DISSECTION

Starless Aeon

2006 - The End Records

A CURA DI
DANIELE VASCO
01/05/2018
TEMPO DI LETTURA:
7,5

Introduzione recensione

«Ho avuto le benedizioni degli Dei oscuri per risvegliare la mia fiamma nera!»

Sono trascorsi undici anni dall'ultimo lavoro della band capitanata dal cantante e chitarrista Jon Nödtveidt, quello "Storm Of the Light's Bane" che fu pubblicato nel novembre 1995 via Nuclear Blast che immediatamente ricevette il plauso unanime della critica e in breve tempo e consacrò i Dissection come uno dei migliori complessi di metal estremo europei. Undici anni che hanno rappresentato uno dei momenti più bui per l'artista, trascorsi dietro le sbarre della prigione di Tidaholm con l'accusa di complicità in omicidio. Undici anni che hanno assistito ad una trasformazione a livello interiore che si sarebbe evoluta anche sul piano artistico. Questo passo è stato causa di un terremoto che ha scosso la fanbase purista della band fortemente legata ai primi lavori Black Metal che non prese bene questo cambio di rotta verso un Death melodico più diretto. Un cambiamento che come abbiamo accennato fa parte totalmente degli studi che hanno cambiato Nödtveidt durante la sua reclusione che amplificarono la filosofia satanista dell'artista che già undici anni prima aveva aderito al Misanthropic Luciferian Order e le cui idee influirono sulla musica della band amplificandosi negli ultimi lavori. L'inizio di un viaggio conclusivo attraverso il quale ci si addentra nella crescita culturale e ideologica sempre più radicata e profonda del Nostro che miscela in parti uguali gnosticismo ed esoterismo, mitologia e dottrine cabalistiche sfociando in testi all'apparenza sempliciotti ma che ponendo la giusta attenzione rivelano un livello di conoscenza e cultura molto elevato. Un passaggio che non venne capito e fece storcere il naso a chiunque conoscesse la band non capendo che fosse parte di una rinascita che voleva chiudere un capitolo e iniziare un nuovo corso, una nuova vita come la rinascita della Fenice dalle sue ceneri. Il passaggio sarebbe avvenuto in tre tappe precise che sarebbero confluite in un nuovo album di cui ci siamo recentemente occupati nelle nostre monografie: "Reinkaos". Il primo gradino è rappresentato dal singolo "Maha Kali" del 2004 dove già si presagiva quale strada l'artista aveva intrapreso. Il secondo gradino, di cui ci occuperemo in questa sede, è il singolo "Starless Aeon" rilasciato dalla The End Records nel 2006, anno d'uscita dell'ultimo full della rinata band. Un secondo singolo che presenta un sound diretto e scarno senza eccessive variazioni ma che gioca abilmente tra suoni agguerriti e intermezzi delicati.Un suono minimale che si rispecchia anche graficamente con una copertina priva di immagini, un unico sfondo nero che reca solo il logo della band sulla parte alta e il titolo del singolo sulla parte bassa, preannunciando quella che sarebbe stata la copertina dell'album successivo, con l'unica eccezione della aggiunta dell'Endecagramma, la Stella a undici punte, chiamata anche Stella di Qliphoth. Un lavoro che riduce quasi all'osso la musica e l'immagine per lasciare posto ai significati. Una conoscenza di se stessi un punto di vista sulla realtà ci pongono dinnanzi ad un concept generale di non facile assimilazione senza esserne già coinvolti anche in una microscopica parte o senza conoscerne i riferimenti culturali non proprio a livello di testo scolastico, ma nella nostra disamina proveremo a dare una interpretazione ai testi il più possibile vicina alle reali intenzioni del loro autore, lasciandoci guidare dalle note. Abbiamo un lavoro che si costituisce di tre tracce due delle quali entreranno a far parte del full e una versione solamente strumentale della title-track.

