MESHUGGAH

Meshuggah

1989 - Garageland records

A CURA DI
FABRIZIO IORIO
08/01/2016
TEMPO DI LETTURA:
8,5

Introduzione Recensione

Iniziamo un nuovo percorso discografico con una band molto particolare ed assolutamente personale, che ha scritto pagine importanti e fondamentali per la musica metal moderna, in particolare di quella estrema. Stiamo parlando degli svedesi Meshuggah, veri e propri pilastri di un certo tipo di metal estremo impostosi negli ultimi anni al grande pubblico. Attenzione però, l'estremismo proposto dai nostri non ha niente a che fare con un genere particolare quale può essere il death metal o il black. Qui parliamo di un sound talmente personale da non riuscire a catalogarlo in un frangente precisato, soprattutto disco dopo disco i nostri ragazzi svedesi hanno evoluto il loro sound in maniera incredibile facendolo risultare unico nel proprio genere, fondendo il thrash degli esordi infarcendolo di tecnica (grazie a membri preparatissimi) ed anche di una spessa componente progressive / groove, dando vita ad un movimento che sarà di esempio per numerose band avvenire, ovvero il cosiddetto "Djent". Ma andiamo con ordine. Siamo nel 1987 e nella cittadina svedese di Umea nasce il primo nucleo gruppo, formato inizialmente da Jens Kidman (voce e chitarra), Johan Sjorgen (chitarra e backing vocals), Jorgen Lindmark (basso) e Per Sjogren (batteria); il nome scelto per questa formazione è appunto "Meshuggah", che in lingua ebraica significa letteralmente "pazzo". La band registra vare demo e si ritrova in poco tempo senza il vocalist Kidman, il quale decide di mollare e formare un altro gruppo dal nome Calipash comprendente oltra a lui anche il chitarrista Torbjorn Granstrom, il bassista Peter Nordin ed il batterista Nicolas LundgrenGranstrom abbandona immediatamente la band e viene sostituito da Fredrik Thordendal, il quale aveva già avuto esperienza come chitarrista nella band heavy metal Metallien, registrando solamente alcuni demo. Il nuovo gruppo così formato riprende per volontà del singer il nome Meshuggah e nel 1989 la band pubblica il suo primo EP omonimo (anche se in origine il titolo ufficiale sarebbe dovuto essere "Psykisk Testbill -Test Psicologico") carattere rizzato da una copertina minimale ed allucinante (pregna di effetti visivi a dir poco "stranianti") ed uscito per una piccola etichetta svedese (la "Garageland Records") proveniente proprio da Umea. Il sound contenuto in questo primissimo vagito è da considerarsi un thrash metal dalla forte personalità, contraddistinto da ritmiche pesanti come macigni, debitore dell'esperienza groove. Queste tre tracce presentate in questo lavoro le si possono ritrovare nella compilation "Rare Trax" pubblicata nel 2001 per la Nuclear Blast; nota particolare è che si tratta dell'unico lavoro con Niklas Lundgren dietro le pelli, in seguito prontamente sostituito da quel mostro tentacolare che risponde al nome di Tomas Haake, senza offesa per Niklas, decisamente di un altro livello. Il prodotto è una rarità assoluta, con una tiratura limitata sotto formato quarantacinque giri stampato in sole mille copie. Una testimonianza importante dunque per conoscere le origini di una band che di lì a pochissimo tempo inizierà a sfornare lavori interessantissimi e sempre più complessi, dove ad essere messa a dura prova sarà la stabilità mentale degli ascoltatori, grazie ai "viaggi" estremi che i Nostri inizieranno a proporci. Iniziamo dunque dal principio, da queste tre song che fungono da presentazione e dimostrano sin da subito quell'attitudine che contraddistinguerà il gruppo negli anni a venire. Un assaggio interessante che andiamo ad analizzare come sempre nei minimi dettagli.

