GRIND ZERO

Concealed in the Shadow

2018 - Punishment 18 Records

A CURA DI
DANIELE VASCO
28/06/2018
TEMPO DI LETTURA:
7,5

Introduzione Recensione

Il desiderio e la voglia di provare qualcosa di nuovo e fresco in queste giornate calde e umide è tale da far ricadere la scelta in maniera del tutto casuale su cosa ascoltare lasciandosi ispirare dalla sola copertina, senza sapere nulla prima di estrarre il CD dalla sua custodia. Totalmente ignari su cosa la nostra scelta istintiva sia caduta ci apprestiamo ad iniziare una nuova camminata al buio sperando di aver fatto la mossa giusta. In questo nuovo spazio, continuiamo ad occuparci di gruppi emergenti del Panorama Metal e lo facciamo con una band italiana che si è subito rivelata una buona scoperta. Lasciamo il Thrash Metal di cui ci siamo occupati nella precedente analisi e spostiamoci nuovamente entro i confini del Metallo estremo in una delle sue due forme principali: il Death. A divenire il nuovo Virgilio per questo viaggio saranno i Grind Zero, una Death Metal band nata nei dintorni di Milano, Nord Italia, nel 2011 da un'idea del chitarrista Udo Usvardi e del bassista Alex Colombo. La line-up viene presto completata dal secondo chitarrista Mr. D a.k.a. "Dhilorz" (Ancient), dal drummer Alessandro Durini e dal vocalist Marco Piras (Deathtopia, Funeral Rape). Nella primavera del 2012 la band si ritrova subito impegnata nel suo primo live ufficiale al seguito di una leggenda del Death Metal, gli Entombed, durante le date italiane della band svedese. Passano pochi mesi da quell'esperienza e il gruppo si ritrova nuovamente sul palco al fianco di due grossi nomi della scena Death norvegese: Diskord e Execration. Terminate queste prime esperienze, la band si sente pronta a rilasciare il suo primo parto discografico, un promo contenente tre sole tracce dal titolo "Forceful Displacement" che permetterà loro di poter aprire alle date italiane di Possessed e Malignant Tumor. Il debut-album dei Nostri vide la luce nel 2014 dopo una nuova serie di esibizioni dal vivo: "Mass Distraction" registrato presso gli Alpha Omega Studios e licenziato dalla danese Mighty Music. Nel 2015 avviene il primo cambio nella line-up del gruppo che vede Matteo Amighetti prendere il posto dietro alle pelli di Alessandro Durini. Con questa nuova formazione la band si lanciò in una nuova sequela di appuntamenti live che li vide unire le forze con Incantation e Dead Congregation durante la sesta edizione dell'Hellbrigade Festival. Ma ecco che nel 2016 un nuovo cambio muta la formazione del gruppo, un cambio che interessa ancora una volta la sezione ritmica e nello specifico nuovamente la batteria; Emanuele Prandoni diventa il nuovo drummer dei Grind Zero (inizialmente arruolato come session-man). Dopo un nuovo Demo di tre tracce (2017) la band inizia i lavori per il suo secondo full il quale ha visto la luce a Maggio di quest'anno sotto l'egida della Punishment 18 Records. L'album, composto da dieci tracce, si intitola "Concealed In The Shadow (Cullato nell'ombra)"; seguito nelle fasi di registrazione dal bassista della band, Alex Colombo presso i "Red Pigeon Studio" (Milano) e gli "Ex Oblivion Studio" (Oristano) per quanto riguardava le parti di batteria. Il disco è stato poi prodotto e mixato dallo stesso Alex in collaborazione con Dan Swanö (Pan.Thy.Monium, Nightingale, Edge of Sanity, Infestdead ecc...) nel mese di Dicembre del 2017. Le carte in regola per essere fautori di un parto discografico degno di nota sembrano esserci tutte quindi a noi non resta che chiudere i preamboli e far partire la riproduzione, ancora ignari di cosa ci aspetterà una volta premuto quel tasto.

