KREATOR

Endless Pain

1985 - Noise Records

A CURA DI
TOBIA DE SIATI
02/06/2014
TEMPO DI LETTURA:
9

Recensione

Ci sono dei gruppi che semplicemente irrompono sulla strada verso la gloria. Ovviamente non sono in molti a farcela, specie se da ovest si sente il martello battente del "Big 4", ma quando hai qualcosa di estremamente buono nascosto nella manica, non ci sono barriere che tengano. 1982: i furono Metal Militia, poi Tyrant, poi Tormentor, una chitarra, un basso, una batteria, due cantanti. Che cosa vogliamo di più? Stiamo parlando di Mille Petrozza, Jürgen "Ventor" Reil e Rob Fioretti. Il tridente d'acciaio tedesco, approdato dopo quella girandola di monicker sotto il nome di Tormentor, inizia a produrre svariati Demo, fino al 1984 in cui decidono di cambiare nome in Kreator e di entrare in studio per registrare il loro primo album, pubblicato nel 1985. E la gente ci rimane "secca". Che cosa stava ascoltando? Una delle maggiori promesse del metal degli anni 80, che si prodigava a cambiare per sempre il volto del metal a livello mondiale. Chi non ammetterebbe che sia stato il primo lavoro dei Kreator a gettare le basi per generi più violenti come il death metal? Poco dopo la pubblicazione dell'album si parte alla ricerca di un secondo chitarrista e iniziano le registrazioni di "Pleasure to Kill". Potenza da tutti i pori, il loro più grande successo! La band diviene così uno dei gruppi più importanti per il Thrash metal qui in Europa, e Ventor decide di lasciare il suo posto come cantante (che si alternava a Mille) per affidarlo definitivamente al chitarrista del gruppo. Il gruppo inizia ad avere un vero successo, viene firmato un contratto discografico con la "Epic Records", i primi tour fuori Europa, i Kreator spopolano. Arrivano gli anni novanta però, ed i cambiamenti nei gusti musicali di musicisti e ascoltatori si fanno sentire, i Kreator passano a sonorità più Death ed Industrial, ed assistiamo al crollo. La band vede piazzarsi davanti a sè una sfilza di insuccessi, live, studio ed anche nella line up. Rob Fioretti e Ventor lasciano il gruppo (anche se quest'ultimo ci ritornerà solo 2 anni più tardi), la Epic Records revoca i contratti discografici. Entrano nel gruppo il bassista Christian Giesler ed il chitarrista Sami Yil-Sirniö ed i Kreator tornano alla gloria e si riavvicinano al Thrash. Pubblicano "Violent Revolution", e l'album fa centro, pubblicano "Enemy of God" che "spacca" anche in maniera più distruttiva del suo predecessore. Viene pubblicato "Hordes of Chaos" e la band ritorna ad una vita attiva anche nei live, e con tutto ciò nessuno non si aspetterebbe il contratto con la "Nuclear Blast" per l'ultimo album "Phantom Antichrist".Ma oggi non parleremo degli anni 2000 della band, tantomeno dei '90. Oggi siamo qui per scoprire dove e come tutto ebbe inizio: torniamo al 1985, 29 anni fa. Parleremo del primo full-length dei Kreator, "Endless Pain"!

