MESHUGGAH

Chaosphere

1998 - Nuclear Blast

A CURA DI
FABRIZIO IORIO
02/11/2017
TEMPO DI LETTURA:
10

Introduzione Recensione

Siamo nel 1998, ed i Meshuggah si apprestano in data 29 ottobre a sconvolgere nuovamente i timpani e soprattutto la stabilità mentale di una intera generazione. Facciamo però un salto a ritroso, precisamente nel 1995, anno in cui i Nostri svedesi rilasciavano un monumento sonoro che, in concomitanza con l'uscita di "Demanufacture" dei californiani Fear Factory, stravolse seppur in maniera differente le leggi della concezione musicale. Stiamo parlando ovviamente di "Destroy, Erase, Improve", disco che sancì di fatto l'unicità della proposta musicale della band di Umea. Un lavoro mostruoso sotto ogni punto di vista che portò giustamente il gruppo ad avere i giusti riconoscimenti di pubblico e critica. Seguì un tour promozionale a dir poco imponente che vide però l'abbandono del bassista Peter Nordin proprio durante le esibizioni in terra di Svezia, a causa di problemi di salute. Per un breve periodo fu lo stesso chitarrista Thordendal ad occupare lo spazio lasciato dal proprio compagno, fino a quando non venne reclutato un nuovo bassista (Gustaf Hielm) per concludere le date programmate. Nordin abbandona definitivamente la band, ed Hielm diventa a tutti gli effetti il nuovo bassista dei Meshuggah. La band è in piena fase creativa, e se lo stesso Thordendal inizia a lavorare intorno al 1996 al suo album da solista dal titolo "Sol Niger Within", la band non perde certo tempo nello scrivere del materiale inedito proprio durante il lungo peregrinare sui palchi. Ed ecco che torniamo al 1998, anno in cui la Nuclear Blast immette sul mercato "Chaosphere". Anche se una prima avvisaglia di come potesse suonare questo nuovo disco ci era già stata anticipata un anno prima dall'ep intitolato "The True Human Design", il quale oltre a comprendere varie e particolari versioni del loro cavallo di battaglia, nonché opener di "Destroy...", "Future Breed Machine", conteneva la traccia "Sane"; successivamente inclusa proprio in questo nuovo lavoro. Un brano contorto all'inverosimile ma dannatamente affascinante e vincente nel suo essere così pesante. E' vero che un solo brano non può darci una reale idea di come possa suonare un nuovo disco, ma se credevamo di aver ascoltato il loro lavoro più pesante fino ad allora, le premesse di sentire un qualcosa di ancora più devastante sembravano esserci proprio tutte. Eppure non è facile credere che dei musicisti, o meglio, delle persone umane siano in grado di concepire anche solo mentalmente un successore ancora più malato del precedente. Immaginare cosa passi per la testa dei Nostri ragazzi sarebbe come intrufolarsi in un labirinto senza uscita e mettere sotto chiave il nostro cervello, intrappolandolo in maniera tale da rimanere imprigionato per sempre nella propria follia. Forse è proprio questo il significato della cover del disco, qui da noi preso in esame. Un cervello umano intrappolato in questa sfera del caos in lega metallica che potrebbe proteggere la nostra mente da soluzioni sonore disturbanti, ma che potrebbe invece rivelarsi anche una "prigione" atta proprio a costringerci all'ascolto di un qualcosa di terrificante. Se il chitarrista dei Metallica Kirk Hammet ha rivelato di aver preso come fonte di ispirazione proprio questo album per la creazione di alcuni suoi riff, e se Danny Carey dei Tool ha dichiarato di considerare i Meshuggah come una propria fonte di ispirazione, capite benissimo anche voi quanto la voglia di farci del male ascoltando "Chaosphere" aumenti in maniera a dir poco esponenziale. Un disco curato nel dettaglio dallo stesso Thordendal, di seguito aiutato in fase dei mixing e recording da Daniel Bergstrand: sin dagli albori collaboratore stimato degli stessi Meshuggah, di seguito divenuto famoso per il suo apporto dato a bands quali Dark Funeral ed In Flames, sempre per rimanere in terra svedese. Ora bando alle ciance e lasciamo che siano i creatori del Djent a parlare, e vediamo se siano o meno riusciti a mantenere il livello qualitativo del precedente album, già di per sé una pietra miliare del Metal più moderno ed aperto alle varie contaminazioni tipiche dei primi '90. Per evitare scossoni clamorosi, vi consiglierei vivamente di allacciarvi le cinture di sicurezza e di aggrapparvi a qualcosa di stabile, il più forte che potete. Stiamo per avviarci alla volta di una meta folle e priva di punti di riferimento, i più sensibili potrebbero anche subire più del dovuto i continui smottamenti e turbolenze che incroceremo lungo il nostro cammino. Forza, si parte. 

