EUROPE

Out Of This World

1988 - Epic Records

A CURA DI
VALENTINA FIETTA
08/06/2012
TEMPO DI LETTURA:
9

Recensione

Gli Europe, dopo il successo mondiale nel 1986 di The Final Countdown, sono chiamati nell'impresa impossibile di pareggiare con questo album tale successo ottenuto. L’impresa fu impossibile in partenza perché il disco precedente aveva dato una notorietà ai cinque svedesi anche al di fuori dell’ambito Rock/Metal (i cinque persino parteciparono come special guest a Sanremo!) e quindi previsto che una parte di fans sarebbe rimasta delusa, almeno in parte, da questo Out Of this World. Gli Europe quindi fecero una scelta: tornare alle loro sonorità AOR/Hard rock oppure lanciarsi verso il pop commerciale e sfruttare l’autostrada che The Final Countdown aveva aperto. Per nostra fortuna, scelsero la prima ipotesi, senza cedere alle pressioni delle leggi del music business. Altro dilemma per i nostri Europe, fu la scelta di trovare un altro chitarrista, dopo che l’ultra celebre e adorato John Norum decise di non essere più della partita. Nonostante il problematico il cambio di line-up, gli Europe andarono di bene in meglio, contattando il talentuoso chitarrista Kee Marcello, che fece un lavoro stratosferico in questo disco: la sua tecnica è veloce, pulitissima e molto melodica rispetto a quella più dura e sporca di Norum. Thumbs up. Out Of This World è un disco che di sicuro pareggia la qualità del predecessore: anzi, se non ci si sofferma sul fatto che venderà molto meno del precedente per le ovvie ragioni citate prima, è da considerarsi, a mio avviso, IL vero capolavoro della band. Il grande pregio di questo album fu costituito dalla maturità compositiva e tecnica del gruppo, evidente negli arrangiamenti e nella pulizia delle esecuzioni (gran merito va anche alla produzione) e nella qualità dei brani, decisamente ben strutturati ed efficaci. In pratica, riuscirono ancora una volta ad incentrare il loro lavoro su un song-writing di classe e trame melodiche vincenti ed azzeccate, spesso ariose e trascinanti, ma anche romantiche e sognanti, con il nuovo chitarrista che risulta un’arma in più a disposizione del combo svedese, l’ottimo contributo tastieristico di Michaeli ed un Tempest come sempre incisivo e versatile, la vera mente del gruppo.



Il disco si apre con "Superstitious", canzone che riscosse eccezionali responsi per la sua immediatezza, per il suo ritornello molto catchy e per un'intro a-cappella alla Queen. Per questa canzone ci sono due chiavi di lettura o di ascolto, come preferite: la si può ascoltare concentrandosi sulla voce di Tempest che trascina il pezzo nei suoi quattro minuti e mezzo oppure si può analizzare il lavoro degli strumenti musicali, accorgendosi di tanti piccoli particolari che rendono il pezzo formidabile e mai ripetitivo e banale. A dir poco mozzafiato l’assolo di Marcello che mette subito le cose in chiaro alle persone che avevano storto il naso per il cambio di chitarrista. Singolo che batte sotto tutti i punti l’acclamatissimo The Final Countdown. Molto più Hard Rock oriented è "Let the Good Times Rock", canzone nella quale è la voce di Tempest che regge il pezzo. Ottimi i riff e le parti soliste di chitarra e la parte di tastiera e la canzone appare molto brillante e ben strutturata. Un pezzo in cui la matrice è senza dubbio a stelle e strisce, e il carisma, la grinta sembrano ricordarci, per intenderci, la carica esplosiva e sensuale di Bon Jovi.

