MAZE DECEPTION

Maze Deception

2018 - Indipendente

A CURA DI
FABRIZIO IORIO
28/05/2018
TEMPO DI LETTURA:
8

Introduzione Recensione

Ci troviamo a Cnosso, precisamente sull'isola di Creta in pieno periodo del regno di Minosse. Sovrano figlio di Zeus ed Europa, si innamora di Pasifae e la fa sua sposa. Essa un giorno offese Afrodite, la quale la maledì facendola innamorare di un toro e successivamente dando alla luce una creatura mostruosa metà uomo e metà animale. Questa creatura prese il nome di Minotauro che venne imprigionato per volontà di Minosse stesso, in un labirinto ideato dall'inventore Dedalo. Questo essere così imponente e potenzialmente pericoloso, venne sfamato annualmente da sette giovani e da sette donzelle, un tributo questo atto a sacrificare si delle giovani vite umane ma anche per tenere a bada il Minotauro usato come una sorta di gioco morboso con il quale il re Minosse si divertiva a far entrare in questo labirinto i poveri malcapitati per poi fare in modo che non potessero più trovare la via di uscita, e di conseguenza, esserne cibo prelibato. Un giorno però, il giovane principe di Atene, Teseo, per sfuggire al suo tragico destino e vendicarsi di questi continui sacrifici, seduce Arianna, figlia proprio di Minosse promettendole di condurla in Grecia. Arianna dona così a Teseo un filo per permettergli di uscire dal labirinto una volta ucciso per sempre il Minotauro. Così fu, ma il principe non mantenne la fede alla promessa abbandonando Arianna sull'isola di Nasso. Bene cari amici, questo breve riassunto riguardante il mito del Minotauro è dovuto dal fatto che nella copertina del primo ep della band lucana Maze Deception ne è raffigurata una versione ancora più imponente. Con la testa scheletrica, il corpo martoriato e le braccia sporche di sangue ma dotato di una potenza impressionante, sembra voler venirci in contro per farci letteralmente a pezzi. Ma conosciamo meglio questi ragazzi che si apprestano ad infuocare i nostri padiglioni auricolari. Dicevamo poc'anzi che la band viene dalla Basilicata, una terra ingiustamente sottovalutata praticamente in ogni aspetto, ma che nasconde delle risorse incredibili, ed i Nostri ragazzi sono una di quelle risorse. La loro proposta è un metal prevalentemente improntato sul death metal, ma che trova in molti dei loro riff soluzioni tipicamente thrash. I Maze nascono nascono nel 2015 grazie alla voglia del chitarrista Dino Russo e dal batterista Luca Cifarelli di esprimere le loro sensazioni, le loro emozioni ed anche perché no, la loro rabbia, attraverso la nobile arte della musica. I due non sono certo alle prime armi per quanto riguarda l'esperienza a livello musicale; infatti Dino, con il fratello bassista Enzo, ha militato nella progressive band Black Diamond con la quale ha pubblicato nel 2008 l'album Mourning for me, e nella power/heavy metal Assedio, mentre Luca ha prestato i propri servigi per i Pagan death/black metal Nihilium (con lo pseudonimo Lux Tenebrae) e nelle band The Scars, Kurics Soulgrave ed infine Toxic Avengers (da non confondere con gli omonimi russi dediti ad un crossover punk). Chiaramente per formare una band bisogna avere a disposizione anche altri elementi, ed infatti si arruolano il cantante Pievro Adrisani già compagno di avventure dei Nihilium con Cifarelli, ed il secondo chitarrista Michele Gallitelli (anche lui proveniente dai Black Diamond), imbarcandosi fin da subito in questa nuova avventura per cercare di esprimere al meglio la loro concezione artistica. Nell'estate dello stesso anno, il puzzle viene completato dal bassista Davide Rubino, già in attività con band quali Nhope, Warm Up, Antmanbee e Red Clay. Dobbiamo anche dire che, oltre alla sua esperienza in altre band, il chitarrista Michele Gallitelli ha la fortuna di avere come maestro (e che maestro direi) il grandissimo Andrea Martongelli. Talentuosissimo e raffinatissimo chitarrista di grande fama che milita nei grandissmi power/thrash Arthemis e negli altrettanto interessantissimi Fear for Four che attualmente si trovano in uno stato di stand by. In più, ha anche registrato nel 2014 un album interamente strumentale dal titolo Spiral Motion. Sappiamo tutti benissimo quanto sia difficile comporre un album completamente musicale, ma vi posso assicurare che Spiral Motion contiene dieci tracce di una qualità impressionante. Tornando giustamente alla band, iniziano a farsi conoscere al grande pubblico partecipando nel 2016 al "Sauthern Wolves IX", una rassegna live in quel di Matera in compagnia della band grindcore Neid e della death/black metal band Voltumna. La loro imbarcazione sembra navigare nella giusta direzione, partecipando successivamente al "Taras Thrash Fest" in Puglia con Tales of Deliria, Assaulter ed i greci Chronosphere, al "Warm Up Agglutination" e per finire al "Basilicata Metal Fest" con artisti di grande livello come i Folkstone, Dark Lunacy ed i sorprendenti Novembre. Il 2016 sembra quindi un anno molto importante per la band, ed infatti lo è, ma non tutto purtroppo sembra andare per il verso giusto. Si sa che i giovani gruppi devono prima o poi affrontare dei cambi di line up, ed anche i Maze Deception non possono sottrarsi a questa regola. Il batterista Luca Cifarelli decide di abbandonare la nave a bordo di una scialuppa, e quindi viene prontamente rimpiazzato da Dino Castano con il quale andranno proprio a registrare questo nuovo primo ep che ora vi andremo a presentare. Sembra che in Italia il movimento thrash/death sembra non essere mai in crisi se andiamo a vedere le produzioni che attualmente in questi anni fioriscono con sempre più insistenza, ma se dovessimo ripercorrere la storia del genere tricolore, noteremo che abbiamo avuto la grande fortuna di annoverare realtà che hanno anche fatto la storia del genere. Il primo gruppo che salta in mente non può non essere la band di Peso, batterista storico dei leggendari Necrodeath. Una band che ha bisogno di poche presentazioni e che ancora adesso continua ad infiammare le platee di mezzo mondo. Tornando ai periodi nostri, ottime realtà sono sicuramente i varesini Total Death, gli interessantissimi liguri Last Rites, i calabresi Acrylate, i siciliani Aneurysm oppure i romani Necromancer. Insomma, c'è solo l'imbarazzo della scelta. Ora vediamo insieme se i Maze Deception riusciranno a mantenere quella qualità decisamente alta che in un genere come questo non è proprio semplice da ottenere.

