MESHUGGAH

Rare Trax

2001 - Nuclear Blast

A CURA DI
FABRIZIO IORIO
10/12/2017
TEMPO DI LETTURA:
8

Introduzione Recensione

Eccoci nuovamente a parlare di quei folli svedesi che tanto hanno dato al genere metal, donandogli un'aria inaspettatamente fresca e malsana. Siamo dunque ancora una volta al cospetto dei Meshuggah, i quali si presentano, nel 2001, con questa particolare compilation dal titolo Rare Trax. Sono passati ben tre anni dall'uscita del monumentale Chaosphere, album che ha definitivamente consacrato la band come una delle più geniali ed innovative di un intero movimento, ed addirittura sei anni da quel Destroy, Erase, Improve che aveva dato quella identità così marcata ad una band che già dal primo lavoro (Contradictions Collapse) si era imposta come una realtà decisamente "diversa" e non certo accessibile a chiunque. Tre anni dicevamo, tre anni in cui i Meshuggah hanno avuto l'opportunità di suonare live sempre più spesso, diventando anche punto di riferimento fondamentale per numerosi artisti. I Nostri hanno cercato in questo caso di non limitarsi nel pubblicare il solito singolo, l'ep di sorta, oppure una compilation con brani già presenti negli album precedenti, ma hanno voluto dare ai propri fan una testimonianza di come era la band prima che diventasse in sostanza quella che è poi diventata. E' facile intuire sin da subito il contenuto del suddetto disco grazie all'adesivo posto in copertina che dice chiaramente che questa raccolta contiene vecchie registrazioni, demo risalenti al 1989 e soprattutto i tre brani presenti nello ormai raro primissimo ep dal semplice titolo "Meshuggah" (il quale originariamente avrebbe dovuto chiamarsi Psykisk Testbill - Test Psicologico). Se ci pensiamo bene è un'operazione tanto intelligente quanto rischiosa questa, ma i Nostri sembrano amare il rischio, anzi, sembrano vivere proprio di questo. Pensiamo solamente a quando venne loro in mente di proporre un sound così tecnico ed estremo. Certo nessuno si sarebbe aspettato una esplosione di notorietà tale da farli diventare più che nome, ma una sorta di credo musicale. La prima a crederci fu la Nuclear Blast in quel 1989, anno in cui venne realizzato il primo demo. Fu una scommessa anche per loro in definitiva e dobbiamo dire che questa scommessa è stata ampiamente vinta da entrambi le parti. Tornando al contenuto vero e proprio dunque, al suo interno troviamo ben dieci brani che appunto vanno a ripercorrere i loro inizi, nel quale sicuramente andremo a scoprire delle cose davvero interessanti. Sapete benissimo che noi di Rock & Metal In My Blood diamo un'importanza particolare ai testi delle canzoni che compongono ogni singolo disco, e che sia un album, un ep, od un singolo, ci teniamo particolarmente a raccontarvi il loro contenuto sia musicale ma soprattutto quello che è a tutti gli effetti è il cuore di ogni brano, ovvero le liriche. Purtroppo in questo lavoro sono presenti quattro tracce nelle quali non sono reperibili i testi, ma noi vi racconteremo comunque a modo nostro le suddette song. A dir la verità i brani senza testo sarebbero ben sei, ma dato che i nostri sono dei giocherelloni e si divertono a punzecchiare i propri ascoltatori, se andiamo a cercare i testi dell'opener War o del brano Sovereigns Morbidity troviamo nientemeno che le liriche di Concatenation, ovvero l'opener di Chaosphere. Detto questo, non possiamo non fare menzione della cover di questa compilation. Solitamente i Meshuggah ci hanno abituati a copertine molto interessanti ed enigmatiche, proprio come la loro proposta, ed anche se ad un primo acchitto sembrerebbe che questa volta possiamo essere di fronte ad un semplice individuo intento ad indicare il titolo di questo lavoro, vi dico subito che questa persona non è stata messa li per caso. Colui che ci troviamo davanti non è altro che Per Wikstrom, un nome che probabilmente non vi dirà niente ma che risulta essere il tour manager della stessa band. Individuo anch'esso alquanto bizzarro, che troviamo anche sul retro della copertina in una "posa" ancor di più fuori di testa. Altra piccola ma significativa curiosità sta nel brano Sovereigns Morbidity, la quale (presente nell'omonimo ep Meshuggah) portava il titolo di Sovereignes Morbidity. Detto questo, direi di iniziare la nostra consueta analisi alla riscoperta di quello che vuole essere questo lavoro, ovvero ripercorrere le origini di una band tramite brani quasi introvabili nella loro veste originale.

