IMMOLATION

Atonement

2017 - Nuclear Blast

A CURA DI
ANDREA FUMAGALLI
23/11/2017
TEMPO DI LETTURA:
9

Introduzione Recensione

Dopo tre anni dall'ultima uscita discografica, gli Immolation tornano sul mercato con un nuovo full length intitolato "Atonement".  L'uscita è datata febbraio 2017, in fase di promozione la "Nuclear Blast" aveva comunque provveduto a scaldare per bene i fans impazienti, presentando precedentemente i due singoli "Destrutive Currents" e "Fostering the Divide". Situazioni decisamente interessanti, le quali avevano - come sempre in questi casi - diviso in due la critica ed il pubblico: per chi troppo poco, per chi già un annuncio di trionfo. Difficile in entrambi i casi, però, potersi sbilanciare più del dovuto; non importa quanto detrattori o quanto fans accaniti si possa essere, il giudizio deve necessariamente avvenire a prodotto finito, a disco completamente ascoltato... e riascoltato, certamente più di una volta. Sta di fatto che un gruppo come gli Immolation non può che suscitare febbrile attesa ad ogni uscita, anche perché stiamo pur sempre parlando di uno dei gruppi più longevi della scena Death mondiale. Soprattutto, di una band in grado di regalare ai fan uscite sempre azzeccate, talvolta più talvolta meno... ma sempre, decisamente oltre la sufficienza abbondante / la buona valutazione. Dal 1991 la band di Ross Dolan e Rob Vigna ha saputo mantenere sempre su lidi accettabili il livello qualitativo delle proprie uscite, senza adagiarsi sulle glorie del passato, mettendosi in discussione volta dopo volta, non tradendo il proprio spirito ma nemmeno ricalcando stilemi già abbondantemente abusati, rischiando di diventare un gruppo fotocopia. Lo stile dei Nostri è quanto meno inconfondibile, soprattutto in questo album viene esaltato da una produzione ruvida ma ben intellegibile, spezzando una lancia in favore della "Nuclear...", a volte troppo generosa in fase di ritocchi e pulizia del sound. Di certo, non toccherà agli Immolation essere sacrificati sull'altare della perfezione, almeno non questa volta. "Atonement" è infatti un disco decisamente ben corazzato, vestito per la guerra, decisamente indirizzato verso la voglia di far male agli ascoltatori; sia giovani sia esperti, un platter che sa senza dubbio arrivare ai più, sdoganando ancor di più che negli ultimi anni il concetto di Death Metal e rendendo il suddetto genere meno di nicchia e sicuramente più diffuso, su ampia scala. Non è un caso che diversi gruppi come appunto gli Immolation od i Suffocation abbiano scelto una casa discografica di grido, per continuare a diffondere il proprio verbo. Tornando in particolare all'album, la formazione in esso protagonista viene composta dagli inossidabili e già citati Ross Dolan ( basso e voce) e Rob Vigna (chitarre), completano la line-up Alex Bouks (chitarre) e Steve Shalaty (batteria); quest'ultimo  già presente in formazione dal 2005, anno del suo debutto, avvenuto in "Harnessing Ruin". Parlando del team alla consolle, spicca subito un nome - assai noto ai fan degli Immolation - di quelli che non passano inosservati: ad occuparsi del compito è stato infatti Paul Orofino (storico collaboratore dei Riot V, ex Riot) in squadra con i nativi di Yonkers sin dal 1999, anno di "Failures of Gods". Da quel momento, Orofino non ha più abbandonato i newyorkesi, dando il suo contributo in ogni singola uscita. A supporto, Zack Ohren: mixing e mastering suo totale appannaggio, già collaboratore di realtà quali All Shall Perish, Flesh Consumed ed anch'egli vecchia conoscenza degli Immolation. Membro della squadra, nella fattispecie, dal 2010, dai tempi di "Majesty and Decay". Formazione vincente per nulla ritoccata o stravolta, il combo americano continua per la propria strada anche in questo 2017, non volendo disperdere neanche un grammo della verve creativa nata da questa importante sinergia. Spicca, in questo "Atonement", anche e soprattutto l'artwork utilizzato per la copertina: esso è rappresentato da una sorta di demone, da un angelo dell'Apocalisse, in linea con quelli che saranno i temi trattati nei testi. Distruzione e falsi Dei, estinzione della razza umana, rovina e macerie. L'alata figura troneggia nel disastro più totale, dividendo in due (a mo' di satanico Mosè) un mare d'esseri umani, annaspanti in un torrente insanguinato. Ci osserva con fare sardonico e caustico, preannunciando la nostra imminente fine. Grande lavoro, in questo senso, compiuto dall'illustratore Par Olofsson, messosi negli ultimi anni al servizio degli Immolation e di innumerevoli  altre bands. Piccola chiccha per i fan più affezionati: avranno costoro sicuramente notato l'utilizzo del vecchio logo della band, quasi che il gruppo volesse omaggiare direttamente l'epoca d'oro del death metal. Un logo più malvagio ed "appuntito", ben diverso dall'ultimo usato, scritto in un font decisamente più "elegante" ma se vogliamo anonimo.

