EXHUMED

Death Revenge

2017 - Relapse Records

A CURA DI
ANDREA FUMAGALLI
11/01/2018
TEMPO DI LETTURA:
7,5

Introduzione Recensione

Con "Death Revenge" tornano sul mercato discografico gli Exhumed del mastermind Matt Harvey, negli ultimi anni più impegnato nella "spinta" della sua ultima creatura (i Gruesome) che nella cura del suo progetto originario, finalmente rispolverato dopo ben quattro anni dall'ultimo disco di inediti. Parliamo ovviamente di una compagine storica, pur non avendo mai perso essa quell'alone di underground parte integrante della sua fama. Il gruppo nasce infatti nei lontani anni '90, sin da subito orientato verso la ferocia di un Death primordiale (un culto smaccato e manifesto per i primi album dei Death, appunto) unito a suggestioni grind, causando non pochi terremoti all'interno della scena californiana; a dir la verità, possiamo purtroppo constatare quanto la magnitudo, seppur significativa, non li abbia di certo aiutati a raccogliere troppi consensi, dato sì che molte volte questa band ha raccolto meno di quel che effettivamente meritasse. A mio parere, ci troviamo dinnanzi ad un'ottima ensemble, in grado di dare alla luce dischi significativi e ben congeniati, tutti orientati verso della sanissima violenza Death, in nome del gore più sfacciato e grandguignolesco. Pensiamo infatti all'album di debutto della band, intitolato nientemeno "Gore Metal", un titolo che la dice decisamente lunga sul maintheme delle liriche degli Exhumed, musicisti certamente dotati di talento ed appassionatissimi, come avviene spesso per i metallari in generale, di film horror; meglio se violenti all'inverosimile, naturalmente. La carriera del gruppo ha fatto fronte ad un continuo altalenarsi di alti e bassi, tanto che lo scioglimento del 2005 sembrò decretare la fine del progetto, il quale ripartì però nel 2010. Grazie a questa reunion il nostri seppero  dare una ventata di freschezza al proprio sound: "All Guts, No Glory" (2011) e "Necrocracy" (2013) ridisegnarono in tal proposito le coordinate sulla quale la band si muoveva. Se nelle prime opere assistevamo infatti a impressionanti accelerazioni puramente death - grind, negli ultimi album il gruppo ha deciso di colpire l'ascoltatore ricorrendo al groove ed a numerosi riff mid - tempo. Torniamo quindi ai giorni nostri, ovvero alla pubblicazione dell'ultimo lavoro degli "esumati", quel "Death Revenge" pubblicato nell'appena trascorso 2017 dalla "Relapse Records". In questo nuovo episodio il gruppo decide di proporre un qualcosa di completo senza però dimenticare che molte volte non è solamente la velocità a dare potenza al pezzo ed anzi: se quest'ultima fosse affiancata a decelerazioni e perché no, a momenti più melodici,  riuscirebbe a colpire in maniera maggiore l'ascoltatore, che si troverebbe di fronte a pezzi articolati e mai piatti; cosa che invece potrebbe invece avvenire se, quest'ultimo, si trovasse di fronte ad una mezz'ora di blast beat non-stop (per quanto chi vi scrive sia un amante dei pezzi "tirati" a tutta). A livello di formazione, accanto a Matt Harvey (che si occupa di chitarra e voce) troviamo dunque Bud Burke (già con gli Exhumed per l'album del 2003 "Anatomy is Destiny" in qualità di bassista e poi rientrato in formazione in pianta stabile da "Necrocracy", come chitarrista)  ad occuparsi della chitarra solista e delle vocals, Ross Sewage ad occuparsi del basso (quest'ultimo militò negli Exhumed fino all'uscita del disco di debutto "Gore Metal" per poi uscire subito dopo dalla formazione) nonché delle registrazioni delle voci ed infine Mike Hamilton, batterista che può vantare un periodo di permanenza in gruppi come Deeds of Flesh e Vile, già con gli Exhumed dal precedente "Necrocracy". Per quanto riguarda invece la produzione, non siamo certo sorpresi di trovare alla voce "producer" un nome decisamente familiare nonché caro ad Harvey. Parliamo infatti di Jarrett Pritchard, chitarrista degli Eulogy nonché già a fianco del chitarrista in occasione di "Savage Land" e "Dimensions of Horror" dei Gruesome. Parlando di altri progetti, Pritchard può comunque annoverare un curriculum di tutto rispetto: esperienze alla consolle con band quali 1349 e Goatwhore, tanto per citarne alcune. Tornando a parlare più specificatamente di "Death Revenge", notiamo come ad accoglierci ci sia una gran bella copertina, in grado di richiamare appieno il contenuto delle liriche, raffigurando un medico in primo piano e sullo sfondo alcuni cadaveri putrefatti, sinistro insieme illuminato da una piena e lugubre luna. Gli Exhumed hanno in questo senso voluto portare avanti un concept riguardante alcuni sinistri fatti accaduti in Scozia nel 1820, quando si registrarono dapprima delle profanazioni di tombe, seguite da omicidi inspiegabili. Corpi che venivano a quanto pare utilizzati per sperimentazioni da parte di alcuni medici, convinti di poter riportare alla vita i morti. Una storia che ci riporta alla mente un particolare scritto di Lovercraft (venuto tempo dopo i fatti), uno dei suoi racconti più famosi e sinistri: "Herbert West, rianimatore".

