MESHUGGAH

I

2004 - Fractured Transmitter Recording Company

A CURA DI
FABRIZIO IORIO
01/02/2018
TEMPO DI LETTURA:
10

Introduzione Recensione

Era già accaduto dopo l'uscita di Chaosphere nel 1998, ed ora ci risiamo. Partiamo però con ordine. Dopo la pubblicazione dell'album appena menzionato, i Nostri non fecero uscire nulla fino al 200 quando decisero di uscire allo scoperto con Rare Trax, compilation di brani inediti o provenienti da vecchie registrazioni. Niente singoli dunque, ma un'operazione molto interessante che si è comunque fatta un po' attendere. Anche in questo caso i nostri svedesi si fanno attendere due anni dalla pubblicazione dell'ottimo Nothing, proponendo un ep dal titolo I. Niente di strano direte voi, in fondo un ep è un disco di esigua durata contenente giusto quelle tre o quattro canzoni già sentite, magari riproposto in chiave differente ma pur sempre già sentite. E no, è qui che vi sbagliate di grosso. I Meshuggah vogliono sempre sorprendere, essere unici ed innovativi fino in fondo. E cosa tirano fuori dal cilindro questa volta? Un dannato ep della durata di ventuno minuti contenente un solo brano. E si, avete capito benissimo. Un lungo viaggio in cui la band vuole mettere in mostra ciò che raccolto durante la propria esperienza, portandola se possibile ad un nuovo livello. Ogni loro singola uscita è caratterizzata da un qualcosa sempre diverso. Un disco iniziale (Contradictions Collapse) incentrato prevalentemente su base thrash molto intenso, dove inizia ad intravedersi quella personalità ancora in stato embrionale che viene fuori con il successivo e sorprendente Destroy, Erase, Improve, esplodendo definitivamente con l'altrettanto eccezionale Chaosphere. Se fin qui il sound è già di per sé cervellotico e complesso, è con il successivo Nothing che la loro proposta inizia ad appesantirsi oltre misura. Un lavoro forse non qualitativamente eccelso come i suoi precedenti ma dotato di una potenza incredibile, mai sentita prima, potenza che venne resa ancor più devastante con la ristampa del 2006 dove i Nostri risuonarono completamente l'album con chitarre ad otto corde. Ora, la domanda che dobbiamo farci ad ogni loro uscita, qualsiasi essa sia, è la seguente: chissà cosa troveremo questa volta all'interno del disco? E' giustamente una domanda lecita, ma il bello è che nessuno sa dare una reale risposta a questo quesito. Iniziamo col dire che dopo l'abbandono di Gustaf Hielm il quale si occupava delle linee di basso, la band si è trovata a registrare proprio Nothing senza un bassista di ruolo, e quindi aveva costretto il chitarrista Fredrik Thordendal a registrare, oltre alle parti di chitarra, anche quelle di basso con un risultato decisamente convincente. Con I i Meshuggah tornano alla formazione a cinque grazie all'ingresso di Dick Lovgren, precedentemente in seno alla death metal band svedese Cromlech con cui ha registrato un ep e tre demo sotto il nome di Dick Lofgren. Un musicista di molta esperienza che ha militato anche in numerose altre band: i progressivi Last Tribe con i quali ha registrato tre album tra il 2001 ed il 2003, i melodic death metallers Armageddon, ed è stato reclutato dagli Arch Enemy per alcune esibizioni live. Una formazione questa, che si rivelerà definitiva anche negli anni avvenire. Certo è che addentrarci in un lavoro del genere mette in un certo senso un po' di timore, e osservando l'occhio minaccioso che capeggia in copertina, le nostre paure si rivelano ancor più accentuate. E' anche chiaro che la difficoltà di non annoiare l'ascoltatore tramite una sola traccia di così elevata durata non è facile. Pochissime sono le band che riescono a tenere alta l'attenzione con brani di oltre dieci minuti, figuriamoci se parliamo di una durata addirittura doppia. Dunque vediamo insieme cosa sono riusciti ad inventare questa volta la band di Kidman e soci, perché ne sono sicuro, sarà un qualcosa di estremamente violento ed ipnotico.  