The Distorting Light

Il primo pezzo della relase, "The Distorting Light (La luce che distorce)", ha inizio con un oscuro arpeggio di chitarra. Qualcosa di sinistro e lento che ci catapulta nell'inferno sonoro del gruppo. Gli strumenti esplodono in una cieca violenza quando, attraverso un riff di chitarra dissonante e lento, sostenuto da contrastanti e veloci blast beat, la voce cavernose di Dolan irrompe nel chaos creato dagli strumenti. "Immagini confuse, cos'è falso e cos'è vero? Un mondo visto attraverso strani filtri, nascondono la realtà che rifiutiamo di vedere. Visioni annebbiate che distorcono ogni cosa". Queste angoscianti parole ben si accompagnano all'oscurità generata dagli strumenti, si parla della realtà moderna: quest'ultima è sempre più sfumata, non si capisce per l'appunto "ciò che è reale e cioè che è falso", vediamo il mondo attraverso un filtro. Dopo questo primo sfogo, la razionalità prevale: si continua con un riff più classico e in mid tempo, situazione nella quale c'è tempo di inserire anche un breve assolo di chitarra. Ecco una nuova sfuriata, ecco un nuovo sfogo circa la tragica condizione umana: "Guerre che devastano e distruggono, anche la morte ormai viene giustificata. Questa è la nostra fine, una luce così oscura? non vedremo mai la verità. Il nostro paradiso di bugie si sgretola dinnanzi ai nostri occhi": si continua con una riflessione circa l'inutilità della guerra ed il fatto che, proprio dietro alla nostra cecità dovuta all'informazione pilotata, ci viene richiesto un estremo sacrificio in nome di valori e ideali inesistenti. Una persona che muore non suscita più alcun sussulto nelle nostre anime, la nostra vita è talmente ricca di benessere ed aspettative che non abbiamo tempo per riflettere riguardo ciò che ci circonda... finché il mondo crolla di fronte a noi, una volta che abbiamo modo di aprire gli occhi su quello che, in realtà, succede. Ogni riff suonato è pregno di malvagità, uno sfogo che ci porta ad uno stacco atmosferico e violento il quale, a sua volta, ci porta ad un break suggestivo e infernale. Il gruppo trasuda sensi di oppressione da ogni nota, dopo questo magnifico stacco si continua con un assolo di chitarra che ci riporta ad un'altra strofa, l'ultima. "Un mondo destinato a finire, ove diavoli divengono angeli. Nasciamo nel caos, cercando il divino". Il gruppo sembra lasciare un monito all'ascoltatore, ci dice che il mondo presto troverà la sua fine, questo perché il bene ormai non viene distinto dal male. Il caos prevarrà nonostante i dogmi, nonostante il nostro credere di aver raggiunto la divinità. Ecco un nuovo assolo e poi il ritorno al riff iniziale. Qualche altro verso ed il pezzo viene concluso.

When the Jackals Come

La conclusione netta del precedente pezzo sembra portarci direttamente a questo nuovo brano, "When the Jackals Come (Quando arrivano gli sciacalli)", aperto da un assolo di chitarra. Anche in questo caso la strofa viene basata su un riff veloce e dissonante, i blast beat furiosi sostengono la veloce cavernosa di Dolan il quale, ancora una volta, sceglie di farla da padrone grazie al suo essere mostruosamente padrone della scena. "Il fantasma del disordine si muove silenzioso fra di noi? invisibili, velati dal caos? piantano i semi del dissenso. Assassini della pace, servi del potere; il puzzo di debolezza e paura li attira, riescono a far crollare interi regni. Diventate senza accorgervene i loro servitori. Predatori all'assalto, diavoli in carne ed ossa". Sin da questi primi versi il gruppo si scaglia, con parole simboliche ma nemmeno troppo criptiche, contro le istituzioni religiose, indipendentemente dalla fede propugnata da ognuna di queste. La forza di queste vere e proprie organizzazioni sta nella capacità di regnare sfruttando la paura e l'ignoranza. Silenti e invisibili, i servi di queste associazioni criminali si muovono e proliferano nel chaos, rafforzando il loro potere ed "assassinando la pace", bravissimi come sono a creare dissenso / scatenare vere e proprie guerre. Ecco uno stacco più lento che ci porta ad una sezione appunto più pacata ed anche qui atmosferica: "Ingurgitano i nostri sogni, li oscurano... ci provocano incubi. L'avidità è il loro dio, ed i loro Dei vi divoreranno". La religione intesa come fede cieca e dogmatica fa sprofondare le persone nell'incubo, i sogni non esistono più, l'unico Dio che regna è quello dell'avidità, della voglia di arricchirsi a qualunque costo. Il loro è un Dio che divora famelico potere e il denaro. Si ritorna poi al bridge fino ad una nuova sezione dove i blast beat rimangono imperanti, mentre le chitarre girano su riff sempre dissonanti e che sembrano essere in netto contrasto con la velocità della batteria. Ecco che tutto si spegne, una sola chitarra emerge dal gruppo, quest'ultima viene doppiata dopo un giro dall'ascia in seconda. La batteria rimane discreta con rullate dinamiche, in grado di dare sostegno alle chitarre senza coprirle; il gruppo continua con questa atmosfera portandoci ad un assolo che lentamente chiude il pezzo. Classica invettiva dei Nostri contro la Chiesa ed affini, nulla di poi troppo nuovo o sconvolgente.

