DISSECTION

REINKAOS

2006 - Black Horizon Records

A CURA DI
FEDERICO PIZZILEO E DANIELE VASCO
18/04/2018
TEMPO DI LETTURA:
8

Introduzione recensione

"Viaggiare è come sognare: la differenza è che non tutti, al risveglio, ricordano qualcosa, mentre ognuno conserva calda la memoria della meta da cui è tornato."

Ogni storia rappresenta un viaggio, un piccolo gradino che ci porta verso la meta successiva. Un passo che ognuno fa nella ricerca della sua strada, del suo modo di essere, della sua natura. Ogni viaggio rappresenta una storia diversa che va a incastrarsi con la trama principale creando sviluppi non previsti, personaggi che entrano ed escono dalla scena, il giorno e la notte che si alternano in maniera inconsueta. Piccoli passi e piccoli gradini. fanno sì che la storia di ognuno non sia una linea dritta e monotona ma che quella linea si spezzi, torni indietro, vada avanti per una direzione diversa, ritorni sul suo cammino più volte e più volte muti la sua forma. Ma lo sappiamo, prima o poi, tutte le storie hanno un inizio e una fine. Alcune durano nel tempo e altre terminano troppo presto ma in entrambi i casi sono storie che rimangono scritte in maniera indelebile nella mente e nell'anima. "Non c'è uomo più completo di colui che ha viaggiato, che ha cambiato venti volte la forma del suo pensiero e della sua vita.". Ma questo è un discorso abbastanza generale e se vogliamo vagamente retorico con un lieve sentore di citazionismo forzato. Però una introduzione al discorso era necessaria non si poteva certo partire con la marcia più alta già inserita. Adesso che abbiamo fatto questo discorso possiamo affrontare questo nuovo viaggio e quindi questa nuova storia e sempre come abbiamo detto prima, farci accompagnare al suo finale. Questa storia era iniziata nel 1989 in una zona del mondo che gli amanti della frangia più nera ed estrema della Musica conoscono bene, una terra che conta migliaia di isole lungo la costa e laghi nell'entroterra, oltre a vaste foreste boreali e rilievi glaciali. No non siamo in Norvegia, ma nella nazione confinante che la separa dal punto più alto della penisola scandinava dalla Finlandia. La nostra storia ha avuto inizio in Svezia, più precisamente a Strömstad nella contea di Västra Götaland.  Quello che stiamo per affrontare è il canto del cigno della Black Metal band svedese Dissection. Dopo il primo tentativo sotto il monicker Siren's Yell e il successivo passaggio nei Rabbit's Carrot, il quartetto formato dal cantante e chitarrista Jon Nödtveidt, il bassista Peter Palmdahl e dal batterista Ole Öhman assieme al chitarrista Mattias Johansson diedero forma al progetto artistico partorito dalla mente di  Nödtveidt facendo così nascere i Dissection. Nonostante i vari cambi line-up e i problemi iniziali e successivi, la band è riuscita a ritagliarsi il suo spazio nel Movimento Black Metal forte di soli tre album usciti rispettivamente nel 1993, 1995 e 2006 intervallati con alcuni EP, split, Demo, live e raccolte. Reinkaos è il terzo ed ultimo album del gruppo, pubblicato il 30 aprile 2006. Si tratta del primo disco del complesso dopo undici anni dal precedente Storm Of The Light's Bane licenziato dalla Nuclear Blast nel 1995, pausa forzata dovuta all'incarcerazione del frontman Jon Nödtveidt nel 1998 e rappresenta l'ultimo lavoro pubblicato prima della dissoluzione del gruppo a seguito del suo suicidio, avvenuto quattro mesi dopo l'uscita dell'album e dopo aver pronunciato, subito dopo il suo rilascio, queste parole che mai come ora risuonano come un ringraziamento e un commiato da questo mondo: «Non tornerò mai più in prigione. So cosa voglio dalla vita e lo otterrò. Non ho la possibilità di cambiare il passato, ma posso affrontarne le conseguenze. Senza questi duri anni in prigione, non sarei quello che sono oggi. Questi anni mi hanno dato il tempo per valutare come vale la pena di sfruttare la mia vita. Sono stato fortunato. Ho avuto moltissimo appoggio dalla mia famiglia, i miei fratelli e le mie sorelle da una parte, e le incrollabili legioni di fan dei Dissection dall'altra. Ho avuto le benedizioni degli dei oscuri per risvegliare la mia fiamma nera!». Il terzo album della band, vide la luce su Black Horizon Music. Il 22 maggio Nödtveidt annunciò la fine dei Dissection, dichiarando:  «Ho raggiunto i limiti espressivi che la musica ha rispetto a quello che voglio esprimere, per me stesso e per alcune altre persone che mi stanno a cuore, e adesso avanzerò verso nuovi regni espressivi. Onore a Satana! Onore a Azerate 218». Prima della tragica fine del cantante e chitarrista, furono programmati alcuni concerti d'addio, uno in Svezia, uno in Israele e alcuni negli Stati Uniti. Il primo concerto tra quelli previsti si tenne il 24 giugno a Stoccolma immortalato nel DVD Rebirth of Dissection mentre i concerti previsti in Israele e negli Stati Uniti vennero cancellati a causa della condanna del mastermind della band per complicità in omicidio. «Era più determinato, felice e forte di sempre. Ha scelto di mettere fine alla sua vita con le sue stesse mani. Da vero satanista ha vissuto la vita nel modo che voleva e l'ha conclusa quando ha sentito di aver realizzato il suo destino auto-creato» Il 16 agosto 2006 Nödtveidt pose fine alla sua presenza in questo mondo nel suo appartamento a Stoccolma. I giornali riferirono che attorno al suo corpo furono trovati un cerchio di candele e la Bibbia Satanica di Anton LaVey. Il chitarrista Set Teitan ha in seguito smentito quest'ultimo particolare, dichiarando che si trattava di un grimorio satanico e non della Bibbia Satanica, in quanto Nödtveidt disprezzava LaVey e la Chiesa di Satana. Torniamo all'album. Con questo album, la band ha proseguito il cambio di stile già iniziato con l'EP Maha Kali, passando dal Black Metal al Melodic Death Metal. Questo ha causato molte reazioni negative da parte dei vecchi fan della band, ma in compenso il disco ha ricevuto recensioni generalmente positive ed è considerato un discreto album di Death melodico. Addentriamoci infine in questo ultimo full-length presente nella discografia dei nostri.

