MESHUGGAH / HYPOCRISY

Roswell 47 / Future Breed Machine

1996 - Nuclear Blast

A CURA DI
FABRIZIO IORIO
19/01/2017
TEMPO DI LETTURA:
8

Introduzione Recensione

Tempo di split in casa Meshuggah, i quali esattamente un anno prima di questa breve collaborazione diedero alle stampe quel capolavoro rispondente al nome di "Destroy, Erase, Improve". Un disco che consacrò la band di Umea proiettandola nell'universo delle band che contano veramente. Dieci brani uno più spettacolare dell'altro, dove emerge una grande creatività a livello compositivo che vede un progressivo inspessimento del proprio sound, e che abbandona definitivamente le influenze thrasheggianti del primo, e comunque molto valido, "Contradictions Collapse". Grandissimo è l'apporto recato dal batterista Tomas Haake, il quale oltre ad essere un musicista eccezionale e tra i migliori sulla piazza, si rivela anche fondamentale per la costruzione delle song, partecipando anche a livello vocale in alcune tracce. Le chitarre ad otto corde iniziano ad essere veramente dure e pesantissime, il basso di Nordin ha la capacità di appesantire ulteriormente la proposta con un accompagnamento assolutamente da brividi, mentre il cantato di Kidman gode di una ruvidezza pazzesca che si amalgama benissimo ad un contesto che inizia veramente a mostrare delle caratteristiche uniche. Due sono i brani presenti in questo vinile versione sette pollici in edizione limitatissima (1000 copie solamente, e tutte rigorosamente numerate), ed il pezzo scelto dai Nostri non poteva essere altro che l'opener del disco appena menzionato, ovvero la geniale "Future Breed Machine". Essendo uno split, ovviamente viene tirata in ballo anche un'altra band; e che band oserei dire: stiamo parlando infatti dei connazionali Hypocrisy, capitanati da quel folle genio che è Peter Tagtgren. Una band impostata inizialmente su coordinate tipicamente death metal old school, ma che dopo due ottimi lavori (dal titolo "Penetralia" "Osculum Obscenum") inizia a considerare la più classica accezione del termine "Death" un po' stretta e stridente con la loro innata voglia di sperimentare. Difatti, dopo il successivo "The Fourth Dimension", con "Abducted" la proposta si spostò verso il melodic death metal, ma attenzione; non il solito genere "scandinavo", bensì un qualcosa di molto più personale, caratterizzato da chitarre sporchissime, da una sezione ritmica mai esasperata, e soprattutto dalla prova vocale di Peter che non si limita solamente a proporre il classico growl ma si permette di sperimentare con la propria voce per trovare la giusta "dimensione" che possa sposarsi perfettamente con i connotati donati alla band. Il brano scelto dagli Hypocrisy è proprio estratto da "Abducted", e parliamo anche qui di un pezzo, se non IL pezzo, simbolo di una intera discografia. "Roswell 47è infatti un manifesto vero e proprio di un gruppo che, a modo suo, ha fatto la storia dell'intera scuola scandinava, ispirando di seguito molti gruppi a seguire, e non necessariamente "vichinghi". Pubblicato nel disco pocanzi menzionato qualche mese dell'uscita di questo vinile, anch'esso (come fu per i Meshuggah) rappresentò la definitiva maturazione di una band la quale iniziò a trovare la sua strada definitiva proprio rilasciando un LP che di fatto segnò un sentiero da tracciare, coraggiosamente. Attirando comunque molti consensi di pubblico e critica. Ovviamente, anche nel caso di questo split la "Nuclear Blast" deve averci visto lungo: la popolarità enorme che Meshuggah ed Hypocrisy  stavano accumulando, infatti, avrebbe senza problemi fruttato non poco all'etichetta, la quale decise quindi di "accorpare" le due esperienze e rilasciare questa piccola chicca per collezionisti. La quale andò letteralmente a ruba, è il caso di dirlo. Anche a livello di produzione, notiamo come le due band abbiano deciso di far scendere in campo i loro uomini di fiducia. Per gli Hypocrisy, nemmeno a dirlo, factotum instancabile si dimostra lo stesso Tagtgren, affiancato come produttore da Daniel Bergstrand; tuttofare, ce lo ricordiamo, dietro la consolle in occasione anche di "Destroy..". Lui l'uomo di punta dei Meshuggah. Un combo che, insomma, ha potuto rendere grandi i due album dai quali ci godiamo questi estratti. All'epoca (ed anche oggi), per un'etichetta come la "Nuclear..", avere due nomi  di tal calibro nel roster non poteva essere altro che motivo d'orgoglio. Due gruppi particolarissimi, affamati di successo e decisamente sui generis, assai originali. Vediamo un po' se i due brani (di altissimo livello) si sposano bene insieme, o se magari possono risultare troppo differenti per poter convivere.

