DISSECTION

Where Dead Angels Lie

1996 - Nuclear Blast

A CURA DI
FEDERICO PIZZILEO
02/11/2017
TEMPO DI LETTURA:
7,5

Introduzione recensione

Il rumore rimbombante dei passi dei Dissection, iniziato fin dal primo accenno di chitarra in quel di Strömstad qualche anno indietro, aveva lasciato un solco indelebile nel terreno della musica estrema mondiale. Non a caso, nel giro di pochissimo tempo, i nostri si guadagnarono un posto sui palchi di tutta Europa, iniziando un tour prima in seguito all'uscita del famoso "The Somberlain" e dopo con l'emblematico "Storm of the Light's Bane", vessillo di un metal estremo profondo, infausto ma melodico. Sebbene il gruppo visse qualche periodo di incertezza a causa della ricerca di una nuova etichetta (trovata successivamente nella Nuclear Blast) e dall'abbandono della nave da parte del battente di pelli Ole Öhman, lasciandoli in balia dell'irrefrenabile spinta protratta sia dalle esibizioni live che della registrazione del summenzionato platter, la furia creativa non era per nulla in esaurimento, decisi più che mai a voler segnare - in modo radicale - le pagine della storia. Proprio all'inizio del 1996, i nostri seguivano un tour in Svezia prima di partire diretti verso l'Inghilterra al fianco degli At the Gates, per continuare con gli Stati Uniti insieme ai Morbid Angel.  Tuttavia il giro non era ancora terminato; per l'appunto, una volta tornati in Scandinavia, Jon e compagni segnarono l'inizio di una collaborazione sul palco, a livello europeo, con Darkthrone e Satyricon, partendo dal Rockefeller di Oslo. Proprio questa ultima notizia sconvolgente, li consacrò nel panorama del black metal, in un periodo molto particolare della scena tutta. Non a caso, nel 1996, parallelamente all'increasing della magnificenza del gruppo in tutto il globo, in Norvegia la stampa, sia pubblica che musicale, era concentrata sull'udienza che portò Varg Vikernes allo scontare ben 21 anni di carcere in seguito all'omicidio di Euronymous. Erano tempi bui, figli di altrettanti periodi di ferro e fuoco perpetrati in tutta la nazione scandinava da parte di quello che venne conosciuto alla storia come Inner Circle. Di questo passo, la stigmatizzazione di un genere musicale rese una miriade di interesse e di lenti d'ingrandimento sulla scena tutta. Non esistevano più i classici cinque o sei gruppi che diedero vita ad un metal estremo a se stante (il black metal), ormai la fama mediatica rese possibile la nascita di un vero e proprio culto tutt'attorno. Proprio come funghi iniziarono a spuntare altrettanti gruppi formati da ragazzini, galvanizzati dalla malignità ed oscurità che permeava l'intera scena musicale, su cui lo stesso Jon, in un'intervista per la Descent Volume III del 1996, si diceva stanco, continuando con: "Non penso che i gruppi black metal di oggi siano eccellenti o abbiano la stessa attitudine delle bands primeve. Certamente alcune di loro sono ottime ma ci sono altrettanti cloni che non meritano alcuna attenzione. L'intera vicenda norvegese è alquanto patetica per molte ragoni". Del resto non aveva tutti I torti; bastava paragonare I prii Venom, Bathory, Merciful Fate, passando per la seconda ondata con Darkthrone, Burzum, Mayhem e Satyricon per avere una considerazione di come esisteva un'identità imprescindibile che non poteva essere assolutamente spodestata...e questo Jon ne era certo, ancora più cosciente con l'incedere degli anni di quanto già non lo fosse all'inizio. Alla stregua dell'uscita di monumenti musicali come "Filosofem" di Burzum, "Aspera Hiems Symphonia" degli Arcturus, "Heaven Shall Burn...When We Are Gathered" dei connazionali Marduk e "Stormblåst" dei norvegesi Dimmu Borgir, il 26 aprile del 1996 veniva pubblicato dalla Nuclear Blast il primo EP della discografia dei nostri: "Where Dead Angels Lie" in cui troveremo ancora una volta la mano di Ole Öhman in quanto la pubblicazione si presta come una raccolta di brani provenienti da qualche anno indietro. Anche questa volta possiamo godere di un'illustrazione del celebre grafico Necrolord, il quale - questa volta - ci offre una prospettiva diversa della raffigurazione della morte; sempre con colori violacei ed oscuri, il cupo mietitore con la sua falce sembrano volerci raggiungere sormontando un panorama funebre di sfondo: tombe e lapidi di un cimitero, tutt'attorno incorniciate da alberi spogli, bruma che risale dal basso e dei pipistrelli libranti in volo su una luna piena che si staglia sullo sfondo in modo imponente. 