Concatenation

"Concatenation (Concatenazione)" ha il compito di aprire le ostilità. L'inizio è terrificante, con una batteria subito articolata ed una ritmica pesantissima. Il caos è servito in un vassoio d'argento ed un inizio così prende quasi di sorpresa: nessun preambolo, nessuna avvisaglia; un tiro diretto, improvviso, che non lascia scampo. Si sente fin da subito quanto il sound sia ancora più pesante che in precedenza... ed il bello deve ancora arrivare. All'appello manca la voce di Kidman, la quale non tarda troppo a giungere, ed anche in questo senso troviamo un'esasperazione ancora più marcata rispetto ai lavori rilasciati in precedenza. Con una furia assurda i Nostri ci catapultano in una specie di dimensione parallela, dove la nostra mente sembra essere imprigionata in una gabbia organica che altro non è che il nostro corpo. Imprigionata poiché sembra essere un qualcosa di estraneo ad esso. Ad un primo impatto parrebbero una cosa sola, eppure la nostra mente risulta un'entità estranea, come se fosse un qualcosa a se stante e lontano da ogni tipo di concezione. E' vero che le parole ed i pensieri sono collegati tra di loro, ma è tale lo sforzo da sostenere che questi due elementi non riescono a condividere armoniosamente in un unico involucro. La frase "Dualità all'interno della singolarità"  va proprio a rimarcare il concetto, separando le due situazioni. Come due estranei che in qualche modo debbano convivere per forza, e debbano condividere le esperienze di ogni giorno in modo forzato. Incredibile l'eccesso di violenza sprigionata dalla band: un continuo martellare con una sezione ritmica che vuole far tremare ogni ostacolo gli si pari dinanzi. Che sia un muro di cemento armato, o semplicemente il nostro cervello, nulla potrà reggere a tanta devastante potenza. Le urla di Jens sono a dir poco impressionanti, il suo stato di forma è a dir poco formidabile e riesce a mandare a quel paese ogni singolo neurone presente nella nostra testa. Non solo, l'assolo di chitarra che ne segue è un qualcosa di estremamente disturbante e malato. Non si può pensare di concepire un solo del genere senza poi "pagare" delle conseguenze anche piuttosto gravi. Eppure i Meshuggah ci hanno abituato a soluzioni sempre nuove e strane, ed anche in questo caso siamo di fronte ad un qualcosa di assai tremendo e ricercato, ma soprattutto inimitabile. Anche dopo questa parentesi, continua una sezione strumentale che oserei dire impressionante sia a livello tecnico sia a livello concettuale. Un suono potentissimo arriva alle orecchie di noi poveri malcapitati, ed è una sensazione bellissima. In qualche modo si cerca di effettuare una fusione tra il corpo e la mente, ma non vi è una certezza che questo avvenga. L'unico fatto sicuro, è che soffriremo. Tanto. Un distacco che ad un certo punto si rivela essere stato indotto con il tentativo di generare e sperimentare la sofferenza. Si odono in tal proposito le urla disperate dello stesso singer, il quale sembra essere proprio lui la cavia di queste sperimentazioni. Urla che invocano il ricollegare la propria anima a se stesso e ridarle un corpo. Anche le ultime speranze di sopravvivenza sembrano scorrere via senza riuscirle ad afferrarle, e tutte le parole di una nuova sperimentazione diventano delle atroci illusioni. Il corpo si indebolisce, l'anima si spegne lentamente. Le ultime parole hanno un sapore di sentenza: " Sono sparito, perso, eliminato, non esistente". L'abbandono alla vita terrena ed ultraterrena è definitivamente compiuto, e la cosa che fa maggiormente rabbia, sono le atroci sofferenze patite prima di morire. Ultimo atto in cui la band dà un ultimo colpo di coda alla crudeltà messa in musica, con urla disumane e distorsioni al limite della naturale concezione. Direi che come song di apertura, Concatenation è terrificante e incredibilmente efficace. Ora, sinceramente, avrei quasi timore a proseguire all'ascolto, e se i brani seguenti dovessero seguire anche solo minimamente la strada intrapresa da questa opener... beh, saranno veramente dolori.

New Millennium Cyanide Christ

"New Millennium Cyanide Christ (Il Cristo al Cianuro del Nuovo Millennio)". Inizio a dir poco folgorante con una sezione ritmica imponente ed una otto corde schiacciasassi. Un primo impatto disumano a livello sonoro che ben poco spazio lascia all'immaginazione. Un sussulto tremendo, assassino e tagliente, messo lì per fare del male. Una prima strofa non si fa attendere molto, dove troviamo un cantato meno esasperato rispetto alla track precedente, degno sottofondo alla rinascita di Cristo. Una resurrezione però diversa, distopica, tecnologica, dove esso si libera definitivamente della carne umana, e di tutto quello che possa essere organico. Si innalza ad un nuovo livello mai provato prima, dove arriva addirittura ad auto-infliggersi delle fratture per poi sostituire le proprie ossa con delle barre fatte di materiale altamente resistente. Nelle proprie vene non scorrerà più sangue umano: se sanguinerà, vedremmo dell'ossido di alluminio metallico. Una sostanza che, al contatto con l'ossigeno, provoca una reazione la quale lo trasforma nel suo stesso ossido; grazie alle sue proprietà passivanti, riuscirà quindi a rimanere sempre lucido impedendo l'ossidazione stessa. I suoi occhi non saranno più quelli che siamo abituati ad intendere come "occhi normali", ma saranno sostituiti con due fusibili. Una cecità indotta quindi, per non poter più vedere qualsiasi tipo di distruzione. La band si muove inesorabile, colpendo duramente l'ascoltatore. Ma allo scoccare del primo minuto veniamo sorpresi con una linea melodica desolante la quale, sorretta benissimo dal continuo appesantirsi del suono, riesce a farci respirare un'aria pesante ed arida. Si continua con questa trasformazione, dove arriviamo al punto dello strappo violento del derma ed alla disattivazione totale del dispositivo ricettivo audio per poter annullare qualsiasi tipo di paura e non ricevere più un suono infelice. In questo caso andiamo ad assistere ad un assolo offertoci da Thordendal che si rivela assolutamente geniale. Una prova folle del chitarrista che tramuta la propria pazzia in note schizofreniche, capaci di metterci davanti il nuovo volto di Cristo. Terminato questo bellissimo intermezzo la band diventa se vogliamo ancora più spietata. Avete presente il colosso Atlante? Colui che venne costretto da Zeus a sostenere il peso del mondo intero? Ecco, la sensazione è sostanzialmente la medesima. Le chitarre si appesantiscono ancor di più, mentre Haake ed Hielm spingono una trave d'acciaio dentro le nostre orecchie. Anche la voce muta in un qualcosa di sofferto e sofferente, e la cosa assurda è che questa sofferenza sia alla fine tangibile all'inverosimile. Arriviamo dunque agli ultimi ritocchi di questa nuova creatura, e dopo un ultimo controllo ed un tocco finale alle proprie caratteristiche, si completa la più grande ed imponente creatura divina. Ora il nuovo Cristo è pronto a salvare l'umanità ed invita noi a seguirlo nella sua nuova eternità. Non sappiamo però ancora come sarà il suo piano di salvezza... e forse è un bene. Sì, perché una volta rivelato non potremmo più sfuggirgli. La sua intenzione è purtroppo (o per fortuna) quella della cancellazione umana totale, una sorta di estrema pulizia che ha il profumo del dolore più atroce. Ma in fondo è per il nostro bene, è giunto il tempo di rispondere a tutte le nostre bugie, e la miglior soluzione è proprio l'estinzione. Ultimo attacco sonoro dato da una doppia cassa chirurgica ed infernale, una base pesantissima addolcita solamente dalla otto corde dello stesso Thordendal che ricama note medio/alte dal sapore apocalittico e depressivo. "New Millennium Cyanide Christ" è lento ed ossessivo, ma la tempo stesso aggressivo e molto ragionato. Un manifesto musicale assurdo e malato dove, una volta arrivati alla sua conclusione, ci pervade un senso di confusione e smarrimento. Una prova pazzesca dei Nostri che dimostrano ancora una volta di essere unici ed inimitabili. 

