MARDUK

Nightwing

1998 - Osmose Productions

A CURA DI
DAVIDE PAPPALARDO
28/02/2015
TEMPO DI LETTURA:
9

Recensione

Rieccoci a parlare dei Marduk, proseguendo la nostra instancabile analisi della loro maestosa discografia; siamo nel 1998, a otto anni dalla nascita dei nostri per il volere del chitarrista Morgan Hakansson (Evil), e di acqua ne è passata sotto i ponti. Partiti come band dal suono death e dall'immagine e i testi black, con uno cantato in screaming invece che in growl, a partire dal secondo lavoro "Those Of The Unlight" i nostri si avvicinano sempre più ai canoni del black scandinavo, poi realizzati ampliamente nell'evocativo e violento "Opus Nocturne"; si raggiunge così un punto d'equilibrio, dove i nostri incominciano a essere non più un nome tra i tanti delle retrovie della crescente scena, bensì tra i rappresentanti principali, anche grazie ad una serie di concerti con nomi del calibro degli Immortal. Nel 1996 con "Heaven Shall Burn.." il loro suono s'incattivisce ulteriormente (anche grazie all'inizio della lunga collaborazione con Peter Tagtgren, produttore e mente degli Hypocrisy e dei Pain), accogliendo il nuovo vocalist Legion dallo screaming ringhiante, e stabilendo con i suoi freddi muri di chitarre e con i suoi blast ossessivi i canoni di un'intera corrente di band svedesi e non solo; quest'ultima sarà meno atmosferica, prediligendo assalti che non hanno nulla da invidiare al death più brutale e al grind più folle. Alcuni la preferiranno nella sua immediatezza diretta, altro invece la considereranno una versione di secondo ordine di quanto fatto dai norvegesi, coniando il termine dispregiativo "norsecore"; fatto sta che ora i Marduk hanno un proprio terreno di caccia, nel quale intendono fare da lupi predatori non ammettendo rivali. Una lunga serie di concerti in Europa, che nel giro di due anni li porta in ben due tour, di cui il primo viene immortalato nel loro primo disco dal vivo "Live In Germania", rafforza il loro periodo di grazia, insieme ad alcuni EP per i collezionisti, i quale culmina con il loro supporto ai redivivi Mayhem in Germania dell'Est; i progetti dell'ambizioso Evil, coinvolto anche con l'oscuro gruppo svedese Abruptum, prendono sempre più forma, deciso riguardo alla direzione intrapresa con i compagni di battaglia. Ora egli può incominciare una trilogia tematica che tratta di Sangue, Guerra, Morte in una sorta di trinità blasfema e satanica; il primo episodio sarà "Nightwing - Ala Della Notte" pubblicato nel 1998 sempre dalla Osmose Productions, loro etichetta dai tempi del secondo album. Il disco è diviso in due parti: la prima, composta dai primi quattro brani, più la intro, è chiamata "Dictionnaire Infernal" e tratta di temi generalmente blasfemi con  un suono vorticante e violente che prosegue la strada intrapresa con l'album precedente. La seconda invece, denominata "The Warlord Of Wallachia" completa il ciclo sulla vita di Vlad Tepes iniziato da "Opus Nocturne" con il brano "Deme Quaden Thyrane", il sanguinario nobile transilvano che poi ispirerà la figura di Dracula nel libro di Bram Stoker; al contrario di molti i Marduk evitano qualsiasi romanticismo gotico legato alla leggenda, preferendo invece soffermarsi sulla realtà storica, ben più orribile e sanguinaria. Il suono è qui spesso più lento e maestoso, accompagnando i testi che si delineano come trattati storici ricchi di informazioni interessanti; un lavoro quindi che dimostra un lato dei nostri spesso ignorato o sottovalutato, capaci non solo di creare piogge costanti di blast, ma anche pezzi evocativi e cadenzati a seconda dello loro esigenze narrative. La formazione vede oltre a Legion (voce) e Evil (chitarra) i fidi B. War (Roger Svensson) al basso e Fredrik Andersson alla batteria, tutti al massimo della loro forza in quelli che sono pezzi tra i migliori della discografia dei nostri, tra cui dei veri e propri classici; un suono che sa prima stordirci, e poi ammaliarci, con il meglio degli elementi finora presentati nel loro stile. Non a caso quindi uno dei dischi preferiti da molti nella loro discografia, ottimo inizio per iniziare la trilogia che cementificherà lo stato di grazia di quella che sarà l'incarnazione dei Marduk con la quale i più assoceranno il nome del gruppo.   

