LIZZY BORDEN

Appointment With Death

2007 - Metal Blade

A CURA DI
ANDREA CERASI
28/08/2015
TEMPO DI LETTURA:
8

Introduzione Recensione

Ci vogliono sette lunghi anni affinché il buon vecchio Lizzy Borden ritorni, con la sua band, in uno studio di registrazione. Sette anni funestati da tragedie impreviste, come la morte dell'ex chitarrista Alex Nelson appena richiamato nel gruppo, la scissione di contratto per la seconda volta con la Metal Blade e lo split che disperde i vari componenti destinandoli a intraprendere strade divise in altre rock band. Nella primavera del 2004, pochi giorni dopo la scomparsa per incidente stradale (17 maggio 2004) di Nelson, arriva il comunicato ufficiale tramite il quale i Lizzy Borden fanno sapere che chiudono definitivamente i battenti al pubblico per non tornare mai più, perciò il leader Lizzy si rimbocca subito le maniche e, assieme a suo fratello Joey Scott e al bassista di origini svedesi Marten Andersson, cerca di rimettere in piedi il progetto Diamond Dogs, risalente agli anni 90, accantonato dopo un paio di anni e terminato senza rilascio di materiale ufficiale, cambiando moniker e tramutandolo in Starwood, ingaggiando il chitarrista Joe Steals e producendo l'unico lavoro dal titolo di "If It Ain't Broke, Break It!", un modesto album di street metal che desta poca attenzione da parte della critica ma prodotto dalla sempre fedele Metal Blade Records, con la quale Lizzy si riappacifica avendo ormai un rapporto di fiducia incondizionata nonostante i vari battibecchi. Il nuovo progetto non decolla e vende poco, tanto che il pubblico richiede con insistenza il ritorno in studio della band madre per assaporare nuovamente l'horror metal vecchia scuola, simbolo preciso di un modo di intendere l'heavy metal che è andato perduto oramai da diverso tempo. Nel 2006, in seguito alle incessanti richieste, i nostri sono pronti a tornare, adoperandosi per sostituire il compianto Alex Nelson e scegliendo tra i vari candidati un certo Ira Black, proveniente dagli storici thrasher Heathen e in seguito dagli altrettanto storici Vicious Rumors. La band è di nuovo al completo, i leggendari Lizzy Borden sono pronti a tornare progettando immediatamente un nuovo album e un nuovo lungo tour in compagnia dei colleghi W.A.S.P.. La stabilità ritrovata e l'armonia psicologica e interpersonale stimolano la creazione di idee fresche e ben congegnate, perciò l'ispirazione torna a fare capolino nelle nuove composizioni che vanno a costituire l'album in uscita. Il 5 novembre 2007 esce "Appointment With Death", sesto sigillo della band americana e sesto centro, l'album, infatti, viene accolto con entusiasmo un po' da tutti i media, scalando le classifiche di vendite e piazzandosi bene in graduatoria coi terremotanti singoli "Tomorrow Never Comes" e "Under Your Skin", che ricevono da subito migliaia di visualizzazioni in rete. I re dell'horror metal sono dunque tornati, con l'ennesimo grande disco incentrato sul significato di Morte, e per l'occasione i musicisti cambiano look, accentuando ancor di più un capriccio macabro, travestendosi e truccandosi da scheletri, impersonificando la morte stessa. Il teatro degli orrori ha riaperto le sue porte al pubblico, adesso bisogna aprire bene le orecchie e usare la fantasia per addentrarci in un'oretta scarsa di musica crepuscolare, tagliente, corposa e melodica.