Death Revenge Overture

Entriamo subito nel vivo dell'opera con una breve strumentale, "Death Revenge Overture". L'introduzione dell'opera avviene tramite una composizione sinistra e maestosa, che richiama atmosfere inquietanti e lugubri immagini. Sembra proprio la colonna sonora di un film horror, di stampo gotico, e senza dubbio sa proporci nel migliore dei modi i temi affrontati dai nostri nel disco. Ambientazione nebbiosa e tetra, oscura. Un tempo che fu riesumato per l'occasione, sfondo delle macabre girandole dei dottori "fuorilegge", sempre alla ricerca di cadaveri freschi, armati di pala, girovaganti nei cimiteri.

Defenders of the Grave

Dopo l'introduzione ecco che fa si da inizio, senza interruzioni, al primo pezzo del disco, "Defenders of the Grave (Difensori della Tomba)". L'inizio richiama direttamente l'heavy metal classico, anche se l'influenza dei Carcass nel modo di concepire i riff risulta più che mai lampante. I primi riff si susseguono senza sosta, ben accompagnati da una batteria sempre in grado di sostenere le chitarre, senza però risultare invadente. Ecco uno stacco di soli bast beat a cui si accompagna l'inizio della prima strofa. Un bellissimo riff accompagna il pre - refrain, prima che i nostri si lancino in un nuovo frangente musicale. Le vocals si dividono in uno scream acido e aggressivo e un growl profondo, che richiama il Brutal Death Metal più moderno per impostazione. Dopo il refrain ecco un intreccio di chitarre, dal gusto indubbiamente classico: un mix di scale pentatoniche e armoniche minori ci richiama immediatamente il maestro Marty Friedman, da cui i nostri sembrano avere tratto grande ispirazione. Ecco di nuovo il pre - refrain, velocissimo e aggressivo, che sfocia questa volta nel riff iniziale il quale ci porta lesti e presto alla conclusione del pezzo, tirato ed aggressivo quanto serve. Dando un'occhiata al booklet dell'album, notiamo com'esso rechi all'inizio di ogni testo delle piccole introduzioni, cornici narrative atte a spiegare meglio il concept qui sviluppato. Informazioni pressoché utilissime alla causa, giacché è abbastanza inusuale per gli Exhumed la voglia di confrontarsi con un qualcosa di così complesso e "tentacolare" nel suo sviluppo. Si parla infatti di come, nella scozia di fine '700 e inizio '800, diversi medici ritennero si potesse riportare alla vita un cadavere attraverso determinate procedure da sperimentare. Definiti "resurrezionisti", i dottori in questione erano inoltre interessati morbosamente alla "pratica sul campo", sostenendo quanto fosse essenziale far pratica su cadaveri "freschi" indipendentemente dal loro sesso o provenienza, mettendo da parte l'etica in nome della scienza. Il testo di "Defenders of the Grave" parla proprio di come i cimiteri di quegli anni vennero praticamente depredati dei cadaveri che vi erano stati sepolti; questo proprio perché i corpi delle persone potevano essere utilizzati per esperimenti scientifici, importanti ai fini della ricerca. I famigliari dei morti si trovavano ad affrontare una doppia perdita: la prima legata al decesso del proprio caro e la seconda alla scomparsa del corpo, che veniva rubato dai galoppini dei medici i quali bramavano sperimentare le teorie più recenti in materia di resurrezione dei morti.

