MESHUGGAH

Contradictions Collapse

1991 - Nuclear Blast

A CURA DI
FABRIZIO IORIO
08/03/2016
TEMPO DI LETTURA:
8

Introduzione Recensione

Dopo un Ep omonimo datato 1989 e pubblicato per la piccola etichetta "Garageland Records", mediante il quale i  Meshuggah davano effettivamente inizio alla loro carriera, 1991 assistiamo alla pubblicazione di una demo che permise loro di farsi mettere sotto contratto dalla blasonata "Nuclear Blast". Tale demo tape dal titolo "All This Because Of Greed" conteneva due song dal titolo "Qualms Of Reality" e "We'll Never See The Day", proposte in entrambi i lati dell'allora cassetta a nastro. Questa demo, oltre ad avere un grande valore storico ed essere un'autentica manna per collezionisti, è il primo prodotto della band con il nuovo batterista Tomas Haake che prende il posto del dimissionario Niklas Lundgren. Sempre nello stesso anno i Nostri, forti del nuovo contratto discografico, danno alle stampe il primo full length della loro carriera, dal titolo "Contraddictions Collapse (Il Collasso delle Contraddizioni)". Curiosamente, il titolo originale di questo lavoro avrebbe dovuto essere "All This Because Of Greed" riprendendo il titolo stesso della loro demo, anche se alla fine si optò per una nuova denominazione. La band in questo disco quindi è così composta: Fredrik Thordendal alla voce e chitarra, Peter Nordin al basso e backing vocals, Jens Kidman ad occuparsi della seconda chitarra / voce principale e Tomas Haake alla batteria / backing vocals. Possiamo senza dubbio affermare quanto a livello lirico e compositivo questo album sia frutto della più totale collaborazione tra i membri del gruppo in sede "esecutiva", anche se in fase di composizione il ruolo del bassista e del batterista si limita quasi al solo suonare il proprio strumento, senza influire sulle composizioni del duo principale; nei crediti di quasi tutte le canzoni presenti in questo lavoro, nonostante siano sostanzialmente Kidman e Thordendal i maggiori compositori della band, è tuttavia presente in qualche sparuto momento anche il nome di Tomas, a differenza di Peter che invece non risulta accreditato in nessuna composizione. E' tuttavia giusto sottolineare quanto il bassista e soprattutto il nuovo entrato Haake abbiano contribuito in maniera decisa nella stesura di alcuni pezzi presenti nell'album, dimostrando l'uno di essersi integrato perfettamente nel meccanismo della band stessa, che a sua volta ha lasciato spazio al bassista nel proporre idee e cercare di personalizzare un sound il quale, anche se ancorato in modo molto chiaro al Thrash del periodo, denotava già una spiccata personalità che da lì a breve sarebbe diventata un marchio di fabbrica indelebile e motivo di ispirazione per numerose band avvenire. Il logo della band mantiene quello dell'Ep di due anni prima con un font semplice ma accattivante; parlando invece della copertina di questo "Contradictions Collapse" non possiamo non notare innanzitutto una scelta cromatica molto appariscente; un arancione prepotente che salta subito all'occhio e rende il contesto assai "acceso". In primo piano viene messa la statua della libertà, ovvero il simbolo per antonomasia della democrazia americana, monumento fra i più celebri di sempre e situato a New York. Questo monumento è considerato una delle sette meraviglie del mondo ed inizialmente il suo nome completo era "Libertà che illumina il mondo", proprio per sottolineare il concetto di democrazia che antonomasicamente descrive gli Stati Uniti d'America. Le sue origini affondano le loro radici molto indietro nel tempo: nel 1865, durante una cena a Versailles in Francia, lo scultore francese Fredric Auguste Bartholdi ed il professore di diritto nonché futuro senatore repubblicano Eduard De Laboulaye decisero di regalare all'America un monumento che celebrasse l'amicizia tra i due paesi. Così, in comune accordo con gli Stati Uniti, si impegnarono alla costruzione di questa statua, lasciando al nuovo continente solamente l'incombenza di preoccuparsi di costruire un piedistallo in grado di sorreggere un monumento di enorme grandezza. Inizialmente nel 1870 ne venne costruita una prima versione interamente in bronzo per poi ricostruirne un nuovo modello nel 1875, questa volta in gesso. I costi ovviamente erano praticamente proibitivi per la realizzazione e così venne fondato un comitato per la raccolta fondi in modo da poter realizzare il modello definitivo. I vari componenti iniziarono a prendere forma e la gente si dimostrò sin da subito entusiasta; ma è con l'arrivo dell'ingegnere francese Gustave Alexandre Eiffel (autore della famosissima torre francese) che la statua iniziò a reggersi letteralmente in piedi grazie ad uno scheletro costruito interamente in ferro ed in grado di sostenere un peso molto elevato. Il 4 Luglio 1884, la Signora Della Libertà venne inaugurata a Parigi e fu trasportata oltre oceano grazie alla marina francese che mise a disposizione la fregata Isere che salpò da Rouen ed arrivò a New York. 350 pezzi per comporre quello che ancora oggi è il simbolo della libertà americana. Caratteristica non certo trascurabile, è la corona a sette punte che simboleggiano i sette continenti ed i sette mari, la toga della giustizia, la fiaccola tenuta nella mano destra, simbolo del fuoco eterno e della libertà ed un libro nella mano sinistra su cui è incisa la data 4 Luglio 1776 in numeri romani, i quali ricordano la data della dichiarazione di indipendenza. Sullo sfondo di questa splendida cover possiamo vedere vari palazzi e grattacieli (dove possiamo intravedere anche le ormai purtroppo defunte torri gemelle) sovrastati da un'esplosione atomica di enorme portata, la quale diventa l'assoluta protagonista della copertina, come a voler preparare l'ascoltatore ad una esplosione sonora di portata devastante se parliamo ovviamente di musica, ma non a caso è anche (e molto probabilmente) un richiamo alla guerra del golfo che proprio tra il 1990 ed il 1991 vide protagonisti gli Stati Uniti (allora governati da George Bush) e l'Iraq (capitanato dal dittatore Saddam Hussein). Lo stato del Medio Oriente dichiarò infatti guerra all'emirato del Kuwait a causa delle sue enormi riserve di petrolio; gli U.S.A. decisero di intervenire per cercare di restituire la sovranità dello stesso Kuwait, essendo un loro alleato. Quindi, in sostanza, le immagini di libertà dettate dalla statua (messa in bella mostra in primo piano) vanno a cozzare pesantemente con questa esplosione di proporzioni immense; come a voler sminuire drasticamente il concetto di libertà stesso e criticare fortemente la mentalità americana, da molti ritenuta imperialista e falsamente pacifista. Insomma, una bella dichiarazione di intenti: da un lato, la potenza della loro musica, dall'altro un messaggio fortemente politicizzato e socialmente impegnato, tipico del Thrash Metal (nonostante i nostri non si potessero ricondurre totalmente a questo genere. Dopo questa parentesi storica, per capire al meglio la storia di un simbolo importantissimo, andiamo ad ascoltarci il primo lavoro degli svedesi Meshuggah analizzato come sempre con minuziosa attenzione. Piccola nota: nel 1998 "Contradictions Collapse" viene ripubblicato con la versione incompleta del secondo Ep None (uscito nel 1994) privo di note di copertina e privo anche dei testi dei brani.