Nexion 218

Ad aprire le danze si trova un brano che inizialmente si mostra come uno strumentale: Nexion 218. Prima di procedere oltre, risulta essere doveroso un breve chiarimento riguardo al titolo. Come abbiamo constatato, "Reinkaos" non ha precedenti, sia in ambito artistico che nella sfera emotiva riversata dal nostro Jon. Quello che si mostra come un filo rosso che scorre e connette ogni brano, è la famosa "corrente 218", un percorso esoterico dedicato al Satanismo e promulgato dal Misanthopic Luciferian Order. Diviene quindi necessario questo primo approccio semplicistico, per comprendere pienamente il percorso dell'album. Le porte del platter vengono aperte quasi delicatamente da un accordo di chitarra espresso sulla falsa riga di quell'incipit che abbiamo amato dal primo ascolto di "Storm of the Light's Bane", mentre in sottofondo si palesa il suono di un vento si presta a richiamarci all'attenzione che poco dopo verrà stimolata in particolar modo dall'introduzione della batteria e della tastiera. Un accordo profondo, maligno si concentra in questi pochi minuti di introduzione, manifestando una sorta di cadenzato movimento, come se ci stessimo muovendo verso le porte dell'Inferno. Infatti, poco prima che il brano raggiunga il termine, la voce di Jon grida: "Zazas Zazas Nasatanada Zazas!", una formula anti-cosmica attribuita al MLO. Una chiave che apre gli abissi e che si traduce in: "Apritevi, apritevi...porte dell'Inferno apritevi!", la quale permette di irrompere nella barriera di Choronzon (un demone originato dagli scritti di occultisti come John Dee e Edward Kelly, ripreso successivamente da Aleister Crowley nel suo Thelema, rappresentate l'ultimo grande ostacolo prima dell'illuminazione) tramite undici vibrazioni (ovvero undici sillabe). Questo primo brano, dunque, si manifesta come appunto il Nexion (che, in esoterismo, rappresenta il punto di connessione tra una corrente spirituale e le sue manifestazioni pratiche) di un percorso che in Jon era iniziato e si stava compiendo

