HIM

Razorblade Romance­

2000 - BMG

A CURA DI
ANDREA CERASI
25/07/2018
TEMPO DI LETTURA:
8

Introduzione Recensione

Iconografia glam anni 80, immagini estreme e colorate, una smussata ai suoni per renderli laccati e ancora più orecchiabili e il gothic metal si fa ancora più romantico e furbescamente pop, pur mantenendo una qualità assurda e un'ispirazione melodica miracolosa, frutto del talento smisurato del menestrello Ville Valo, giovane e ribelle, che gioca con la sua sessualità e utilizza il suo fascino femmineo per sedurre orde di vampiri assetati di musica oscura, ma che non dimenticano il romanticismo e l'ilarità. È il 1999 quando gli HIM capiscono che è arrivato il loro momento: il momento di fare sul serio, di sfondare davvero, al fine di conquistare una grossa fetta di pubblico giovanile e di rivoluzionare il mercato discografico, almeno quello scandinavo, puntando ancora più in alto, cercando in tutti i modi di sedurre dapprima l'intera Europa, poi l'Asia e infine gli U.S.A., specialmente questi ultimi, che potrebbero comportare enormi introiti e un bacino di pubblico sterminato. Tutti quanti, dai musicisti allo staff fino all'etichetta discografica, sanno che serve una piccola ma significativa modifica per sbarcare in America, terra da battezzare e ancora troppo lontana agli occhi della band, e allora la produzione ci mette lo zampino: il materiale inedito concepito dai finlandesi passa nelle mani del produttore inglese John Fryer, il quale lo lustra a dovere, abbassando i toni delle chitarre e pulendo il suono cupo che avevamo ascoltato nel disco di debutto. Le sessioni sono lunghe e stressanti e tutto quello che viene inciso, che poi ritroveremo nel bootleg "Slippery When Dead", citazione distorta di uno degli album storici dei Bon Jovi, nella sua veste originaria, più possente, genuina e forse anche migliore, passa sotto il controllo del produttore che ne ritocca fortemente i tratti, riconsegnando il lavoro con suoni cromati e popeggianti, tuttavia senza snaturarne il fascino e l'oscurità di fondo. "Razorblade Romance" esce nel gennaio 2000 e subito appare come un album iper-prodotto, il che non vuol dire che sia un male, studiato fin nei minimi dettagli per essere orecchiabile, per entrare in classifica e conquistare nell'immediato, concepito come un tripudio di melodia tanto ricercata da rendere ogni singolo brano una potenziale hit. Oltre a un'ispirazione melodica sbalorditiva, che pone in evidenza una serie di ritornelli talmente magici ed evocativi da sembrare dettati dalle divinità notturne, gli arrangiamenti mostrano un gruppo preparato e in piena sinergia, che non rinuncia comunque alla potenza della sezione ritmica, sempre adagiata su toni tipicamente heavy metal, ma meno pressanti rispetto a quelli ottenuti in "Greatest Love Songs Vol. 666". La forma-canzone si semplifica, niente più basi stratificate, niente più lunghissimi intermezzi funesti che spezzano il ritmo, il minutaggio medio si accorcia e le tonalità doom si attenuano in favore di accelerazioni spontanee atte a investire l'ascoltatore, in un crocevia di suoni eleganti sostenuti dalle tastiere e dagli arpeggi acustici. Alla fine del tour per promuovere il primo disco e prima di entrare in studio per il secondo album, gli HIM licenziano il batterista Patka e lo rimpiazzano con Gas Karppinen, cementando un nucleo che durerà fino alla fine. "Razorblade Romance", rilasciato in tre diverse edizioni e con tre track-list differenti, si appropria non solo di un sound totalmente rinnovato, che unisce gothic e glam metal per un connubio che vede freschezza e tradizione legati dagli stessi ideali, ma fa presa specialmente per la sua smaccata iconografia e per il suo simbolismo. Il vocalist posa seminudo su uno sfondo fucsia, l'art-work del primo album viene aggiornato e se lì il prode Valo, contornato dalle tenebre, assume una posa statuaria, quasi timida, e ha lo sguardo perso nel vuoto, in questa occasione è più spregiudicato, vivo più che mai, dallo sguardo sicuro e malizioso, intento a giocare con la sua sessualità e con i suoi lineamenti aggraziati, contornato da un'aurea ambigua, screziata da simboli in rilievo che glorificano lo stile dei tatuaggi impressi sulla sua pallida pelle. "Razorblade Romance" è un lavoro di altissima spiritualità, dal simbolismo eccentrico, consacrato dalla voce tutta miele e tabacco del cantante di Helsinki, e che racconta storie di amori impossibili e di morti precoci, celebrando, come da tradizione gotica, il divino matrimonio tra entità benevole ed entità malefiche, tra amore e morte, tra ragione e sentimento.