War

"War (Guerra)". Il brano che apre questa compilation non poteva avere titolo migliore. Con un giro interessante di batteria ed un successivo riff che si fa ascoltare timidamente, il brano parte con una cattiveria impressionante grazie ad un blast beat ferocissimo e da una ritmica generale serrata. La velocità scema improvvisamente rimanendo comunque su livelli di tensione decisamente alti, ed è qui che la voce di Jens si rivela al pubblico con una grinta che fa quasi impallidire. Veloci, spietati e mai privi di rimorso. La song è assolutamente un'arma di guerra atta a distruggere l'ascoltatore e la band sa benissimo dove colpire per fare del male. Con il ritornello urlato in maniera malatissima ed allucinante, i Meshuggah tornano a picchiare durissimo come avevano fatto pochi secondi prima, assestando un colpo micidiale che non lascia scampo. Ad un certo punto il suono si ferma improvvisamente, sfumando quel tanto che basta per far intendere che probabilmente le ostilità siano finite qui. Ed invece un altro virtuosismo di batteria ci riporta nel conflitto più spaventoso di sempre, dove i Nostri si ripresentano con un assolo che, come di consueto, è totalmente fuori di testa ma al tempo stesso dannatamente efficace. Le vocals sembrano cresce di intensità e cattiveria, così come a tratti sembra che il caos sonoro dei nostri svedesi sia in procinto di sfuggire al loro controllo, per poi riuscire con grande maestria e controllare questa bestia feroce che sembra imbizzarrirsi sempre di più fino a volgere al termine con l'ennesima prova del singer a dir poco disumana ed una doppia cassa spaventosa, corredata da basso e chitarre di uno spessore esagerato. War finisci qui, un episodio di esigua durata (parliamo di nemmeno tre minuti) in cui viene sprigionata una potenza spettacolare ed una velocità di esecuzione che come mai prima d'ora si era sentito in un loro brano. Da quello che si può intuire ascoltando il brano, (si, questo è uno di quei brani in cui non sono presenti le liriche) si parla di sofferenza e dolore provocate dalle guerre, da quello che l'uomo in sostanza provoca giocando con la vita degli altri. Non possiamo purtroppo entrare troppo nel dettaglio, ma vi assicuro che a livello puramente sonoro la sensazione di trovarsi in trincea sotto i colpi mortali del nemico, viene espressa a meraviglia. 

Cadaverous Mastication

"Cadaverous Mastication (Masticazione Cadaverica)" è il primo brano presente nel primo ep "Meshuggah". L'inizio è contraddistinto dal continuo percuotere di tom da parte del primo batterista della band Lundgren, con tanto di riff bello pesante ed un basso estremamente efficace. Le tempistiche iniziano con un mid tempo ossessivo, il quale spiana la strada a Kidman che si fa notare fin da subito per una impostazione vocale non troppo distante da quelle sonorità thrash che avevano caratterizzato gli esordi del gruppo. Pur risultando comunque piuttosto personale e mai troppo simile ad altri colleghi del genere, si capiva che c'era ancora da maturare e da smussare qualcosa per poter risultare "unici". Ogni singolo battito di rullante ha il peso di un macigno, e quando il drumming inizia ad accelerare veniamo in qualche modo preparati per un qualcosa di estremamente esplosivo. In realtà alla band piace molto giocare su questo fattore, e mette in tavola la carta dell'imprevedibilità. Infatti quando tutto sembra pensare a questa esplosione sonora che sembra arrivare da un momento all'altro, ecco che torniamo ad ascoltare quel mid tempo che aveva caratterizzato l'inizio del pezzo. Ora il tutto sembra molto più tranquillo e ragionato, ma ecco che ancora una volta, arriva il fattore sorpresa che si presenta con un ottimo assolo da parte di Fredrik che si interseca perfettamente con l'altra ascia in maniera pressoché perfetta. Al minuto 3:10 assistiamo a quello che poi sarà e diventerà il sound appesantito e preferito dai Meshuggah, ovvero quei riff monolitici e pesantissimi che diventeranno un marchio di fabbrica indiscutibile. Le ritmiche si fanno più serrate ed incontrollate, mentre le due voci (di Kidman e Thordendal) si compensano a vicenda risultando vincenti e spettacolari. Ora la velocità viene meno, ma il refrain è indiscutibilmente valido. A questo punto assistiamo ad un mutamento vero e proprio da parte del brano grazie ad un arpeggio delicatissimo ed un assolo che da li a breve va a coprirne il volume. Questa sezione sembra voler essere una piccola parentesi, o pausa se preferite, prima di un'altra strofa bella carica di groove che si conclude con un aumento di intensità mai troppo forzato o fuori luogo. Il brano sfuma dolcemente fino al termine, dove la cosa che salta immediatamente all'orecchio è l'intraprendenza ed anche la sfacciataggine con il quale i Nostri si erano presentati sul mercato nell'ormai lontano 1989. Gli stessi componenti avevano già allora una forte personalità che stava aspettando solamente di essere affinata per poi farsi vedere in tutto il proprio splendore.