Where Dead Angels Lie

Ad aprire la pietra tombale giungono le prime note pizzicate della chitarra, inconfondibilmente della prima title-track: Where Dead Angels Lie (trad. Dove gli Angeli Morti Giacciono). Questo primo episodio proviene direttamente dalla demo-promo del 1993, ritrovata successivamente nella compilaton "W.A.R. Compilation, Vol. I" della Wrong Again Records nel 1995; son proprio le classiche note della chitarra acustica ad introdurci ancora in questo meraviglioso ed emblematico brano dei nostri, riconosciuto - ad onor del vero - come punto cardine e forza vincente del gruppo. Un connubio di melodia e forza esplosiva perpetrato dalla vincente combinazione tra gli strumenti e le atmosfere viscerali fuoriuscite dalla mente dei nostri. In seguito a questa introduzione di Jon, che ci estranea completamente dalla realtà circostante, possiamo dirci immersi nel racconto,  grazie alle note della sei corde elettrica che si staglia in modo pressante sulla funesta doppia cassa di Ole intento nel farsi sentire come protagonista. Siamo immessi in un racconto senza eguali che grazie allo scream graffiato possiamo dire più vicino che mai. All'inizio dei tempi, un Angelo danzava senza timore, mentre nell'oscurità dell'Ombra qualcosa lo osservava bramando la distruzione. Giunta la Notte, un incantesimo stregò il povero Angelo, trasformando per sempre il suo cuore in ghiaccio. Quella nera bellezza così ossessionante aveva incatenato un cuore così puro, discendendo come un tappeto avvolgendo il terreno sotto il quale tutti gli Angeli morti giacciono. Giunge dalle mani dei nostri un grido strozzato sotto forma di note musicali: un meraviglioso tratto melodico prestigioso e contemplativo. Ancora una volta torna il crepuscolo, accompagnato dalla classica brezza mattutina che si spande su quelle lande; la Luce fa emergere i contorni di un corpo esanime che sembra essere quello di un Angelo disteso sul terreno, arricchito da una pallida pelle e da un'espressione di dolore in viso. Ciononostante, quel caldo tocco del Sole non può far purtroppo nulla e lascia così che la neve abbia la sua rivincita cadendo su quel suolo ancora congelato, ricoprendo il corpo ancora di bianco. La maestria e la freddezza compositiva - sia dal punto di vista strumentale che da quello lirico - è sconvolgente. Ogni ascolto risulta essere una storia a se stanti, contemplata nell'interezza di un contorno altresì sempre uguale: quello della storia di un Angelo caduto, stregato dalla vincente Notte. Pensare come, nel 1993, Jon e compagni erano appena adolescenti, crea un certo alone misterico e suggestivo attorno alla nascita di un brano di questa grandezza, non lasciando dubbi - tuttavia - sulla loro grandezza interiore e capacità artistica. Il 1993 era un anno molto intenso per il metal estremo; ferro e fuoco combattevano nelle terre scandinave contro il nemico cristiano, creando un'altrettanta forza esplosiva che toccava ogni angolo del globo. Proprio in questi anni, la storia del black metal continuava la sua ridda, grazie d album seminali come "Under a Funeral Moon" dei Darkthrone e "Those of the Unlight" dei Marduk ,alla stregua del celebre "The Somberlain" dei nostri.