Si parte come di consueto con la strumentale "Preludium - Preludio" che fa da introduzione al tutto; un effetto noise meccanico e pieno di brusio avanza alzandosi, come in un vortice lontano. Un vero  e proprio pezzo power noise insolito per i Marduk, che in alcune occasioni ben calcolate non disdegnano un minimo di sperimentazione funzionale al disco; l'intensità del suono cresce sempre di più, diventando stridente. Al minuto e cinquantadue partono solenni archi sinfonici dall'atmosfera horror, i quali accompagnano il brusio dominate fino alla conclusione. "Bloodtide (XXX) - Legami Di Sangue (XXX)" è il primo pezzo cantato, il quale si dipana subito in una cavalcata frostbitten in doppia cassa, e dalle melodie tenebrose atonali; come al solito il loop ossessivo è accompagnato da blast ripetuti che en scandiscono il passo. Al quindicesimo secondo parte la voce malvagia di Legion, lanciata in un una performance sgolata che completa il movimento tagliente qui ottenuto; ecco al trentottesimo secondo suoni più ariosi ed evocativi di chitarra, mentre i ritmi si mantengono pestatati. Si ritorna poi con i giri circolari ripetuti, scolpiti dal drumming veloce; bisogna attendere il minuto e trentasette prima che tornino i toni solenni, i quali creano una grande atmosfera oscura. Al minuto e cinquantasette prende posto un fraseggio veloce e dissonante, il quale aumenta l'adrenalina della composizione in una corsa frenetica dove s'inserisce la batteria in doppia cassa, così come gli urli ringhiati del cantante; si prosegue poi ancora più serrati al secondo minuto e trentatré con chitarre a sega elettrica e muri di suoni, in una nuova alternanza dei movimenti finora incontrati. Al terzo minuto e otto all'improvviso parte una cesura con digressioni impennate e colpi cadenzati; essa si espande in giochi ritmici con piatti di batteria, fino al terzo minuto e venti. Qui il drumming si fa più lineare, ma sempre controllato e lento, mentre le chitarre si aprono a loop ammalianti che riprendono il motivo principale del pezzo, mentre Legion lo segue con i suoi andamenti vocali ritmati; al quarto minuto troviamo piatti incalzanti e chitarre rocciose, in una nuova digressione che poi si espande con una dissolvenza. Ma il finale non è ancora giunto, e un fraseggio distorto prende piede, lasciando posto ad una nuova cavalcata in doppia cassa e freddi giri di chitarra; ecco che una nuova pausa improvvisa al quarto minuto e trentotto reintroduce il loop melodico atonale, il quale si sviluppa su coordinate ormai familiari. Batteria possente e veloce quindi, e voce sgolata, in un muro potente che poi si apre alle solite chitarre ariose ed evocative dall'atmosfera sinistra; la corsa continua dritta fino al quinto minuto e quarantanove, dove ritroviamo al cesura cadenzata. Essa prosegue granitica nel suo andamento marciante, come sempre coadiuvata dal tono rabbioso e rauco di Legion; poi rimane una chitarra sempre più rallentata sulla quale si stagliano piatti striscianti, come in un meccanismo che sta finendo la sua corsa. La conclusione è affidata ad un rullante di drumming e riff dissonanti, in un feedback caotico che chiude il brano. Il testo narra di un rito blasfemo durante il quale una vergine viene sacrificata a dei vampiri, esseri demoniaci discendenti di Caino, il quale li ha generati accoppiandosi con la prima moglie di Adamo Lilith, signora degli aborti e degli abomini; le ali della notte trasformano in tenebra la luce, e nella profonda foresta vi è solo nebbia, trasportata dal vento. Qui i cuori neri di mille persone battono pieni di terrore, mentre "Thirteen figures perform the most obscure dance - Tredici figure preformano la danza più oscura" intorno ad un altare di pietre, osservati dal cielo senza stelle da Satana in persona; occhi oscuri osservano con brama di sangue la vergine che si dimena, pronti a straziarla con artigli e zanne, mentre el sue grida si ergono nella notte. "The sacred blood of god's creation flow - Il sangue sacro della creazione divina scorre" mentre gli occhi dei mostri si illuminano, ombre terribili che cacciano nella nebbia la propria preda, spingendola oltre i cancelli del regno della nera divinità; così si abbeverano del sangue che sgorga dalle vene aperte, sotto una Luna pallida come la loro pelle. "Three crosses breaks her skin, A soul for Satan to win - Tre croci spaccano al sua pelle,  Un'anima asservita a Satana" esultano nel rito, mentre adorano l'oscura divinità potente e paurosa, richiedendo la sua benedizione, in modo che il suo potere brilli nei loro occhi nel millennio imminente; l'anima della povera vittima è ora nelle mani del demonio che ride con una risata che raggela il sangue, così come lo sguardo dei suoi occhi. Un testo che presenta in chiave horror e satanica uno dei temi preferiti del black metal scandinavo, ovvero quello dei vampiri; esseri oscuri e diabolici che si nutrono del sangue delle creature di Dio e che vivono nella notte opponendosi al giorno. Qui in un rituale si nutrono di una vergine, simbolo della purezza, che viene contaminata e sacrificata al demonio, in una tipica malvagità black. "Of Hell's Fire - Del Fuoco Infernale" ci accoglie con una tempesta sonora di doppia cassa e giri di chitarra atonali freddi, proseguendo con lo stile tirato ormai marchio di fabbrica dei nostri; una tenebrosa atmosfera solenne trova forma grazie alla tetra melodia delle chitarre, mentre il drumming tiene il ritmo frenetico. Al ventesimo secondo s'introduce lo screaming di Legion, insieme a  loop dissonanti che aumentano il caos sonoro qui presente; una corsa dunque, dove poi si alternano ritornelli più epici sia nella voce cadenzata, sia nelle chitarre più ariose, e parti più lanciate  e vorticanti. Al raggiungimento del primo minuto il suono si fa più altisonante nel suo muro freddo ed evocativo