Roswell 47

L'aprire le danze tocca agli Hypocrisy con la loro "Roswell 47", e l'inizio è affidato ad una chitarra sporchissima con una batteria che si limita ad accompagnarla solamente, con pedale e crash. Ad un certo punto la ritmica si fa più pesante con tanto di basso distortissimo ed un drumming impostato in mid tempo. Ad ogni passaggio iniziale viene posto un tassello in più, e difatti subentra una doppia cassa molto morbida che conclude praticamente questa piacevolissima introduzione. La prima strofa vede un cantato in screaming/growl molto efficace, mentre la strumentazione non cambia di una virgola la propria proposta. Ad ogni passaggio vocale iniziale, si sente in sottofondo una voce flitratissima che si ode proprio leggermente, per poi lasciare allo stesso frontman di esprimersi in maniera più decisa con una chitarra dal sapore tipicamente svedish. Il testo è ispirato ovviamente ai fatti avvenuti nel 1947 in quel di Roswell, e precisamente all'incidente trapelato e poi smentito dal governo americano, riguardante lo schianto di una presunta sonda. Quello che fece clamore però, non fu tanto il fatto dell'incidente di questa sonda, ma bensì il fatto che secondo alcuni rumors, si trattò invece di un U.F.O. che precipitò proprio in quelle zone, con successivo recupero di materiale extraterrestre, tra cui anche alcuni corpi degli stessi "marziani". Il fatto venne ovviamente insabbiato per cercare di non creare il caos, e soprattutto per tenere segreto un qualcosa che ancora oggi potrebbe destabilizzare il collettivo pensiero e far cedere di colpo quelle credenze con le quali siamo abituati a convivere. Quelle secondo le quali siamo i soli ed unici abitanti dell'universo, per dire. Infatti, la band non crede nell'incidente di questa sonda, comunicando apertamente quanto segue: "Dicono che il pallone meteorologico si è schiantato, ma sappiamo che è una stronzata". Da qui, la convinzione che i governi non vogliono farci sapere la verità, inventando storie per coprire quei fatti che avrebbero un grande impatto sulla popolazione mondiale. Un impatto di proporzioni esagerate. Qui il brano cambia un po' con la sei corde del frontman che non si nasconde nel riproporci degli accordi medio-alti con tanto di urla finali, che riportano in parte il brano in carreggiata. Carreggiata che viene abbandonata da un assolo piuttosto statico ma molto riuscito ed in grado di adattarsi perfettamente alla semplicità del pezzo, riportandolo ancora una volta sui propri binari. Gli Hypocrisy ribadiscono il concetto di menzogna che ci è stata raccontata, e rivendicano il diritto di conoscere. La gente vuole sapere se siamo soli nell'universo o esistono altre forme di vita oltre la nostra, e anche se non si è veramente sicuri di quello che sia successo in quella notte del '47, siamo sempre più convinti del fatto che qualcuno sia venuto a trovarci e che abbia perso il controllo schiantandosi in Nuovo Messico. La verità non ci è data saperla, e probabilmente non la sapremo mai (.. ma mai dire mai però); probabilmente i tempi non sono ancora maturi per una rivelazione di questa portata, resta il fatto che è sempre bello fantasticare su creature provenienti da altri mondi, e questo fatto non fa altro che alimentare queste nostre fantasie. Se invece fu davvero una sonda a precipitare, beh, la facoltà del dubbio non ci impedisce di credere che forse qualcosa stiano davvero nascondendo, e che aspettino solo il momento opportuno per rivelarlo. Come detto in precedenza, la canzone è piuttosto semplice, ma è estremamente funzionale nonché costruita assai bene, nella sua linearità. Il creare un qualcosa di coinvolgente usando una base praticamente identica dall'inizio alla fine non è cosa da tutti, e Tagtgren e soci sono riusciti nell'intento di trasformala nel loro cavallo di battaglia.