I Love You (Prelude To Tragedy)

Il ritornello è sospirato, proveniente dal nulla, un oblio evocato dal leggiadro tappeto dei synth, poi la sezione ritmica esplode: chitarre heavy metal, basso pulsante, drumming furibondo, e I Love You - Prelude To Tragedy (Ti Amo - Preludio Alla Tragedia) prende forma per intavolare in misto tra goth e glam metal, un'unione vincente che gli HIM hanno saputo rendere al meglio. Il brano denota una certa dinamica, è potente, veloce, dotato di una melodia irresistibile, ma di certo non dimentica di trasmettere oscurità e malinconia. "Non riesci a vedere, mia cara, che più ci provo duramente e più ci allontaniamo l'uno dall'altro? Credimi, più dolce è il bacio e più fredde diventano le tue braccia, e così anche il tuo cuore". Valo è sensuale, gorgheggia, ansima, si protrae in un falsetto che precede il ritornello, quello che abbiamo sentito in apertura, ma questa volta è possente, cantato con voce baritonale, proveniente dall'inferno, poggiato sui colpi inferti alle pelli da Gas e dal vortiginoso giro di basso, che fa la parte del leone in questa occasione, di Migé. "Lo vedo nei tuoi occhi, lo sento nel tuo tocco, lo assaporo dalle tue labbra, io ti amo ancora di più", recita un chorus fenomenale, dal drumming grintoso ma, allo stesso tempo, dalle forme erotiche, dove il vocalist palesa la sua innata versatilità passando da note estremamente basse al falsetto finale. Il basso è pressante e morboso, insieme ai fraseggi taglienti di chitarra mette in scena questo struggente amore: "Stanotte, mia cara, più mi avvicino e più tu sei senza amore. Non lo senti? Più freddo è il tuo tocco è più mi accendo di passione, più velocemente batte il mio cuore". Valo declama il suo eterno amore ultraterreno, quasi divino, nei confronti di questa donna fatale, gelida, astratta, lontana e forse irraggiungibile. Linde sferza l'aria con una serie di assoli che fanno da contorno alla ripresa del refrain, che ci conduce alle ultime battute. Il pezzo è diretto, lineare, segue una struttura scarna, ridotta all'osso, ma che impressiona per ispirazione melodica, senza dimenticare la cura di ogni strumento, che pesta pesantemente nonostante un suono estremamente ripulito in fase di produzione. L'attacco è vincente e ci introduce nelle atmosfere del disco, in un clima di apocalittico amore, molto simile a un sentimento di perdizione e di morte.

Poison Girl

Ancora un'apertura affidata al ritornello, poggiato sulla chitarra acustica, e in origine proprio lo stesso l'arpeggio acustico avrebbe dovuto sostenere l'intero minutaggio, come è possibile ascoltare nella versione originale contenuta in "Slippery When Dead", invece col missaggio finale si sceglie di rendere Poison Girl (Ragazza Velenosa) più velenosa e diretta, perdendo magari l'attitudine macabra della prima versione in favore di maggiore appeal sonoro. Le tastiere del nuovo innesto Emerson Burton cullano l'ascoltatore nel dramma che sta vivendo il nostro protagonista, descritto da un Valo efebo e smaliziato che, accompagnato dal magistrale basso di Migé, narra: "Lei era una preda per la crudeltà dell'amore, mentre il serpente le strisciava dentro fino al cuore. Il bacio più gelido e il suo amore cessava di esistere, mentre noi due ci allontanavamo". Il simbolismo religioso è chiaro: il serpente, sinonimo di peccato, si insinua nel cuore della ragazza, rendendola subdola, gelida, avvelenata, ma proprio il veleno iniettato nel suo corpo e nella sua anima affascina il ragazzo e accende il suo tormentato amore. "L'ho fatto solo per lei, l'amore ci vuole morti, solo me e la mia ragazza velenosa. L'ho fatto per lei, il cuore dell'amore è morto, solo per me e per la mia ragazza velenosa", recita un ritornello sublime, dove Valo assume un'aria solenne e cerimoniosa grazie alla stratificazione vocale che lo avvolge in un tripudio di cori tenebrosi. Migé riprende a spingere, Gas lo accompagna con un drumming quadrato e cupo, ed ecco la seconda parte: "Il fuoco nei suoi occhi impallidì per poi spegnersi, quando il veleno raggiunse il suo cuore. Nella beatitudine più fredda la fede cessò di esistere, mentre ci allontanavamo". Linde si lancia in un solo sensuale, che trasuda passione e calore, richiamando lo stile di "Wicked Game", dal riffing estivo e retrò, dando il via al fugace bridge, cantato con voce grave, celebrando questo rito alchemico di grande impatto: "E il sapore di veleno sulle sue labbra è quello di una tomba". Amore e morte, sempre e costantemente uniti, e la cerimonia melodica che stiamo ascoltando è un'unione tra due entità così diverse ma così vicine. La ragazza velenosa è ormai infetta, il suo amore e i suoi sentimenti sono corrotti, e basta un solo bacio per uccidere il suo amante, un bacio fatale, che sa di amore e odora di morte.