Into The Maze

Un sound corposo giunge da molto lontano, minaccioso, imponente. Il riff è tagliente e funge da miccia per un'esplosione sonora che vede coinvolti tutti gli strumenti. "Into the Maze (Nel Labirinto)" ci presenta questo ep con una bella dose di carica adrenalinica data da un incedere deciso e particolarmente interessante. Il primo assolo è di chiara fattura thrash, così come il successivo che arriva quasi nell'immediato. Nel mezzo, un'ottima prova ritmica da parte della band che sospende per un breve istante una breve carneficina musicale che trova il proprio apice tramite soluzioni semplici ma di grande impatto. Il lavoro di doppia cassa è preciso ed importante, l'uso di crash e rullante estremamente interessante, mentre le due chitarre svolgono un grande lavoro rincorrendosi a tratti in maniera violenta e precisa. Il basso di Davide Rubino martella alla grande, conferendo al sound quella pesantezza di fondo che questa breve strumentale ha bisogno di avere. Anche se siamo di fronte ad una introduzione di poco più di un minuto, si evince immediatamente l'ottima capacità tecnica della band, con prove individuali sicuramente di grande livello ma soprattutto molto ben amalgamate fra di loro. Una vera e propria squadra che fa riscaldamento prima di dimostrare sul campo tutta la sua qualità.