Sovereigns Morbidity

"Sovereigns Morbidity (Sovrani della Morbosità)". L'ottimo riff iniziale viene esaltato da una batteria intermittente che esplode successivamente con sonorità tipicamente thrash. La voce è veloce e lascia poco spazio all' imagginazione, mentre la sezione ritmica non accenna a limitare l'incedere. Le strofe arrivano una dietro l'altra e ci vengono sparate ad una velocità pazzesca, mentre il resto della band continua imperterrito a macinare note su note. Il conflitto che è in atto tra le nostre personalità viene espresso musicalmente molto bene, e sembra quasi che una di queste entità cerchi sempre di prendere il sopravvento sulle altre. Ma dove di trova esattamente questa nostra entità? E' semplicemente imprigionata in questa gabbia organica che noi chiamiamo corpo, e si sente incarcerata come se fosse un prigioniero. Come tale vuole evadere in tutti i modi, deve riuscire in qualche modo a prevalere. "Condivido ogni sua riflessione, ogni mia parole è un suo pensiero e mi sforzo di condividere ogni idea, ma trovo sempre un'opposizione". Siamo in qualche modo interconnessi e sentiamo anche che la nostra anima sta lentamente appassendo e ci sta abbandonando. Segue dunque una pausa dettata da una chitarra profonda e da una batteria che accenna a percuotere i propri tom, e possiamo trovare un assaggio di un primo assolo, il quale dopo aver lasciato per un breve momento alla voce di Jens, riprende esattamente da dove era stato interrotto, risultando oltremodo preciso e straniante. Il ritmo diventa più cadenzato, quasi ossessivo, il quale prelude una bella parte strumentale caratterizzata da una chitarra monolitica e da un drumming chirurgico e coinvolgente, il quale con una breve parentesi di doppio pedale non troppo veloce, ritorna a picchiare ad una velocità decisamente più sostenuta. La voce si fa via via più profonda, a tratti al lime del growl, espediente il quale va a concludere una song che non varia molto nella propria interezza (salvo un paio di trovate piuttosto interessanti), ma che comunque si fa ascoltare piacevolmente e riesce a coinvolgere fin dal suo primo ascolto. Per quanto noi ci sforziamo nel districare questi legami maligni e cercare di tornare quello che eravamo un tempo, troviamo sempre un ostacolo che ci impedisce di farlo. In questa gabbia mentale assorbiamo noi stessi, e l'unica vera certezza è solamente la nostra sofferenza. Ci sforziamo di eludere la faccia del nostro alter ego per tornare ad essere noi stessi, e per farlo dobbiamo riuscire a ricollegare la nostra anima con il nostro pensiero. Eppure sentiamo dentro noi stessi che ormai tutto è finito, e che tutte le speranze e le illusioni che ci eravamo fatti si stanno indebolendo così tanto da risultare vani. La nostra mente dunque è divisa in un sistema di due distinte creazioni, ci sforziamo per raggiungere qualcosa che possa separarle per poter tornare ai fasti del passato. 

The Debt Of Nature

"The Debt Of Nature (Il Debito della Natura)" si presenta con una chitarra che si avvicina minacciosa verso le nostre orecchie, accompagnata da un basso prepotente e martellante. Ogni tanto possiamo sentire qualche colpo di rullante che viene alternato con sapienza con tom e chalreston. Il pedale è cadenzatissimo e lascia spesso spazio ad un riff chitarristico pesante e molto ben fatto. Altro giro di tom con crash prontamente stoppato dalle mani di Lundgren e si parte con un ritmo non troppo sostenuto per la verità, ma dannatamente efficace e penetrante. La voce in questo caso viene assestata molto bene, e l'ingresso in scena da parte del singer combacia perfettamente con una buona dose di velocità, la quale aumenta considerevolmente per poi lasciare nuovamente spazio ad una sezione ritmica di grande impatto. Proseguiamo con un'altra strofa, dove troviamo delle sonorità decisamente decise che, complice un ulteriore aumento di intensità e velocità, riescono a conferire un'anima prepotente alla song. Ottima la parte strumentale che ci viene offerta con un mid tempo altamente devastante e basso e chitarra che conferiscono un ulteriore peso da sopportare. La tensione, ad un certo punto, viene leggermente smorzata da un refrain, il quale viene letteralmente spazzato via ancora una volta dall'incedere costante di martellate sonore. Arriviamo ad una ulteriore strofa che sembra essere cantata da un maniaco tanto è il coinvolgimento emotivo offertoci dalla band, ma quando viene lasciato spazio nuovamente alla strumentazione, troviamo un assolo schizofrenico ed un conseguente aumento deciso di tempo che viene sorretto ottimamente da una chitarra assolutamente efficace ed affascinante. Il cantato si fa molto più equilibrato e ci si avvia verso la conclusione tramite un'accelerazione improvvisa che va a chiudere un ottimo brano. Anche in questo frangente purtroppo, le liriche non sono reperibili e basandoci solamente sul titolo della song possiamo solamente dedurre che l'uomo ha un grosso debito con la natura. Un debito talmente grande che cresce di continuo e sembra non volersi fermare. 