Soul Collected

Addentriamoci ora in questo secondo album con la opener "Soul Collected (Anima raccolta)". Una canzone che sprigiona senza perdite di tempo tutta la vena violenta e brutale della band lombarda. Il massacro è immediato. Le chitarre iniziano a macinare riffs incandescenti che presto si trasformano in lame affilate che come seghe circolari violano le carni e si addentrano fino a spezzare la debole resistenza delle ossa mentre basso e batteria scandiscono il tempo con linee e patterns al cardiopalma diventando pesanti martelli e scuri che del cranio fanno una finissima polvere. Il pezzo già gronda sangue e ancora deve snodarsi attraverso la sua trama. Una traccia che scorre con una velocità che non accetta distrazione alcuna da parte di chi ascolta mentre nelle nostre orecchie si fanno strada parole cariche di disprezzo "Cullato nell'ombra / malvagia sanguisuga eterna / sento i tuoi odiosi occhi implorare pietà." che poco spazio lasciano alla fantasia e non richiedono interpretazioni complesse o troppo ricercate, le parole vanno diritte al punto con il loro carico fatto di immagini splatter concise ed essenziali che ci riportano l'odio di questo "Collezionista di anime", traendo ispirazione dal titolo per dare un volto e un corpo, ma anche solo una immagine scura, un'ombra che diventa a mano a mano sempre più grande, dalla quale spuntano due occhi rossi e una bocca piena di denti aguzzi, verso un ignoto "Signore dell'irrilevanza", una figura che si nutre dei dubbi, un avido approfittatore, un Maestro dell'inganno. Un'anima di cui il Collezionista vuole impadronirsi facendo scempio di ogni parte del corpo della sua preda, con un sadismo che tradisce un piacere totale nel compiere azioni sanguinarie per raggiungere l'obbiettivo. Le chitarre sono distorte in maniera quasi disturbante ma rendono impossibile non lasciarsi trascinare; trascinamento che viene amplificato da un funambolico assolo che rende il tutto ancora più affilato e che segna il confine tra la prima e la seconda parte del pezzo, quando per un istante tutto si fa più oscuro e lento diffondendo una sensazione d'ansia e oppressione che toglie l'aria, dove ogni strumento assume una definizione netta e l'atmosfera che si crea concede una tregua dalla folle gara di velocità su cui il Death Metal di questa band si costruisce. Ma la tregua dura e poco e rapidamente ogni cosa riesplode e si arriva a fine traccia, mentre la nuova anima catturata viene chiusa tra le pagine di un libro, con la fronte madida di sudore e il volto arrossato di chi ha appena finito di correre.

Corrosion

Senza perdersi in chiacchiere, dopo la devastante scarica della traccia iniziale, il combo milanese dà subito fuoco alla miccia di "Corrosion (Corrosione)" scatenando una seconda esplosione dalla vasta portata distruttiva. Il livello di distorsione delle due chitarre sembra essere mutato rispetto alla precedente canzone e le due asce sembrano appena uscite dalla forgia e fendono l'aria con il loro riffs la cui struttura di base rimane invariata rispetto a quanto ascoltato in apertura ma che risultano più pesanti e penetranti, forse complice una ritmica più delineata e scandita che ammicca al Thrash e che non blasta a velocità assurde e basta, almeno non per tutto il tempo. Questa canzone si rivela già più costruita nel suo arrangiamento, articolato in quelli che potremmo definire "tre movimenti" che passano dal ritmato al veloce al lento e sulfureo per poi accelerare sempre di più fino all'esplosione finale intervallata da un intermezzo quasi scanzonato. Un susseguirsi di soluzioni che amplifica la brutalità che si cela dietro questa proposta e che sposta repentinamente il selettore da Death a Thrash / Death per poi rifare la strada al contrario e che si rivela essere un tappeto perfetto per la storia orrorifica, sempre ad alto contenuto splatter, che fuoriesce dalle liriche. Una storia carica di violenza che ci descrive senza troppe censure una morte per corrosione da acido. Non c'è un carnefice né una vittima precisa, una storia più in generale senza protagonisti, ma semplicemente uno spettatore che guarda un corpo corrodersi investito dall'acido. Una tortura veloce a cui lo spettatore, che la descrive, assiste con un perverso piacere: "La pelle viene rimossa, le ossa esposte, la carne dilaniate, il sangue sgorga a profusione dalle lesioni.". Un testo che non cerca tematiche particolari e dà vita nella mente di chi ascolta ad un breve videoclip dalle tinte nere e rosse, confuso, frastagliato, freddo, indemoniato che catalizza l'attenzione e impedisce di distogliere lo sguardo da una scena che normalmente non lo permetterebbe. Sangue, morte, fuoco, ossa, muscoli... un concentrato di cattiveria senza se e senza ma che inonda ogni secondo di questa canzone che trova il suo punto forte proprio nel connubio tra la voce, possente e cavernosa e il tappeto sonoro variegato e carico, che non si risparmia nemmeno nei passaggi più lenti nonostante la repentinità della durata di questi ultimi. Anche in questo, si arriva alla fine con un'alta concentrazione di adrenalina in corpo che lascia senza energia e con il collo dolorante per l'headbanging che si scatena immediatamente appena la canzone parte.