Join Me In Death

Burton accarezza le note del piano, consegnandoci una delle ballate più popolari degli HIM. Join Me In Death (Unisciti A Me Nella Morte) è carica erotica, una sofisticata perla gotica impossibile da non apprezzare. Un grasso giro di basso ci invade i timpani, le tastiere ci prendono per mano e ci portano in un mondo paradisiaco, quieto, sognante, e dal dolce torpore ci risvegliamo soltanto quando Linde accenna a incursioni metalliche tra una strofa e l'altra, per poi abbracciarci col candore della sua chitarra nel bellissimo ritornello. "Siamo così giovani e le nostre vite sono appena cominciate, ma stiamo già considerando la fuga da questo mondo. abbiamo atteso a lungo che arrivasse questo momento, e siamo stati così ansiosi di essere insieme, insieme nella morte". Valo allunga la mano alla sua ragazza, le chiede di unirsi a lui nella vita eterna, ossia non quella terrena, ma quella che arriverà dopo la morte. L'eternità dell'amore è concepita soltanto nella morte, e per raggiungerla il suicidio è l'unica via, nonostante le giovani età. Il mondo è pallido e crudele, la fuga è l'unica alternativa al dolore, una fuga verso un oblio candido e delicato come la melodia che stiamo ascoltando. "Moriresti stanotte per amore? Unisciti a me nella morte" dice il breve refrain, tripudio di oscure emozioni, dove un Valo altamente ispirato sussurra le zuccherose parole all'amata, venendo poi sommerso dai cori in sottofondo che accrescono questo senso di dannazione amorosa. "L'effetto femmineo" delle vocals e delle linee delicate e morbide degli strumenti è evidenziato nel gustoso videoclip, dove la band suona in mezzo ai ghiacci, in una fotografia pallidissima che confonde la pelle dei ragazzi con il bianco della neve, e a risaltare invece sono il trucco e gli accessori indossati da Ville Valo, in questo caso molto androgino e che gioca con la sua figura. "Il mondo è un posto crudele e noi siamo qui solo per perdere, allora prima che la vita ci porti alla disperazione lascia che la morte ci benedica, me e te". Il break centrale riprende l'introduzione, basata sui rintocchi di pianoforte, dal cambio di tempo sognante e smorto, e così si palesa un'oscura frase, non proprio rassicurante, che emerge dalla nebbia: "Questa vita non vale la pena essere vissuta", e allora ecco la coda finale con la ripetizione del chorus, per una chiusura morbida ma allo stesso tempo rockeggiante.

