MORBID ANGEL

Complete Acid Terror

2017 - Silver Lining Music

A CURA DI
ANDREA FUMAGALLI
11/05/2018
TEMPO DI LETTURA:
7

Introduzione Recensione

Torniamo per un momento al recente passato: cinque mesi e dieci giorni fa i Morbid Angel hanno pubblicato quello che finalmente può essere definito un disco Death Metal, stando all'orrendo "Illud..." suo predecessore. Un nuovo lavoro intitolato "Kingdoms Disdained", onesto e concreto, non certo ai livelli del glorioso (ma mai troppo remoto) trascorso eppure decisamente in grado di farci tirare un bel sospiro di sollievo. Un platter certamente pregevole, apprezzato soprattutto dai fan di vecchia data della band americana, i quali si aspettavano per lo meno un qualcosa che sfondasse il muro della sufficienza, visto ciò che era accaduto anni or sono, persi com'eravamo tutti (ed anche un po' disgustati!) da sperimentazioni stranissime, da comparti elettronici e voglia di snaturare la propria attitudine Death ad ogni costo. Chiariamoci, non che la sperimentazione debba essere necessariamente un male. Dopo tutto, decine di band estreme hanno portato - nel corso delle proprie carriere - il proprio sound verso lidi distanti miglia dagli esordi o comunque dai primi dischi. In ambito Death Metal sarebbe assurdo non citare la creatura di Chuck Schuldiner, spostandoci verso ambienti Black potrei nominare personaggi e gruppi come Samael o Rotting Christ, e la lista potrebbe allungarsi includendo band di ogni genere e forgia. Il problema sta nel come attuare il cambiamento, come proporlo, come studiarlo e razionalizzarlo. Azioni che i Morbid Angel non hanno compiuto, gettando idee alla rinfusa in un calderone di incertezza e superficialità. Capirete ancor meglio quindi, come "Kingdoms..." sia stato il loro modo di farsi perdonare, un'ancora lanciata all'ascoltatore in procinto di affogare sotto i colpi di atrocità come "Exsisto Vulgoré". Evidentemente, i Nostri non ne avevano abbastanza: volenterosi com'erano di riprendere in mano le redini della propria carriera, i floridiani non si sono infatti fermati alla semplice pubblicazione di un disco, tutt'altro. Segue a ruota anche il rilascio di un EP, avvenuto in questo senso contemporaneamente all'immissione di "Kingdoms..." sul mercato. Parallelamente, infatti, il gruppo ha voluto dare alle stampe una sorta di back - side del suo ultimo disco, denominato "Complete Acid Terror", per la gioia di collezionisti e di die hard fan sempre in cerca di nuove chicche da gustarsi, accompagnandole alla portata principale. Non siamo certo dinnanzi ad un qualcosa di monumentale od articolato, chiariamoci: l'Ep in questione si compone solamente di sette brani, tutti strumentali, dalla durata media non certo tipica di una suite prog. Per di più non parliamo di bonus tracks o brani diversi da ciò che abbiamo già ascoltato su disco, dato che questi pezzi non sono nient'altro che le versioni strumentali dei brani poi incisi ufficialmente su disco, solamente rielaborati per l'occasione e posti sotto un'altra luce. Chiaramente si parla qui di pre - produzione, di idee portate in studio prim'ancora che "Kingdoms..." potesse vedere ufficialmente la luce. Differenze ce ne sono, seppur minime e carpibili da un orecchio più attento che comune. Abbiamo dapprima un mixaggio differente, l'assenza per l'appunto di parti vocali ed una batteria decisamente più artificiale di quella che poi sentiremo all'interno del disco, quasi rasentante il suono di una drum machine, proprio a rimarcare l'effetto "prova" dei brani che compongono la tracklist di "Complete Acid Terror". La formazione del gruppo rimane chiaramente invariata rispetto a quella del disco, senza variazioni o cambiamenti di sorta. Abbiamo quindi Tucker qui in veste di bassista, Trey Azagthoth e Vadim alle chitarre ed infine Scott Fuller alla batteria, il combo esatto già celato dietro il grande ritorno recensito in precedenza. Pur non presentando chissà che novità, i Morbid Angel hanno comunque deciso di donare a "Complete..." una sua dignità artistica, dotandolo di una grafica sicuramente di grande impatto. Il lavoro viene infatti presentato con una bella copertina, raffigurante uno scenario urbano notturno, un qualcosa di essenziale che tuttavia, ascoltando poi il contenuto del disco, diviene estremamente evocativo. Proprio perché il sobborgo rappresentato, il vicolo cieco "adornato" solamente da due sporchi cassonetti, risulta ossessivo e claustrofobico come il sound sfoggiato dai Nostri, più che mai intenzionati ad annichilirci sonoramente con trovate ai limiti della violenza sonora, della potenza, della bestialità. I Morbid Angel sono decisamente tornati e ci danno ancora un'occasione per provarlo, facendoci ascoltare questa piccola testimonianza posta alle spalle del ben più corposo "Kingdoms...". Non ci resta che tuffarci a capofitto in questa nuova avventura, sviscerandone i particolari ed i contenuti con perizia ed un pizzico di curiosità; la quale, diciamocela chiaramente, non guasta mai.