See You in Hell

«Lasciate ogni speranza, voi ch'entrate!». È sufficiente il titolo di questa terza storia, "See You In Hell (Ci vediamo all'Inferno)", per capire che verremo messi a dura prova da un'altra corsa estenuante e inconsciamente la stiamo richiedendo a gran voce mentalmente senza renderci contro che potrebbe essere distruttivo. La nostra insana e tacita richiesta viene soddisfatta senza tentennamenti e in un battito di ciglio eccoci rigettati nella mischia in un immaginario mosh pit senza freni. Anche in questo caso, su un tema portante preciso che attraversa l'intera traccia, la band costruisce soluzioni stilistiche che arricchiscono il sound che altrimenti rischierebbe di apparire piatto ed eccessivamente scarno. Invece, nonostante ad un primo ascolto, possano sfuggire, le leggere virate soprattutto nella coppia ritmica basso e batteria ampliano la tavolozza dei colori di questa canzone, dove le chitarre affilate e la componente gutturale delle vocals la fanno da padrone, tenendo alta la brutalità del disco. Nell'immaginario di chi ascolta i componenti del gruppo si fondono in un unico individuo dalle sembianze di un nero traghettatore come un novello Caronte ci accompagna attraverso questa nuova nera tempesta dove sulle nostre teste piovono sangue e dal basso salgono furenti lingue di fuoco. Un inizio caotico dove chitarre e batteria sembrano non trovarsi d'accordo su tempo e ritmo che diverrà il leitmotiv su cui questa terza bordata affonda i suoi artigli. A livello lirico il nucleo della storia resta invariato rispetto al duo iniziale di brani, creando quello che si potrebbe considerare una sorta di concept dove concettualmente e tematicamente gli argomenti sono gli stessi, un po' come il riffing principale che rimane improntato nello stesso modo, seppur con qualche modifica ogni volta, che sia nella velocità o nella distorsione. Ma c'è una piccola differenza tra questa canzone e le precedenti... Una vena più matura attraversa le parole e il racconto assume un significato preciso che si discosta dalle immagini sanguinolente e violente che suscitano le parole nude e crude. Una critica verso una vita dissoluta in cui una voce riemersa dagli Abissi ci mette sull'attenti su quali potrebbero essere le conseguenze; conseguenze che scorrono davanti agli occhi come disegni animati da una mano che trema apposto per confonderci lasciando che immagini precise si stampino in mente. Morte, purificazione con il fuoco, condanna eterna, crocifissione, vermi, decomposizione, tormenti, ossa spezzate, teste che esplodono, carni lacerate... Figure gore semplici e diretti che prendono allo stomaco e fanno bruciare gli occhi ma che vogliono fungere da monito. Il tutto avviene all'insegna della velocità più estrema senza lasciare più spazio del necessario ad intervalli o intromissioni da parte di stop&go rallentati troppo incisivi facendo della violenza sia strumentale che vocale che testuale l'unica arma a disposizione di questa storia in musica. Ci si sente sempre più soffocati e circondati da un muro sonoro pesante dal quale spuntano lame di tutte le dimensioni che si avvicinano minacciose pronte ad insinuarsi nel nostro corpo per far provare sulla pelle ciò che la voce vomita con tutta l'aggressività possibile.