Right Here In My Arms

Right Here In My Arms (Dritto Tra Le Mie Braccia) esplode sin dal primo secondo, tra un clima post-apocalittico e una sensazione paradisiaca, probabilmente derivata dalla prima versione in assoluto, molto più cauta e stramba, contornata da diversi effetti elettronici e dalla sofisticata voce in falsetto di Valo. Le tastiere rimangono, ma non sono più protagoniste nella versione ufficiale, mentre le chitarre di Linde sono potenziate, facendo da eco ai lavori anni 80 di Billy Idol, unendo la vena dark a quella rock che gli HIM hanno sempre amato. Il risultato è eccellente, ispiratissimo, tiratissimo, dove il vocalist può finalmente spingere al massimo, scatenarsi assieme agli strumenti che lo accompagnano. "Sorride come se il paradiso fosse sceso in terra, il sole splende luminoso su di lei, tutti i suoi desideri sono diventati reali, e il suo cuore sta piangendo perché la felicità la sta uccidendo". La ragazza è schiava dei propri desideri, delle proprie passioni, imprigionata in una gabbia, la stessa nella quale la band suona nel relativo videoclip, accerchiata dalla figura di una bellissima ragazza che si muove attorno alla vetrata, osservando i ragazzi suonare, provocando le loro reazioni attraverso mosse feline e sguardi ammiccanti. Il ritornello è tempestivo, potente, trascinante, magico: "Lei sarà qui tra le mie braccia, innamorata. Tra queste braccia non potrà andarsene mai". L'amore diventa una prigione d'oro e prende la forma delle braccia dell'uomo, che stringe a sé la donna per non farla scappare. Linde sperimenta alcune cose molto interessanti alla chitarra, producendo suoni sinistri, rumorosi, metallici, che danno la sensazione di un rapporto fuori controllo, così come la base ritmica sembra essere fuori controllo, dapprima lasciando il vocalist in solitaria, poi recuperandolo per rafforzare un refrain ripetuto a lungo, sempre più potente, facendo il verso a quello di "Rebel Yell" di Billy Idol, uno degli idoli degli HIM. "Ci sta provando con forza, ma il suo cuore non si trasformerà in pietra. Lei si trattiene dal piangere perché io non la lascerò mai sola", si conclude così un testo conciso, strutturato in tre soli blocchi, per un pezzo di puro delirio.

Gone With The Sin

Gone With The Sin (Andata Via Col Peccato) si stende in un dolce strato sonoro indotto dai sintetizzatori di Burton, la voce di Ville Valo viene avvolta dalla foschia per declamare con toni sopiti una marcia funebre, una nenia oscura che fa rabbrividire. "Amo la tua pelle così bianca, amo il tuo tocco freddo come il ghiaccio, amo ogni singola lacrima che piangi, amo il modo in cui stai perdendo la vita". Quasi a cappella, il vocalist ci parla di un amore agonizzante, una ragazza in fin di vita, che sta per andarsene massacrata dall'amore, sedotta dall'emozione. Il refrain giunge sottile, sempre basato su toni quieti, dove però entra in scena la batteria di Gas e il basso di Migé, mentre Linde esegue un arpeggio acustico sognante, i cori pensano al resto, intavolando una melodia irrefrenabile e seducente che avvolge i timpani come balsamo lenitivo. "Come sei bella, mia cara, fatta a pezzi te ne sei andata via col peccato. E sei bellissima", le parole sono sospirate, un gelido sospiro di morte che si ripercuote nella seconda strofa, dove Valo ammicca con il suo timbro: "Adoro la disperazione nei tuoi occhi, venero le tue labbra una volta rosse come vino, desidero il tuo profumo che mi fa venire i brividi lungo la schiena, amo mentre te ne vai". L'uomo contempla la sua donna in punto di morte, la quale sta sbiadendo lentamente sotto i colpi del tempo, le sue labbra rosse come il vino stanno perdendo colore, così come la sua pelle, così come il suo intenso profumo, trasformando la dolce ragazza in un corpo privo di vita. La base strumentale rievoca perfettamente la scena di questo funerale, e non è un caso se nel videoclip il tenebroso vocalist attraversa un prato verde con un mazzo di fiori in mano, pronto a rendere omaggio alla sua amata defunta. Linde esegue un solo molto particolare, sembra il rumore di un insetto che sbatte follemente le ali e si libra in volo guardando dall'alto l'atto funebre che si sta compiendo sull'erba, accanto alla tomba della giovane. L'insetto fa un volo pindarico e ricade in picchiata, scontrandosi con un ritornello gonfiato dai cori che si protrae fino alla fine. Valo ha definito questa canzone come "un semplice inno d'amore, con tutti gli stereotipi del genere, ispirata a una vecchia relazione andata male".