Piles of Little Arms

Si comincia dunque con "Piles of Little Arms (Cumuli di piccoli arti)": le chitarre si abbattono sull'ascoltatore sorrette da una batteria quadrata e articolata, decisamente compatta nel suo incedere, in grado di donare quel qualcosa in più al complesso. Questo fino a che, sorreggendo quella che sarebbe stata la strofa, il drumming si fa decisamente più forsennato trascinandoci in un break molto più articolato e particolareggiato che in precedenza. Si riprende con il riff della strofa per poi continuare nuovamente con il break, stando attenti a non spezzare il continuum, ma ecco una pausa che permette al gruppo di riprendere il riff iniziale. Una sfuriata di blast - beat, non velocissimi ma potenti e secchi all'inverosimile supporta un riff tagliente di chitarra, un riff tipicamente Morbid Angel, il quale sembra provenire dai più oscuri meandri della mente umana. Ecco che si continua con una sezione letteralmente pensata per distruggere tutto quello che si trova sulla strada del gruppo, ecco una nuova variazione, un frangente in cui il tutto acquisisce senza dubbio vivacità. Un rallentamento brevissimo e poi il gruppo torna a martellare con una variazione del riff del pre - refrain, sempre stando attenti a non cadere mai nella monotonia. Le chitarre diventano a questo punto colorate con l'uso del flanger, la batteria continua a supportarle sino ad un' ultima sfuriata di blast beat.

Battlebots

Giunge presto il momento di "Battlebots (Robot da combattimento)", seconda traccia aperta da una possente scarica di gravity - blast atta a sostenere delle chitarre in grado di presentarci un riff allucinato e totalmente folle; pazzia che dura comunque non più del dovuto, in quanto il gruppo prosegue poi con un riff maggiormente quadrato e ragionato, cercando di rendere il proprio lavoro più compatto e meno dispersivo. Le chitarre danno infatti vita ad una progressione sorretta da una batteria quadrata e maggiormente "dritta", sempre in virtù di quel che abbiamo appena descritto: la volontà dei Morbid Angel di alternare sfuriate bestiali a situazioni decisamente più decifrabili ed assimilabili, un perfetto bilanciamento fra tecnica e bestialità, componenti tipiche del Death Metal in senso generale. Si continua con una sezione pesante e oscura (altra grande peculiarità del nostro combo!), il groove non manca di certo in queste parti, soprattutto quando ai tradizionali blast - beat si vanno ad aggiungere fill di batteria comunque apprezzabili, che non stonano ma anzi rendono il pezzo più variegato ed interessante. Il gruppo procede così fino alla fine del brano, riprendendo prima di chiudere l'allucinato riff iniziale, come in un ideale cerchio da completare necessariamente.

Sludge Creeper

Terzo pezzo dell'EP, "Sludge Creeper (Strisciante nel fango)" ci dà il benvenuto sfoggiando un riff dai tratti doom, particolare trovata la quale dà il definitivo via ad un pezzo che vede come al solito - alla sua base -  una batteria articolata e molto presente, in grado di conferire enorme pesantezza al brano. Grosso come un macigno ed altrettanto duro e potente, il pezzo può anche fregiarsi della presenza di un basso corposo e prepotente, il quale non fa altro che aggiungere "corpo" al tutto. Non esagero neanche un po', amici lettori, sostenendo che i fasti di pezzi come "God of Emptiness" si materializzano nelle nostre orecchie in un insieme di riff evocativi ed atmosferici, facendoci tornare indietro nel tempo. Lo stile del gruppo floridiano o meglio, lo stile di Trey Azagthoth è completamente riconoscibile, un insieme di riff quelli che compongono il brano totalmente opprimenti, la sensazione che si potrebbe accostare alla musica è quella del soffocamento: siamo annichiliti e totalmente in balia di note sferzanti ed ossessionanti, durante il brano non si ha infatti un momento di tregua; il fatto che stiamo parlando di un pezzo strumentale non fa altro che aumentare questo senso di oppressione, non c'è respiro, solo una claustrofobica atmosfera. Nemmeno una parola, nemmeno un verso... solo la costante sensazione di affogare, di affondare miserabilmente in un pantano di fanghiglia e melma, come se un tentacolo avesse afferrato le nostre caviglie e ci stesse trascinando giù per le torbide e sporche acque di una palude.