I

Un riff potentissimo ed una batteria inesorabile nel suo produrre una sorta di terremoto tramite i propri tom. Così ha inizio "I (Io)". Un minuto e mezzo di preparazione spirituale prima dell'arrivo di una apocalisse sonora incredibile. Si perché ad un un certo punto la bomba viene detonata in maniera esagerata tramite le urla di Kidman ed una base sonora che ha lo stesso effetto di una atomica intenta a spazzare via ogni forma di vita presente nel raggio di centinaia di chilometri. Tutto questo avviene nei primi due minuti di brano, dove il nostro io si ritrova ad osservare le sorti dell'umanità da una prospettiva inedita. Una sorta di esperienza extracorporale dove può vedere tutto ciò che gli accade intorno. Successivamente il brano assume fattezze più "normali", dove troviamo il consueto cantato ruvido e spigoloso sorretto da chitarre intermittenti e da una batteria perfetta in ogni sua battuta e precisa come non mai. Quello che vede non è proprio quello che probabilmente sperava, e si accorge sin da subito della fornace di odio senza limiti che aleggia intorno all'uomo. Una specie di identità invisibile che cerca in ogni modo di trascinare il nostro pensiero verso la crudeltà e la ferocia primordiale. Si accorge a suo malgrado che le menti umane sono come drogate, rovinate, ed un fumo acido è stato acceso per poterle bruciare. Il primo assolo che andiamo ad ascoltare è molto interessante, ha un sapore quasi orientaleggiante e riesce a creare una sensazione di smarrimento totale facendoci perdere ogni cognizione temporale. Il drumming è inizialmente veloce e non lascia troppo spazio a trovate d'effetto, mentre successivamente è il tecnicismo e la grande abilità di Haake a venire a galla prepotentemente proponendo soluzioni assurde e fuori da ogni schema conosciuto. Il solo di chitarra si estende ancora, ma questa volta assume un sapore triste, oscuro, quasi mette ansia e paura nell'ascoltarlo. Fredrik è talmente abile nel trasmettere questo tipo di terrore tramite la sua chitarra che quasi spaventa. La band in questo frangete ci regala uno dei momenti più alti ed emozionanti della propria carriera ed il risultato è semplicemente spettacolare. Non può essere vero tutto questo, deve esserci un'anomalia, deve esserci qualcosa di sbagliato in tutto ciò. Non riesce a capacitarsi di tutto questo odio che pervade l'uomo, ed i Meshuggah lo sottolineano marcatamente con una sospensione musicale temporale dettata dal pedale di Haake e da una chitarra acida e corrosiva che crea il sospetto che qualcos'altro possa accadere. Ed infatti ad un certo punto il suono impazzisce, diventa ipnotico, un caos disumano generato da una folle esecuzione che si prepara ad un impatto violento. Ed è violentissimo il sound che si viene a creare successivamente. I Nostri salgono a bordo di un treno impazzito, la sezione ritmica molla definitivamente i freni e le due chitarre si esibiscono in un vortice di violenza assurdo. "Vedo attraverso gli occhi dei ciechi" vede cose mai osservate prima, una realtà ben lontana da quella che si era immaginato. Non capisce cosa significhi essere quello che in realtà teme: ovvero un essere pieno di rabbia guidato solamente dal puro istinto. Ora, i Meshuggah hanno sempre dimostrato di stravolgere i propri brani proprio l'esecuzione di essi, ma qui rasentiamo il limite della follia pura. Il motivo è presto spiegato; arriviamo al minuto 7:48 con il cervello che non sa più da che parte pigliare per potersi rimettere in sesto, e loro cosa fanno? Fermano tutto improvvisamente per inserire un arpeggio, per giunta scordato, credendo di farci tirare il fiato, ma così facendo ottengono l'esatto opposto. Non si capisce cosa stia succedendo, qualche secondo in cui sembra che la band ci prenda letteralmente in giro per poi riattaccare a macinare martellate sulle gengive come se