dalle melodie taglienti; esso poi si potenzia grazie a blast serrati e rullanti di pedali; ecco quindi una cavalcata da tregenda dove Legion conosce punte in riverbero incalzanti. Al minuto e quarantuno all'improvviso una serie di bordate cadenzate fa da cesura, mentre le chitarre assumono un ammaliante andamento "orientale"; un grido effettato segna poi la ripresa della corsa in doppia cassa, segnata da vortici di chitarra freddi e precisi e blast incisivi. Il grido gutturale torna al secondo minuto e ventisette, mentre le chitarre proseguono nel loro loop ossessivo feroce, ma allo stesso tempo melodico; al secondo minuto e quarantotto però  un fraseggio sferragliante fa da nuova pausa, riprendendo il motivo portante del brano. Su di esso riparte poi la batteria cadenzata, la quale poi si fa più veloce in rulli potenti e blast continui, mentre i loop tornano stridenti; al terzo minuto e ventitré tornano le grida del cantante, mentre la strumentazione si fa più serrata in riff dissonanti e doppia cassa lanciata. Riecco il ritornello feroce con punte ringhiate, mentre poi ritroviamo i toni ariosi e sinistri dal grande effetto; Legion si fa sempre più gorgogliante nei suoi versi, mentre il suono diventa un marasma oscuro e violento. Si continua lanciati su queste coordinate, in un monolitico crescendo costante e pestato; ma al quarto minuto e trentaquattro la cavalcata si ferma, lasciando solo la ripetizione ossessiva del titolo - ritornello, e un loop di chitarra distorto, scolpiti dai blast e da grevi giri di basso, in una conclusione che sfuma man mano verso l'oblio. Il testo inizia co l'esortazione a sentire la chiamata malvagia dei spiriti delle tenebre, e a vedere così la bellezza e il potere del marchio del diavolo; la notte chiama sempre il nome del protagonista, il quale ci sfida con  "Gaze into my eyes and see the shadows of the flames - Guarda nei miei occhi e osserva le ombre delle fiamme". Egli desidera le torture e i dolori del fuoco infernale, e che esso s'innalzi fino al Paradiso; oscuri riflessi si stagliano nella notte, un richiamo dalle profondità della terra, l'Anticristo sorge nella su immagine nata dall'Inferno, i venti del nord portano canti negromantici, messaggi di distruzione da parte di Satana e della sua corte. "The toll of damnations bell - La campana della dannazione batte", i cancelli infernali si aprono, e il nostro può sentire l'odore delle anime che marciscono nell'oscurità; segue poi un'evocazione al Diavolo, angelo caduto, mano che ferisce con il Male e desideri impuri, l'oscuro signore della tenebra a cui tutti apparteniamo, evocato da anime dannate nella Gehenna. Ora si continua esortando a scrivere il proprio nome con il sangue degli angeli, mentre si calpestano i visi dei soldati di Dio morti,  perché i figli di Jehovah saranno sempre loro prede, mentre distruggono i cancelli celesti e saccheggiano e stuprano il Paradiso; viene richiesto a Stana di date il "primo potere" mentre dall'inferno sciamano nell'ora funesta, mentre il suolo diventa acido e vengono osservati da un occhio dalla torre infernale più alta (forse un sincretismo con l'immagine di Sauron). Il potere di Cristo non può nulla contro il blasfemo essere, che si inginocchia a Lucifero, esortando ad unirsi alle sue forze, perché il futuro sarà tetro e oscuro; ennesimo testo infernale quindi dove i seguaci del diavolo muovono guerra a suo nome, con tutte le tipiche minacce ed immagini di massacri verso gli angeli, familiari per chiunque abbia dimestichezza con il genere. "Slay the Nazarene - Ammazza Il Nazareno" inizia con un campionamento preso dal film del 1973 "The Wicker Man" ("L'Uomo Di Vimini) diretto da Robin Hardy, nel quale si narra di inquietanti sacrifici umani legati a culti pagani in un'isola britannica; subito dopo parte il rifting serrato accompagnato dalla doppia cassa, in un'ennesima corsa fredda senza quiete. Un bombardamento quindi di riff blast, il quale poi prende velocità accompagnato dalle vocals frenetiche di Legion; ecco quindi vortici dissonanti oscuri e taglienti, mentre poi parte il ritornello diretto e caotico. Al cinquantottesimo secondo si riprende con i gorghi di chitarra, alternati ancora con parti più dirette, in una corsa furiosa continua; notiamo come l'andamento distorto delle chitarre venga ripreso dalla voce del cantante, in un perfetto connubio tra i due elementi. Il drumming è un' unione reiterata di blast e doppia cassa, mentre le chitarre si dividono in riff circolari e parti più "orchestrali" e solenni; al secondo minuto e dieci una serie di bordate poste su un fraseggio roccioso fanno da cesura, la quale prosegue prima che parta la doppia cassa sul loop che va a svilupparsi ossessivo e dissonante. Legion torna con le sue declamazioni malvagie, mentre poi al secondo minuto e trentacinque l'intensità si alza in piatti ancora più altisonanti e oscuri giri di chitarra ariosi; riprende di seguito il ritornello dal loop tagliente ed ossessivo. Al terzo minuto e dieci i toni si fanno di nuovo più ariosi ed atmosferici, in una tempesta solenne bombardata da doppia cassa e blast; presto urla demoniache in riverbero dominano la scena, mentre la strumentazione si riparte ai loop dissonanti. Ma si tratta dell'ultima cavalcata, dato che all'improvviso il pezzo si conclude con un verso cavernoso che segna il finale di uno dei brani più concisi e diretti di tutto l'album, dominato da un vortice continuo che segna uno stile che d'ora in poi verrà imitato da molti, instaurando la così detta corrente "norsecore". Il testo è un tipico attacco blackster alla figura di Cristo: era stato predetto che i romani avrebbero portato  a lui dolore con ogni mezzo, mentre le persone nei suoi piani dovevano essere condotte a Dio, e le truppe infernali sconfitte; egli quindi dovrebbe essere Re sulla Terra, insultato