By Emptyness Abducted

"By Emptyness Abducted (Con Vuoto Rapito)". L'inizio è affidato alle due chitarre, le quali tessono una tela terrificante nel creare uno stato confusionale a dir poco magistrale. Se infatti la prima si cimenta in un riff poderoso e granitico sorretto da una sezione ritmica di tutto rispetto, la sua controparte si mostra a noi con soluzioni semplici ma che riescono a trasmettere quella sensazione di follia che ritroviamo nei due lavori Destroy, Erase, Improve e soprattutto in Chaosphere e che andrà a caratterizzarne anche i futuri lavori. L'inizio della prima strofa coincide con un sound stoppatissimo e martellante, fino a quando Jens non decide di urlare nel proprio microfono e stordirci una volta per tutte. Il sound si fa più pesante, cattivo, oscuro, per poi tornare nuovamente sui propri passi con una disinvoltura impressionante. Piccola pausa dettata da un arpeggio molto deprimente, dove mille sensazioni affiorano in ognuno di noi ma non si riesce a decifrare quella adatta per questo momento. E' strano, tremendamente strano. Il lavoro di batteria è delicato ed articolato allo stesso tempo; il pizzicare dolcemente il ride, giocare con i tom ed il pedale inserendo un po' a sorpresa il rullante sono tutti tocchi sopraffini di una band che è dotata di una tecnica mostruosa. Se precedentemente le chitarre risultavano stoppate, ora lo sono ancor di più. Sembrano soffocare, sembra che le corde siano prese per il collo; e nonostante vengano chiuse in questa morsa, esse cercano sempre di emettere il proprio suono per cercare di sopravvivere. Kidman si lascia andare, perde ogni freno inibitore ed inizia ad urlare con un pazzo ed il risultato è spettacolare. Un grande interprete che rende al meglio una situazione musicalmente esasperata ed arida. Ne segue il chiaro assolo offertoci da Thordendal il quale si dimostra sempre fuori da ogni schema ma sempre tremendamente vincente. Ora il sound è più libero di esprimersi ed il pezzo ne trae sicuramente giovamento. Batteria tecnicissima, basso penetrante e chitarre roventi. Questa è la perfetta conclusione per un pezzo che inizialmente può spiazzare, ma considerando che si tratta di una traccia mai inserita in un lavoro (fino qui) ufficiale, possiamo comunque concludere che By Emptyness Abducted è 100% Meshuggah e questo basta e avanza per farsi apprezzare. 

Don't Speak

"Don't Speak (Non Parlare)" parte subito a cannone sia con le vocals sparate senza un minimo di preavviso, sia con una ritmica decisamente imponente ma non esageratamente pesante. Certo, il sound è sostenuto, ben calibrato ed attento a non sfociare nel caotico, ed i Nostri si sono dimostrati sempre maestri nel proporre soluzioni al limite della comprensione. Anche in questo caso ci troviamo di fronte ad un brano che seppur nella sua semplicità iniziale riesce a catalizzare tutta la bravura tecnica e compositiva della band. Le urla sono spettacolari nel proporsi malate ed a tratti insopportabili. Sembra quasi che Jens sia messo sotto tortura, ed in preda alla follia ne decanta tutta la propria sofferenza. Le chitarre sono pesantissime e la sezione ritmica sempre ricercata e tecnicissima. Il riff che ne segue è esageratamente duro e conferisce al brano quella leggera varietà di cui ha bisogno. La doppia cassa ad un certo punto si libera definitivamente dalle proprie catene ed inanella una sorprendente esecuzione da togliere il fiato. La voce del frontman continua imperterrita a fare feriti sul campo, perché l'ascoltatore deve soffrire con la band percependo tutto il dolore provocato. Arriva il momento dell'assolo, e mentre la doppia cassa viaggia spedita come un treno, ci troviamo davanti l'ennesima prova superlativa da parte di Thordendal, il quale ci annienta definitivamente tramite un'esperienza fuori dal comune. Una prova disumana assurda che elimina ogni equilibrio mentale e psicologico. Le chitarre proseguono con distorsioni meno ossessive e vengono stoppate per poi essere lasciate libere di esprimersi con una furia devastante che viene alimentata ancor di più da delle urla strazianti che vanno a concludere un pezzo molto particolare che vive di guizzi improvvisi ed imprevedibilità. Anche in questo caso non possiamo purtroppo raccontarvi le liriche, ma non possiamo certo rimanere impassibili dinanzi ad una prova collettiva davvero di grande spessore. 