Master's Pleasure

Sempre più provati ma ancora non sazi, ci prepariamo a buttarci di testa nella successiva "Master's Pleasure (Il piacere del Padrone)". I Nostri ci concedono un piccolo break iniziale per poter recuperare almeno un minimo di fiato e richiamare le forze nella muscolatura e nelle ossa. Il tempo concesso si esaurisce molto rapidamente e ristorati sì o ristorati no, appena la batteria decide che può bastare inizia lo sterminio delle poche energie recuperate che andranno ad esaurirsi con la stessa velocità con cui si riproducono i conigli. Le chitarre sembrano remare contro all'impeto violento della batteria nel tentativo di dare un'impronta diversa alla canzone la quale invece vuole alimentare e mantenere immutata la forza polverizzante che esplode dalle pelli finché anche le chitarre sono costrette a soccombere e seguirne l'andamento. Una leggera aria più vicina al Metal di frangia Grind o Brutal si inizia a respirare in questa canzone, forse suggestionata dall'impatto più marcato della batteria e dall'inasprimento delle linee vocali, ma non mancano incursioni Thrash come in precedenza e rallentamenti improvvisi che danno vita ad una spirale che amplifica il muro sonoro e l'aggressività che esplode dalle casse. Varianti ed echi che entrano ed escono a seconda di ciò che vuole la mano che percuote la batteria. Una alternanza di tempi e ritmi che riesce a disorientare l'ascoltatore e gli impedisci di capire da dove e quando arriverà la successiva serie di colpi che ridurrà a brandelli ogni parte del suo corpo. L'aggressione visiva delle parole prosegue senza troppi complimenti e se inizialmente il solo titolo potrebbe far pensare ad un cambio nella tematica rispetto al trittico iniziale, quindi un passaggio dallo splatter ad una storia che si tinge di eros probabilmente spinto ed esplicito, bastano poche parole per capire che non sarà così. Il sangue continua a scorrere come un fiume in piena e brandelli di quello che una volta assomigliava ad un corpo umano, vivo, ricoprono il pavimento. La band non risparmia un colpo e continua imperterrita con il piede ben affondato sull'acceleratore. Dietro al titolo si cela il racconto della gesta di un ipotetico killer spinto dalla brama di soddisfare il suo padrone. Vittime scelte a caso, possibilmente coppiette, lui viene subito tolto di mezzo e l'attenzione è tutta per il vero obbiettivo... lei. Le vittime femminili sono ciò che il Padrone vuole e il suo braccio non perde tempo nel scegliere quelle giuste da sacrificare in suo onore con un macabro rituale. Il sadismo con cui le mani dilaniano le carni, fanno scempio degli organi interni, tolgono le ossa e conservano i genitali riesce ad essere disturbante e nauseante ma ancora una volta non si riesce a distogliere lo sguardo dalla scena che si materializza davanti ai nostri occhi e prede della musica che ci investe le orecchie ci ritroviamo a partecipare a nostra volta, colti da un piacere sadico per certe sanguinose azioni, al rituale che si svolge dinnanzi a noi, anche noi desiderosi di soddisfare il piacere del Padrone. Una sorta di danza tribale prende via via forma nella nostra mente mentre riffs, patterns e linee di basso corrono a perdifiato con una leggerezza allucinante mentre noi che ascoltiamo siamo sempre più in trance ormai confusi su quale sia il posto in cui ci troviamo, se sia ancora la realtà o se il mondo dei Grind Zero ci abbia intrappolati in una dimensione diversa dalla nostra.

Sodomizing the Sun

Il tempo di riordinare le idee e riprendere il controllo di noi stessi per quanto possibile e procediamo con la successiva "Sodomizing The Sun (Sodomizzando il Sole)", giungendo quindi al giro di boa delle dieci tracce previste dal disco. Potremmo già dire «Nulla di nuovo sotto il sole!» e lasciar scivolare la traccia senza badarci troppo, ormai consci di quale sia lo spirito del gruppo. Ma non è così e qualcosa nei nostri pensieri ci mette in guardia dal prendere questa quinta canzone sotto gamba. L'attacco è immediato e senza orpelli o amenità di qualsivoglia estrazione che vadano ad abbellire il muro sonoro. Una certa maturità nel costruire le liriche principia a farsi notare in questa canzone e anche musicalmente si avverte un cambiamento, seppur sottile, nel confezionare questo brano. La band sfiora ancora maggiormente lidi prossimi al Brutal incrementando a dismisura l'impatto tagliente del proprio sound che riesce a discostarsi dalle prime canzoni trovando una nuova identità che riesce a rivelare gli aspetti esecutivi che ancora erano rimasti celati alle nostre orecchie. Nettamente più oscura di quanto ascoltato fino ad ora all'interno di questo "Concealed In The Shadow" ma anche composta ed eseguita con un piglio più moderno che mischia più marcatamente il Thrash di scuola Slayer che fa capolino specie nella ritmica al Death di gruppi come Entombed o Dismember che dominano il riffing portante. La velocità non è elevatissima e gli stacchi più rallentati sono più apprezzabili e coinvolgono più facilmente; il connubio tra i due livelli esecutivi regala un'impronta personale alla band che riesce a lasciare il segno più in profondità. "Flussi di saggezza, la coscienza sottomessa, i comportamenti fuorvianti, la falsità secolare, l'obbedienza, la realtà isolata.". Il gruppo si lancia in un tema che esce dal binario dell'orrorifico e dello splatter, fatto di immagini violente che investono chi ascolta come uno tsunami e sangue che scorre come un fiume impazzito, per concentrare le proprie forze in qualcosa di più significativo e di più alto concettualmente andando ad inondare la propria musica con una analisi sociale che sa di intimo e personale. Non ci sono inserimenti sull'esoterismo o il misticismo e in questo caso sarebbero stati fuori luogo e avrebbero portato la band verso una proposta sonora inadatta all'interno di questo disco, ma il tema legato al culto e all'indottrinamento forzato, tra falsi dogmi, imposizioni, un violento slancio verso la distruzione di questa falsa identità costruita su direttive esterne che tendono a plasmare menti e coscienze secondo un disegno preciso che tarpi le ali non tanto al libero arbitrio quanto ad una libera interpretazione del mondo esterno e delle culture; il desiderio di gettare nelle fiamme più profonde questi ideali vecchi e viziati, vederli ardere nell'Inferno tanto decantato e temuto, togliendo quella patina scura dai propri occhi e lasciando che le tenebre divorino questa luce artificiale. Parole e musica si fondono con una facilità che lascia attoniti, il devastante muro sonoro prodotto dagli strumenti lancia il cavernoso growl del cantato verso livelli più alti creando un vortice di aggressività e violenza sonora molto più d'impatto, dando vita ad uno dei momenti più alti del disco, almeno per quanto ascoltato fino a questo punto. Una canzone che grazie al cambio di tematica si dimostrano più maturi artisticamente e capaci di affrontare argomenti che non debbano inanellare solo immagini gore e sanguinolente.

