MARDUK

Frontschwein

2015 - Century Media Records

A CURA DI
DAVIDE PAPPALARDO
03/05/2015
TEMPO DI LETTURA:
9,5

Recensione

Si conclude per ora, con questa analisi, il nostro percorso nell'imponente discografia dei Marduk, capisaldi del black metal all'attivo ormai da ben venticinque anni; siamo partiti con il loro death a tinte fosche di "Fuck Me Jesus", "Dark Endless" e "Those Of The Unlight", siamo passati dal black metal più puro di "Opus Nocturne", ai connotati veloci da "Heaven Shall Burn" fino a "Panzer Division Marduk" passando per "Nightwing", sino alle tendenze doom di "La Grande Danse Macabre" e alle sperimentazioni di "World Funeral". Arrivati quindi al 2000 inoltrato, abbiamo visto l'arrivo di Mortuus (Daniel Rosten) che ha sostituito Legion (Erik Hagstedt) come cantante dopo sette anni di militanza di quest'ultimo, e il ritorno di Devo (Magnus Andersson) come bassista e produttore, mentre aveva partecipato agli inizi di carriera dei nsotri come chitarrista. Altri personaggi si sono alternati nella lunga storia dei Marduk, tra cui il bassista B.War (Roger Svensson) e vari batteristi, nonché cantanti come Dread (Andreas Axelsson) e Af Gravf (Joakim Gothberg), tutti partecipanti allo sviluppo della band, capitanata però sempre dal chitarrista Evil (Morgan Hakansson); il nuovo cantante sembra pero portare una seconda voce, spingendo la band sempre più verso una contaminazione tra il loro black feroce di scuola svedese e tendenze sperimentali dal punto di vista sonoro e "religiose" da quello tematico, tipiche della scuola orthodox, alla quale egli stesso partecipa con il nome Arioch nel suo progetto Funeral Mist. Il pubblico si divide tra chi apprezza il nuovo corso, e chi invece non accetta i cambiamenti, ma i risultati di vendite e critica professionale sono sempre più alti, portando il gruppo ad un trionfo totale che li conferma come titani del black mondiale capaci di rinnovarsi, ma rimanere al tempo stesso se stessi senza scendere a compromessi commerciali; "Plague Angel", "Rom 5:12", "Wormwood", "Serpent Sermon" sono i figli del nuovo corso, ognuno con un'atmosfera e uno stile diverso dall'altro, ma segnati da una malevole coerenza dall'atmosfera oscura e occulta. Inoltre troviamo nella discografia diversi EP e live, che la rendono davvero monolitica, testimonianza di una band sempre attiva, anche in sede live, la quale ha cementificato il suo successo con un duro lavoro e una costante presenza sui palchi e nei negozi di dischi; hanno inoltre collaborato con produttori del calibro di Dan Swano e Peter Tagtgren, i quali hanno segnato il suono dei loro dischi in determinati periodi, anticipando  una vera  e propria corrente dove però i nostri sono rimasti unici difronte a diversi cloni ed epigoni. Ora nel 2015 esce il loro tredicesimo album in studio, ovvero "Frontschwein - Carne Da Macello", il quale sorprende molti ascoltatori con un ritorno ai temi della Seconda Guerra Mondiale (già dal titolo che si riferisce al nome usato per la fanteria tedesca, letteralmente maiali da fronte, ma meglio traducibile come carne da macello, considerata appunto come sacrificabile), brevemente toccati nell'EP "Iron Dawn" del 2011; non  bisogna pensare però ad un "Panzer..." parte due, perché il lavoro si discosta da esso sia musicalmente, sia nel modo in cui vengono trattati i temi. Prosegue qui il processo iniziato con "Serpent Sermon", con un gusto più lineare ed epico per melodie, riff, atmosfere, senza rinunciare a rallentamenti cadenzati, e arricchendo il tutto con ritornelli incalzanti che non si vergognano di ammaliare  e trascinare l'ascoltatore; le doti narrative e teatrali di Mortuus hanno modo di risaltare grazie ai giochi di enfasi con i quali dispiega gli episodi della Grande Guerra. Qui il precedente batterista Lars Broddesson, infortunatosi durante l'attività live, viene sostituito dal giovanissimo Fredrik Widigs, il quale svolge egregiamente il suo lavoro sia nei mid-tempo e nelle marce, sia nelle corse con blast impazziti; un insieme di elementi risalenti a tutta la loro carriera viene qui usato, creando quello che forse è il loro disco più maturo, pieno di un'epica atmosfera bellica capace di trasportarci davvero nel conflitto. Ancora una volta la Century Media Records, recente partner dei nostri, pubblica anche una versione mediabook limitata contenente un bonus, "Warschau III: Necropolis", che offre sia un continuo della saga iniziata su "Plague Angel" e continuata su "Iron Dawn", sia una nuova collaborazione con la band svedese martial - industrial Arditi, già presenti su "Plague..." e "Rom 5:12".