Elisabeth Bathori

Prendiamo dunque coraggio e continuiamo con un omaggio dei nostri ad "uno dei gruppi più influenti e bistrattati": i Tormentor. Siamo d'innanzi a Elisabeth Bathori, a sua volta un omaggio dei giganti ungheresi del metal estremo ad una più importanti killer della storia - tra l'altro connazionale degli stessi. Ad aprirci il cammino un incipit decantato con voce importante da Jon che ricopre il ruolo di Attila Csihar: "Questa è la storia di Elisabeth Bathori, il cui sangue è nostro...puro sangue ungherese". Parte dunque l'introduzione della sfera strumentale, avvolgente e ripetuta in perfetto stile black metal, mentre finalmente esce fuori lo scream sporco di Jon con cui ci racconta la storia annunciata, il cui velo è sporcato da bagni di sangue e morte. In lontananza un castello oscuro, mentre le campane suonano e le donne piangono. Questa notte Elisabeth non riposerà, corrotta attraverso gli occhi chiusi delle ragazze uccise per suo ordine. Un'immagine atroce ci offusca la visione: corpi morte di giovani donzelle su mistici cerchi, sotto le cui unghia vengono inseriti degli aghi ed i loro corpi morti sotterrati. La maestria compositiva che caratterizza i DIssection lascia il segno, grazie alla capacità di poter trasportare le emozioni di quella notte oscura e macchiata di sangue, mentre in sottofondo si staglia un reiterato incedere della doppia cassa e del crash di Ole e le chitarre si ripetono su note di tastiera che avvolgono l'ensemble. Un duo di voce si palesa alla nostra attenzione: "quanto ardisco il tuo respiro grazie al quale i desideri diventano verità.  Sono un peccatore amante della morte. Le preghiere malefiche sono accolte da Elisabeth Bathori, contessa del mio fuoco. Sei il suo sacrificio, darai il tuo sangue e lei si farà un bagno nella tua essenza". Di questo modo sembra  esserci come una doppia visione della storia: da un lato troviamo la stessa contessa che espone i suoi pensieri, nell'altro abbiamo invece un servo umile e devoto della stessa che prepara la giovane fanciulla a diventare un tutt'uno con la suddetta, irrorandola della sua essenza. Uno stacco piuttosto sinfonico si fa preludio di un grido sadico, giustappunto accompagnato dall'insieme strumentale che ci ha accompagnato fino ad ora. Diamo il benvenuto alla giovinezza - ritorna ad enunciare la Contessa - come mai prima d'ora. Con il sangue viene tutto ripulito e ci alleggeriamo volando verso la Luna. "E' la tua notte Contessa, cacciata dai tuoi desideri più selvaggi, impossessata da un peccato bestiale, sei la Dea dell'Amore"  è l'apoftegma dei nostri, quasi una dichiarazione d'amore ad una delle menti più mefistofeliche della storia dell'Uomo. Una donna sinistra e potente, capace di accaparrarsi la nomea di Contessa Sanguinaria per merito delle sue pratiche magiche incentrate sul mantenimento della giovinezza. In questa chiave, i nostri la identificano come "cacciata dai suoi desideri più selvaggi" che ci fa da ponte verso uno dei brani più emblematici dei Bathory: "Woman of Dark Desire". Ci troviamo di fronte ad una donna la cui mente è insaziabile, bramante  del sangue delle vergini ed il cui fuoco non si spegnerà mai, circondato da gloria infernale. Insomma, abbiamo avuto modo di godere di una cover eccentrica di un brano cardine del gruppo ungherese i cui passi vennero mossi fin dal 1987, sebbene il brano appartenga al platter del 1995: "Anno Domini". Questa è l'ennesima conferma di come i Dissection siano stati capaci di ammaliare qualsiasi ascoltatore a tal punto da inserire anche questo omaggio all'interno della compilation "W.A.R. Compilation, Vol. I" e della promo del '93, con cui si conquistarono l'interesse della No Colours Records.