Paralyzing Ignorance

L'apertura è affidata al brano "Paralyzing Ignorance (Ignoranza Paralizzante)" ed è caratterizzata da un intro chitarristico piuttosto delicato e moderato. La batteria inizia a farsi sentire con ride e tom che si scambiano effusioni a più non posso per poi partire con un mid tempo pesantissimo reso ancora più incisivo da una chitarra bassissima e da un basso che martella come un ossesso. Quando subentra la voce di Fredrik notiamo una propensione verso l'estremo vocale dettata dal fatto che le urla cercano di uscire un po' dai canoni tipici del thrash, a volte riuscendoci ed a volte risultando leggermente forzate, risultando comunque personali ed atipiche nel loro incedere. La velocità aumenta considerevolmente con il cantato per poi riassestarsi su tempistiche più moderate ma tecnicamente fuori dal comune, per poi accelerare nuovamente e riprendere a macinare riff in maniera a dir poco devastante. La capacità tecnica dei singoli viene fuori grazie a trovate sicuramente originali e dalla disperata ricerca atta a proporre un qualcosa di nuovo ed al contempo innovativo. Sentire Haake destreggiarsi dietro le pelli come se fossero parte integrante del proprio corpo può solamente strappare applausi tanta è l'impronta lasciata da questo artista in un pezzo così propositivo e appagante. Il basso dal canto suo è un martello pneumatico che perfora i timpani tanto è la perfetta condivisione della scena con la chitarra ritmica. Arriviamo ad ascoltare un assolo da parte di Jens a dir poco alienante e schizofrenico, si arriva in seguito quasi a veder  giocare le due asce, un gioco a chi distorce di più il suono. Una brevissima strofa anticipa un'altra sezione dove è la pesantezza vera e propria a farla da padrone e che va a chiudere un primo brano che lascia annichiliti per precisione esecutiva e devastazione sonora atta a non essere per forza veloce ed impulsiva, ma ad essere a tratti lenta ed ossessiva con picchi di velocità e tecnica che tendono a sposarsi alla perfezione nel contesto ed alla struttura stessa della song. Il testo è una sorta di denuncia verso questi governi impassibili alle calamità che stanno procurando al nostro pianeta. La terra ormai è praticamente priva di fiato, non riesce più a respirare ed a donare la vita stessa a causa dell'inquinamento ambientale e agli sfruttamenti selvaggi a cui è sottoposta ogni singolo giorno. La band urla a gran voce di "Obbedire ai vostri occhi", cioè di ascoltare ciò che sentiamo e di renderci conto di ciò vediamo, nonché di intervenire prima che sia troppo tardi. Una frase del genere può non aver un senso se presa alla lettera, ma nasconde quella triste verità che già nel 1991 destava segnali preoccupanti. La morte si avvicina, la nostra come quella del nostro pianeta, ed ormai non possiamo più riparare quello che è stato distrutto da noi stessi. Tutte le ricchezze che la nostra Terra ha da offrire stanno morendo pezzo per pezzo e se non ci svegliamo seriamente, ciò che era la nostra fonte di vita diventerà la nostra tomba. La nostra società va fermata in qualunque modo prima che tutto diventi inutile; ma probabilmente lo è già, e quando il nostro mondo esalerà l'ultimo respiro, ci porterà con lui come in una sorta di vendetta per tutte le atrocità che ha dovuto subire per causa nostra. 