Razorblade Kiss

La chitarra distorta onora Razorblade Kiss (Bacio Di Rasoio), inno incandescente di puro hard n' heavy, che secondo la band omaggia i rock n roll dei Kiss anni 80. La zanzarosa chitarra introduce uno dei pezzi più potenti e veloci del disco, poi viene raggiunta dal caloroso basso per dare man forte, infine irrompe la batteria. La prima strofa è quadrata, cantata con gorgheggi e sussurri da un Valo eccitato: "Assaporo la morte in ogni bacio che ci diamo, ogni tramonto sembra essere l'ultimo che abbiamo, il tuo respiro sulla mia pelle ha l'odore della nostra fine, mi ubriaco delle tue lacrime. Cara, non vedi quanto fa male?". Ancora una volta, gli HIM ci impongono una struggente e travagliata storia d'amore, dove ogni sentimento trasuda morte e distruzione. Non vi è speranza di vita, se si ama si soccombe inesorabilmente. Viviamo, assieme ai protagonisti delle liriche, l'ultimo giorno sulla terra. "Ogni volta che ci tocchiamo ci avviciniamo di più al paradiso, ad ogni aurora i nostri peccati sono perdonati, tu respiri sulla mia pelle il sapore della fine, l'unico modo per cui puoi amarmi è ferirmi, ancora e ancora", i cori si fanno più consistenti, la batteria scalcia indomita, e allora ci avviciniamo al punto focale, dove riecheggia un sapore ottantiano: "Il tuo amore è come il bacio di un rasoio, il sapore delle tue labbra è quello più dolce", grida il vocalist in preda agli ormoni, il basso di Migé pesta duro assieme ai colpi di frusta inferti alle pelli da parte di Gas e, nonostante la potenza, si riesce a intuire una certa sensualità che seduce e stende al primo colpo. Ritorna la zanzarosa chitarra dai toni fuzz, tipici dello stoner, ed il solo questa volta è pungente come la puntura di un insetto, ma è solo un'illusione, poiché si palesa un intermezzo agrodolce, impartito dall'acustica: "Solamente in te sono libero, sono stanco di aspettare, lasciami sognare. Sono con te, amore mio, non ho paura di provare, voglio che tu mi ami ì, perché sei l'unica". L'uomo desidera essere amato, è pronto a sfidare il pericolo, la pericolosità della ragazza, la cui bocca è simile a un rasoio e i cui baci sono taglienti come lame che incidono nelle carni. Un amore che viene celebrato nel sangue di due lingue tagliate, che si baciano e si toccano in profondità, unendosi in una danza ancestrale fatta di istinti carnali.

Bury Me Deep Inside Your Heart

Bury Me Deep Inside Your Heart (Seppelliscimi Nel Tuo Cuore) carica lentamente, la chitarra di Linde si fa spazio, illuminando su un mondo oscuro ma seducente, che risveglia in noi ogni emozione sopita. L'elettronica fa da sfondo alla vicenda, cullandoci in un terreno sognante e nebuloso dove la batteria attraversa il candore delle nuvole, accompagnata dal tappeto sonoro indotto dalle tastiere. "Lascia che mi sveglia tra le tue braccia, sentendoti dire che così non va bene, lascia che io sia morto, lontano dalla vita, chiudimi gli occhi e stringimi forte, seppelliscimi nel profondo del tuo cuore", il ritornello non tarda ad arrivare, di una delicatezza incredibile, e con esso tutta la sezione ritmica ad accompagnare il cantore di questo tragico idillio: "Eri tutto quello che ho sempre voluto", ripete Valo col fiato spezzato, come se davanti agli occhi vedesse la morte, la fine dell'amore, lo stesso amore che adesso lo sta stringendo tra le braccia fino a stritolarlo. Si riprende senza pausa: "Non lasciarmi più vedere il sole, non lasciarmi più vedere il tuo sorriso, lascia che siamo entrambi morti, lontani dalla vita, chiudimi semplicemente gli occhi e stringimi forte, seppellendomi nelle profondità del tuo cuore". L'oblio è vicino, l'uomo invoca la morte, vuole morire tra le braccia della sua donna, e questo è ciò che ha sempre desiderato, perché l'amore eterno si raggiunge solo morendo, e allora il ragazzo sussurra all'amata di chiudergli gli occhi, oscurargli la vista accecata dal sentimento, augurandosi di non essere dimenticato. Il cambio di tempo è improvviso, avvolto dalla foschia, la voce di Ville assume toni diversi, trasformata dagli effetti sonori: "Questo è come è sempre stato, il mio cuore smette di battere solo per te, amore", sussurra in un timbro modificato e freddo, per poi tornare a urlare nel refrain. Da molti definita come una chiave di lettura diversa del sound elettronico dei Depeche Mode, questa perla d'intensità emotiva riprende, in effetti, il sentiero tracciato dalla storica band ma lo rielabora a modo proprio, unendo l'elettro-pop alle atmosfere tetre del gothic metal, facendone un mix particolarmente fascinoso.