Beyond the Horizon

Veniamo subito scaraventati nell'incedere funesto della batteria e della sei corde nel secondo brano, intitolato "Beyond the Horizon" (Oltre l'Orizzonte). Fin dai primi attimi di ascolto si percepisce la voracità di questo mostro chiamato Dissection, che vuole macinare minuti sferrando colpi di chitarra e batteria come pugni in pieno stomaco. Con incursioni di giri melodici di sei corde, la voce matura di Jon ci presenta come un monologo interiore l'essenza del brano, illustrandoci come oltre l'orizzonte degli eventi, si possa scorgere il portale verso il suo destino, nell'eterna oscurità. Un vortice che si aggrappa e distorce le leggi cosmiche, prosciuga le briciole di vita nell'Universo ed estingue le stelle, facendo poco dopo un'invocazione che risponde alle seguenti parole e che ci ritroveremo come ritornello nel corso del brano: "Vedar-Gal Tiekals Somdus Azerate!". Riprende, dopo questo breve momento, l'incursione dell'ensemble suddetto, richiamandoci all'attenzione delle parole del nostro, con un ripetersi a percussione che fa in modo di ritornare all'attenzione. Ci presenta in definitiva il luogo che ci ha introdotto all'inizio del brano; si tratta del regno di Azerate, distruttore dell'ordine cosmico. In questo luogo sinistro - dice Jon - troverà il suo destino, illuminato dalla fiamma nera, trascendendo con ali di drago. In questo senso, la fiamma nera che si pone come antitesi alla fiamma, alimenta la visione di una conoscenza maggiore, capace di elevarti, trasmutandoti con caratteristiche attribuite ai draghi (da tempo immemore considerati come custodi del sapere). Le dita ritornano a danzare sulla chitarra, accompagnate dal ritornello invocativo summenzionato,  arrivando ad un punto culmine in cui il nostro evidenzia come Azerate (l'undicesimo dio anti-cosmico descritto nel Liber Azerate) sia portatore dei vendetta, della fine ultima e l'undicesimo ad uccidere il decimo (mostrando come la natura sinistra e anti-cosmica persino in questo passaggio, come possiamo comprendere dall'importanza simbolica attribuita ai numeri - il 10 è un numero pari, simbolo dell'ordine, di giocoforza l'11 si interpreta come la sua controparte). Ecco che giunge un cambio di ritmo, palesato dagli strumenti, i quali si prestano ad una sinfonia ancora più sinistra, in concordanza con un suono che richiama delle grida. "Oltre l'orizzonte degli eventi, oltre la luce delle stelle, nella sua brillante oscurità il Chaos avanza e nel tuo dissolvente fuoco, il tutto diviene nulla. Un luogo di eterna libertà, dove ogni illusione muore" questa è l'ultimo visione che possiamo avere. Un luogo splendido, che chiama la Conoscenza, derivante solamente dalla rivalsa nei confronti di un Ordine prestabilito