Starless Aeon

A fungere da apripista è la title-track di questo singolo, Starless Aeon (Eone senza stelle). Un brano composto da una struttura musicale minimalista che lascia tutto lo spazio al testo che diventa il fulcro dell'intera canzone relegando la componente strumentale alla funzione di accompagnatore. Parole che scorrono su un tappeto che si ripete senza particolari sconvolgimenti ma che riesce ad amplificare un testo che rapidamente assume i toni di una vera e propria invocazione del Caos nel mondo e una evocazione delle divinità antiche perché prendano il dominio della terra. Un testo che risente molto degli studi fatti da Nödtveidt in campo esoterico e mistico che rivelano una certa conoscenza nonostante a livello visivo appaiono fin troppo elementari e costruiti in favore di un puro aspetto metrico classico storfa-ritornello. Le parole vengono introdotte da un rapido duello tra le chitarre e la batteria che preannunciano il Caos di cui il testo si fa portatore. Una figura precisa viene nominata all'inizio della prima strofa mentre sotto le liriche infuria già la tempesta degli strumenti: il SETTIMO EONE. Secondo la dottrina gnostica gli Eoni erano emanazioni del Dio Primo che seguendo le parole del testo possono essere associati senza rischiare di cadere in errore agli Dèi Ipercosmici coloro che vivevano nei Mondi Superiori mentre secondo altre fonti sempre vicine alla dottrina cabalistica potrebbero essere associate agli angeli, ma il succo del discorso cambierebbe poco se non dal mero punto di vista ideologico su cui si baserebbero le due dottrine. "Il settimo eone presto passerà, come è stato predetto / Il falso impero prestò si sgretolerà e tutte le illusione saranno distrutte / Gli schiavisti tremano dalla paura mentre presto le nostre stelle si allineeranno / I cancelli proibiti inizieranno ad aprirsi per il potere del nostro possente segno". Una visione caotica dell'emanazione di queste forze arcaiche che rapidamente si trasforma in una vera e propria evocazione fortemente ritualistica. Il Caos viene evocato attraverso l'invocazione di divinità appartenenti alla Cabala ebraica che simboleggiano senza mezzi termini tutto ciò che è il Male e l'Oscurità, figure infernali che portano distruzione ma vediamo anche come si inseriscano con il tema della Conoscenza rappresentato da dall'albero della conoscenza, il Da'at, attraverso il quale giungeranno nel mondo le forze del male e le forze impure che cadranno protette dal loro guscio"Da'at - la saggezza dell'abisso è la chiave della stella spezzata / Undici angoli di percorso del caos porteranno avanti il nostro Dio più adirato /Le forze Qliphotiche dall'aldilà usurpano l'albero delle bugie cosmiche / Il drago addormentato si risveglia annusando l'elisir del nostro sacrificio". Un crescendo sempre maggiore delle parole e del loro significato che si uniscono in una preghiera che vuole materializzare la fine del dominio schiavista del Dio cristiano con l'arrivo di Aeshma, divinità demoniaca Zoroastriana dell'Odio e della Furia che porta con se una nuova Apocalisse che spianerà la strada al Nuovo Regno del Caos. "Dies Irae Dies Illa Solvet Cosmos In Favilla / Vocamus Te Aeshma-Diva / Dies Irae Dies Illa Solvet Cosmos In Favilla / Vocamus Te Aeshma-Diva". Il tutto viene raccontato su un terremoto sonoro che scuote le viscere dove la batteria avanza senza risparmiare le forze per seguire i dettami graffianti delle chitarre che coadiuvano la maturità vocale del cantante e chitarrista. Ma quando sembra che musicalmente non possa cambiare alcun che all'interno dell'arrangiamento veniamo presi di sorpresa da un improvviso intervento melodico che frena la corsa e apre ad un assolo aperto e melodico che proietta chi ascolta in un break intimo e personale che interrompe il cantato furioso per una parte parlata che recita: "Questo è l'inverno dell'ultimo eone, l'affamata presto arriverà / L'annunciatore del giorno dell'ira eclisserà il sole e violenterà la luna". Al termine dell'assolo che aveva permesso una piccola pausa si ritorna in un vortice di furia e oscurità che senza nessun altro intervento dove vediamo culminare l'evocazione e la presenza degli Antichi Dei si fa sempre più tangibile.

"Dies Irae Dies Illa Solvet Cosmos In Favilla Vocamus Te Aeshma-Diva Dies Irae Dies Illa Solvet Cosmos In Favilla Vocamus Te Aeshma-Diva".

