MORBID ANGEL

Kingdoms Disdained

2017 - Silver Lining Music

A CURA DI
ANDREA FUMAGALLI
08/03/2018
TEMPO DI LETTURA:
8

Introduzione Recensione

Tornano nel tardo 2017 i Morbid Angel con una nuova uscita discografica, un atteso coming back dopo sei anni dall'ultimo lavoro, "Illud Divinum Insanus", all'unanimità giudicato come uno dei peggiori dischi di sempre. Un platter "strano", "avvelenato" da contaminazioni fortemente elettroniche, prodotto finale della volontà di Azagthoth e co. di sperimentare a più non posso, sperando di ricavare da determinate velleità un qualcosa che avrebbe potuto convincere tutti: dagli appassionati di Death old school agli amanti del "nuovo" Metal, quello aperto ad ogni genere di influsso. Il risultato, non c'è bisogno di ripeterlo, non fu certo positivo, tutt'altro: "Illud..." aveva fatto storcere il naso alla maggior parte dei fan della band i quali si ritrovarono incredibilmente dinnanzi ad un lavoro di dubbia qualità, un'accozzaglia di generi e suoni buttati nel calderone, senza che seguissero nessuna logica, privi di una qualsivoglia soluzione di continuità. Non si criticava ai nostri l'aver voluto sperimentare qualcosa di diverso, bensì quel modo bizzarro e sconclusionato di eseguire i vari brani; salvo eccezione per due o tre tracce, ogni buona intenzione perì sotto i colpi di una sperimentazione confusionaria e di molti termini in latino maccheronico. C'era dunque bisogno di darsi una regolata, una significativa smossa, cercare quanto meno di raddrizzare il tiro, proponendo un disco che facesse tornare in auge il monicker Morbid Angel; quasi come a ricordare, ai fan: "ci siamo ancora, è stato solo un brutto sogno!". I nostri tornano quindi con un'opera che tutti aspettavamo, per capire appieno se la band floridiana, autrice di capolavori come "Altars of Madness" e "Blessed are the Sick" avesse preso solamente una (per quanto brutta) sbandata o se fosse definitivamente morta dal punto di vista creativo. Il licenziamento di David Vincent (ora dedito anima e corpo alla musica country) e di Tim Young da parte di Trey Azagthoth porta dunque al reclutamento di una vecchia conoscenza della band, Steve Tucker, bassista e vocalist per i dischi "FormulasFatal to the Flesh", "Gateways to Annihilation" ed "Heretic", con l'aggiunta di Scott Fuller alla batteria e di Vadim alla chitarra. Una line - up quindi che per metà risulta essere fresca e sicuramente esaltata di unirsi ad un colosso come i Morbid Angel di fianco a un mostro sacro come Trey Azagthoth ed al comunque esperto Steve Tucker, una figura importantissima nella storia dei Morbid Angel. Di certo, riassemblare in fretta e furia una nuova line-up non è stata l'operazione più semplice del mondo: il master-mind avrà fatto sicuramente fatica a far apprezzare le suo scelte nonché a colmare il vuoto lasciato da un animale da palcoscenico come David Vincent. C'è chi infatti accusa Tucker di essere solo un fantoccio messo lì da Azagthoth per comodità, di essere privo di talento. Per dovere di cronaca è giusto sottolineare quanto ci sia anche chi, dopo averlo inizialmente criticato, ha ascoltato effettivamente meglio i vari "Formulas?" e "Gateways?", capendo che forse il nostro non era proprio l'ultimo arrivato, ma anzi poteva sicuramente rivelarsi un ottimo membro, capace di dare quel qualcosa in più alla compagine floridiana; orfana come allora di David, ma non per questo bloccata e priva di idee, anzi. Si va avanti, sempre e comunque: l'alfabeto scorre, dopo l'infausta "i" di "Illud..." abbiamo una "k". La lettera iniziale di "Kingdoms Disdained", nuovo prodotto firmato Morbid Angel, il disco che tutti stavano aspettando. Il definitivo banco di prova per una formazione che, nonostante la sua incommensurabile importanza storica, viene chiamata a confermare le proprie abilità, come se il pubblico le avesse momentaneamente dimenticate ed avesse relegato i Nostri al rango di una band "emergente". Il mondo della musica, dopo tutto, è spietato: puoi realizzare una sequenza notevole di capolavori, basterà sempre e comunque quel disco un po' sottotono a fare in modo che la gente tiri una sonora manata al tuo tavolo, scombinando le carte ed obbligandoti a mescolarle di nuovo. La dura, durissima legge dello showbiz: il fan, tuo migliore amico o tuo peggior nemico, dipende dai casi. Ad un'occhiata preliminare, "Kingdoms..." sembra comunque prepararci per il meglio: il lavoro viene infatti presentato mediante una copertina assai evocativa e ben curata, realizzata da Ken Coleman e ritraente uno scenario apocalittico, con un mostro a metà fra il lovercraftiano ed il luciferino piazzato al centro in bella vista, intento a risorgere dagli abissi terreni in cui era imprigionato. Una copertina diciamo usuale, la quale ricalca alla perfezione quelli che sono i temi principali del gruppo floridiano. Aggiungiamo poi che la produzione, sempre leggendo il booklet, è a cura dell'esperto Erik Rutan, membro di Hate Eternal ed Alas, già produttore per colossi quali Cannibal Corpse (compreso l'ultimo "Red Before Black") e Belphegor. Le premesse sembrano incoraggianti. Una nuova discesa all'Inferno firmata Morbid Angel, quel che tutti chiedevamo. Sperando che, almeno questa volta, le nostre preghiere siano state esaudite. Andiamo ora ad immergerci nell'ascolto dell'opera, per arrivare poi alle nostre conclusioni.