Un rapido movimento di chitarra, un breve urlo di Ventor, e ci ritroviamo con tutte le scarpe nella title track dell'album, "Endless Pain". Riff incalzante e rapido, batteria serrata e basso aggressivo ci introducono in questo pezzo di storia, e subito irrompe nuovamente la voce di Ventor. Ci troviamo davanti ad un testo senza mezzi termini, non c'è neanche bisogno di esprimere i concetti in altromodo. "Gridi all'aggressione che è tua ogni giorno; Vuoi uccidere i tuoi nemici quando si mettono sulla tua strada; Nel tuo cuore odio, il terrore ghiacchia le tue ossa; La notte è così scura e tu sei completamente solo.": Non troverei parole migliori per esprimere tutto ciò, neanche provandoci. Questa è aggressività, cattiveria, forza brutale, terrore. Neacnche abbiamo il tempo di respirare tra una strofa ed un altra che ci ritroviamo in un altro riff, sempre più feroce musicalmente, e non solo. La poetica immagine dell'attraente suono dell'inferno, l'impazienza nel voler infliggere una pena eterna ai precedentemente citati nemici. Il riff non cambia, ma ci conduce a quello che "idealmente" possiamo considerare il ritornello. "Senti la pena eterna", una pausa (la prima) della voce che ci permette di apprezzare maggiormente il riff. "Serrata in catene di metallo". Il tutto viene poi ripetuto, caricando maggiormente l'enfasi. Un accordo lungo, che sembra presagire un rallentamento del brano (presagio che si rivelerà falso) ci conduce verso un bridge (anticipato dalla chitarra di Mille Petrozza), che non delude le aspettative, né fa calare la tensione creata dal brano, pur presentando componenti che oserei definire più melodiche. Tre colpi sui piatti di Ventor e ci ritroviamo nel pieno del riff della strofa, demoni che tormentato i pensieri, una morte rapida ed un ignoto motivo accompagnano questo riff, che ci riporta al successivo, invariato per concetti, che ci ripropone gli stessi versi. Arriviamo così al rapido assolo di Mille, che sfreccia sul manico della sua chitarra, accompagnato (in sottofondo) dal riff precedente. Giungiamo così alla conclusione, caratterizzata da schitarrate veloci accompagnate dai colpi di Ventor ai suoi piatti, e della sua risata maligna. Epico. Rapidi movimenti sulla chitarra e l'urlo di Mille Petrozza ci introducono al secondo brano di questo album: "Total Death". Il riff principale non delude le aspettative, forza e violenza, che dire di più? La voce di Petrozza quindi si rivela rabbiosa, non vi è più pace, il mondo è  governato da uomini che con un solo schiocco di dita possono mandare a morte gli uomini. "Prova a fuggire e a nasconderti dalla morte; brucerai e sanguinerai dalla tua testa", ancora una volta, non v'è molta diplomazia nei testi. I Kreator vogliono dire qualcosa e lo fanno. Senza un cambio di riff ci ritroviamo nel ritornello, una semplice ma quanto mai efficace ripetizione del titolo del brano, che poi si legherà all'introduzione del pezzo, e di seguito al riff della strofa. Una struttura stabile e salda, non c'è che dire. In questa strofa riusciamo a comprendere che cosa venisse espresso nella prima, la minaccia è quella nucleare ("Centinaia di Megatoni incombono su ogni anima"), che in un certo senso diventa estremamente difficile da evitare, una minaccia che inevitabilmente porterebbe anche alla fine del mondo. E' questa la "Morte totale" di cui parla la canzone, ovviamente, morte totale che potrebbe iniziare per un'inezia, una decisione di un singolo uomo al potere. Ancora una volta il ritornello, unito alla strofa, che ci condurrà ad un riff nuovo, accompagnato dagli urli di di Mille. Inizia così l'assolo di chitarra, rapidissimo, e di una forza indubbia, che ci riporta ancora una volta alla strofa ed al ritornello, che chiude la canzone in maniera improvvisa con un "TOTAL DEATH!" Terminato il brano precedente irrompe il doppio pedale, accompagnato da rullante e hats, a cui si amalgamano il basso di Rob Fioretti e gli accordi di Mille, fino ad arrivare all'inizio del primo vero riff del brano più lungo di quest'album, "Storm of the Beast". Il riff dalle ritmiche serrate e ben definite ci porta poi ad un altro molto più rapido dove la