Il nostro ultimo viaggio si apre con la Title Track, la quale dopo un effetto da "nastro avvolto" parte con un fraseggio appassionante sorretto da piatti di batteria cadenzati; al quattordicesimo secondo si aggiungono rullanti marziali che preparano l'atmosfera tirata che da li a poco esploderà.  Dopo un rallentamento "meccanico" al venticinquesimo secondo la doppia cassa e i versi crudeli di Mortuus si librano in un motivo ripreso dalla chitarra a motosega, il quale avanza appassionante e ossessivo; al quarantaduesimo secondo riprende il fraseggio iniziale  sempre con drumming tempestante, mentre il cantante ripete i suoi versi in riverbero. Ecco quindi che i loop secchi ritrovano posto, alternandosi con il fraseggio in un andamento dinamico; esso trova l'apoteosi al minuto e ventitré con il tono imperante con cui Mortuus scandisce l'ultima parola emessa. Abbiamo poi una chitarra distorta che prende posizione, sulla quale poi riparte la batteria marziale insieme ai giri taglienti di chitarra e alle declamazioni crudeli del cantante; i suoni stridenti tornano a fare ad alternanza, creando ancora una volta un gioco di botta e risposta dal grande effetto. Il songwriting è qui incalzante e cadenzato, in una marcia che si ferma al secondo minuto e otto; qui una serie di bordate e colpi fanno da cesura, riprendendo la melodia atonale principale. Dopo giochi di batteria con rullanti ritorna il fraseggio evocativo che scandisce la pronuncia maligna del cantante come in un coro da soldati, supportato dalla doppia cassa ossessiva e dai blast; riecco quindi il ritornello potente ed epico, in un connubio di ritmo lanciato e chitarre combattive. Il finale vede ancora una volta l'enfasi di Mortuus sull'ultima parola, dopo la quale parte il fraseggio discordante che sia accompagna ipnotico nella conclusione del brano; un ottimo inizio evocativo e allo stesso tempo feroce che mette el cose in chiaro e presente al meglio l'opera. Il testo ci getta direttamente in mezzo alla battaglia in corso; una furia ululante squarcia il cielo, mentre i pallidi venti della morte vengono rilasciati, in una Tempesta di Ferro, con una brezza di ferro. Il pugno del Demonio emerge, e in nome della morte viene celebrato il desiderio di omicidio; nel Pandemonio della battaglia vi è il puzzo di carne bruciata, sangue che bolle e ossa spezzate, il cielo esulta e la distruzione dispiega le sue ali.  "Cracked horizon, bleeding ground, cold ruin branches out - Orizzonte spezzato, terreno che sanguina, fredde rovini che emergono" continua il testo, mentre cadiamo nella polvere vivida e sorgono profeti di ferro, e i soldati, carne da macello, legati alla guerra,  devono tornare nei ranghi, trionfando con consenso nella morte eterna, nella rovina, nella decadenza; ma l'unica vittoria appartiene alle mosche, che pasteggeranno con i cadaveri.  Una conta corazzata, un turbinio di schegge di legno, mentre artigli rossi continuano a cadere, e vengono inalati fumo e scintille, mentre ancora si cade; l'attacco vede i partecipanti ebri di alcool, mentre barricata dopo barricata viene fatta  a pezzi come sacchi di carta. Le mitragliatrici predicano e i motori ruggiscono, senza nessuna pietà; nel Pandemonio vi è ora il puzzo della pelle scorticata, della carne bruciata e dei capelli incendiati, e ancora una volta ci viene ricordato che l'unica vera vittoria appartiene alle mosche, con un nichilistico sarcasmo che caratterizza tutto il lavoro. "The Blond Beast - La Bestia Bionda" ci accoglie con un feedback di chitarra in salire, dopo il quale parte una marcia epica con batteria cadenzata e tetre chitarre che si aprono in bei motivi ariosi e malinconici; dopo un verso rauco Mortuus annuncia il titolo della canzone lasciando spazio ad una cesura con piatti e giri sommessi. Al cinquantatreesimo secondo si riprende con la marcia, corrosiva e potente, mentre il cantante si da ad uno screaming maligno  sottolineato dalla ritmica cadenzata e dai loop freddi ed evocativi di chitarra; al minuto e ventiquattro si aprono alternanze con momenti ancora più grandiosi dove la batteria crea rullanti, i quali si accompagnano alle declamazioni sulfuree e allo stesso tempo ammalianti  di Mortuus, abile poeta della guerra. La struttura altisonante continua fino al minuto e quarantaquattro, dove si ripropone la pausa cadenzata e cadenzata dominata dal drumming e di giri taglienti di chitarra; si riprende quindi con la marcia, giocata tanto sulla batteria e i riff in tremolo, quanto sulla crudele voce del cantante, creando una malinconica ferocia che ancora una volta si organizza nell'alternanza tra motivi ariosi ed esclamazioni crudeli nel ritornello. Al secondo minuto e cinquantotto per la terza volta la ripetizione del titolo segna una cesura cadenzata; dopodiché abbiamo questa volta una lunga coda evocativa con chitarre struggenti e drumming a marcetta,  accompagnato dai piatti vivaci in un suono piacevole  e melodico. Al terzo minuto e quarantasei riprendono i versi sgolati di Mortuus  e le aperture ariose, ricreando il solenne ritornello che poi lascia posto nel finale ad una dissolvenza con loop di chitarra e piatti cadenzati; un pezzo che ricrea anche in musica l'atmosfera marziale e belligerante che domina l'album, non per forza con attacchi veloci, ma  con andamenti monolitici ed epocali. Il testo parla di Reinhard Heydrich, ufficiale nazista detto appunto "La Bestia Bionda", uno tra gli architetti dell'Olocausto ebraico, il quale si era guadagnato il suo soprannome per la sua ferocia. Egli era un grande stratega e un ottimo musicista appassionato di violino, dimostrando una personalità malvagia ed intelligente, dotato di una raffinatezza accostata ad una fredda determinazione omicida; l'ombra più oscura piena di morte, la Bestia Bionda arriva marciando, portando terrore e disgusto, tramite nuvole di cenere e decadenza. I corvi lo seguono per divorare le carogne, mentre egli riempie i cimiteri, facendoci salpare verso la nostra fine, tramite ferite che ancora dovranno essere inflitte. "The gentle touch of violin strings, The crows of death and ashes sing ... the Blond beast - Il tocco delicato di corde di violino, I corvi della morte e ceneri declamano ?la Bestia Bionda" continua solenne il testo, mentre mute di lupi assetati di sangue irrompono nel protettorato di Boemia e Moravia (dove Heydrich divenne governatore per conto di Hitler), una nazione da funerale con desideri funerei,  distruggendo il morale della popolazione che non osa ribellarsi, esiliando qualsiasi rivolta con chiodi terribili, mantenendo il Protettorato nelle sue mani, cancellando ogni opposizione; egli è accarezzato dalle ali dell'Angelo della Morte di cui compie inconsapevole il volere, accompagnato ancora dal suono del violino e dai corvi che lo celebrano. Un testo che mostra tutta la carica oscura e poetica