Cadaverous Mastication

La prima traccia che andiamo ad analizzare si intitola "Cadaverous Mastication (Masticazione Cadaverica)" ed è contraddistinta da un percuotere di tom da parte di Lundgren con tanto di riffing piuttosto pesante ed un basso estremamente efficace. Le tempistiche iniziano con un mid tempo ossessivo che spianano la strada a Kidman, il quale si fa notare fin da subito per un'impostazione vocale non troppo distante, per dire la verità, dal genere più propriamente Thrash, ma comunque personale ed interpretativa. Ogni battito di rullante pesa come un macigno, e quando il drumming inizia ad accelerare siamo preparati ad un qualcosa di esplosivo, ma in realtà è solamente un'illusione perché si ritorna su quel mid tempo ossessivo che contraddistingueva l'inizio del brano. Quando sembra tutto tranquillo, ecco un bell'assolo da parte di Fredrik che si interseca con la chitarra di Jens in maniera pressoché perfetta. Al minuto 3:10 assistiamo a quello che poi sarà il sound appesantito e preferito della band, ovvero quei riff monolitici e pesantissimi che diventeranno un marchio di fabbrica indiscutibile. Le ritmiche si fanno più serrate ed incontrollate, mentre le due voci del singer e di Thordendal  si compensano a vicenda risultando vincenti e spettacolari. La velocità viene meno, ma il refrain è indiscutibilmente valido. Ora assistiamo ad un mutamento da parte del brano con un arpeggio delicatissimo ed un assolo che da lì a breve va a coprirne il volume. Piccola parentesi che non deve demoralizzare, anzi, è una breve pausa prima di un'altra strofa bella carica di groove che si conclude con un aumento di intensità mai forzato o fuori luogo. Il brano sfuma fino alla fine lasciandoci un gusto particolare che stuzzica il proseguo dell'ascolto. Un brano decisamente intraprendente, dove i singoli membri si cimentano in una prova di grande spessore. Il testo è incentrato sulle nostre paure, sul combattere i mostri della nostra mente che prendono la forma di spaventosi orchi e terribili mutanti. Tutti noi possiamo passare dei momenti poco felici, miopi, ma noi vogliamo a tutti i costi rimanere qui dove siamo, senza arrenderci o lasciarci trasportare. Non importa se siamo costretti a combattere con le nostre paure più remote, non importa se dobbiamo soffrire e disperarci; sappiamo che il gioco vale la candela e una volta sconfitte le nostre paure avremmo nuovamente il controllo della nostra vita. La mortalità danneggia i nostri sogni, con la sua morbosità e con le sue menzogne svuota il contenuto dell'essenza vitale. Riportatemi a casa, dice il testo, affronterò le mie paure anche se sarò obbligato a cadere. Chissà in quanti piazzeranno una scommessa su di me, con la speranza che io non possa farcela; rimarrete delusi perché ne uscirò vincitore. Ci viene posta una domanda cruciale: cosa c'è per noi in questa società squilibrata, cosa ha da offrire che valga veramente la pena di combattere per sopravvivere? Per noi è giunto il momento di vedere come stanno realmente le cose, portami a casa e affronterò i mutanti che invadono la mia testa.

Sovereignes Morbidity

Passiamo a "Sovereignes Morbidity (Sovrani della Morbosità)", dove troviamo un bel riffing iniziale caratterizzato da una batteria intermittente che esplode con sonorità tipiche del movimento thrash del periodo. La voce è veloce e lascia poco spazio al respiro, mentre la sezione ritmica non accenna a limitare l'incedere. Le strofe vengono sparate con una velocità non certo indifferente mentre il resto della band continua a macinare chilometri di note. Segue dunque una pausa dettata da una chitarra profonda e da una batteria che accenna a percuotere i suoi tom, troviamo un breve assolo, il quale dopo aver lasciato spazio per un breve momento alle vocals di Kidman, riprende da dove era stato interrotto risultando oltremodo straniante e preciso. Il ritmo diventa molto più cadenzato, quasi ossessivo, che prelude una bella parte strumentale caratterizzata da una chitarra monolitica e da un drumming preciso e coinvolgente, il quale con una breve parentesi di doppio pedale non troppo veloce, ritorna a picchiare duro con velocità sostenuta. La voce, dal canto suo, si fa via via più profonda, a tratti al limite del growl, espediente il quale va a concludere una song che non varia molto nella sua interezza (salvo un paio di trovate che si pongono centralmente nell'impalcatura generale) ma che comunque si fa ascoltare piacevolmente e riesce a far scuotere le teste fin dal primo ascolto. In questo caso andiamo a trattare il conflitto che c'è tra le nostre personalità, come un'entità dentro noi stessi che cerca di avere il sopravvento. Questa entità si trova in questa gabbia organica, il nostro corpo, e si sente incarcerata come fosse un prigioniero. "Condivido ogni sua riflessione, ogni mia parola è un suo pensiero e mi sforzo di condividere ogni idea ma trovo sempre un'opposizione". Siamo interconnessi e sentiamo piano piano che la nostra anima sta appassendo, ci sta abbandonando. Per quanto ci sforziamo a districare questi legami maligni e cercare di tornare quello che eravamo, troviamo sempre un ostacolo che ci impedisce di farlo. In questa gabbia mentale assorbiamo noi stessi, l'unica certezza è la nostra sofferenza. Ci sforziamo di eludere la faccia del nostro alter ego per diventare quello che eravamo, dobbiamo riconnettere noi stesso e la nostra anima. Eppure sentiamo, proprio dentro noi stessi, che è finita, tutte le speranze e le vane illusioni che ci eravamo fatti si stanno indebolendo. La nostra mente è dunque divisa in un sistema di due distinte creazioni, ci sforziamo per raggiungere qualcosa che possa separarle per poter tornare ai fasti del passato. 