chitarra di Petrozza si esibisce in movimenti aggressivi e rapidi e la batteria di Ventor che si fa sensibilmente più aggressiva. E' in quest'atmosfera che il batterista stesso incomincia a cantare (Mille e Ventor, in quest'album, si alternano nel ruolo di cantante per ogni brano). Una bestia che porta con se distruzione, l'odore del sangue nell'aria: i versi rapidi di Ventor coinvolgono l'ascoltatore e lo aiutano nell'immaginarsi questa minaccia, che non conosce pietà. Siamo così arrivati al ritornello, che come per la canzone precedente, è caratterizzato dalla ripetizione del titolo della canzone. Tuttavia questo ritornello non presenta più la rapidità della strofa, ma si impone con movimenti ed accordi più lenti. Questa impostazione un po' più lenta si mantiene quindi nel bridge che ci riporterà alla parte solistica della canzone, ovviamente più rapida, che si riallaccerà perfettamente alla strofa. La bestia viene qui descritta come apatica nei confronti del suo gioco di morte, per cui non prova il minimo rimorso. Infine la canzone si chiude riportandoci all'introduzione del brano, chiudendo la canzone a cerchio. Come ho detto nell'introduzione a questa recensione, i Kreator, prima di Endless Pain, pubblicarono delle Demo sotto il nome di "Tormentor", nome ripreso per il titolo del quarto brano dell'album. Dei movimenti di chitarra e l'urlo di Mille ci accolgono in questo brano. Si aggiungono batteria e basso accompagnando il riff che nasceva in precedenza. La strofa ci introduce in un clima che diffondere tormento e paura in nome di Satana, che è appunto il "Tormentatore" del brano. Il pezzo assume, finita la strofa, toni un po' più acuti, fino ad arrivare al ritornello, che ripete "TORMENTOR!" per ben quattro volte. Un breve bridge, e poi ancora verso la strofa. Questo avvento profetico del male sta avendo luogo: Bafometto, i segugi infernali, i demoni e Lucifero stesso riempiono le immagini di questa strofa. Veniamo riportati al ritornello, e di seguito all'assolo di chitarra che si ricongiungerà con lo stesso, inseguito nel finale del brano. Chitarre rapide, che si lasceranno subito raggiungere dagli altri strumenti, ci aprono la strada verso ciò che sarà il brano "Son of Evil"; una forte aggressività che si apre per l'ingresso della voce di Ventor ci narra il tema della canzone:  il figlio del Male. Nella prima strofa vediamo una descrizione di ciò che è il protagonista del brano; si muove nella notte, perpetrando violenza e morte. Il ritmo rallenta e si lascia avvolgere da un breve assolo di chitarra che riempie tutto il bridge, il quale ci condurrà al ritornello del brano. Il male che rinnega la sua famiglia distruggendola, e portando con sè morte. Poi tutto diviene più rapido, nato dall'odio, dall'anima inumana, la caduta dell'umanità. "SON OF EVIL!!", un urlo che trascende la canzone stessa con estrema forza e violenza. Un ultima strofa, che ci riporta alla mente che in un certo senso è noto che la distruzione del tutto avverrà per mano di questo principe delle tenebre. Subito dopo inizia l'assolo: rapidissimo, il più veloce che abbiamo ascoltato fin'ora, di una ferocia unica. Vengono riproposti riff che abbiamo già ascoltato, e poi nuovamente il ritornello. Un ultimo urlo, e la chiusura del brano. Scarica di colpi di batteria ed inizia così il pezzo più conosciuto di quest'album, riproposto in seguito come bonus track in "Pleasure to Kill" e accompagnato anche dalla release di un EP omonimo: "Flag of Hate". Subito un riff rapido che scopriremo sarà quello della strofa; che dire, possiamo già intuire la piega che prenderà questa canzone: un'ombra scura che aleggia sopra la città, un presagio di morte, urla di dolore che riusciamo quasi a sentire. La rapidità del metro di Mille in questa canzone è notevole, non c'è che dire. Un'intera legione è pronta a prendere anime umane, e dunque il riff si fa più rapido e più acuto per le prossime strofe. Il narratore si impone sull'ascoltatore, asserendo che mangerà le sue interiora, a prescindere dal fatto che preghi o implori, mettendo le sue vittime in ginocchio; è arrivata l'ora del giudizio per l'ascoltatore, che non può più