A Shadow

Giunti a questo punto pensiamo di aver ormai capito su quale binario corra questo treno impazzito o comunque su quali paesaggi sonori possa raggiungere e invece con questa "A Shadow (Un'ombra)" siamo costretti a ricrederci una seconda volta dimostrando a noi stessi che la lezione impartita da "Sodomizing The Sun" non è stata recepita appieno. Riusciamo a comprenderlo nell'istante esatto in cui questa sesta traccia irrompe dalle casse. L'oscurità avvolge con maggior forza chi ascolta, trascinandolo verso il fondo più nero dei pensieri che possono svilupparsi nella mente umana. Una riflessione che parte con una domanda che lascia perplessi: "Può un'ombra terminare il suo percorso?". La ricerca delle risposta si snoda attraverso un discorso che riesce ad essere profondo ma con parole semplici ed essenziali senza arrampicarsi sui rami di concetti psicologici o filosofici, rivelando una seconda impronta lirica personale ed intima la quale muta in pochi istanti in cattivissima con un incedere carico di malvagità. Partendo da una domanda che lascia, come abbiamo detto, perplessi e attoniti, prima di poter tentare una risposta ci ritroviamo a vedere scorrere davanti a nostri occhi parole cariche di rabbia e odio che raccontano di come una persona, uomo o donna che sia, possa sentirsi estraniato da questo mondo e lentamente venire trasformato in una ombra condannata a vagare da sola per le strade senza lasciare alcun segno del proprio passaggio fino a dissolversi senza che nessuno se ne accorga perché nessuno fa caso ad un'ombra. Un discorso sentito che si snoda attraverso una serie di riffs e ritmi netti e taglienti scanditi in maniera precisa che incupiscono il mood del pezzo e che diminuiscono la velocità classica del Death avvicinandosi ad uno stile "vicino" a quello degli Incantation senza divenirne una copia. La morte di un'ombra, cancellata per sempre dalla faccia della terra, condannata all'oblio, una figura sfocata sempre troppo lontana per essere vista o ricordata, diventa tema su cui ragionare guardando al mondo odierno: quanti di noi sono delle ombre per gli altri? In quanti sentiamo la maledizione di passare sempre di nascosto sulla stessa strada percorsa da altri? In quanti non veniamo visti e presi in considerazione? Questo vuol dire sentirsi un'ombra? Una canzone che infonde una carica emotiva nera e rabbiosa che fa stringere i pugni lungo i fianchi e catalizzare ciò che si sente attraverso la musica fino a farla diventare la propria voce e attraverso essa urlare il proprio disappunto e uscire da questa condizione. Un mix di nera atmosfera, andamenti sulfurei ed esplosioni improvvise che fa quasi dimenticare tutto quello che si è ascoltato dando l'impressione di aver iniziato a sentire un disco diverso capace di catturare maggiormente sia musicalmente che testualmente.