Come terza traccia i nostri ci presentano una nuova versione più dura di "Open your Heart", canzone proveniente dal disco Wings Of Tomorrow, risalente al 1984. La canzone viene resa perfetta dall’aggiunta quel pizzico di Hard Rock che le mancava. Il pezzo inizia lento come la versione originale ma dal ritornello in poi diventa una canzone più dura della versione classica, pur mantenendo intatto il suo tono melodico. Nota di merito alla parte ritmica che permette al pezzo di avere una certa corposità scorrevole, e alle doti del vocalist, sempre capaci di raggiungere gli angoli più nascosti del’anima."More Than Meets The Eye" è la classica canzone AOR che cresce di ascolto in ascolto man mano che si notano i particolari meno evidenti che accompagnano la sezione ritmica. Come in tutto l’album anche qui abbiamo un Kee Marcello straordinario che dietro alla sei corde di ottima fattura, ci regala un assolo notevole, e ben contestualizzato nel pezzo, mentre l’ottima voce di Tempest tiene davvero le redini del pezzo. Un intro di Hammond precede la ballata "Coast to Coast" dove è Tempest a mettere in risalto la sua voce sempre melodica e puntuale e i soliti Marcello di Michaeli, che creano un'atmosfera magica ed originale. Il ritornello è un po’ scontato devo dire, ma la canzone costituisce in toto una buona ballata. Una delle canzoni più Hard Rock del disco è senza dubbio la successiva "Ready Or Not", canzone che richiama più lo stile di alcune canzoni dei precedenti dischi e quindi anche le parti di chitarra sono più distorte che melodiche come erano quando dietro alla chitarra c’era l’amatissimo Norum. Marcello comunque riesce benissimo a rimpiazzarlo anche in queste canzoni più hard rock e ci mette comunque il suo marchio di fabbrica nell’assolo. La settima traccia del disco è senza dubbio una delle canzoni più belle degli Europe in assoluto: "Sign of the Times" è capace di creare un’atmosfera surreale e sognante dove Tempest mostra in pieno le sue doti vocali. La parte che va dal secondo ritornello fino alla conclusione è forse uno dei momenti di punta di tutto AOR in generale, dove Marcello ci regala un assolo a dir poco perfetto che ricalca la parte vocale di Tempest e i suoni della tastiera creano effetti da brividi. In "Just The Beginning" è la tastiera lo strumento che più si mette in mostra senza tralasciare il solito Tempest che, con un cantato a tratti aggressivo e grintoso, non fa altro che aggiungere note positive al pezzo. Molto in stile Hard Rock/Heavy dei Guitar Heroes l’assolo di Marcello veloce, tecnico e, come sempre, pulitissimo. Il successivo è forse uno dei pezzi più deboli del disco in quanto si tratta di un normale capitolo AOR sì di alto livello ma, visti gli standard altissimi di questo album, passa un po’ in ombra rispetto ad altri brani. Sto parlando di "Never Say Die", che comunque nonostante tutto, resta una canzone dotata di una ritmica trascinante e di suoni di hammond piuttosto azzeccati. Tra i pezzi migliori del disco figura certamente anche "Lights And Shadows", canzone AOR con un ritmo lento e cadenzato che cresce di minuto in minuto e diventa sempre più aggressivo e coinvolgente. Bellissimo l’assolo tastiera/chitarra di Marcello e Michaeli che si collega al ritornello cantato in maniera spettacolare da Tempest. "Tower’s Callin’" ha un riff Hard Rock roccioso e dei suoni elettronici come tutto il disco in generale. Interessante il lavoro di tutta la band che non cade mai nel comporre episodi banali e questo è merito di un song-writing quasi maniacale sotto il punto di vista degli effetti, sempre vari e ottimamente curati. "Tomorrow" ballata forse un po’ troppo sdolcinata, chiude il disco. Questa canzone è più un faccia a faccia del solo Tempest con il pubblico: infatti è accompagnato dal solo pianoforte e da una sezione ritmica molto semplice di batteria. Merita attenzione che la canzone è che non ha un ritornello scontato e la voce di Tempest nel finale fa davvero venire i brividi.



Questo senza dubbio è l’album più maturo degli Europe e molto probabilmente il migliore sotto il punto di vista sia compositivo che emozionale. Qualcuno potrà ritenere inconcepibile considerare questo disco superiore a The Final Countdown, ma se lo si guarda con un occhio distante dal successo commerciale che quest’ultimo ha avuto, possiamo davvero dire che dal punto di vista compositivo, i pezzi sono molto più complessi e meno banali rispetto al precedente disco. Non sto svalorizzando The Final Countdown, ma vorrei dare il giusto valore a quest’album che non ha riscosso il successo planetario del suo predecessore solo perché non contiene una hit mondiale del calibro della title-track, ma che per il resto ha tutte le carte in regola per essere ascoltato e riascoltato. Concludendo direi che è  ora di dare luce a" Out Of This World", un disco per troppo tempo eclissato dal precedessore, sicuramente iL disco migliore degli Europe, una band che ha fatto la storia dell’ AOR/Hard Rock.


1) Superstitious
2) Let The Good Times Rock
3) Open Your Heart
4) More Than Meets The Eye
5) Coast To Coast
6) Ready Or Not
7) Sign Of The Times
8) Just The Beginning
9) Never Say Die
10) Lights And Shadows
11) Tower's Callin'
12) Tomorrow

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