Erroneous Manipulation

"Erroneous Manipulation (Manipolazione Errata)" si fregia di un inizio di chitarra e batteria piuttosto tranquillo se vogliamo, ma che si distingue quasi nell'immediato per via di sapienti sfuriate di doppio pedale e particolari evoluzioni batteristiche che evidenziano una notevole capacità tecnica da parte di Haake. Con il sopraggiungere della prima strofa troviamo una voce praticamente urlata e per la verità non troppo espressiva, che viene sostanzialmente sorretta alla grande da un'ottima sezione ritmica. Una brevissima pausa sonora ci introduce una seconda strofa che viaggia sulla falsa riga della precedente con riff monolitici e pesanti che aumentano di velocità con l'arrivo del chorus, per poi tornare sui binari precedenti immettendosi in una bellissima parte strumentale. La chitarra viaggia inizialmente da sola e viene raggiunta da basso e batteria in maniera splendida, per impedire letteralmente all'ascoltatore di stare fermo. Un po' a sorpresa arriviamo a sentire un assolo piuttosto bello ed interessante che lascia il posto ad un arpeggio delicatissimo, momento che lascia poi esplodere nuovamente il pezzo con un assalto sonoro non sostenuto ma di grande impatto. Terza parte cantata e si continua a sciorinare potenza a non finire, con stravolgimenti sonori dettati da doppia cassa a martello e da un basso pesantissimo che non solo dona quella ruvidezza in più alle chitarre ma che diventa quasi l'assoluto protagonista. Al minuto 5:28 la song cambia praticamente volto con un assolo stabilizzato su toni non particolarmente alti, per poi lasciare nuovamente spazio ad una ultima sfuriata in puro stile Thrash che chiude un episodio sicuramente ben riuscito ma non eccessivamente esaltante se non in quei momenti in cui il brano cerca di mutare pelle. Il testo di questo brano si slega totalmente dal resto dell'album essendo stato scritto da Fredrik in pochissimo per sostituire le liriche originali, da lui scritte in età decisamente giovanile. Imbarazzato dal contenuto puerile del precedente brano, decide così con la band di improvvisare, non avendo tempo per creare un testo ad hoc proprio perché non voleva rallentare i tempi di incisione dei brani. Il risultato è un nonsense puro, un testo composto da immagini assurde e che risulta essere praticamente privo un senso logico, come ammesso dalla stessa band. Una sorta di scherzo diciamo, che i Meshuggah hanno voluto mettere in musica in un brano tutto sommato strutturato bene anche se non raggiunge vette qualitative eccelse. Troviamo frasi come "Un coniglio fastidioso sta lavando il mio stomaco" oppure "Uccelli con frigoriferi riscaldati", o meglio ancora "Io sono innamorato di una porta". Tutte frasi che prese singolarmente strappano più di un sorriso, ma che messe insieme generano il caos più totale nel tentativo invano di dare un senso al tutto. Diciamo che in questo caso i Meshuggah non si prendono sul serio e vogliono trasportare chi gli ascolta in una sorta di confusione totale in attesa di assestare il colpo decisivo con la prossima song. 

