MESHUGGAH

Selfcaged

1995 - Nuclear Blast

A CURA DI
FABRIZIO IORIO
29/05/2016
TEMPO DI LETTURA:
8,5

Introduzione Recensione

Dopo un ottimo Ep dal titolo "None", pubblicato nel 1994, gli svedesi Meshuggah immettono a distanza di un anno un altro succoso EP dal titolo "Selfcaged". Non perdono tempo quindi, i nostri cinque ragazzi provenienti da Umea, anticipando di un mese l'uscita del loro secondo full length ufficiale, ovvero il "futuro" "Destroy Erase Improve". Se il precedente EP, però, presentava cinque brani inediti finiti poi nella nuova versione di "Contradictions Collapse" (loro primo full-length), ad eccezione dell'ultima traccia "Aztec Two-Step", come contenuto aggiuntivo della ristampa del suddetto disco, qui ci troviamo di fronte a quattro brani di cui i primi tre andranno a far parte del secondo disco di inediti, più uno già incontrato in precedenza (nello specifico "Gods Of Rapture" contenuto anch'esso in "None") e riproposto in veste live. Quindi, in sostanza, ci troviamo di fronte ad un assaggio di quello che poi sarà il secondo capitolo discografico (su di un largo minutaggio) di questa splendida band. Ad un anno di distanza, la formazione rimane pressoché invariata; quindi troviamo Fredrik Thordendal Marten Hagstrom ad occuparsi delle due chitarre, Peter Nordin al basso, Tomas Haake alla batteria ed infine Jens Kidman ad occupare il posto dietro il microfono. I lavori per questo Ep apripista dimostrano ancora una volta il personale approccio alla musica, che uscita dopo uscita diventa sempre più distinguibile e particolare. Lo sviluppo del genere filava dunque liscio, non come, purtroppo, la tabella di marcia. In occasione di questa uscita, difatti, non sono mancati gli intralci dovuti a varie vicissitudini; non parliamo tanto di difficoltà legate alla composizione o ritardi in fase di registrazione, bensì di problemi "fisici" legati alle professioni dei Nostri musicisti. Infatti, il chitarrista Thordendal, ai tempi falegname, a causa di un incidente perse una falange di un dito, fortunatamente ricucita, problema che rallentò notevolmente il proseguo delle registrazioni. Non solo, anche il batterista Tomas Haake si fece male ad una mano lavorando ad un macchinario, ma fortunatamente evitò gravi danni e poté proseguire con i compagni, appena ristabilitosi. A parte questi "piccoli" inconvenienti, i Meshuggah riuscirono a terminare le registrazioni giusto in tempo per dare alle stampe questo EP, in modo da poter placare i fans in attesa della nuova uscita ufficiale. Curiosamente, venne registrata una primissima versione di questo lavoro con un missaggio diverso, poi corretto poiché il risultato precedente non soddisfava appieno la band: una parte di intro della song "Gods Of Rapture" veniva interrotta a cinquanta secondi dal suo inizio. Il brano in questione è stato registrato dal vivo in occasione del tour in compagnia degli americani Machine Head (famosa band di Robb Flynn dedita ad un groove/thrash metal) che giusto un anno prima aveva dato alle stampe il terremotante "Burn My Eyes". Per quanto riguarda la cover di "Selfcaged", invece, è come sempre particolare e molto ben realizzata, dove si può vedere una figura umana in stile "radiografia" all'interno di una sfera molto psichedelica; una figura posta in una posizione tipica dello yoga. Osservando questa posizione, e quello sguardo malefico che il protagonista della cover riesce a trasmettere, non può non venire in mente il film horror di culto "Hellraiser" del 1987 (scritto e diretto dal grande Clive Barker), pellicola in cui il fantomatico zio Frank era intento a risolvere il puzzle della famosa scatola (la "configurazione del lamento") proprio in quella postura. Risolto l'enigma, vennero di fatto spalancate porte per l'inferno, facendo provare al protagonista il "piacere" estremo della sofferenza. In realtà, questa immagine venne realizzata dall'artista americano Alex Grey, specializzato proprio in arte psichedelica. Un artista, Grey, che nell'arco della sua carriera ha anche avuto modo di collaborare con altri artisti musicali di notevole fama quali Tool e Nirvana, giusto per citare due nomi eclatanti. Fatte le dovute premesse, gustiamoci questo antipasto e vediamo che cosa ci riservavano i Meshuggah a distanza di un mese dell'uscita di "Destry Erase Improve".

