta diversa dal solito. Il rock'n'roll tirato e stradaiolo viene spesso e volentieri messo da parte privilegiando questi rallentamenti ed anche in questo caso determinati accorgimenti ci mostrano una band veramente speciale, che sa come muoversi e sa tenere l'ascoltatore sempre  sull'attenti, non ripetendo sempre il solito giro, non il solito copia incolla, non tutte le canzoni con gli stessi bpm, ma variando il tutto sempre e comunque presentandoci un qualcosa di grande impatto. La chitarra ci regala un doppio assolo sovrapposto ed è una goduria per i nostri timpani, nel finale troviamo la voce di Lemmy, sofferente all'inverosimile per tutto il brano, che urla vendetta contro un amico infame. Magari lo stesso che lo aveva infamato durante "Lawman", un canarino che pur di salvarsi da un eventuale arresto ha raccontato su di lui cose non vere, giusto per scrollarsi di dosso colpe palesi. Lemmy sogna una vendetta crudele, addirittura vuole vedere il suo amico morto accoltellato, sofferente all'inverosimile. Ci dice che la più grande soddisfazione sarà vederlo in lacrime supplicarlo, anche se lui sa benissimo che lo ucciderà e che non si farà intimorire da nessuna parola gentile o bagnata di lacrime di terrore. Senza pietà alcuna. La cosa più brutta è essere fregati per qualsiasi motivo da un amico o comunque da una persona che pensavi lo fosse, bisogna sempre guardarsi bene da tutti, tenere gli occhi aperti e non fidarsi mai troppo di nessuno.

Sharpshooter

Si sente il dolore nella voce rauca e dilaniata, senza uguali il brano si chiude come all'inizio, ovvero la batteria effettata, che sfuma nella traccia numero quattro, "Sharpshooter (Cecchino)". Dopo i "viaggi" delle due track precedenti, qui il ritmo torna veloce come un treno merci senza freni: che tiro micidiale questa canzone, grazie a questa alternanza di stili l'album non può affatto stancare! Dopo la partenza veloce troviamo due tracce lente, sentite e sofferenti, per poi tornare su tempi massicci e tempestosi proprio con "Sharpshooter", una canzone godevole senza nessuna particolarità evidente o sconvolgente: la struttura è sempre la solita, i soliti tre giri che ci fanno impazzire, "Fast" Eddie Clarke ci delizia con i suo fraseggi senza tempo ed il ritornello cantato a massima velocità è impossibile da scordare o da ignorare. Un brano che fila via dritto e senza compromessi, il solito assalto di casa Motorhead in grado di farci muovere la testa a tempo e di spaccarci i timpani alzando il volume al massimo. "Sharpshooter" è una vera e propria iniezione di energia, un brano semplice ma che vede nella sua semplicità la chiave del suo successo. La voce di Lemmy ritorna più caustica, il Rock 'n' Roll viene esaltato al massimo e dunque l'ennesimo pezzo ispiratore per decine di band estreme che verranno di lì a poco è servito. In questo brano, come facilmente intuibile dal titolo, si parla di un cecchino che è in cerca della sua preda. Il suo lavoro è questo, deve eliminare un essere vivente e non gli interessa nient'altro che portare a termine il suo sporco incarico, senza pensare a quello che potrà causare con il suo insano gesto. E' solo un lavoro da portare a termine, nulla di più: si apposterà nella notte aspettando paziente che la sua preda si faccia viva, e quando meno se lo aspetterà sparerà su di essa una pallottola silenziosa ed implacabile, che porterà la sventurata vittima designata alla morte, senza nemmeno fargli capire cosa stia succedendo. Il Killer professionista non ha rimorsi di coscienza, ha intascato i suoi soldi ed è pronto ad ammazzare su commissione. Poco gli importa chi sia la persona uccisa, cosa facesse e perché abbia dovuto compiere quel gesto. Uccidere, per lui, equivale a sbrigare una pratica da ufficio, nulla di più o di meno.