Fostering the Divide

Le cupe chitarre irrompono nel silenzio lasciato precedentemente dagli strumenti, arriva il turno di "Fostering the Divide (Fomentando la divisione)". La batteria, fulminea, sottolinea il loro ingresso, il pezzo si sviluppa con lentezza e sempre attraverso la dissonanza dei riff. La prima strofa scorre liscia, senza intoppi, sino ad arrivare al magnifico refrain, epico e ben pensato. Ancora una volta il gruppo decide di scagliarsi contro la religione, in particolare nel ritornello. Un verso compone quest'ultimo, il verso più eloquente di tutto il momento ed il brano: "Marciscono le masse, attendendo che il mondo erutti devinitivamente". Come detto nel brano precedente, un qualcosa che silenziosamente si insinua fra di noi e rode il nostro animo, consumandolo lentamente ogni giorno di più. La religione quindi andrebbe a banchettare con le carni delle masse di credenti, pilotate dai loro leader, ancor più folli e ciechi di loro. Secondo il pensiero del gruppo di Yonkers, quindi, la religione è fatta per dividere e non per unire: divide il mondo e le persone, gli uomini si guardano l'un l'altro con occhi pieni d rabbia, pronti a sopraffare il prossimo e ad affermare il loro credo. Le persone sono disgustate da quelle diverse da loro, l'esca che i cosiddetti santoni lanciano è irresistibile... visto che, molto probabilmente, il gruppo potrebbe riferirsi alla promessa di vita eterna oltre la morte. Servire bene il proprio Dio per ottenere poi molto in cambio: una volta che avremo abboccato, allora ci avranno in pungo, conducendoci sulla strada della ferocia e della cieca fede. Si ha una nuova strofa e poi un altro refrain, ecco che si accede ad una sezione mid tempo dove il gruppo dimostra di sapere incedere con classe, costruendo un pezzo su di un riff relativamente essenziale. Un'esplosione di violenza segue questa sezione, la voce di Dolan si alterna alla devastante chitarra di Vigna, il gruppo aggiunge riff di grande effetto e successivamente si spegne per la conclusione del pezzo, troncato in maniera netta e diretta. Un bell'assalto sonoro vecchio stile, un brano che costruisce la sua forza sulla sua schiettezza ed essenzialità. Nulla di troppo elaborato, anzi. Eppure, la vera forza degli Immolation è proprio questa; il suonare potenti e diretti, non aggiungendo fronzoli inutili alla propria proposta, presentandola direttamente uscita dai loro strumenti, senza filtri od accorgimenti.

Rise the Heretics

Se i precedenti pezzi facevano dell'atmosfera il loro punto forte, con "Rise the Heretics (Insorgono gli Eretici)" abbiamo una partenza a grande velocità. Il gruppo aggredisce senza pietà premendo il piede sull'acceleratore, il pezzo risulta sempre pesante e pieno, senza mai un momento di stanca o peggio ancora noia. Ecco che si arriva ad una nuova sezione, leggermente più lenta, il cantato di Dolan ci accompagna verso una nuova ripresa dove invece sono gli assoli di chitarra a distruggere tutto quello che trovano sulla loro strada. Insomma, si continua alla vecchia maniera: picchiando e calciando, gli Immolation vogliono mostrare alle nuove leve quanto loro siano ancora in grado di far più male di quanto molti si immaginino. Pezzi come questo ne sono la prova lampante, i newyorkesi filano via come treni, menando veri e propri fendenti agli ascoltatori ignari, incapaci di poter resistere a cotanto sfoggio di potenza e violenza. A proposito di distruzione  senza quartiere, il testo tratta di una sorta di rivolta contro il mondo religioso; una rivolta messa in piedi dai cosiddetti eretici di tutto il mondo, da tutti coloro i quali hanno finalmente deciso di abiurare il credo cattolico, musulmano od ebraico che sia. Niente più Dei, niente più religione. L'uomo è l'unico fautore del suo destino, della sua fortuna ed anche della sua sfortuna. Un messaggio dalla portata imponente e rivoluzionaria, un po' come la massa che sta muovendo questa guerra ai falsi credenti di tutto il globo. La forza dei rivoltosi è enorme, essi si gettano violenti sui dogmi come avvoltoi su una carcassa, pronti a disintegrare ogni stupido comandamento. L'esercito sarà sempre più forte e distruggerà la luce della speranza, dopo essere insorto nel momento propizio, il quale è lì e lì per giungere, dopo secoli di tribolazioni.  Parole al vetriolo, sorrette da una nuova, continua ondata di violenza strabordante, la quale ci porta però ad uno stacco dove una accordi di chitarra puliti vengono ripresi da tutto il gruppo per un'ultima sezione atmosferica. Il pezzo viene chiuso dalla sola chitarra, sempre con quegli accordi atmosferici e sinistri. La battaglia finale è cominciata, dobbiamo solo scegliere da che parte stare.