Corrodor of Chameleons

"Corridor of Chameleons (Corridoio di Camaleonti)" ha un inizio ancora più devastante dei suoi precedenti, dove possiamo assaporare tutta la tecnica del batterista Tomas Haake il quale fa un uso della doppia cassa estremamente chirurgico e veloce, senza perdere un benché minimo colpo. Le chitarre dal canto loro sembrano essere dei veri e propri schiacciasassi, convogliando una potenza inaudita verso le casse del nostro stereo, mettendolo veramente a dura prova. Ovviamente arriva il momento di ascoltare le vocals di Kidman che si muovono, anche in questo caso, non in maniera esagerata o violenta, ma bensì piuttosto ragionata ma pur sempre carica di rabbia. Una rabbia condivisa che ci spiega come l'essere umano sia il portatore principale di numerose anomalie. Queste non sono dettate da qualche malfunzionamento chimico o biologico, ma bensì sono studiate per essere tali; inutile dirlo, questo diventa motivo di assoluta preoccupazione. Pensiamo per un attimo al titolo della canzone stessa; viene menzionato il camaleonte e posso dirvi che non è un fatto casuale. Questo animale ha, come saprete ovviamente tutti, la peculiarità di sapersi adattare all'ambiente circostante e mimetizzarsi perfettamente mutando il colore dei pigmenti della propria pelle a seconda della superficie in cui si trova. Ecco, l'uomo ha dentro di se la stessa capacità... solamente che non la dimostra cambiando esternamente il colore della pelle: ben più grave, cambia il proprio comportamento in base alle proprie necessità e soprattutto se potrà in base a ciò trarre dei vantaggi. E' capace di leccare il sedere a chi di dovere solamente per avidità, scatenare guerre per avere soldi e potere, ed è bravissimo nel raccontare menzogne per arrivare il più in alto possibile. Con gli occhi cerca in tutte le direzioni fino a ché non trova quella opportunità che gli possa trarre un profitto. Se fino a questo momento il sound era molto pesante e continuo, ora il senso di pesantezza raddoppia grazie ad un lavoro di basso e chitarre mostruoso per impatto. Una cosa pazzesca ed una esperienza assurda che ci trasporta verso un assolo veramente geniale e grandioso. Chiaramente siamo al cospetto di una soluzione sempre particolare a livello chitarristico, ma c'è un qualcosa che lo rende assolutamente vincente. Al termine assistiamo ad uno stravolgimento strutturale dell'intero brano, con colpi di tom improvvisi ed una voce filtratissima entriamo in contatto con un virus pericolosissimo che scatena questa malattia neuro-ego contagiosa. Un'epidemia tremenda si sta abbattendo, e questi maledetti bugiardi potrebbero avere le ore contate. Se precedentemente era la menzogna continua ad alimentare il fuoco dell'avidità, ora un nuovo ceppo è pronto a sorgere per poter sconfiggere questi maledetti ipocriti. Non importa se loro hanno i miliardi, numericamente siamo in vantaggio e porremmo fine una volta per tutte a questa farsa. Con sorpresa torna il momento di riascoltare una parte solistica da parte di Thordendal, il quale si dimostra sempre solido e presente, dando un contributo vitale per la riuscita di un pezzo incredibile. Interessante l'ultima riflessione che la band ci mostra senza indugiare troppo: "I camaleonti sono una razza dalla vita breve. Probabilmente il destino ti troverà morto". Continuano i riferimenti a questo animale, facendo capire che le affinità tra noi e questo rettile non sono poi così assurde. Come loro hanno vita breve, anche le cattive intenzioni lo hanno, così come le bugie e le brutte azioni. E probabilmente un giorno ci si ritorcerà tutto contro, magari non ponendo fine alla nostra vita, ma sicuramente annientandoci psicologicamente in maniera tale da farci fare un esame di coscienza sulle azioni abominevoli che abbiamo voluto compiere per arrivare chissà dove. La song sfuma lentamente verso la fine, lasciando un po' un senso di incompiuto e di vuoto intorno a noi. Un senso di smarrimento cercando di capire il perché l'uomo sia così bravo a mutare emozioni e comportamenti a seconda della situazione in cui si trova. Il sapersi adattare in certe circostanze è sicuramente un pregio, ma se usato in maniera scorretta potrebbe appunto provocare delle situazioni che un giorno potrebbero ritorcersi contro, o addirittura, recare danno anche qualcun altro. Un testo sicuramente interessante e sviluppato benissimo. Parlando di musica non c'è poi molto da dire, in effetti. Siamo al cospetto di un brano bellissimo e di grande pregio. Un episodio incredibile in cui viene erogata potenza a profusione con quel misto di desertica melodia che tanto affascina e coinvolge.