Abnegating Cecity (Demo Version '90)

"Abnegating Cecity (Demo Version '90) - (Cieca Abnegazione)", è una song che possiamo trovare trovare nel debut album del 1991 dal titolo "Contradiction Collapse". Una chitarra stonatissima ci introduce in questo inizio di brano, mentre la batteria parte immediatamente a cannone con ritmiche decisamente serrate. Un inizio di assolo assolutamente inconsueto e particolare lascia lo spazio a delle chitarre che si fanno sempre più minacciose. Con l'arrivo delle prime vocals veniamo introdotti in qualcosa che è dentro ad ogni nostro pensiero. Giusto o sbagliato che sia, chiunque ha delle proprie idee ed un proprio credo, ma purtroppo c'è e ci sarà sempre chi sarà sempre pronto a criticarle. Qualunque siano le nostre scelte o le nostre convinzioni, troveremo sempre quel qualcuno pronto a dover dire la sua in merito, cercando di farci cambiare idea. I tempi dettati dalla batteria sono a dir poco marziali, e assumono quasi una valenza estremamente pericolosa. Un breve momento caotico lo possiamo trovare nei primi momenti della song, la quale però è abilissima a rialzarsi quasi all'improvviso grazie ad una sezione ritmica pesante come un macigno che stringe intorno alle nostre meningi fino a farle esplodere. Molti credono che viviamo in una sorta di "guscio primordiale" e che non siamo in grado di vedere le cose al di là delle nostre credenze. Non è sempre così, ovviamente esistono persone che non vedono oltre al loro pensiero e non sono capaci di aprirsi per constatare se effettivamente le loro convinzioni siano o meno giuste. Ci sono però anche quegli individui che, una volta fatti tutti gli accertamenti del caso, rimangono convinti delle loro scelte e queste non devono essere criticate perché diverse da altre. Eppure cercano di farci il lavaggio del cervello tramite le loro menzogne e falsità solamente per farci cambiare idea per abbracciare i loro ideali. Ora troviamo l'assolo da parte di Thordendal e ce lo gustiamo in tutta la sua stranezza compositiva che lascia il posto ad una strofa sparata a folle velocità. Velocità che andiamo a trovare anche musicalmente, dove una sezione ritmica pesantissima riesce rimanere costante, alternando delle stoppate micidiali con singoli colpi di pedale e rullante. Un mid tempo insomma che incute letteralmente terrore. Proseguiamo con una bellissima cavalcata di doppia cassa ed un basso incredibilmente devastante, i quali accompagnano una voce disperata ed ossessiva ed una chitarra che più penetrante non si può. In questo frangente la nostra dignità tende a vacillare dinanzi a queste falsità, e lo fa purtroppo dall'interno di noi stessi. Nella nostra testa la confusione inizia a prendere il sopravvento con un turbinio di emozioni, quali caos e gioia, che ci divorano letteralmente l'anima. Ormai hanno ipnotizzato la nostra mente e cerchiamo un qualcosa per poter poter continuare a vivere e contemporaneamente rimanere noi stessi. Ecco che ora ci troviamo ad un altro cambio di tempo a favore di un 4/4 spiazzante che viene stravolto da soluzioni uniche che lo stesso Haake decide di inventarsi per dare brio alla proposta. La song si conclude con una dissolvenza che piano piano va a sparire fino a non farci udire più suono alcuno. In fondo un tempo ci sentivamo sovrani della Terra con le nostre convinzioni e le nostre certezze. Eppure c'è sempre qualcuno o qualcosa che deve farci dubitare delle nostre scelte, favorendo l'instabilità mentale e facendo crollare quelle che un tempo erano le fondamenta del nostro vivere sereni. Il brano è veramente bello ed affascinante e nella sua versione finale risulta essere anche uno dei migliori dell'intero disco. Un episodio che inizia a distaccarsi da quelle sonorità tipicamente thrash per come lo conosciamo, proponendo soluzioni personalissime e soprattutto vincenti. Questa versione demo porta con sé una registrazione più corposa dei suoni ed una voce troppo carica di quell'effetto eco seppur leggerissimo. La controparte finale presente in Contradiction Collapse è sicuramente più interessante grazie ad un sound più "secco" e di impatto. L risultato finale è comunque perfetto in ogni sua parte, e questa versione non fa altro che confermare la grande qualità dei nostri svedesi. 