Abnegating Cecity

"Abnegating Cecity (Cieca Abnegazione)" Inizia con una chitarra stonatissima che prende il sopravvento su di una batteria che tra giochi di doppia cassa cerca di emergere quasi invano. Il riffing si appesantisce ed il drummer picchia in maniera decisamente atipica, convincendo pienamente e dando quel tocco di personalità incredibile. Jens in questo brano sembra essere più a proprio agio e segue come un martello i tempi dettati dalla batteria, la quale risulta marziale nel proprio incedere ed altamente pericolosa. Si prosegue con varie voci che si sovrappongono per dare un certo spessore ad un momento caotico che però si rialza alla grandissima mediante una sezione ritmica che pesa come un macigno e pressa le meningi fino a farle esplodere. Per rendere il tutto ovviamente personale, udiamo un solo stranissimo e disperato che lascia il posto ad una strofa cantata in maniera molto veloce, con la complicità di altre voci, la quale a sua volta si lascia sostenere da una sezione ritmica che più costante non si può, alternando delle stoppate devastanti a singoli colpi di rullanti e pedale, in un mid tempo che incute terrore. Proseguiamo con una bella cavalcata di doppia cassa ed un basso incredibilmente devastante, i quali accompagnano una voce disperata ed ossessiva ed una chitarra penetrante ed efficacissima. Altro cambio di tempo a favore di un 4/4 spiazzante che viene stravolto da soluzioni uniche, che lo stesso Haake decide di inventarsi per dare brio alla proposta. La song si conclude con una dissolvenza che piano piano va a sparire fino a non farci sentire più alcun suono. Bellissimo brano che denota una personalità spiccata da parte dei membri della band e che si rivela essere uno dei migliori del disco; un episodio che soprattutto inizia a staccarsi prepotentemente dal Thrash Metal per come lo conosciamo, proponendo soluzioni personali a dir poco vincenti. Si ritorna, poi, a liriche con un significato ben preciso e profondo: ognuno di noi ha le proprie idee ed i propri credo, e purtroppo esiste sempre qualcuno pronto a criticare le nostre scelte qualunque esse siano. Molti credono che viviamo in una sorta di "guscio primordiale" e che non siamo in grado di vedere le cose al di là delle nostre credenze. Non è così, eppure provano a farci il lavaggio del cervello con le loro menzogne e falsità cercando di farci cambiare rotta ed abbracciare i loro ideali. La nostra dignità dinanzi a tali menzogne inizia a vacillare proprio dall'interno di noi stessi, e la confusione inizia a farsi avanti con un turbinio di sensazioni quali caos e gioia che ci divorano lentamente l'anima. Ormai hanno ipnotizzato la nostra mente e cerchiamo un qualcosa per poter continuare a vivere e contemporaneamente rimanere noi stessi. Un tempo ci sentivamo sovrani della Terra con le nostre convinzioni e le nostre certezze, eppure c'è sempre qualcuno o qualcosa che deve farci dubitare delle nostre scelte, favorendo l'instabilità mentale e facendo crollare quelle che un tempo erano le fondamenta del nostro vivere sereni. 

Internal Evidence

"Internal Evidence (Evidenza Interna)" ha un inizio caratterizzato da un bel solo di batteria raggiunto a breve da una sezione ritmica bellissima e pomposa. La prima strofa arriva quasi subito ed è sostenuta a meraviglia da una strumentazione incredibilmente efficace e spezzacollo. Le urla del singer incutono rabbia ed il lavoro di chitarra di Kidman è assolutamente devastante. Troviamo una bellissima e molto tecnica parte strumentale dove il basso di Nordin pare un martello pneumatico intento a devastare ogni cosa con un suono pesantissimo e continuo. Un leggero assolo assolutamente e volutamente stonato dona una variante fresca al brano che si ripresenta con uno stop-and-go impressionante e forse un po' macchinoso, che però risulta essere incredibilmente efficace. Il tempo rallenta vistosamente per poter permettere ad un altro assolo straniante di proseguire nel ricreare variazioni di tempo con complicità mostruosa da parte di Haake, il quale si destreggia in maniera quasi inumana dietro il suo drum set. L'aumento quasi repentino di velocità permette al singer di riprendere in mano le redini del brano portandolo ad un livello superiore con la complicità di voci sovraincise e particolari. Arriviamo ad ascoltare una voce che parla all'ascoltatore per un breve periodo, per poi lasciare spazio nuovamente agli strumenti che, con un ultimo vocalizzo da parte di Thordendal, concludono un brano dannatamente affascinante e riuscitissimo sotto tutti i punti di vista. La sezione ritmica in questa song svolge un lavoro a dir poco bestiale e mette in mostra le numerose abilità tecniche dei singoli, i quali si fondono in un assalto sonoro personalissimo ed incredibile. Si continua con i testi particolarmente ragionati e sentiti: ogni giorno, ogni volta che ci svegliamo, pensiamo sia sempre la giornata giusta per poterci godere la vita; ed invece capita il momento in cui guardiamo verso il basso, e facendo un esame di coscienza, cerchiamo di capire tutto quello che ignoriamo. Ci si rende conto che stiamo letteralmente affogando nei nostri errori, in un mondo che abbiamo devastato con le nostre mani. Stiamo compiendo un omicidio nei riguardi della nostra Terra solo che non ci rendiamo conto di quanto male le stiamo procurando. Arriverà purtroppo il giorno in cui una pietra tombale imponente si ergerà al cospetto dei pochi sopravissuti, con su incisa la disarmante scritta "Qui giace la vita". Forse in quel momento capiremo di aver sprecato una risorsa vitale per il futuro. Il protagonista di questo testo si ritrova quindi sveglio, e capisce di essere ancora vivo ma non si capacita del fatto di essere presente ed intrappolato in un corpo e catapultato in questa orribile realtà da qualcuno che lo ha creato senza il suo volere. Si sente praticamente intrappolato in un universo ostile e si rende conto che ogni giorno passato, ogni minuto che si lascia alle spalle, altro non è che un passo in avanti verso la morte.