Abnormal

"Abnormal" (Anormale) apre l'opera nel migliore dei modi attraverso potentissime chitarre ma dal sapore melodico e una rullata galoppante della batteria che crea un frastuono incredibile. La musica esplode dopo qualche secondo di caricamento, lanciandosi in una cavalcata heavy di vecchia memoria, anche se si nota subito una produzione cristallina e ultra moderna, forse la migliore che la band abbia mai avuto su disco. Subito un grandissimo assolo di chitarra del nuovo entrato Ira Black mette in chiaro di che pasta è fatto e della tecnica di cui è in possesso, ma desta attenzione anche il basso di Andersson davvero pompato al massimo per dare corposità alla composizione, requisito che troveremo in tutto l'album. Lizzy esordisce dopo la scarica di metallo pesante con la sua sublime e unica voce, precisa e tonante come trenta anni prima, e intona velocissime strofe, forzute, muscolose ma anche melodicissime e che rendono il brano orecchiabile nonostante la tracotanza sonora. Ci troviamo di fronte a una speed song splendida e che mette in chiaro che i maestri sono tornati alla grande e in forma smagliante, niente pre-chorus, si va dritti al sodo con un refrain stupendamente melodico e d'impatto che conquista subito l'ascoltatore. Seconda strofa e secondo ritornello, acutizzato dalla prestazione di Lizzy che interpreta con passione e foga, poi ancora un assolo di Black, più cauto ma che va in crescendo, mentre la batteria di Harges pesta che è una bellezza. Break centrale in cui tutti gli strumenti si fermano e resta il solo vocalist a intonare il bridge che darà il via alla coda finale, nella quale si riprendono gli arpeggi iniziali e impreziositi da cori in sostituzione del chorus e dagli acuti sempreverdi di Lizzy. Finale da fomento con lo stesso refrain potenziato dai cori. il testo è un esame di coscienza tra i cosiddetti normali e gli anormali, nel quale, ovviamente, si difende la seconda categoria rispetto alla prima che vive in una società di morti viventi. Una vita anormale, grottesca, dagli schemi invertiti e dall'animo mostruoso ma tanto dalla morte non si fugge, l'inferno ci aspetta tutti, quello stesso inferno dal quale tutti torneremo con le fattezze di mostri, in cerca di vendetta, di sangue e di carne fresca. I mostri, gli anormali, vinceranno su tutto, mentre la pazzia e la paura divoreranno gli umani già destinati all'oblio, ipocriti, malvagi, corrotti e miseri.

Appointment With Death

"Appointment With Death" (Appuntamento Con La Morte) ci travolge sin dai primi secondi, un attacco impetuoso e subito inizia un duello chitarristico tra Ira Black e l'ascia di un ospite, Jonas Hansom (proveniente dai mitici Silver Mountain, veterani del classic metal svedese dalle venature barocche) e si prosegue nella foga metallica senza un momento di respiro. Batteria in doppia cassa, molto vicina al power, che detta l'andamento del pezzo, molto veloce e spacca-collo. La sezione ritmica è indemoniata, potentissima e sovrastata dalle note altissime e quasi gridate dal mastermind Lizzy, mentre nelle strofe ciò che resta impresso è l'intreccio chitarristico che crea un muro di suono duro come il cemento, impreziosito da un basso energico suonato da un Marten Andersson dalla tecnica sopraffina. Anche qui abbiamo una struttura molto semplice, due strofe alternate a due chorus fantastici e una coda finale, i ritornelli sono melodici e colpiscono dritti al cuore del pubblico, tre minuti e mezzo di delirio sonoro, questo è l'heavy metal che tutti i fans attendevano da tempo e i Lizzy Borden si dimostrano ispirati come non mai. Niente interludi, niente momenti di stanca, dritti al punto e basta, l'horror metal di stampo classico è così, senza troppi fronzoli. Ci sono due assoli nella parte centrale, due stupendi esempi di classe farcita con la tecnica delle sei corde, due tuoni che si intrecciano e si prolungano sino alla fine della canzone, sempre accompagnati dall'ugola d'oro di Lizzy, onnipresente e perfetto narratore di questa grandguignolesca pièce teatrale. Dalla title-track ci si aspetta sempre grandi cose e in questo caso la band non delude affatto, consegnando un capolavoro di epicità e di oscurità metallica condensato in un minutaggio piuttosto breve, come da tradizione anni 80, seppur con la brillante resa sonora tipica del nuovo millennio, capace di evidenziare il lavoro svolto da ogni singolo strumento. C'è un appuntamento importante verso il quale il protagonista della vicenda non può sottrarsi, la fine eterna lo attende con le sue braccia liquide, l'inferno lo aspetta con i cancelli aperti. Lui è solo l'ennesima anima dannata che ha scelto una vita di peccato, di menzogne e di malvagità, perciò la signora oscura ha sempre vegliato su quest'uomo contando i suoi giorni di vita. ora è nelle sue mani, la sua anima è stata strappata e appesa vicino alle altre che dimorano tra le fiamme degli inferi. Il regno dei morti adesso è la casa dove rimarrà per sempre, poiché le scelte fatte in vita si ripercuotono dopo la morte del corpo.