Vanished

Il disco si apre con "Vanished (Scomparso)" e sin da subito veniamo coinvolti in un turbinio di riff impazziti e da una batteria insistente e continua. Il cantato arriva praticamente nell'immediato senza un reale preavviso, e ci viene riversata tutta la rabbia canora da parte di un Kidman che, incessantemente, non si cura di fermarsi un momento. Le chitarre a sette corde fanno una figura pazzesca, e gli accordi risultano essere di una pesantezza incredibile. Alla conclusione di una prima strofa a dir poco sfiancante conclusa con due urla disumane, arriviamo ad ascoltare un arpeggio leggermente distorto che trasmette un'inquietudine pazzesca. La chitarra ritmica in sottofondo rende il tutto ancora più angosciante e tenebroso, mentre il charleston di Haake, accompagnato a qualche piccolo accorgimento di pedale, ne scandisce l'incedere. Ad un certo punto ascoltiamo solamente e nitidamente la chitarra ritmica, stoppatissima, che spezza leggermente il brano in due; lo riduce in seguito "a brandelli", per dare la possibilità al singer di iniziare con una seconda parte ed un chorus differente per impostazione ma di ugual effetto devastante. Le due chitarre si rincorrono in maniera lenta e perfetta e l'assolo che andiamo a sentirci subito dopo è un qualcosa di pazzamente ben congeniato, degno di una band di pazzoidi (nel senso buono, s'intende), un momento che una volta stampato in testa non sussiste modo di allontanarlo. Il lavoro di batteria è come sempre particolare e molto tecnico, ed anche se non viene ricercata la velocità a tutti i costi (salvo un leggero doppio pedale ogni tanto), lo strumento ritmico risplende di luce propria grazie a quei sui tempi dispari e ritmi distruttivi ma al contempo eleganti. Arriviamo ad una terza parte di brano, dove in questo caso è la velocità a farla da padrone. Infatti Haake inizia a picchiare duro; ma è il lavoro di Thordendal Hagstrom a spiccare su tutti con un incedere incredibilmente efficace e capace di spazzare via ogni cosa. Quando il brano termina, possiamo tirare finalmente il fiato, ovviamente non perché ci sia qualcosa che non funzioni, tutt'altro: è che qui, fino ad ora, funziona tutto fin troppo bene. Ad ascoltare "Vanished" manca veramente il respiro, ti soffoca dall'interno come se si fosse in apnea. Ma è comunque un' esperienza bellissima, che invoglia alla ripetizione. Un pezzo incredibile sotto ogni punto di vista. L'incoscienza, in questo testo, viene definita come una malattia, come una "nuova peste". Le nostre menti sono intrappolate all'interno delle nostre lacrime, ma nonostante il nostro malessere andiamo avanti ad obbedire alle nostre paure. Ci troviamo davanti a delle vere e proprie pozze fatte di paranoia e la realtà viene drenata dalle continue bugie. I nostri pensieri diventano sterili, non trovano una veridicità di fondo nonostante le ultime forze a noi concesse. Anche gli stessi sogni che ognuno di noi giustamente rincorre od in qualche modo fantastica di voler realizzare, vengono catapultati all'inferno perché ci troviamo in una realtà fantasma, dove tutto diventa vano ed inutile. Siamo letteralmente inghiottiti dalla nostra fame e non ci rendiamo conto che così stiamo morendo lentamente sotto i colpi di queste bugie così dette "divine" e "religiose". Ci troviamo in uno stato di degrado tale, che questa nostra incoscienza ci porterà dritti all'inferno senza aver modo di rendercene conto. La differenza tra istinto ed incoscienza potrebbe essere minima, ma se il primo è un impulso che ci spinge ad agire per raggiungere un determinato obbiettivo, la seconda risulta proprio una mancanza di consapevolezza e di responsabilità, proprio perché minata da dogmi e bugie. Quindi, ci troviamo in una fase (per così dire) di stallo: dove lasciamo che chi per noi si prenda determinate responsabilità senza capire se queste scelte siano fatte per il nostro bene o, come spesso accade, per mandarci in rovina. 