Qualms Of Reality

Passiamo ora a "Qualms Of Reality (Esitazione Di Realtà)", la quale parte con una dissolvenza in entrata da parte di una chitarra già di per sé molto incisiva e pesante, che viene raggiunta da basso e batteria per dare vita ad un momento sonoro di notevole impatto. La prima strofa è come di consueto molto urlata e monocorde, ma viene sorretta molto bene dai compagni in modo da rendere il tutto molto omogeneo ed interessante. L'assolo che sentiamo alla conclusione di quest'ultima è brevissimo e assestato questa volta su toni molto alti, e lascia quasi subito spazio ad una lunga parte ritmica sempre caratterizzata dalla pesantezza e dalla tecnica individuale. Un momento di stallo lo andiamo a trovare quando le chitarra ritmica viene lasciata sfogare senza essere martoriata dal plettro, ma la cosa sorprendente è che viene posto un arpeggio molto delicato che va ad accompagnare un assolo piuttosto tranquillo che può ricordare un po' i Testament dei tempi di "Souls of Black" (album pubblicato esattamente un anno prima di "Contradictions Collapse"). Questa parentesi però viene interrotta bruscamente con una improvvisa accelerazione da parte dei nostri, che si sfogano letteralmente, facendo fare all'ascoltatore il classico balzo dalla sedia. Torniamo sui tempi di inizio brano, ovvero ossessivi e penetranti, per poi segnalare un nuovo aumento di velocità non troppo sostenuta che si tramuta in una bella cavalcata finale che si conclude con dei colpi secchi di rullante. Un brano sicuramente particolare che però non raggiunge l'eccellenza dei due pezzi precedenti; sicuramente non per via di originalità o di imprevedibilità, ma piuttosto per colpa di un cantato non eccellente e da una troppa ripetitività di fondo che non fa decollare del tutto il contesto. Parliamo di un argomento piuttosto delicato, ovvero la crudeltà che l'uomo ha in tempi antichi e recenti recato ai bambini. Vengono lasciati soli e lasciati morire su letti di cemento da leader arroganti, strangolando di fatto il diritto di infanzia. C'è chi si preoccupa per i loro diritti, per il diritto alla vita, ma il mondo è rude e queste piccole creature mutilate dalle guerre, sottosviluppate e con i polmoni che respirano malattie create ex novo dalla scellerataggine dell'uomo sono le prime ad essere sacrificate, quasi come se non meritassero di proseguire il percorso della vita, da loro appena iniziato. Si tenta di tenere queste atrocità nascoste lasciando intatti tutti quei problemi che scatenano tali barbarie, e non troppi anni fa delle malsane procedure di "terminazione dell'esistenza" erano destinate ai nascituri ritenuti non idonei al crescere forti e sani. Basti pensare alla Germania Nazista, nella quale si uccidevano senza troppi problemi tutti i bambini nati con malattie o deformazione; ignobili comportamenti che affondano le loro radici millenni addietro, se ci ricordiamo che trattamento veniva riservato nella città di Sparta, nella quale i neonati ritenuti "diversi" venivano uccisi senza alcuna pietà, per preservare la purezza della casta guerriera. Eppure se ci pensiamo, anche ai giorni nostri in alcuni paesi vengono applicate delle leggi assurde che proibiscono la nascita di due o più figli, con la conseguenza di abbandonarli al proprio destino per colpa di un regime assurdo che non trova spiegazione. La vita è un diritto di tutti e nel bene o nel male non dobbiamo decidere il destino altrui solamente per credenze particolari o leggi anti umane. 