dell'album, che crea immagini sublimi ed epiche per rappresentare i terribili momenti e protagonisti del conflitto. "Afrika" non perde tempo e presenta subito bordate incalzanti con piatti e rulli, sui quali poi si aggiunge una doppia cassa lanciata; si crea una corsa vorticante sulla quale i riff di chitarra creano alternanze tra il motivo arioso e giri più circolari. Al venticinquesimo secondo un rallentamento vede l'introduzione di Mortuus con un tono gracchiante classicamente black, tempestato da alcuni rullanti improvvisi; si prende poi velocità nel ritornello adrenalinico dove le sue declamazioni vengono riprese dalla melodia atonale dei giri di chitarra, in un effetto incalzante dalla grande presa. Ecco quindi nuove tirate con doppia cassa e chitarre a moto sega, le quali vedono anche alcune parti più elaborate; al minuto e cinque un fraseggio altisonante e dei tamburi creano una breve parentesi, dopo la quale si ritorna ai vortici di chitarra, ora più bassi e dissonanti. Riecco quindi la tempesta di doppia cassa, riff taglienti e grida in riverbero, il quale incalza e velocizza il songwriting, riproponendo poi le grida crudeli di Mortuus e le brevi digressioni squillanti di chitarra che danno un gusto cacofonico e progressivo al tutto; si creano pois cale altisonanti ed ammalianti di chitarra, riprese poi dal basso più sommesso. Una cesura squillante con ritmica cadenzata fa ancora da pausa, dopo al quale riprendono i riff grevi, solenni e tetri; al secondo minuto e trentuno abbiamo una digressione rocciosa con piatti cadenzati e cantato sincopato, dopo al quale riprende la doppia cassa spezzata da alcune alternanze con attimi di quiete. Ma riecco i loop ronzanti e i fraseggi ammalianti che ricreano il motivo portante, in una cavalcata potente e veloce che collima nel terzo minuto e quattordici; qui si ferma ancora tutto con nuove digressioni e suoni cadenzati. Riprende quasi subito al corsa vorticante con giri atonali e grida esuberanti, senza lasciare respiro all'ascoltatore e creando una tempesta continua; dopo una digressione squillante ecco la coda finale che si lancia violenta nella conclusione, segnata da un' esclamazione sommessa di Mortuus che chiude il tutto all'improvviso. Il testo narra delle gesta del generale tedesco Erwin Rommel, al comando degli Afrikakorps nazisti in Africa, dove venne conosciuto come "Volpe Del Deserto" a causa della sua abilità strategica grazie alla quale sconfisse diverse volte gli inglesi salvando le truppe italiane disorganizzate, il quale però alla fine dovette ripiegare a causa della mancanza di rifornimenti ; in un oceano di sabbia senza pietà abbiamo futili resistenze, davanti ad ondate invincibili di mosche e zanzare, con notti di ferro e giorni d'acciaio, mentre i soldati avanzano determinati nel far sanguinare il nemico, marciando con i carri armati. La volpe del deserto lotta contro i ratti del deserto, in una marcia attraverso interminabili nuvole di polvere e oasi di ferro bruciate; febbri, campi, diarrea colpiscono i soldati, ma l'importante è solo colpire il nemico, mentre il braccio della more si allunga in ottantotto respiri che tossiscono. "Shell after shell over bone-dry plains - Munizione dopo munizione su piani spogli come ossa"  la stella dell'Africa discende nelle fiamme, e rimangono solo vuote tombe di pietra; nel contrattacco il nemico riesce ad accerchiare le truppe tedesche, e la Volpe Del Deserto è costretta a ritrarsi, mentre la forza combattiva diminuisce mentre le truppe devono affrontare la lunga strada per tornare. A Tripoli e A Bengasi, in Libia, gli stukas tedeschi bombardano senza sosta, mentre esplosioni distruttive tengono il passo, Tobruk viene catturata e colorata di rosso, e dopo tocca ad El Alamein, mentre i carri armati marciano; la foga omicida viene alimentata dalla sabbia e dalla sete,  e dall'odore di palme e gasolio, e ora non c'è più posto per la ritirata, solo per la sconfitta totale. "Wartheland" è introdotta da un fraseggio greve e sommesso, che si muove sinuoso e distorto accompagnandosi poi con arpeggi di basso e una batteria controllata, ma incalzante; al quarantesimo secondo Mortuus s'introduce con una frase squagliata che finisce in modo imperante, lanciando l'epico riffing roccioso con doppia cassa e blast cadenzati. Riecco poi i suoni sommessi e distorti, sui quali il cantante assume toni morenti, ma feroci in riverbero, e la batteria si muove strisciante; al minuto e venticinque l'intensità sale ed esplodono chitarre ariose e solenni, tempestate dai blast e dalle grida drammatiche del cantante. Dopo una cesura con al ripresa dell'efficace frase di Mortuus, riprende la marcia iniziale, piena di rullanti di pedale e bordate grandiose di chitarra con piatti cadenzati; si rallenta quindi ancora con la digressione rocciosa e tesa, e con i toni serpeggianti e disperati del cantante, supportati dai blast di batteria. Riesplode ancora l'epico ritornello arioso e freddo, martellante nei piatti e arricchito dalle urla in riverbero; ecco giochi di rullanti e riff serrati che creano un effetto di contraccolpi, in onde tetre dal grande effetto. Al terzo minuto e tredici riprende piede il fraseggio sommesso dai loop rocciosi, sul quale come sempre Mortuus si da ad un'interpretazione angosciante; esplode quindi per l'ennesima volta il monumentale ritornello nei suoi giri imperanti e ritmiche potenti, morendo però questa volta con un'esclamazione sommessa che lascia posto nella conclusione ad una dissolvenza che ripropone il motivo iniziale che sfuma nell'oblio. Il testo narra della grande parte di Polonia denominate appunto Wartheland dai nazisti, che venne completamente germanizzata e conquistata annettendola al Terzo Reich a fronte di un'operazione di pulizia etnica verso ebrei e slavi;   il terreno sanguina ancora di nero, mentre i polacchi vengono espulsi in un esodo. Un falcetto viene spinto nella carne, e tramite campi di fango pieni di sangue, mentre la mano dell'oppressione si spinge fino in fondo; il comando è totalitario, aratro e spada proclamano la repressione con forza (ovvero l'uso della guerra, ma anche degli insediamenti commerciali e agricoli da parte dei tedeschi), e il sangue e il terreno si mischiano in un tutt'uno, portando fine ancora una volta alla libertà di espressione. "Wartheland, Commanding the fate of those About to die in dirt - Wartheland, Comandando il destino di coloro Che moriranno nello sporco" continua il testo, mentre le corone dei conquistatori diventeranno un velo da funerale; semi di sangue fanno si che si soccomba alla dominazione, e quelli dell'odio vengono piantati con la germanizzazione senza sosta. Una rappresentazione accurata tramite metafore ed abili immagini di quello che è successo anche socialmente nel territorio, sottolineando l'operazione non solo di massacro, ma anche di