Starless Aeon

Giunge il momento di addentrarci nel ritualistico brano dal titolo: "Starless Aeon" (Eone Senza Stelle). Un gioco di strumenti ci introduce in quella che sembra essere una visione particolarmente caotica e tempestosa: "il settimo eone presto passerà, come è stato predetto; il falso impero prestò si sgretolerà e tutte le illusione saranno distrutte; gli schiavisti tremano dalla paura mentre presto le nostre stelle si allineeranno e  i cancelli proibiti inizieranno ad aprirsi per il potere del nostro possente segno". Così Jon, con la sua voce graffiante ed ormai di un uomo, annuncia l'arrivo di una nuova Era, generata dal Caos per il Caos, sulle note avvolgenti degli strumenti gestiti dal nuovo entrato Set Teitan (alla chitarra) e Tomas Asklund alla batteria. Mentre la doppia cassa viene percossa come scosse telluriche, comprendiamo come sia un brano incentrato maggiormente sul significato del testo, come tutto il platter se vogliamo. La visione anti-cosmica introdotta già solo con il titolo, rende in maniera gloriosa una sorta di profezia che vede i cristiani-cattolici, profeti dell'Ordine, come degli schiavisti prossimi alla loro fine. E sulle classiche note, continua la ridda del nostro: "Daath - Saggezza degli abissi e chiave della stella spezzata", qui richiama la voce della Saggezza, la parola cara al misticismo ebraico (Kabbalah) ove tutte le dieci sefirot (ovvero le 10 emanazioni tramite le quali Ein Sof - ovvero Dio - si manifesta e si espande) si riuniscono, dando vita ad una fitta foresta chiamata, appunto Da'at. Continuando invocando gli undici angoli del percorso che rivela il Chaos, da cui avanzerà il più irato Dio. "Forze qliphotiche provenienti dal basso, che usurperanno l'albero cosmico delle menzogne; il drago dormiente si sveglierà, gustandosi l'elisir del nostro sacrificio" con questa ulteriore strofa, possiamo constatare un altro accenno al misticismo ebraico, un riferimento alle Qliphot, ovvero alle rappresentazioni delle forze impure, appartenenti al reame del male, il Sitra Achra.  Dal basso quindi giungeranno per distruggere e donare un sacrificio distillato che permetterà, in maniera ermetica, di risvegliare il drago - la conoscenza dormiente. L'ensemble melodico si rallenta per qualche secondo, mentre la voce assume fattezze metalliche con cui viene alimentata l'antitesi con la ripresa e sconvolgimento di una famosa sequenza in lingua latina che rende la visione del Giudizio Universale: "Dies Irae, Dies Illa, Solvet Cosmos in Favilla! Vocamus Te Aeshma-Diva!", dunque un'evocazione all'entità zoroastriana, rappresentativa dell'odio, come matrice distruttiva del Cosmo. Dopo questa breve parentesi acuita dagli accordi della chitarra, ritorna imperante l'accordo della sei corde in maniera tempestosa, insieme agli altri strumenti e la voce che ripresenta l'immagine dell'ultimo inverno di questo eone, poiché la vorace fine sta per arrivare. Il serpente si mangerà completamente da solo (in riferimento all'Ouroboro), ponendo una fine alla Ruota del Tempo; fiamme acasuali renderanno tutto cenere, mostrando il crimine del demiurgo, mentre il nostro oscuro signore del Chaos tornerà per regnare in eterno, insieme al risveglio della madre drago che porrà fine a questo cosmico sogno. Termina, infine con queste parole il brano di un eone senza stelle, poche' distrutte dall'ascesa del Chaos. Una visione profetica e certa di un futuro prossimo a venire, secondo appunto la concezione del Temple of the Black Light

