MALEVOLENT CREATION

Eternal

1995 - Pavement Music

A CURA DI
ANDREA FUMAGALLI
25/08/2017
TEMPO DI LETTURA:
8

Introduzione Recensione

Torniamo a parlre dei Malevolent Creation, che dopo il loro terzo, buono (ma non esaltante a dir la verità) "Stillborn", tornano sulle scene con "Eternal", oggetto dell'odierna disamina. Avevamo avuto modo di vedere come il precedente lavoro non fosse stato poi troppo all'altezza delle aspettative: una produzione non certo eccelsa, buone idee non sviluppate purtroppo a dovere, problemi con le label... insomma, un disco che avrebbe potuto siglare la definitiva consacrazione della band, un'occasione purtroppo gettata alle ortiche da diversi colpi di sfortuna. Una regola non scritta del mondo Metal e musicale in senso lato vuole il terzo disco come quello più importante, quello in grado di scrivere la storia del gruppo coinvolto, rafforzando il suo sentiero facendolo divenire una vera e propria strada. Un appuntamento che i Nostri mancarono clamorosamente, promettendo però - più o meno implicitamente - di rifarsi in futuro. Dopo due anni, quindi, nel 1997, la Creatura Malvagia tornò a ruggire dagli oscuri anfratti della sua grotta, decisa più che mai a rifarsi dei torti e delle ingiustizie subite. C'è da dire, parlando di "Eternal", che le novità dal punto di vista della line-up risultano senza dubbio importanti: abbiamo infatti la dipartita del singer Brett Hoffman (fautore di un growl sicuramente riconoscibile, vero valore aggiunto del gruppo) e l'intervento del bassista Jason Blachowicz dietro al microfono. Alla batteria abbiamo poi la sostituzione di Alex Marquez (un ottimo batterista, peraltro ) con Dave Curloss, il quale non fece certo rimpiangere l'importante e bravo collega, rivelandosi  una vera e propria macchina da guerra dietro le pelli. Aggiungiamo anche il fatto che Curloss era all'epoca uno dei "turnisti" più ricercati dell'ambiente, status che lo portò tre anni dopo "Eternal" a collaborare persino con i Suffocation, apparendo nel loro Ep "Despise the Sun".  Abbiamo poi la dipartita di Rob Barret dalla formazione e l'ingresso di Jon Rubin alle chitarre, quest'ultimo a fianco dell'inossidabile Phil Fasciana. Chiaro e lampante come il gruppo avesse avuto voglia di cambiare prepotentemente le carte in tavola, proseguendo il suo cammino con forza e determinazione, anche se questo portò all'allontanamento del frontman Hoffman. La sua perdita, inutile dirlo, non fu certo facile da superare: eppure c'era voglia di fare bene, l'energia si percepiva. I nuovi membri (e lo vedremo nel corso dell'analisi track by track) apportarono infatti quella giusta dose di novità e volontà di andare oltre ogni ostacolo, cercando di superarlo: ottimi musicisti, inoltre, cosa questa da non sottovalutare. I Malevolent Creation avevano dunque tutti i mezzi per realizzare il proprio, importante obiettivo. Ovvero, tornare sulla piazza più forti ed agguerriti che mai. "Etrenal" è per certi versi un disco diverso dai precedenti, ma sentiamo e constatiamo decisamente una presa di posizione definitiva da parte gruppo, il quale dà vita ad un insieme di brani ben coesi fra loro e per certi versi particolari. Innanzitutto percepiamo una decisa virata verso riff maggiormente pesanti, che strizzano l'occhio al brutal death metal: ma soprattutto abbiamo l'utilizzo in alcune parti di voci filtrate, capaci di donare quel tocco "sperimentale" ad un disco molto personale. Al contrario di ciò che avvenne per "Stillborn", la produzione risulta estremamente buona. I difetti di produzione del precedente album (che risultava a volte essere troppo confusionario e dotato di un sound troppo grezzo) vengono infatti rimpiazzati da un suono granitico, sempre compatto soprattutto per quanto riguarda batteria e chitarre. Grazie al lavoro combinato del gruppo e di Erich Whytell, compiuto sia nei "Criteria Studios" di Miami che nell' "InnerFace Studio" di Fort Lauderdale, fu possibile per tutti i fan del gruppo il godersi ogni riff ed ogni fill di batteria senza doversi sforzare, cercando di distinguere un suono dall'altro. Inoltre, i pezzi acquisiscono un buon impatto, permettendoci di ascoltare il disco per intero senza annoiarci o doverci sforzare per proseguire nell'ascolto, per cogliere le diverse sfumature dell'album. "Eternal" segnò inoltre la rottura con la "Roadrunner Records", in quanto il disco uscì sotto "Pavement Music". Cambiò anche la rappresentazione delle copertine, quest'ultima ben lontana dal gusto per l'horror "fumettistico" e "fantascientifico" a tratti mostrato sugli artwork di "The Ten Commandments" e "Retribution", nonché "Stillborn".  Il gruppo decise di presentarci una copertina assai "brutal", raffigurante  un uomo in procinto di squagliarsi, dallo sguardo perso nel vuoto, dotato di un'espressione sinistra e sofferente.  Una creatura che sembrerebbe  dissolversi nel nulla, un qualcosa che di umano inizia a non aver decisamente più nulla.  Sicuramente una copertina che ben rappresenta (forse) il "nuovo" ideale ed immaginario del gruppo, sempre dedito a testi molto diretti ed aggressivi ma che danno modo, all'ascoltatore, di riflettere sul mondo che lo circonda e più in generale sulle ingiustizie che si consumano ogni giorno.