Poison

Arriviamo a metà album con "Poison (Veleno)", altro brano dotati di tempi incalzanti: chitarra sempre sugli scudi, assoli pieni di passione dove il basso tiene la sezione ritmica a metà fra l'effettivo lavoro di un basso e quello di un chitarrista ritmico: è risaputo infatti che Lemmy usi tutt'oggi il suo strumento come una vera e propria chitarra, suonando accordi distorti. In questo modo la formazione a tre rende al meglio, senza bisogno di una seconda ascia visto che il bassista riesce in entrambi i casi a fungere come una specie di jolly, un modo di suonare che verrà ripreso da molti bassisti a seguire (uno fra tutti, Joey DeMaio dei Manowar). Molto bello il ritornello, frangente in cui "Fast" Eddie Clarke e Phil "Philty Animal" Taylor si occupano addirittura dei cori, cantando insieme. La batteria è precisa ed implacabile, la chitarra è sempre magistrale e perfetta sia come ritmica che come assoli, rimanendo sempre nei canoni ormai riconoscibili, ma sempre affascinanti ed efficaci. Un altro pezzo che scorre via e ci gasa ulteriormente, andando a bissare quanto già fatto con il brano precedente, ponendoci dinnanzi ad una particolare alternanza "due a due" a livello di pezzi più pacati ed altri più veloci. Parole amare in questa canzone, parole in cui Lemmy sembra prendersela con il mondo intero, parlando di quanto la gente sia ipocrita e sempre pronta a criticarti, e di come sia affrontare la vita on the road sempre carichi di sostanze assunte. Qui il nostro non sembra glorificare il suo modo di vivere, il "veleno" a cui si riferisce è sia la droga che puntualmente assume (riconosce quanto i suoi abusi siano comunque autodistruttivi) sia il dolore per una vita non facilissima: egli è letteralmente distrutto a causa del comportamento di suo padre, che ricordiamo se ne andò tre mesi dopo la sua nascita, abbandonandolo. Non ebbero mai un bel rapporto, anche quando si rividero dopo 25 anni: forse, preso dal rimorso per averlo abbandonato, il genitore volle aiutarlo, ma quell'incontro non portò a nessun riavvicinamento, anzi. Lemmy venne cresciuto da sua madre e dalla nonna, non deve  essere stato facile crescere senza un genitore, essere messi da parte senza un motivo vero e proprio. E' sempre troppo facile, dall'altra parte, voler tornare indietro dopo tanti anni, ma non sempre funziona così.

Stone Deaf Forever

Tocca a "Stone Dead Forever (Completamente Sordo, per Sempre)", la traccia numero sei, aprire il lato B di "Bomber". Troviamo una intro in cui il basso è accompagnato dalla batteria e da accordi lunghi della chitarra, elementi che ci introducono in una canzone diversa dai soliti canoni alla Motorhead, certamente incalzante ma per certi versi anche leggermente pacata, dove la voce accompagnata dalla quattro corde la fa da padrona; Eddie Clarke si mette al servizio del pezzo suonando pochi ma precisi accordi e solo nel giro che precede il ritornello ci delizia con accordi più blues, intrisi di Rock 'n' Roll, che molto ricordano gli AC/DC di Bon Scott (in quegli anni sul tetto del mondo). Anche in questo caso troviamo una band in forma strepitosa, che suonando un pezzo anomalo per i loro standard riescono comunque a stupirci, quasi fondendo la rabbia e la pacatezza dei quattro brani precedenti. A metà canzone troviamo un Lemmy che ci delizia con il suo Rickenbacker, sfornando un assolo memorabile, qui "Fast" Eddie Clarke non resiste non può stare semplicemente a guardare;  risponde facendo  un assolo con poche note ma con un calore ed una passione che solo i grandi possono permettersi di eseguire, infondendo nella sua musica tanta di quella meravigliosa esplosione di Rock 'n' Roll da farci lanciare in uno scatenato air guitar. Di fatto, il suo assolo chiude il brano. Bellissimo pezzo, nelle cui lyrics troviamo narrata la storia di un imprenditore di successo, senza problemi apparenti, che si distrugge la vita facendo uso di eroina, pensando (come fanno molti) il "farsi" solo un gioco divertente, ma che invece si rivela (e quando ce ne accorgiamo è quasi sempre troppo tardi) come la rovina totale della sua vita. Questo è il prezzo da pagare, quest'uomo era conosciuto come una specie di Re Mida dal tocco magico, ed adesso si ritrova ridotto ad una larva d'uomo, completamente "sordo" ai richiami di chi cerca di salvarlo. Il suo successo ed i fasti passati non riescono a farlo reagire, ormai ha deciso consapevolmente di distruggersi e questo è quello a cui è andato incontro. Ancora una volta Lemmy condanna aghi ed eroina, invitando soprattutto i più giovani a non provarla mai nemmeno per gioco, proprio perché non parliamo di un joint o di una sigaretta: parliamo di una sostanza mortale, della quale ne basta una goccia per cadere totalmente alla sua mercé. Altra curiosità: è da ricordare che i Metallica hanno coverizzato il pezzo in questione sull'album "Garage Inc." del 1998.