The Debt Of Nature

Ultima song presente in questo primissimo Ep dei Meshuggah è "The Debt Of Nature (Il Debito Della Natura)". Sentiamo una chitarra che si avvicina minacciosa verso le nostre orecchie accompagnata da un basso prepotente e martellante. Ogni tanto udiamo qualche colpo di rullante che si alterna con i tom e charleston. Il pedale è cadenzatissimo e lascia presto spazio ad un riff chitarristico pesante e molto ben fatto. Altro giro di tom con crash stoppato dalle mani di Lundgren e si parte con un ritmo non troppo sostenuto per la verità, ma tremendamente efficace. La voce in questo caso è molto ben assestata e l'ingresso da parte del singer combacia perfettamente con un buona dose di velocità che aumenta considerevolmente per poi lasciare nuovamente spazio ad una sezione ritmica di grande impatto. Si prosegue con un'altra strofa e sonorità piuttosto decise che, complice un nuovo aumento di velocità, conferiscono un'anima decisa alla song. Bellissima la parte strumentale che ci viene proposta con un mid tempo devastante e basso e chitarra che pesano come non mai. La tensione viene smorzata con un leggero refrain che viene però spazzato via ancora una volta dall'incedere costante di martellate sonore. Arriviamo ad una ulteriore strofa che sembra essere cantata da un maniaco tanto è il coinvolgimento offerto dalla band, ma quando viene lasciato spazio ancora una volta alla strumentazione, troviamo un assolo schizofrenico ed un aumento deciso di tempo che viene sorretto in maniera ottima da una chitarra assolutamente affascinante. Il cantato si fa più equilibrato e ci si avvia verso la conclusione con un'accelerazione improvvisa che conclude non solo un ottimo brano, ma anche questo Ep. Purtroppo le liriche di questo brano non sono rintracciabili e quindi basandoci solamente sul titolo della stessa non possiamo sbilanciarci più di tanto. Certo è che si presta ad una molteplice interpretazione e sarebbe azzardato pronosticarne un possibile evolversi.

Conclusioni

Insomma, tirando le somme possiamo dire che si tratta di un lavoro molto interessante, quel che ci viene proposto da questi giovani svedesi. E' vero che ci troviamo di fronte a solamente tre canzoni, e anche se il genere predominante è sostanzialmente il thrash con forti richiami a livello chitarristico a band come Testament su tutti, non possiamo non notare una certa personalità di base, anche grazie ai groove "assassini" che vengono sfoderati. Una pesantezza a livello ritmico che in certi frangenti fa tremare l'ascoltatore con soluzioni magari non innovative per il momento, ma sicuramente interessanti e a volte fresche. Anche il modo di cantare è piuttosto particolare, con urla a volte esasperate ed a volte controllate che creano una situazione di soffocamento in quanto sono tirate piuttosto sino al limite. L'unica pecca a livello vocale risiede nel fatto di sentire continuamente una sorta di brevissimo eco, un riverbero finissimo che a tratti sembra un po' essere fuori luogo, soluzione che rovina forse un pochino il phatos che viene creato magistralmente dalla sezione ritmica. I membri della band, comunque, sono di grande livello e si evince già da questo Ep. Una chitarra a tratti devastante resa ancora più pesante da un basso che martella come se non ci fosse un domani, con una batteria piuttosto tecnica; il lavoro svolto dietro le pelli, infatti, è già un qualcosa di personale ed importante per l'evolversi del sound della band, ma che verrà esaltato in maniera definitiva con l'ingresso in pianta stabile di Tomas Haake, il quale si rivelerà praticamente fondamentale per costruire un muro sonoro senza eguali. Il titolo originario, come detto già in fase di introduzione, doveva essere "Psykisk Testbill" ed anche se alla fine si è votato per mettere in copertina solamente il nome della band, questo test psicologico è ancora presente solamente guardando la cover di questo disco. Minimale ed allucinante che mette a dura prova la vista e, appunto, la stabilità mentale. Un minimo di "grezzezza" nel sound la si può percepire, ma non è un sound acerbo come molte prime produzioni soprattutto di quegli anni. C'è già una base solida su cui costruire un percorso che a breve diventerà ineguagliabile. Le indecisioni iniziali quindi (abbandono da parte di vari membri, cambi di moniker, ritorno alle origini ed ulteriori cambi di line up) vengono letteralmente spazzate via con un prodotto di ottima qualità che consiglio vivamente; ai collezionisti in possesso di codesto cimelio, invece, dico che dovrebbero tenerselo strettissimo!

1) Cadaverous Mastication
2) Sovereignes Morbidity
3) The Debt Of Nature
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