estirpazione culturale, sociale, economica, di tutto ciò che non è germanico. "Rope Of Regret - Cappio Del Pentimento" ci sorprende con un campionamento di mitragliatrice dell'epoca che ci rimanda a molti brani di "Panzer?"; dopo le sue raffiche esplode una vortice di doppia cassa e loop altisonanti, lanciato a tutta velocità. Esso si ripete in loop feroci dalle scale a montagne russe. Quest'ultime si aprono poi in fraseggi ammalianti, ma altrettanto adrenalinici, mantenendo una ritmica folle e lanciatissima; al cinquantatreesimo secondo abbiamo una cesura ritmata con batteria cadenzata e versi in growl cavernosi di Mortuus, che non sfigurerebbero in un pezzo death. Ecco poi una nuova esplosione con screaming crudele e doppia cassa accompagnata da chitarre assassini e dissonanti, in un tripudio sottolineato dai blast che scandiscono il tutto; riecco quindi i loop martellanti, alternati con alcuni giri più ariosi. Ci si ferma al minuto e cinquantadue con dei riff rocciosi e stridenti, i quale distorti si prodigano in una coda lenta, ma non meno feroce; il ritmo poi accelera leggermente con la doppia cassa e i giri di chitarra dissonanti che riprendono il motivo precedente. Il drumming si fa ancora più violento con le sue scariche di blast mentre i loop si aprono a scale ariose ed altisonanti che creano un motivo epico ed ammaliante; si prosegue quindi lanciati fino al secondo minuto e quaranta. Qui tornano i growl di Mortuus in concomitanza con un rallentamento evocativo che vede rullanti di pedale e piatti potenti, mentre le chitarre proseguono con i loro giri; riesplode quindi una folle cavalcata cacofonica dove i giri stridenti e i blast si uniscono in un galoppo folle e serrato, che non ci lancia respiro, aprendosi nel ritornello a sezioni più ariose, ma sempre fredde e feroci. Ci si lancia quindi verso il finale con un'ultima corsa alternata da piatti incisivi, al quale si ferma all'improvviso con un breve suono squillante; un pezzo tirato quindi che richiama più lo stile dell'album inizialmente nominato, pur però presentando comunque una maggiore attenzione per le melodie e le atmosfere. Il testo prosegue sui temi precedenti trattando dell'oppressione delle forze partigiane da parte delle truppe tedesche; un freddo cuore colpisce duramente, e non vi è scampo, mentre la morte si erge, e una campana spezza la sua colonna vertebrale di ferro. E' un gioco di cacciatore e preda, con il primo che si prepara a colpire in un cerchio di terrore e di morte pestante, e che conta le vertebre e soppesa il sangue, ricercando nel cielo; ecco modi solenni e oscuri, fruste insanguinate nel vento furioso, latte acido, carne nera, in una foresta decadente vuota di vita. Un odio bruciante e una spada svettante, tagliano continuamente le teste dell'Idra, in uno scacco matto corrosivo con una resistenza abortita e una sete inappagabile; "Now see the Rope of Regret - Around the Partisan neck - Ora guarda il Cappio del Pentimento sul collo del Partigiano" continua il testo, mentre occhi morti diventano freddi, e non vi è rifugio, respirando muffa e sporco, attraversando l'inferno con un sorriso. Cacciando in lungo e in largo, e gettando semi di sangue nella popolazione in profondità, mentre falò bruciano brillantemente, e il Regno viene e va, e la fiamma viene venerata; piume di avvoltoio volteggiano, mentre la notte senza pietà e la nebbia si fondono, l'acqua infangata scorre  e cieli e grida sulfuree si ergono in una confusione da funerale. Un mondo di spade appena sorto e attacchi apocalittici nella nazione creano un fiato nero, mano della morte, con volontà di ferro e colline rosso sangue, in una dolce decadenza; un testo quindi che delinea con caratteri astratti e poetici orrori in realtà crudi, riferendosi alla repressione violenta attuata dai nazisti, e i segni lasciati da essa nella popolazione. "Between The Wolf - Packs - Tra I Branchi Di Lupi" si apre con un riffing black 'n' roll incalzante e potente, il quale si dipana con i suoi giri squillanti; si unisce poi una batteria con blast e rullanti di pedale, in una marcia possente che si blocca al diciassettesimo secondo. Dopo qualche secondo si silenzio si riprende con un motivo arioso ed evocativo sul quale Mortuus irrompe con le sue grida violente, sorretto dal drumming cadenzato con rullanti e blast; l'andamento è allo stesso tempo melodico e feroce, in un ottimo connubio di elementi che trascina l'ascoltatore. Al cinquantatreesimo minuto parte una doppia cassa massacrante insieme a fraseggi vorticanti e grida in riverbero, in un'atmosfera imperante; riecco poi l'andamento iniziale, il quale prosegue fino ad un nuovo stop. Dopodiché riparte la cavalcata possente con doppia cassa, blast e loop ariosi, potenziata ancora una volta dalle grida demoniache di Mortuus;  al minuto e cinquantaquattro torna all'improvviso il riffing iniziale ancora una volta, sul quale abbiamo una batteria cadenzata, e le esclamazioni drammatiche in riverbero del cantante. Si prende poi velocità con la doppia cassa e con un grido effettato e prolungato di Mortuus, incrementando l'energia sonora raggiunta; riecco in sottofondo i riff epici, i quali poi si aprono in un epico motivo malinconico ed evocativo, bombardato dalla ritmica forsennata, il quale domina la scena fino al terzo minuto e tre. Qui ritorna il ferroso e stridente motivo portante dai giri ossessivi; dopo il breve silenzio riprende il motivo arioso ed evocativo sempre coadiuvato dalle grida violente del cantante e dalla marcia possente di blast e colpi di batteria con rullanti di pedali. Ci si lancia poi ancora con la doppia cassa devastante in una centrifuga sonora  che sottintende fraseggi sinistri; essa si consuma dando spazio ancora al fraseggio distorto e cadenzato, che questa volta termina con il silenzio totale, chiudendo il pezzo. Il testo descrive l'azione delle terribili truppe tedesche durante l'attentato ad Hitler del venti Luglio 1944 presso la "Tana del Lupo" in Polonia organizzato dal colonnello Claus Von Stauffenberg, rese come branchi di lupi assassini; tra mura di cemento vi è una montagna di silenzio, dove l'animale da preda si prepara, e il coro del boia si innalza. Dove il silenzio e il suicidio sussurrano le loro promesse santificate, si mantiene l'odore di stagnazione e grigia morte, mentre milioni di fiocchi di neve si trovano tra i branchi di lupi;  un tuono esplode nell'est, "Got mit uns! - Dio con noi!" esclamano i soldati, mentre nell'ovest si vede un lampo tirannico. Sangue e cenere si mischiano, e arriveranno punizioni severe, mentre il sangue si scuote nel Reich mentre migliaia di vendette prendono forma; le dighe dell'odio si spalancano, e le squadre della morte si sbizzarriscono, violente e tetre, con in mente l'alto tradimento e l'inganno, mentre milioni di fiocchi di neve continuano a cadere. Il Sole