sentire, poiché il suo boia ha un unico scopo, distruggere vite. Arriva così il ritornello, con un lieve rallentamento ed un sensibile cambiamento del metro. Il verso si muove ora insieme ai colpi di batteria e la legione precedentemente citata alza la bandiera dell'odio, col solo scopo di distruggere il mondo, l'umanità e di farla pagare ad essa. Di seguito dei cambi di riff, nei quali emerge sopratutto una chitarra che presenta molti cambiamenti di tempo (questa canzone potrebbe essere un manifesto di ciò che saranno il Death Metal per le parti strumentali ed il Black Metal per il cantato), e di seguito il ritrovarsi nuovamente al riff principale, quello della strofa. Crocifissione delle divinità, le persone che fingono non hanno diritto a vivere e saranno distrutti tramite la tortura. Ci ricongiungiamo così al ritornello che ci porterà dopo un bridge molto veloce al fantastico assolo di questo brano, dove un altro ritornello caratterizzato da una voce straziata di Mille (ed una sua risata malvagia) chiuderanno questo brano, carico di tensione, aggressività e, ovviamente, di odio. Dopo l'incredibilmente rivoluzionaria "Flag of Hate" arriva per noi il momento di ascoltare "Cry War". Dei colpi sui tom, un lungo accordo di chitarra e ci siamo, il tutto ha inizio. Notiamo come questa canzone sia più lenta delle altre che abbiamo sentito fin'ora, lenta quasi fosse una marcia di guerra. Ventor inizia a cantare, e vediamo come egli segua col cantato i suoi colpi di batteria (deduco: si sarà divertito molto nel performarla live), raccontandoci delle sofferenze in guerra, della Morte senza pietà, le ferite da arma da fuoco, il sangue che scorre. Il riff continua, senza più parte vocale, un lungo accordo e gli altri strumenti che si fermano. La canzone esplode come fosse una granata e diventa estremamente più violenta, sia nella musica che nel testo: tormento per i sacerdoti, mutilazione per i nemici, messi in fila su croci e derisi. "CRY WAR!", tre urli che fendono la canzone. Il ritmo rallenta ed ancora una volta lo scenario è dominato dalla morte degli uomini e dalle risa degli assassini. Stessi meccanismi precedentemente usati, il ritmo ancora una volta si velocizza per il ritornello. "CRY WAR!",  lo schema funziona ancora perfettamente e ci conduce verso l'assolo rapido e tenace. La canzone si accinge a chiudersi a cerchio con quello che è stato l'inizio del brano, fine accompagnata dal titolo del pezzo. Arriviamo così al prossimo brano della track list, "Bone Breaker". Appena all'inizio, mi viene subito da pensare: "Motörhead"! Il che va più che benone, non è forse vero? Chitarra forte e prestante, una lunga nota di basso e poi l'allontanamento dalla probabile matrice NWOBHM grazie alla batteria, dal tipico sound Thrash. Scarica di Ventor e subito attacca Mille col canto: un demone ("Bone Breaker", letteralmente "Spacca Ossa") venuto dall'Inferno corre selvaggiamente accompagnato dal suono delle campane,colpisce le teste delle sue vittime fino a che non muoiono, regolare routine in questo album irato e violento. La canzone cambia registro per il ritornello, diventando estremamente più cattiva ed aggressiva. Il precedentemente citato demone, che rappresenta morte, prende la vita delle sue vittime e ne mangia il cuore. Procedendo con il brano, che ora assume nuovamente i toni più heavy per portarci all'assolo, sento che i testi di quest'album si stanno adattando a me, o meglio, mi sto adattando io a loro. L'assolo viene interrotto dall'urlo di Mille, che riprende con la strofa, descrivendo i metodi di punizione violenta perpetrati dal suddetto demone. Ritorniamo quindi al ritornello ed alla conclusione della canzone, accompagnata da un lungo urlo. Ormai vicino alla fine (e lievemente malinconico per questo), procedo con l'ascolto di "Living in Fear". Un'intro forte scandita dai colpi di batteria per ogni battuta anticipano ciò che sarà la strofa e l'urlo straziato di Ventor apre quindi le danze. Distruzione senza fine, pioggia di sangue (bella immagine, vero? "Reign in Blood", 1986, Slayer, track "Raining Blood". Ammettiamolo, sentiamo pioggia e sangue nella stessa sentenza e udiamo i 3 colpi