Blood Fear Death

Eccoci arrivati al primo vero brano che ci presenta la band, ovvero "Blood Fear Death (Sangue Paura Morte)". Il riff iniziale di stampo death metal ricorda molto i grandissimi Cannibal Corpse, spietato, secco e perforante ci avvia in quello che è un po' il destino di ognuno di noi; ovvero la morte. Il ritmo è incalzante, non veloce ma dannatamente accattivante. Il singer si esibisce un un growl di buon effetto dimostrando sin da subito una grinta non indifferente nell'intraprendere una grande battaglia. Alzando il pugno verso il cielo questi guerrieri saranno l'unica speranza per la nostra morte. Non conoscono la parola paura, non sanno cosa significhi perché sono l'impersonificazione del coraggio. L'odio è l'elemento fondamentale in tutto questo, e questo odio viene costantemente alimentato dal sangue e dalle lacrime continuamente versate. Alla fine la morte diventerà la nostra unica fede. I Maze Deception non si fermano, anzi, aumentano di intensità con il continuo rincorrersi delle due asce che producono un vortice pericolosissimo da cui non si può sfuggire. Adrisani è bravissimo con la propria voce a massacrare letteralmente l'ascoltatore, un massacro che che ha inizio una volta che il sole si risveglia dal proprio torpore e si accinge a manifestarsi in tutta la sua lucentezza. In quel preciso momento delle oscure ombre iniziano a cadere, ma scorgendo bene l'orizzonte vediamo che si tratta delle anime cadute che non riescono a trovare pace. A questa mattanza si uniscono anche quelli che sono sempre stati degli schiavi nella propria vita, ed orgogliosi e fieri di esprimere tutto il dolore accumulato ecco che anche dentro di loro si manifesta il guerriero che hanno da troppo tempo lasciato in disparte. La voce risuona sola nel pronunciare le tre parole fatidiche "Sangue, Paura, Morte", quasi come fossero delle sentenze. Dopodiché il sound esplode nuovamente con un riff potentissimo, reso ancora più pesante da un'incisiva ed ottima performance della sezione ritmica, la quale fa sentire il proprio peso in modo da non poter riuscire quasi a sostenerlo. Arriviamo giustamente anche al momento dell'assolo, e dobbiamo dire che anche in questo caso, il lavoro di Gallitelli è estremamente efficace e personale. Riesce a dare quel tocco thrasheggiante ad un brano che per struttura è molto improntato sul death metal, e questa cosa è decisamente molto ben riuscita. Il processo di amalgama tra i due generi è in sostanza molto ben riuscito. Si riparte con un'ottima cavalcata generale, dove questa volta siamo in attesa delle ombre che andranno ad avvolgere la nostra vita, ma state pur tranquilli che non tarderanno ad arrivare. Appena inizia il nuovo giorno, ecco che si presentano davanti a noi per prendersi quello che gli spetta. Una morte improvvisa ed inesorabile e ci ritroviamo a dover essere giudicati. Ad un certo punto il brano rallenta vistosamente, ed anche se per un breve momento, succede che il sound si rilassa moltissimo, ma quello che colpisce sono i lamenti vocali che incutono veramente un senso di disagio. E' giunto il momento anche per noi di liberarci dalle nostre catene e tirare fuori il combattente e portatore di morte che è dentro di noi. Una voce da lontano proferisce parole malvagie, ma che in realtà sono l'unico motivo per continuare ad alimentare l'odio: "Diffondi il sangue ed allontana la paura". Impariamo così dai guerrieri maestri a non provare alcun tipo di sentimento, ma solamente rabbia repressa per continuare ad uccidere e a diffondere il male intorno a noi. Con un ultimo colpo ben assestato, i Nostri ragazzi vanno a concludere un brano molto interessante e soprattutto molto piacevole da ascoltare che invoglia all' headbanging per più di una occasione.