Throw to the Fire

Un Fade-In di chitarra ha il compito di dare il via "Throw to the Fire (Gettare nelle fiamme)", brano che inizia in maniera cauta e silenziosa, un angosciante incipit il quale ha il compito di condurci sino alle soglie della prima strofa. I ritmi non sono veloci, tutt'altro, la voce di Dolan emerge imperiosa sull'ensemble di strumenti. Ecco uno stacco, la chitarra solista risulta lontana anche se ben inserita nel contesto generale. Il pezzo, dopo questa breve parentesi dell'ascia in solitaria, continua con il suo lento incidere. Ecco un altro stacco di chitarra, la batteria esplode con violenza e sfrontatezza, ecco che l'ormai arcinota chitarra solista interviene massacrando le orecchie dell'ascoltatore. Gli Immolation sono definitivamente esplosi, e vogliono dimostrarcelo in maniera chiara e netta, senza compromesso alcuno. L'assolo risulta ben pensato, la base ritmica non è da meno ed anzi valorizza incredibilmente il momento solista, che come il pezzo tutto si mostra decisamente ostentando velocità e ferocia, fino ad arrivare ancora una volta allo stacco che abbiamo già ascoltato. Quest'ultimo funge letteralmente da spartiacque, trasportando con sé il pezzo e trascinandolo verso lidi maggiormente lenti e atmosferici. La sola chitarra va a chiudere il brano con il riff posto in apertura, dando fine ad un altro momento molto ben riuscito e congeniato. Nel testo si affronta il tema della guerra, si capisce come i narratori formino un esercito decisamente deluso e scoraggiato, con il compito di attaccare i propri nemici, senza porsi nemmeno una domanda circa le loro intenzioni o la loro effettiva natura. Inizialmente, si racconta, molti leader e generali avevano promesso il raggiungimento della tanto agognata pace, di un'età dell'oro raggiungibile solo dopo enormi sacrifici sul campo di battaglia. Insomma, un premio da raggiungersi solo attraversando a mo' di ordalia il chaos a cui solamente la guerra può dare vita. Nel finale, il gruppo si ricongiunge al tema anticristiano, predominante nelle liriche della sua discografia: si intuisce che le vittime di guerra verranno poi sacrificate al diavolo, l'erosione dell'umanità è iniziata. Sacrifici all'altare del Dio della guerra, combattere unicamente per salvare gli scopi primari di chi manda questi ragazzi al macello, senza curarsi delle loro vite. Combattono per l'altrui avidità, mascherata di eroismo e patriottismo. Niente di tutto questo... sacrifici, e basta. Semplici, inutili sacrifici.