Lifeless

Una nota di basso introduce il terzo pezzo, "Lifeless (Senza Vita)". La voce di Harvey fa da subito capolino, in un inizio melodico e ricco di armonie di chitarre. Subito dopo i nostri si lanciano in un'accelerazione di stampo grind, con riff di chitarra taglienti e abrasivi come carta vetrata, portandoci in maniera lesta e selvaggia verso il ritornello. La batteria risulta essere sempre varia, il batterista come dicevamo non è mai invadente eppure riesce a sostenere benissimo i pezzi, muovendosi con grande scioltezza tra i vari riff, sottolineando ogni accento e variazione. Ecco un rallentamento, dove un riff sinistro e dissonante ci accompagna verso un assolo di chitarra, anche questo molto ben concepito e perfettamente godibile. Si torna al pezzo vero e proprio, con una chitarra che conduce gli altri strumenti verso una nuova strofa, dove i nostri ritornano ad aggredire l'ascoltatore, lasciandolo senza respiro, sepolto da diluvi di colpi sferrati in maniera cieca e furiosa. Si va dunque al ritornello che aveva aperto il pezzo, per poi chiudere il brano; altro episodio tirato e recante sprazzi melodici, momento sicuramente esaltante e calibrato al millimetro, un bel mix fra crudeltà e potenza ragionata. Si inizia a trattare dunque, dopo la scorsa premessa, della storia del protagonista del concept, vale a dire il Dr. Knox. La sua brama di riportare alla vita un morto, si narra, nacque dal fatto che, mentre era ancora un bambino, egli si ammalò gravemente quasi sino a morire. Guarendo dopo innumerevoli sforzi, rimase comunque scioccato e provato da quella terribile esperienza: l'essere andato così vicino alla morte (la malattia sembra perseguitarlo anche da adulto, con i gravi e permanenti segni che gli ha lasciato) lo porta a tentare di fronteggiare la morte stessa, per cercare di porre una soluzione al problema che da sempre attanaglia uomini e donne, dai più ricchi ai più poveri... vale a dire, la fragilità dell'esistenza. Il suo sogno è rendersi e rendere immortale, condividendo il suo sapere con un mondo comunque ostile, troppo turbato da credenze religiose e superstiziose per capire appieno la portata dei suoi progetti e dei suoi sogni.

Dead End

Un intreccio di chitarre, accompagnato dalla doppia cassa di batteria, ci porta verso la strofa di questo pezzo, "Dead End (Punto Morto)", una strofa che inizia con uno stacco che non può che farci tornare alla mente i Carcass di "Necroticism...". Siamo praticamente in presenza di una citazione, di un tributo che i nostri hanno voluto rendere ad uno dei gruppi che più li ha influenzati. La strofa si muove molto veloce, con stacchi vorticosi e fulminei, che ci conducono a riff che questa volta richiamano maggiormente i Death di "Leprosy", altra esperienza decisamente lodata dagli Exhumed, cultori dei primi tre album dei Death, quelli più maligni e selvaggi. Sempre attento a non buttare sul piatto riff di dubbio gusto o utilità, il gruppo ci porta ad uno stacco roccioso e ricco di pesantezza, che viene aumentata con un'incursione di doppia cassa. Un assolo ci porta poi ad un nuovo stacco di chitarra, il quale a sua volta ci conduce ad un'altra strofa. Dopo questa si segue la struttura del pezzo fino a concluderlo in maniera netta, tagliandolo come con un  preciso colpo di scure vibrato all'estremo finale. Taglio preciso e secco, il brano termina quindi in questa maniera. Nel testo si continua a dare voce al dott. Knox, il quale racconta come le sue idee e le sue posizioni siano considerate poco apprezzabili e quasi ridicole dall'università in cui studia. Gli accademici lo ritengono un pazzo visionario, cercando di ostacolare in ogni modo le sue prese di posizione; niente che Knox non sapesse già, egli è certamente infastidito da queste prese in giro, eppure le aveva messe in conto. Sa bene che il suo messaggio è di portata troppo rivoluzionaria per quei sempliciotti universitari, non deve farsi scoraggiare, la sua idea andrà oltre ogni tipo di convenzione morale o scientifica: l'ossessione del protagonista vince qualsiasi buonsenso e, quest'ultimo non si dà per vinto, continuando a lottare per affermarsi. Egli è medico e necrologo, allo stesso tempo agisce come un macellaio, mutilando arti e scavando tombe, senza sensi di colpa, perché la sua opera se andrà a buon fine, sarà di una grandezza inarrivabile. Torturare cadaveri lo appaga, mutilarli è il suo scopo. Tutto, in nome della ricerca.