All The Aces

La canzone numero sette, "All The Aces (Tutti gli Assi)", tratta di un argomento molto caro a Lemmy, visto che nella sua carriera ha sempre avuto problemi con case discografiche e relativi manager, avendo sempre avuto a che fare con persone non serie e non troppo affidabili. Nel mondo della musica e non solo, chi comanda ha il potere ed i Motorhead non hanno mai guadagnato molto rispetto a tante altre band che magari non hanno fatto la storia come loro, ma che avendo la fortuna di trovare persone più in gamba e meno ipocrite hanno avuto molto di  più a livello economico. Non è da intendersi come una sorta di lamentela, i Motorhead vogliono solamente essere remunerati il giusto per il loro lavoro e non essere sfruttati, visto che alle loro spalle troppa gente si arricchisce facendo nemmeno un quarto della loro fatica. Chiedono di sapere dove finiscono quei soldi, ma la richiesta gli viene puntualmente negata accampando mille scuse.. i manager fanno festa, e loro sono costretti a fare economia per sopravvivere. Arrivando alla musica, notiamo come sin da subito la chitarra prenda in mano la situazione, sorprendendo l'ascoltatore con un bel riff sostenuto e sempre tendente al blueseggiante. Siamo oltre metà disco e siamo ancora in volo sul bombardiere del rock 'n' roll, il trio di Londra non vuole atterrare ed anzi attacca ancora una volta con questo bel pezzo. Bella l'idea del ritornello nel quale troviamo una traccia di chitarra una accompagna la voce con una melodia spettacolare che non ti aspetti, che lascia spiazzati per bellezza ed efficacia, orecchiabile e memorizzabile sin da subito. Nella seconda parte dopo il secondo ritornello troviamo invece un lungo assolo di "Fast" Eddie Clarke diviso in due parti: dopo la prima, meravigliosamente eseguita, torna a suonare la ritmica per un breve istante e poi riprende l'assolo questa volta con l'effetto del wha wha, coinvolgendo in una maniera incredibile e facendosi ricordare. Ultima parte di cantato, ancora un ritornello e un altro assolo che va a sfumare fino alla fine del pezzo.

Step Down

Arriviamo alla traccia otto, "Step Down (Scendi)", dove troviamo Eddie Clarke alla voce. Eddie si lamentava sempre, dicendo che Lemmy era di continuo sotto i riflettori non facendo niente però per cambiare questa situazione. Difatti, Lemmy è sempre stato il leader della band e lo è ancora oggi, ma all'epoca, stufo di queste continue lamentele, decise suo malgrado di far cantare il compagno seppur non convintissimo della cosa. Dobbiamo dire che comunque i dubbi di mr. Kilmister non trovarono riscontri oggettivi, in quanto Clarke non è niente male come cantante. Troviamo dunque l'ennesima variazione di questa fantastico album, un brano blues che si apre con un magnifico assolo del nostro Eddie che non pago decide di estendere questo suo momento finché ne ha la possibilità, lanciandosi in un momento solista da manuale, un lavoro da perfetto e consumato bluesman, accompagnato magistralmente dal basso di Lemmy e dalla batteria di Taylor, qui più contenuto e meno aggressivo. La chitarra domina in tutto il brano, la voce di Eddie è meravigliosamente convincente ed ispiratissima, in grado di catturare l'attenzione dell'ascoltatore. Grazie ad assoli lunghi e magistralmente creati riusciamo letteralmente a viaggiare nei meandri di un sogno Blues, bisogna chiudere gli occhi e lasciarsi trasportare dalla magia delle note, dall'atmosfera che i nostri sono riusciti a creare. Veramente un pezzo che non ti aspetti, i Motorhead ti sorprendono sempre, passando da pezzi Hard 'n' Heavy al blues passando per il Rock 'n' Roll più tradizionalista e sfacciato, alla faccia del "suonano pezzi tutti uguali". Una band strepitosa che ci insegna che non bisogna accontentarsi mai, bisogna avere dei sogni nella vita, dei traguardi da raggiungere o perlomeno provare a raggiungerli, bisogna avere delle motivazioni sempre,  cercare sempre di fare di più. Non bisogna mai "scendere", appunto. Mai lasciarsi prendere dallo sconforto, mai arrendersi, mai credere di essere arrivati: mille possibilità sono dietro l'angolo e le brevissime lyrics di questa canzone puntano a dirci questo, riuscire a farcela sempre con i propri mezzi, lottando per affermarsi contro tutto e tutti, senza mai lasciarsi condizionare o trascinare dagli eventi. Tutto è possibile, sta a noi non scendere alla prima fermata ma anzi proseguire finché avremo la forza per farlo. Ed anche se non ce l'avremo più. Andare avanti, sempre.