Piles of Little Arms

Il primo brano del disco, "Piles of Little Arms (Pile di piccoli arti)" inizia con una terremotante cavalcata di doppia cassa che va a sostenere un riff compatto e pesantissimo in tremolo picking. La voce di Tucker non tarda ad inserirsi nel contesto, dopo qualche verso si arriva ad uno stacco molto bello e in grado di stamparsi immediatamente nella testa dell'ascoltatore. Dopo un'altra strofa si ritorna a questo stacco, con la voce di Tucker che si spezza giusto per far emergere il suono grossissimo delle chitarre, decisamente ben calibrate. Ecco che, successivamente ad un improvviso silenzio, si torna a martellare i padiglioni auricolari ed i timpani dell'ascoltatore, un ritmo serrato e feroce ci porta ad una sezione più carica, dove i blast beat sorreggono i maligni riff di chitarra i quali ci riconducono alla strofa e poi ad una nuova scarica di blast beat seguita da un'accelerazione, a sua volta succeduta da un rallentamento nel quale emergono variazioni di tempo dettate con maestria dai nostri. Ecco l'assolo di chitarra, brevissimo, in grado di non spezzare l'atmosfera di pesantezza e devastazione che impregna il pezzo. Come da tradizione i giochi vengono aperti  da un testo violento ed esplicito, ai confini dell'esagerazione più parossistica. Si parla di come i cristiani, gli odiati cristiani ed in generale i seguaci / adepti di ogni tipo di religione abbiano soppresso popoli interi in favore dei propri interessi, approfittando dell'ignoranza e dei problemi che affliggevano gli uomini, cercando di circuirli e di ottenere così la loro fiducia, per averli in pugno. Si evidenzia come l'arrivo delle religioni abbia avuto però un costo, pagato con il sangue e la soppressione di usi e costumi soppiantati da tradizione imposte dai dominanti. Il "paradiso" non è mai stato gratuito, le tradizioni pagane sono state cambiate, il modo di vivere è anch'esso cambiato e ci si è ritrovati a dover adorare un Dio da cui ci si è allontanati progressivamente, per via delle barbarie subite. L'unico modo di contrastare questa oppressione è quella di prendere parte ad una rivoluzione violenta, dove il problema possa essere eliminato alla radice, distruggendo la popolazione cristiana partendo dall'origine, dagli anni del battesimo. Uccidere gli adepti sin da quando sono in fasce, praticamente.

D.E.A.D.