Night Work

Un' introduzione basata su un riff di chitarra melodico e armonizzazioni tra le due sei corde fa dà introduzione a "Night Work (Lavoro Notturno)", la cui prima strofa è basata su un riff lento e monolitico, dove il growl profondo e baritono si fa narratore degli orrori narrati dal gruppo. Il refrain è maggiorente veloce e più agile, mentre dopo il secondo ritornello si riprende il riff iniziale e laddove il pezzo sembra spegnersi ecco che fa la sua comparsa un assolo che richiama questa volta gli Slayer e i loro feroci assalti all'arma bianca, il gruppo torna a premere il piede sull'acceleratore, questa volta alternando la voce di Harvey con fraseggi di gran gusto. Siamo praticamente di fronte ad un pezzo che richiama molto il thrash metal anni '80, fino ad un nuovo ritornello che ci conduce, dopo una ripetizione del riff iniziale, alla fine del brano. Nel testo del suddetto pezzo si va a descrivere l'operato degli uomini che, durante la notte, si avventuravano nei cimiteri, assoldati dal dott. Knox per procurarsi cadaveri. Naturalmente, che siano essi il più freschi possibile, per poi permettere al loro "capo" di effettuare i suoi esperimenti su di un corpo non troppo in avanti nel suo stato di morte e decomposizione. Nel testo troviamo un'accurata descrizione del macabro spettacolo che si presentava ai "cercatori" una volta aperte le bare: pelli screziate, vene in vista, espressioni di macabro sonno. Alcuni già male odorano mentre altri sono conservati in maniera sicuramente migliore, il tutto dipende dal tipo di sepoltura che i soldi hanno potuto donare agli sfortunati. Questi uomini, questi sciacalli, non si fanno problemi di sorta. Razziano e trasportano i cadaveri in malo modo, non curanti della dignità e dell'umanità che per forza di cose si dovrebbero ad uno sfortunato caduto sotto l'ombra della falce. Trattati come pezzi di carne, i quarti di bue vengono quindi indirizzati verso la casa del macellaio, pronto a ricompensare profumatamente i suoi sinistri collaboratori.

Unspeakable

Viene dunque il momento di "Unspeakable (Senza Parole)"Ancora un riff thrash metal, roccioso e quadrato, sostenuto da un'incessante batteria ci porta ad uno stacco di chitarra che viene seguito da blast beat a profusione. Il gruppo si lancia così in una folle corse, alternano strofa e ritornello. La due voci si alternano quasi stessero confrontandosi direttamente, ingaggiando un duello all'ultimo sangue. Arriva poi uno stacco di chitarra che segna l'inizio di una nuova sezione, le chitarre si fanno più cadenzate, il basso viene messo in evidenza e il growl marcio e profondo ci conduce quindi ad un nuovo capovolgimento di fronte, con l'apparizione di fulminei assoli di chitarra, in linea con quelli che abbiamo già sentito lungo tutta questa porzione di disco. Ecco che si riprendere con le fulminee accelerazioni della prima parte del pezzo sino ad arrivare ad uno stacco dove il brano sembra concludersi; invece, il gruppo riprende il riff iniziale e con un ultima parola, conclude poco dopo e definitivamente la canzone, ancora una volta in maniera netta e precisa, quasi chirurgica. A questo punto, ottenuta la materia prima, il Dott. Knox ed il suo assistente, il Dott. Hare, cominciano i loro studi di anatomia e "resurrezionismo" sui copri trafugati. Il bisturi scorre tagliente, aprendo e dilaniando le carni dei poveri sfortunati. Con febbrile dedizione, i dottori osservano compiaciuti il macabro spettacolo, rimirando poco a poco la comparsa degli organi interni, dei tessuti e delle ossa, man mano che il mantello di carne si apra, svelando le interiora. Il sangue viene agilmente pompato e riversato in catini appositi, gli organi vengono asportati e studiati nel dettaglio; bisogna capire come riattivare un corpo morto, come ridargli la vita. Studiando, i due hanno anche modo di improvvisarsi affaristi; capiscono infatti come la fornitura di cadaveri ad altri dottori a loro simili possa rivelarsi un giro d'affari assai redditizio, non essendo in pochi ad effettuare certi studi clandestini. I morti più freschi sono i migliori, e quindi la domanda che si pone ai due dottori è se non convenga iniziare ad uccidere qualcuno, per fare fronte alla crescente domanda di cadaveri. 