Live Forever

"Live Forever" (Viviamo Per Sempre), ovvero dalla morte eterna alla vita immortale, le tematiche scelte per il disco sono intrecciate l'una con l'altra, ripercorrendo tutte le tappe e i desideri dell'esistenza umana. Dal silenzio si crea un'atmosfera cupa riprodotta con le tastiere, solo qualche secondo e poi la batteria detta il tempo e la chitarra inizia a danzare con accordi bassi e tipicamente heavy. La velocità si stempera, non siamo più su territori speed e il ritmo verte più sul mid-tempo. Velocità media ma potentissima, con tutti gli strumenti a palla, l'atmosfera è solenne, trionfale, dalla melodia invincibile che si incolla subito sulla pelle. Le strofe sono delicate nonostante l'irruenza di della sezione ritmica e Lizzy canta in modo pulito, sognante, eppure il senso di oscurità e di caratteristica orrorifica si avverte in ogni singola nota e in ogni singolo passaggio. Il tutto risulta come una danza macabra che raggiunge l'apice in un refrain che mette i brividi tanto è bello e prezioso, proseguendo il percorso melodico già tracciato dai precedenti brani. Dolcezza alternata o mischiata all'energia, è questo il segreto di un album del genere. Trascorsi tre minuti il tempo cambia, resta sospeso tra i sospiri del vocalist, crea un alone malsano incredibile, dunque Black si lancia nell'ennesimo assolo virtuoso che cattura persino l'ascoltatore più distratto e si ritorna alle note iniziali sfumando con gli acuti pazzeschi del singer. In realtà la canzone è un elogio alla morte stessa, vista come una seconda vita immortale, dove non esistono malattie o dolori, dove le ferite terrene si rimarginano all'istante. Basta passare dall'altra parte della staccionata, quando le tenebre divorano l'ambiente e oscurano tutto, quando cala la notte e i demoni iniziano a volare in cielo, allora quello è il momento di cadere addormentati e non risvegliarsi più. E' un modo veloce per fuggire dalla vita, scappare dal mondo e rifugiarsi nel nulla, perché in questo universo la vita fa più paura della morte e l'al di là è una dimensione di pace dove regna l'immortalità dello spirito. I due amanti optano per il suicidio e sanno entrambi che si ritroveranno a danzare da qualche altra parte, insieme, uniti più che mai e innamorati, si danno il bacio della buonanotte e si salutano aspettando di essere inghiottiti dal buio. Questa è la storia di una amore tragico, l'epitaffio di due giovani amanti disturbati dai problemi della vita e che cercano una soluzione drastica per sopravvivere, è un controsenso ma nella rappresentazione teatrale imbastita dai Lizzy Borden tutto può accadere se lo si desidera.