Neurotica

"Neurotica" parte con una impostazione dal vago sapore thrash per poi appesantirsi, sfogando una potenza sovrumana. Il drumming è come sempre impeccabile, forse meno cervellotico in questo inizio ma sempre esaltante. Ottimo il lavoro degli strumenti a corda, dove distorsioni incredibilmente macchinose riescono a sollecitare ogni tipo di neurone cerebrale facendolo impazzire. Dopo questa ottima introduzione troviamo come sempre una prima strofa, la quale viene sparata a tutta velocità senza nemmeno rendersi conto di quanto questo possa far male. Inizialmente la ruvidezza è perfettamente in linea con quanto ascoltato fino ad ora, ma una seconda parte ci viene proposta in maniera talmente esasperata ed inumana che sembra volerci svegliare improvvisamente da un torpore il quale iniziava a risultare veramente soffocante. Diciamo pure che sembra essere un risveglio dato da convulsioni e spasmi muscolari totalmente involontari. Questo in sostanza è il significato della parola Neurotica, dove in questo caso troviamo un individuo fuori di senno (appunto nevrotico) che si sente in qualche modo represso, decidendo di dare un volto al progresso che molto velocemente sta evolvendo. Questo volto però viene immaginato senza occhi, senza bocca e senza naso od orecchie. Insomma, un volto umano che poi di umano ha ben poco o niente. Esso inchina la propria testa per gustasti ogni tipo di bugia di cui si è nutrito fino ad ora, reclamando una fantomatica ricompensa. E' confuso, molto confuso. Si sente padrone e servo allo stesso tempo, intravede un qualcosa di positivo per poi cadere in depressione pensando solamente a cose negative. Arriva il momento di massima esaltazione dove si sente addirittura onnipotente e completo, ma anche diverso. Forse troppo diverso per poter essere capito, eppure cerca di auto-motivarsi pensando e credendo di essere tutto quello che bisogna essere. Ora il brano si prende una brevissima pausa dettata da colpi alterni di rullante, ma questa volta la voce grossa la fa il basso di Gustaf proponendosi come mai prima d'ora. Se i compagni in qualche modo sembrano allentare quel tanto che basta la tensione, il bassista continua imperterrito a tessere note distorte che diventano protagoniste indiscusse nello spaccare in due il brano. Brano che riparte con tempi dispari e monolitici che si fanno apprezzare alla grande grazie a soluzioni quasi stonate che arricchiscono di molto il valore del brano qui proposto. Ovviamente non poteva mancare l'assolo fuori da ogni schema, ed infatti non solo sembra totalmente slegato da ogni tipo di umana concezione, ma è perfetto e maledettamente vincente sotto ogni punto di vista. Un' esperienza "nevrotica" stampata su un pentagramma volta a fare impazzire ogni tipo di ascoltatore con un briciolo di sanità mentale. Non ha caso stiamo parlando di lucidità della mente, dato che sembra che questa situazione sia causata dalla mancanza di una qualche sostanza che possa far calmare improvvisamente. Manca veramente poco per la disintegrazione del proprio essere, ma ad un certo punto il protagonista trova la sostanza misteriosa... ed ecco, tutti i pensieri volano via in un batter d'occhio. Viene chiamata "chirurgia dell'anima", una sorta di pulizia generale che fa stare momentaneamente bene. Pesantissima ed inesorabile, la band continua la propria marcia distruttiva senza però spingere moltissimo. L'unico che corre come un pazzo è proprio il singer, il quale riesce a farci partecipi di un malessere interiore altamente devastante. La vita passa via in un minuto, scorre in un baleno e ci si rende conto di essere veramente persi, in virtù della fugacità del tempo. Nessun obbiettivo reale, nessuna voglia reale di vivere. Il protagonista arriva a sentirsi completamente sommerso ed intorpidito, ed in quei momenti di totale appannamento si ritrova in un paesaggio mentale adatto solamente per l'illusione. Terminato l'effetto della sostanza, viene avvolto dall'oscurità. Probabilmente l'ultima della sua vita. Guardandosi indietro però, si ricorda che una volta era vivo ed aveva una coscienza ed una personalità. Purtroppo è troppo tardi per poter tornare al limite del punto del non ritorno e quindi si lascia andare al proprio destino mentre questa volta è la sua vita stessa a guardarlo mentre se ne va. L'ultima parte strumentale è veramente carica d'effetto; tom ripetuti, basso martellante ed una chitarra che esala gli ultimi respiri cercando di rimanere a galla in questa oscurità che chiaramente avvolgerà ogni cosa. "Neurotica" è un altro grande, anzi grandissimo pezzo che ha come punto di forza sicuramente le soluzioni tecniche e sopraffine a cui i Meshuggah ormai ci hanno abituati, valorizzato soprattutto da un cantato talmente coinvolgente da spingerci ad aguzzare l'orecchio, cogliendo ogni tipo di sfumatura possibile. La velocità non è contemplata ma la bravura nel rendere il tutto così pesante sta proprio nel fatto dell'essere estroversi e fuori da ogni schema. Una lezione di estrema bravura insegnata come meglio non si poteva.