Quel Muro

Ora parliamo del brano intitolato "Quel Muro" il quale, come potete benissimo intuire, è una traccia cantata interamente in italiano. La partenza è affidata ad un mid tempo caratterizzato da una buona doppia cassa e da un riff interessante. La voce è come sempre un buon growl e sentirlo in italiano è sicuramente un'esperienza particolare. Siamo al cospetto di un individuo che guarda un muro invalicabile posto davanti a lui. E' una struttura imponente che potrebbe scoraggiare chiunque al solo pensiero di provare ad abbatterlo. Questo muro non è altro che un ostacolo che la vita gli mette davanti, e vuole a tutti i costi provare a superarlo cercando di scavalcarlo. Pensa tutto il giorno, lo fissa, cerca di trovare ogni singola forza dentro di lui per riuscire nel proprio intento. Può farcela, è determinato a farcela. E' pronto per soffrire ancora, è pronto per incassare anche un'altra sconfitta ma non si da per vinto. Il brano fila via liscio con una buona di potenza di base dove troviamo un assolo da parte di Gallitelli che pone fine ad una prima parte e ci introduce in quella che è la preparazione del nostro individuo per raggiungere il suo obbiettivo. Prende la rincorsa, sente di essere veloce, forse inizia ad avere la convinzione di potercela fare questa volta. Ma arrivato in prossimità si accorge che gli manca quell'ultimo passo che permetterebbe lui di ottenere la vittoria. Non ce l'ha fatta, sbatte violentemente contro la volontà della vita di fargli del male ancora una volta. Soffre, piange, ma non demorde. Alza gli occhi e si rialza perché deve per forza riprovare finché non ce la farà. Rinascerà ancora una volta perché la forza di volontà sarà li a proteggerlo. Questa volta la song si ferma per un secondo, giusto il tempo di sentire la chitarra di Dino Russo preparare il terreno per l'inizio di una corsa non velocissima ma decisamente interessante e ben eseguita. Sembra proprio essere l'ennesima rincorsa che avvicina il nostro protagonista al fatidico salto per superare quel maledetto ostacolo. Un ostacolo che deprime, abbatte fisicamente e mentalmente ogni volta che lo ribatte in dietro. Di tentativi ne ha ormai fatti tanti e la stanchezza inizia a farsi sentire. Cade e si rialza, ma ogni volta torna in dietro sanguinante nell'animo più profondo. E' una sofferenza che inizia a farsi pesante, forse sarà l'ultima volta che ci proverà, perché ogni maledetta volta potrebbe essere anche l'ultima. Ottimo in questo frangente la prova della sezione ritmica, la quale sembra ergere proprio quel muro indistruttibile che infrange i nostri sogni. Un secondo assolo ci viene proposto da Michele, il quale dimostra di avere una padronanza strumentale non indifferente proponendo un ottimo esempio musicale per spezzare quel tanto che basta la song prima di caricarsi nuovamente di spirito di sacrificio e riprovare questa folle rincorsa. Forse non lo abbatterà, non lo scavalcherà, ma finché vivrà si garantisce che non si arrenderà mai e mai nessuno potrà fermarlo. Ecco che ci riprova, corre a perdifiato ma anche questa volta sembra mancargli quel dannato ultimo passo per spiccare il volo e superare tutte le avversità che la vita ha messo a lui davanti. La vita ragazzi, è una brutta bestia. Ci mette continuamente alla prova ed alle volta è davvero dura. Scoraggia anche il solo provarci, butta a terra e deprime. Bisogna avere la volontà di reagire in qualche modo, di provarci fino alla fine per non avere ne rimorsi ne rimpianti. Dobbiamo cercare di capire che non è tutto rose e fiori, ma chi più e chi meno, prima o poi avremo delle difficoltà da superare. Non è detto che con la forza di volontà riusciremo a farlo, ma dobbiamo provarci, a tutti i costi. Solo così daremo un senso alla nostra esistenza, solo così facendo ci fortificheremo e saremo pronti per la prossima sfida. Perché di sfide credetemi ce ne saranno tante. Il brano termina con la sconfitta del protagonista di questa vicenda, ma non con la resa. Non si arrenderà mai, finché non morirà. Quel Muro è a dir poco fantastico a livello lirico. Una lezione di vita che tutti dobbiamo imparare è proprio quella di non arrendersi mai e la band vuole comunicarci proprio questo. A livello musicale è un ottimo pezzo, forse a tratti troppo lineare ma eseguito in maniera superba.