Suffer In Truth

"Suffer In Truth (Soffrire Nella Verità)" inizia con dei suoni lontanissimi che piano piano si avvicinano fino ad esplodere con una chitarra che, con il suo particolare suono, ricorda molto un allarme. Questo particolare momento viene raggiunto da basso e chitarra ritmica, ma soprattutto da una batteria che si destreggia meravigliosamente bene con una doppia cassa da infarto. Arriviamo alla prima strofa che di consueto non fa ostaggi e colpisce per veemenza e cattiveria. La sezione ritmica è un qualcosa di assolutamente preciso e devastante; sembra un caterpillar che non si cura minimamente di ciò che gli si paia davanti. La sette corde di Thordendal è talmente fumante che si rischia un incendio di proporzioni esemplari, e la batteria è costruita per distruggere ogni cosa. Arriva però il momento inaspettato (ma alla fine non troppo, data l'imprevedibilità del gruppo) di ascoltarci un bell'arpeggio che ha un non so che di delicato e rilassante, il tutto accompagnato dalle bacchette di Haake che dolcemente accarezzano il bordo del rullante. Ovviamente il tutto risulta essere una specie di farsa, un qualcosa atto a destabilizzare l'ascoltatore ed a farlo rilassare in attesa del prossimo attacco, il quale arriva puntuale con tanto di strofa sparata dritta in volto ed una chitarra stranissima, molto psichedelica, e da una doppia cassa martellante. Al minuto 4:50 il brano sembra assestarsi verso un finale piuttosto tranquillo, ma i Meshuggah si sa, sono imprevedibili e quindi via verso un'accelerazione improvvisa e soprattutto ad un cantato che sembra essere un urlo disperato emesso da una folle belva. Un passaggio assassino con una ritmica costantemente veloce e ferale. Il brano si conclude quindi con un ritornello interessante per esecuzione e quelle urla disumane che destabilizzano a priori. Una song anche questa volta che mette a dura prova sia i nostri padiglioni auricolari che (soprattutto) la nostra mente. Se da una parte troviamo delle ottime parti lente e "rilassanti", dall'altra viene effettuato un martellamento sonoro incredibile che non lascia scampo e che soprattutto annichilisce per potenza e precisione. Il tutto è studiato in maniera perfetta per ribaltare i nostri neuroni fino a lasciarci tramortiti senza senso. Anche il resto, quasi ciecamente, segue poi questa malsana estrosità sonora: la nostra anima è torturata, accecata dal dolore delle menzogne ed ormai priva di quella intensità e di quella luce che dovrebbero caratterizzare la sua esistenza. Inizia inconsapevolmente una sorte di danza della morte, sepolta in un oblio costante, in continua ricerca di sostanza e di nutrizione. Le ferite aperte di questo nostro animo in pena si lacerano sempre di più e fungono da specchio della vita, diventata forse troppo sofferente. A questo punto, anche i sogni diventano vani, e dove potrebbero rappresentare uno sfogo, una scappatoia dalla realtà, diventano in egual modo sintomo di sofferenza e dolore. Eppure inconsciamente capiamo quello che sta accadendo, solamente che non siamo più in grado di ascoltare; di vedere si, di sentire anche, ma ormai tutto intorno a noi diventa invisibile ed impalpabile. In conclusione, possiamo parlare di una vita talmente contaminata da un'aurea malsana e maligna; un'aura che è in grado di intaccare anche le profondità più remote della nostra esistenza, corrodendoci dall'interno fino a lasciarci senza speranza ed in balia di noi stessi. 