The Mouth Licking What You've Bled

"The Mouth Licking What You've Bled (La Bocca Lecca ciò che sanguini)". Parliamo ora del brano che gode della durata minore (insieme a "The Exquisite Machinery of Torture" di cui parleremo in seguito) dell'intero "Chaosphere". L'inizio è molto veloce, dove una doppia cassa estremamente chirurgica accompagna, nei primi quindici secondi, le due chitarre che si presentano con un sound decisamente eccitante. Veramente bella questa mini introduzione strumentale, la quale ci dimostra quanto i Meshuggah risultino efficaci anche nelle cose più semplici. Dopo un brevissimo stacco, possiamo ascoltare un riff, anch'esso brevissimo, che dà il via al cantato di Jens. Questa volta la sua prova vocale è fin da subito estrema, carica di pazzia e dannatamente convincente. Questa rabbia dirompente serve ad illustrarci quello che è in sostanza l'uomo comune. Un individuo superficiale, indifferente ed impassibile circa ciò che lo circonda. Diciamo pure che si tratta di una autocommiserazione o semplicemente di un esame di coscienza che l'essere umano fa di se stesso. E' come se si vedesse attraverso uno specchio e scoprisse realmente la sua vera natura. Non esiste un peccato realizzato o provocato; il peccato è semplicemente lui... noi. La sezione ritmica è ancora una volta pesantissima, forse ancora di più che in precedenza, e l'assolo che ne scaturisce è come sempre "spaziale" ed anormale per come viene concepito. La band è in piena corsa, la voce è in continua ascesa per quanto riguarda esasperazione e follia, mentre la sezione ritmica è veramente ispirata ed articolata. Le chitarre di Hagstrom Thordendal poi assomigliano a due trivelle pronte ad infrangere anche il più spesso del cemento armato, un duo terrificante che in questo brano sprigiona una violenza inaudita e senza pari. Torniamo a noi, a noi che siamo gli esseri che popolano questa Terra. La felicità non sembra essere una condizione troppo adatta, forse siamo noi a non riuscire a mantenere questo status. Sembriamo quasi destinati a vivere nella miseria, ed in un modo o nell'altro riusciamo in questo intento. Siamo capaci di arrivare all'apice del successo personale con sudore e pazienza, e riusciamo in un batter d'occhio a perdere ogni cosa. L'uomo comune è un perdente, un essere viscido che cresce come un verme per portare questa strana infezione ovunque. Il nostro destino è quello di soffrire e di far soffrire, leccandosi quelle ferite inferte da noi stessi. Una sorta di masochismo interiore che porta ognuno di noi a vivere sempre sul filo del rasoio, rischiando certo... ma con la buona sorte non bisogna mai esagerare. Cadere in depressione e farsi avvolgere dall'oscurità è molto più facile di quello che si possa pensare. Il vero problema risiede nel fatto che, in seguito, risulterà veramente difficile tornare a galla in questa palude mentale per cercare quella boccata d'aria che potrebbe salvarci. Le urla del singer sono da antologia ed esprimono alla perfezione questo stato di miseria. Thordendal si ripresenta con un altro solo, molto più ragionato e stabile rispetto al precedente, dove però aleggia sempre e costantemente quell'inquietudine che caratterizza il testo. Musicalmente il tutto è una sassata inaudita, un continuo picchiare duro mantenendo sempre e comunque una tecnica sopraffina che non scade mai nella confusione senza senso. Anzi, il senso è espresso talmente bene da risultare palpabile. Arriviamo al punto di non dare nemmeno peso alle parole degli altri, e le uniche che destano la nostra attenzione sono e saranno solamente quelle pronunciate da noi stessi. Avida e cinica, la nostra esistenza è caratterizzata tra le altre cose dal tradimento e dalle bugie. Destinato quindi a rimanere nelle propria sporcizia, ecco che si delinea il quadro completo di quello che è l'uomo. Non una bella immagine ovviamente, ma se ci pensiamo bene è una triste verità che la band ha solamente deciso di farci ascoltare tramite un brano con pochi fronzoli ed una interpretazione esecutiva più diretta che mai. 