decisi sul timpano. E' perfettamente naturale), croci invertite, la morte che avanza, sofferenza e morte procurate da una guerra demoniaca. Arriviamo così al ritornello, che potremmo definire un inno all'aggressività: "Ti porterò con me, nella mia tomba; dilanierò la tua pelle e tormenterò il tuo volto; il tuo pianto nella notte nessuno sentirà; E' tempo di morire, vivi nella paura". Senza troppi preamboli viene ripresa la strofa, ove i demoni combattono contro i mortali cercando di uccidere, mangiano cadaveri e vendendo anime ed imprigionandole eternamente, obbedendo ai comandi del "Sire Nero". Ancora una volta (senza avere la possibilità di respirare) arriviamo al ritornello, mantenuto invariato, e giungiamo in seguito ad un pre-solo fatto di lunghi accordi, che costruiranno la base per un assolo coinvolgente. Viene ripreso in conclusione il tema del pre-assolo e poi quello del ritornello, ed il brano giunge al termine. Un arpeggio di chitarra in pulito e dei decisi colpi di batteria ci introducono quindi a quella che sarà l'ultima parte di questo nostro cammino nella storia del metal: "Dying Victims". Dopo l'intro, la canzone prende una differente piega, con un breve bridge (che fa risaltare estremamente la batteria, che onestamente mi sorprende) fino ad entrare nel pieno del riff principale della strofa. Veniamo così a conoscenza di quello che verrà nominato solo sul finire del brano "The Invader" ("l'invasore"), distruttore di ogni cosa, portatore di paura e sofferenza, colui che muovendosi tra le ombre fa urlare le sue vittime anche dopo la morte. Un breve bridge dalle sonorità più morbide e poi dritti verso la seconda parte del brano. Le urla delle pocanzi citate vittime non saranno udite da uomo o da Dio, adesso morto ("Dio è morto. Dio resta morto. E noi l'abbiamo ucciso." - Nietzsche, "La Gaia Scienza"), e tutto ciò che si riesce a vedere sono i corpi morenti di chi ha sfortunatamente incontrato "l'invasore". Colpi decisi di batteria, basso e chitarra che seguono questi ultimi, ci riportano al riff principale: col suo freddo fiato alle spalle, vediamo l'ascia nelle sue mani brillare, pronta all'attacco, vediamo la sua mano sopra di noi, la mano dell'invasore che taglierà le nostre teste in due. Udiamo così un riff familiare, quello del ritornello, che ci riporta alla mente le "Dying Victims". Poi un riff più aggressivo e regolare, scandito dall'infuriare di Ventor sulla batteria: "Suoni di battaglia, suoni di morte; Suoni di pene infernali; Sounds of Metal,calore in testa; la fine del tuo regno". Poi l'assolo, ancora scandito dai colpi di batteria, più regolare degli altri assoli che abbiamo sentito fin'ora ma sempre carico di tensione e violenza, con un Petrozza che sfreccia sul manico della sua chitarra esibendosi in movimenti, in suoni forti e distruttivi. Un assolo che potremmo considerare una marcia di guerra ed addirittura definire una bandiera (Dell'odio) dell'album in conclusione.

Arrivato alla fine dell'ascolto, è l'ora delle conclusioni. Che dire, quest'album si è dimostrato di un valore fondamentale, non soltanto per quanto riguarda il Thrash Metal, ma per quanto riguarda il Metal in generale. Ho già parlato dell' influenza che quest'opera avrebbe avuto sugli sviluppi della musica successiva, ma è da specificare questo punto. Con "Endless Pain" i Kreator fanno la storia (anche se dobbiamo considerare il loro primo vero passo nella storia il loro secondo full-length "Pleasure to Kill") anticipando influenze che verranno marcate dal metal successivo, che si rifà decisamente a loro. Senza contare che questo album ci viene poi presentato con una copertina di ottima fattura (forse rappresentante l' "Invader" dell'ultimo brano) che rende questo full-length, ovviamente, ancora più apprezzabile. Questo è un Must-Have per ogni metallaro, è un pezzo di storia a livello Europeo e non solo. E' l'inizio di un capitolo di storia della musica noto come Kreator.

1) Endless Pain
2) Total Death
3) Storm of the Beast
4) Tormentor
5) Son of Evil
6) Flag of Hate
7) Cry War
8) Bone Breaker
9) Living in Fear
10) Dying Victims

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