No Salvation

Potenti e lenti bicordi di chitarra introducono "No Salvation (Nessuna salvezza)", un pezzo che viene subito caratterizzato da una grande potenza, profusa ed infusa senza vergogna alcuna. La batteria è infatti solidissima e rocciosa, i riff di chitarra e il basso non fanno altro che conferire solidità al drumming innarrestabile di Curloss, mentre Blachowicz con il suo potente growl dà inizio alla prima strofa. Ecco un cambio di riff, la velocità rimane controllata per la prima parte della variazione per poi aumentare e donare quindi grande dinamicità al brano. Si ritorna comunque non troppo tardi alle basse velocità, per poi dare vita, sulla base di una progressione di accordi, ad un assolo ben congeniato, con un efficace susseguirsi di licks. Si riprende il riff portante  per poi accedere nuovamente alla variazione che permette di godere dell'accelerazione a cui abbiamo già fatto riferimento. Si continua poi con la strofa, ed ecco uno stacco di chitarra sulla base di un riff più diretto, in tremolo picking; il drumming fa poi il resto, dando al tutto il colpo di grazia. Si riprende a cantare fino ad arrivare ad un riff composto da un bicordo serrato e cadenzato  sul quale si dà vita ad un altro, ottimamente eseguito assolo. Ecco il refrain del brano seguito da un nuovo momento solista che ci porta dunque alla conclusione di questo primo assalto frontale. Una violenza non solo sonora ma anche lirica, quella dell'opener dell'album: i Malevolent iniziano difatti e sin da subito ad urlare parole aggressive e violente, descrivendo la fine del mondo.  Durante questa fase di transizione e trasformazione la terra decadrà, i mari diventeranno rossi come il sangue mentre il suolo rimarrà irrimediabilmente carbonizzato. Le anime verranno condannate all'inferno, un posto oscuro la cui esistenza viene alimentata dalle paure degli uomini. "Nessuna salvezza", quindi, rinnegando e sbeffeggiando le parole degli ecclesiastici, i quali (per circuire la massa ignorante) promettono ad ignari truffati di poter trovare la grazia divina una volta superata la fase della vita terrena. In questo scenario apocalittico, i Malevolent Creation vogliono quindi metterci in guardia, definitivamente. Rompendo in maniera crudele ogni nostra speranza, ogni nostro sogno, i Nostri ci dicono senza peli sulla lingua che non ci aspetterà nessun regno dei cieli. Al contrario, tutto quello che avremo è da ricercarsi nella condanna eterna. Nella morte, nella distruzione, nella paura. La terra esploderà, la natura verrà annientata, nulla sarà più come lo conosciamo... e nessun Dio potrà fare in modo che avvenga il contrario. Nessuno si salverà, perché la salvezza non è altro che la più astuta delle bugie.