dal narratore come il figlio bastardo di una vergine. Si esorta poi ripetutamente e in maniera ossessiva ad ucciderlo, nel ritornello che riprende il titolo; "On your command man should do what god wilth - Al tuo comando gli uomini dovrebbero fare ciò che dio vuole" riprende, parlando della glorificazione della feccia e melma cristiana con sarcasmo, così come delle fiere crociate atte a liberare gli impuri,  ripetendo che dovrebbe essere il Re dei re, ma ora invece sente le ali di Lucifero. Ora è inginocchiato innanzi ad esso, contemplando i suoi sogni distrutti nel mare delle possibilità perdute, mentre si continua ad esortare al suo massacro; viene definito umiliato come nessun altro mentre cerca conforto nel suo debole padre, crocifisso e deriso come un ratto. Si continua poi ossessivamente ad incitare al suo massacro, fino al finale; senza molte sorprese un testo blasfemo che disprezza e deride la figura cardine del concetto di salvezza ed espiazione, definendo il suo sacrificio inutile e godendo del suo dolore. Una malvagità quindi grossolana e a tratti da macchietta tipica dell'immaginario black del periodo, comune a molti gruppi e non certo originale, ma che inserisce i nostri pienamente nel genere. "Nightwing - Ali Della Notte" ci accoglie con un fraseggio melodico tetro e struggente, il quale avanza strisciando mentre prendono piede piatti di batteria dilatati; s'instaura un'atmosfera solenne dove compaiono anche rullanti marziali monolitici. Verso il cinquantasettesimo secondo si va verso una digressione  sotto la quale compaiono sinistri campionamenti; ecco quindi un feedback stridente in una composizione ora ricca di suggestioni opprimenti. Al minuto e dodici esplode la cavalcata imperante in doppia cassa e chitarre maestose, accompagnata dalle vocals aggressive di Legion; un vortice sonoro freddo e frostbitten ricco di riff atonali evocativi e taglienti. Si continua così, con una ritmica forsennata ricca di blast, e il loop costante fino al minuto e cinquantatre: qui un fraseggio dalle scale vorticanti accompagnato da piatti improvvisi fa da cesura, dopo la quale  riparte il drumming veloce, mentre il rifting si fa sempre più serrato e stridente. Al secondo minuto e trentadue le chitarre si fanno più ariose e solenni, mentre la batteria avanza in una marcia con rullante di pedali, e Legion adatta il suo andamento cadenzato ai giri di chitarra ricca di melodia atonale; dopo al digressione improvvisa del terzo minuto e sette riparte la corsa frenetica, ricca come sempre di giri circolari tempestosi e colpi serrati, la quale si alterna con parti più evocative in un ritornello ammaliante. Al quarto minuto e tre si riapre la sezione più atmosferica, sopra la quale lo screaming sgolato del cantante si fa più drammatico nella sua enfasi gridata; una cascata quindi di doppia cassa e muri di chitarre gelide decisamente familiari. Al quarto minuto e quarantaquattro tornano i giri dissonanti, in  chitarre come seghe elettriche lasciate andare ad oltranza, sempre supportate da un drumming serrato e veloce ricco di blast; al quinto minuto e quattro tutto si ferma dando spazio alla ripresa della melodia qui creata da parte di un fraseggio, sul quale la batteria si manifesta in piatti e rullanti dilatati. Il ritorno della tempesta frostbitten maestosa si ha al quinto minuto e venticinque, solenne e dalla presa sicura sull'ascoltatore; Legion torna con vocals adattate agli andamenti ei riff, mentre ritroviamo l'alternanza tra parti più stridenti e parti più ariose. Al sesto minuto e diciotto riparte il loop atonale, dalle scale potenziate dalla doppia cassa e dai blast incisivi; esso poi accelera mentre partono i rullanti di pedale, e il cantante si prodiga in un ritornello sincopato. Ecco quindi una marcia che va avanti nei suoi colpi serrati, sfumando poi in una dissolvenza che segna la conclusione del brano. Il testo riprende il tema dei vampiri, ispirandosi anche qui al film Subspecies di Ted Nicolaou, che narra di una battaglia tra i vampiri Stefan e Radu figli di King Vladislas, trasformato da una maledizione, presentandoci il terribile "Ali della notte", ovvero suo figlio Radu, mentre vola nei cieli notturni, lanciando la sua ombra su coloro che moriranno prima dell'alba; oltre una foresta si trova una terra desolata dominata da uomini servi di Satana, i quali si danno a riti oscuri per ottenere i favori del Male, che coinvolgono anche i mostri bevitori di sangue. Il potere sarà detenuto dal primogenito, il quale desidera la malvagità e disprezza i sentimenti umani; egli ha bevuto il sangue di suo padre uccidendolo per ottenere un artefatto chiamato Bloodstone, lasciando poi i suo nemici decimati, esultato da tempi immemorabili dai re per le sue gesta. Ci viene chiesto se ci siamo mai domandati cosa c'è oltre la sfera mortale, cosa vuol dire osservare la vita dall'oscurità della morte, nella tana dei demoni, sorgere ogni notte dal sonno eterno e osservare la vita come coloro che con i denti si fanno strada dal ventre della madre. "For I am death and so you shall be, When on the nightwing you ride with me - Io sono la morte, e anche tu lo sarai, quando cavalchi con me nelle ali della note" declama il vampiro, discepolo dello stregone, incantatore dei non morti, che tiene le zanne esposto mentre gocciola il sangue da esse; esso va nell'eternità, uccidendo chi casca nella sua imitazione dei mortali, aggirandosi poi nelle rovine di un castello. Alcuni uomini "saggi" hanno fatto un patto con lui, offrendogli il sangue dei migliori uomini di Dio, per tenerlo buono; egli ha il dono che fa rabbrividire tutti, e risveglia coloro che cadono nella morte, temuto dagli angeli che non lo cacciano,  e che vede il dolore come un piacere ed è in guerra con i mortali; la sua tomba è per ogni cavallo difficile da attraversare come