Black Dragon

Come un meraviglioso racconto, eccoci giungere ad un sunto che esplica perfettamente il simbolo del drago. "Black Dragon" (Drago Nero) inizia con un accordo di chitarra che sembra congiungersi con tutti quelli che abbiamo ascoltato fino ad ora. Un meraviglioso incipit introdotto da una sorta di vento leggero, come una brezza su cui vengono tessute lodi, invocazioni a figure primordiali, custodi del sapere occulto, tramite le quali la trasmutazione si compie: "Tohu Tehom Theli Than Leviathan Tanin'iver Taninsam!". Basta aspettare poco che Set Teitan riprende le redini della chitarra, mostrandoci un accordo ripetuto che viene incastonato con l'assolo ritmico di Jon, facendo da ponte alle strofe successive: "Ti invochiamo, Drago Nero del Chaos, possente forza draconica; svegliati dal tuo sonno antico - ascendi dall'abisso, Drago della tradizione dimenticata - lascia che il tuo Caos governi per sempre". Sulla rete di questi insieme strumentali, l'atmosfera surreale ed evocativa che nasce e si spande diviene come una cornice perfetta di un rituale sacrificale, preparandoci al richiamo del Drago con i nomi attribuiti secondo le diverse tradizioni, richiama in primis Lotan (il servo del dio Yam, nel culto cananeo), invitandolo a mostrare le sue sette teste e chiedendogli di lasciare che l'Antico regni di nuovo; continua poi invocando Apep (la divinita' egizia che incarna il Caos, rappresentato come un serpente gigante) e Jörmungand (il drago nel culto dell'Europa settentrionale, fratello di Fenrir ed Hel), chiedendo al primo di aprire i suoi occhi di nero diamante e di ripresentarsi cosicché la creazione di Ra possa avere una fine, mentre al secondo - signore del mare avvelenato - di adempiere alla profezia del crepuscolo degli Dei, rilasciando il suo odio su tutta la vita presente in questo mondo. Infine, prima di riprendere l'invocazione iniziale, richiama all'attenzione Tiamat (Dea del Cosmo nella mitologia babilonese), chiedendole di svegliarsi dal suo sonno ed ascoltare l'invocazione dei suoi figli, poiché l'Undicesimo sigilli è oramai aperto. Rallenta l'interpretazione in background degli strumenti, altresì complici di queste invocazioni rituali. Una performance da non sottovalutare, che permette di rendere ancora di più tramite l'ausilio delle vibrazioni generate dalle corde e dalle pelli. Poco dopo, il nostro riprende con Leviathan (una mostruosa creatura presente in diversi contesti culturali semitici): "tramite il tuo tortuoso Caos, vinceremo la nostra battaglia; fai avanzare la tua oscurità, garantisci la tua grazia ed illuminaci nelle tue vie più deboli" e infine termina con Typhon (figura serpentina della mitologia greca, figlio di Gaia e Tartarus), chiedendogli di purificarli (in atto rituale) con il suo fuoco senza fumo, riunendoli insieme sotto il suo nome, rendendoli un tutt'uno e permettendogli di ritornare a camminare sulla terra. Concludono il brano con assoli melodici, permettendoci di assaporare il nexus di quanto abbiamo avuto il piacere di osservare. Infine, questo si identifica come un brano particolare, sicuramente interessante e splendidamente esplicativo di un concetto non tanto semplice ma che per chi è fuori il contesto esoterico e comunque non assapora il pane di quello stesso percorso di Jon, diviene abbastanza esplicativo del contesto in esame.