Destructive Currents

Il pezzo dinnanzi al quale ci troviamo in questo momento, "Destructive Currents (Correnti distruttive)" è probabilmente il più orecchiabile della relase. Le chitarre e la batteria infondono sin da subito potenza alla traccia, la voce di Dolan procede diretta e senza intoppi. Un ensemble in grado di presentarci una prima strofa la quale si compone sostanzialmente di due sezioni ben congiunte tra loro. Con la seconda strofa il gruppo non dà segni di cedimento, i riff sui quali viene costruito il pezzo sono semplici e ben assimilabili. In questa prima porzione di brano il gruppo parla di quanto la violenza esploda e si scagli verso le bugie che saziano il bisogno di sicurezza tipico dei creduloni in ascolto. Ancora una volta ci si scaglia contro i predicatori e contro le credenze, lo si capisce bene in un verso a dir poco eloquente, rappresentante in toto il pensiero degli Immolation: "i maestri li servono e si prendono il resto, lanciando le bombe della discordia". Divisi siamo più manovrabili, soggiogati da bugie millenarie, atte solamente a farci scatenare in un'infinita guerra fra poveri. Ecco uno stacco di chitarra, dove il gruppo ritorna a marciare con lentezza e a proporci il refrain del pezzo. "Frastagliati e sconvolti da correnti distruttibe, il veleno viene diffuse fra le nostre vite... un male che vive, muore e prospera in continuazione, muovendosi sinistro". Un ritornello che descrive scenari apocalittici e desolati. Questa corrente distruttiva, il male primordiale della divisione, soffierà spargendo veleno ed in tutto questo vi sarà chi morirà e chi vivendo, potrà prosperare. Chi saprà cavalcare l'onda, risultando abbastanza furbo e meschino. Dopo questa sezione si accede al bridge, le chitarre risultano ben sostenute dalla batteria, dopo un'altra parte di strofa si ha l'assolo di chitarra; a circa metà dell'assolo troviamo un rallentamento sul quale Vigna inserisce i suoi lick dissonanti ma sempre ben pensati, Dolan interviene con il growl infernale e continua la strofa. Il gruppo va poi a riprendere il riff portante e continua con il refrain che ha il compito di chiudere il pezzo. Divisi e comandati, da sempre e per sempre. Questo è il destino dell'umanità, non possiamo far altro che perire sotto i colpi delle correnti e di chi, diabolicamente scaltro, ha saputo cavalcarle. 

Lower

Un arpeggio pulito e malinconico di chitarra ha il compito di dare inizio a "Lower (Povero)", pezzo che esplode poco dopo con la voce di Dolan a farla da padrone. Il riff di chitarra che l'accompagna riprende il motivetto iniziale, il pezzo in queste prime fasi colpisce per la sua epicità e per le sensazioni che si avvicendano nell'ascoltatore, suscitando in lui potenza ed angoscia nello stesso momento. Gli Immolation qui colpiscono in altro modo, senza velocità e senza rallentamenti assurdi, tuttavia ci troviamo di fronte ad un riff memorabile e ben congeniato. Il pezzo si assesta poi su lidi classici, abbiamo le chitarre lineari e dirette sorrette da fulminei blast beat che ci conducono ad un assolo di chitarra anche qui ottimo. Un rallentamento segue questa esplosione di violenza. Vigna coglie l'occasione per abbellire ogni passaggio con la sua chitarra, si prende il riff portante sulla quale ancora una volta Dolan la fa da padrone con la sua voce. Il pezzo viene chiuso in maniera netta ma con maestria, si ha la sensazione che il brano muoia da sé proprio come si è presentato, senza che la chiusura risulti secca e fredda. Un commiato degno del nome degli Immolation, non c'è che dire! Nel testo il gruppo va a raccontare quella che potrebbe essere la discesa nella follia e nell'egoismo di un uomo. L'anima del protagonista si inabissa ma allo stesso tempo raggiunge il paradiso macchiandosi si avidità e tradimento. L'uomo diventa un essere, definito come la più bassa forma di vita, il peccato è l'unica cosa che ormai interessa al protagonista, l'unica passione che egli effettivamente ha: l'anima diventa sempre più scura, raggiungendo abissi dal quale questa non potrà più risalire. Un uomo che si trova suo malgrado a fare i conti con la sua scellerata esistenza. Cos'ha sacrificato per raggiungere il suo "paradiso"? Ha mentito, imbrogliato, rubato, tradito. Non ha neanche un amico, non ha una famiglia. Tutti hanno preso le distanze da lui, proprio lui ha voluto sacrificare chiunque per raggiungere i suoi scopi. Ecco che tutto d'un tratto si sente povero, inutile. Nessuno lo considera, le migliaia di facce sorridenti che lo circondano sono dettate da semplici interessi materiali. La sua ricchezza non conta più nulla, lui non conta più nulla. Quale sarà, dunque, il suo triste destino?