di Luglio brucia sulla tana del lupo,  mentre tutto intorno aquilotti imparano ad uccidere, sui ripidi sentieri; l'alleanza è rotta nel sud, ora bisognerà trovare un nuovo rifugio nel nord (probabile riferimento all'abbandono della base in seguito all'invasione dell'Armata Rossa che avanzava). Un testo che ricrea un fatto storico senza citarlo chiaramente, ma offrendo piccoli dettagli e metafore che rimandano abilmente ad esso; qui i nostri (e probabilmente soprattutto Mortuus) raggiungono una grande abilità stilistica e di composizione, creando una serie di costruzione epiche e solenni, senza cadere mai perdere eleganza e distacco severo. "Nebelwerfer - Mortaio" ci accoglie con un feedback in salire, dopo il quale una batteria meccanica e pesante come un'incudine si accompagna ad un fraseggio regale dalle punte epiche ed appassionanti; Mortuus arriva con urla drammatiche, sotto le quali tutto rallenta in piatti accennati e giri corrosivi di chitarra. Ecco che ritorna la marcia pesante, che si alterna però al movimento precedente in un lento procedere; ecco il ritornello strisciante, dove le grida crudeli e le melodie malinconiche dominano la scena. L'andamento rimane monolitico, dall'animo doom e tetro, e il drumming pesante in un movimento trascinato  che non lascia scampo; il cantante ruggisce scandendo il testo con enfasi, mentre poi al minuto e cinquanta abbiamo un leggero acceleramento incalzante che poi però si riporta su coordinate più mortifere. Grande è l'atmosfera teatrale e drammatica, che vede ancora  l'alternanza tra impennate improvvise e rallentamenti pensati; al secondo minuto e ventiquattro si uniscono suoni sinfonici e ammalianti in sottofondo, che creano una malinconia epica per uno dei brani migliori di tutto l'album. Ecco un drumming più pestato e veloce, sul quale Mortuus si da a versi scenici pieni di pathos, e le chitarre si riaprono in giri solenni carichi di oscura melodia epocale; si prosegue su queste coordinate, in modo trascinante; questo fino al rallentamento del ritornello, dove domina come sempre la batteria assassina e i giri lenti come le grida ruggenti di Mortuus. Si ripetono quindi le alternanze già incontrate, con accelerazioni e rallentamenti sempre con una ritmica possente e loop taglienti di chitarra, anche ariosi ed evocativi. Riecco gli arpeggi grevi e sinfonici, in un apice emozionale che non può lasciare indifferenti, e che mostra un lato melodico dei nostri non certo inedito, ma spesso soppiantato dalle cavalcate in doppia cassa; il finale vede una digressione improvvisa che si trascina con piatti e rullanti, fino a dissolversi in solitudine in un nuovo feedback. Il testo narra dell'azione dei terribili Nebelwerfer, ovvero i mortai tedeschi (letteralmente "lancia fumogeni" per ingannare durante lo sviluppo il nemico sulla loro vera natura), una delle armi principali del Terzo Reich; essi tempestano campi sporchi di sangue e fango, cantando i loro canti di morte e cadendo sulle strade senza speranza, come il primo suono di violino nella danza della morte. Avanzano portando, ironicamente, il Regno dei Cieli, in un' estasi di artiglieria, esplodendo e facendo la volontà del Signore; la fiamma e la scintilla, il grido stridente di Mimi (una probabile vittima) si trovano nella notte, mentre la morte arriva dall'alto come fiamme. Fumo e gas, i lamenti di Minnie, altra vittima, si trovano anch'essi nella notte, mentre i cannoni tuonano e il terreno trema, mentre la morte arriva come un saluto degli dei; una canzone d'amore piena di peccato si erge da loro, mentre benedicono il nome del signore e rivelano la sua gloria, nei cieli e sulla Terra. Viene poi ripetuto il testo, in una sorta di epica glorificazione dell'arma, trattata con toni ironicamente religiosi, riprendendo in parte le tendenze precedenti della band e ricollegandosi al loro culto della Morte; divinità crudeli guidano le loro azioni, trovando adorazione nella morte da loro perpetrata. "Falaise: Cauldron Of Blood - Falaise: Calderone Di Sangue" parte con un fraseggio distorto sottolineato da piatti organizzati ed esplosivi, il quale si delinea in freddi giri di chitarra evocativi; ecco anche rullanti improvvisi che raccolgono una tensione pronta a palesarsi. Al sedicesimo secondo le urla rauche di Mortuus e la doppia cassa danno quindi vita ad una corsa travolgente, serrata e altisonante nei suoni epici di chitarra e nei blast potenti; si prosegue quindi con loop taglienti e grida in riverbero, mentre l'intensità sale. Il drumming vede un connubio di blast e colpi veloci, che prosegue fino al minuto e dodici; qui all'improvviso un arioso motivo evocativo domina la scena, mentre la batteria si fa cadenzata e Mortuus prosegue con il suo cantato crudele. Il ritornello dura a lungo, fino alla nuova esplosione tetra di doppia cassa e giri in tremolo freddi; abbiamo poi un alternanza con toni ancora più concisi, prima di riprendere con la cavalcata lanciata  a tutta velocità. Con l'evolversi del brano i riff si fanno sempre più taglienti e la batteria più tempestata, raggiungendo un'intensità black ricca di arie malinconiche, potenziate dai versi effettati del cantante; al secondo minuto e quaranta tutto si ferma con una cesura di giri rocciosi e piatti dilatati, al quale carica ancora una volta al tensione sottintesa. Dopo un rullante suoni di cimbali creano una ritmica più incalzante, mentre poi riparte la doppia cassa con le vocals mostruose piene di effetti; si torna quindi su coordinate epiche e serrate ricche di colpi veloci e parti di chitarra taglienti. Un vortice investe l'ascoltatore con un crescendo d'intensità giocato sui leggeri cambiamenti di chitarra e sulle esplosioni di drumming; bisogna aspettare il quarto minuto  e otto affinché torni l' arioso motivo evocativo incontrato in precedenza, che anche qui da un crescendo emozionale che contrasta con la natura altrimenti tirata del brano. Esso prosegue con la batteria incalzante e i giri ammalianti, crescendo d'intensità mentre le vocals di Mortuus si fanno più profonde; ecco quindi il finale con impennate improvvise rullanti di batteria, che da un tocco ritmico alla conclusione. Il testo tratta del comune francese di Falaise nel dipartimento di Calvados, in Normandia, teatro della battaglia della Sacca di Falaise dell'Agosto 1940, durante la quale gli Alleati sconfissero pesantemente le truppe tedesche; quindi si annega nel sangue, circondati da una morte incendiaria, e un becco gocciola di disonore intorno al braccio atrofizzato della fede. Il fuoco illuminante cerca casa e morte nelle nostre carni, ci si ritira sconfitti mentre il terreno si fa rosso di sangue, e una ferocia senza pari sboccia; "Eating ashes like bread - Divorando ceneri come pane" continua il testo, mentre il livello del sangue sale inesorabile. Una marcia di morte su un terreno