Blood Brothers

Un'intro affidata alla batteria dà vita al secondo pezzo dell'album, "Blood Brothers (Fratelli di Sangue)". Anche qui la lentezza caratterizza la prima parte del pezzo, abbiamo un riff di chitarra roccioso e cadenzato sorretto da un drumming che spazia da momenti più diretti ed essenziali ad autentiche sfuriate di doppia cassa, creando una splendida alternanza in grado di rendere il tutto variegato e coinvolgente. Ecco che l'impianto di riff cambia, il pezzo continua tra continue variazioni fino ad arrivare ad uno stacco di chitarra dove un riff in tremolo picking viene condotto tra veloci blast beat, mentre Blachowicz detta imperterrito le liriche del refrain. Ecco un nuovo stacco e l'emergere di una batteria più cadenzata e compatta, ecco la comparsa delle voci filtrate; elemento, quest'ultimo, di totale novità per la band, la quale vuole quindi provare nuove soluzioni ed innesti imprevedibili. Un nuovo riff più veloce viene sorretto da un'accelerazione nella batteria fino a arrivare ad un altro stacco dove il basso emerge potente e solido, quasi sovrastando altri strumenti. I riff di chitarra poi si susseguono rocciosi e ben congeniati, le variazioni sono continue, ogni riff viene ripreso e variato a cadenza regolare; la batteria dal canto suo conduce l'ensemble con solidità fino ad arrivare nuovamente allo stacco di chitarra che ci porta ad una nuova sfuriata di blast beat, per dare vita al refrain che chiude il pezzo. La matrice anticristiana del gruppo viene messa ancora bene in evidenza, nel testo di questo brano. In particolare, si parla di questa congrega che ha come unico obiettivo quello di mietere vittime, in modo atroce. Tra macabri particolari il gruppo descrive quindi le terribili azioni del gruppo, una vera e propria setta intenzionata a non fare prigionieri. Sembra quasi di vederli, riuniti nel loro tetro scantinato, muniti di cappucci e sinistre tonache. I "fratelli di sangue", uniti dalla comune voglia di ottenere l'immortalità sacrificando quanti più innocenti possibili. Ammettono di non essere nemmeno umani, bensì animali: il loro modo di uccidere non ha niente di "terrestre", non parliamo unicamente di psicopatici o comuni serial killer. Loro uccidono, perché solo quello possono fare. E' il loro destino, è ciò che li accomuna. Hanno ucciso, uccidono, uccideranno ancora. Ed ancora, ed ancora. La loro follia non potrà mai essere arginata, mai nessuno potrà fermarli o porre un freno alla lucida pazzia che li contraddistingue. I fratelli di sangue vogliono che esso sgorghi dalle vene e dalle arterie lacerate, ferite dalle quali si abbevereranno avidi. Meglio non incontrarli mai, meglio non incrociarli mai sul proprio cammino... anche solo scorgerli da lontano equivarrebbe a morte certa.

Infernal Desire

Minaccioso e veloce, il terzo pezzo "Infernal Desire (Desiderio Infernale)" viene introdotto da un riff in tremolo picking e da un veloce blast beat il quale ci porta successivamente ad un cambio di riff, sulla basse di un altro riff più solido e tagliente. Blachowicz dà vita ad una prestazione vocale diretta e ossessiva, sembra di trovarci di fronte ai primi Cannibal Corpse; soprattutto per via di quelle ripartenze dal sapore thrash che troviamo in special modo durante la prima strofa. Ecco che si giunge verso un riff sempre in tremolo picking, sempre sorretto da veloci blast beat e si riprende poi con il riff della strofa. Abbiamo quindi una bella variazione dove le voci filtrate emergono in maniera sinistra, per poi portarci al refrain del pezzo basato su un riff lento e marcio. Ecco che si ritorna a marciare in maniera inesorabile con i riff precedenti e si va poi ad accedere ad un nuovo refrain che chiude il pezzo; decisamente breve ma in grado di soddisfarci pienamente, nella sua esiguità. Nel testo, sempre con un linguaggio violento, ci si rivolge ai religiosi ed ai sacerdoti, andando a sottolineare come essi si prendano gioco della vita delle persone, andando ad imprigionarle in prigioni composte non da cemento e mattoni, bensì da false credenze. Persone ignare, circuite ed ingannate, costrette ad inginocchiarsi dinnanzi ad un Dio che pretende obbedienza assoluta. Sottomettersi o perire all'inferno, questo è lo stratagemma del terrore attuato dagli ecclesiastici. Non potendo spiegarsi e spiegare concretamente cosa ci sia oltre la vita terrena, l'uomo si crogiola quindi nella sua ignoranza, decidendo di affidare la propria vita a quella flebile speranza in grado di salvarlo. Ecco dunque che, in nome di Dio, l'uomo di chiesa inizia a spadroneggiare: soldi, richieste di cieca servitù... un'entità in nome della quale vengono compiuti i più atroci crimini, fatti passare per "opere di carità". Ecco perché i Malevolent Creation decidono di donarsi ai piaceri infernali, a tutto quel che la Chiesa bolla come tale. Chi non crede è libero, perché non deve rendere conto a Dio della propria. Con una rivolta sanguinosa, i miscredenti eliminano tutto ciò che è sacro: distruzione totale, guerra senza quartiere. Una volta fatta piazza pulita, gli ultimi rimasti su cui rivolgere le proprie attenzioni sono quindi i sacerdoti. Che il loro Dio abbia quindi pietà delle loro anime... qualora esistesse!