Antichrist

Continuiamo il percorso con un secondo omaggio; in questo giro troviamo una cover di uno dei gruppi più influenti per i Dissection: gli Slayer. Senza aver bisogno di tante presentazioni, quello che Jon e compagni vollero omaggiare fu proprio un brano simbolico di un'ondata e di un pensiero anti-conformista: Antichrist (trad. Anticristo), originariamente presente nella compilation dedicata ai suddetti, dal titolo: "Satanic Slaughter", edita dalla Black Sun Records nel 1995. Come si può ben intuire, il titolo del brano aggiunge maggiore spessore all'intera opera, designando un leitmotiv che costituirà la colonna portante per entrambe le realtà, provenienti da estremi opposti del globo. Il ruolo di apri sipario viene investito dallo stesso Jon, che ricalca i passi di Kerry King, ingaggiando una scossa tellurica con il suo classico giro di chitarra. Un rintocco di crash e successivamente parte la sfuriata degli strumenti, adibiti di tutto punto a rilasciare la loro aura distruttiva. Un intesa stupenda che rende omaggio senza compromessi ai grandi americani, battezzata (N.d.R. perdonate il gioco di parole con il titolo del brano) dall'emblematica tecnica vocale del Nostro che si staglia sull'insieme proprio come Tom Araya faceva nella versione originale in "Show No Mercy" del 1983. Non possiamo più vivere una vita senza intenzioni, continuando nel voler credere a certe bugie perpetrate da menti ingannevoli; il futuro è pronto dunque a rivelarsi ed è proprio lui il portatore di questo destino liberatore: Satana. Ci ritroviamo d'innanzi ad energiche plettrate che danzano, senza indugi, come demoni intorno al focolare. Chi ci parla non è più Jon, siamo d'innanzi proprio all'Anticristo. Quest'ultimo sceglie dunque di palesarsi senza timore, bensì con spirito d'annunciazione: "Sono l'Anticristo [...] Il vostro Dio mi ha lasciato indietro e ha liberato la mia anima [...] Cristo non è venuto in terra, attendete piuttosto la nascita del figlio di Satana". A seguire di questa chiara dichiarazione d'intenti, con fare perentorio, le sei corde riprendono in mano la scena, gelando e creando riffing passati alla storia negli annali del thrash, donandoci tormento, tortura e dolore, proprio come se stessimo cadendo dal Paradiso. Giunge, consumandosi lentamente, questo omaggio ai genitori del metal estremo, con le ultime tracce dell'ensemble strumentale. Inutile dover parlare ore ed ore di quanto questo brano sia stato proverbialmente vessillo di un'idea comune a tutto il metal estremo; il concetto di rivalsa, morte, distruzione, accompagnato da immagini oscene ed atte a dover esecrare le classiche iconografie che ogni giorno da tanto (troppo) tempo ci vengono violentemente e senza rispetto poste sotto gli occhi come verità assolute, diventarono simbolo di una generazione musicale che si era sicuramente lasciata alle spalle tematiche di più facile affronto per combattere l'ingiustizia a suon di sei corde e doppia cassa.

Feathers Fell

Nel continuare il nostro ascolto, ci imbattiamo in una traccia tanto breve quanto ricca di energia: Feathers Fell (trad. Cadono Piume). Un'autentica opera di classica memoria creata dalle mani di Alexandra Balogh  sul piano. Un brano strumentale di melodica matrice che ci accarezza come piume che cadono addosso al nostro velo di umili esseri umani. Tutt'attorno si crea un'atmosfera orfica, surreale e per nulla scontata o capace di essere ripetuta, che solo e soltanto un gruppo come i Dissection poteva offrire ai propri ascoltatori. Nulla viene lasciato al caso e, mentre la traccia originale che possiamo trovare innanzitutto nel primo album "The Somberlain" sia eseguita altrettanto magistralmente con l'ausilio di una chitarra acustica, questa versione - proveniente dalla stampa giapponese di "Storm of the Light's Bane" risulta diventare ancor più avvolgente non solo grazie alla magistrale mano di Alexandra, ma anche dalla voce sussurrata di Jon che avvalora ancor di più le reali intenzioni del brano: "Le piume cadono come foglie dagli alberi, il sangue fluisce come acqua dal mare e gli Angeli gridavano come pioggia battente. Ora le piume non cadono più". Ancora troviamo il simbolo dell'Angelo, caduto nel disio della Notte. Il brano prende un prestigio assai maggiore, simboleggiando l'immanenza del genere umano e rimarcando come il tema della morte sia stato, è e sarà sempre ossessione del nostro caro Jon Andreas Nödtveidt. 