morto, mentre l'Alba di Ferro sorge, mentre i santi del quindicesimo secolo (dalle chiese) osservano i campi di battaglia rossi e bruciati dalla lunga fiamma del conflitto, già consci di come si muore; la vita perde splendore dispersa in corridoi di cenere bagnata, mentre il becco gocciola disdegno sulla tomba della pace e della calma. Budella secche e la gloria malata stanno insieme all'orgoglio spezzato come ossa, e il funerale a venire ci incanta, mentre il grande sanguinamento riemergerà; si prosegue poi con la ripetizione dei concetti, mentre anche alcolici mischiati con vani lamenti accrescono il Calderone di Sangue, destino delle truppe massacrate. Non vi è posizione o alleanza per i Marduk, ogni morte, tedesca o alleata, è per loro una celebrazione della loro Oscura Divinità che si manifesta nel massacro. "Doomsday Elite - Elite Del  Giorno Del Giudizio" irrompe con un riffing in crescendo, già ricco di un'atmosfera fredda e solenne; in sottofondo sentiamo il basso vibrante che fa capolino, accompagnato poi da una batteria cadenzata e lenta con piatti pestati e campionamenti vocali d'epoca. L'andamento è strisciante, giocato su rullanti che lo organizzano e sui giri freddi di chitarra, ma anche sugli arpeggi grevi di basso e sui piatti dilatati; al minuto e diciassette la doppia cassa da velocità al tutto, lanciando una corsa sparata a tutta potenza. Le chitarre creano comunque ancora loop solenni ed ammalianti dalle punte evocative, che al minuto e quarantuno vedono un breve gioco progressivo; dopodiché si crea una cesura dai loop aggressivi dove Mortuus compare con toni maligni e striscianti in riverbero, piena di una tetra  atmosfera. Ecco che i freddi loop si fanno sempre più imperanti, aumentando la regalità raggiunta e l'intensità vorticante; al secondo minuto e venti tutto si blocca con i versi del cantante che si perdono in un'eco. Ecco che riesplode l'andamento con una doppia cassa massacrante e giri solenni a profusione, in una cavalcata black dal grande impatto, scolpita anche da blast incisivi; il movimento potente si fa poi ancora più serrato nei giri ripetuti ossessivamente e carichi di enfasi atonale. Al terzo minuto, dopo una cesura con declamazioni in riverbero sopra il silenzio, si riparte con una cavalcata epica ricca di fraseggi squillanti, doppia cassa che crea muri di suono, e in generale una forte intensità; essa viene ampliata dalle vocals feroci e granitiche di Mortuus, così come dai blast devastanti. I ritmi si fanno sempre poi vorticanti, fino alla cesura del quarto minuto e cinque; qui si rallenta leggermente con un a marcia dove i precedenti fraseggi prendono il posto principale, delineando insieme al cantato un ritornello trascinante che instaura una certa melodia tagliente ritmata dalla batterai possente. Si continua con punte squillanti e giri di basso grevi, in una coda che collima al quarto minuto e cinquantadue in una nuova cesura; quest'ultima vede piatti lenti e giri grevi su campionamenti vocali da discorso bellico, in una tensione trattenuta giocata anche su rullanti improvvisi. Al quinto minuto e cinquantatre si riprende con il tripudio di doppia cassa, basso, e riff freddi e serrati, lanciandoci in un motivo travolgente; ecco che scale tecniche fanno da improvviso contrappunto, dopo il quale ancora una volta si dispiegano fraseggi distorti accompagnati dalle grida del cantante che diventano sempre più altisonanti e cariche di effetti, così come le chitarre sempre più taglienti. Dopo un rullante improvviso riprende il ritornello cadenzato, sempre ricco di melodie squillanti che accompagnano le enunciazioni drammatiche di Mortuus in un perfetto gioco delle parti; ci si lancia quindi con una doppia cassa che arricchisce i loop solenni e i muri di chitarra, insieme anche ai blast. Al settimo minuto e diciassette si rallenta in un andamento controllato dalla marcia incalzante, arricchito da arpeggi e fraseggi ariosi in sottofondo, il quale prosegue fino alla conclusione dove una dissolvenza trascina il tutto verso il silenzio. Il testo tratta dell'arrivo dei russi in Polonia, e dell'inesorabile declino delle truppe tedesche, le quali si attaccano ad una vana speranza che viene disattesa dai fatti; una falce come un ariete nel cuore della Polonia, saccheggia l'ovest in stretti coltri di fiamme, una vasta ecatombe di sangue  e forza vitale, mentre le truppe marciano feroci lungo i Balcani. I cannoni puntano l'est, mentre arriva l'Elite del Giorno del Giudizio con la Testa di Morto e le foglie di quercia; tribolando lungo la disperazione e le steppe ghiacciate, le tigri bianche a Karkov si uniscono a neri cacciatori infuocati, mentre il cielo dell'est ancora una volta brucia, attraverso le terre devastate russe dal cuore indurito. Un lampo di distruzione si erge sui campi caucasici, e il sangue e i girasoli lasciano una traccia disperata a Kursk (teatro di una violentissima battaglia che vide l'Armata Rossa vittoriosa); il disarmo marcia sul terreno dell'asse spezzato (riferimento alla sconfitta delle truppe dell'Asse), mentre gruppi da schermaglia si muovono e Zitomir in Ucraina è in fiamme, sanguinando sotto un Sole crudele nei villaggi, mentre i motori Maybach dei carri armati tedeschi ruggiscono nelle Ardenne. "Faith in weapons yet to come - Fede in armi che devono ancora esserci" annuncia il testo, in una crisi che la "chiave dello scheletro" non può chiudere (le chiavi modificate per funzionare in ogni serratura), che vede una folle fede in vittorie che ancora non si vedono, mentre le fiamme si innalzano, e la realtà si mostra; un'odissea di pretoriani oscuri, con soldati d'asfalto bloccati nel fango caparbio, mentre gli Ussari della Testa della Morte marciano in eterno, e il falso onore prospera, mentre il tradimento dilaga. Con cura viene oliato il meccanismo della guerra, seminando vento e ottenendo tempesta; la fede è sempre presente in un aiuto che non arriverà, mentre la crudele realtà si mostra con amarezza mortale. "503" ci accoglie con un riffing solenne e roccioso che avanza con i suoi giri accompagnati da suoni di tamburo dilatati e profondi; al trentesimo secondo una digressione fa da breve pausa, dopo la quale Mortuus  irrompe con i suoi ruggiti insieme ad un drumming lento e pesante, che scandisce i loop squillanti di chitarra in un bell'andamento pieno di groove oscuro, scolpito dai piatti. Quest'ultimi prendono poi sempre più posto insieme ai giri di chitarra in un ritornello ossessivo scandito dalle esclamazioni in riverbero di Mortuus; il nostro si da poi ad epici cori drammatici che creano un'intensità poi accompagnata da cimbali ritmati e naturalmente dai giri distorti di chitarra. Si riparte quindi con l'andamento portante, che avanza con onde tritacarne e vocals in riverbero che saturano l'etere, in una marcia che schiaccia tutto, pesante e lenta; riecco