Living in Fear

Velocemente ci apprestiamo ad ascoltare la quarta traccia, "Living in Fear (Vivere nella paura)": un riff di chitarra, assai tagliente, viene ben presto supportato da veloci balst beat per poi portarci alla strofa dove troviamo una variazione proprio nell'impianto dei riff, che rimangono comunque sempre diretti e potentissimi. Siamo di fronte ad uno dei pezzi più violenti dell'album, sembra di trovarsi di fronte ad un bombardamento aereo  tanta è la potenza espressa dai Malevolent Creation. Non troviamo finezze o orpelli, solo violenza e velocità che ci portano ad una variazione più cadenzata ch permette di continuare la strofa in maniera meno aggressiva, ma pur sempre devastante. Ecco un nuovo cambio con un riff più cadenzato e roccioso, ed un drumming meno dirompente. Anche qui i riff si susseguono senza sosta, fino al ruggito solitario di Blachowicz che ci riporta al main riff nonché sotto la pioggia di fuoco che ne deriva, fino alla conclusione del pezzo. Nelle liriche si affronta i tema della morte, si parla della paura della nostra fine e di come le anime vaghino incerte e impaurite nel labirinto del terrore, udendo le urla di chi come loro ha perso la vita. Cos'è dunque la vita, e cos'è dunque la morte? Un cammino, un sentiero destinato ad interrompersi. Due volti di una stessa medaglia, due estremi opposti ma complementari. Non può esserci vita senza morte, e viceversa. Per millenni l'uomo si è domandato cosa venisse oltre l'esistenza terrena. Ecco dunque il proliferare di tentativi (più o meno innumerevoli) di vivere il rapporto con l'aldilà; rapporto troppo spesso sfruttato da chi, in maniera furba, ha saputo lucrare. Pensiamo al brano precedente, al disprezzo provato per gli uomini di chiesa: loro hanno saputo fiutare un affare ben sostanzioso, facendo leva sulla paura della morte per far soldi e proselitismo. Dunque, secondo i Malevolent Creation, il Nostro destino non appare poi troppo roseo. Siamo condannati a vivere nell'incertezza e nel dubbio perenne, in quanto l'unico modo per scoprire cosa ci sarà oltre la vita... è morire! E morendo, non potremo certo tornare indietro per raccontarlo. Vaghiamo in un labirinto e cerchiamo di aggrapparci ad ogni lumino, ad ogni flebile speranza. I forti sopravvivono, pur provando anche loro una piccola dose d'inquietitudine. I deboli, invece, soccombono. Strisciano fra le pareti, disposti ad allungare la mano verso chiunque possa anche solo promettergli un attimo di felicità.

Unearthly

L'inizio di "Unearthly (Sovrannaturale)" viene affidato ad una intro insolita per un gruppo death metal, affidata a voci molto filtrate unite ad un riff comunque compatto e roccioso, ben sorretto da una solida doppia cassa. Ecco che dopo la prima parte di strofa abbiamo una variazione con un riff più diretto e in tremolo picking, al quale si aggiunge la batteria che rimane cadenzata e lenta, oppressiva ed ossessiva. Si riprende a serrare l'ascoltatore in una morsa che non lo lascia respirare, continuando ad aggredirlo con veloci colpi di batteria sino ad arrivare un rallentamento come sempre sorretto da un ottimo drumming. Ecco che si ritorna al riff in tremolo picking e ad una nuova parte di strofa, uno stacco di chitarra permette poi al gruppo di cambiare completamente riff e di dare vita ad un assolo breve che ci riporta al cantato. Troviamo (un'altra volta) una sezione serrata e compatta che ci porta di nuovo al riff di apertura, il quale viene presto sorretto dalla veloce doppia cassa fino ad arrivare ad un'accelerazione devastante che chiude il pezzo. In questa occasione troviamo un testo un po' insolito, se non altro per la vicenda raccontata: si parla di una sorta di essere robotico, creato in fibra di carbonio e frutto della moderna tecnologia, ideato e programmato per uccidere. Utilizzato come arma, cerca vendetta contro l'umanità, la sua creatrice, che per certi versi l'ha condannato a svolgere quel compito così ingiusto. Cerchiamo quindi di calarci nella parte di questo protagonista, una storia originale seppur intinta nell'abusato cliché "macchina contro uomo". Il robot cerca di sviluppare una sorta di libero arbitrio, cercando di slegarsi dall'umano oppressore. E' infatti l'essere in carne ed ossa ad averlo ideato e costruito, e di questo gliene è in qualche modo grato. Tuttavia, l'uomo ha dovuto abusare dei suoi poteri, azzardandoci a decidere cosa l'Essere avrebbe dovuto fare della propria vita. Scatta la ribellione, la macchina si rivolta ai suoi creatori. D'ora in avanti, sarà Essa a decidere chi e come uccidere. Perché, dunque, non cominciare da chi ha avuto l'ardire di decidere al suo posto?