una ripida montagna, ed egli è qui per risvegliare il Diavolo dal suo sonno. Era stato strappato dalla fragile esistenza dagli artigli della Morte,  ma ha sconfitto la sua falce dopo aver sentito il suo fiato sul collo, ha fatto all'inverso il tunnel verso la vita dopo esser stato ucciso la prima volta, rinascendo senza sentimenti umani che gli causino dolore; egli è l'oscurità, e chi lo segue nella notte lo è con lui. Una sorta di connubio tra i temi precedenti e quello che verrà dopo, mantenendo i toni fantasy, ma illustrando una sorta di trattato su un oscuro vampiro, conclusione della prima sezione del disco dedicata a blasfemie e oscure mitologie vampiresche. "Dreams of Blood and Iron - Sogni Di Sangue E Ferro" parte con un motivo oscuro e monolitico dalla chitarra greve e distorta, dai connotati doom solenni; su di esso percepiamo un feedback estraniante e psichedelico, mentre poi partono piatti cadenzati. Si crea una melodia incalzante ed ieratica, che gioca sull'andamento roccioso e maestoso; esso prosegue in un loop ammaliante che ripete i giri e i suoni squillanti. Al minuto e quindici si rallenta di nuovo, riproponendo il movimento iniziale serpeggiante; ecco che al minuto e trentadue parte al voce di Legion, maligna e controllata nei suoi toni narranti dalla forte enfasi. Un pezzo che segna la seconda parte dell'album, basata meno sulla violenza continua e più sulla creazione di andamenti evocativi; al secondo minuto e sette il movimento si fa più arioso con un verso in riverbero prolungato e un fraseggio struggente accompagnato dal drumming cadenzato. Riprende quindi al marcia lenta e suadente, mentre il cantante continua nelle sue declamazioni feroci; al secondo minuto e cinquantotto ritroviamo l'alternanza con suoni più atmosferici, confermando la struttura fin qui presente. Al terzo minuto e quindici abbiamo una pausa con giochi di blast e digressioni distorte e grevi; essa si apre poi di nuovo al movimento lento e strisciante, sul quale tornano le vocals di Legion e la ritmica lenta, ma incalzante, sulla quale s'incastrano i rocciosi giri di chitarra. Anche la melodia atonale non ci abbandona, creando come sempre sezioni struggenti che mantengono alta l'atmosfera decadente del brano, un vero e proprio "lento" black ammaliante ed evocativo; al quinto minuto e trentadue si prosegue con il loop inciso da colpi decisi e blast organizzati,  il quale avanza ossessivo verso la conclusione del pezzo, sfociando in quello successivo. Il testo incomincia la serie di episodi sulla vita di Vlad Tepes e la sua famiglia, attenendosi alla realtà storica della cronaca dell'epoca; il padre di quest'ultimo, Vlad Dracul detto Il Dragone aveva conquistato il regno di Sebes e difeso quelle terre dai turchi, infrangendo il suo patto con il sultano Murad e scatenando la sua promessa di vendetta. Per cercare una tregua lui, e i suoi due figli  Vlad III e Radu attraversano il Danubio per andare dal sultano, ma vengono catturati dall'altra parte; il padre giura fedeltà a Murad, e lascia i suoi due figli come ostaggi. Passa il tempo, e Dracula sviluppa disprezzo per le persone, mentre sperimenta i piaceri carnali dell'harem; il complotto, l'intrepidezza, e la crudeltà diventeranno parte del suo nome, sia con i cristiani, i musulmani, o le bestie, senza distinzione. Suo fratello diventò come un figlio per Murad, ma alla lunga sarà il potere interiore di Vlad a prevalere e a renderlo re; all'improvviso arriva però la notizia della morte del padre tradito dai boiardi alleati degli ungheresi. Inoltre il suo fratello maggiore Mircea fu accecato e sepolto vivo, e Dracula giura vendetta contro il reggente ungherese John Hunyadi; alleato dei turchi si scaglia contro il suo obiettivo più vicino, ovvero il trono della Valacchia in mano alla dinastia rivale dei Danesti, alleati degli ungheresi. Ma dopo due mesi viene esiliato dal potere, a causa di forze che lo temevano e preferivano forze più miti; per paura degli Ottomani e degli ungheresi, egli fugge in Moldavia cercando l'aiuto di Bogdan, nobile  a lui alleato. Ma quest'ultimo viene ucciso da forze vicine allo zio di Dracula. Poi, rinforzato da patti con i suoi cugini, Vlad III costringe i suoi nemici in ginocchio, guadagnandosi la fiducia degli assassini del padre e del fratello; il regno della Transilvania teme il suo ritorno, con ventimila crociati egli impalerà ogni sostenitore di Vadislav II, regnante della dinastia dei Danesti. Si chiude quindi la prima parte del racconto sulla sua vita, e sulle sue gesta, presentando un uomo amorale e spietato, assettato di potere, pieno di rancore verso tutti e pronto a gesti atroci. "Dracole Wayda - Vita Di Dracula" inizia con il proseguo del brano precedente, in un motivo distorto tempestato da blast improvvisi e da bordante imperanti; all'undicesimo secondo esso prende velocità in una marcia in galoppo di batteria, sulla quale si organizzano la voce ringhiante di Legion e le aperture epiche dei giri di chitarra. Si crea così un movimento marziale controllato, giocato sugli andamenti della melodia potente; al trentatreesimo secondo partono fraseggi grevi, accompagnati da rulli e piatti in un andamento contratto e roccioso. Esso presto accelera, ritornando al galoppo recedente, sempre dominato da riff solenni; ma la struttura è mutevole, e già al minuto e undici rallentiamo di nuovo, conferendo enfasi alla narrazione costante di Legion. Ecco che al minuto e ventotto i toni si fanno nuovamente incalzanti nel galoppo di rifting tagliente e batteria cadenzata, dove rullanti e bordate scolpiscono la struttura ritmica; al minuto e cinquantuno rimangono solo i battiti del drumming dall'andamento quasi tribale, insieme alle chitarre rocciose e granitiche, in una coda doom molto evocativa. Ecco che al secondo minuto e tredici compare un fraseggio vorticante