Internal Evidence (Demo Version '90)

"Internal Evidence (Demo Version '90) - (Evidenza Interna)". Anch'essa contenuta in Contradiction Collapse ed anch'essa qui proposta nella sua versione demo. Un bel solo di batteria ci introduce all'ascolto di questa song, il quale viene raggiunto da una sezione ritmica bellissima e pompata. La prima strofa arriva quasi nell'immediato ed è sostenuta perfettamente da una strumentazione incredibilmente efficace e spezzacollo. Le urla di Kidman incutono rabbia ed il lavoro di chitarra è assolutamente devastante. In mezzo a queste urla ed a queste sonorità dirompenti, riflettiamo sul fatto che ogni giorno, ogni volta che ci svegliamo, pensiamo e speriamo che sia sempre la giornata giusta per poterci godere la vita; ed invece capita il momento in cui guardiamo verso il basso, e facendo un esame di coscienza, cerchiamo di capire tutto quello che ignoriamo. Ci si rende conto che stiamo letteralmente affogando nei nostri errori, in un mondo che abbiamo devastato con le nostre mani. Stiamo compiendo un omicidio nei riguardi della nostra Terra, solo non ci ci rendiamo conto di quanto male le stiamo procurando. Una bellissima e decisamente tecnica parte strumentale ci fa apprezzare totalmente il lavoro al basso di Nordin che pare un martello pneumatico intento a devastare ogni cosa con un sound pesantissimo e continuo. Un leggero assolo assolutamente e volutamente stonato riesce a donare una ventata di aria fresca al brano, il quale si presenta con uno stop-and-go impressionante ma forse anche un pochino macchinoso, che però riesce sempre ad essere interessante. Arriverà purtroppo il giorno il cui una pietra tombale imponente si ergerà al cospetto dei pochi sopravvissuti, con su incisa la disarmante scritta "Qui giace la vita". Forse in quel momento capiremo dia ver sprecato una risorsa vitale per il futuro. Il protagonista di questo brano si ritrova quindi sveglio, e capisce di essere ancora vivo ma non si capacita del fatto di essere presente ed intrappolato in un corpo e catapultato in questa orribile realtà da qualcuno che lo ha creato senza il suo volere. Si sente praticamente chiuso in un universo ostile e si rende conto che ogni giorno passato, ogni minuto lasciato alle spalle, altro non è che un altro passo in avanti verso la morte. Il tempo rallenta vistosamente per poter permettere ad un altro assolo straniante di proseguire nel ricreare variazioni di tempo con una complicità mostruosa da parte del drummer che si destreggia in maniera disumana dietro il proprio drum set. L'aumento quasi repentino di velocità permette al singer di riprendere in mano le redini del brano riuscendo a portarlo ad un livello superiore. Per un momento sentiamo una voce che parla all'ascoltatore, per poi lasciare nuovamente spazio agli strumenti che, con un ultimo vocalizzo del frontman, concludono un brano a dir poco affascinante. Un lavoro bestiale che mette in mostre le innumerevoli doti tecniche dei singoli che si fondono per creare un assalto sonoro incredibile. Anche qui, come per il brano precedente, troviamo una registrazione un po' più sporca rispetto a quella che sarà poi la versione finale, ma anche in questo caso il risultato finale è a dir poco eccezionale. 