Bloody Tears

"Bloody Tears" (Lacrime Di Sangue) è pura adrenalina, la lama affilata della chitarra di Ira Black fende l'aria e la batteria di Harges è una macchina schiacciasassi, il pezzo qui presente è veramente duro, facile nell'ascolto ma dal piglio thrashy per quanto riguarda la struttura dei versi, dove persino la voce di Lizzy risulta più acida del solito. Giunge poi, e in modo inaspettato e frettoloso, il refrain dall'impatto melodico e, come al solito, azzeccato e ben dosato ma capace di proseguir sulla scia cupa imposta dalla sezione ritmica nonostante la percezione di un piccolo spiraglio di melodia nell'intonazione (quasi glam visti i cori che la sorreggono) delle parole che costituiscono il titolo del brano. A metà abbiamo un bellissimo cambio di tempo dove troviamo una batteria che scalcia solitaria per qualche istante prima di essere domata da una chitarra impazzita che emette grida di dolore e che fende l'aria con tagli netti. La sezione strumentale prosegue per almeno un minuto, durante il quale batte il tempo per la carica finale, l'assalto che pone termine alle ostilità musicali. Una traccia dura indubbiamente, dove la melodia fa capolino soltanto in una parte del ritornello per uno dei migliori pezzi composti dalla band californiana, basato su una struttura piuttosto moderna ma capace di conservare un retrogusto (amaro/macabro) decisamente retrò e tanto caro ai fans del metallo più intransigente. Il testo è una preghiera post apocalittica fatta di ombre e di dimenticanze, di oblii e di silenzi, dove Dio ha fallito creando un mondo misero, popolato da cadaveri, da bugie, da verità non rivelate, da anime vendute, da crocifissi rubati e da tanto sangue versato, come il sangue che sgorga dagli occhi del protagonista, il quale si fa strada tra ossa umane e tenebre in agguato invocando la morte. E' soltanto rabbioso, odia il mondo intero e non prova pietà per nessuno, perciò solo il nulla porterà la pace tanto agognata. La narrazione è breve, è molto simbolica, allegorica, fatta di immagini astratte e di sentimenti smarriti e tristi.

The Death Of Love

Da queste liriche piene di rabbia, confusione e senso di vendetta si passa alla semi-ballad "The Death Of Love" (La Morte Dell'Amore), un capolavoro gotico che solo la mente di Lizzy Borden è in grado di creare. Tastiere eteree si mischiano con le chitarre acustiche, dopo il primo arpeggio interviene solenne Lizzy che intona i primi versi, dunque le chitarre si potenziano sovrastando le tastiere suonate da Michael Ross e Ira Black duetta e sfida a duello un altro ospite del disco, il mitico George Lynch (Dokken) che mette in evidenza la propria classe con un arrangiamento prezioso e bello da togliere il fiato, rievocando un'atmosfera malinconica e fascinosa. Pre-chorus irresistibile che velocizza tutta la struttura e arrampicata verso un ritornello fresco e immaginifico, poi si ricomincia da capo potenziando la sezione ritmica, le chitarre si irrobustiscono e il basso giunge a dare man forte, secondo versetto e secondo travolgente refrain. La batteria di Harges resta, in questo caso, sommessa, dando spazio alle atmosfere create soprattutto dalla chitarra di Lynch, incredibile persino nell'assolo. Passione, classe e intelligenza per un brano meraviglioso, dalla melodia struggente, che ha l'ardire, nelle ultime battute, di accelerare il passo, ecco che subentra il doppio pedale, le chitarre si lanciano in una corsa sfrenata e Lizzy Borden acutizza il chorus, fino a questo momento, pacato. "The Death Of Love" si trasforma all'improvviso in una power ballad regalando un ultimo incredibile momento. Le liriche sono brevissime ma intense, si snocciolano in tripudio di dolore per la perdita di un caro, è un elogio all'amore assassino, cacciatore di carne e di sentimenti, col fucile sempre puntato e pronto all'uso. L'amore è quindi sacrificio, paragonabile a un sognatore dai sogni infranti che ha perduto tutto nella vita, ma l'amore vero tiene uniti gli amanti, anche oltre la morte. Oltre la vita questo sentimento non si disperde ma resta percepibile in eterno, perciò funge da catena che mantiene legati due cuori. Il trapasso del corpo non significa oblio e dimenticanza ma ricordo duraturo, è un prezzo alto da pagare ma l'amore non muore perché è eterno e immutabile.