Heaven Tonight

La linea di basso di Heaven Tonight (Il Paradiso Stanotte) è tutta particolare perché, mentre Migé suona la sua ascia, è lo stesso Valo che muove il pedale per gli effetti, creando una cupa cantilena che, nonostante la dolcezza e la raffinata melodia, incute timore. Le linee melodiche sono di una bellezza sublime, ed è incredibile osservare quanto la band riesca, in poche battute e poche note, a costruire con facilità momenti tanto profondi quanto geniali. Dannazione ed esasperazione sono i temi di questa visione notturna che si fa spazio come un raggio di luce: "Stringo la tua mano nella mia, stringo la tua mano e tu sei così sola. I tuoi occhi hanno perso la luce, i tuoi occhi adesso sono vuoti". Come un raggio di sole che filtra attraverso le vetrate di una camera dopo una notte buia, il ritornello ci investe i timpani con la sua sublimazione: "Tu sei il mio paradiso stanotte", declama il vocalist, mentre Linde lo contorna con un fraseggio acuto. Anche la seconda strofa è introdotta dal sinuoso giro di basso: "Sto cercando il cuore che tu hai nascosto, lo hai nascosto inutilmente. Tu sei il mio riparo dalla vita, tu sei il mio riparo dalla morte. Mia cara, vita e morte sempre insieme". Un po' ridondante, a dire la verità, la tematica dell'amore e della morte di Ville Valo, che se da una parte affascina per la poesia e per la raffinata penna, dall'altra tende un po' troppo a ripetersi. Gas resta da solo, poi viene raggiunto dal tocco morbido del piano di Burton, e insieme creano una parentesi strumentale toccante e sognante, quasi una visione mistica alla vista di questo paradiso tanto desiderato. Ritorna il bellissimo ritornello, ma questa volta Linde lo rafforza con un riffing graffiante. Secondo il vocalist, il paradiso delle liriche simboleggia "qualcosa di felice che potrebbe trasformarsi in qualcosa di fallimentare", ma nei testi degli HIM ogni sentimento positivo viene accostato a uno negativo, seguendo una tradizione simbolica religiosa che associa sempre bene e male, più che un contrasto un vero matrimonio tra sacro e profano. Il paradiso, nella visione della band finnica, potrebbe avere le stesse caratteristiche dell'inferno.

Death Is In Love With Us

Presa in considerazione come traccia d'apertura del disco, Death Is In Love With Us (La Morte È Innamorata Di Noi) viene infine relegata quasi in chiusura. Semplice capire il perché sia stata considerata per dare inizio alle danze: semplicissima, diretta, affilata, di brevissima durata, tale perla è un vero anthem gotico da cantare a squarciagola. Si parte a mille, dove gli strumenti scalpitano e dove Valo si lascia andare a versi e acuti che strappano via il cuore di ogni innamorato: "So che fa troppo male, so che sei spaventata, so che stai perdendo fiducia, desiderando di essere morta. Nella tua tristezza non sei sola, vieni a condividere le tue lacrime con me, sii testimone del fallimento". Amore è anche fallimento, ci si mette in gioco e si fa la propria parte, rischiando e correndo pericoli. Purtroppo non sempre va bene e allora si va incontro a un atto fallimentare. La morte reca in sé questo atto fallimentare, poiché l'amore non può vivere nella vita, ma è eterno solo nel buio della morte. "La conosco e la sento proprio come te, non è colpa nostra se la morte è innamorata di noi, non è colpa nostra se il mietitore stringe i nostri cuori", narra un ritornello veloce che brilla di luce propria, seguendo le linee impartite dal riffing selvaggio del chitarrista. Poi gli animi si stemperano un poco, il basso continua a pulsare nervosamente: "41 + 66.6 = la nostra perdita. Stiamo respirando soltanto per dissolverci, stiamo scappando solo per essere presi. Ciò che le bugie dell'amore hanno benedetto, ciò che la luce dell'amore ha benedetto, semplicemente abbi paura del meglio e spera sempre nel peggio". L'amore è distruzione totale, un sentimento che annichilisce e che fa a pezzi, non c'è via di salvezza, si viene inghiottiti in un mondo buio privo di speranza. Per ribadire questo concetto si apre una deliziosa parentesi strumentale, dove Migé impone un giro di basso ossessivo mentre Valo, poco dopo, interviene con voce effettata ripetendo le parole del chorus, che riparte su toni sommessi e infine esplode in milioni di scintille incandescenti.