Lesti arriviamo immediatamente alla track successiva, "D.E.A.D. (M.o.r.t.o.)": ecco un'altra partenza decisamente devastante, un riff tagliente e acuto va ad accompagnare l'aggressione vocale di Tucker fino ad uno stacco impressionante che ci porta ad una nuova sezione, cadenzata e con riff allucinati ed ispirati. Direi che gli spettri ancora aleggianti intorno all'aura della compagine floridiana stiano finalmente conoscendo la propria sconfitta. Le nubi di pessimismo si diradano e possiamo tirare più di un sospiro di sollievo, consci finalmente di avere fra le mani un qualcosa che - almeno in queste prime battute - funziona a dovere, senza inserti elettronici o sperimentazioni di sorta. Solo cattiveria e voglia di pestare duro: ora sì che riconosciamo i nostri Morbid Angel, la profondità delle chitarre dona al tutto un tocco oscuro e maligno, la batteria è poi devastante e sempre interessante, mai adagiata sugli allori. Del pezzo si apprezza la varietà, se il precedente era diretto de in grado di rompere il ghiaccio quest'ultimo è più interessante da un punto di vista creativo, più vario e necessita di qualche ascolto per essere apprezzato al meglio. I continui rallentamenti e le improvvise sfuriate dei nostri, accompagnate alle continue variazioni fanno sì che l'ascoltatore rimanga ben concentrato sull'andamento del brano, non volendo perderne neanche un momento. Nella narrazione testuale si fa riferimento ad un'invasione da parte di essere mostruosi e spietati i quali, con le loro spade, aggrediscono ogni uomo che trovano, uccidendolo senza pietà, mirando ad estirpare la stirpe umana dalla terra. Nessuno potrà sopravvivere, i resti umani verranno chiusi in sacchi e poi ridotti in cenere, solo a quel punto si avrà una pulizia completa. Cos'abbiamo dunque fatto per meritare tutto questo? Chi è causa del suo mal non può certo piangere altri al di fuori di se stesso: non sappiamo chi siano questi esseri, riconosciamo in loro la furia a le spietatezza di una razza di conquistatori privi di scrupoli. Arrivati sin qui per punirci, hanno trovato vita facile: una sbandata compagine di esseri deboli ed egoisti, in grado di pensare solo a loro stessi e mai alla collettività. Non potremo nasconderci in eterno, l'odore di carne bruciata aleggia nell'aria. Moriremo, tutti, uno dopo l'altro.

Garden of Disdain

Giungiamo di gran carriera al terzo brano del lotto, "Garden of Disdain (Il giardino del disprezzo)". Una partenza fulminea ci conduce anche questa volta ad uno stacco seguito a sua volta da un riff cadenzato e pesantissimo, grosso come un macigno ed altrettanto ruvido, spigoloso. Frangente in grado di portarci direttamente ai tempi di "Gateways to Annihilation", rinvigorendone non poco i fasti. La voce di Tucker, infatti, si pone in grande evidenza, sorretta dalla potenza delle chitarre e della batteria, qui in grado di risultare quadrata ed efficace, donando al pezzo un tappeto ritmico/percussivo degno di nota. Un pezzo se vogliamo più usuale dei precedenti , nel senso che potrebbe definirsi "di mestiere", non certo variegato nella struttura o comunque in grado di stupire per chissà quale arguta trovata. L'esperienza dei musicisti chiaramente permette di dare vita ad un pezzo certamente inappuntabile... tuttavia troppo anonimo, incapace di prenderci e di catturarci come avvenuto con i due precedenti. Non un episodio da buttare via o da considerare brutto, sia chiaro: solo troppo "anonimo" nel suo essere, qualcosa in più poteva venir fatta. Nel testo ci si concentra ancor una volta sull'anticristianesimo, in particolare si dà voce a Satana il quale racconta di come l'umanità, in assenza di un serio controllo divino, abbia travalicato ogni regola di comportamento, in assenza quindi di un Dio capace di guidare gli uomini nelle loro vite, anche usando la violenza. E' come se il diavolo, comunque, se ne compiacesse ed osservasse le sue creature litigare fra di loro ed odiarsi, in barba all'amore universale propagandato dal cattolicesimo. Dio ha fallito, i suoi adepti sono solamente dei barbari privi di morale o comunque scrupoli di sorta. Annientati, quest'ultimi si sono persi ed il loro essere lontani dalla "retta via" non fa altro che accrescere il disprezzo dei vari idoli da loro adorati. L'unica soluzione è l'apocalisse, dove l'umanità verrà annientata, ormai incapace di vivere ancora su questo pianeta. Alla fine ha vinto proprio il diavolo: siamo esseri plasmati a sua immagine e somiglianza, riusciremmo a suscitare ribrezzo in chiunque. Non siamo degni d'essere vivi, per questo il nostro pianeta esploderà lasciandoci con un'unica certezza: quella di aver fallito come uomini ed umani.