Talking Head

Brano numero nove e penultimo del lavoro, "Talking Head (Testa Parlante)" lascia da parte il blues; troviamo infatti un brano più cattivo, diretto, senza sorprese o accorgimenti stravaganti. Niente di particolare, classica ed assodata struttura "cantato-ponte- ritornello", pezzo poco ispirato anche se ben strutturato: i Motorhead ci hanno abituati bene ed anche se questa traccia non conserva in sé particolari momenti degnissimi di nota, la si ascolta volentieri. Magari non ci prende come le altre sino ad ora ascoltate, ma tant'è, una traccia sotto tono dei Motorhead è molto spesso superiore alla migliore traccia di molti altri dischi. Intro sostenuta e velocità media, il basso di Lemmy si dà un gran da fare ed il ritorno della voce del frontman coincide con il maggiore impatto diretto del brano che ascoltiamo. Il basso di mr. Kilmister cesella alla grandissima il lavoro svolto da Eddie alla sei corde e la sensazione è comunque quella di trovarci dinnanzi ad una versione "sottotono" di pezzi come "All The Aces", con sprazzi di melodia qua e là soprattutto nell'assolo. Sempre parlando di soli, sul finale ne troviamo addirittura uno di basso del buon vecchio Lemmy, accompagnato ritmicamente dal buon Eddie Clarke, il quale ci conduce fino alla fine del brano. Il tema trattato è molto attuale: le chiacchiere televisive e la conseguente disinformazione dilagante. Non fidarsi mai troppo di quello che si dice in televisione è un obbligo che i Motorhead tendono a rispettare, proprio perché le "teste parlanti" (ovvero i conduttori televisivi, inquadrati solo fino a metà del busto) ti vogliono far credere quello che gli fa comodo, quello che i poteri forti vogliono che loro dicano. Notizie false, filtrate e modificate, ci dicono che va tutto bene ma non è cosi; ascoltiamo pure i telegiornali, ma stiamo sempre attenti a non dare troppo peso a quello che ci raccontano. Non siamo delle marionette, dobbiamo ragionare con al nostra testa e non con quella degli altri, proprio per non rischiare anche noi di divenire delle teste parlanti, pappagalli senza volontà, abituati a ripetere la filastrocca senza mai variare.