Tomorrow Never Comes

Giunge il momento del fortunato singolo "Tomorrow Never Comes" (Il Domani Non Giunge Mai), riproposto anche come hidden track dell'album e in una bellissima versione acustica. Apertura potente con una cascata di riff e con una batteria pesante come un macigno, la struttura è più che classica e in pieno stile Lizzy Borden, le strofe sono belle corpose, accompagnate in tutta la loro durata da una sezione ritmica forzuta capace di innalzare un muro di suono massiccio e che colpisce al primo ascolto, mentre le chitarre sono sempre impennate dando una sensazione di vortice continuo e inarrestabile. In questa traccia non si respira, non c'è un attimo di tregua, la musica è tagliente e affilata, un singolo decisamente perfetto per illuminare l'album facendo capire che la band è in forma smagliante. La prestazione di Lizzy è eccelsa come non mai, non eccede nei vocalizzi ma si limita a interpretare a media tonalità su una base stupendamente e genuinamente heavy, poi ci si avvia nel momento caldo del brano, ovvero il ritornello che arriva deciso, fugace, rapisce l'ascoltatore, lo violenta, lo stritola e poi lo lascia andare proiettandolo subito nell'assolo violento di Black, tecnicamente difficoltoso e che procura un certo piacere. I cambi tempo sono numerosi, è una canzone dalle varie sfaccettature, il ritmo accelera e rallenta in vari istanti e a intervalli ravvicinati dando la sensazione di una montagna russa, il bridge che introduce la coda è da brividi, il riffing si potenzia tingendosi di stoner metal talmente è polveroso e acido, Ira Black crea l'inferno assieme ad Harges mentre il bassi dello svedese Andersson pompa come non ha mai fatto prima. Ottima, inoltre, è la produzione della Metal Blade capace di far risaltare le note di ogni singolo strumento. Onestamente penso che "Tomorrow Never Comes" sia stato il singolo perfetto per presentare non solo il disco, ma la nuova era della band, che mancava dalle scene da ben sette lunghi anni, perciò la traccia qui presente ha potuto tranquillizzare tutti i fans riguardo alla forma ottimale della band. la canzone è un vero gioiello, inoltre il videoclip è curato e girato in modo professionale. Il nuovo look dei nostri (ossia look mortuario, cimiteriale) appassiona, seduce, perciò non gli si può proprio chiedere nulla di più. Non solo la musica ma anche il testo ha un valore importante, Lizzy Borden è un songwriter maturo e dalla penna intrisa di poesia decadente, il cui inchiostro gronda sofferenze e pensieri grotteschi ma capace di essere profondo come pochi altri. E' lo spettro che alberga in ognuno di noi a parlare e a convincerci che dobbiamo vivere come se fosse il nostro ultimo giorno, la notte è giovane e bisogna fare baldoria dimenticandosi di tutti i dispiacere perché la vita è una, un breve soffio di vento in un mare di silenzio, dove l'amore ha un peso importante, non solo l'amore carnale per un'altra persona ma l'amore generico, per le passioni e per le abitudini. Tutto è destinato a finire, ogni cosa è destinata a soccombere sotto il peso del tempo perciò bisogna vivere, nel vero senso della parola.

Under Your Skin

"Under Your Skin" (Sotto La Pelle) è l'episodio più modernista del lotto, un mid-tempo dalle sonorità moderne e dai suoni più commerciali, propriamente da classifica. Il risultato è interessante e mostra il lato inedito e più orecchiabile e morbido della band, non la traccia migliore dell'album ma comunque discreta. Marliese MIldenbergen è l'ospite che suona le tastiere ed è proprio sulla base di quest'ultime che il pezzo si poggia interamente. La tastiera riproduce una sorta di ninnananna, coadiuvata dalla morbida voce di Lizzy, mai così leggiadro, almeno per quanto riguarda queste strofe semplicissime e pop-eggianti. I coretti di sottofondo forse sono la cosa che da più fastidio perché danno la sensazione di un pezzo quasi indie rock, eppure il refrain spietato e malato salva il tutto anche se è ripetuto un po' troppe volte. Il solo di chitarra è buono, sicuramente la cosa più riuscita per questa hit che è stata scelta come secondo singolo del disco, ma alla fine le atmosfere claustrofobiche coinvolgono lo stesso, la lunga coda finale supportata ancora dalle tastiere e con un chorus che va sfumare è di forte impatto emotivo. C'è una connessione buio che agguanta il malcapitato, qualcosa si insinua sotto la pelle come una demone, entrando dalle ferite ancora aperte. Il demone vuole entrare nel corpo, sotto l'epidermide, scrutare quei posti impossibili da raggiungere, arrivare fino alle budella ed estirpare il male che vi dimora al fine di eliminare ogni residuo di dolore. La notte è un demone che cura dalle ferite interiori, sa essere buono e rispettoso verso i suoi adepti, li alleva con cura e amore e interviene nel caso in cui uno si dovesse ammalare. Per le vene passano l'insanità e la malattia, come un fluido sanguigno che percorre ogni singolo angolo del corpo, cospargendo di dolore ogni organo vitale, la cura c'è, è il buio che tutto divora, poiché dal nulla nasce il nulla. Un buco nero che annienta ogni tipo di dolore. 