Lost Shrine

Con la successiva "Lost Shrine (Santuario perduto)" il gruppo rientra di prepotenza sulla strada iniziale del disco cambiando nuovamente le carte in tavola ma mantenendo tutte le soluzioni inserite nei brani che hanno preceduto questa settima canzone. L'impressione di aver iniziato ad ascoltare un disco diverso da quello con cui abbiamo iniziato si percepiva già con "A Shadow" e in questo momento si fa largo con più prepotenza complice il fatto del cambio di strada nei testi e nel cambio di marcia negli arrangiamenti che diventano più completi e godibili senza però calare in materia di aggressività e violenza; le bordate non mancano e l'idea di sentirsi lanciati senza pietà contro le pareti non viene meno ma risultando canzoni più ragionate rispetto alla prima parte del disco l'impatto su chi ascolta è diverso e per certi aspetti è molto più convincente questa veste. Lo start è all'insegna di patterns in blast e riffs dilanianti che polverizzano istantaneamente tutto quello che si trovano davanti costruendo quello che sarà il tema portante dell'intero brano. Le fondamenta sono però strutturate in maniera più articolata liberando subito la traccia dallo spettro della linearità e mantenendo alta l'attenzione. Una scarica adrenalinica ed emotiva inizia a pervadere chi è all'ascolto attraversandogli ogni fibra muscolare, ogni tratto nervoso, ogni cellula; tutto il corpo viene spinto a muoversi fino quasi a raggiungere uno stato di trance mistica che lo solleva dal piano materiale e lo trascina verso uno scenario dove realtà e immagini oniriche trovano un equilibrio tale da creare un mondo a parte. Il continuo alternarsi di parti rapide ed esplosive con parti rallentate che sfiorano l'andamento melodico concludendosi in una doppia corsa finale dove le due parti si uniscono e collimano in un assolo dal carattere soft che fa toccare i vertici più alti regalando una proposta Death che va oltre ai canoni tradizionali ed è subito più personale e sentita. Una canzone che assomiglia ad una preghiera, un'invocazione, un ricordo... "Evocato in un sogno vivido, la tua pelle fredda e pallida è come un barlume. Sono completamente perso all'interno di un dolce flusso carezzevole. La paura è lontana ora, potere invisibile della tua corona, posso percepire la tua voce profumata. Sono stregato e non c'è scelta, in un prato fiorito svanisci in una bianca nebbia fredda come una notte senza fine, sento l'oscurità dell'inverno. I ricordi nel tuo santuario, dono inestimabile dal tuo santuario." ? Non si comprende se queste parole siano rivolte ad una donna apparsa nella vita di chi racconta e poi scomparsa lasciando dietro di sé il proprio ricordo e dove quel santuario sia riferito alle sue grazie e quel dono siano i momenti di piacere avuti dal protagonista con lei o se questa pallida figura che in sogno appare e in una nebbia si allontana sia la raffigurazione di un'entità più alta, di una Dea o di qualcosa di simile. La rabbia che scaturisce dal cantato porterebbe a pensare alla prima ipotesi ma l'unione tra due impronte musicali diverse che formano rapidamente una sola voce riesce a fuorviare qualsiasi ragionamento lucido lasciando il dubbio su chi sia questa figura.

Buried Deception

Ancora confusi e in cerca di una risposta per quello che abbiamo appena sentito che il combo milanese ci richiama all'ordine e ci getta addosso l'intero spirito nero di "Buried Deception (Inganno sepolto)". L'atmosfera scende ancora di un piano nel buio e il riverbero di un organo greve, prima lontano e poi sempre più minaccioso, spiana la strada all'ingresso degli strumenti che guidati da un pesante riff della chitarra colora di tinte Doom l'aria e che in una rapida ascesa ci portano verso una scalinata fatta di catene e lame che spuntano dal buio e che si fanno largo scalfendo il corpo di chiunque si avvicini interrotta a tratti da un breve ritorno nelle tetre ombre che spezzano il ritmo forsennato, permettono di riprendere fiato e allo stesso tempo confondono. Ancora una volta velocità disumane e repentini stacchi rallentati saranno il leitmotiv su cui affonderanno le radici di questo pezzo. Un andamento netto e tagliato con l'accetta dove Thrash e Death continuano a darsi battaglia nello scegliere lo spettro sonoro della traccia mentre le chitarre passano con disinvoltura dall'aggressivo verace al melodico riflessivo senza segnare stacchi netti. L'arrangiamento scivola in scioltezza mentre la voce guadagna un punto ulteriore in fatto di cavernosità e forza bruta.