Bomber

Gran finale con l'ultima canzone, ovvero la numero dieci nonché la titletrack, "Bomber (Bombardiere)", se nel calcio il numero 10 è indossato dal fantasista o comunque dal giocatore di riferimento della squadra, anche in questo caso il numero è azzeccatissimo, proprio perché ci troviamo dinnanzi al migliore pezzo del disco, sicuramente il più famoso dell'album. Canzone che parte con un riff di chitarra molto ispiraoa, un riff che passerà alla storia, semplice ma devastante, accompagnato da un giro di basso costruito su poche note ma sempre piazzate al posto giusto al momento giusto. Un pezzo con un tiro degno dei migliori Motorhead, batteria semplice, lineare e mai "stravagante" anche se il tocco di Phil "Philty Animal" Taylor rimarrà per sempre riconoscibile ed distinguibilissimo da mille altri, avendo marchiato a fuoco i primi dischi della band con il suo stile unico, con un drumming da far invidia a migliaia di batteristi. I colpi piatti arricchiscono e danno più rilievo alla chitarra, ci troviamo dinnanzi ad un assalto Hard 'n' Heavy / proto Speed Metal che non lascia scampo, una canzone che in sede live non lascia superstiti. Si viene travolti da tanta potenza, il riff principale viene ripetuto più e più volte, cambiando solo di tonalità, l'assolo spaventoso della sei corde non manca, anzi spacca il brano a metà e si ricomincia subito con il riff iniziale. Dopo il ritornello idea brillante dei nostri eroi, con il pezzo che si ferma e ricomincia con due tracce di chitarre sovrapposte, una suona il riff principale e l'altra suona accordi aperti che ricordano molto qualcosa di assai punkeggiante, come sempre rimaniamo stupiti e meravigliati da una band in formissima che ci trascina alla fine di un disco a dir poco storico. Benché l'atmosfera sia stradaiola, veloce ed incalzante, il tema trattato ha un che di "tragico": troviamo anche qui un'altro tema purtroppo attuale, quello della guerra, combattuta da chi la fa per lavoro. Volare con un aereo, distruggendo tutto e tutti, ammazzando presone senza un motivo solo perché ti hanno dato un ordine, questa è la crudeltà dei conflitti armati, una crudeltà che i nostri vogliono comunque stemperare facendo assurgere l'aereo bombardiere come metafora della loro potenza e carica distruttiva. I Motorhead sparano e bombardano, ma i loro esplosivi e proiettili non fanno del male, anzi ci rendono felici, contenti di stringere una bella birra e di goderci un disco memorabile. Noi ed il Rock 'n' Roll, le uniche guerre che vogliamo combattere sono quelle a suon di note, gare a chi suona più forte e veloce, amplificatori che esplodono, pogo ed headbanging: questo è quello che i Motorhead vogliono portarti, senza feriti ed uccisioni. Solo tanta gente appassionata e volenterosa di divertirsi.

Conclusioni

L'attacco aereo è finito, siamo atterrati sani e salvi e possiamo ancora scossi da cotanta magnificenza tirare le somme circa quanto abbiamo appena ascoltato. "Bomber" è stato a posteriori considerato (ingiustamente) come un album solamente "di passaggio" tra i monumentali "Overkill" ed il futuro "Aces of Spades", ma dopo tanti ascolti possiamo tranquillamente smentire questa tesi. Non è così, infatti:  "Bomber" è tutt'altro che un lavoro di transizione, anzi è un disco molto vario e che mai riesce ad annoiare, nemmeno nei momenti leggermente sottotono: si parte con un pezzo tirato, passando per due pezzi più cadenzati e lenti, tornando alle mazzate di rock'n'roll, un alternarsi continuo di stili magistralmente fusi fra di loro. In queste tracce troviamo poi un paio di assoli di Lemmy al basso, troviamo un pezzo blues cantato da "Fast" Eddie Clarke, arrivando al gran finale con l'omonima traccia capolavoro che disegna ancora una volta la strada che in futuro prenderanno generi ben più estremi.. cosa volere di più? I Motorhead, sul finire degli anni '70, sono ormai una garanzia anche se sono solo al terzo disco, hanno già creato un sound riconoscibile. Il modo di suonare il basso e la voce unica e inimitabile del leader Lemmy, lo stile di Eddie Clarke riconoscibile alla prima nota, facendo suonare il suo strumento a sei corde in modo unico, sfruttando al meglio la pentatonica e non scendendo mai nel banale o nello scontato, usando sapientemente l'effetto del wha wha dov'è necessario per dare un tocco in più agli assoli. Senza scordarsi di un Phil "Philty Animal" Taylor sempre presente e travolgente, con un tocco formidabile. Tre ragazzi che stanno scrivendo pagine importantissime della Storia della Musica, anche se da allora sono passati tanti anni il disco suona comunque fresco e dinamico ancora oggi, eccellente lavoro di una band leggendaria. A vele spiegate, dunque, verso quello che sarà il capolavoro definitivo di questa formazione, "Ace of Spades". Mentre scrivo la recensione vengo a sapere della scomparsa di Phil "Philty Animal" Taylor..  travolto dallo sconforto e dall'incredulità, posso solo ringraziarlo da parte di tutti gli amanti del rock e non solo. Non potremo MAI dimenticare quello che fatto per la nostra musica, i dischi incisi rimarranno qui per sempre, pronti a regalarci emozioni uniche e forti quando ne avremo bisogno. Riposa in Pace.

1) Dead Men Tell no Tales
2) Lawman
3) Sweet Revenge
4) Sharpshooter
5) Poison
6) Stone Deaf Forever
7) All The Aces
8) Step Down
9) Talking Head
10) Bomber
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