Inside What's Within Behind

"Inside What's Within Behind (Che cosa si cela all'interno)" è introdotta da un riffing pesantissimo raggiunto da colpi ti timpano che partono in lontananza e si avvicinano prepotentemente. La prima strofa è accompagnata da uno stop and go oscuro da parte della chitarra ritmica, mentre il lavoro di batteria è momentaneamente e fermo su binari lenti e preoccupanti. Il ritmo aumenta notevolmente ed anche il cantato diventa più incisivo e penetrante, mentre il basso diventa protagonista con un accompagnamento disumano per potenza erogata. Altro leggero calo di tono con la solita sette corde stoppatissima, e si riparte decisi musicalmente nonché devastanti a livello vocale. Una voce, quella di Kidman, che rasenta l'urlo vero e proprio riuscendo a scandire comunque bene le parole, dandogli quella forma e quell'espressione sofferente che merita una menzione particolare. Infatti, ad un ascolto poco attento, le linee vocali potrebbero sembrare tutte uguali o poco espressive, ma se si ha la facoltà e la volontà di leggerne le varie sfumature, ecco che scorgiamo un qualcosa che cattura e riesce a coinvolgere pienamente, il tutto ovviamente accompagnato alla perfezione dal resto della band. La velocità aumenta ulteriormente quando arriva il momento del solo chitarristico, come sempre particolare sicuramente d'effetto. La doppia cassa finalmente emerge quasi dal nulla, per poi rientrare sui binari iniziali ma sempre rimanendo caratterizzata da un'ottima tecnica di esecuzione. Al minuto 2:47 non poteva mancare il momento riflessivo della song, ovvero un arpeggio morbido e delicato che non dovrebbe promettere niente di buono, come l'esperienza ci ha insegnato. Una flebile voce fa capolino e qualche carezza sui crash affiora inconsapevolmente. Sarebbe lecito aspettarsi un'esplosione sonora di portata eccezionale; ma qualora lo si facesse, si rimarrebbe non poco delusi, poiché la distorsione vera e propria giunte ma è contemporaneamente atta solamente a concludere degnamente una song come sempre spettacolare e molto particolare. Il testo potrebbe far riferimento all'individuo sito in copertina, ovvero a questa persona ingabbiata in questa sfera, una persona che cerca di sfuggire da qualcuno o da qualcosa, ed infatti nelle liriche viene citata più volte appunto la parola "Selfcaged"; ovvero, una sorta di auto ingabbiamento. In effetti si potrebbe pensare che il protagonista si sia isolato per sfuggire semplicemente a sé stesso, ma ad un certo punto sente una voce che gli dice che non potrà mai scappare da lui, perché essa vive dentro la sua testa ed è collegata direttamente al suo cervello. Molto lentamente si sta appropriando delle sue profondità e cerca di convincerlo ad ascoltarla, lasciando perdere chi cerca continuamente di assecondarlo con le menzogne. A questo punto, l'uomo va letteralmente in tilt: si chiede come possa fare per evitare a questo essere di plagiare il suo io, e capisce che la sua vita rischia di non essere più quella di una volta. Questa sfera da lui stesso creata per sfuggire da sé stesso diventa un tempio di dolore, disprezzo e devastazione, ed il suo corpo viene inevitabilmente e lentamente trafitto da queste sensazioni negative. L'unico modo per poter avere un minimo di speranza è quello di scavare dentro le sue profondità, per trovare quella verità e quella voglia di essere che possano dare una scossa definitiva verso la risalita da questo abisso mentale. Mettersi in pace con la propria mente è l'unica maniera per continuare a vivere.