"Sotto questo cielo basso nel fetore pungente della morte, mani striscianti cercano di raggiungermi. Sotto questo cielo basso, l'aria è difficile da respirare, una nebbia opprimente piena di odio.". Si ritorna a storie venate di horror con questa ottava canzone ma non c'è un ritorno all'universo iniziale dell'album e quindi anche se il tema ritorna verso quei lidi l'autore del testo resta nei confini di liriche meno istintive e più "ragionate" dove il significato è meno immediato e necessita di più di una lettura per essere compreso, almeno superficialmente. La prima impressione è appunto quella di trovarsi davanti ad una semplice storiella horror, complici parole come morte, mani striscianti, nebbia, bestia selvaggia, tomba, demonizzato; ma questa è soltanto una sfumatura nera data appositamente che viene amplificata dalla voce e dalla musica ma letta nel più totale silenzio c'è qualcosa che salta all'occhio che porta su un'altra strada: "L'amore era solo lussuria per te, una bestia selvaggia, ti mette vergogna, sei vile per natura, la tua polvere è velenosa, ora sei senza nome.". Una strofa che cambia le carte in tavola e ci porta a pensare che l'idea alla base di questo testo sia ben lontana da quella che avevamo all'inizio, forse catalizzati dalle parole menzionate sopra. Cosa si cela quindi tra le righe? Parrebbe esserci una vicenda amorosa dove non c'era sentimento ma solo bisogno fisico che è dunque finita male e che ha portato a odio e vendetta, ma non una semplice vendetta sul piano emotivo o materiale ma qualcosa di più viscerale e malsano che ha portato una delle due persone coinvolte a togliere di mezzo l'altra e a dissacrarne la tomba per renderle impossibile il riposo e ripagarla del riposo perso a causa di quella storia. Una storia che è stata solo un inganno e quell'inganno è stato sepolto sotto metri di terra. L'orrore è solo un contorno per dare corpo ad un racconto preciso dove l'incedere tonante degli strumenti, gli stacchi melodici e la voce trita ossa rendono ogni immagine vivida e tangibile.

The Horde

La fatica inizia a farsi largo prepotentemente nei nostri corpi e nelle nostre menti quando un esercito con le armature arrossate dal sangue nemico e la sete di vittoria ancora non calmata si fa avanti sulle ali di "The Horde (L'Orda)", penultimo capitolo di questo album. Un nuovo cambio di rotta pare far capolino in questa traccia e per la prima volta dall'inizio del disco il basso si fa strada tra chitarre e batteria e prende il controllo della situazione lanciandosi in un duetto con la batteria che introduce il pezzo in maniera alternativa rispetto ai precedenti brani. La conduzione resta poi nelle mani della batteria che rapidamente porta il brano a crescere in velocità lasciando le chitarre fortemente distorte al ruolo di accompagnatore. Dopo un passaggio in pezzi più articolati e strutturati ritorniamo sul binario iniziale circondati dalla pura violenza sonora senza troppe concessioni ad intermezzi aperti se non nella parte finale del pezzo. Tutto scorre veloce, affilato, scandito da un ritmo netto e preciso, bellicoso, sporco e sanguigno. Dalla voce e dalle parole si scatena una violenza e una volgarità nuove a questo disco portati ad alti livelli da un growl profondo e acido allo stesso tempo. Puro odio che fuoriesce da ogni riffs, da ogni linea di basso e da ogni patterns di batteria come un fiume in piena carico di resti umani, rosso, che si infrange sugli argini e getta il suo contenuto sulla strada. Quello che sentiamo parlare non è il guerriero che aspetta paziente sul fiume il corpo del nemico ma è un soldato che getta direttamente il nemico nel fiume e lo guarda scivolare verso la foce con un sorriso compiaciuto stampato in volto. Parole che vomitano disprezzo e insulti come complimenti accorati, grida disumane verso un'ombra nera che ancora si erge minacciosa sopra le nostre teste mentre la musica si trasforma nel rumore di un migliaio di persone che corrono con bastoni, spranghe e coltelli in mano verso un nemico comune con il solo intento di farne cibo per i porci in un crescendo di pathos e cattiveria che paiono liberare decine di legioni infernali al solo scopo di rendere più rapida e sanguinosa la vittoria. Una canzone che corre su un solo binario fino quasi al finale dove l'acme viene raggiunto con un improvviso rallentamento attraverso il quale si vede il fumo lasciato dai fuochi della battaglia e l'odio si dissolve, saziato, nell'aria.