dai toni tempestosi accompagnato dai riff atonali e dai rullanti di pedale; si aggiungono in seguito suoni orchestrali più ariosi,  in un crescendo ieratico dal grande effetto giocato sulle scale altisonanti dello strumento a corda e sui blast organizzati. Al terzo minuto e tre riprende la marcia più diretta e roboante, nei suoi toni minacciosi ed epici da tregenda, sui quale i toni ringhianti di Legion si prodigano nelle loro emanazioni rabbiose; ritroviamo quindi il rallentamento con batteria a tamburo e riff lenti e pensati. Al terzo minuto e quarantasette una digressione rocciosa fa da cesura con piatti di batteria, a cui segue una jam session caotica di feedback e rulli; quest'ultima conclude il pezzo in un gran finale. Il testo riprende il nostro racconto; tornato in Transilvania Dracula apprende la notizia che sta sconvolgendo come un fuoco il mondo cristiano, ovvero la caduta di Costantinopoli nelle mani dei turchi e la morte dell'imperatore Costantino. La paura verso l'invasore cresce, ma la spada di Dracula mostrerà ai turchi la faccia della mietitrice; prende poi riparo a Sibiu, in modo che gli ottomani non possano prendere la sua testa. Si sottolinea poi la contraddizione della sua natura: "A servant of god in league with Satan - Un servo di Dio in alleanza con Satana" viene definito, un crociato che fa piangere gli angeli, un difensore della fede e della morale dalla natura infernale, che guidato da forze demoniache sconfigge sia i musulmani, sia i cristiani rivali. Quattro anni dopo egli ritorna in città, massacrando, saccheggiando e torturando con le sue truppe della Valacchia Sibiu; come demoni feroci spargono terrore, e diecimila uomini delle sue terre vengono impalati, lasciando pochi sopravvissuti che fuggiranno nella notte ricordando quel terribile momento. Saltiamo avanti, dove il nostro ripara il suo castello che secoli prima i tartari avevano reso luogo di schermaglie, facendo lavorare gli schiavi "fino a che i vestiti caddero dai loro corpi"; inoltre regnerà con ferocia sanguinolenta, ingannando i boiari con una riunione, durante la quale verranno impalati. Nella sua ipocrisia, temendo l'Inferno e la punizione divina per le sue atrocità, e per accontentare le anime dei suoi sudditi, Dracula aiuta la Chiesa come un segno di devozione, offrendosi al volere divino; ma in realtà rese chiaro ai mortali tramite spargimenti di sangue e torture, che dovevano adorare prima di tutto a lui, come una divinità. Morte eterna quindi per chi avrà il coraggio di non temere il principe ed inquisitore della Valacchia; si stabilizza quindi qui il regno di Dracula e la sua immagine di un tiranno che formalmente segue la volontà del mondo cattolico per convenienza, ma che in realtà compie azioni demoniache in nome della sua natura bestiale e sanguinaria. "Kaziklu Bey (The Lord Impaler) - Kaziklu Bey (Il Signore Degli Impalatori)" parte con un fraseggio stridente tempestato da bordate e blast improvvisi, il quale si sviluppa così nelle sue scale taglienti; al sedicesimo secondo dopo una digressione di basso parte la doppia cassa in una corsa sulla quale compare il grido diabolico e rauco di Legion. Ecco quindi una corsa frostbitten dalla ritmica veloce e dai riff atonali, la quale evoca atmosfere glaciali e feroci; al cinquantasettesimo secondo troviamo un nuovo fraseggio altisonante che fa ad cesura, dopo il quale riparte il drumming serrato. Su di esso troviamo chitarre vorticanti più tecniche, in un andamento veloce sul quale tornano i suoni stridenti precedenti; si prosegue quindi in un crescendo d'intensità costante bombardato da doppia cassa e balst. Al minuto e cinquantasei le chitarre si fanno più caotiche e tempestose, mentre i blast proseguono organizzati in modo incisivo; riecco quindi le tormente black tipicamente dei nostri, in un brano più veloce rispetto a quelli di poco precedenti. Al secondo minuto e dodici la batteria si fa più serrata e martellante, accompagnata da bordate in una ritmica ossessiva; torna poi il caos di doppia cassa, blast e riff, il quale rallenta al secondo minuto e trentatré. Segue una cesura con piatti e giri grevi, dopo la quale riprende il ritornello lanciato, dalla melodia atonale gelida e dal drumming in doppia cassa serrata; anche qui Legion segue l'andamento della strumentazione nelle sue vocals, creando sezioni trascinati dal grande effetto. Continuano poi i ritmi ormai familiari, lanciati in colpi continui e giri taglienti di chitarra, i quali si aprono in parti più solenni segnando le minime variazioni del pezzo, seguite però presto da nuovi bombardamenti a tappeto; bisogna attendere il terzo minuto e quarantasette per una cesura con loop dissonante e blast cadenzati, la quale prosegue fino alla conclusione improvvisa con una digressione di chitarra e un'esplosione campionata. Il testo racconta altre nefandezze legate alle gesta di Dracula; egli è il signore degli impalatori, il prescelto, figlio del demonio, il quale dopo al quarta crociata è diventato il più grande comandante delle forze avverse ai turchi, segnando la fine della pietà cristiana; egli impala con piacere i suoi nemici, facendoli cadere nella notte eterna, e raccogliendo le truppe per la battaglia decisiva, mettendo in mostra il suo regno elitario. Egli irrompe con furia accompagnato da diecimila uomini, per dare una lezione ai musulmani; il loro agguato presso il porto di Giurgiu fallirà, e i turchi verranno condotti in catene in Valacchia. Qui vengono impalati, mentre il sultano Muhammed griderà dalla disperazione; d'inverno partirà la guerra a lungo preparata per far tornare la religione cristiana proibita dai musulmani, la quale porterà Dracula fino al Mar Nero, dove forze imponenti lo obbligheranno a fuggire. "Kaziklu Bey - Lord of bloodshed, The infidel you dismembered - Kaziklu Bey  - Signore dei