LIZZY BORDEN

Terror Rising

1987 - Metal Blade

A CURA DI
ANDREA CERASI
24/09/2015
TEMPO DI LETTURA:
6,5

Introduzione Recensione

Dato il grande successo riscosso con il secondo album "Menace To Society" (1986), che ha portato ai Lizzy Borden tanti nuovi seguaci, la Metal Blade Records, label della band californiana, decide di preparare un succulento Ep in attesa che i lavori del disco "Visual Lies" giungano al termine. Ed è così che, tanto per sedare gli animi e mentre nelle radio impazzano i due nuovi singoli "Me Against The World" e "The Eyes Of A stranger" (entrambi contenuti nel lavoro in procinto di uscire), viene rilasciato sul mercato "Terror Rising", composto da quattro brani di cui due cover. Operazione commerciale? Molto probabile, evidentemente la casa discografica capisce che è il momento giusto per la band, in grado di accalappiare nuovi fans in tutto il mondo, e proprio mentre i singoli raggiungono le alte vette delle classifiche, soltanto quattro mesi prima del rilascio di "Visual Lies" compare nei negozi questo breve lavoro di appena 13 minuti, le cui tracce sono in realtà scarti di vecchio materiale e giochetti in studio, perciò la proposta non è che sia così ambiziosa, ma serve giusto per prendere un po' di tempo e dare al pubblico qualcosa da collezionare. Nei due brani più datati (ovvero quelli scritti dalla band e non le cover) la formazione è quella che compone i primi due album, in particolare quella risalente al tempo dell'Ep "Give 'Em The Axe" (1984) e di "Love You To Pieces", debut-album del 1985, perciò ritroviamo alla chitarra ritmica una vecchia conoscenza: Tony Matuzak, sostituito in seguito dal compianto Alex Nelson, mentre alla chitarra solista troviamo il sempre fedele Gene Allen, alla batteria Joey Scott Harges, al basso Mike Davis e ovviamente, dietro al microfono, il leader Lizzy Borden, talmente leader che appare persino sulla copertina del disco qui preso in esame. Il bel viso indemoniato e folle campeggia in primo piano e il suo è uno sguardo inquietante, come sottintende il titolo del lavoro che mi appresto a recensire.

White Rabbit

"White Rabbit" (Coniglio Bianco) è la cover dei famosissimi Jefferson Airplane, eroi del rock psichedelico di fine anni 60, le cui canzoni sono state scippate da moltissime band hard rock (come non ricordare la cover di "Somebody To Love" degli W.A.S.P.). "White Rabbit" è stata incisa originariamente nel 1967 ed è contenuta in "Surrealistic Pillow", secondo capitolo discografico della band di San Francisco. Lizzy Borden non ha mai tenuto nascosto il suo amore nei confronti dei Jefferson Airplane, anche perché non bisogna dimenticare che questi signori hanno contribuito fortemente all'evoluzione del cosiddetto Acid Rock, dal quale derivano numerosissime metal band e rispetto al quale sono state sviluppate diverse correnti musicali. Tornando al brano, è uno dei più popolari degli anni 60, capace di restare in classifica per mesi interi, e ispirato al capolavoro dello scrittore inglese Charles Dodgson (1865) e ovviamente al cartone Disney "Alice in Wonderland" (1951). E' un elogio alle allucinazioni dovute all'assunzione di droghe. Alice segue il coniglio bianco, ingurgita una pasticca che la rimpicciolisce e che la proietta, attraverso una buca, in un mondo fatto di meraviglie. La bambina si ritrova sul bordo di una scacchiera e si muove in mezzo alle pedine animate, dove incontra il Cavaliere Bianco prima e la Regina Rossa poi, quest'ultima vuole la sua testa. Ma in mente Alice ricorda le parole del GhiroAlimenta la testa di sogni. E così fugge. Dal punto di vista musicale la versione dei Lizzy Borden è molto vicina a quella originale, i toni pacati restano gli stessi, soltanto che Lizzy alza la tonalità rispetto alla vocalist Grace Slick. Un bel giro di basso di Davis domina costantemente la scena, accompagnato dalla batteria di Harges, mentre le chitarre elettriche restano in secondo piano cercando di non modificare l'attitudine dell'originale. E' un esperimento interessante, dove la band sembra a proprio agio nel cimentarsi in un pezzo acid rock senza strafare, dato che le strofe sono controllate, a parte l'ugola di Lizzy che ogni tanto svetta indomita. Ci sono due assoli in fase centrale eseguiti dai due chitarristi che si alternano in varie sfuriate ma non ci sono picchi visto che l'andamento rimane statico senza l'ausilio di un vero e proprio ritornello. Restano impressi solo gli acuti immensi di uno dei più grandi cantanti heavy metal. Comunque un'operazione piuttosto riuscita.