The Righteous Voice

Arriva il momento del quarto brano del lotto, "The Righteous Voice (La giusta voce)": un altro inizio cadenzato dà il via a questo nuovo episodio targato Morbid Angel, le chitarre si intrecciano e creano una fitta trama perfettamente sorretta ed accompagnata da una sezione ritmica compatta ed essenziale, perfettamente funzionale allo scopo prefisso. Dopo uno stacco si parte a mille, con blast - beat fulminanti e decisi che ci conducono ad un rallentamento dove il gruppo mette sul piatto tutta la sua potenza e la sua rabbia. Dopo questo rallentamento si ritorna a correre velocissimi, con la voglia di fare male fino ad un altro stacco, giunto in maniera imperiale e prepotente. L'assolo di chitarra emerge allucinato come al solito in mezzo agli altri strumenti, contorti fraseggi spezzano per un attimo l'atmosfera del pezzo; il gruppo non perde comunque tempo e riparte a mille fino ad un altro stacco ed un nuovo assolo, un'ultima ripartenza ci conduce all'ultimo refrain e alla conclusione del pezzo, decisamente più tirato ed interessante del precedente. Nel testo di questo brano il gruppo conduce una riflessione su come la religione, nascondendosi dietro falsi ideali di bontà e generosità, abbia sparso morte e ignoranza ovunque. Le persone vennero prima uccise in nome di Dio, servendosi i suoi seguaci dei fedeli più esaltati, devoti ed esagitati, costretti a combattere per imporre il loro Dio al prossimo, convinti che esso fosse il più giusto dei giusti e l'unico essere superiore da adorare, senza scampo o possibilità che avvenisse un qualcosa di contrario. Fu così che, dopo spargimenti di sangue e guerre combattute sino allo stremo delle forze, il culto diventò obbligatorio. Tutti i cosiddetti "pagani" furono costretti a convertirsi, giurando fedeltà a Dio e dunque perdendo la loro identità, rinunciando ai propri usi e costumi, alle loro credenze, a ciò che sino a quel giorno avevano considerato sacro ed intoccabile. Gli uomini si arresero alla morte, per paura di essa, timorosi d'essere uccisi da questi portatori di bontà e tolleranza. Vivere o morire, per l'altra parte della barricata non avrebbe fatto differenza... poiché, nella loro ideologia malsana, i combattenti cattolici erano fermamente convinti del fatto che, nell'aldilà, avrebbero trovato la vita eterna. Uccidere per il loro Dio era considerata dunque una buona azione. Convinzione della quale hanno abusato in maniera indegna, calcando di molto la mano.

Architect and Iconoclast

Quinto episodio, "Architect and Iconoclast (Architetto ed Iconoclasta)" si rivela un altro pezzo cadenzato e pregno di atmosfera, dopo la partenza il gruppo allevia la sua pesantezza con una parziale apertura che ci conduce poi ad una sezione tiratissima e fulminea: i versi della strofa si susseguono senza sosta, con Tucker in grande forma, un growl profondo e deciso decanta versi inquietanti ed apocalittici. Anche per questo pezzo si susseguono una serie di rallentamenti e ripartenze, i quali danno la giusta varietà ad un brano mai banale e sempre capace di donare qualche sorpresa, rendendo il nostro ascolto avvincente ed appassionante. L'assolo spezza come al solito l'atmosfera, prima che si riprenda a premere il piede sull'acceleratore, dopo uno stacco dove è la batteria a diventare protagonista. Tucker riprende la declamazione di versi allucinati, in maniera sguaiata e crudele, portando il gruppo sino alla fine del pezzo. Crudeltà e cattiveria mista ad una notevole varietà intrinseca: i Morbid Angel stanno facendo davvero un buon lavoro. Nel testo si tratta ancora una volta del Diavolo e sul rapporto che quest'ultimo ha con gli umani. Uomini che hanno visto il diavolo come un nemico, che l'hanno disprezzato rivolgendosi a Dio, impegnando la propria anima di ignoranza, non sapendo affatto cosa effettivamente successe, all'alba dei tempi. Lucifero, l'angelo caduto, colui che bramava un posto di riguardo nelle gerarchie celesti, non volendo sottomettersi stupidamente ad un Dio che non rispettava, in quanto padre padrone dalla vista miope. Fu così che si ribellò ed accettò sprezzante la punizione infertagli, la cacciata dal paradiso, l'esilio fra i mortali. Lucifero non cedette di un millimetro: mai chiese scusa per il suo comportamento, e da allora giurò di far sua l'umanità, portandola dalla sua parte. Tuttavia, la "contro propaganda" del cristianesimo fu quanto di più efficace avesse potuto esserci: ogni regalo fatto da Lucifero è stato inutile, gli uomini hanno sempre preferito Dio e questo li ha portati a deridere ogni diversa religione e culto. Lui, l'architetto, l'iconoclasta... alla fine ha ottenuto la sua vittoria. Tenendosi stretti i suoi pochi seguaci, ha potuto finalmente ottenere la sua vendetta. L'umanità ha capito l'inutilità di Dio, il suo disinteresse per le sue sorti... ed ora, la paga a caro prezzo: ai tempi non resta che divorare il mondo con fiamme incandescenti per così dare vita ad una nuova umanità, perfetta e sapiente.