Acid Crusher

Arriviamo a metà con l'avvicinarsi di "Acid Crusher": anche in questa occasione le coordinate non cambiano, un riff essenziale e terribilmente pesante viene inframmezzato da occasionali variazioni e accelerazioni di batteria, sezione ritmica decisamente sul pezzo ed in grado di conferire se non altro grande vivacità alla situazione. La doppia cassa erge un muro impenetrabile, le dita dei chitarristi scorrono veloci disegnando riff tutt'altro che banali; quello che più si nota è la capacità del gruppo di continuare a variare, anche se di poco, i riff che vengono scritti. Basta una piccola accelerazione, un cambio di tempo e ogni giro diventa sempre nuovo, imprevedibile, in grado di lasciarci piacevolmente sorpresi. Nella sezione centrale il drumming si fa martellante mentre le chitarre continuano imperterrite a macinare bicordi pesanti e durissimi, ecco che si torna sul riff portante sino ad arrivare ad un'ulteriore variazione. Il gruppo prende a correre dando un attimo di respiro, tutto questo per poco perché l'atmosfera si fa nuovamente serrata, i blast - beat furenti di batteria ci portano ad un'ultima fuga, dove la pesantezza torna a farla da padrona. Ecco un'altra volta il riff portante che ci conduce alla fine del pezzo.

7 String Swing

Ci avviciniamo alla conclusione, è la volta di "7 String Swing": la brutalità delle chitarre non tarda ad emergere, anche questa volta ci troviamo immersi in un marasma di potenza selvaggia, sprigionata dalla violenza estrema delle sette corde, plasmate e create a prova di fan più arcigno del Death Metal. E' bene sottolineare quanto la batteria si componga di parti decisamente interessanti (non che in precedenza i fraseggi percussivi non fossero stati all'altezza, intendiamoci): i riff di chitarra che spesso sono ripetuti più e più volte vengono arricchiti proprio dal drumming insistente e variegato, in grado di donare al tutto un quid in più, mentre il basso va a inspessire a volte il lavoro di chitarra, altre volte il lavoro di batteria. Bipolarismo perfetto del quattro corde, in grado di sostenere a meraviglia entrambe le sezioni, dalla chitarra alla batteria. Nella sezione centrale, proprio la batteria decide di prendersi un minuto di notorietà, proseguendo quasi sola, le chitarre si incastrano sul frenetico fill con un riff aperto e psichedelico. Il gruppo torna ad essere più quadrato, le chitarre si assestano su un riff serrato mentre la batteria si fa più diretta ed essenziale, meno arzigogolata. Si prende poi a correre con un riff maggiormente assimilabile, la batteria lo supporta bene con un bel fill diretto e veloce, questo fino alla conclusione del pezzo.

Warped

"Warped (Teletrasportato)" si fregia di un riff catacombale che dà di fatto il via al pezzo, proseguendo imperterrito sostenuto da fill di batteria che vanno ad ergere una struttura imponente e solide fondamenta sul quale l'insieme delle chitarre può poggiarsi. Il pezzo, un po' come i precedenti, viene dotato di una grande e claustrofobica atmosfera, si dà molta importanza a riff quadrati e pesanti, la batteria non accelera mai a sproposito ma va ad accompagnare le chitarre, prendendole per mano in maniera certamente possente ma mai troppo invasiva. Il brano non rivela chissà quali sorprese, siamo dinnanzi ad un'altra strumentale di certo ben riuscita, calibrata al millimetro, comunque non esaltante o portatrice di chissà che novità, che intuizioni. Un brano piacevole e ben suonato, che prosegue sulla giusta via portandoci con sé, ma non rivelandoci segreti inenarrabili od arcani: una piccola esibizione, un saggio della bravura dei Morbid Angel come strumentisti in senso lato.