We'll Never See The Day

"We'll Never See The Day (Non Vedremo Mai L'Alba)" parte con una batteria che si destreggia sui tom in maniera impeccabile, con un basso che ne segue chirurgicamente il percorso ed una chitarra che si limita a stendere un tappeto distorto per rendere il tutto più corposo ed appetibile. La voce di Fredrik si presenta meno "urlata" del solito ed il risultato ne beneficia sicuramente. Ogni tanto viene piazzato una leggero eco vocale, e quando una prima e lunga strofa volge al termine troviamo subito un assolo morbido ma deciso che prepara un'altra strofa sempre molto convincente, mentre la compagine tenta in un primo momento di accelerare le tempistiche ma viene fermata quasi subito. L'occasione di far male arriva subito dopo con una bellissima cavalcata sonora ed un breve assolo di chitarra che preannuncia un continuo strumentale assolutamente efficace. Torniamo a sentire le vocals e quindi torniamo su tempi non molto veloci che si fermano all'improvviso per dare spazio ad una brevissima parentesi dettata da un Sitar, per poi riprendere a macinare come ossessi con cambi di tempo, basso in primissimo piano ed una batteria assolutamente sugli scudi. Altro brano molto interessante caratterizzato da una componente ritmica di spessore e da trovate assolutamente geniali che candidano questo pezzo ad essere tra i migliori in assoluto di tutto il disco. Anche il cantato è meno lineare che in altri brani e riesce ad esprimere al meglio il concetto di "pesantezza" che si crea durante l'ascolto. Siamo ormai strangolati da una giustizia che è diventata con il passare del tempo la parodia di se stessa. Tutto questo è frutto di una società corrotta, la quale viene appoggiata da dei così detti "amici", i quali fingono di fare l'interesse del popolo ma si rivelano delle piaghe vere e proprie per la nostra esistenza. Paradossalmente siamo noi veniamo etichettati come il pus, come la malattia di questo mondo solo perché abbiamo il coraggio di opporci a questo marciume, e di conseguenza diventiamo una minaccia per i piani alti. E quindi chi ha veramente bisogno di un aiuto viene brutalmente tradito e lasciato morire con umiliazione, senza avere la possibilità in qualche modo di reagire. Tutti noi siamo diventati vittime, per colpa di questa giustizia divenuta come una bocca vorace che si alimenta solamente di avidità. Con ogni probabilità non vedremo mai un nuovo giorno inteso come un nuovo inizio. Siamo figli di questa epoca malata e malsana che giorno per giorno ci soffoca fino a farci morire, il tutto messo in atto solamente per spremerci fino all'esaurimento per poi abbandonarci al nostro destino. 

Greed

"Greed (Avidità)" parte subito con una introduzione di chitarra e batteria che si trasforma in una sorta di preludio per una cavalcata strumentale molto interessante, dove il basso inizia a martellare come un ossesso. La prima strofa è decisamente coinvolgente ed il "sovraffollamento vocale" da parte dei compagni nel sostenere Fredrik è davvero ben reso. La chitarra ritmica è a tratti quasi fuori schema con il contesto, ma quando il riffing viene appesantito il risultato è assolutamente vincente. Dopo un assolo dai toni altissimi e molto squilibrato, assistiamo ad una lunga sezione strumentale dove lo stop-and-go è parte predominante fino all'ennesima cavalcata sonora. Una brevissima parte cantata introduce un'altra bellissima parte strumentale, dove le chitarre si fondono alla perfezione dando una marcia in più a questo brano che da lì a breve prende il volo con tempistiche più sostenute ed un cantato molto aggressivo. La batteria di Haake si muove perfettamente come un ingranaggio molto ben oleato ed il basso fa da collante perfetto tra drumming e chitarre distorte. Si riparte alla grande con il solito martellamento sonoro accentuato da una prova vocale molto aggressiva e coinvolgente. Troviamo sul finale delle soluzioni a livello di drumming molto tecniche e personali, dove tra maltrattamenti di tom e rullante si aggiungono colpi di ride e charleston magistralmente alternati tra di loro. Ottimo brano che continua perfettamente il percorso musicale fin qui ascoltato, caratterizzato da ottime parti musicali e da un cantato leggermente più aggressivo e vario se vogliamo che rende il tutto più corposo ed affascinante. Anche in questo frangente, come era accaduto per il brano precedente, parliamo di una società intenta a distruggere il mondo ed a renderlo invivibile. Quindi siamo di fronte ad un mondo devastato dalle decisioni sbagliate "di altri" a cui noi stessi diamo la colpa senza farci un esame di coscienza. Viene identificata una pioggia metaforica che rappresenta solamente un inquinamento della nostra volontà, il quale scioglie le nostre opportunità; una volta per tutte dobbiamo cercare di fermare questo caos che si sta venendo a creare. E' giunto il momento di dire basta e salvarci, ma guardandoci attorno possiamo vedere solamente acque inquinate da rifiuti tossici, senza scordarci del fatto che l'aria che respiriamo tutti i giorni è piena di ogni tipo di schifezza chimica - industriale. Dobbiamo cercare di cambiare questo mondo innanzitutto cominciando a comunicare, perché non possiamo di certo andare avanti in questo modo da soli. Inconsciamente stiamo appoggiando questo progetto di morte, e tutto questo per colpa dell'avidità che ha da sempre contraddistinto l'essere umano, disinteressato al suo prossimo e fortemente relativista-eremita. E' arrivato il tempo di reagire, magari sacrificandoci per la nostra terra, perché forse solo così avremmo una flebile speranza di salvare le generazioni future.