questi secondi appena passati non fossero mai esistiti. La potenza la fa da padrone ed ascoltiamo una sezione strumentale di grande fascino grazie ad un lavoro certosino da parte di tutti i musicisti coinvolti. Kidman torna a farsi sentire con la sua ugola corrosiva per spiegarci che l'universo che ci circonda ormai è morto. Le paure che un tempo erano sparse nella vastità celeste si allineano generando la disperazione al massimo della sua espressione. Credendo che una volta terminati sia l'immortalità ad accoglierci, il nostro io trova una verità che lascia basiti. L'immortalità non esiste, esiste solamente la sofferenza eterna. Bravissima ancora una volta la band di Umea a farci "soffrire" con un altro cambio di rotta dove troviamo un suono molto più lento, ma molto più pesante e cupo. Devastante sarebbe la parola giusta, ma per esprimere una potenza di tale portata probabilmente non esiste un termine specifico. Vi basti sapere che questa parte ha la valenza di una stretta al collo letale. L'uomo in sostanza è un essere debole creato e prodotto da Dio, ed ha solamente la capacità di immagazzinare astio nei confronti dei propri simili. Non riesce a credere in tutto ciò, è troppo affranto per poter anche solamente pensare a quanto male l'essere che dovrebbe essere perfetto in realtà è una macchina di distruzione e morte. La fede crolla, viene a mancare dinanzi a tutto questo letame chiamato vita. Il caos è il vero sovrano dei mondi, ed in qualsiasi maniera lo si veda è sempre lui a regnare indisturbato. La voce si affievolisce, ma non per questo diventa meno inquietante. Anzi, probabilmente lo diventa ancora di più fino all'arrivo di un altro assolo che questa volta mira proprio alla nostra stabilità mentale. La mette a dura prova, anzi durissima, e solo i più forti riusciranno a proseguire all'ascolto. Inutile dire che la sezione ritmica ed in particolare il drummer Haake siano talmente chirurgici da farci pensare se siano umani o meno. Il brano cambia ancora, muta, si leva di dosso quella pelle malsana per vestirsi con abiti più leggeri ma non per questo meno provocanti. Il basso si fa sentire indistintamente ed ha un sapore di sentenza. La chitarra si limita a uscire allo scoperto tramite un suono acuto minaccioso ma mai aggressivo. Quella sensazione di pesantezza ritorno quando anche la batteria decide di tornare a farsi sentire, ma questo andamento così lento riesce a piegarti le ginocchia. La song riparte ancora una volta come se niente fosse grazie ad una ritmica corposa e molto ben assestata in cui le chitarre tornano ad essere protagoniste e letali come mannaie. Fa la sua ricomparsa anche il singer e ci riporta in questa strana ed assurda dimensione in cui si trova il nostro io. Si compiono sacrilegi, e a suo malgrado diventa testimone di massacri inauditi e selvaggi ed arriva alla conclusione che "L'adorazione degli ammalati e dei degenerati si diffonderà". Come una pestilenza, come un virus letale di cui non si conosce la cura e mai la si conoscerà. Tutto va a rotoli e lui è l'unico testimone di questa catastrofe. "Io solo vedrò il cielo morente" suona come una condanna. Sarà lui a dover osservare la distruzione totale della vita. I mondi, l'universo, ogni cosa andrà a sparire facendolo rimanere nel nulla. Un nulla spaventoso, circondato da un silenzio che nemmeno lo si può immaginare. Sospeso in un qualcosa che in fondo non esisterà più. Poi però si rende conto del perché è stato confinato li; perché deve essere lui a poter invertire il flusso della vita compiendo il proprio destino. Dovrà farlo anche a costo di rimanere imprigionato per sempre in questa dimensione, o nella peggiore delle ipotesi, anche a costo di morire. I si conclude così, con un ultima distorsione che va far fischiare gli amplificatori, ma soprattutto rischia di far esplodere il nostro cervello. 