Sane

"Sane (Sano)", già presente all'interno dell'ep del 1997 "The True Human Design", è inversamente un brano che tratta l'essere umano come quella forma di vita che si crede superiore ad ogni cosa, e che farebbe di tutto pur di riuscire a raggiungere i propri scopi. Ma andiamo con ordine. Le battute iniziali lasciano poco spazio all'immaginazione, e veniamo accolti da suoni contorti che non fanno altro che accrescere questa voglia di primeggiare. Improvvisamente il ritmo si fa veloce e spietato ed il cantato rasenta il "rap" per velocità di interpretazione, lasciando comunque trasparire una rabbia furiosa a dir poco impressionante. Il nostro ego inizia a provare del piacere nel perpetrare ogni tipo di menzogna e falsità e ci si professa addirittura degli stupratori di verità, per fare in modo che questa si adatti alla nostra folle causa. La menzogna umana è di fatto la base, la triste formula chimica di tutte le azioni viscide che siamo in grande di compiere. In fondo non c'è molto da riflettere, diciamo pure la verità: il compiere azioni dannose ed atroci, l'uomo è un maestro indiscusso. Un leggerissimo rallentamento sonoro permette un attimo di respiro prima di essere assaliti nuovamente da un reparto offensivo dato da chitarre e sezione ritmica, dove emerge un altro aspetto fondamentale e certamente poco gratificante, che ci riguarda da vicino: il tradimento. Questa parola può essere utilizzata in numerose circostanze, ma il suo significato rimane sempre il medesimo: è l'atto di venire meno ad un dovere o ad un impegno morale verso una persona. Un tradimento perpetrato ai danni delle persone a noi più care e che ci stanno a cuore, verso gli amici, verso la persona amata, ma ancor più orribile verso l'intera razza umana. La cosa più oscena non è l'atto in sé (seppur spregevole), ma è proprio la premeditazione di tale assurdità. Il momento migliore è proprio quello del saper manipolare la mente altrui nel momento di maggiore gioia, dove l'uomo si trova nel momento di maggior vulnerabilità. E' proprio in questo preciso istante che le debolezze mostrano il fianco, facendoci trovare impreparati ed attaccabili. Le urla bestiali di Kidman sono da antologia, ma soprattutto assistiamo ad un lavoro di doppia cassa ineccepibile ed altamente devastante, con tanto di chitarre roventi ed esplosive. Alle urla disturbanti si aggiunge anche un assolo estremamente alienante che enfatizza maggiormente quel senso di debolezza e di vulnerabilità. Arriva il momento di giocare a carte scoperte e di rivelare le vere intenzioni, mostrando lo schema di questo piano diabolico tanto allucinante quanto purtroppo vincente. Fare in modo che, una volta essere riusciti a conquistare tutte le menti, si possano gettare i fili per comandare chiunque come fossero burattini. Il tutto chiaramente per arrivare al nostro scopo. Il lavoro chitarristico assume connotati lugubri, un po' come se qualcuno si stesse avvicinando di soppiatto per poi mostrarsi improvvisamente ai nostri occhi. Ed è proprio questo che accade; la sette corde rimbalza da una cassa all'altra cercando proprio di disorientare prima di proclamarsi la guida del futuro, dove non rimarrà altro che seguire questo dio autoproclamato portatore di dolore e sofferenza. "Sane" è un brano a tratti contorto ma che riesce a mantenere una linea ben precisa. Il livello qualitativo è sempre eccellente, ed anche se non si tratta dell'episodio migliore dell'intero lavoro (ma chiaramente tra i migliori), ha avuto comunque il compito di presentare il nuovo album tramite l'ep di cui sopra, con risultati veramente notevoli.

The Exquisite Machinery of Torture

"The Exquisite Machinery of Torture (La Squisita Macchina della Tortura)". Con un avvio stoppatissimo di chitarra ed una batteria come sempre tecnicissima, troviamo con grande sorpresa non un cantato sempre portato all'eccesso, ma bensì una sorta di parlato a cui è stato applicato un filtro vocale di sicuro effetto. Le urla arrivano e sono sempre poderose, ma questo momento dura giusto quell'attimo per poi tornare ad ascoltare nuovamente questo parlato che risulta essere anche un po' inusuale. La band ci ha sempre abituato a soluzioni particolari, e questa chiaramente non fa eccezione. Il risultato è ottimo e riesce nel compito di far aumentare l'attenzione. Un individuo, aprendo gli occhi, si ritrova in un ambiente che non riesce a riconoscere. Ignaro di ciò che gli sta per accedere, inizia a studiare ogni cosa che ha attorno a sé ma si rende conto di essere paralizzato. E' al cospetto di questa macchina delle torture, capace fra le tante cose di negargli qualsiasi tipo di emozione. Quelle che ha provato fino in quel momento invece, si accumulano dentro di lui ed iniziano a divorarlo lentamente. Un senso di caos sembra avvicinarsi come piccoli raggi di luce, dove la sua coscienza piano piano affiora eliminandolo dall'interno. Questa è solo la preparazione all'eliminazione finale e a questo punto si chiede se sarà lui il prossimo o dovrà aspettare convivendo con le proprie sofferenze. Questa volta Jens prende le redini del brano, convogliando tutta la potenza possibile, che sfocia in un tripudio di distorsioni e tecnicismi i quali lasciano poi spazio all'assolo sempre interessante ma forse meno incisivo rispetto a quanto fatto in precedenza. Al suo termine la band ci fa assaporare tutta l'essenza del djent proponendo un sound intenso che martella all'impazzata. Si, è lui il prossimo ad essere eliminato, ed inizia così il proprio viaggio terminale. In questa imminente tragedia riesce dopo tutto a trovare una nota positiva, alleviando un dolore interiore che sembrava opprimerlo. Percepisce le strutture del corpo che vengono discorporate da una luce che uccide il nemico psicologico che è dentro se stesso. Questo fascio luminoso è invisibile e si trova dentro di lui, con grande forza di volontà scaccia tutti i demoni che lo hanno accompagnato in tutta la sua vita. Si sente ingannato da se stesso, non riesce a capacitarsi di quanto fatto fino a quel momento. Un momento che gli serve per guardarsi e riflettere su ogni cosa. Torna nuovamente quella voce che sa di sentenza, per poi detonare ancora una volta con un sound estremo e carico di violenza. La consapevolezza di essere quello che crede di essere fallisce la propria presa ed inizia a sentirsi amorfo e privo di possibilità. Non solo la mente sta per essere annientata ma è anche il corpo ad iniziare a subire le conseguenze di questo trattamento. Delle sonde vengono iniettate attraverso la carne ed un liquido corrosivo inizia a scorrere percorrendo la sagoma del proprio corpo. La morte sta avanzando inesorabile, sembra che un esercito stia combattendo con armi chimiche all'interno delle proprie viscere. Bombe acide esplodono senza far rumore, emorragie non quantificabili prendono il sopravvento. Il brano non gode di variazioni degne di nota, anzi, procede lineare dall'inizio alla fine, ma la sensazione di essere seduti al posto del protagonista del brano in attesa di essere brutalmente uccisi è sensazionale. Se i Meshuggah fino a questo momento ci hanno abituato ad un sound sempre ricercato e sofisticato, questa volta è la soluzione vocale ad essere protagonista. Un espediente riuscitissimo e molto interessante che vuole dare quel tocco di diversità ad un disco fin qui incredibilmente potente e monolitico. Il bello della band di Umea in fondo è proprio questo: non sai mai cosa aspettarti da un loro brano.