Xeper-I-Set

Ad attenderci al varco del secondo brano previsto da questo singolo introduttivo troviamo Xeper-I-Set. Per poter capire il testo di questo brano e i suoi contenuti al di là della componente strumentale urge prima capire il significato del testo che per come è scritto rischia di fuorviare o quantomeno di risultare distaccato dalle liriche. Dunque, a dover subito lanciare un segnale ai nostri occhi è Set ultima parola del titolo la quale dovrebbe farci pensare in pochi decimi di secondo a Seth, il Dio egizio del Caos, del disordine, della violenza e del deserto la cui dualità originaria si perde nei secoli, a seconda del popolo e della cultura con cui la divinità stessa veniva identificata finendo per essere travisata o interpretata erroneamente. Tenendo ben in evidenza questo nome per risolvere l'enigma del titolo al fine di poterci addentare nel testo manca una parte fondamentale: Xeper-I. Rapidissime ricerche ci portano a considerare Xeper (Khefer) come un termine originario dall'Antico Egitto il cui geroglifico era uno scarabeo stilizzato traducibile in «sono venuto in essere». Partendo da questo, seguendo una logica pressoché istantanea la traduzione più diretta è «Sono venuto in essere Set». Abbiamo quindi come tematica di base il Caos come in precedenza e come in precedenza viene incastonato con il tema della Conoscenza e della ribellione ma con un tema di fondo che ad un primo sguardo riesce abilmente a sfuggire. La canzone viene introdotta e sviluppata su un tema musicale che vede un duello tra la ritmica martellante, marziale e ripetuta senza nessuna variazione della batteria e le linee aggressive e allo stesso tempo melodiche delle chitarre che erigono un muro sonoro su cui la possente voce di Nödtveidt sfoga tutta la sua rabbia. Una chitarra sferragliante ci catapulta nel disegno caotico di questa canzone che la Divinità del Caos la fa materializzare in tutta la sua imponenza dinnanzi agli occhi di chi ascolta. Una tempesta musicale e evocale che avanza a testa mentre una voce straziata e rabbiosa scatena un turbine di invocazioni a diverse entità astrali che del Caos hanno fatto il loro simbolo giungendo ad una preghiera vera e propria: "Evocandoti tra i caotici angoli / Prego che tu, o' antico, benedirai la mia magia satanica / e mi conferirai la tua Luce / Fiero Signore del Sole Nero / cerco l'insanguinato Graal della gnosi / per poter distruggere le menzogne del cosmo di Archon / e rompere le leggi di Maat / tramite la tua Vista" proseguendo con "Ti invoco, possessore di tutte le chiavi nascoste / Dio dell'ignoto e dell'estasi illegale / Inizia, questo tuo figlio fedele / ai più oscuri misteri e ai crimini più piacevoli". Ma per non rischiare di cadere tratti in inganno da queste parole dobbiamo accorgerci, rifacendoci a quanto accennato qualche riga sopra, che al di là delle invocazioni più esplicite, le entità che vengono chiamate in causa non vengono evocate con lo stesso intento di Starless Aeon ma alla fine ci accorgiamo di come ci sia un tema di fondo che va oltre l'invocazione di forze caotiche distruttive come gli abitanti delle sette stelle Apophis e Typhon o il Re rosso Set-hen, nome che evoca fortemente Satana per come suona pronunciandolo, chiudendo con il Signore della lucente forza notturna, irata maestà, Bolchoset con cui viene aperto il rituale d'invocazione a Seth che ci porta a scoprire come il protagonista della canzone abbia evocato tali forze allo scopo di ottenere l'agognata libertà spirituale e dell'anima infatti si dice ora un tutt'uno con la divinità, con colui che gli ha garantito la libertà che cercava: "Io divento te, / Io sono uno con colui che mi concede la libertà che cerco / Il tunnel delle tenebre rivela la luce / Come entro nel deserto - Il deserto di Set - Il regno della notte eterna!". Una strofa finale che più di ogni altra frase ci rivela subito quale sarebbe stato il finale della vita dell'artista svedese, un finale già deciso che stava completando la sua opera prima dell'orgoglioso commiato.

Starless Aeon (instrumental)

A chiudere i giochi troviamo la versione totalmente strumentale dell'iniziale Starless Aeon. Una traccia che passa tranquillamente in sordina non avendo lo stesso impatto che ha con le parole. L'unico pregio, avendo ascoltato prima la versione completa di tutti gli elementi è il conoscere l'andamento del pezzo per ciò che riguarda il testo e quindi il sapere che il tutto viene raccontato su un terremoto sonoro che scuote le viscere. Un'onda anomala dove la batteria avanza senza risparmiare le forze per seguire i dettami graffianti delle chitarre fino a sfociare in un improvviso intervento melodico che frena la corsa e apre ad un assolo aperto e melodico che proietta chi ascolta in un break intimo e personale per poi tornare nella più pura cavalcata elettrica. Sinceramente una traccia che risulta "inutile" alla fine della completezza del singolo; una traccia che non aggiunge o toglie niente e che si trasforma subito in un mero riempitivo. Se si fosse trattato di una versione embrionale che presentava delle differenze anche minime nell'arrangiamento allora sì che se ne sarebbe potuto parlare ma essendo praticamente la stessa canzone senza le parole e sapendo quale sia il risultato in quel caso, si viene spinti a non dare nessuna attenzione a questa conclusione.