Future Breed Machine

Proseguiamo con i padroni di casa, e lo facciamo con "Future Breed Machine (Futura Razza Meccanizzata)". Il brano viene introdotto da rumori artificiali molto lontani, i quali però tendono ad avvicinarsi in maniera repentina aumentando di intensità. Questa parte dettata dai synth risulta essere glaciale, ma il tutto viene spezzato da un drumming iniziale spaventosamente chirurgico. Nell'attesa di sentire anche gli strumenti a corda, veniamo colpiti senza preavviso da una deflagrazione sonora impressionante che va ad introdurre la prima strofa, mediante un cantato affilato come lame. La song ci sbatte in volto dei continui stop and go che stordiscono per violenza, mentre il drumming si rivela sempre preciso e "meccanico". Jens ad un certo punto decide di dare sfogo alla propria ira, ed inizia ad urlare con una foga pazzesca, quasi disumana, aiutato dal proprio batterista che dà il proprio apporto anche a livello vocale, diventando assolutamente essenziale. Il ritornello dal canto suo è caratterizzato da tempi dispari e disturbanti che riescono nell'intento di confondere l'ascoltatore. Questo inizio così strano e particolare introduce al cambiamento; un cambiamento a livello vitale, dove si inizia a progettare un ibrido tra uomo e macchina. Il problema è che questa nuova incarnazione svuota i corpi in cui è ospite, e si viene da essa testati per vedere se effettivamente questa nuova tecnologia si adatti perfettamente al nostro "involucro". Il protagonista (che ricordiamo essere un pensiero futuristico dello stesso Tomas, il quale si domanda quale possa essere il prossimo passo evolutivo della specie) subisce una evoluzione praticamente inversa, e comincia a cambiare la propria personalità per combattere questi umanoidi. La doppia cassa inizia a martellare incessantemente, e nel mentre, possiamo udire quei suoni sintetizzati di inizio brano che si ripresentano, creando una sorta di magia che arricchisce moltissimo il sound, in maniera assolutamente funzionale. Ad un certo punto, succede qualcosa: si materializza dinnanzi a noi un arpeggio leggermente distorto che viene accompagnato da una chitarra ritmica, la quale (è il caso di dirlo!) non promette niente di buono. In attesa di ascoltare una ulteriore esplosione di sound, con sorpresa Haake tocca il bordo del proprio rullante con tanto di leggero pizzichio di ride, rendendo il tutto ancora più delicato e rilassante. La minaccia però è dietro l'angolo ed infatti si susseguono colpi di tom improvvisi con tanto di doppia cassa violentissima, accompagnati da una chitarra ancora impostata su quei "maledetti" stop and go. Il singer attacca brevemente con una rabbia impressionante per poi lasciare nuovamente spazio ai compagni e ad un'altra incursione sintetica, per poi attaccare nuovamente con un'ulteriore strofa. Questi androidi di cui si faceva riferimento vengono controllati in remoto in modo che ubbidiscano senza opporsi e si facciano trasportare come animali al guinzaglio. Arriviamo al punto di non essere più carne ed ossa, ma fibre sintetiche ed acciaio; anche se, nonostante tutto, qualcuno riesce a riprendere coscienza e ricordarsi quello che una volta significava essere un umano. Il pezzo sembrerebbe indirizzato verso la sua conclusione, ed è proprio questo l'intento della band. Errore madornale; mai distogliere l'attenzione ad un brano dei Meshuggah. Come un fulmine a ciel sereno, la band si sfoga con una furia pazzesca ed un cantato che rasenta realmente la pazzia, e questo lascia in noi un senso di smarrimento dal quale è difficile riprendersi. Concludiamo dicendo che, probabilmente arrivati a questo stadio, risulta essere tardiva ogni nostra qualsivoglia azione di riprenderci la nostra vita. Almeno, cerchiamo di non venire sopraffatti totalmente da questa macchina, in modo da conservare un briciolo di umanità. Ogni parola per descrivere questo pezzo sarebbe superflua, e ne sono state già spese innumerevoli. Vi basti sapere che ad ogni loro concerto viene proposto come episodio conclusivo di ogni loro show, e che dal vivo rende in maniera impeccabile anche grazie alla bravura ed alla preparazione tecnica dei nostri ragazzi.