Atonement

Gli strumenti irrompono violentemente nel silenzio lasciato da recedente pezzo, introducendo dunque la rocciosa titletrack, "Atonement (Espiazione)". La batteria si assesta prima su un groove deciso e roccioso per poi lanciarsi in velocissimi blast beat, con le chitarre seguono l'andamento dei tamburi per le prime parte della strofa. Un magistrale stacco, denso e decisamente corposo, fa respirare l'ascoltatore prima che il gruppo si lanci in una tirata senza fine, con violenza e sfrontatezza, lacerando e distruggendo ogni ostacolo decida di parsi loro dinnanzi. Ecco un rallentamento, gli arpeggi di chitarra si avvicendano, le numerose tracce di chitarre si sovrappongono dando vita ad una sezione ricca che richiede numerosi ascolti per essere apprezzata, tanto risulta particolare e variegata. Una sezione forse meno immediata di altre ma non per questo meritevole d'essere lasciata da parte o comunque snobbata: prendetevi il vostro tempo e godetene tutti, state certi che in seguito non avrete nulla di cui pentirvi! Il gruppo procede poi con linearità, in maniera diretta, sfociando in una sezione anch'essa degna di nota benché meno dinamica o comunque impegnata della precedente. Un'altra variazione ci attende al varco, però, in concomitanza con la fine delle ostilità: la conclusione del pezzo risulta semplicemente fantastica, con una batteria quadrata e diretta che sostiene le numerose digressioni strumentali dei musicisti, pirotecnici a dire poco, esuberanti e decisamente sul pezzo, dal primo all'ultimo. L'espiazione a cui si riferisce il titolo della canzone è quella a cui dovranno fare fronte tutti i predicatori, i quali con le loro menzogne hanno spinto le persone da loro raggirate a compiere atti di violenza insensati. Le guerre basate sulla religione hanno provocato morte e distruzione, tanti innocenti sono passati a miglior vita in maniera inutile ed anche brutale, in molte occasioni. Sangue, devastazione, distruzione e lacrime di sangue. Il mondo è finito nel caos per colpa di stupide questioni di principio, messe in piedi per fini prettamente economici, sottomesse a continui giochi di potere. Così, per tutti gli orrori perpetrati ai danni degli indifesi, per gli atti compiuti con cieco odio e per i loro crimini contro l'umanità, questi cosiddetti leader religiosi saranno puniti, espiando le loro colpe, placando le anime dei morti che ancora oggi, nel vento, urlano "vendetta!"

Above All

La chitarra di Vigna conduce, con un riff di ispirazione quasi black, l'intro del pezzo successivo, "Above All (Prima di tutto)". Dopo questa introduzione è tempo che il resto dei musicisti faccia il suo ingresso, presentandosi alla grande, in maniera decisa e violenta. La voce di Dolan sovrasta tutto nel corso della prima strofa, il ritmo è lento ma non per questo poco serrato, anzi, il senso di oppressione che il gruppo riesce a scatenare è in questo senso notevole; l'impatto è alle stelle così come la compattezza generale della composizione, diretta e violenta, come un colpo di coltello ricevuto all'improvviso. Con decisi cambi di velocità il gruppo riesce a tenere sempre alta l'attenzione dell'ascoltatore, il brano si conferma molto vario, spaziando da momenti lenti e marziali a sfuriate di blast beat occasionali, una buona occasione per devastare per bene l'ambiente circostante. Il pezzo scorre liscio senza troppi intoppi sino alla conclusione, preceduta da un break down orecchiabile ed assimilabile; l'epicità raggiunge ottimi livelli alla fine del pezzo che viene chiuso di netto, come tranciato da un'ascia. Il testo rientra appieno nella tradizione del gruppo, si parla di una sorta di demone, forse del diavolo in persona, che sta tentando un uomo. Gli promette di elevarlo al di sopra del suo sapere e di mostrargli la strada da seguire se una alleanza verrà in caso stipulata. Con la possessione il demone può esercitare il suo potere attraverso il corpo di un uomo, il suo regno ormai sta per arrivare. Egli siederà su di un trono imponente, forgiato mediante la fusione delle anime da lui stesso tentate. "Sopra ogni cosa", servire il Male per divenire immortali, per renderlo il più potente delle entità. E' facile cadere in queste tentazioni, è fin troppo facile rispondere "sì" alle sue domande. Vogliamo essere i più potenti? Vogliamo dominare il mondo? Quanti esseri umani avrebbero il coraggio di urlare "no", messi dinnanzi a determinate prospettive? Ben pochi, è inutile sottolinearlo. Non sappiamo però che cedendo non facciamo altro che rafforzare qualcun altro, e non noi stessi. Una vita da servitori, che si creda nel diavolo o lo si ignori.