Choirs Of Devastation

E' ora il turno di parlare di "Choirs Of Devastation (Cori Di Devastazione)" e sin da subito veniamo rapiti da un arpeggio molto delicato che però nasconde un qualcosa di misterioso ed oscuro. Una leggera chitarra distorta ne accompagna l'incedere con delle note a dir poco inquietanti. Questa introduzione non deve però distogliere l'attenzione perché altrimenti si potrebbe arrivare impreparati all'assalto di doppia cassa e strumenti a corde, assalto che viene esasperato da una voce inquietante caratterizzata da un leggero effetto eco. Si parte quindi con un mid tempo pesantissimo dove la chitarra ritmica va a tessere una tela di riff a dir poco malvagia. La batteria viene talvolta accelerata quando meno lo si aspetta e ritorna a giocare con la doppia cassa, accompagnando questa voce oscura ed una sei corde devastante fino allo sfinimento. Il rullante questa volta viene maltrattato per bene senza però sforare oltremodo, un maltrattamento che va a chiudere un brano diciamo "strano" dove un cantato vero e proprio non possiamo trovarlo, ma in compenso ci troviamo di fronte ad una buona prova strumentale che non aggiunge e non toglie nulla a quanto fatto fin qui dai Nostri. Ormai ci siamo seduti ad osservare il disastro ambientale che abbiamo fatto con le nostre mani, siamo in ginocchio nel tentativo di allungare le braccia ormai mutilate nel tentativo di raccogliere qualcosa che la terra non vuole e non riesce più a creare. Abbiamo sperato anche nei morti, in quella gente che ha perso la vita nel tentativo di far aprire gli occhi ai vivi per far capire loro che stavamo sbagliando e stavamo mandando tutto all'aria solo per la nostra avidità, ma purtroppo nulla è servito e adesso siamo qui a pagarne le conseguenze. Non c'è nessuno aiuto, nessuno si sente colpevole ma colpevoli lo siamo tutti. Anche le nuvole sono tristi perché con la loro pioggia non riescono più ad ingravidare il terreno, e l'umido che si viene a creare diventa solamente un liquido coagulante che brucia i sentieri e le terre. Sicuramente viene descritto uno scenario a dir poco inquietante, ma a pensarci bene non è troppo distante da quello che in realtà è un processo autodistruttivo che l'uomo sta percorrendo non rendendosi effettivamente conto che un giorno non ci sarà più nulla per poter sopravvivere.