Paradigms Warped

Siamo dunque giunti all'esatta metà di un disco che, possiamo dirlo, sta facendo il suo dovere e ci sta pian piano riconsegnando dei Morbid Angel ispirati e capaci ancora di suonare del sano e potente Death Metal. Situazione confermata dal sesto brano, "Paradigms Warped (Paradigmi sovvertiti)", presentartoci da un'altra introduzione pesante e lenta, tinta dalle atmosfere oscure sapientemente create dai Nostri. Uno svilupparsi di situazioni che ci porta dunque e di gran carriera alla prima strofa del pezzo, della quale possiamo senza dubbio gioire. Tucker come al solito si rende protagonista per quanto concerne il cantato demoniaco e cavernoso, la doppia cassa viene messa in evidenza, le chitarre continuano a macinare il medesimo riff, ripetuto diverse volte sino ad arrivare ad uno stacco in cui è il basso a diventare protagonista, facendo udire la sua roboante presenza. Con il ritorno della pesante doppia cassa anche il resto può riprendere la propria esecuzione sino ad arrivare ad un nuovo stacco dove il basso diventa ancora una volta la presenza di spicco sino ad una nuova variazione, dove la chitarra emerge sugli strumenti, arricchendo il brano fino alla sua conclusione. Sempre parlando di apocalisse, il gruppo va a dare voce ai demoni dell'inferno, una sorta di consiglio che vede il proprio leader in Lucifero, il quale è intento a discutere animatamente circa il destino dell'umanità. Gli uomini sono considerati esseri patetici, che si crogiolano nella loro miseria, i demoni invaderanno la terra e la distruggeranno, chi non obbedirà ai loro ordini verrà distrutto senza colpo ferire, una lunga notte vedrà questi esseri riversarsi sulla terra, facendo pulizia di tutto e di tutti, disfandosi del genere umano. Chiunque oserà disobbedire, chiunque oserà ribellarsi, verrà catturato vivo. L'essere sprezzanti e mostrare un atteggiamento di sfida non comporterà la morte istantanea, tutt'altro. Satana si bea in un certo senso della stupidità altrui, cercando dunque di far soffrire questi personaggi quanto più a lungo possibile. Sarà egli stesso ad infliggergli quanto più dolore esista, per fargli comprendere quanto siano stati sciocchi e decisamente poco furbi nell'affrontarlo così apertamente, senza neppure un po' di timore. Il gran giurì dell'Inferno ha dunque parlato: le più basilari norme di convivenza civile / quiete pubblica vengono sovvertite, non esiste più alcuna regola. Siamo il parco giochi dei demoni più sanguinari, le loro prede in un'infausta battuta di caccia.

The Pillars Crumbling

Superiamo la boa ed arriviamo dritti nei meandri di "The Pillars Crumbling (I Pilastri cedono)": il pezzo viene aperto in maniera più decisa, con una batteria secca e in grado di condurre la chitarra lungo la prima strofa, una sezione di grande impatto, forse più contorta e complessa rispetto a quelle fin'ora ascoltate. La strofa continua senza sosta, inframmezzata solamente da una piccola variazione da parte del gruppo,  il refran si compone di stacchi di chitarra convulsi e pesanti, il dumming rimane qui efficace nonché in grado di intrattenere l'ascoltatore. La voce di Tucker è poi maligna ed espressiva, si accede successivamente ad una nuova sezione dove lo stile dei nostri emerge con prepotenza: abbiamo infatti riff dissonanti e una batteria frenetica e veloce. Questo fino alla ripresa del testo, proprio in occasione di questo frangente gli strumenti ci conducono ad uno stacco di batteria e si ricomincia con le variazioni. Viene prepotentemente messa in mostra la complessa ingegneria di Azagthoth, anche la sezione assolo rimane ancorata allo stile dei nostri dando però modo all'ascoltatore di bearsi di una parte sicuramente particolare, dove l'esoterismo tipico delle liriche dei nostri sembra impregnare fino in fondo la musica. Nel testo si riflette su come l'umanità sia ormai abbindolata dal bisogno di potere e materia. Gli uomini sono manipolati dai loro leader, religiosi ma anche politici, ingannati persino da personaggi dello spettacolo e dello showbiz, veri e propri specchietti per le stupide allodole. I valori trasmessi sono quelli dell'egoismo e del potere, inteso come voglia e possibilità di schiacciare coloro che non sono in linea con il pensiero dominante, uno stile di vita che non potrà che portare gli uomini alla loro estinzione, un'estinzione che vedrà nascere un nuovo tipo di essere umano, maggiormente attento e soprattutto conscio delle conseguenze delle sue azioni. Come se i Morbid Angel riflettessero sulla società odierna volendoci lanciare un messaggio ben preciso: siate attenti a ciò che desiderate, siate attenti a ciò di cui abbiate davvero bisogno. Troppi soldi non fanno la felicità, la fama è fugace; inseguire ad ogni costo un qualcosa di effimero porterà al crollo di questi pilastri di cartone, i quali si accartocceranno su loro stessi decretando la fine di chi, su di essi, aveva costruito un impero di cartapesta. 