Resurrection

Le tastiere e la voce di Valo creano una dimensione paradisiaca, come se tutti quanti fossimo in estasi, e allora Resurrection (Resurrezione) parte piano, quasi timidamente, dapprima con toni sussurrati che via via si fanno più densi e profondi. "C'era un tempo in cui potevo respirare la mia vita in te, una alla volta le tue pallide dita hanno iniziato a muoversi. Io ho toccato il tuo volto, tutta la vita è stata cancellata, e hai sorriso come un angelo che cadeva dal paradiso". La vita si è spenta, il corpo è diventato gelido, è sopraggiunta la morte che ha trasformato la bella amata in un angelo caduto. Proprio dei cori angelici accompagnano al meraviglioso ritornello, contornato dai rintocchi delle tastiere e dalle sferzate chitarristiche di Linde Lindstrom: "Siamo stati schiavi di questo amore dal momento in cui ci siamo toccati, e continuiamo a chiedere di più di questa resurrezione". I due amanti non ci stanno, la vita è stata troppo breve e non vogliono separarsi, ma l'amore ha chiesto il suo tributo e va rispettato. "Hai baciato le mie labbra, con la punta di quelle dita una volta fredde mi hai cercato. Quanto mi sei mancata, hai toccato il mio viso e tutta la vita è stata cancellata" dice Valo mentre sente che sta per perdere la sua ragazza, anche se sa che prima o poi il suo sentimento avrà una resurrezione. Scritta insieme a "Right Here In My Arms", questo brano conserva le influenze tipicamente anni 80, e trasuda una sincera passione per i grandi dell'epoca, tra cui Billy Idol e Bon Jovi, anche se le radici hard rock e glam vengono contaminate e inzuppate in fosche paludi che grondano toni smorti e misteriosi, tingendosi del nero tipico della musica dark. Le tastiere assumono la forma di una cantilena che ci culla in questo stato catatonico, paradisiaco, in balia di visioni e tormenti narrati dalla fine penna del menestrello finlandese. Una traccia lineare, forse fin troppo ripetitiva e senza importanti cambi di tempo, ma resta innegabile un'ispirazione fuori dalla norma, soprattutto per quanto concerne le miracolose soluzioni melodiche che si appiccicano sulla pelle e non vanno più via. Il ritornello mistico è la ciliegina sulla torta, un tripudio di sentimento e di pacatezza che comporta, molto probabilmente, un qualche intervento divino.

One Last Time

One Last Time (Un'Ultima Volta) viene concepita, almeno a detta dell'autore, come una specie di "scusa" dopo una narrazione abbastanza negativa, dove l'amore è visto come simbolo di morte precoce e di agonia. Invece l'ultima traccia è concepita per trasmettere un senso di pace, riscattando il potere salvifico dell'amore, dove si consiglia al pubblico di provare ancora una volta prima di arrendersi del tutto. Composta in pochissimo tempo e riunita tutta la band attorno a sé, Ville Valo dà vita a una sognante cantilena d'amore, affogata nella solitudine e nella malinconia. Questa marea placida viene portata avanti dai cori della band, quasi in stato meditativo, e dall'arpeggio misterico della chitarra che solo durante le strofe lascia spazio alla voce soffusa, registrata come se provenisse dalla cassa di una vecchia radio. "È così difficile da credere, che i nostri cuori siano stati creati per essere spezzati dall'amore, e che in un costante morire giace la bellezza di tutto questo". Il refrain è di una morbidezza che toglie il fiato, la voce del singer si amalgama ai cori dei compagni, producendo un inno all'amore da brividi sulla pelle, melodicamente irresistibile, narrativamente fulmineo, nel quale si infonde il coraggio di provare ancora una volta per far funzionare le cose: "Almeno potresti provare, almeno un'ultima volta, prima che sia tutto finito", recita il brevissimo ritornello, ed è un segno di speranza per tutti noi, laddove l'amore viene costantemente messo alla prova, vive in mezzo a mille pericoli, ma ha bisogno di tali imprese per accrescere e definirsi. "Mi sono sempre stupito di quanto siano luminose le fiamme in cui stiamo bruciando, ho sempre sorriso alle tragedie che ci teniamo dentro. Non vuoi nutrire la paura di vivere per mantenerci vivi?". Ecco il riscatto tanto agognato: bisogna continuare a vivere, nonostante la paura della vita, senza arrendersi, senza lasciarsi morire, cercando di superare i problemi e le tragedie che ognuno di noi conserva nel cuore. Le tastiere suonano delicate, così come l'arpeggio acustico, conducendo a un'estasi notturna incredibilmente affascinante e profonda. Un pezzo magnifico, evocativo, notturno, inserito purtroppo soltanto nelle versioni di alcuni paesi.