Elastic

"Elastic (Elastico)" è l'ultimo pezzo, il tassello che va a completare questo splendido album. Non lasciatevi ingannare dalla lunghissima durata (stiamo parlando di ben quindici minuti e mezzo), perché ci saranno delle sorprese. Inizialmente troviamo un'introduzione classica per gli standard dei nostri svedesi, ovvero un sound tecnico e di sicuro effetto caratterizzato dal solito ed inimitabile drumming di Haake e dalle due asce che si muovono in maniera prepotente con un pizzico di malsana melodia. L'attacco vocale è sempre grintoso e dipinge un essere composto da pezzi morti ed incompatibili tra di loro, i quali cercano di rigenerarsi dopo uno stato di decomposizione avanzata. Una vista che riesce a portare alla follia tutte le realtà dimensionali conosciute. Si cerca di "stampare" la carne umana, di ricrearla attraverso una danza frenetica di particelle nel tentativo appunto, di ricreare la carne. Non ha una forma ben precisa, non ha una dimensione od una massa, è solamente una proiezione che cerca di prendere delle sembianze. Una nuvola di vapore elettrificata, un arco di tessuto osseo, una atrocità insomma che ha nello stato liquido il proprio stato primordiale. Non c'è niente di organico, nulla che possa far pensare ad un qualcosa di vivo. Nasce così una creatura senza un'anima viva, un esperimento aberrante a cui non vorremmo mai assistere. Il testo è veramente breve e sparato tutto d'un fiato nonostante la notevole durata del brano... ma ora viene il bello. Arrivati intorno al quarto minuto di Elastic, qualcosa accade: colpi di rullante e tom simultanei accompagnano una chitarra che si diverte con una sorta di nenia a trasportarci fino al sesto minuto dove sembra che effettivamente la song volga al termine. Ed invece sentiamo un suono di synth che cresce e cambia nel tempo in maniera quasi impercettibile e che si protrae per ben cinque minuti abbondanti. Se volete veramente farvi del male, ascoltatevi questo pezzo con delle buone cuffie; ne vedrete delle belle. Un'esperienza che non vi dimenticherete tanto facilmente, soprattutto perché vi trasporterà in una dimensione parallela che sembra non avere una reale fine. Vi dico immediatamente che non tutti saranno in grado di arrivare alla fine di questa parte elettronica semplicemente perché è altamente disturbante e metterà veramente a dura prova il vostro cervello. Un conto è suonare pesante cercando di sconvolgere la mente con distorsioni e soluzioni al limite dell'umana concezione, un conto è far provare una sofferenza psicologica tramite questo tipo di espediente. Credete sia finita qui? Non sapete quanto vi state sbagliando. Siamo intorno all'undicesimo minuto, ed il basso di Hielm sembra venir attaccato all'amplificatore in questo istante, producendo un suono disturbato. La cosa terrificante è che improvvisamente la band inizia a picchiare durissimo, come mai fatto prima. Un caos sonoro ineguagliabile dove anche la voce dello stesso Kidman viene letteralmente soffocata da tutti gli strumenti, che sembrano impazziti. Non esiste un senso logico, ognuno sembra andare per la propria strada producendo un impatto sonico che fa sobbalzare dal terreno. Immaginatevi per un momento di passare cinque minuti in cui il vostro cervello sia in uno stato di trance dovuta a quel suono opprimente, ed improvvisamente vi sentite esplodere dall'interno con una raffica impressionante di suoni distorti e caotici. Verrebbe da dire che i Meshuggah siano dei pazzi furiosi senza controllo, ma il bello è proprio questo. Certo è che non mi aspettavo una conclusione del genere. Sembra una sorta di ghost track integrata perfettamente a quest'ultimo brano e riesce nell'intento di stravolgere qualsiasi legge psicologica. Incredibile.

Bonus track: Unanything

"Unanything". Contenuta nella versione giapponese, ed uscita un anno più tardi rispetto al disco originario, questa song è una strumentale di grande fascino che ci fa viaggiare con la mente nell'arco dei suoi tre minuti di durata. Caratterizzata da un arpeggio molto bello e delicato, accompagnata solamente qualche colpo di crash e pedale in simultanea e da una chitarra ritmica che si limita a fare da sottofondo, si configura come un viaggio rilassante in compagnia dei nostri ragazzi di Umea. Il brano inizia e termina in egual modo, e solamente qualche piccola incursione solistica di grande effetto, e soprattutto molto leggera, dona quel minimo di varietà in un episodio che riesce anche ad essere pesante in alcuni frangenti, ma che non perde mai quella vena spensierata che risulta essere il fulcro vero e proprio di questa strumentale. Non c'è molto altro da dire, se non che anche nelle cose semplici, i Meshuggah sanno il fatto loro, e che sanno essere sorprendenti anche quando non ricercano a tutti i costi soluzioni al limite del cervellotico.