Cursed Be My Path

Trafelati, sudati, rossi in viso,e accaldati come dopo una partita di pallone sulla spiaggia sotto al sole del primo pomeriggio, ormai incapaci di qualsiasi controllo su noi stessi arriviamo alla conclusiva "Cursed By My Path (Maledetto dal mio percorso)". Sappiamo di non essere pronti per affrontare una ulteriore canzone e sentiamo che la nostra attenzione potrebbe vacillare e portarci a non seguire quest'ultimo pezzo mentre cerchiamo refrigerio e aria pulita ma una malsana voglia di arrivare fino a dove i Grind Zero vogliono portarci si insinua come il peggiore dei desideri e con gli occhi iniettati di sangue e canini improvvisamente appuntiti lasciamo che il nostro dito indice prema il tasto giusto e faccia partire quest'ultima cavalcata. Canzone che contravvenendo alle classiche regole non scritte non si chiude con una somma totale del sound del disco ma prende una sua strada, senza uscire dal seminato, per dare una chiusura che non sappia di già sentito o che ripeschi da una o più tracce. Con una dissolvenza iniziale che fa entrare lentamente le chitarre la canzone si prepara ad esplodere con veemenza facendo ciò che vuole dei nostri corpi resi inermi da nove brani esplosivi. Un tornado distruttivo che travolge qualsiasi cosa sul suo percorso e che non si fa scrupoli a lanciare voce e strumenti verso livelli di aggressività più alti rispetto a quelli di tutto l'album, anche se ad un primo ascolto non sembrerebbe. "Angoscia e dolore lungo la mia strada, il vuoto con me nel mio eterno decadimento.". Non servono molti ragionamenti per comprendere quale sia il messaggio di questo pezzo finale; le parole e le frasi nonostante declamate da una voce carica di cattiveria trasudano di odio verso la propria condizione, il proprio essere, la voglia di nascondersi dal mondo e rinchiudersi nel buio più fitto si fa strada con forza disegnando un mondo nero dove ogni cosa è vana, dove la speranza sprofonda nelle viscere della terra. Una visione avvelenata che uccide qualsiasi lingua di luce mentre un crescendo di riffs e ritmi materializza dinnanzi a chi ascolta un alto muro che rapidamente si sgretola investendo chiunque si trovi sotto di esso. "Come un vecchio marinaio, lascio il mio porto per sempre, come una barca vuota in balia del mare infinito.". C'è paura, un'ultima richiesta interiore di scappare e trovare un posto adatto al proprio spirito sottolineato anche dall'arrivo di un assolo che rema contro alla violenza distruttrice del resto degli strumenti portando al finale. Un finale lasciato alle mani di un pianoforte che chiude il tutto con una nota malinconica che lascia l'amaro in bocca e marca a fuoco le parole nella mente."Al di là del bene e del male è la mia presenza nel regno, la mia stessa fede trascende l'eternità.".

Conclusioni

Per quanto possa sembrare stupido ripeterlo ancora una volta dopo averlo fatto praticamente per tutta la disamina del disco, siamo davvero giunti alla fine senza più un briciolo di fiato in corpo e con la salivazione azzerata. Questo secondo lavoro della band nostrana rivela due facce del gruppo: una desiderosa di distruggere preda degli istinti più bassi e una che vuole dimostrare conoscenza e di saper affrontare temi diversi dal solo intrattenere. Un disco che come abbiamo sentito parte dal Death nudo e crudo e lo contamina con soluzioni differenti che miscelano Thrash e melodie dall'aria Metal classica con cambi improvvisi e trovate che lasciano stupiti. Un lavoro che non presenta particolari errori o sbavature che vadano segnalate ma che ha una caratteristica che al primo impatto lascia confusi ovvero la sensazione che l'album sia diviso in due parti quasi distaccate dove la prima è votata a scatenare headbanging continui e pericolosi per collo e schiena e la seconda si vota ad una ricerca del suono che coinvolga non solo il corpo di chi ascolta ma anche la sua mente. Anche a livello di liriche l'impressione è la stessa, si passa dall'esibizione di violenza e corpi dilaniati con annessi quantitativi di sangue degni di uno splatter-movie di serie Ba liriche mature che interrompono quel flusso di ossa e liquidi corporali per alzare il livello delle immagini che transitano trasportate dalla musica, anche se sostanzialmente la base non cambia lungo tutto il disco e il genere di base rimane lo stesso, ma sono sufficienti un paio di cambi per modificare l'aspetto di "Concealed In The Shadow". Il lavoro globale è buono e la band tiene banco per tutta la durata senza cedere all'auto-celebrazione o alla copia di altri gruppi più blasonati anche dove l'ispirazione si sente più distintamente, dando prova di una attitudine genuina che la quale delinea un'impronta stilistica propria con un taglio, se vogliamo, moderno e non pesantemente ancorato al passato. Per gli amanti del Death nella sua forma più brutale questo disco è l'ascolto perfetto e per gli amanti del Death nella sua concezione più classica si rivelerà una piacevole scoperta.

1) Soul Collected
2) Corrosion
3) See You in Hell
4) Master's Pleasure
5) Sodomizing the Sun
6) A Shadow
7) Lost Shrine
8) Buried Deception
9) The Horde
10) Cursed Be My Path