The Power of the Gods

Un riff lineare di chitarra, pesante e denso come il catrame, sostenuto da una batteria quadrata dà il via a questo penultimo brano, intitolato "The Power of the Gods (Il potere degli Dei)". Gli ingredienti che abbiamo avuto modo di assaporare nei precedenti pezzi ci sono tutti, abbiamo una voce cavernosa e una chitarra solista che sembra impazzita, quando si lancia in digressioni sempre ispirate, che danno al pezzo un qualcosa in più. È un continuo alterarsi di riff ispirati e catacombali, pensiamo anche solo alla sezione che segue la prima strofa: dapprima ci si trova di fronte un riff lineare, subito dopo le chitarre si avvicendano senza soluzione di continuità in una fuga spettacolare ed imperiosa che sfocia ancora in una volta in un breve assolo d'asce. Pirotecnicità, momenti scoppiettanti e roventi, non abbiamo neanche un secondo per riposarci o comunque distogliere l'attenzione che subito gli Immolation riescono a prenderci per la collottola, impedendoci di scappare via dalla loro turbolenta esibizione. In seguito, il gruppo riprende ad aggredirci senza pietà, in maniera diretta. Abbiamo quindi per tutto il pezzo un susseguirsi di accelerazioni e rallentamenti che comunque non tolgono dinamica al brano, semmai tutt'altro. Il gruppo in questo espediente si conferma preparatissimo e capacissimo, la maestria nel variare il pezzo elaborando un insieme di riff che si susseguono l'un l'altro per poi ripetersi. Il testo non si discosta molto dal main theme del disco tutto, si parla ancora di religione e di come il suo potere, il potere degli dei, sia effettivamente in grado di dividere le persone e portarle a imporsi su coloro i quali non condividano le loro stesse idee. L'avidità della religione provoca disagi e situazioni violente, sembrerebbe però non interessare a nessuno, quello che conta è il controllo e il dominio delle masse. Chi potrebbe mai, dopo tutto, accorgersi di quanto accade? Siamo talmente ciechi da esserci ridotti ad osservare in silenzio, incapaci di distinguere il bene dal male. Sappiamo solo attaccare a comando, aspettando che il prete, il rabbino o l'imam ci diano l'ordine. E ci buttiamo a capofitto in battaglie degradanti, incapaci di far trasparire la vera natura umana: quella intelligente, solidale, sensibile e volenterosa di scoprire, di migliorare l'ambiente che la circonda.

Epiphany

L'ultimo pezzo di questa bella relase, "Epiphany (Manifestazione)" ha inizio in maniera lenta e atmosferica. I ritmi, dopo la prima parte della strofa, vengono rallentati ancora di più con l'emergere della chitarra solista. Si continua poi sempre con la strofa, il gruppo si rende artefice di un ottimo stacco che ci porta a sua volta ad una nuova sezione, velocissima e infernale. E' qui che i Nostri decidono di sfoderare ancora una volta gli artigli, dando vita ad un momento cruciale e cruento, di pura follia omicida. Gli Immolation squarciano e sparano con i loro mitra, non facendo prigionieri e seccando con colpi precisi tutto ciò che si muove o abbia il coraggio di tentare la scalata al loro muro sonoro. Le chitarre iniziano a macinare un riff in tremolo picking abrasivo e diretto, la batteria le sostiene senza perdere un colpo, Dolan fa il resto aggredendo al solito molta tensione nell'ascoltatore, il quale si trova quindi a dover affrontare la rabbia di un singer cavernoso e feroce, supportato da uno tsunami strumentale in grado di non lasciare scampo. Il pezzo continua senza intoppi, fino alla conclusione. Il testo del pezzo è particolarmente violento, si descrive quella che potrebbe essere la definitiva Apocalisse. Dopo viaggi nei meandri dell'animo umano, dopo averne esplorato i meandri più corrotti e disgustosi, ecco dunque che ci avviamo alla più sensata delle conclusioni. Le parole che descrivono al meglio questa fine decisiva sono: odio, fuoco, cenere e polvere. Le bugie raccontate dalla religione, dalla politica, dalla società ed in generale da tutti stanno per essere bruciate e ridotte in niente. Il cielo si infiamma, il suolo è polverizzato, il paradiso è ormai perduto. Dove viviamo? In un cumulo di cenere e macerie... ed il bello d'ogni cosa è che questa meta è stata scelta da noi per noi. Noi, con il nostro comportamento squallido ed irresponsabile, ci siamo condannati all'eterna dannazione, alla Fine. E non possiamo più tornare indietro.

Immolation

"Immolation (Immolazione)". La ri-registrazione della traccia posta a conclusione dell'album di esordio "Dawn of Possession" del 1991 risulta essere sorpresa gradita; anche se, per dovere di cronaca, mi sento di affermare quanto la traccia originale non fosse certo registrata male o priva di impatto. Il pezzo risulta essere un vero classico, personalmente adoro la nenia infernale che compone il refrain. "Smembrato, dissacrato, morte divina, un fato lascivo!! Diffondete l'odio!!". Diciamo pure che il refrain riassume per bene l'ideale del gruppo in merito alla religione e alle divinità, la sfrontatezza tipica dell'album di esordio viene qui riassunta alla perfezione. Odio totale contro il sacro, la vittoria del profano su ogni cosa celeste. Il rifiuto del dogma, del preconcetto, dell'obbedienza cieca. I newyorkesi non volevano sin da allora credere ad una sola virgola pronunciata in una chiesa, in una moschea od in una sinagoga: per loro, tutto ciò che puzzasse di "divino" avrebbe dovuto fare una sola ed unica fine... quella narrata in "Epiphany", per intenderci Interessante notare come il testo di questo brano risulti decisamente più "puerile" rispetto a quelli qui presentati, crudi ma decisamente profondi ed impegnati. Questo perché il contrasto fra gli Immolation primitivi e quelli più maturi è evidente, anche e soprattutto nel processo di scrittura delle liriche. Uno stacco che invece non si percepisce poi troppo a livello musicale. Certo, il brano risulta in questa nuova veste meglio eseguito e più curato... ma non stona di certo se messo accanto ai grandi classici del genere, mostrando le radici sempre solide, non certo più brutte dei rami più articolati e rigogliosi mostrati in questo 2017. Un bel riff roccioso di chitarra fa il resto e la velocità , se escludiamo gli stacchi più rocciosi e monolitici, la fa da padrone in questo pezzo. Retaggio del tempo era quello di creare pezzi ferini e aggressivi, ed i Nostri non avevano certo fatto eccezione. L'influenza thrash è poi ben percepibile in alcune sezioni di questo brano, soprattutto nelle fasi che anticipano le accelerazioni. 

