EXODUS

The Atrocity Exhibition... Exhibit A

2007 - Nuclear Blast Records

A CURA DI
FABIO MALAVOLTI
19/03/2011
TEMPO DI LETTURA:
8

Recensione

Nel 2007 gli Exodus pubblicarono il loro ottavo full lenght, registrato negli Sharkbite Studios di Oakland, dal nome "The Atrocity Exhibition... Exhibit A", prodotto da Andy Sneap, che ha collaborato con la band anche negli album "Tempo of the Damned" del 2004 ed "Exhibit B... the Human Condition" rilasciato l'anno scorso; il disco è stato distribuito dalla label Nuclear Blast Records. Come è fatto intendere dal titolo del disco, stiamo parlando di una violentissima scarica di thrash, ma non quello tradizionale, quello cattivo. Abbiamo la certezza che ancora una volta Tom Hunting e company ci regalano un disco coi fiocchi, in grado di soddisfare le nostre orecchie con un sound che è una vera prelibatezza: Gary Holt e Lee Altus propongono riff violenti e pesanti, in pieno stile Exodus, la voce di Rob Dukes è cattivissima, come se stesse urlando al mondo intero tutta la sua rabbia verso la materialistica società odierna; spesso i brani vanno a finire oltre gli otto/nove minuti di durata. Anche se forse non è paragonabile ad dei capolavori quali sono "Bounded by Blood" o "Pleasure of the Flesh", mi sento di dire che anche qui la band dà veramente il meglio di sè, seminando ancora una volta distruzione.

Il disco si apre con la marcia rullante di "A Call to Arms", rivolta chiaramente alle guerre; in seguito il brano assume gradualmente potenza che si traduce nel primo devastante riff del disco, anche se si tratta solo di un piccolissimo assaggio di ciò che arriverà dopo, cioè a partire dal secondo brano, "Riot Act". Magistrale il riff iniziale, che unisce tecnica ed orecchiabilità. Il brano prosegue senza mai fermarsi e mantiene un livello elevato di velocità fino alla conclusione, quando subito dopo parte la track successiva "Funeral Hymn", altro splendido riff, più lento all'inizio, fino all'inizio delle atrocità. Ad un certo punto tutto si ferma per lasciare spazio ad una piccola parentesi del basso di Jack Gibson, dopodichè il brano riprende la sua foga; attenzione all'assolo: potrebbe creare dipendenza per la sua bellezza contraddistinta da un'andatura elevatissima, quasi al punto di perdere il controllo nel vortice sonoro creato dalla chitarra; si arriva così al mio brano preferito, ossia "Children of a Worthless God", un pezzo da far ascoltare in tutte le scuole di chitarra: semplicemente straordinario l'intro, dominato da un riff meraviglioso e nel quale troviamo un lunghissimo assolo indescrivibile, veramente capace di emozionare; il brano venne criticato per il testo con espliciti riferimenti politici/religiosi e fu vietato il commercio in alcuni paesi. Il quinto brano è l'estroso "As It Was Soon Shall Be", un pò differente dagli altri, infatti l'atmosfera che si viene a creare è meno pesante e "surriscaldata". Nonostante questo è molto apprezzabile, il tocco in più è il breve assolo che arriva decisamente in anticipo. A questo vi si aggiunge un altro, anch'esso non molto lungo e indemoniato; dopodichè si passa ai dieci minuti e mezzo della title track "The Atrocity Exhibition", che si apre con un bell'intro di chitarra che ci introduce nell'estrema violenza di questo brano eccezionale, dove la dose di potenza oserei dire che è al massimo, ai confini delle sonorità thrash; a tratti la batteria di Hunting assume livelli da capogiro; occorre spendere due parole sull'ennesimo strepitoso assolo del disco, veramente efficace, probabilmente si tratta del migliore in assoluto del platter. Il settimo brano è "Iconoclasm", un altro pezzo lungo e bello violento; l'intro è una parte del repertorio accumulato dalla band nel corso degli anni: inizialmente padroneggia Hunting con le sue bacchette, poi arrivano le chitarre con un riffing breve ma veloce; l'assolo è semplicemente perfetto, quello che colpisce diretto al cuore e resta lì scolpito come nella roccia. Ci avviamo verso la conclusione del disco quando troviamo "The Garden of Bleeding", un pò inquietante nella parte iniziale ma che poi si rivela un brano come gli altri, cattivo e deciso. La nona traccia è "Bedlam": suddivisa in tre parti, dura complessivamente quasi venti minuti; si apre con un riff molto heavy metal, abbastanza leggero, ma avrete già compreso che si tratta solo di un illusione: poi massima violenza e gran assolo spettacolariamente vertiginoso. Adesso iniettatevi nelle vene settanta minuti di puro e violento thrash made in USA, anzi, in Bay Area.

1) A Call To Arms
2) Riot Act
3) Funeral Hymn
4) Children of a Worthless God
5) As It Was Soon Shall Be
6) The Atrocity Exhibition
7) Iconoclasm
8) The Garden of Bleeding
9) Bedlam

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