Concatenation Remix

"Concatenation Remix (Concatenazione)" è un pezzo molto importante per i Meshuggah. E' infatti il brano che apre Chaosphere ed è anche quello che sancisce a tutti gli effetti la strada definitiva che andranno ad intraprendere i Nostri a livello stilistico. Se infatti Destroy, Erase, Improve era già di per sé un tassello importantissimo per quel che concerne la crescita artistica dei ragazzi di Umea, Chaosphere marca ancor di più il territorio tracciandone il solco definitivo. Iniziamo con un sound terrificante dettato da una batteria pesantissima ed articolata, e la prima cosa che possiamo notare è un leggerissimo andamento più lento rispetto alla sua controparte originale. Eppure il caos viene servito così, su di un vassoio d'argento, prendendoci di sorpresa senza troppi preamboli. Il suono è pesante, soffocante, ed il bello pare che debba ancora arrivare. All'appello manca la voce di Kidman la quale non si fa attendere troppo. Con una furia incredibile i Nostri ci catapultano in una sorta di dimensione parallela dove la nostra mente sembra essere imprigionata in una gabbia organica che altro non è che il nostro corpo. Diciamo imprigionata perché sembra essere un qualcosa di estraneo ad esso. Ad un primo impatto parrebbero una cosa sola, eppure la nostra mente si sente come fosse un'entità estranea. Come se fosse un qualcosa a se stante e lontano di ogni tipo di concezione. E' vero che le parole ed i pensieri sono collegati tra di loro, ma è tale lo sforzo da sostenere che questi due elementi non riescono a condividere armoniosamente in un unico involucro. La frase "Dualità all'interno della singolarità" va proprio a rimarcare il concetto separando le due situazioni. Sembra quasi di trovarsi di fronte a due estranei costretti a convivere forzatamente. L'eccesso di violenza sprigionato dalla band è un qualcosa di incredibile; un continuo martellare grazie ad una sezione ritmica che demolisce ogni cosa gli si pari davanti. Le urla di Jens sono impressionanti, sia per livello di tonalità che per espressività, e parlare di espressività tramite delle urla vi può far apprezzare maggiormente il lavoro certosino di questi folli musicisti. Non solo, l'assolo di chitarra che ne segue è un qualcosa di altamente disturbante e malato. Non si può pensare di concepire un solo del genere senza dover successivamente pagarne le conseguenze. Dopo questa parentesi si continua con una sezione strumentale da brividi, che con un sound devastante, arriva direttamente nelle orecchie dell'ascoltatore per poterle perforare. Ed è una sensazione bellissima. In qualche modo si cerca di effettuare una fusione tra il corpo e la mente, ma in realtà non vi è una certezza assoluta che ciò avvenga. L'unico fatto sicuro è che noi soffriremo. Un distacco che ad un certo punto sembra essere stato indotto con il tentativo di generare e sperimentare proprio la sofferenza. In tal proposito si odono le urla disperate del singer, il quale sembra essere proprio lui la cavia di questo orribile esperimento. Urla che invocano il ricollegare la propria anima a se stesso, e quindi ridarle un corpo. Anche le ultime speranze sembrano scorrere via senza riuscirla a riacciuffarle, e tutte le parole di una nuova sperimentazione diventano delle illusioni atroci. Il corpo si indebolisce di conseguenza, mentre l'anima si spegne molto lentamente. Le ultime parole hanno un sapore che sa tanto di sentenza: "Sono sparito, perso, eliminato, non esistente". L'abbandono alla vita terrena ed ultraterrena è definitivamente compiuto, e la cosa che fa maggiormente rabbia, sono le atroci sofferenze patite prima di morire. Ultimo atto in cui la band da un ultimo colpo di coda alla crudeltà messa in musica, con urla disumane e distorsioni esagerate. Rispetto al brano originale, questo remix (se così vogliamo chiamarlo), ha una durata di un paio di minuti circa in più ed è leggermente più pompata nel suo essere "pesante". Sembra quasi più lenta e soffocante e devo dire che funziona benissimo anche in questa maniera. La voce inizialmente si fa attendere un po' di più rispetto alla sua controparte, ma il tutto è dannatamente oscuro e molto ben riuscito.

Ayahunasca Experience

"Ayahuasca Experience (Esperienza Ayahuasca)" è l'ultimo pezzo presente in questa compilation, ed è un brano allucinante sotto molti punti di vista. L'inizio è affidato ad una batteria che viaggia per conto proprio, così come i riff malatissimi di chitarra. La cosa che colpisce sono le urla che possiamo udire, ma non sono le grida di Jens ma bensì sono delle disperate ed allucinanti grida di gente comune in preda al panico. Il basso ad un certo punto assume le redini della song, mentre la batteria si limita a fare da comprimaria mentre le chitarre si prestano timidamente a farsi sentire con soluzioni a dir poco assurde. All'improvviso queste grida aumentano di intensità, e sembra di ascoltare un gruppo di zombie alla disperata ricerca di cibo. Thordendal prova ad emergere con la sua sette corde, e per un breve momento ci riesce anche. Solo che questi disperati sembrano non voler lasciare troppo spazio alla musica intromettendosi sempre sul più bello o proprio quando la band sembrerebbe tirar fuori le unghie. In un paio di momenti Ayahuasca Experience sembrerebbe sul punto di terminare, ma puntualmente ecco riemergere la pazzia incontrollata che non vuole lasciare un minimo di respiro. Il brano insomma è un tripudio di caos tecnico e fuori controllo, che potrebbe anche risultare piacevole ma è anche altamente indigesto da ascoltare. Le liriche non esistono, anche perché gli unici vocalizzi sono dettati proprio da queste urla strazianti. Analizzando il titolo però, possiamo capire moltissime cose. La Ayahuasca infatti non è altro che una bevanda curativa proveniente dal Perù, la quale otre a dare dei benefici è un infuso altamente allucinogeno. Ecco spiegato il motivo di questa follia e di queste grida assurde che possiamo ascoltare durante l'esecuzione del brano. Questa bevanda viene preparata da antichi sciamani (Curanderos) con foglie di chacruna e liane dell'ayahuasca, detta anche liana dei morti. La combinazione di queste dei principi attivi di queste due piante fanno si che l'individuo inizi ad avere delle visioni ed il suo corpo inizi ad espellere da ogni orifizio una grande quantità di liquidi. Tutto questo fa parte del processo di purificazione dell'individuo che viene così introdotto in una fase di rinascita. 