Conclusioni

E ma che noia ventun minuti di brano. Questa affermazione potrebbe essere fatta se ci si sofferma solamente alla durata del brano, oppure può essere espressa da chi non conosce i Meshuggah. Ascoltando questo ep, posso solo dire invece che sono dei geni. Haake in una intervista aveva dichiarato che I era nato così, un po' per scherzo, un po' per caso. Qualche riff buttato giù, qualche idea espressa al bar davanti ad una bella birra ghiacciata in una atmosfera completamente rilassata. Quasi non pensavano nemmeno di registrare un qualcosa di così complesso e crevellotico. Ed invece decisero di entrare in studio ed iniziarono a mettere in musica questa loro nuova follia. Perché ai Meshuggah piace sempre mettersi in gioco, ma a differenza di altre band loro lo fanno con stile e con una naturalezza che ha quasi dell'assurdo. Accade qualcosa di magico ed a tratti malsano ascoltando questo brano e riesce a catturare dall'inizio alla fine. Il pregio principale è quello di riuscire sempre a tenere alta la tensione cercando soluzioni sempre originali e soprattutto mai banali. In questo ep sono presenti varie forme di canzone, e credo che ognuno di noi troverà quella parte, quel riff o quella melodia che ci farà innamorare. Diciamo che la parola banale i Nostri non sanno proprio che significato possa vere, ed in un certo senso ripercorrono la loro carriera musicale fino qui espressa in questo unico brano. A tratti leggero, a volte violento, delle volte pesantissimo. I è un'animale a cui piace prendersi gioco dell'ascoltatore. Gli piace metterlo alla prova e vedere fino a che punto la resistenza anche fisica, ma soprattutto mentale, lo possa sostenere. Il lavoro dei musicisti è fantastico, inumano e fuori di testa. Ad ogni ascolto emerge quel qualcosa in più che lo fa apprezzare. Il pezzo è carico di quella atmosfera apocalittica che fa letteralmente tremare. Ad ogni passaggio si viene trascinati all'inferno ma qualcosa è li pronto a tenderti una mano per tirarti su per poi lasciarti cadere nuovamente ed abbandonarti al proprio destino. Un destino atroce dove niente e nessuno potrà sentire le nostre urla. In alcune situazioni si ha proprio la sensazione che la mente si trovi in un posto desolato, dove solamente un alito di vento permette di non farci sentire soli. Gli arpeggi contenuti sono maledettamente coinvolgenti e fanno da spartiacque alla distruzione neurologica che presto dovremmo subire. La produzione presso i Fear & Loathing studios in Svezia è pressoché perfetta e tutti i componenti vengono messi in risalto da un sound feroce e malsano. Ventuno minuti netti di perfezione. Potremmo andare avanti a tessere le lodi ad una band che ha radicalmente dato una nuova vita al genere metal, ma come giusto che sia, dovranno poi essere loro a mantenere un livello qualitativo degno del proprio nome. Fino a questo momento i Meshuggah non hanno mai sbagliato un colpo ed è bene ricordarlo. Il nuovo entrato Lovgren ha dato un contributo incredibile con il suo basso, riuscendo ad entrare in immediata sintonia con il resto della band. Tordendal e Hagstrom sono come al solito portatori di riff pesantissimi come montagne pronte a franarci addosso e Kidman è il perfetto esecutore di una macchina da guerra che conosce pochi rivali, forse nessuno. Come al solito mi tocca fare una menzione particolare per il drummer Haake, il quale veramente, inizio a dubitare fortemente di trovarmi di fronte ad un essere umano. Quello che fa con il suo drum set è assurdo, unico. Preciso come un androide, chirurgico come un maledetto alieno. Il mio consiglio è quello di ascoltare I, di riascoltarlo e riascoltarlo fino allo sfinimento. Una volta accasciati a terra con il cervello fuori fase, allora l'intento dei Meshuggah sarà compiuto. Fatelo per loro, ma soprattutto, fatelo per voi. 

1) I
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