For No Master

Una boccata d'aria (si fa per dire...) giunge con l'arrivo di "For No Master (Per nessun maestro)", brano differente dai precedenti e sicuramente più immediato.  Il pezzo in questione, rispetto a quanto abbiamo udito in altre occasioni, si compone infatti di riff più immediati e assimilabili, rendendosi diretto ed in grado di farsi assimilare soprattutto da chi fosse in questo senso alla ricerca di una sfuriata ben condotta ed esplicitamente lanciata contro i nostri volti, senza se e senza ma. Non è stato un caso, dopo tutto, il fatto che "For..." fosse stato presentato come singolo già prima dell'uscita dell'album, proprio perché semplice ed in grado di crearsi un posto di prestigio all'interno delle nostre menti, facendosi ricordare ed apprezzare sin da subito. Il brano si compone per l'appunto di chitarre pesanti e lineari sorrette sempre da grossi e potenti blast beat, come il mestiere impone. Questo fino al refrain dove i ritmi si fanno più cadenzati e il testo assume un ruolo fondamentale, dipingendo dinnanzi ai nostri occhi la necessità di una vita da trascorrere in totale libertà, rinunciando una volta per tutte ed ogni signore e padrone impostoci da questo o quel credo. Dopo il primo refrain si continua con la strofa sino ad arrivare ad un nuovo refrain, qui però le chitarre vengono messe in evidenza con alcuni fraseggi caratterizzanti, decisamente ben studiati. Una nuova ripresa ci riporta ad una nuova strofa, un'ultima tirata che ci porta alla conclusione del pezzo. Il testo della canzone, come sostenevamo pocanzi, risulta una specie di inno all'ateismo e alla decisione di non prendere parte ad alcun credo religioso. Gli uomini che non credono non si inginocchieranno a nessun Dio, e non dovranno chiedere mai niente a nessuno, saranno completamente liberi di vivere le loro vite fino in fondo, fino a che la morte, un evento naturale, le farà cessare. Vite vissute liberamente, senza imposizioni di alcun tipo. Volontà quindi di risultare unici signori e padroni di noi stessi, facendo in modo che nessuno interferisca. Questo ciò che i Morbid Angel vorrebbero che succedesse, questo il loro spirito indomito e fiero. Una vita passata non rendendo conto, non scusandosi, non inginocchiandosi, soprattutto non pregando. Non possiamo condizionare la nostra esistenza a seconda dei capricci di un'entità inesistente.

Declaring new Law (Secret Hell)

 "Declaring new Law (Secret Hell) - Declamando la nuova legge (l'Inferno segreto)" viene aperto da pesanti colpi di batteria, i quali caricano progressivamente l'atmosfera per questo nuovo pezzo, pomposo ed aggressivo. Il basso risulta essere messo abbastanza in evidenza sulle chitarre, le quali unendosi al quattro corde vanno a creare un'ottima base per la voce di Tucker. Un connubio che rimane, almeno per questa prima fase monolitica e rocciosa, caratterizzato da una narrazione decisa ma comunque fredda ed inespressiva. Ecco che la doppia cassa emerge e il pezzo diventa maggiormente dinamico, i ritmi si fanno più veloci pur rimanendo il brano pesante nonché in grado di avanzare rapidamente senza subire scalfiture di alcun genere. Ecco poi l'assolo ad opera di Vadim, l'altro chitarrista della band che qui si ritaglia uno spazione tutto suo, con un momento tutto sommato ben congeniato e decisamente degno di tal nome. La voce di Tucker riprende a sputare odio e rabbia fino ad uno stacco che ci conduce alla fine del pezzo. Il diavolo ha deciso di eliminare i suoi nemici e perciò ordina ai suoi adepti di catturare chiunque lo denigri e lo disprezzi, contraddendo la sua volontà. Il destino per questi uomini sarà terribile, verranno uccisi e con loro i famigliari, ogni padre dovrà vedere il proprio figlio morire, ognuno deve vedere di cosa il diavolo è capace.  I beni dei miscredenti verranno distrutti, ognuno dovrà credere nel diavolo o verrà segnato per sempre. Questo è il dolore che Satana cerca di infliggere: il vero, puro e semplice terrore, il modo più diretto ed efficace per imporre la nuova legge. Stupidaggini circa il paradiso e l'amore universale verranno dunque eliminate alla radice, facendo in modo che sia il Diavolo a governare, e con lui i suoi precetti. Tutti verranno marchiarti a fuoco con il simbolo della bestia, è tempo di giurare fedeltà eterna.