Interludes: Grave makers of Edimbourgh

Tirtiamo momentaneamente il fiato con il presentarsi di "Interludes: Grave makers of Edimbourgh (Interludio: i becchini di Edimburgo)". Un intermezzo strumentale, sempre dal carattere scuro e pregno di orrore, fa da ponte alla seconda parte del disco, quella intiolata "Revenge", la rivincita della morte, alla quale è stata invece intitolata la prima parte dell'opera.

The Harrowing

Si riprende a picchiare, dunque, con l'arrivo di "The Harrowing (Lo strazio)": dopo un veloce intro il gruppo inizia questa seconda parte del platter martellando le tempie dell'ascoltatore, con una strofa velocissima segnata ancora una volta dall'aggressione delle due voci. Una scarica di blast beat sostiene le chitarre, i velocissimi riff fino ad arrivare al refrain, sempre veloce ma maggiormente intellegibile. SI torna alla strofa, i ritmi continuano serrati e velocissimi conducendoci ancora una volta al refrain. Si apre una fase più cadenzata, dove la melodia ci conduce ad una nuova serie di assoli. Lo stacco di basso posto all'inizio del pezzo ci porta questa volta al refrain che va a concludere il suddetto brano, non prima che il gruppo riprenda ancora una volta il fraseggio di intermezzo tra la strofa e il ritornello. La velocità ragionata, la crudeltà sonora comunque non eccessivamente "goregrind" continuano a farla da padroni, non c'è che dire. La storia dunque prosegue: il dott. Knox ed il suo assistente iniziano a commettere diversi omicidi, proprio per poter vendere i cadaveri e avere maggiori entrate, soldi che poi verranno spesi naturalmente ai fini delle loro macabre ricerche, dei loro oscuri studi. Il piano è semplice, si punta specialmente sulle classi meno abbienti, in modo tale da non dar luogo a sparizioni sin troppo eclatanti. Uccidere un nobile vorrebbe dire attirare sulla città un clima di sospetto e tensione, di certo non adatto allo scopo dei due dottori, quello di passare prettamente inosservati. Ecco dunque che i bersagli preferiti divengono giovani fanciulle o ragazzi appartenenti alle famiglie più povere e spesso rurali della città, optando di volta in volta per soggetti anche diversi. Contadini, piccoli commercianti, mendicanti... tutto può essere utile alla causa, il coltello colpirà laddove Knox ed Harvey decideranno, man mano che il loro piano sarà in pieno svolgimento. Nessuno sospetterebbe mai dei due medici, all'epoca si riteneva che ci fosse un serial killer ad aggirarsi nei boschi, intento a trovare la sua prossima preda; addirittura, molte leggende parlavano di bestie rare e mostri, vampiri. Il clima di ignoranza, insomma, regnava sovrano: i due studiosi erano al sicuro, nessuno sospettava che vi era un vero e proprio commercio di cadaveri tra medici.

A Funeral Party

Dopo un veloce fraseggio di chitarra, è il charleston della batteria a dettare il ritmo che seguirà la strofa di "A Funeral Party (Una festa funebre)". Un ritmo ancora una volta velocissimo, che in men che non si dica ci porta al ritornello, sempre eseguito in maniera manesca e diretta, in puro stile Death Metal. Si riprende con la strofa, il riff di chitarra si abbatte con tutta la sua pesantezza sull'ascoltatore mentre in men che non si dica ci troviamo di nuovo al ritornello. Si apre un riff maggiormente thrash, il basso viene posto in evidenza mentre la doppia cassa va a rafforzare la voce. Dopo uno stacco si va a dare vita a nuovi assoli di chitarra, ora e più che mai vero e proprio fiore all'occhiello dell'intero album, non soltanto del brano in questione. Ecco che, dopo questa serie di assoli, si torna al ritornello che chiude il pezzo. La spettacolarizzazione delle orribili gesta dei medici è quanto segue i loro esperimenti. Una donna, leggiamo da un trafiletto di un giornale dell'epoca, viene sorpresa a vendere cadaveri, il dott. Knox fa notare come il sacrificio delle persone sia importante per garantire la riuscita degli esperimenti. Qualcosa, comunque, sta iniziando a scricchiolare all'interno del duo Knox-Hare. Soprattutto quest'ultimo è sempre più turbato dalle abitudini che lui ed il suo compare stanno prendendo. Davvero per loro la vita non conta più nulla? Davvero si stanno tramutando in due mostri senza cuore, affamati di gloria e scienza? Un'alleanza inizialmente solida sta conoscendo il suo più cocente momento di crisi interna. E' Knox a glissare circa i dubbi del suo amico, rammentandogli quanto egli sia complice ed ormai incapace di tirarsi indietro; non per ultimo, la questione scientifica. Bisogna continuare ad andare avanti, bisogna continuare a far esperimenti, in un modo o nell'altro. L'antro dei due "stregoni" è ormai descritto come una folle casa dei divertimenti, in cui i cadaveri non trovano pace, in barba al concetto di riposo eterno. Una festa sadica in cui arti mutilati e bidoni di sangue drenato la fanno da padroni, un gioco al massacro le cui regole sono semplici quanto macabre: uccidere per procurarsi nuovi cadaveri. Senza, naturalmente, farsi scoprire. Che arrivi ben presto il fatidico momento del passo falso? Difficile a dirsi... vedremo come il racconto proseguirà. 