Conclusioni

Definito dallo stesso Valo come il disco che ha imprigionato gli HIM in una gabbia dorata, "Razorblade Romance" è un'opera con la quale la band finnica ha dovuto sempre confrontarsi, perché assunta ad esempio perfetto di ciò che rappresenta la loro musica e la loro iconografia. Ma questo è un problema di tutte le band del mondo, di tutti gli artisti del globo, che devono confrontarsi per tutta la vita con le loro opere migliori, impossibili da superare e forse anche da eguagliare. "Razorblade Romance" rappresenta la consacrazione artistica degli HIM, l'incarnazione della filosofia di Ville Valo, non perché sia affettivamente il loro capolavoro assoluto, dato che molti preferiscono il debutto e altri album come "Venus Doom" o "Love Metal", più cupi e pesanti di questo, ma perché considerato il punto di inizio del mito HIM, della mitologia espressa dalle liriche e dai simboli scelti con cui identificare il loro gothic metal. Anticipato dal singolo "Join Me In Death", sofisticato ed etereo brano intimista ispirato al dramma Shakespeariano "Romeo E Giulietta", l'album è un successo in mezza Europa, tanto da rilasciare ben sei singoli che scalano le classifiche, e riesce a farsi apprezzare in America, dove per problemi legali derivati dall'omonimia con un'altra band, il nome in copertina viene temporaneamente cambiato in HER. Tre differenti edizioni, dicevamo, per tre mercati diversi: quello scandivano, quello europeo, e quello statunitense/asiatico, che presenta una track-list più corposa, formata da ben quindici pezzi. "Razorblade Romance" è un vero capolavoro di metallo romantico, un'opera vincente sotto ogni punto di vista, difficile non rabbrividire con una "Right Here In My Arms", dal sapore ottantiano e che, tra rock e sensualità, fa il verso ai lavori di Billy Idol, o a una "Resurrection", che ammicca alle sonorità dei Bon Jovi più ispirati e le ripropone in forma gotica; difficile non lasciarsi andare in un ballo sfrenato con la dirompente "Razorblade Kiss" o la agonizzante "I Love You (Prelude To Tragedy)", forse il miglior brano di tutti, ed è impossibile non cantare a squarciagola il velenoso e geniale refrain di "Poison Girl" o quello più cupo di "Gone With The Sin", dai rintocchi sinistri di piano e dalla voce cadaverica di Valo, impossibile restare freddi di fronte alle dolci note di "Heaven Tonight" e di "Bury Me Deep Inside Your Heart", che uniscono l'elettro pop dei migliori Depeche Mode all'oscurità delle ballate metal. Infine, "Death Is In Love With Us" e "One Last Time", vellutati inni goth da sbandierare tra le lacrime. La versione europea, invece, presenta due tracce già conosciute, "Wicked Game" e "Your Sweet Six Six Six", ri-arrangiate e rese in una veste più ripulita, sicuramente meno convincente rispetto a quelle che fanno parte di "Greatest Love Songs Vol. 666". Tra Type O Negative e Blue Oyster Cult, tra Kiss e Sisters Of Mercy, gli HIM mostrano il loro genio creativo narrando, in forma giovanile e semplificata, di un lungo inverno, dove a dominare sono le tinte pallide della musica gotica e le dolci illusioni messe in scena dalla penna di Ville Valo. Nonostante le influenze di band storiche e fondamentali, la personalità della band finnica fuoriesce prepotentemente, confermando quanto di eccellente già prodotto col primo album in studio, conquistando una fetta sempre più grande di pubblico e generando, come è naturale che sia quando si diventa famosi, venerazione incondizionata ma anche accese critiche da parte di chi si sofferma solo sull'immagine e non sul contenuto. Da criticare ovviamente c'è poco, canzoni ispiratissime e che brillano di luce propria, un vocalist dal timbro più unico che raro, ottimi testi e una band che sa suonare, preferendo la semplicità all'ostentata autocelebrazione. Ma il punto di forza degli HIM è proprio una proposta diretta, furba e lineare, dove la complessità dei Type O Negative viene decodificata e resa accessibile alle masse, senza dimenticare la qualità e il talento innato in questi ragazzi nordici. Sfido chiunque a proporre lo stesso contenuto in modo così ispirato, magico, fresco e trascinante, un contenuto sonoro che forse, proprio per la sua linearità di fondo, perderà gran parte del suo impatto nel proseguo di carriera, tendendo un po' troppo a ripetersi, ma che in "Razorblade Romance" è ancora vivo, erotico, genuino e selvaggio, talmente originale da segnare un'epoca.

1) I Love You (Prelude To Tragedy)
2) Poison Girl
3) Join Me In Death
4) Right Here In My Arms
5) Gone With The Sin
6) Razorblade Kiss
7) Bury Me Deep Inside Your Heart
8) Heaven Tonight
9) Death Is In Love With Us
10) Resurrection
11) One Last Time
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