Kit Extra Live

Con un basso in solitaria ed una partenza al fulmicotone inizia "Kit Extra Live", penultimo brano presente in questo ep. I Maze Deception partono per una folle corsa che sembra inarrestabile dove la vittima di un massacro parla direttamente al suo carnefice. Gli dice di ucciderlo, di dare a lui una tomba nella quale poter riposare finalmente in pace. Gli ricorda però, che tutte le sue vittime un giorno cercheranno la causa di questo folle gesto e lo andranno a cercare per potersi vendicare. Tutti gli uomini morti balleranno sulle attraverso le proprie ombre e verranno presto a vendicare il passato. Una volta riappropriatosi del torto subito, finalmente troveranno la libertà. Le chitarre sono pesantissime, un macigno da trasportare e scagliare contro chi ci fa del male. Ottimo il lavoro dietro le pelli da parte di Dino Castano, così come devastante è Davide Rubino con il proprio basso trasformando il proprio strumento musicale in uno strumento di morte ed esecuzione. Non deve pagare lui però per dargli una vita extra, non deve morire per lui. Il sound è veramente potente, l'assolo molto ben amalgamato nel contesto e la voce è come sempre ruvida e sofferente, ma al tempo stesso carica di rabbia. Un secondo solo molto interessante ci viene sparato in pieno volto prima di riprenderci a pugni in faccia lasciandoci tramortiti e sanguinanti. Rivolgendosi ancora direttamente con una rabbia enorme dentro di sé, gli dice che non merita di vedere ancora una nuova alba. Non deve credersi più forte di tutti o più furbo di chiunque altro, perché per quanto uno abbia perso l'apprezzamento per la propria vita, che sia ricco, povero, famoso o semplicemente un disgraziato qualunque, un giorno saremmo solamente cibo per i vermi. Chi è lui per portagli via la vita, e soprattutto perché? Tutto prima o poi gli si ritorcerà contro, solo che ancora non l'ha capito. Ogni azione malvagia che compirà, ogni vittima che farà durante il suo percorso, un giorno si dovrà trovare faccia a faccia con loro e pagarne un pegno altissimo. In fondo facciamo parte della stessa famiglia, siamo un po' tutti sulla stessa barca, e se questa si rovescia chi prima e chi dopo si ritroverà nella fanghiglia fino ai capelli. Perché l'uomo è da sempre incline a farsi del male da solo non ci è ancora del tutto chiaro. Insomma, chi per potere, chi per soldi, chi per religione o per qualsiasi altro motivo, l'essere umano è fin dai tempi antichi predisposto a far del male a chi reputa inferiore a se stesso. Non riusciamo proprio a capire che si potrebbe vivere in totale armonia dato che siamo esseri dotati di pensiero. Forse è proprio questo il problema principale. Il dover pensare a diventare a tutti i costi migliori degli altri per il solo scopo di diventare "grandi". Non siamo degli animali che devono lottare ogni giorno per poter sopravvivere, non siamo delle bestie guidate solamente dall'istinto e prive di qualsiasi sentimento. Eppure pensandoci bene a volte ci comportiamo peggio di loro, riuscendo a spargere distruzione e morte ogni qualvolta si presenti l'occasione. Un giorno però verremo giudicati, e fidatevi, credo che non ci piacerà. Come dicevo prima infatti, ogni azione compiuta provoca delle conseguenze e prima o poi il conto da pagare ci sarà servito su di un piatto d'argento. Il passaggio finale è un tripudio di distorsioni conditi da una buona dose di tecnica individuale che concludono un pezzo decisamente ben riuscito e privo di momenti di stanca.