Secret Hell

Ep definitivamente chiuso dal settimo ed ultimo brano, "Secret Hell (Inferno segreto)": un costante bicordo di chitarra viene ripetuto ossessivamente fino ad arrivare ad una porzione di pezzo dove il gruppo dona al tutto un'apertura quasi atmosferica, colorando per bene un brano che altrimenti avrebbe rischiato di divenire un po' troppo monotono. La  batteria trascina le chitarre ed il basso in una cavalcata che risulta ad essere molto assimilabile, saggia la decisione del gruppo di inframezzare, seppur raramente, i propri pezzi con sezioni più orecchiabili: questo permette infatti all'ascoltatore di non perdersi, di avere sempre dei punti di riferimento. Qualche spruzzo di "semplicità" in grado di fornire a chiunque un porto sicuro presso il quale attraccare, una zona ove riposarsi per poter poi di seguito intraprendere viaggi ben più "pericolosi" e lunghi presso strutture ritmiche e chitarristiche richiedenti molti ascolti ed un orecchio più attento. Le varie sezioni rimangono chiaramente molto pesanti, non fraintendetemi... qui non c'è niente di facile, non stiamo certo parlando di brani easy listening o chissà che. Tuttavia, rispetto a sezioni chiuse ed oscure, possiamo in queste occasioni goderci assai meglio l'incedere degli strumenti, facendo in modo di abituare l'orecchio ad un qualcosa di più diretto e meno "cervellotico" o comunque pesantissimo ed oscuro.

Conclusioni

Giunti dunque alla fine di questo ascolto, le considerazioni da farsi sarebbero in un certo qual modo molte, seppur non propenderei assolutamente per un'osanna da dedicarsi a questo EP, poco ma sicuro. Prima di tutto, mi premerebbe sottolineare la sua caratteristica di "in più". Sette tracce, sette "prove" diciamo, una specie di corollario a "Kingdoms...", un modo per farci entrare a mo' di backstage in quella che è stata la genesi del grande ritorno. Un disco che ha segnato senza dubbio una svolta nella recente carriera dei Morbid Angel, facendoci dimenticare l'atroce "Illud..." e donandoci di fatto nuove, grandi speranze per il futuro. Per l'appunto, avevamo già avuto ciò che pretendevamo e volevamo: cos'avrebbe da aggiungere un EP come "Complete Acid Terror"? Poco o nulla, se non qualche sparuta sensazione, sparsa qui e là. Versioni demo di tracce di seguito rielaborate e poste in maniera differente fra disco ed EP, quasi a renderci partecipi degli sforzi compiuti dal combo in fase di lavorazione e composizione di ogni singola situazione musicale apparsa in "Kingdoms...". Per quanto questi trenta minuti di musica possano fornire ottimi spunti (tecnica strumentale su tutti, sopraffina e curata alla perfezione), il senso del tutto rischia man mano di perdersi, durante l'ascolto. Verrebbe da chiedersi cosa "Complete..." abbia da aggiungere a "Kingdoms..."; facile rispondere, abbiamo sette brani che come bonus tracks sarebbero stati perfetti, sicuramente più adatti ad un contenuto "incluso" che ad un mini disco a parte. Possiamo in un certo qual modo intendere l'operazione come la voglia dei Morbid Angel di tornare a parlare a più non posso, dopo il rovinoso scivolone chiamato "Illud..."; proprio pensandola così, verrebbe dunque da risollevare le sorti di un EP di certo suonato benissimo ed interessante, ma non a livelli disumani. Un "filler" di lusso, ma pur sempre un filler, che possiamo risollevare almeno di un punto proprio pensandolo (e "perdonandolo") in virtù della voglia del combo floridiano di rassicurarci. Basta elettronica, basta strani esperimenti: si può e si deve continuare a pestare duro, come la tradizione impone. Un lavoro sicuramente intenso se non altro, questo; intenso per il fatto che 30 minuti di brani strumentali possono risultare leggermente ostici all'ascolto, a lungo andare leggermente noiosi, se non fosse per la vivacità portata in maniera intelligente da molte situazioni chitarristiche e percussive. Voleste ascoltare un qualcosa di completo, definito e plasmato in ogni singola situazione, allora correte a comprare "Kingdoms Disdained"; viceversa, qualora aveste già il disco ed abbiate voglia di approfondirne la conoscenza, di carpirne alcuni segreti ed assistere in virtù di pubblico ad una "clinic" nella quale i Morbid Angel si divertono a variare sui brani del loro ultimo album, allora "Complete Acid Terror" potrebbe essere un acquisto azzeccato. In fin dei conti, con questo EP possiamo goderci le versioni strumentali dei pezzi e capire, fino in fondo, quanto lavoro è necessario per dare vita ad un disco solido e quanta fantasia e maestria siano necessarie, per dare vita a pezzi credibili. Un' occasione quindi sia per i musicisti sia per i semplici ascoltatori di approfondire la questione composizione - registrazione dei pezzi, ma nulla in più di questo. Sta dunque a noi appassionati pesare quanto appena ascoltato, valutando la questione in base alla nostra soggettività: riporre il disco in un cassetto o magari risentirlo più e più volte perché appassionati da qualche traccia se non dalla loro totalità. Ai posteri l'ardua sentenza!

1) Piles of Little Arms
2) Battlebots
3) Sludge Creeper
4) Acid Crusher
5) 7 String Swing
6) Warped
7) Secret Hell
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