From the Hand of Kings

Siamo ormai vicini alla fine, ed ecco che "From the Hand of Kings (Dalle mani dei Re)" fa la sua comparsa, portandoci a strattoni violenti verso la parte finale del disco. Ecco che dopo il classico intro cadenzato e pesante uno stacco di chitarra ci riporta ad una sezione più veloce, dove per un attimo veniamo catapultati ai tempi di "Altars of Madness", durante la prima strofa o rallentamenti sono veramente pochi e quando la batteria dà il definitivo via ad un furente tupa - tupa non possiamo fare altro che ringraziare i floridiani, che ancora sanno regalarci momenti come questo. Segno ed ormai possiamo dirlo con certezza, che i tempi di "Illud..." non rappresentino altro che un brutto errore da dimenticare. Chiaramente anche i rallentamenti sono importanti nel pezzo ma in generale il gruppo sembra voler privilegiare la velocità, almeno in questo episodio tutto giostrato sulla voglia di apparire quanto più diretti e maneschi possibile. Un assolo di chitarra viene posto in chiusura, proprio prima di una nuova sfuriata, il gruppo viaggia a briglia sciolta, Tucker ripete impassibile gli ultimi versi del brano, segue una fase maggiormente cadenzata ma certamente non priva di impatto che va a concludere il pezzo, autentica sfuriata Death come non ne sentivamo da un bel po'. Nel testo si analizza a livello di potere la situazione odierna, considerata il culmine di un periodo assai negativo in atto da secoli e secoli. Una situazione catastrofica e dominata dal culto dell'apparenza, della tirannia spirituale quanto politica. Un mondo che vede avvicendarsi al potere persone di dubbio gusto morale e personale, persone avide e ricche che non hanno a cuore il destino degli uomini, bensì solo quello del proprio tornaconto personale. La colpa è di Dio, quell'entità in nome della quale i regnanti d'ogni epoca hanno spadroneggiato e tiranneggiato per infinite epoche, imponendo sempre la sua - loro legge. Un Dio che è benevolo e misericordioso con chi si può permettere di godere della sua bontà, non certo con i poveri che devono sopportare vessazioni e soprusi di ogni tipo. Questa situazione si però innescata anche per colpa degli uomini stessi, il loro essere ingovernabili e moralmente deprecabili li rende bisognosi di un leader che li guidi e dia loro ordini, fino alla loro fine.

The Fall of Idols

Arriviamo quindi al gran finale con il sopraggiungere di "The Fall of Idols (La caduta degli Idoli)": per quest'ultimo pezzo l'ingrediente di base è ancora la velocità. Il riff iniziale ed abrasivo viene messo in tutta evidenza, seguendo tutta la linea vocale di Tucker. Ecco che si ha una variazione nell'impianto dei riff che rimangono qui estremamente veloci. Dopo un rallentamento, dove emerge invece una certa atmosfera e pesantezza si ritorna a pestare il piede sull'acceleratore, ogni strumento rimane ben udibile all'ascoltatore e l'impatto generato di nostri è veramente impressionante. Dopo il refrain, più cadenzato e compatto si arriva all'assolo di chitarra che ci conduce alla fine del pezzo. La caduta degli idoli è l'avvenimento che segna la caduta del regno di Dio, una divinità che ha potuto governare liberamente, prendendosi il proprio potere con violenza e servendosi degli uomini. Uomini che hanno compiuto nel suo nome terribili azioni e che ora vedono il loro regno collare, i culti pagani hnno avuto la loro rivincita, coloro che prima erano derisi adesso tornano a vivere nei loro culti, non avranno pietà per Dio, sarà cancellato, il suo culto dimenticato, non si pregherà più nessuno. Gli idoli dunque si ritrovano a cadere miseramente, franando inesorabili verso un duro pavimento fatto di realtà e materialismo. Non c'è spazio per alcun tipo di credenza, era presto detto: prima o poi questo fasullo sistema di pseudo certezze avrebbe mostrato alla Storia tutte le sue falle, ogni suo difetto. Il sistema sino ad oggi in auge viene dunque rovesciato in maniera brutale, ed il risveglio è dei più traumatici. Chiunque avesse basato la sua vita su tutta quella precisa serie di norme e credenze vede la sua esistenza frantumarsi; viceversa, chi aveva già da tempo compiuto una sorta di "risveglio", slegandosi da certe situazioni, combattendole... eccolo nuovamente, ma questa volta in via definitiva, esultare dinnanzi alla frana. Dio è stato sconfitto, nessuno mai potrà più appellarsi al suo nome per giustificare le sue atroci nefandezze.