Bonus Track: Cadaverous Mastication

"Cadaverous Mastication (Masticazione Cadaverica)" è la prima song contenuta nell' ep omonimo dei Meshuggah pubblicato nel 1989 tramite etichetta "Garageland Records" e qui riproposta sotto forma di brano bonus. I tom del drum set sono gli assoluti protagonisti dei questo inizio di brano e vengono raggiunti a breve da un basso penetrante e da una chitarra monolitica. Il cantato è decisamente cattivo, e la pesantezza sonora proposta dalla band viene accentuata da un mid tempo ossessivo che non lascia scampo. Dopo una prima strofa troviamo una buona variazione di doppia cassa che prelude un assolo decisamente interessante di puro stampo Thrash metal. I toni si abbassano inverosimilmente ed i rintocchi di ride sono un campanello di allarme che ne annuncia un riffing maledettamente tagliente. La velocità aumenta considerevolmente ed il cantato risulta essere molto più aggressivo ed incisivo. Ritorniamo ad ascoltare suoni pesantissimi che si alternano ad una voce profonda al limite del growl, che però lascia spazio ad un arpeggio malinconico e da una chitarra lasciata libera di respirare un pochino. Ottimo l'assolo, molto tranquillo e rilassante; ma è solamente una breve tregua perché si ritorna a picchiare in maniera diretta per tramortire l'ascoltatore e dobbiamo dire che l'intento è perfettamente riuscito. Altro solo di chitarra accompagnato ma un basso martellante e da un drumming che aumenta di intensità con tanto di doppia cassa non troppo veloce che conclude questo ultimo episodio di questo grandissimo lavoro. Il tema di questo pezzo è incentrato sulle nostre paure e sul combattere i mostri che si annidano nella nostra mente sotto forma di mostri e spaventosi mutanti. Ognuno di noi può avere dei momenti di appannamento e passare dei bruttissimi periodi, ma non bisogna mai arrendersi o lasciarsi trasportare dalle paure. Non importa se dobbiamo affrontare le nostre paure o dobbiamo soffrire per poterle scacciare dalla nostra testa, con il senno di poi sappiamo che una volta superato questo ostacolo saremmo in grado di riprendere per mano la nostra vita. La mortalità danneggia i nostri sogni e con la sua morbosità e menzogna svuota l'essenza il contenuto dell'essenza vitale. Il testo dice: "Riportatemi a casa, affronterò le mie paure anche se sarò obbligato a cadere". Chissà quante persone scommetteranno sul mio fallimento con la speranza che io non possa farcela; ma rimarrete delusi perché ne uscirò vincitore. E' arrivato il momento di vedere effettivamente come stanno le cose, portatemi a casa ed affronterò i demoni che invadono la mia mente.

Conclusioni

Concludiamo questa nostra analisi del primo full lenght dei Meshuggah dicendo che, dopo un ep che faceva sicuramente intravedere uno spirito personale nel proporre un genere il quale in quegli anni viveva un periodo sicuramente di splendore, i Nostri hanno proseguito per la loro strada verso una evoluzione sonora magari ancora un po' acerba e non proprio visibilissima sotto vari punti di vista, ma che denota una consapevolezza dei propri mezzi grazie alla presenza, nella tracklist, di brani-perle di assoluto valore. Il tema portante di tutto questo intero album è sicuramente la superficialità umana e la totale noncuranza che l'uomo dimostra nei riguardi della propria terra, comportamenti generanti una involuzione generale che prima o poi sarà destinata a mettere l'umanità in ginocchio. Tematiche dunque non propriamente innovative, giacché molte band Thrash dell'epoca erano solite denunciare i mali compiuti dall'umanità e soprattutto dalla politica. Anche a livello musicale possiamo dire che troviamo sicuramente molte delle soluzioni standard contenute in un album thrash, ma caratterizzate tuttavia da un appesantimento sonoro non indifferente dettato da un basso martellante e da una chitarra ritmica impostata su toni particolarmente bassi. Gli assoli sono tipicamente sui generi, ma in alcuni casi sono talmente particolari e "crazy" che riescono nell'intento di spiazzare piacevolmente l'ascoltatore mettendolo in una condizione di confusione che rende il tutto molto particolare. L'ingresso del nuovo batterista Tomas Haake è stata una mossa a dir poco vincente, ed ha contribuito in maniera prepotente a rendere la proposta dei Meshuggah più personale possibile: il batterista difatti ha dimostrato ampiamente di avere una tecnica di accompagnamento a dir poco fuori dal comune, mediante cambi ti tempo improvvisi e decise cavalcate di doppia cassa, senza mai però esagerare. Tomas ci ha tenuto a non "strafare" nel sui dimostrare di essere un musicista esuberante, non lasciandosi andare in virtuosismi fuori luogo. La voce di Fredrik, dal canto suo, svolge un ottimo lavoro soprattutto in determinati frangenti, ma a volte risulta essere troppo uguale e un po' monocorde, anche se al tempo stesso non perde di certo di aggressività riuscendo comunque a coinvolgere ed a risultare aggressiva quanto basta per arricchire un sound già di per sé pesante e coinvolgente. Il tutto, insomma, pare essere già ben rodato con meccanismi piuttosto oleati che denotano una buona personalità non ancora del tutto sfruttata. Una sorta di leone in gabbia che si differenzia dal resto dei compagni per il modo di ruggire, ma che da li a breve, con i lavori successivi, troverà il modo di liberarsi e di sfogare tutta la propria furia con una proposta ineguagliabile ed un nuovo modo di intendere la musica come nessuno prima aveva mai osato fare.

1) Paralyzing Ignorance
2) Erroneous Manipulation
3) Abnegating Cecity
4) Internal Evidence
5) Qualms Of Reality
6) We'll Never See The Day
7) Greed
8) Choirs Of Devastation
9) Bonus Track: Cadaverous Mastication
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