Perfect World (I Don't Wanna Live)

La musica riprende vigore con la seguente squisita "Perfect World (I Don't Wanna Live)" (Mondo Perfetto, Non Voglio Viverci), l'ennesimo colpo di classe horror metal che solo la macchina diabolica di Lizzy sa regalarci. Chitarre impazzite e dal taglio melodic metal, sezione ritmica impetuosa che scalcia come un cavallo da corsa su una base melodica rifinita e compatta. Lineamenti cromati che trascinano nella seconda metà degli anni 80 e che riportano gli echi di un album come "Visual Lies", connubio perfetto di classe melodica e potenza sonora, tanto che i coretti dolciastri e le linee melodiche si incastonano in un macigno di granito composto da un arrangiamento solido dove il talentuoso Ira Black esprime se stesso e la sua attitudine power, specie nel momento dell'assolo, affilato come un bisturi, che si protrae praticamente da metà brano fino alla fine, due minuti filati di assolo sublime e di basso martellante, sovrastati da un Lizzy Borden in stato di grazia che perfora i timpani con un ritornello eccellente nella sua orecchiabile melodiosità, riportando lo stesso effetto e le stesse coordinate che erano alla base dell'album del 1987 e che ne avevano appunto decretato l'immensa fortuna. Da notare come il ritmo delle strofe è ben più veloce rispetto al refrain, solitamente è l'inverso ma anche qui si denota intelligenza visto che si è preferito costruire il brano in questo modo proprio per dare risalto al melodia vincente del chorus. Un anti climax perfettamente riuscito. Il testo invece trasuda nichilismo a palate, Lizzy è sempre bravo nello stravolgere gli schemi, al fine di un viaggio allucinogeno nei sogni del protagonista, un giovane stufo di tutto. Le allucinazioni sono dovute alle droghe, utilizzate per sfuggire da questo mondo, per evadere e saltare la staccionata, il confine con l'altra dimensione. L'uomo è stufo di vivere perciò tenta il suicidio avvelenandosi e attendendo la morte con coraggio. 