quindi l'incipit del ritornello con suoni meccanici e blast pestati, ma dilatati. Al terzo minuto e sedici un fraseggio greve fa da cesura, dilatandosi nei suoi giri malinconici dal gusto progressivo, accompagnati in sottofondo da tamburi che compaiono come esplosioni; ed è proprio un esplosione a segnare la ripresa del coro bellico, possente e ricco di enfasi, ancora una volta accompagnato dai loop distorti e dai cimbali ritmati. Al quarto minuto e tre è invece un basso greve  e profondo a fare da strumento portante, mentre continua la "filastrocca" del cantante; riecco quindi l'andamento ipnotico insieme ai blast e alle grida rabbiose di Mortuus, che prosegue fino all'improvvisa digressione in feedback che fa da chiusura del pezzo. Il testo è un continuo, volendo, di "502" tratta da "Panzer Division Marduk", anche se qui ci si concentra sulla resistenza tedesca, epica tanto quanto inutile; una forza e una disciplina senza pari con un coraggio brillante e una morale oscura, una fortezza in una tempesta di cera, e soprattutto una marcia verso la morte certa si delineano. Gli ussari sono fedeli alla Testa della Morte, dal primo all'ultimo, mentre i nemici disponenti fuggono dai 503; Donets - Kharkov - Zitadelle - Dnepr Kirovograd - Cherkasy - Winniza - Carpatisi sono i luoghi del conflitto, dove la forza si tramuta in totale disperazione, con una mascella ghignante della Morte sulla baverina del bruco, che taglia come una sega arrugginita. "Thick wall of hate and steel - Leggero muro di odio e acciaio"  continua il testo, mentre nazioni orgogliose sono ai piedi dei 503; Tarnopol - Caen - Orne - Budapest Platense - Tyrnau - Mistelbach - Budweis sono i nuovi teatri del conflitto che avanza inesorabile. Un testo più asciutto rispetto agli altri, che evoca la passata potenza delle truppe tedesche, che nonostante continuino ad incutere timore, iniziano a perdere colpi; notiamo il connubio tra eventi storici e poetica del testo, simbolo del lavoro lirico effettuato in tutto l'album.  "Thousand - Fold Death - Morte Dai Mille Risvolti" chiude la versione standard del disco, annunciata da una digressione in salire che cresce d'intensità fino all'esplosione improvvisa di doppia cassa e vocals di Mortuus sparate come proiettili; capiamo subito di essere difronte all'episodio più violento e tirato di tutto l'album, che ci rimanda direttamente alle ritmiche ai limiti del grind care al passato della band. Solo delle brevi alternanze con giri di chitarra creano oasi di respiro in una corsa a tutta velocità scolpita dai blast ed adagiata su chitarre taglienti come motoseghe; al quarantottesimo secondo quest'ultime si aprono in scale squillanti e feroci che creano tinte sinfoniche. Ecco poi un fraseggio altrettanto elaborato che si districa in sottofondo fino alla cesura brevissima del minuto e quindici, giocata su piatti ripetuti; dopodiché si torna con il vortice massacrante, che non ci lascia alcun tempo di ragionare, trascinandoci con riff che sono venti imperanti. Compaiono ancora una volta fraseggi più ariosi che donano un minimo di melodia  all'altrimenti serrato ed ossessivo andamento, lanciati fino al minuto e cinquantotto; qui dopo dei rullanti si rallenta con rullanti di pedale, arpeggi di basso e batteria cadenzata. Al secondo minuto e dodici la doppia cassa ridà energia al tutto, così come i riff sempre più veloci e  vorticanti; poco dopo un suono squillante annuncia il passaggio a muri di chitarra sui quali Mortuus si da ad uno sciogli lingua malvagio e convulso che si prolunga folle anche dopo l'accelerazione di doppia cassa e blast con in sottofondo muri di chitarra. Riprendono quindi i riff dissonanti, che poi invece lasciano il posto agli ariosi fraseggi malinconici, i quali si fanno ancora più intensi in concomitanza con un rallentamento che vede un drumming cadenzato e rullanti di pedale; ecco l'improvvisa conclusione che vede un feedback squillante che si dilunga fino alla dissolvenza che mette fine al pezzo. II testo è un lungo e brutale inno al massacro, il quale ricrea in parole la confusione e la barbarie del conflitto, ormai guidato da un'insensatezza legata alla disperazione, dove il cieco massacro è all'ordine del giorno; ci si contorce bruciando, mentre le fiamme avvolgono le città; tramite il fumo e le grida le truppe avanzano su macchinari assetati di sangue, estasiati all'idea di distruggere la resistenza polacca. Inizia il massacro, il genocidio, con esplosioni come tocchi di campane, mentre tutto ciò che è carne sanguinerà, e tutto ciò che è asciutto prenderà fuoco; nessuno sfuggirà alla furia, la morte attende ad ogni angolo. "From under violent skies with violence in our hearts - Sotto cieli violenti con violenza nei nostri cuori" continua il testo, mentre si sputano piombo e odio, emettendo una feroce morte che dovrà punire con le fiamme coloro che si oppongono ai soldati; il massacro verrà ripetuto all'infinito, così come il genocidio, cercando sangue da spargere e carne da bruciare, cercando nelle rovine per trovare sopravvissuti da uccidere. Una dignità demoniaca che cerca l'illuminazione nel genocidio, un coro di morte con filo spinato e un'armatura d'acciaio, che si crogiola nella pira sempre crescente, mentre ci sono proiettili alati della morte che trasformano intere città in tombe fumanti; un massacro senza sosta, una brama omicida senza sosta, ratti umani messi a morte come doveva essere, una fredda oppressione che sorge con un'alba di carri armati, una prima vera di ferro, Legioni nere alimentate da odio bruciante, cattivo vino e gin. Una sinfonia del massacro, dove la redenzione è cercata tramite una guerra santa; non c'è spazio per la pietà o prigionieri, per la compassione o la simpatia, i carri armati ruggiscono e le armi cantano, mentre si investono tutti e tutto. I tamburi della guerra suonano, e le ruote della morte girano, il sangue appena versato sulle mani dei soldati è a loro dolce come il peccato; l'artiglieria grida con colpi di mortaio deflagranti, facendo a pezzi le strade e lasciando una scia di distruzione. L'odore della carne bruciata e della polvere da sparo riempie l'aria, mentre gli spari arrivano da ogni luogo; si marcia attraverso fosse comuni appena fatte, con occhi scintillanti, mentre il terreno è scosso dai colpi e ali di ferro riempiono i cieli. Innumerevoli soldati sono armati e pronti a morire, per fare in modo che tutto ciò che è integro scoppi, e che ogni cosa cada, lasciando solo la eco della guerra santa. Un'armonia omicida, dove si cerca la completezza in una morte dai mille risvolti; un testo dunque ossessivo e feroce che chiude perfettamente la versione standard del disco, riassumendo il genocidio attuato in Polonia a fronte della sconfitta, in una distruzione senza pietà o umanità, per i Marduk una celebrazione della Morte, quindi evento venerato.