Infant Loser

Arriviamo dunque alla conclusione di questo ep tramite il brano "Infant Loser (Perdente Infantile)". L'inizio questa volta è tipicamente thrash con tanto di grandissima prova del batterista Castano che con la doppia cassa svolge un lavoro davvero incredibile. La song ingrana per un momento la quarta marcia e viaggia spedita con inesorabile violenza fino ad uno stop generale dove possiamo ascoltare solamente la chitarra ritmica prima di un secondo assalto da parte dei Nostri ragazzi. Parliamo di quella gente che vive nella menzogna, quei perdenti che indossano una maschera appena si svegliano la mattina e la tolgono solamente quando vanno a dormire la sera. Non si curano di niente, si coprono le orecchie fino a farsi rendere sordi, girano la testa dall'altra parte e chiudono gli occhi in modo da non vedere più i colori che la vita gli sta offrendo. La gente di questo tipo si rende bella e solare, sorride a chiunque ed il suo comportamento è compiacente con tutti. Quel sorriso che gli accompagna durante tutto l'arco della giornata, ed in fondo durante tutta la loro vita, prima o poi cadrà rivelando per quello che si è realmente. Questa gente vive nella menzogna, nella bugia e nella falsità. Il tempo delle risate finirà quando meno lo si aspetta e quando succederà accadrà qualcosa di veramente spiacevole che metterà davanti la realtà delle cose, dalle quali non ci si può sottrarre. Impressionante l'accelerazione che i Maze Deception danno a questa song. Un blast beat furioso trasforma il thrash iniziale in un death metal devastante e privo di sotterfugi. Una mazzata in pieno volto che non lascia certo indifferenti e che ci lascia a terra agonizzanti in attesa della mazzata finale. Una mazzata che non vuole arrivare, anzi, sembra che una mano ci venga protesa per farci rialzare, almeno per il momento. Facendo finta di essere chi non siamo, urliamo la nostra libertà e la nostra felicità ai quattro venti, ma non riusciamo a capire che siamo solo degli schiavi di un sistema corrotto che non fa sconti a nessuno. Siamo dei burattini comandati a piacimento facendoci fare uno stile di vita che in realtà non è quello che ci rispecchia veramente. Arriviamo all'immancabile assolo, dove tra una sfuriata e l'altra ci viene proposto in chiave tipicamente death, il quale lascia spazio ad una prova vocale che se vogliamo è ancora più incisiva che in precedenza. In fondo un po' tutti noi siamo soggiogati da qualcosa o qualcuno, e cerchiamo di apparire in un certo modo per poter compiacere gli altri ma in primis noi stessi. Il problema è che sappiamo benissimo che facendo così, non essendo noi stessi, viviamo un disagio interno che potrebbe provocare delle gravi conseguenze sia sul nostro comportamento sia in quello degli altri nei nostri confronti. Eppure riusciamo a non renderci conto che facendo in questo modo ci facciamo del male da soli. Probabilmente c'è alla radice un problema che può essere di autostima o semplicemente quello di voler piacere agli altri a tutti costi. Facendo in questo modo andiamo a snaturare quello che siamo veramente vivendo una sorta di esistenza parallela che in realtà non ci appartiene. Questo stile di vita però andrà ad intaccare pesantemente quella che è la nostra vera personalità, e di conseguenza si scateneranno degli eventi a catena che ci faranno crollare come un castello fatto di carta. Il tempo delle risate finirà e non troveremo mai la via della felicità perché non sapremo nemmeno dove andare a cerarla. Tra rallentamenti improvvisi e devastanti ripartenze, si conclude così l'ascolto dei questo dischetto, il quale è dotato sicuramente di una carica esplosiva ma molto controllata.