Enslaved

Si torna in territori decisamente oscuri e sinistri con il sesto pezzo, "Enslaved (Schiavizzato)". I riff di chitarra e la batteria non cambiano particolarmente nella loro impostazione, ma tutto questo risulta comunque dannatamente efficace, in grado di non farci annoiare neanche per un secondo. Ecco dunque che abbiamo questa intro, la quale ci comunica tutto quello che ci aspettiamo da un disco death metal: vale a dire, violenza e oscurità. La prima strofa continua senza intoppi sino allo sacco di chitarra che anticipa una sezione più lenta e cadenzata, basata su diversi bicordi che vengono poi seguiti da un'accelerazione dove un riff in tremolo picking sorregge un veloce assolo, il quale ci porta nei meandri di una sezione frenetica e diretta. Si conclude con un altro assolo posizionato in concomitanza con un nuovo rallentamento, ed ecco che si riprende il riff introduttivo e si va avanti con un'altra strofa, per poi arrivare al refrain che conclude il brano in maniera netta e perentoria. Alla base dell'ossatura musicale troviamo sempre un testo violento, in particolare si parla di questa congrega di killer che ha il compito di distruggere la razza umana. Similmente a quanto accadeva con i "fratelli di sangue", gli assassini qui presenti decidono di unire in comune i propri destini, fondendoli in una causa da sposare all'unanimità: il genocidio. Le persone saranno schiave di questi pazzoidi, nessuno sopravivrà a loro. In queste brevi liriche vengono quindi descritti i personaggi protagonisti nonché accennate alcune delle atrocità da loro commesse o da commettersi. Ci scuoieranno vivi ed indosseranno la nostra pelle, attaccheranno nell'oscurità, facendo in modo che nessuno possa nemmeno percepire la loro presenza. La notte calerà, i loro coltelli affonderanno: nessuno è al sicuro, con questi folli uccisori a piede libero. La setta ha bisogno di vittime sempre fresche, la sua sete di sangue non si estinguerà mai. C'è sempre e ci sarà sempre da bere; la voglia di brindare è molta, così come molte sono le persone da ammazzare in maniera brutale e priva di pietà.

Alliance of War

Un riff potente e catchy da il via ad "Alliance of War (Alleanza di Guerra)", brano ben sorretto da una batteria potente e definita, che si muove attraverso blast beat velocissimi. La voce di Blachowicz interviene sul riff portante per la prima parte della strofa, si ha una variazione dove i tempi subiscono un rallentamento per poi ripartire con un riff di chitarra basato su una scala armonica sulla quale si continua a cantare. Si cambia ancora e arriviamo ad un riff più roccioso, la batteria risulta carica di groove, in grado di accompagnarci e farci arrivare ancora al riff del refrain. Ecco che si riprende il riff portante e si dà vita ad un assolo veloce e potente, un riff in tremolo picking ci conduce ad una scarica di armonici esasperati dall'uso della leva della chitarra. Ecco ancora una volta la strofa, la quale nuovamente ci porta ad uno stacco dove la batteria diviene ancora quadrata e imponente sino ad arrivare al refrain che chiude improvvisamente il pezzo, in maniera netta, senza lasciarci scampo. Come da titolo facilmente intuibile, nel testo di questo brano si va a parlare di guerra, in particolare ci si pone nella mentalità di un esercito invasore che mira ad eliminare tutte le persone considerate più deboli e non degne di vivere.  L'unico modo di evitare questo massacro  è quello di stipulare un'alleanza con i soldati, in caso contrario ogni persona incapace o troppo debole per sopravvivere morirà. La guerra, lo sappiamo, è tristemente in grado di far emergere il peggio d'ogni persona. Siamo combattuti fra mille stati d'animo differenti, e chi non può vantare una forte lucidità o fortezza caratteriale si ritrova a soccombere, genuflettendosi dinnanzi a quanto di più bieco ed abbietto esista. Padri che vendono i loro figli, mogli che consegnano i loro mariti agli avversari, amici e fratelli ridotti ad uccidersi a vicenda. Questo è lo scontro, questo è il triste clima che si respira quando sono bombe e fucili a dettar legge. Allearsi, pur buttando alle ortiche tutti i nostri ideali, i nostri valori? Secondo i mitra dei soldati, è forse meglio accettare...

They Breed

Un riff malsano e potente ben sorretto dal forsennato drumming di Curloss dà inizio al massacro altrimenti noto come "They Breed (Essi proliferano)". Un riff che strizza l'occhio all'Hardcore più marcio fa da base alla strofa, ed ecco che giungiamo ad uno stacco e ad un riff in tremolo picking, frangente al quale seguono nuovi blast beat; un susseguirsi di bicordi permette al gruppo di variare la struttura della strofa. I blast beat vengono alternati a veloci tupa-tupa fino ad arrivare all'attacco frontale definitivo, dove i riff e i tempi dettati dalla batteria si fanno serrati e sono poi seguiti dalle chitarre soliste. Ecco che si ritorna dopo aver ripreso il precedente riff in tremolo picking alla strofa, di breve durata, che permette al gruppo di chiudere il pezzo. Un brano a dir poco lampante, un assalto senza quartiere: nemmeno tre minuti di brano, non è un caso che i richiami Hardcore si siano fatti sentire in maniera piuttosto netta.  Il testo del pezzo, che costò ai Malevolent Creation un bel po' di problemi, è caratterizzato da una matrice fortemente razzista: infatti, il testo inizia sin dai primi versi a rivolgersi con odio verso una determinata categoria di soggetti, insultati e messi all'angolo perché considerati una razza dedita all'accattonaggio, al ladrocinio fine a se stesso. Una razza infima, una categoria di umani abituata da troppo tempo a prende quello che non è loro. Per di più, sempre leggendo il testo, ci accorgiamo del fatto che questa razza è addirittura piena di malattie, principale causa della loro proliferazione. E' sul finire, che la band rivolge un epiteto molto poco lusinghiero a questa "razza"... che è appunto quella degli africani. Identificati come "negri", i Malevolent Creation decidono di spiattellare il proprio odio in pubblica piazza, descrivendo gli afroamericani come dei rozzi cavernicoli incapaci di provvedere a loro stessi. Proprio per questo, non vogliono che sia lo Stato a doverli sostenere, quando gli basterebbe vincere la propria pigrizia per poter vivere più che dignitosamente. 