Bonus Track:

"Warschau III: Necropolis - Varsavia III: Necropoli" è la traccia bonus della versione limitata mediabook del disco; si tratta del continuo della saga musicale iniziata su "Plague Angel" e proseguita in "Iron Dawn", e anche di una nuova collaborazione con il gruppo svedese martial/industrial Arditi. Un episodio semi-strumentale che si apre con solenni suoni tetri e campionamenti bellici di aerei e marce che avanzano; all'orizzonte si ergono sirene che avvisano dei bombardamenti, mentre in sottofondo sentiamo delle vocals sommesse, ma feroci. Prosegue intanto il suono imponente, alternato con fasi più atmosferiche dove sentiamo campionamenti vocali dell'effetto cinematografico; si riprende poi con gli imponenti suoni dark ambient e i versi gorgoglianti, ricreando la marcia proiettata insieme alle sirene verso la conclusione del brano, non certo giocato sulla varietà o la lunghezza, bensì una sorta di "coda alternativa" che chiude il discorso dell'album in questa versione. Nonostante la presenza di parti vocali non è stato fornito un testo per questo pezzo, lasciandoci nel mistero riguardo al significato di quei versi così oscuri da non essere capibili all'orecchio nudo; possiamo quindi considerarlo un pezzo più che altro strumentale, dove la voce è un ennesimo strumento usato dai nostri per potenziare l'effetto atmosferico sinistro e tetro che lo domina.

Una carriera che sta per raggiungere i trent'anni viene perfettamente arricchita con la loro ultima opera, un disco epico e feroce capace di ricreare in musica e testi il Secondo Grande Conflitto Mondiale, concentrandosi sul destino amaro della Polonia, e sulla controffensiva russa; un suono che si districa tra corse veloci e rallentamenti monolitici, ma cadenzati, senza mai perdere di vista melodie ammalianti e un certo gusto per riff trascinanti. Il giovane batterista svolge il suo ruolo più che egregiamente, così come Morgan alle chitarre e Devo al basso, strumento qui più presente che nella media del genere; Mortuus ha sempre un posto d'onore, capace di dividersi tra screaming maligni e versi gutturali imperanti, narrando le sue nere lezioni con uno stile inconfondibile che lo rende subito riconoscibile. Messe da parte le atmosfere orthodox, regna qui una più umana, ma non meno oscura, tenebra esistenziale, che mischia l'epicità con il rammarico, il sangue e la polvere, in una maniera inedita per i nostri; molte sono quindi le differenze con "Panzer?", sia tematiche, sia musicali, stabilendo questa come un'opera a se stante che riprende il tema della guerra con occhi più maturi, ma non meno feroci e predatori. Difficile rimanere per così tanto tempo attivi e riuscire a creare opere interessanti, ancora più difficile creare un album che rientra tra i migliori della propria carriera; eppure i Marduk qui fanno proprio questo, grazie ad una maggiore enfasi sul songwriting e sulle melodie portanti, rimanendo black metal, ma allo stesso tempo inserendo arie che non stordiscono l'ascoltatore e basta, bensì inseriscono nel suo animo semi tetri trasportandolo nel proprio mondo musicale e lirico. Una nicchia propria, dove non si raggiungono eccessi commerciali e pacchianerie varie, e dove allo stesso tempo non si è attaccati alla formula tradizionale del genere sotto ogni aspetto; doppia cassa e blast vengono abilmente dosati senza scomparire, mantenendo sempre l'identità svedese di quella corrente del black che i nostri hanno praticamente creato, superando però qualsiasi epigono fermo alla semplice ferocia cieca. Ancora oggi la band è in tour presentando il lavoro e i loro classici, come sempre lanciata nell'attività live; difficile dire quale sarà la loro prossima mossa, e probabilmente ancora non lo sanno nemmeno loro, ma una cosa è certa: la loro sembra essere ancora una storia con altri capitoli da narrare, riservando sorprese e aspetti familiari. Per ora quindi congediamo i Marduk  con uno dei loro apici creativi, perfetto punto di raccoglimento della loro immensa carriera; ognuno ne avrà legittimamente la propria opinione con idee e preferenze, ma è sicuro che i nostri sono ancora qui, e continueranno a fare quello che vogliono, come hanno sempre fatto.         

1) Frontschwein
2) The Blond Beast   
3)  Afrika       
4) Wartheland          
5) Rope Of Regret                  
6) Between The Wolf - Packs         
7) Nebelwerfer         
8) Falaise: Cauldron Of Blood         
9) Doomsday Elite    
10) 503          
11) Thousand - Fold Death 

Bonus Mediabook Limitato:

12) Warschau III: Necropolis  

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