Gods Of Rapture

L'ultimo brano presente in questo Ep è quindi "Gods Of Rapture (Dei Del Rapimento)", qui riproposta in chiave live. Prima di iniziare si ode la folla quasi esultare, ed i Nostri non si fanno attendere, lanciando un inizio pesantissimo esaltato da un basso incredibile. Si parte a raffica con una doppia cassa efficacissima ed una voce che anche in versione live non conosce cedimento, inanellando una strofa praticamente perfetta. Ottima anche la parte dove la chitarra diventa intermittente con una resa sonora perfetta che non ha niente da invidiare alla sua controparte su disco. L'assolo che segue è molto ben eseguito, mentre sezione ritmica e chitarra stendono per potenza e precisione. I toni diventano più bassi, quasi una tonalità sotto all'originale, per poi riprendersi con l'aggiunta di un cantato sempre efficacissimo e grintoso. Uno stop improvviso di un secondo scarso e si riparte con la solita sensazione di portare sulle spalle una catena montuosa, il tutto spezzato da un brevissimo solo e da una conclusione fatta di applausi scroscianti per una band ancora non sulla cresta dell'onda ma dalla spiccata personalità e dalle potenzialità inimmaginabili. Anche dal vivo la song non brilla per chissà quale virtuosismo, e l'eccessiva ripetitività del riffing di base viene a galla anche in questa situazione. C'è da dire però che la resa su palco non lascia certo indifferenti e soprattutto riesce a riproporre magnificamente quell'aura soffocante, la quale non viene minimamente dispersa. Liricamente ci troviamo dunque a parlare di questo protagonista che si sente risucchiato in un vortice di dipendenza che molto lentamente lo sta letteralmente consumando. Diventa così troppo debole per poter avere una benché minima reazione, anche solamente un guizzo in grado di poterlo mettere in condizione di combattere. Si sente come un verme indifeso, e si rende conto che tra poco tempo il suo cadavere sarà lasciato in balia della natura, degli eventi, non pianto da nessuno. Capisce di aver abusato di sé stesso ma ormai è troppo tardi; non riesce a smettere di farlo perché non riesce più a farne a meno, e capisce troppo tardi di aver raggiunto quel punto di non ritorno che lo condannerà a morte. Con quella poca lucidità rimasta, si chiede se esista un modo per poter sopravvivere, ma ovviamente non riesce a trovare una risposta. Viene pervaso da un senso di soffocamento (reso tangibile anche grazie alla parte prettamente musicale) che cresce attraverso i propri polmoni e via via si espande inesorabile per tutto il corpo fino a portarlo alla morte certa. Così ci viene spiegato il significato dell'espressione "Dei Del Rapimento" , entità le quali intervengono su di noi per poterci succhiare ogni goccia di vita. Le vittime di tali dipendenze cercano sempre in qualche modo di tenerle nascoste e nascondere un malessere interiore che prima o poi tende a verificarsi; quando però ci si rende conto di quanto male stiamo arrecando a noi stessi ed alle persone a noi care, diventa troppo tardi per poter rimediare.

Conclusioni

Giunti alla conclusione di questo gustoso EP, possiamo dire che i Meshuggah debbano proprio averci preso gusto. Gusto nel proporre a piccole dosi una manciata di brani di altissima qualità, stuzzicando non poco fans ed addetti ai lavori. Una crescita costante che, uscita dopo uscita, denota una personalità a dir poco invidiabile ed una maturazione musicale continuamente in crescita ed intenzionata a non fermarsi certo in occasione della release proposta. Tecnicamente, la band di Umea migliora sempre di più, e questo lo si evince dal fatto che pur non cercando virtuosismi di alcun tipo, i nostri riescono quasi naturalmente a rendere certi passaggi a tratti intricati in maniera tale da farli sembrare semplici e quasi scolastici. Eppure, fondamentalmente si riesce a capire quanto lavoro ci sia dietro nel ricercare e ricreare questo tipo di soluzioni personali e mai troppo esplorate nel periodo. Parlando esclusivamente delle tracce presenti, le prime tre song che andranno poi a far parte del secondo album di inediti della band, sono di una qualità eccelsa, che superano se vogliamo, l' EP precedente "None". Il qualedi fatto era qualitativamente superlativo, come avevamo già avuto modo di vedere. Il brano proposto dal vivo, invece, vuole essere una testimonianza della resa sonora ed attitudinale dei Nostri, e dobbiamo dire che i risultati sono assolutamente lodevoli. Nel complesso ci troviamo di fronte ad una realtà che musicalmente viaggia su coordinate pesanti, tecniche ed a tratti stranianti, e ad una voce muscolosa ed aggressiva che ha nella sua particolarità quella di non essere verosimilmente espressiva, ma riesce a fondersi alla perfezione con queste sonorità particolari qui proposte. E' come se due entità o due pezzi di un puzzle fossero totalmente differenti, ma chissà per quale motivo riuscissero ad incastrarsi senza il minimo sforzo. Anche a livello di coinvolgimento, i Meshuggah non sono certo da meno, riuscendo sempre e costantemente a tenere alta l'intensità e l'attenzione dell'ascoltatore, inducendolo sempre a trovare le molteplici sfumature presenti nelle loro composizioni. Ovviamente, ora non ci resta che scoprire cosa i Nostri hanno i serbo per il futuro; un futuro che si preannuncia radioso e soprattutto da viversi come assoluti protagonisti.

1) Vanished
2) Suffer In Truth
3) Inside What's Within Behind
4) Gods Of Rapture
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