Don't Touch Me There

"Don't Touch Me There" (Non Toccarmi Lì) è la seconda cover dell'Ep e questa volta a essere rivisitato è un pezzo dei Tubes, gruppo rock attivo dai primi anni 70 e con tantissimi dischi sulle spalle anche se non ha mai raggiunto la popolarità che merita. La canzone è stata scritta per il loro secondo album "Young And Rich" del 1976, che tra l'altro è stato il loro maggior successo in carriera, e i Lizzy Borden la reincidono quasi per scherzo nel 1987, durante le prove di "Visual Lies". Il risultato è comunque ottimo, la batteria introduce il pezzo e Betsy Bitch (vocalist della metal band Bitch, molto popolare negli anni 80) sospira le prime parole quasi con voce sensuale, poi subentra la voce di Lizzy, molto più aspra e incarognita. E' un duetto improvvisato con la bella Betsy (che in quel periodo si trova con la sua band nella stessa sala di incisione dei Lizzy Borden per registrare "The Bitch Is Back"), così come nell'originale c'era la presenza di Re Styles a dare man forte a Waybill. I due cantanti dialogano, lei si eccita e poi iniziano le danze per un mid-tempo dal sapore punk e dall'aria spensierata. La melodia è meravigliosa, molto eterea e sognante, tra una strofa e l'altra ritorna il dialogo tra i due che si scambiano parole d'amore eccitandosi a vicenda. Anche qui i toni sono pacati, solari e scherzosi, la sezione ritmica è elementare senza colpi di genio, dove i singoli musicisti sono offuscati dalla performance dei cantanti, veri protagonisti del pezzo. A parte un breve ma incisivo assolo di Allen la canzone si protrae ripetendo infinite volte il bel ritornello. Il testo è una semplice dimostrazione di affetto tra due amanti-corteggiatori, lui che dice a lei di farsi più vicina perché la vuole stringere a sé, lei che gli sospira all'orecchio dolci parole eccitandolo e facendogli venire i brividi dietro la schiena. Infine c'è il contatto tanto agognato, le gambe di lui strusciano contro i fianchi della donna, i loro giubbotti chiodati che si intrecciano creando quasi una scintilla che si accende illuminando la notte. Le zip dei giubbotti saltano via e l'uomo si ritrova a petto nudo, lei odora il suo corpo, ascolta i battiti del suo cuore e ansima di desiderio, poi lui si avvinghia ai suoi fianchi per non lasciarla più. E' giunto il momento di arrendersi agli istinti carnali e darci sotto. Questo brano è molto piacevole anche se si addice poco allo stile dei Lizzy Borden, sia dal punto di vista musicale sia da quello lirico.

Catch Your Death

"Catch Your Death" (Afferra La Tua Morte) invece ci riporta il vero suono della horror metal band per eccellenza a causa dei deliziosi e allo stesso tempo inquietanti intrecci dark dettati da un testo spiccatamente macabro e in linea con quanto il gruppo ha sempre proposto. La canzone è introdotta da un bellissimo arpeggio, molto nostalgico, e subito l'ugola di Lizzy desta attenzione per l'intensità e la potenza profusi. Dopo la lunga introduzione malinconica, il brano si trasforma nella classica cavalcata metal della band di Los Angel, le chitarre prendono il sopravvento innalzando un muro di suono feroce, incentrato soprattutto sulla batteria di Harges e sui suoi repentini cambi di tempo. Il basso di Davis è fantastico ma ciò che colpisce di più è la prestazione di Lizzy, incredibilmente coinvolgente sia nelle parti veloci sia in quelle lente. Questa traccia è particolare, alterna momenti di heavy metal purissimo ad altri delicati e tipici delle ballads. Il ritmo trascina l'ascoltatore non solo grazie alle potenti strofe ma anche per via di un ritornello muscoloso e orecchiabile seguito da un doppio refrain questa volta leggiadro e melodicissimo, talmente bello da togliere il fiato. L'assolo di Nelson è a dir poco favoloso e immaginifico, dall'impronta oscura e quasi horror. Si prosegue fino alla fine ripetendo il ritornello contornato dagli acuti allucinanti del vocalist. A mio avviso uno dei capolavori più belli mai scritti dai Lizzy Borden ed è un vero peccato che non sia stato inserito in nessun disco rimanendo in sordina. Trattasi di un amore stroncato, un uomo è solo nella notte, si desta dal sonno in preda al pianto. Ha sognato la donna che amava, scomparsa tragicamente da poco, e lui ha rivisto il suo volto, i suoi occhi lucenti e ha provato di nuovo la sensazione dei suoi baci velenosi che tanto gli piacevano. Ma ora l'ha lasciata andare, non è riuscito a salvarla e pensa che se potesse tornare indietro nel tempo riuscirebbe ad afferrare e a scacciare la sua morte. Ma il destino ormai è stato scritto e la donna è svanita nel nulla. 