Somthin's Crowlin

Un'altra bella dose di metallo moderno arriva con "Somthin's Crowlin" (Qualcosa Sta Strisciando), dagli arrangiamenti tipicamente industrial ma che non stonano con l'atmosfera del disco. Le tastiere ci proiettano in un mondo solitario e cupo, poi la sezione ritmica emerge dall'oscurità pestando alla grande ma mai eccedendo di velocità, il ritmo doom salta subito all'orecchio e Lizzy, dietro al microfono, ci inonda con i suoi proverbiali acuti cantando in modo molto particolare, piuttosto moderno. Non vi sono accenni melodici, non vi è luce all'interno di questa canzone, la melodia viene sostituita dall'irruenza degli arrangiamenti. Il muro di suono innalzato è strano, modernissimo e chiaramente industrial, persino la struttura portante del brano si distanzia dal classico heavy metal a favore di una maggiore libertà strutturale, tanto che le strofe sono fuse con il pre-chorus e si fa fatica a distinguerle. L'unica parte che nel caos generale risalta è l'ipnotico ritornello sapientemente ripetuto e che è capace di entrare nella testa dell'ascoltatore e di scavare un solco profondo nella mente. Ecco che subentra il primo sprazzo melodico grazie all'assolo di Black, suonato con passione ed estro creativo, proseguendo l'ascolto si viene inondati da cori da stadio che fanno la loro bella figura su una base accelerata, poi di nuovo il tempo si ferma e resta sospeso, la batteria comanda il gioco battendo un ritmo rallentato e cadenzato e infine torna il ritornello. Tutto sommato un esperimento riuscito, che riserva momenti interessanti e del tutto inediti per la band, laddove la tradizione incontra le nuove tendenze. Sarebbe un ottimo pezzo persino da ballare in qualche discoteca dark, dove il refrain ripetuto all'infinito domina praticamente tutta la scena, tanto che il testo è davvero breve ma di impatto, nel quale tutto l'orrore pervade le liriche, elogiando la notte e le folli creature che la popolano. Queste creature sono affamate di sangue e di carne, girano per il mondo creando disordini e spaventando le gente, sono mostri dannati usciti dall'inferno per diffondere il male e si dissolvono alle primi luci dell'alba.

(We Are) The Only Ones

"(We Are) The Only Ones" (Noi Siamo I Prescelti) prosegue la sua corsa sfrenata, la batteria non smette di picchiare accelerando il ritmo tanto da sfornare una traccia power dagli inserti thrash a causa dell'uso prestante e vigoroso della chitarra elettrica e subito si è pronti a scapocciare con i Lizzy Borden più potenti mai ascoltati, il versetto iniziale è effimero anche se interpretato alla grande dal leader, ma dura giusto pochi secondi tanto che si entra subito nel vivo della questione. Il ritornello conquista all'istante grazie al fascino melodico, roba da cantare a squarcia gola in sede live, poi si ripete la seconda sezione fino a giungere al solo, veloce come la luce e affilato come un coltello da caccia. Questo è l'heavy metal che tutti noi vorremmo sentire da una band del genere, perciò non ci resta che esultare con un ghigno stampato in volto e lanciarsi nella foga. L'architettura del brano è scarna, semplice, ma comunque audace, e poco importa l'assenza di complessità e la faciloneria di ascolto davanti a un pezzo del genere. Niente bridge, dopo l'assolo si passa subito alla ripetizione del chorus, che ci accompagna fino alla fine. Un pezzo troppo snobbato ma che sa regalare molte soddisfazioni, provate ad ascoltarlo a tutto volume in auto e poi ne riparliamo. Come accennavo in precedenza la canzone è composta da tre versi brevissimi, perciò le liriche sono composte da poche parole, ma sono parole concise, battagliere, che incitano alla guerra e che chiariscono subito la differenza tra chi resta e combatte (i figli della notte) e chi, codardo, fugge alla luce del giorno. Il popolo della notte ora è radunato, non è composto da molte persone tanto che è facile contarsi, ma gli intenti sono precisi: rivoluzione. Si invoca la rivoluzione per continuare a sopravvivere, sovvertendo gli ordini delle cose. È l'ennesima minaccia alla società, è una dichiarazione di guerra, i Lizzy Borden di "Menace To Society" sono tornati più carichi che mai e a noi non può che farci piacere.