Starless Aeon (Original Edit)

E proprio al termine e chiusura del sipario di questo lavoro pubblicato dalla The End Records, troviamo una track che fu aggiunta in separata sede: Starless Aeon (Original Edit). In questa ulteriore versione che ci offrono i nostri, possiamo scorgere il personale e primigenio arrangiamento che utilizzarono nella prima versione del bano. Il giro di chitarra a cui siamo stati abituati fino ad ora ci prende prorompente nei timpani delle orecchie, come un tir in autostrada, mentre il gioco di batteria intrapreso da Asklund vuole accaparrarsi il suo posto all'interno del brano con piccoli battiti dati dalle bacchette sulle pelli. In questo primo inizio sembra di essere spediti immediatamente nello spazio siderale, in cui il Nero avvolgente che tutto copre ci fa da padrone a noi ospiti di questo enigmatico e meraviglioso panorama. In pochi termini, un cambio di ritmo preannuncia un ritorno della voce di Jon che sembra essere registrata in presa diretta. Una voce graffiata, spettrale e nelle sue parole profonda, che con un atmosfera fredda e truce quale quella dello spazio senza stelle, ci alimenta un fascinoso interesse. Un richiamo ancestrale e caotico che vuole porsi come gancio che traina il carro dell'oscura Aeshma-Diva, l'entità il cui nome significa "Dio della collera". Comprendiamo come sia centrale questa sorta di devozione al Caos da parte dello stesso Jon, poiché fonte di rinascita e Creazione. In tutte le antiche civiltà esisteva questa ambivalenza nella visione del visibile e non manifesto, in una accezione necessaria ad un equilibrio. Fu solo successivamente, con l'ascesa di religioni monoteiste, che la concezione del Mondo diventò bipartitica, in cui l'essere umano sceglie di stare o dalla parte del bene o dalla parte del male. L'andatura degli arrangiamenti degli strumenti ci esplicano quasi come un vortice, un canale che apre le porte alla manifestazione la "mazza insanguinata" (epiteto di Aeshma-Diva). In questa successiva e prima versione del brano, possiamo apprendere la prima, vera natura dello stesso, in una veste quasi da scoprire ma comunque ben formata.

Conclusioni

Al termine dell'ascolto di questo secondo e ultimo singolo che anticipava l'ultimo capitolo della storia discografica dei Dissection musicalmente non abbiamo molti elementi su cui tessere una analisi complessa e lunga dato che come abbiamo visto le strutture musicali dei pezzi non sono complesse ed articolate e corrono su un solo binario senza fronzoli o orpelli decorativi. L'approccio melodico non ha portato a scelte stucchevoli che contrastassero in maniera esagerata con le liriche ma è stato fatto con il giusto equilibrio per far sì che il ruolo principale non fosse della musica ma dei vari temi. Un lavoro che ha portato a reazioni negative istantanee basate solo sul cambio di direzione artistica senza curarsi minimamente dell'aspetto lirico, che a sua volta è stato snobbato e considerato non all'altezza dei precedenti e troppo "indottrinato" quando è evidente la maturità artistica avvenuta, tralasciando le idee di base che giustamente si possono condividere o accettare o rifiutare, creando quindi un discorso sterile che ruota attorno al classico «E ma prima...». Questo singolo è solo una anteprima di quello che sarebbe stato il disco vero e proprio e che anticipa quale sarebbe stato il livello e di come ogni brano necessita di più di un ascolto per poter essere compreso appieno. L'evoluzione subita negli undici anni trascorsi dal secondo lavoro ha visto i Dissection raggiungere un livello evolutivo che non si sarebbe potuto prevedere con anticipo che dimostra come nonostante il periodo buio attraversato dal leader non ci sia stata nessuna resa e come la band si sia ripresa il suo posto e sia risorta dall'abisso portandoselo dietro come vessillo di ribellione e rinascita, forte anche di una line-up rinnovata che ha saputo dare al nuovo corso creativo la giusta impronta che nella somma totale danno luce ad un groove dalle trame Heavy personali che dal nulla fanno emergere un nuovo modo di esprimere le tenebre,  con un approccio melodico e ragionato che si pone in contrasto con il fuoco e la ferocia delle invocazioni al Caos. I temi sono molto forti nonostante quello che abbiamo dovuto per forza riconoscere all'inizio per essere corretti ovvero la disarmante semplicità delle parole alla prima lettura senza la giusta comprensione, ma anche se non ci sono paroloni altisonanti o virtuosismi lessicali e quindi la comprensione è immediata e i brani possono essere tranquillamente fruiti da chi ascolta. Ma questa è solo la facciata se ci si ferma a ciò che si vede ma come sappiamo dopo aver esaminato questo lavoro, sotto alle parole c'è un lavoro di ricerca immane che pochi farebbero, un lavoro che stimola la curiosità nel ricercare ogni riferimento e da questo partire per allargare il campo per poi ritornare al punto di partenza e spostarsi verso altri lidi. Anche senza conoscere nella sua interezza platter all'interno del quale troveranno posto le due tracce di questo singolo si riesce ugualmente a percepire l'aura oscura che aleggia nelle canzoni e a rimanerne coinvolti. Una via verso la conoscenza di forze superiori dominatrici dell'abisso e degli universi a noi sconosciut

1) Starless Aeon
2) Xeper-I-Set
3) Starless Aeon (instrumental)
4) Starless Aeon (Original Edit)
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