Conclusioni

Siamo arrivati purtroppo alla conclusione di "Chaosphere", e le sensazioni finali sono molto particolari da descrivere. Siamo di fronte ad un lavoro mostruoso, suonato in maniera impeccabile ed espresso in un modo unico ed inimitabile. Se pensiamo al suo predecessore "Destroy, Erase, Improve", mai ci saremmo immaginati un seguito del genere. Non è mai facile replicare un capolavoro musicale, ma i Meshuggah sono riusciti in pieno nell'intento. Se con il precedente album i Nostri avevano trovato una loro propria dimensione dopo un primo disco ("Contradictions Collapse") dalle chiare influenze thrash, in questo frangente riescono a marcare il territorio in maniera ancor più indelebile. Parliamo di un lavoro pesantissimo e di non facile assimilazione, certo, ma ascoltare brani come "New Millennium Cyanide Christ""Neurotica""Corridor of Chameleons" o la traccia conclusiva "Elastic", può e deve essere una gioia per le nostre orecchie. E' tutto meravigliosamente perfetto; dai suoni impeccabili, dalla produzione leggermente sporca e dal mixing vincente effettuato presso i Dog-Out studios in Svezia, fino ad arrivare ai veri protagonisti di cotanta maestosità. Si, i Meshuggah, proprio loro. Se pensiamo poi che le prime bozze di "Chaos..." sono state buttate giù durante il tour promozionale di "Destroy...", capite benissimo anche voi in che stato di ispirazione e di grazia si trovava la band in quel preciso momento storico della propria carriera. Non sarebbe nemmeno giusto scegliere un pezzo migliore di un altro o che spicchi più di altri; Chaosphere va ascoltato tutto d'un fiato rischiando anche dei momenti di smarrimento mentale. Singolarmente parlando non c'è molto da dire, in fondo, anche se è giusto valorizzare il lavoro di ogni membro della band. Partiamo dalla sezione ritmica, ovvero da quel fenomeno rispondente al nome di Tomas Haake e dal nuovo arrivato al basso, Gustaf Hielm. Il primo è una vera e propria macchina, non può essere considerato certo un essere umano. La sua precisione farebbe impallidire qualsiasi novizio ed è motivo di invidia per molti colleghi. La new entry sembra essersi integrata perfettamente in un meccanismo intricato, dando un contributo pressoché fondamentale e mastodontico. Le due chitarre sono incredibilmente efficaci nel fare terra bruciata al loro passaggio, e gli assoli proposti da quel genio di Thordendal sono tra i migliori mai composti dalla band. Precisi, disturbanti ed alienanti, ci trasportano in un labirinto cervellotico e senza fine. Ultimo, ma non ultimo per importanza, il vocalist Jens Kidman. La sua prova è mostruosamente convincente, con una grinta sprigionata da far venire i brividi. E' bravissimo nell'urlare tutto il proprio malessere ma è anche abilissimo nello stravolgere (a volte) il suo modus operandi. Non c'è niente che non funzioni in questo lavoro, proprio niente; dalla cover ai brani, tutto è perfetto. Le leggere e piccole variazioni che in alcuni pezzi si possono intravedere trovano il proprio culmine attraverso l'ultima song, dove tutta la geniale follia della band esce allo scoperto donandoci una conclusione fuori di testa ma soprattutto bellissima. Di questo album esistono varie versioni ristampate ed arricchite con l'aggiunta dell'ep "The True Human Design" in edizione limitata, espediente che non intacca minimamente la qualità finale. Questo disco ha molti pregi, anzi, moltissimi. Ma ne ha uno in particolare ed è anche quello più pericoloso: una volta terminato l'ascolto si ha la tentazione "meccanica" di premere nuovamente il tasto play del nostro stereo senza nemmeno aver avuto il tempo e la possibilità di averlo assimilato. Permettetemi una brevissima divagazione: in fase di introduzione vi avevo accennato che nel 1995 (anno della pubblicazione di Destroy, Erase, Improve) i californiani Fear Factory fecero uscire il monumentale Demanufacture. Ebbene, in questo 1998 i Meshuggah pubblicano Chaosphere, ed i Fear Factory rilanciano con un altro album mostruoso; ovvero Obsolete. Sembra quasi che le due band, seppur distanti concettualmente, vadano di pari passo sfornando dischi fondamentali per il genere metal. Concludendo; vi ricordate il fatto che, sempre all'inizio vi avevo consigliato di allacciarvi le cinture e di aggrapparvi a qualsiasi cosa vi potesse essere utile? Ecco, se lo avete fatto sarete sicuramente salvi e magari un po' storditi dall'impatto. Se non lo avete fatto, beh... credo che l'ascolto di questo album equivalga ad un giro in montagne russe senza aver assicurato il seggiolino in totale sicurezza.

1) Concatenation
2) New Millennium Cyanide Christ
3) Corrodor of Chameleons
4) Neurotica
5) The Mouth Licking What You've Bled
6) Sane
7) The Exquisite Machinery of Torture
8) Elastic
9) Bonus track: Unanything
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