Terror Rising

"Terror Rising" (Terrore Nascente) è un brevissimo pezzo quasi totalmente parlato, sembra piuttosto concepito per fare da colonna sonora per un film horror, dalle atmosfere lugubri scandite da eteree e quasi impercettibili sintetizzatori che riproducono una melodia cupa che inquieta e proietta l'ascoltatore in una solitaria palude immersa nel buio della notte e nella foschia infernale. Si procede così per due minuti nei quali Lizzy recita un dialogo con una voce modificata e diabolica che rappresenta la sua mente. Praticamente è un dialogo con se stesso e germe della sua follia, Lizzy cerca di ribellarsi, dice di avere il pieno controllo delle proprie capacità ma la mente lo sfotte perché sa che non è vero, allora Lizzy lo invita a lasciarlo stare e ad uscire dal corpo ma la follia asserisce di essere parte di lui, della sua carne e che non può separarsi, così quando l'uomo alza la voce per ribadire il suo concetto la pazzia si lancia in una grassa risata, assistita da un'impennata delle tastiere. Poi ecco che c'è un cambio di tempo improvviso ed esplodono gli strumenti, la band al completo esegue. a briglie sciolte e per poco più di 40 secondi, una galoppata metal dove le chitarre si incrociano nel riffing e sopra i quali Lizzy intona, usando vari registri, il ritornello che consiste più che altro nella semplice ripetizione del titolo fino al termine del brano. In realtà questo è un'operazione affascinante che mischia sapientemente musica rock a musica da colonna sonora, cosa che i nostri sperimenteranno nel concept teatrale "Master Of Disguise" (1989). Certo che è talmente breve e scarna che potrebbe fungere giusto da intermezzo o da outro all'interno di un ipotetico album, però l'atmosfera horror qui è ai suoi massimi livelli.

Conclusioni

Come già accennato, "Terror Rising" è un Ep destinato ai massimi estimatori della band o a coloro che sono alla ricerca di chicche metal da aggiungere alla propria collezione di dischi. Nel 1994 viene stampato in formato cd per il solo mercato Giapponese, mentre un paio di anni più tardi viene rilasciato (sia in vinile che in cd) accorpato al primo indimenticabile Ep "Give 'Em The Axe" con una cover-art rossastra e che vede sempre il nostro Lizzy dall'espressione folle e ripreso in primo piano mentre urla e digrigna i denti. Non ci sono grosse pretese in questo lavoro e i Lizzy Borden lo sanno bene, evidentemente la Metal Blade ha voluto rilasciare questo prodotto per ripagarsi di alcune spese sostenute, oppure per dare maggiore visibilità ai suoi adepti, fatto sta che questo è un prodotto di dubbia utilità, soprattutto perché precede un disco vero e proprio ("Visual Lies" appunto) di pochi mesi ma non solo, perché mentre "Terror Rising" vede la luce, in rotazione sui canali tv e nelle stazioni radio già passano i singoli dell'imminente full album e in più ci sono ancora i residui del precedente Lp "Menace To Society" uscito appena sei mesi prima. Trovandosi esattamente in mezzo a due opere complete, era prevedibile che passasse del tutto inosservato e così è stato, tuttavia resta il fatto che sia un dischetto abbastanza gustoso. Ricapitolando: abbiamo quattro canzoni di cui due cover non troppo entusiasmanti ma discrete e due inediti molto interessanti e che avrebbero meritato più spazio. A questo punto dare un voto oggettivo a un lavoro così snello (appena 13 minuti e solo due inediti) è davvero difficile, ma i completisti non ne rimarranno di certo delusi. A mio avviso solo per la traccia "Catch Your Death" varrebbe l'acquisto.

1) White Rabbit
2) Don't Touch Me There
3) Catch Your Death
4) Terror Rising
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