The Darker Side

Chiude la strepitosa e catartica "The Darker Side" (Il Lato Più Buio), un'oscura ballata introdotta ancora una volta da malinconiche tastiere e che si avvale del supporto di un nuovo ospite alla chitarra, Dave Meniketti, ascia dei mitici Y&T e che ha dato il suo contributo anche nel recente "Frequency Unknown" dei nuovi Queensryche di Tate. Lizzy esordisce in modo delicato, accompagnato solo dalle tastiere, poi entra in supporto la batteria del fratello Harges, dopo i primi due versi il momento si fa sacro, Lizzy urla, spara un paio di acuti spaccatimpani e le chitarre e il basso esplodono nella fase del refrain, bello e oscuro, da brividi sulla schiena, ma anche molto melodico. Il piano resta il vero protagonista del pezzo, intorno al quale ruotano tutti gli altri strumenti, ma alla fine la parte del leone la fa il solito Borden lanciandosi in acuti strazianti, dimostrando che gli anni passano per tutti tranne che per lui. Ballata vecchio stile che sembra provenire direttamente dagli anni 80 e che sembra presa dal teatrale "Master Of Disguise", album del 1989. Il ponte è suadente, sinuoso, e vede duettare la voce con la chitarra passionale dello stesso Meniketti. Un solo ben confezionato della durata di quasi due minuti, due minuti mistici e magici, da lacrime, dunque torna Lizzy alla ribalta con i suoi acuti inverosimili, il quale non si risparmia in energie fino ad incontrare un secondo e strabiliante assolo, questa volta suonato da Black, insieme al quale conclude un pezzo immenso. Il testo è toccante, si parla ancora una volta di amore, ma è un amore impossibile e tragico tra vittima e carnefice, poiché gli amanti si ritrovano nel lato oscuro dei sentimenti. Odio e amore sono in un certo qual modo collegati tra loro, come del resto anche la gioia e il dolore, perché in quella parte di mondo c'è poca luce. Le ombre sono in agguato, sempre e ovunque, e agli amanti non resta che contemplare la notte in silenzio e desiderare di ritrovarsi anche dopo la morte. Una delle migliori ballad sfornate dalla band californiana e perfetta per chiudere un disco di un certo calibro e con determinate atmosfere.


Conclusioni

"Appointment With Death" è un trionfo, un lavoro eccellente che mostra una band affiata e in armonia, e quando ci sono queste prerogative tutto funziona bene, l'album infatti vende bene e riceve ottime critiche ovunque. La produzione, ad opera della Metal Blade, è ottima, forse la migliore che i Lizzy Borden abbiano mai avuto, la copertina è fantastica e trasmette perfettamente l'atmosfera tetra e malsana del lavoro, capace di divorare l'ascoltatore come una belva famelica, dove le canzoni si amalgamano con precisione in una vorticosa operazione puramente heavy e dai connotati horror. Non c'è un momento di stanca all'interno di questo disco, tutto fila liscio come l'olio, i brani sono potentissimi, i più duri di tutta la carriera dei californiani, suonati con maestria e passione, inoltre i testi sono adulti, maturi, mai scontati e soprattutto profondi. I Lizzy Borden tornano sul mercato con un album spaventoso (in tutti sensi viste le tematiche) insegnando un po' a tutti come si suona heavy metal classico nel nuovo millennio, senza perdere un briciolo di spontaneità e senza risultare troppo vintage, grazie al piglio moderno e curato nei minimi dettagli. La melodia resta il punto focale della musica, supportata dalla corposità della sezione ritmica e da una voce immortale e divina come quella del leader Lizzy, davvero in forma smagliante per narrare gli eventi raccontati nelle undici canzoni qui presenti e riproposte fedelmente nella scaletta del tour mondiale intrapreso lo stesso anno e concepito come fosse una rappresentazione teatrale. Per ricreare le giuste atmosfere dal vivo, la band ingaggia Ralis Kahn, mago del trucco nel cinema horror, il quale inventa le maschere per i singoli membri e per le scenografie che saranno istallate sui palchi, il tutto per onorare una vecchia tradizione fumettistica che ancora oggi fa proseliti in tutti i paesi. Fortunatamente questi ragazzotti talentuosi sono tornati stabilmente a suonare e a regalarci episodi di alto livello, come nel caso appena analizzato, e speriamo che la loro corsa, adesso, sia inarrestabile. Non resta altro da aggiungere se non: su le asce!


1) Abnormal
2) Appointment With Death
3) Live Forever
4) Bloody Tears
5) The Death Of Love
6) Tomorrow Never Comes
7) Under Your Skin
8) Perfect World (I Don't Wanna Live)
9) Somthin's Crowlin
10) (We Are) The Only Ones
11) The Darker Side
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