To Kill

Un assolo di chitarra sorretto da una ritmica diretta, alla quale si accompagnano i consueti blast beat dà vita alla successiva "To Kill (Uccidere)", che inizialmente vanta e presenta vocals filtrate, certamente moderne e non convenzionali per un album death metal. Il gruppo continua a martellare fino allo stacco di chitarre dove abbiamo un riff di chitarra più roccioso, in virtù del quale il brano diventa maggiormente monolitico, fino ad una nuova ripartenza con un assolo che ricorda molto il modus operandi degli Slayer. Le voci filtrate persistono e ci trapanano le orecchie, ecco uno stacco di chitarra dettato da un riff che richiama ancora una volta il Thrash Metal americano più oltranzista. Il gruppo continua imperterrito a proseguire lungo questo sentiero, pesante come un carro armato fino all'emergere di nuovi assoli seguiti poi da una nuova parte della strofa. Doppiata in seguito da una ripartenza sulla quale il "To Kill" viene evidenziato dal gruppo, riprendendo poi le prime parti della strofa e il riff di partenza che ha il compito di chiudere il pezzo.   Nel testo di questa traccia si vanno a descrivere le azioni di un serial killer, pazzo da legare, dominato da pensieri di morte ed omicidio. Il mostro vaga per la città armato di coltello, desideroso di metter fine alla vita del primo malcapitato che gli si presenterà dinnanzi. L'odio di questo soggetto è incontrollabile, non riesce a liberarsene finché non copie il brutale omicidio, atto visto come una sorta di valvola di sfogo, come rituale catartico e purificatore. Il protagonista è infatti un folle senza speranza d'esser recuperato: smanioso, paranoico, ansioso... quasi drogato, succube della sua voglia di arrecare danni e dolori. Una brama di sangue che lo rende iperattivo e decisamente schizzato, una brama da dover per forza di cose sopire mediante la morte di chicchessia. Non ha un obbiettivo preciso, il Nostro; si trascina stancamente ovunque il destino lo porti, pronto a distruggere l'esistenza di ignari passanti. Se proprio quella sera avete deciso di uscire di casa, se proprio nel giorno in cui il mostro si trova a zonzo lungo il vostro quartiere... le più sentite condoglianze. Il fato ha deciso di tirarvi un bruttissimo tiro!

Hideous Reprisal

Leggero cambio di rotta per "Hideous Reprisal (Orrenda rappresaglia)": la partenza è questa volta più lenta e monolitica, la chitarra solista interviene sin da subito con fraseggi lenti che ben si innestano sulla base ritmica del gruppo. Ecco la strofa, il gruppo rimane su territori non troppo veloci e preferisce mantenersi su stilemi ove è la pesantezza a dominare, piuttosto che la violenta velocità. Ecco che con il proseguire del pezzo, dopo aver ripreso il fraseggio iniziale, si continua a ad alternare riff lenti e pesanti lungo i quali Blachowicz può innestare il suo potente growl. Dopo un altro stacco di chitarre ecco che le asce e la batteria danno vita ad un'accelerazione serrata e decisa, in modo che la sei corde solista possa dare vita ad un assolo decisamente ben eseguito. Si riprende uno stacco di chitarra già in precedenza affrontato, dove gli axemen incidono senza fermarsi e la batteria conduce l'ensemble con maestria. Un altro stacco chiude il pezzo, sempre breve e privo di pretese "importanti", se non della volontà di divertirci a suon di Death Metal. Si descrive nel testo una potenziale rivoluzione contro il sistema: un mondo nuovo dove i rivoluzionari riversano odio e violenza sulle classi dominanti distruggendole, tra orridi atti di violenza e brutalità. Del resto non ci si poteva certo aspettare una rivoluzione "ordinata" o comunque tranquilla. Il concetto di "non violenza" sembra del tutto conosciuto ai Malevolent Creation, i quali preferiscono l'uso delle armi e della superiorità numerica. La parola d'ordine è una sola, uccidere. Distruggere, sottomettere, conquistare. Bisogna darsi da fare, scegliere la propria barricata e difenderla sino alla morte, se sarà necessario. Il nemico potrebbe contrattaccare, proprio per questo servono tenacia e dedizione, voglia di vincere, mancanza totale di paura. Chiunque non sappia tenere in mano un coltello od una pistola, è bene che si faccia da parte. I veri guerrieri, i veri condottieri, compiranno ogni tipo d'atto, dal più macabro al più deprecabile, pur di vincere. Ecco dunque che il mondo si ribalta, gli ultimi divengono davvero i primi ed ogni potente vede bruciarle la propria poltrona, assieme alle sue carni. 