The Anatomy Act of 1832

Spezziamo il ritmo del racconto con la comparsa di "The Anatomy Act of 1832": il brano, completamente strumentale, comincia con una melodia di pianoforte, sulla scia dei due precedenti intermezzi che abbiamo ascoltato. Dopo diversi giri di solo pianoforte il gruppo fa il suo ingresso, le chitarre riprendono il motivo dello strumento a tasti, facendo ricorso ad un'armonizzazione per coprire due ottave diverse. La batteria e il basso, pur essendo comunque udibili, rimangono ad accompagnare il duo di chitarre che continua a suonare le note già ascoltate in precedenza. Dopo un secondo stacco la batteria incalza con un veloce fill e le chitarre a ruota danno vita ad una vera e propria fuga di assoli, sempre sostenuta da basso ma soprattutto dalla batteria, che conduce gli strumenti con precisione chirurgica. Gli appassionati di sei corde potranno godersi un solismo che, come già visto, richiama in pieno quello tipico di fine anni '80 e inizio anni '90, il chitarrismo di Friedman, di Skolnick e così via. Dopo uno stacco di basso si accede ad una fase più aperta e melodia, quasi ci fossimo imbattuti negli Iron Maiden, ance le chitarre diventano più riflessive, andando a intraprendere queste melodie e armonizzazioni puramente classiche. SI arriva ad una nuova sezione, il riff è più serrato e il gruppo procede senza indugio in un riff dal sapore thrash che ci riconduce al tema del brano, sempre portato avanti dalle sei corde. Ecco che quando il pezzo sembra finito emergono archi e tastiere sintetizzate, con un nuovo tema che ci porta alla conclusione del pezzo.

Incarnated Hands

Il tema che aveva chiuso "The Anatomy Act of 1832" costituisce il riff del pezzo appena cominciato, "Incarnated Hands (Mani nella carne)". La strofa si articola in una scarica di blast beat inframezzata da fraseggi di chitarra melodici e assimilabili. Dopo la strofa arriviamo al refrain, anche questo melodici e assimilabile. Con a nuova strofa ci si lancia nuovamente per poi arrivare di nuovo al refrain. Ecco l'assolo di chitarra seguito dal riff di apertura. La voce spezza l'atmosfera e si ricomincia ad accelerare senza paura di fare male all'ascoltatore per arrivare ad un nuovo ritornello seguito da un riff thrash che ci porta alla conclusione del pezzo. Nella mente del Dott. Knox e del suo assistente inizia a farsi strada un enorme senso di colpa, stavolta in maniera anche maggiore di come accaduto due tracce prima. Il rimorso cresce, andando a braccetto con la paura. Un sistema ben congegnato ormai scricchiola paurosamente; i due luminari sono in balia dei dubbi, in balia dell'indecisione, in balia di ogni demone o zona d'ombra. La compravendita di cadaveri dà i suoi frutti, certamente... ma le uccisioni, almeno quelle, erano davvero necessarie? Bisognava ad ogni costo calcare così tanto la mano? Domande su domande, quesiti inquietanti ormai divenuti pesanti come scuri macigni. Un rimorso, un nodo alla gola soffocante, dovuto alla commissione di un interminabile serie di omicidi. I due medici si chiedono se il loro piano sia effettivamente buono o la brama di successo abbia offuscato le loro menti. Sono chirurghi o sono diventati semplici macellai? Il loro esperimento ha un fine nobile, quello di riportare in vita le persone... o è frutto semplicemente dell'egoismo e dalla smania di scoprire qualcosa di nuovo, da parte dei due medici? Tutto sta volgendo ormai ad un triste capolinea.