Conclusioni

Arrivati quindi alla fine bisogna giustamente tirare le somme. Diciamo subito che è un vero piacere ascoltare un gruppo tutto italiano dotato di grande potenzialità. Chiaramente dobbiamo analizzare tutto il lavoro svolto dai Maze Deception, e partendo dall'ottima cover, bisogna ammettere che il risultato finale è veramente interessante. La produzione è sicuramente di ottimo livello, dove gli strumenti sono espressi in maniera pressoché perfetta e che ne risalta sicuramente ogni singolo fattore. Sin dalle prime battute, quindi anche dall' intro, si evince immediatamente che i Nostri hanno le idee molto chiare su come deve suonare un loro pezzo. Ottima la capacità di esprimersi in vari momenti di ogni singolo brano, che sia una parte lenta e cadenzata o che sia una parte velocissima e furiosa, la sensazione di potenza e corposità è sempre ben presente in ogni istante. Sarebbe ingiusto citare un brano riuscito meglio di un altro anche perché si assestano tutti su ottimi livelli qualitativi. Bellissime anche le liriche che toccano temi attuali e sprigionano quella sensazione di disagio e sofferenza che il singer Andrisani riesce benissimo a dare all'ascoltatore. Particolarmente interessante ho trovato il testo dell'unica canzone cantata in italiano, ovvero Quel Muro. Un tema quello delle difficoltà della vita che purtroppo non tutti riescono ad affrontare, ma che chi ha la forza almeno di provarci deve essere fiero di se stesso. Parlando dei singoli musicisti ho trovato sicuramente una band affiatata, con un batterista a volte ottimo a volte eccellente, un bassista di grande livello, un growl interessante e che ha il pregio di materializzare le varie emozioni, e le due chitarre che probabilmente sono protagoniste indiscusse dell'intero lavoro. La ritmica di Russo è potentissima e sempre aggressiva, mentre quella di Michele è sempre e costantemente presente con soluzioni sempre azzeccate e molto ben studiate. Tecnicamente si sente benissimo che la loro preparazione è un qualcosa di grandioso e non ho trovato alcun tipo di sbavatura in nessuna traccia da me ascoltata. L'esperienza accumulata in questi anni dai musicisti coinvolti ha sicuramente contribuito alla buona riuscita di questo ep, e seppur si tratti sempre di una realtà giovane, di cartucce da sparare ne hanno sicuramente molte. Proprio come il Minotauro posto in copertina, la loro musica avanza inesorabile verso di noi, a volte a passo lento a volte velocemente. Non importa quando questo arriverà davanti ai nostri occhi, ma arriverà e quando sarà qui non dovrà fare altro che allungare le possenti braccia e stritolarci con tutta la propria forza. Dopo aver ascoltato tutto il lavoro e dopo aver riguardato la cover per l'ennesima volta, ho trovato in questa creatura parti dei brani presenti. Se fate attenzione potrete trovare il corpo tumefatto del protagonista di Quel Muro, un corpo martoriato dalle difficoltà della vita. La maschera scheletrica richiama l'ultimo brano Infant Loser, dove appunto molte persone ne indossano una per apparire ciò che non sono. Le mani insanguinate potrebbero rappresentare Kit Extra Live, con questo carnefice intento ad uccidere per piacere a mani nude. Infine abbiamo Blood Fear Death, dove l'avanzare imperterrito è sinonimo di privazione di qualsiasi sentimento. Insomma siamo al cospetto di un ottimo lavoro suonato molto bene ed eseguito benissimo. Ora mi auguro veramente di sentire la band alle prese con un disco completo, magari con un bel dieci dodici tracce infuocate sulla qualità di questo ep. Potenzialità, qualità, tecnica, ed potenza. Hanno praticamente tutto per poter uscire dal panorama underground ed iniziare una bella carriera fatta di soddisfazioni. E' vero che il thrash/death è un genere che soffre di sovraffollamento, e soprattutto in Italia, non si riesce a trovare quel riscontro che molte band emergenti meriterebbero di ricevere. Posso solo dire di andare avanti per questa strada perché questi ragazzi sono veramente in gamba e con questo lavoro riescono a far passare poco meno di venti minuti di puro ed infuocato metallo pesante.

1) Into The Maze
2) Blood Fear Death
3) Quel Muro
4) Kit Extra Live
5) Infant Loser