Eternal

Un riff serrato di chitarra ben supportato da una batteria diretta e discreta dà il via al penultimo pezzo del lotto, "Eternal (Eterno)". La strofa comincia dopo uno stacco da parte del gruppo, caratterizzata quest'ultima da un riff grosso e monolitico, motivo per il quale le velocità rimangono per il momento più basse che in altri momenti uditi nelle precedenti tracce. Arriviamo così al refrain del pezzo, seguito da una successiva strofa.  Ecco un altro refrain e poi l'inizio di una nuova sezione, i riff rimangono pesanti mentre le velocità si alzano, ecco un rallentamento e una successiva ripresa anche qui in grado di richiamare il thrash metal duro e puro. Un assolo di chitarra permette al gruppo di rifiatare per qualche secondo, ecco che il pezzo prosegue con l'alternanza tra la voce di Blachowicz e la chitarra solista. Si arriva dunque alla conclusione del brano, senza troppi giri di parole o comunque orpelli che avrebbero minato la sua esecuzione potente e diretta. Nelle liriche, si ritorna a disquisire circa il tema della morte, in particolare lo si fa in maniera meno diretta del solito. Compiendo una riflessione generale, i Nostri ci comunicano quanto segue: una volta che si è morti, l'anima dovrebbe in teoria volare in cielo; rimarremmo in questo caso soli con la nostra mente, che non si spegne, continuando a farci provare emozioni e sensazioni. Siamo privi d'anima o siamo rimasti coscienti, nonostante la nostra dipartita? Tutto il testo sembra quasi descrivere l'agonia di un sepolto vivo. Cerchiamo di capire cosa ci stia accadendo e soprattutto perché. Perché non siamo tutt'uno con la nostra anima? Perché siamo rimasti confinati in questa oscurità? Perché non riusciamo a scorgere neanche un filo di luce? Domande alle quali non possiamo dare risposta alcuna. Siamo circondati da questo inferno, condannati ad una vita di pellegrinaggi mentali privi di meta. Non comandiamo più il nostro corpo, nessun arto riesce nemmeno a sollevarsi. La fine è giunta, ma siamo sopravvissuti ad essa. Quel che ci rimane da fare è affrontare questa maledetta ed infernale condanna. Una coltre di oscurità discende su di noi, la vita ci ha abbandonato. Un buco nero ci ingoia, ci allontaniamo dalla nostra  esistenza senza più ascoltare o vedere. 

Tasteful Agony

Arriviamo quindi al gran finale ascoltandoci l'ultima traccia della tracklist, "Tasteful Agony (Agonia tangibile)". Ecco un riff in tremolo picking ed un devastante blast beat che si avventano sull'ascoltatore, la strofa comincia senza troppi fronzoli, con un veloce tupa-tupa e il riff portante a fornire una base alla voce di Blachowicz. La batteria, come se non si fosse già sufficientemente sfogata nel corso del disco, diventa ancora più potente e seppellisce l'ascoltatore sotto una coltre di colpi al fulmicotone, inarrestabili a dire poco. Ecco uno stacco dove i tempi si fanno meno veloci, una pausa che non dura molto, dopo tutto; giacché Curloss decide di rincarare la dose di violenza con una fulminante ripartenza. Ecco un nuovo rallentamento e poi l'ingresso di un riff più cadenzato. Di nuovo un rallentamento, successivamente un assolo che riporta alla sezione più cadenzata del pezzo. Dopo questo frangente, la chitarra riprende il riff portante il quale, sostenuto da una sfuriata di blast beat, conclude il pezzo. In ultima battuta si ritorna a testi tipicamente horrorifici, questa volta si parla di una creatura che per sopravvivere ha bisogno di uccidere, bevendo sangue umano, sostanza che permette alla sua essenza malvagia di sopravvivere. Sangue che verrà prosciugato dalla vittima la quale giacerà in agonia durante questo terribile rituale, appesa a testa in giù, ferita e sgozzata come un animale da macello. Il taglio recato mediante artigli demoniaci zampilla liquido cremisi in maniera copiosa, l'orribile creatura è già con le labbra incollate sulla macabra fessura, intenta ad abbeverarsi in maniera avida ed insaziabile. Ogni sorso nuova linfa, ogni litro un'iniezione d'energia. Da un lato il piacere del mostro, dall'altro la nostra agonia. I muscoli si strappano, il cuore batte sempre meno forte, la nostra pelle vira verso il biancastro cadaverico. Le labbra viola, lo sguardo vitreo... nulla è più umano, in noi. Lentamente ci trasformiamo in cadaveri semi-coscienti, mentre il demone continua a bere, saziandosi, scolandosi sino all'ultima goccia contenuta nel suo boccale umano. Un brindisi alla nostra morte, alla nostra dipartita per mani ultraterrene.