Conclusioni

Siamo arrivati alla conclusione di questa compilation, e possiamo dire che i Meshuggah sono riusciti a fare centro per l'ennesima volta. Troppo facile per loro immettere sul mercato l'ennesimo singolo o l'ennesima traccia riproposta in tutte le salse. Qui ci troviamo di fronte a brani mai sentiti, altri praticamente introvabili, ed a versioni demo di grande spessore, sempre e comunque nel pieno rispetto dei propri fan. I Nostri non fanno mai niente per caso, tutto è studiato nei minimi particolari per fare in modo che il fan possa trovare quel qualcosa di sempre stuzzicante in attesa di un nuovo album di inediti. Qui si ripercorre quel minimo (parliamo sempre di più di dieci anni) di esperienza che fino a qui ha contraddistinto la band, passando dal simil thrash degli esordi fino a quel meraviglioso sound che abbiamo scoperto, ed hanno scoperto, tramite due dischi enormi e soprattutto fondamentali, ovvero Destroy, Erase, Improve ed il successivo Chaosphere. Dischi che sono destinati a rimanere a lungo nella memoria di chiunque voglia ascoltare buona musica, e di chi ha iniziato ad amare la band di Umea. Lavori di questo calibro sono praticamente inarrivabili; è come parlare di un Master of Puppets o di un Reign in Blood. Capite benissimo anche voi quindi di che livello di qualità stiamo parlando. In questo caso non mi sento di parlare di operazione commerciale, perché il contenuto è qualitativamente alto e, come detto, possiamo trovare delle chicche interessantissime. Prendiamo ad esempio un brano come War: devastante, potente e molto ben caratterizzato. Un pezzo che sarebbe potuto benissimo essere incluso per esempio in Destroy... il quale non avrebbe certamente sfigurato. Oppure la versione remix di Concatenation che poi tanto remix non è nel vero senso della parola. Chi si aspettava delle incursioni elettroniche atte a astrravolgerne la struttura rimarrà fortunatamente deluso. Dico fortunatamente perché nella maggior parte dei casi i brani che vengono per modo di dire "toccati" da queste soluzioni il più delle volte vengono letteralmente rovinati ed un pezzo come quello appena citato non merita assolutamente questo trattamento. Diciamo di trovarci di fronte ad un allungamento gradito con conseguente leggero rallentamento che, nel complesso, non fa perdere minimamente quella vena distruttiva di cui gode il brano. Interessante anche il fatto di ascoltare questa evoluzione tramite i pochi cambi di line up che fino a questo momento hanno interessato i Nostri, ma è un discorso anche questo, che risulta decisivo ai fini della struttura finale di questa creatura. Nel disco sono presenti anche due tracce multimediali, ovvero quel brano bestiale dal titolo "New Millenium Cyanide Christ" (inclusa nell'album Chaosphere) e diventata un vero e proprio cavallo di battaglia ad ogni live, e sempre da quel disco, la totalmente folle versione live di Elastic. Folle perché questa song non è solamente una canzone, ma è una vera e propria esperienza extracorporale che vi consiglio caldamente di scoprire, ma soprattutto di cercare di arrivare fino in fondo senza dover rimetterci la vostra sanità mentale. Per la prima immagino che dal vivo possa solamente mietere vittime con la sua vena distruttiva, mentre per la seconda non oso immaginare le conseguenze che possa avere una volta distribuita su di un palco. Ai Meshuggah non gli si può proprio rimproverare nulla, sono abili maestri sia come musicisti sia per cosa scelgono di dare in pasto alla gente. Operazioni di questo tipo non sono certo nuove, ma se guardiamo il contenuto non possiamo fare altro che applaudirli. E' vero, hanno impiegato tre anni per far uscire qualcosa dopo Chaosphere, ma dobbiamo dire che l'attesa è stata ampiamente ripagata. In attesa dunque del nuovo lavoro che uscirà esattamente un anno più tardi dal titolo Nothing, possiamo dire di avere tutto il tempo di metabolizzare anche questo disco, perché si sa, tutto quello che esce dalla mente di questi svedesi non è mai semplice od immediato. Ed è prorpio questa la loro forza, proporre canzoni a volte cervellotiche ed articolate all'inverosimile che ci costringono a cogliere ogni tipo di sfumatura possibile, e credetemi, qui di roba da interpretare ce né in abbondanza. 

1) War
2) Cadaverous Mastication
3) Sovereigns Morbidity
4) The Debt Of Nature
5) By Emptyness Abducted
6) Don't Speak
7) Abnegating Cecity (Demo Version '90)
8) Internal Evidence (Demo Version '90)
9) Concatenation Remix
10) Ayahunasca Experience
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