Death Revenge

Con uno stacco di chitarra, "Death Revenge (La rivincita della morte)" il pezzo si infiamma subito dall'inizio con una fulinea scarica di blast beat a sostenere la prima strofa. Ecco che si arriva al re - frain dove le parole "Death Revenge" vengono scandite con grande aggressività ed effetto. Si torna alla strofa ed ai massacranti ritmi che la compongono. Ecco che si arriva ancora una volta al refrain, più melodico e ragionato. Con uno stacco di chitarra si dà il via alla sezione degli assoli per poi riprendere il refrain, che con il tupa -tupa fulmineo di batteria che lo sostiene, ci conduce alla conclusione, molto dinamica e graduale. Parlavamo di triste epilogo, ebbene... alla fin fine, la storia si conclude nel peggiore dei modi, come mai avrebbe dovuto finire; visto che, se Knox avesse potuto tirare il freno sin da subito, tutto questo non sarebbe accaduto. Giocare con la vita e con la morte, i due pilastri in assoluto della resistenza, alla fine si è rivelato fatale per entrambi i medici. A furia di venir stuzzicata, a furia di venir provocata, a furia d'esser stata interpellata senza motivo, la morte si prende la sua rivincita quando il Dott. Knox e il Dott. Hare vengono scoperti e massacrati da una folla inferocita a causa dei loro gesti. Troppi omicidi sospetti, troppe faccende alla fine ricondotte ai due sospetti. Le indagini condotte dalla polizia, in maniera febbrile ed importante, sono dunque arrivate al capolinea: dopo l'ultima razzia, dopo l'ultimo omicidio, il verdetto è arrivato. Knox ed Hare sono stati scoperti, traditi dai loro sodali, i quali hanno confessato. Non c'è tempo per il processo, non c'è neanche tempo per la galera: i cittadini di Edimburgo si catapultano nello studio degli orrori, armati di bastoni e torce, decisi ad attuare la "giustizia fai da te". Poco prima di ricevere il colpo di grazia, il dottore riflette quindi sul fatto fondamentale, sulla conclusione: come la morte, alla fine, abbia vinto e si sia ripresa la sua rivincita colpendolo in prima persona.

Death Revenge Underture

Con "Death Revenge Underture" si riprende il tema iniziale, quello che aveva segnato "Death Revenge Overture". Il disco vero e proprio viene chiuso quindi da un'altra composizione inquietante, che sembra essere proprio la colonna sonora di un film dell'orrore, la coda finale, quella che descrive inquietanti titoli di cosa post finale tragico. Queste dunque le note ultime che accompagnano la storia che i nostri hanno raccontato.

A Lesson in Violence

Prima del congedo finale, il gruppo decide di regalarci un ultimo brano, una cover dei seminali Exodus. Il pezzo scelto è nientemeno che uno degli inni del gruppo Thrash Bay Area, uno dei pezzi che meglio ha rappresentato la primissima parte di carriera della compagine statunitense. Stiamo parlando della celeberrima "A Lesson in Violence (Una dura lezione)", tratta dal capolavoro "Bonded by Blood", testamento spirituale della belva Paul Baloff nonché uno dei dischi Thrash più massicci di sempre, più violenti e sanguinolenti mai concepiti. Non è un caso che un gruppo come gli Exhumed abbia deciso di tirare in ballo questo nome altisonante. Sappiamo bene le passioni dei Nostri, le abbiamo più volte elencate nel corso dell'articolo: Death Metal primordiale e Thrash rozzo e violento, à la Slayer. Gli Exodus sono dunque un più che mai degno compromesso, una band che con il suo primo disco ha influenzato notevolmente l'immaginario estremo tipico dei primi anni '90, il momento in cui il Death usciva prepotentemente dai suoi confini mostrando fieramente il suo volto furente. La rivisitazione vede furiosi blast beat lungo la prima strofa e una voce abrasiva che sembra solamente intenzionata a sputare con odio le parole del testo. Lungo il pre -refrain del pezzo la batteria vola verso li ritornello, le chitarre poi intervengono con una serie di assoli, sempre ben ragionati e costruiti. Si riprende poi il fraseggio originale della canzone per arrivare poi alla conclusione del brano, eseguito in maniera "standard" ma comunque notevolmente appesantito dalla componente Death tipica della nostra band. Lungo il testo del pezzo, quello originale, si descrivono le gesta di un uomo che, attraverso la forza di Satana, riesce a far valere le proprie idee attraverso la violenza, uccidendo chi lo ostacola. Nessuno può frapporsi fra di lui ed i suoi scopi, è una persona in grado di raggruppare notevoli quantitativi di energia da rilasciare poi contro i suoi nemici, per spazzarli via a mo' di tornado. Sfuriate degne di un toro indemoniato, incornate, spinte, pugni. Impareremo, dal confrontarci con questo personaggio, cosa significhi il termine "violenza". Meglio non sfidarlo, meglio non provocarlo... la violenza sarà altrimenti la conseguenza delle nostre scelte.