Conclusioni

Fra una splendida sequela di nuovi brani ed un graditissimo quanto inaspettato ritorno al passato, siamo dunque giunti alla fine di questa nuova fatica di casa Immolation. Un nuovo capitolo da aggiungersi ad una ricchissima discografia, densa di grandi momenti, di capitoli esaltanti, a conferma di una carriera straordinaria mai passata in sordina ed anzi, sempre continuamente infuocata e sul pezzo, mai "spenta" o messa in standby. Questo "Atonement" non può che definirsi come un ottimo lavoro. La maestria dei musicisti qui presenti non è in discussione e non lo è mai stata: posso dunque parlare a titolo personale ma non troppo, quando affermo senza paura il fatto che, quando ci si accinge a recensire un disco come questo, non si possono avere poi troppi dubbi sulla qualità del lavoro tutto. Possiamo disquisire circa la bravura dei musicisti, sull'esecuzione in generale, il responso sarebbe sempre il medesimo. Ovvero, non ci troviamo di certo di fronte ad un gruppo di ingenui adolescenti alle prese con l'album di esordio. Anzi, siamo al cospetto di una formazione storica, decisiva per lo sviluppo di un genere e francamente ben più in forma di tanti altri colleghi, anche leggermente più considerati e blasonati. Semmai, quel che a noi interessava davvero era invece  capire lo stato di salute del gruppo. Capire se gli Immolation avessero avuto ancora qualcosa da dirci oppure se, come molti gruppi che in passato hanno dato vita a dischi memorabili e sono ormai circondati da un alone di leggenda, il nuovo disco rappresentasse al contrario una scusa per dare ai fan qualcosa di nuovo da ascoltare e tornare in tour, giusto per timbrare un cartellino, mostrare una scialba presenza o poco più. Risposta delle migliori, fortunatamente: davanti abbiamo gli Immolation, il cui nome è sinonimo di garanzia totale. Non ho mai avuto assolutamente il sentore che la nuova opera fosse stata concepita solamente come un riempitivo, un modo per andare avanti, anzi. Tangibili e note risultano la passione e la cura che tutti i nostri mettono non solo nella composizione ma in tutti i dettagli che, a detta di chi scrive, rendono questo disco così piacevole e apprezzabile. Nel corso del track by track mi è piaciuto fare riferimento a come, in molte sezioni dei vari brani, vi sia una cura quasi maniacale nei riguardi di tutto ciò che venga suonato, niente è lasciato al caso e anzi, dopo svariati ascolti è possibile giungere ad un quadro completo del contenuto dell'album. Non stiamo assolutamente dicendo che quest'ultimo stenta a farsi apprezzare, tutt'altro, durante i primi ascolti è possibile essere coinvolti  solamente dai riff più orecchiabili e ormai classici del death metal... la qualità che fa di questo disco un'ottima uscita è la cura del dettaglio, ogni singolo armonico di chitarra, ogni singolo colpo di batteria è pensato in funzione del pezzo, senza che si getti qualcosa all'interno della singola canzone per far minutaggio fine a se stesso, senza che ci si dilunghi in soluzioni trite e ritrite; questo vale anche per alcuni pezzi ("Lower" su tutti) che sono posti in fondo al disco e che dovrebbero essere, in teoria, quelli che tendono ad essere più scontati e ripetitivi. Correte quindi a comprare "Atonement" degli Immolation e non ve ne pentirete, siamo davanti ad un'istituzione che si riconferma come realtà vitale e ben inserita anche nel panorama del death metal moderno, altro che vecchietti...

1) The Distorting Light
2) When the Jackals Come
3) Fostering the Divide
4) Rise the Heretics
5) Throw to the Fire
6) Destructive Currents
7) Lower
8) Atonement
9) Above All
10) The Power of the Gods
11) Epiphany
12) Immolation