spargimenti di sangue, Gli infedeli hai smembrato" viene detto celebrandolo, ricordando poi come ha liberato la sua gente dai turchi, con un numero di ventitremila e ottocento nove morti raggiunti nella battaglia di Giurgiu; rimangono solo ceneri dei turchi, uccisi con veleno e fuoco, e mentre i paesano si uniscono a Dracula, i musulmani sentono i lupi ululare e vedono gli avvoltoi in cielo. In una notte di terrore il nostro colpisce le truppe turche affamate, uccidendone migliaia per fermare le loro operazioni di guerra; "Next morning the turks found Tirgoviste in flames - La mattina dopo i turchi trovarono Tirgoviste in fiamme", e una foresta di propri uomini impalati. Alla fine il sultano può solo arrendersi, chiedendosi sconsolato "Cosa possiamo fare contro un uomo del genere?"; siamo quindi nel cuore delle imprese contro l'Impero Ottomano da parte del condottiero sanguinario, che nonostante sia cresciuto educato alla cultura dei suoi nemici mentre era in esilio come riscatto per il padre, cova rancore verso di essi e si da la massacro più cruento nei loro confronti. "Deme Quaden Thyrane - Egli Era Tiranno" inizia con un fraseggio greve e distorto dai ritmi ossessivi quasi meccanici; su di esso poi partono al diciottesimo secondo rullanti incalzanti, a cui segue un motivo tagliente e lento, a accompagnato  da drumming cadenzato. Al quarantaseiesimo secondo parte una melodia ariosa ed evocativa, sulla quale la batteria prosegue con una marcia  distribuita accompagnata da rullanti di pedale; si passa poi ancora all'andamento iniziale melodico e controllato, in una variazione d'intensità che segna il movimento del brano. In tutto questo Legion si manifesta con grida rabbiose in riverbero, striscianti come la strumentazione; ma al minuto e quarantuno abbiamo un' improvvisa accelerazione in doppia cassa a media velocità, sulla quale anche i giri ossessivi si fanno più veloci, in un crescendo costante. Ecco che al secondo minuto l'intensità sale con suoni ancora più ariosi e serrati, in una grande atmosfera epica; si prosegue quindi con i suoni dall'enfasi orchestrale fino al secondo minuto e ventuno. Qui riprende il loop dissonante accompagnato dalla doppia cassa e dallo screaming in riverbero del cantante; ancora una volta poi s'inseriscono chitarre ariose e atmosferiche, in una riproposizione del crescendo dal grande impatto. Al terzo minuto e due le chitarre si fanno ancora più serrate, mentre il drumming si prodiga in blast e doppia cassa frenetiche, in un connubio di melodie atonali struggenti di chitarra, e bombardamenti ritmici costanti; al terzo minuto e trentaquattro si ripropongono toni più tempestosi, mentre Legion si da a punte quasi in growl, seguite poi dai vortici continui di grida, riff taglienti e blast. Improvvisamente al quarto minuto e sei tutto si ferma tornado ai connotati calmi iniziali, dove il fraseggiò lento è unito a batteria cadenzata e melodia struggente; il cantante si da come sempre ad esclamazioni rabbiose, mentre al quarto minuto e trentasei dopo un rullo  il drumming si fa più incisivo e veloce, in una marcia epica sulla quale anche le chitarre si fanno più ariose. Ecco quindi la conclusione con vocals in riverbero seguite subito da una dissolvenza di chitarra  che chiude con una digressione il penultimo brano dell'album. Il testo narra di un sanguinoso episodio della repressione da parte di Vlad III delle forze a lui avverse; il nostro era infatti noto come Tepes (l'impalatore) poiché riservava ai suoi nemici, turchi o paesani ribelli che fossero, un terribile supplizio, ovvero appunto l'essere impalati vivi. In una fredda e nebbiosa mattina di ottobre, nell'anno del signore 1462 dei cavalieri giunsero presso le colline di Brasov, pronti ad iniziare un "processo per la dannazione"; Dracula mostrerà al mondo come si trattano i sudditi rumeni che mancano di forza o rispetto nei suoi confronti, e ci viene detto che quanto sta per essere narrato è solo una delle tante storie su quello che faceva "To outwipe every opposer who didn't him blindly obey - Per spazzare via ogni oppositore che non l'ubbidiva ciecamente." sottintendendo le innumerevoli atrocità compiute dal terribile guerriero. Alcuni vengono uccisi schiacciati dalle ruote dei carri, altri spogliati e spellati vivi, altri vengono impalati su pali di legno, o arsi con braci incandescenti poste sotto di loro; terribili e atroci morti, dove "The cold wind of death follow in his way - Il freddo vento della morte segue la sua strada.", la strada di un tiranno implacabile e senza pietà. Addirittura alcuni vengono impalati contemporaneamente nella testa, nel posteriore fino ad uscire dalla bocca, e nel petto, e in un assoluto tripudio di orrore e crudeltà folle e senza limiti, prima a delle donne vengono impalati i seni, poi sulle stecche vengono impalati i loro figli ancora piccoli; un massacro dove vengono sterminati in molti, con torture così perverse ed elaborate, che solo la mente più crudele e nefasta del peggior tiranno mai esistito poteva concepirle. In seguito egli però venne sconfitto durante alcune battaglie con i turchi,  e chiedendo aiuto a Mathias Corvinus, re ungherese e suo ex alleato, ottenne solo di essere incarcerato per dodici anni; ma grazie ai suoi legami di  sangue con ?tefan III cel Mare, nobile moldavo, torna libero ed alleato del re ungherese, con il quale inizia la riconquista della Valacchia. Con l'armata di Stephan Bathory, principe transilvano, e con le sue abilità belliche, egli quindi torna  far gelare il sangue di tutti i suoi nemici, siano essi ottomani, cristiani, rivali, oppositori. "Anno Domini 1476 - Anno 1476" è il gran finale, che fa da outro al lavoro qui recensito; essa è un adattamento della "Marcia Dei Legionari Lavoratori" della Guardia Di Ferro del regime fascista rumeno, cosa che inizia a mostrare