Conclusioni

Alla fin fine, possiamo ben giudicare un lavoro come "Death Revenge"; un disco che finalmente rompe il silenzio in casa Exhumed, mostrando la storica creatura attiva ed intenzionata a seguire un percorso decisamente importante, per nulla indirizzato verso il viale del tramonto. Proprio perché quest'ultimo platter mostra una vivacità certamente invidiabile, per delle vecchie glorie. La trappola della "ripetitività", del resto, è sempre tesa ed in agguato; e troppi gruppi ci cascano, andando avanti quasi per inerzia, sfornando platter sin troppo prevedibili e scontati. Non il caso di Harvey e soci, e chissà se il progetto Gruesome in fondo non lo stia aiutando - effettivamente! - nel dar voce alla sua anima più genuina e schietta, più "in linea con una tradizione", permettendo così agli Exhumed di poter spaziare verso lidi certamente non poco consoni per il moniker, ma comunque efficacemente "innovativi" per certi piccoli versi. Già dopo pochi ascolti notiamo come il disco di queste macine statunitensi ci presentavano nell'appena trascorso 2017 fosse in sostanza carico di una novità decisamente buona, interessante quanto basta a farci aguzzare le orecchie e soprattutto a continuare il percorso appena iniziato; non appena il disco, diciamolo, comincia a girare, introducendoci nel tetro mondo del Dr. Knox. Forza aggiunta, infatti, risulta soprattutto il concept posto alla base del disco, un concept che rende gli Exhumed sicuramente non prevedibili come molti gruppi del loro genere o anche calibro. Certo, la violenza ed il gore permeano ogni parola scritta dai Nostri, eppure tutto è funzionale alla narrazione di un fatto a metà fra lo storico e l'inventato, un romanzo gotico / horror che riprende fatti davvero accaduti (le razzie e gli omicidi a fini "scientifici") per porli sotto la luce della novella, del libro. Il Death Metal dovrebbe essere solo stupri, uccisioni e necrofilia? Gli Esumati non sono d'accordo, ed eccoli tirar su, tassello dopo tassello, una storia nella quale addirittura troviamo un finale beffardo e "filosofico", che ci pone domande di una caratura da non sottovalutare: cos'è la morte? Cos'è la vita? Qual è il confine fra le due? Ci troviamo infatti di fronte ad un disco vario e ben architettato, poiché la musica si fa sipario e palcoscenico, nonché orchestra, di questa storia avvincente e sui generis. Volendo analizzare la parte più prettamente strumentale, niente da dire: la varietà è ciò che caratterizza i brani degli Exhumed, pur non essendo questi ultimi certo pieni zeppi di idee originali. Nonostante tutto il gruppo riesce a fare sue determinate soluzioni, miscelandole ottimamente e dando vita a brani credibili, che si fanno apprezzare da subito, anche per l'abbondante dose di melodia che li caratterizza. La sezione ritmica concretizza ottimamente le idee dei due chitarristi, i quali rappresentano un valore aggiunto; sanno scambiarsi riff, fraseggi e assoli con grande efficacia, regalando all'ascoltatore diversi momenti veramente apprezzabili. Le canzoni non si trasformano tuttavia in un pasticcio di inconcludenze ed anzi, la struttura dei brani è sempre ben definita e il pezzo pur nelle sue variazioni, riesce a colpire in maniera comunque diretta. Detto francamente, non dovete fare altro che procurarvi questo nuovo album, sicuramente lo apprezzerete e per un po' lo lascerete a girare nello stero della vostra automobile, di casa vostra... ovunque voi siate, gli Exhumed avranno la loro rivincita! E "Death Revenge", ve lo ripeto, saprà senza dubbio darvi gli input giusti per riallacciarvi al percorso di questi folli americani ossessionati dal gore, dall'Horror e dal Death Metal.

1) Death Revenge Overture
2) Defenders of the Grave
3) Lifeless
4) Dead End
5) Night Work
6) Unspeakable
7) Interludes: Grave makers of Edimbourgh
8) The Harrowing
9) A Funeral Party
10) The Anatomy Act of 1832
11) Incarnated Hands
12) Death Revenge
13) Death Revenge Underture
14) A Lesson in Violence