Conclusioni

Possiamo dunque esclamare, giunti alla fine di questa quarta avventura targata Malevolent Creation: missione compiuta! Proprio così, cari lettori, avete letto benissimo. Ricordate quanto detto nella intro, circa le intenzioni del gruppo di risollevarsi e riprendersi dopo il mezzo scivolone compiuto con "Stillborn"? Ecco; il loro intento era proprio quello di risorgere dalle proprie (quasi, essendo buoni) ceneri... compito portato benissimo a termine. Quindi, floridiani promossi a pieni voti e senza l'obbligo di riconferma, dato che un disco come "Eternal" parla da sé. Un disco solido, compattissimo, mostrante una band incredibilmente in salute e soprattutto consapevolissima dei propri mezzi. Soprattutto quest'ultimo aspetto, lo ritengo il più importante. Avere buone idee e saperle sfruttare, osare quando serve; peculiarità che i Nostri hanno mostrato di possedere, non tradendo quel talento che li portò in fin dei conti a realizzare due pietre miliari del Death americano (mi riferisco ovviamente a "The Ten..." e "Retribution"). Il disco che tutti i fan si aspettavano, e che i Malevolent Creation hanno dato loro in pasto in maniera nuda e cruda. Un bel tocco di carne al sangue, grondante sangue. Un disco brutale, veloce, potente, privo di orpelli od eccessi di sperimentazione. Novità ce ne sono, ma inserite benissimo nel solito contesto estremo della Creatura Malefica, bravissima a destreggiarsi fra tradizione, nuovi spunti e soluzioni. Questo quarto platter risulta per forza di cose un disco maturo, mostrante fiero un gruppo ben capace, composto da ottimi musicisti che riescono a creare pezzi convincenti e soprattutto in grado di colpire (duro!) l'ascoltatore sin da subito, senza risparmiarsi mai. Messo a paragone con "Stillborn", che poteva lasciarci leggermente spaesati, "Eternal" è in grado di dissipare i nostri dubbi circa la capacità della band. Complice, in tutto questo, anche un impianto riff che sa rinnovarsi, risultando fresco senza però cambiare eccessivamente quella che è la proposta del gruppo. Un bel modo di destreggiarsi tra parti più serrate e taglienti ad altre più lente e monolitiche. Aggiungiamo poi una prestazione encomiabile dietro le pelli da parte di Curloss, batterista incredibilmente dotato, capace di affermare il proprio drumming. E lo ribasisco, in sede di chiusura: menzione d'onore ad una produzione finalmente calibrata a dovere e pressoché perfetta. Elementi che, sommarti, ci pongono di fronte ad uno degli episodi migliori della carriera del gruppo. I primi due dischi colpivano duro, ci immergevano nel death metal più puro ed oltranzista; "Eternal" è un disco diverso, è l'album proprio di una band più matura, che decide di non ripetersi ma di cercare nuovi spunti per la sua musica, senza perciò snaturarsi. Blachowicz sostituisce il suo predecessore più che degnamente, il suo è un growl profondo e dotato di grande impatto; non ossessivamente estremo o gutturale, ma a conti fatti lo stile di voce perfetto per la proposta del gruppo in questo determinato momento della sua carriera. Una cosa che inizialmente potrebbe spaesare più di qualche purista, seppur leggermente ,è l'inserzione di  vocals filtrate che danno al tutto un tocco più moderno, se vogliamo. Dicevo e sostenevo, però, quanto io ritenga normale che un gruppo, arrivato ben oltre determinati limiti e sopravvissuto a se stesso, tenda a volere qualcosa di diverso. Scelta coraggiosa, considerando anche il fatto che proprio la prima metà degli anni '90, per i gruppi death metal ,non sembrava un periodo prooriamente adattissimo per la possibilità di sperimentare nuove soluzioni sonore. Effetti vocali a parte, "Eternal"con la sua velocità e i diversi stacchi più cadenzati ci regala una quarantina di minuti di Death Metal senza compromessi, un disco quindi assolutamente consigliato agli appassionati del genere.

1) No Salvation
2) Blood Brothers
3) Infernal Desire
4) Living in Fear
5) Unearthly
6) Enslaved
7) Alliance of War
8) They Breed
9) To Kill
10) Hideous Reprisal
11) Eternal
12) Tasteful Agony
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