un certo interesse controverso da parte dei nostri verso certi elementi storici, che poi esploderà con l'album successivo, attirando naturalmente anche certe polemiche e sospetti (come è tipico del black metal). Ecco quindi un lento e granitico riff accompagnato da tamburi in assetto marziale, mentre Legion striscia con un malevolo ringhio in riverbero, in un andamento serpeggiante e monolitico; la chitarra prosegue nel loop costante, così come la ritmica, facendo da sfondo alla declamazione del testo da parte del cantante, in una solenne atmosfera teatrale e scenica. Al minuto e cinquantaquattro prende piede un campionamento della marcia vera e propria originaria nei suoi cori altisonanti, il quale poi rimane in solitario segnando la conclusione del pezzo e dell'album qui recensito. Il testo descrivi gli ultimi momenti della vita del terribile tiranno; l'alleato Stefan II di Moldavia non ha mantenuto la sua parola, e ha lasciato che i nemici del nostro giungessero da ogni parte; Dracula non ha scelta, e deve andare incontro alla morte con i suoi duecento uomini. Durante l'ultima battaglia le linee turche incominciano a sfaldarsi, ed egli cavalca su una collina per vedere il sangue degli infedeli esser sparso; ma qui dei traditori boiardi (una delle varianti sulla sua morte) gli tendono un agguato uccidendolo. "Dracul fought bravely but the twentieth boyar would be his last kill - Dracula combatté con fierezza, ma I dodici boiardi saranno le sue ultime vittime" viene narrato,  segnando la sua sconfitta; i turchi ritroveranno i suo corpo  e taglieranno la sua testa, impalandola poi su un palo a Costantinopoli, in modo da mostrare al mondo musulmano che "Kaziklu Bey" era morto. La notte della sua morte la tempesta più terribile di sempre colpì le terre del regno, la quale rappresentava la sua opera, e il fatto che anche da morto, i suoi nemici potevano sentire in essa la sua presenza. Una versione quindi un po' romanzata della morte di Dracula, ucciso forse in battaglia dai turchi o dai boiardi, o forse durante una battuta di caccia; il suo corpo sarà poi sepolto dal rivale Basarab Laiota senza cerimonie presso un monastero fondato da Vlad III stesso, probabilmente a Comana. Termina quindi il racconto della sua vita, piena di tradimenti fatti e subiti, spargimenti di sangue e complotti, per uno dei personaggi più inquietanti della storia; non a caso scelto poi da Bram Stoker come base per il vampiro dei suoi romanzi, il quale però non raggiungerà la crudeltà del vero Dracula, nato in un periodo storico e in circostanze dove i continui intrighi e battaglie hanno forgiato un demone umano senza remore o morale. Personaggio quindi ideale per i Marduk, alfieri del male e della blasfemia, che qui esauriscono il discorso su di lui e su ciò che rappresenta, ovvero il Sangue. 

"Nightwing" è un inizio ottimo per l'ambiziosa trilogia che segnerà l'apice del periodo con Legion alla voce; un album che mostra una summa di molti stili finora usati dai nostri, dalle corse in doppia cassa iniziali, fino ai lunghi pezzi granitici e atmosferici della seconda parte. Melodie fredde e solenni convivono con vortici taglienti e dissonanti, mentre il drumming furioso fa come sempre da ossatura frenetica, che a volte però rallenta con colpi cadenzati da marcia ieratica. L'impianto narrativo è interessante, creando testi che sono veri e propri trattati recitati con enfasi malvagia dal cantante, e sebbene siamo lontani da qualsiasi intellettualismo avantgarde, offrono un'interessante prospettiva che si discosta dalla semplice blasfemia imperante nel lavoro precedente, e nei primi pezzi qui contenuti; i Marduk insomma aggiustano il tiro senza reinventare nulla, semmai semplicemente inasprendo le corse la dove presenti, e rendendo più epici e grevi i rallentamenti, dimostrando come il suono ora raggiunto sia la posizione a cui il leader Evil voleva arrivare. In un'epoca dove molti sperimentano tematicamente e musicalmente col black metal, unendolo con elettronica, progressive, jazz, ambient, e quant'altro (anche con ottimi risultati), i nostri scelgono la strada opposta, facendosi sempre più intransigenti stabilendo un primato di ferocia senza freni che segnerà il mondo del metal estremo più oscuro; una dichiarazione d'intenti che prenderà poi ancora più forma nel successivo "Panzer Division Marduk", opera che ancora oggi divide le opinioni di molti, ma che è sinonimo spesso della band, dimostrando il suo impatto all'epoca dell'uscita. Al momento comunque,  forti del nuovo successo, i Marduk ancora una volta non dormono sugli allori e si danno ad una nuova serie di concerti sapendo quanto l'attività live sia per loro vitale, partecipando prima al "No Mercy Festival" e poi al "Black Metal Assault Tour" che li riporterà in giro per l'Europa dando modo alla band di riportare sul palco le loro "hit" blasfeme e di presentare i nuovi pezzi, che diventeranno negli anni tra i preferiti dei fan; un'altra punta della loro carriera che stabilisce un termine di paragone per il futuro a venire, ma che come sempre (diversamente da quanto affermato dai detrattori) contiene elementi unici che lo rendono un episodio della discografia dei nostri con una sua chiara identità. Si esaurisce quindi la saga su Vlad Tepes, aprendo le porte per i rombi di guerra e le esplosioni: dopo il Sangue, tocca alla Guerra, e di conseguenza il suono del gruppo s'inasprirà ulteriormente, in un tour de force  che metterà a dura prova le orecchie più sensibili. La missione blasfema dei Marduk continua!

1) Preludium 
2) Bloodtide (XXX)   
3) Of Hell's Fire
4) Slay the Nazarene           
5) Nightwing 
6) Dreams of Blood and Iron          
7) Dracole Wayda    
8) Kaziklu Bay (The Lord Impaler)
9) Deme Quaden Thyrane   
10) Anno Domini 1476

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