Son of the Mourning

Possiamo ora continuare con una seconda traccia proveniente da una versione giapponese (in questa occasione di "The Somberlain"), questa volta si tratta di Son of the Mourning (trad. Figlio del Mattino). Subito incomincia a spezzarci le ossa un riffing pesante, brutale perpetrato dalla chitarra del nostro e su cui si staglia un grido distruttore. "Figlio maligno, apri le tue ali del nero più profondo su 'dio'. Che possano le sue bugie venir dimenticate", ancora una volta ci ritroviamo d'innanzi ad una dichiarazione d'intenti dall'inizio. Un odio sincero verso un 'dio' bugiardo, perpetrato dalle mani - si presume - del figlio di Lucifero, l'Anticristo - se vogliamo. Di questo passo i cristiani non potranno più forzare nessuno e verranno gettati nel pozzo per l'eternità,  perdute e dimenticate da Dio in persona. La batteria si fa incessante sull'incedere dell'enunciato dei Nostri, una diretta conseguenza di quell'Anticristo incontrato nell'omaggio agli Slayer. Questa volte ci troviamo di fronte alla vera e propria azione del "figlio del Mattino". Il ritmo diviene sempre più incalzante e pungente, proprio come quelle bugie raccontate ai figli degli Uomini, mentre la sei corde continua la sua ridda su un ritmo oserei dire death metal, dando lustro all'altra faccia della medaglia dei Dissection. Come ben sappiamo, infatti, le influenze di Jon e compagni furono molte, passando dai celebri Big Four del thrash metal ed arrivando persino al death metal primevo di metà degli anni '80. Questo messaggio sotto forma musicale s'investe della capacità di rendere un continuum con il brano proposto dagli Slayer e  con le influenze segnanti della carriera musicale dei Dissection. Basta realmente poco per concedersi il lusso di andare a ritroso e vedere il collegamento senza troppe difficoltà. In ogni caso, qui ci troviamo d'innanzi all'azione di colui che testò la sofferenza, capace di paralizzare e terrorizzare per la sua possente figura. Finalmente possiamo dire di aver avuto il coraggio di vedere la Verità, lasciando spazio al figlio del Mattino di governare in queste lande di falsi redentori. ?

Where Dead Angels Lie

A conclusione di questo EP, ancora come una cornice che lega indissolubilmente questo episodio nella discografia dei nostri, troviamo ancora una volta la title-track Where Dead Angels Lie (trad. Dove gli Angeli Morti Giacciono). Proveniente dal loro ultimo lavoro "Storm of the Light's Bane", non differisce per nulla dalla versione presente all'interno della demo con cui è stata aperta questa pubblicazione. E' altresì necessario fare le dovute considerazione su un brano pluricitato ed amato da essere ripetuto in quasi tutte le scalette dei loro concerti. La visione della morte era ed è un concetto che - come abbiamo avuto modo di vedere - ossessiona Jon in modo profondo, quasi da condizionarlo quotidianamente. Tuttavia l'analisi da fare è in un'altra chiave, piuttosto legata ad una visione primordiale, ad un retaggio che ci accompagna e che da ben da lustro all'insieme: il connubio tra la vita e la morte. Nulla il nostro ed i nostri Antenati lasciavano al caso e la fascinazione legata ad un determinato elemento o ad una persone, proprio come disse lo psicologo C. G. Jung, rappresenta una parte della nostra essenza che non vogliamo accettare e/o da cui ci siamo distaccati. Prendendo in considerazione il concetto di ?????? (daimon) greco e del ghiaccio come fonte di vita ma anche staticità, resta a noi poter comprende a pieno come un ragazzino possa aver maturato dentro di se una consapevolezza tale da rendere Arte un immagine così forte proveniente dalle viscere di se stessi, creando ad hoc una meravigliosa opera che rimane nel tempo e capace di nascondere le sue forme sotto celate vestigia. Senza dilungarmi, dunque, non resta che lasciarvi alle vostre considerazioni, rendendovi partecipi di qualcosa che, proprio a causa di certe "religioni" si è perso ma che i nostri Avi conoscevano bene. 