Conclusioni

Eccoci dunque arrivati al finale di un disco che ha saputo senza dubbio regalarci diversi sussulti, alcuni dei quali assolutamente degni di nota; un album che, fortunatamente, è riuscito nello scopo prefissosi dalla band, ovvero quello di scacciare ogni tipo di fantasma aleggiasse attorno al moniker simbolo del Death Metal made in U.S.A. Proprio perché, al pari di compagini come Death e Cannibal Corpse, il nome dei Morbid Angel è sempre stato sinonimo di qualità, coerenza e garanzia. Tre termini che, qualche anno fa, quasi rischiarono di allontanarsi in maniera drastica dai seguaci di Azathoth, rendendoli forse l'ombra, un riflesso sbiadito di ciò che furono. Lo avevo sostenuto in fase di introduzione, lo ribadisco qui, nelle battute finali: la critica è feroce, crudele, spietata. I fan più affezionati rappresentano una piccola percentuale, il grosso della scena è dominato da personaggi i quali non si fanno scrupoli ad abbandonare un gruppo solo per un disco discutibile, figuriamoci pessimo, come fu "Illud...". Arrivati a questo punto, non possiamo far altro che esclamare: bentornati, Morbid Angel! Con questo nuovo disco, e si può dire forte, scolpendo tali parole sulla roccia, i Nostri si riprendono alla grande dopo lo scivolone  del capitolo presente, che gli aveva resi oggetto di critiche dalla quasi totalità dei loro fan, anche dai più forti ed affezionati. Ombre ormai diradati, una brutta storia lasciata di gran classe e carriera alle spalle. Macchia indelebile sul curriculum, certo... ma non più in grado di far paura o di far tremare le solide fondamenta sulle quali il buon Trey ed i suoi amici stanno ormai dimostrando di poter contare, sulle quali possono camminare fieri ed a testa altissima. Non possiamo certo gridare al miracolo, sia chiaro: "Kingdoms Disdained" è un disco certamente lontano dai fasti del passato del gruppo americano, è chiaramente un'opera che risente di ben precise influenze e non ci regala niente di nuovo, dal punto di vista compositivo o comunque contestuale. Tuttavia, pretendere qualcosa di nuovo da un gruppo che conta una carriera ormai trentennale sarebbe davvero un po' troppo. Sempre considerando che la voglia di "nuovo" portò alla realizzazione di "Illud..."! Quello che il nuovo disco ci regala è una quarantina di minuti di Death Metal compatto e oscuro, nella migliore tradizione dei nostri, mi sento di accostare questo capitolo a quel che fu "Gateways to Annihiltion" per le atmosfere, anche se alcuni punti rimandano (cosa buona e giusta) alla violenza diretta di "Altars of Madness" e in generali dei Morbid Angel più veloci e devastanti. Tecnicamente parlando l'esperienza dei musicisti è sotto gli occhi di tutti, i due nuovi arrivati contribuiscono ognuno alla riuscita dell'album, la batteria di Scott Fuller è in particolare ben congeniata e veramente pesante. Le chitarre di Azagthoth e di Vadim si intersecano in riff mai banali e scontati e la voce di Tucker, nonché le corde del suo basso, vanno a chiudere in maniera più che degna la composizione dei pezzi. Tucker soprattutto si conferma un cantante di pregio, la sua ugola è forte e dà vita ad un growl profondo ed evocativo. Sebbene Vincent abbia diciamo quel qualcosa in più dal punto di vista della personalità, lamentarsi di Steve sarebbe certamente fuori luogo. E così, in sostanza, mi sento assolutamente di consigliare con forza l'ascolto e l'acquisto del cd, non rimarrete delusi e ve lo assicuro, più di un pezzo risulterà in grado di regalarvi dei veri e propri salti sulla sedia.

1) Piles of Little Arms
2) D.E.A.D.
3) Garden of Disdain
4) The Righteous Voice
5) Architect and Iconoclast
6) Paradigms Warped
7) The Pillars Crumbling
8) For No Master
9) Declaring new Law (Secret Hell)
10) From the Hand of Kings
11) The Fall of Idols
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