Conclusioni

In definitiva siamo al cospetto di due band provenienti dalla Svezia, entrambe di Umea, ed entrambe sotto "Nuclear Blast". La differenza tra di loro la fa la musica, estremamente diversa ma con alcuni punti di contatto. Innanzi tutto il testo fantascientifico, che poi tanto fantascientifico non è perché l'uno parla di un fatto realmente accaduto e prontamente insabbiato, mentre l'altro ci rivela una nuova forma di evoluzione che prima o poi potrebbe anche diventare realtà (siamo nel 2017, la "tecnologizazzione" selvaggia dell'essere umano è ormai sotto gli occhi di tutti). Altra similitudine si può ritrovare nel cantato: in entrambi i casi si respira aria di sofferenza e rabbia, ed anche se in maniera piuttosto diversa, il senso di smarrimento misto ad un senso di forte dubbio, connotato fondamentale di entrambe le proposte, viene convogliato ed inseguito prepotentemente espresso proprio tramite la performance dei due frontman. Se in fase di introduzione l'unica perplessità che ci era venuta in mente fosse stata quella di chiedersi se questi due brani così diversi tra di loro avessero potuto convivere insieme, la risposta e si. Assolutamente sì. Sì, perché con i Meshuggah si rasenta la pazzia, si convive con un senso di stordimento totale dovuto alle sonorità malate che Fredrik e compagnia riescono ad imprimerci direttamente nel cervello passando come un tornado nelle nostre orecchie; e sì perché con gli Hypocrisy ci si ritrova a riflettere sempre trovandosi un po' "smarriti", questo mediante un sound molto lineare che sa come catturare l'attenzione. Bisogna ammettere il fatto che non è stato poi così difficile scegliere quali brani avrebbero potuto essere i più rappresentativi, quelli da inserire in questo contesto. Anzi, diciamo pure che la casa discografica ha voluto andare sul sicuro. Avendo elencato le differenze tra i due brani, e soprattutto tra le due band, rimane una sola cosa da fare: scegliere se farsi ammazzare dalle sonorità di "Future Breed Machine" per poi cercare di riprendersi con "Roswell 47", stando sempre attenti a non uscire di testa nel porsi domande che ora come ora non trovano risposte; oppure, prima cercare di farsi delle domande importanti assieme agli Hypocrisy, per poi mandare in malora la propria sanità mentale in compagnia dei Meshuggah. Infine, potremmo stare qui a dire che siamo di fronte ad una operazione atta ad arricchire entrambe le discografie, oppure a dire quanto sia raro un prodotto del genere. L'unica cosa che mi sento di dire è che finalmente ci troviamo tra le mani un bel disco, con solamente due tracce è vero, ma contenente due pezzi di assoluto valore e che da soli rispecchiano l'anima delle due band.

1) Roswell 47
2) Future Breed Machine
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