Conclusioni

I Dissection, possiamo dire, non perdono mai occasione di poter dimostrare la loro unicita' sotto forma musicale, sebbene passino periodi meno floridi. I sentimenti che hanno unito l'estro creativo e la profondita' d'esecuzione di Jon Nödtveidt con i suoi compagni non erano andati perduti dopo la scossa ricevuta con l'abbandono di un membro, anzi hanno reso possibile non solo partecipare come co-headliners insieme a gruppi monumentali della scena metal estrema ma anche a mettere insieme i pezzi del loro passato e del presente per riuscire a pubblicare questo EP di particolare interesse. Sicuramente non siamo di fronte ad una pubblicazione imprescindibile, in ogni caso ben si nota come rimangano della loro idea di voler creare dei quadri a se stanti, impossibili da essere scopiazzati o divisi in quanto perderebbero della loro essenza iniziale. Che Where Dead Angels Lie sia stato licenziato sempre dalla Nuclear Blast, lascia intendere sia che avevano trovato finalmente una posizione stabile ma anche che - evidentemente - oltre alla voglia degli artisti, la stessa etichetta abbia indirizzato i nostri in questa pubblicazione, presentandoli ancora una volta con brani tratti da demo e compilation e non sempre alla portata di tutti come per quanto riguarda le tracce estratte dalle versioni giapponesi. In linea di massima, bisogna dire che l'insieme rimanga imperfetto ma in ogni caso ben concitato, riuscendo a toccare anche qui' delle corde particolari. Nell'insieme risulterebbe non esserci tutta la loro essenza, bensi' la voglia di rendersi ancora piu' palesi omaggiando gruppi di portata piu' o meno importante con l'intento di cadere sotto i riflettori ancora di piu' ma anche di delineare maggiormente le proprie derivazioni, le proprie idee ma anche il proprio coraggio. Le due tracce (semi) identiche iniziali e finali fanno - come gia' detto - da cornice e spiegano come il tema della Morte, della Notte eterna, del Male faccia un attimo da collante alle influenze che hanno reso irrinunciabili "The Somberlain" e "Storm of the Light's Bane", quali il black metal (e troviamo la cover degli ungheresi Tormentor), il thrash metal (guardando la cover degli americani Slayer) ed infine il death metal senza citare alcun gruppo in particolare ma sublimando la "citazione" con delle ritmiche che ricordano in modo particolare quel genere. Il leitmotiv rimane lo stesso, Tutto l'EP diviene dunque excursus di tutto cio' che sono le fondamenta dei Dissection, riuscendo a canalizzare persino la loro vena melodica che tanto li ha resi celebri ed unici. In questo, Jon ed i suoi compagni possono essere fieri di aver trasportato in musica il loro mos maiorum, vestiti di una fama che si stavano costruendo giorno dopo giorno in giro per il mondo. Questa terza pubblicazione dei nostri diviene veicolo e dichiarazione d'intenzioni.

1) Where Dead Angels Lie
2) Elisabeth Bathori
3) Antichrist
4) Feathers Fell
5) Son of the Mourning
6) Where Dead Angels Lie
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