Dark Mother Divine

Si continua con "Dark Mother Divine" (Divina Madre Oscura), palesata fin dai primi secondi da un certo incedere death metal della chitarra, preparandoci per questa ulteriore opera esplicativa nei confronti di archetipi appartenenti alla corrente spirituale del MLO. Si tratta infatti di archetipi su cui hanno basato studi comparatistici, realizzando un credo che si sviluppa su più livelli. Addentrandoci, quindi, nell'ascolto del brano, poco dopo questo incipit leggero, oscuro ed ammantato di nebulosa atmosfera, possiamo scorgere la voce del nostro che a darci gli spunti su cui sviluppare la nostra immaginazione e comprendere a pieno l'opera: "Dal suo trono di teschi, regna la nostra regina di eterna notte. Lei è l'iniziatrice di sogni oscuri - portatrice della Luciferiana luce; l'amante di Satana, un riflesso del sole nero; la regina di una luna sinistra, la nostra divina madre oscura" continuando nell'invocazione con: "Lilith, nostra dea-drago; Taninsam (nome di Lilith in aspetto di Drago, nella sua piu' antica manifestazione), distruttore di menzogne...in tuo nome uccidiamo questo mondo...in tuo nome compiamo sacrifici". Come il brano precedente, questo si configura come una seconda invocazione di una delle entità cardini di questa filosofia del Caos: la madre generatrice del Caos primigenio, portatrice della notturna luce. Sulle note degli strumenti, i quali interpretano le emozioni con modi sinistri e architettonici, facendo da riempitori del bianco tra le parole che fuoriescono dalla bocca di Jon, continua il richiamo dell'Uomo verso questa divinità caotica. Figli fedeli della stessa madre oscura e divina, che richiedono il potere della Visione (conoscenza), del scoprire il velo che copre l'oscena regina e che faccia, quest'ultima - Lilith, da tramite per la purificazione con la fiamma nera. "Ti invochiamo tramite questo oscuro rituale, apri i cancelli che sono il tuo utero ed ammanta i nostri spiriti con la tua imperante notte" ecco la richiesta di esseri umani che si prostrano umili verso un'entità descritta in modo così immenso e catartico, poiché' liberatrice delle catene imposte da ben altre culture. Rallenta l'incedere della chitarra, con cadenzato attrito scaturito dalle bacchette di Asklund, come un momento di pausa intenzionale e meditativa. In questo brano la chitarra funge da strumento necessario, che con la sua musica sottolinea le parole di questo rito invocativo ed evocativo, in cui i nostri si dicono protettori dell'essenza di Lilith, disposti ad uccidere chiunque sporchi il suo nome, gridando e chiedendo di benedirli per oltrepassare i cancelli e seguire senza problemi il percorso. Ecco, infine, che i nostri caosofici artisti ripetono come un mantra "Ishet Zenunim Taninsam Ama Lilith, Liftoach Kliffot!", i nomi e manifestazione della Dea, chiudendo le porte di questo brano con un'altra invocazione a Lei, chiamandola "vergine, madre, puttana e vecchiaccia", identificandola in tutti gli aspetti, forse come richiamo all'essenza di Uno, ripresentando la richiesta di apertura del guscio delle Qliphot, delle porte dell' Inferno, lasciandoli oltrepassare queste ultime, ove il Re oscuro per sempre regna.

Xeper-I-Set

Scossi dalla chiusura di questo rituale, subito si ripresenta all'ascolto l'apertura di un ulteriore, dal titolo "Xeper-I-Set". Ma prima di addentrarci nell'analisi consueta, scaviamo per comprendere il titolo. Per comprenderne il significato, l'essenza, bisogna iniziare dal principio; considerando "xeper" come un termine originario dall'Antico Egitto, con la traduzione in "sono venuto in essere", si può arrivare alla teoria che ci viene suggerita riguardo al proseguo del titolo. "Sono venuto in essere Set", diventa un titolo che identifica un richiamo alla ribellione, al Caos...allo stravolgimento di una condizione che porta alla liberazione. Diviene un termine che coagula il seme della Conoscenza, come fonte di distaccamento da una condizione spirituale schiavista. Set è, secondo la mitologia egizia, la raffigurazione del Caos, dell'anti-cosmo...che per la corrente spirituale dei nostri - come ormai ci è chiaro - è fonte primaria da cui attingere. Dunque il brano inizia con una sfrenata schitarrata che ci accoglie in sottofondo, quasi come una tempesta (e qui ci colleghiamo anche a Set) che imperversa sulla scena. Qualche nota di chitarra di Jon e la doppia casa della batteria entra in scena con le sue scosse telluriche. La voce prende il sopravvento, invocando Apophis e Typhon, abitanti oltre le sette stelle. Richiama quindi il Re rosso Set-hen, sovrano dei cieli eternamente neri. Il Signore della lucente forza notturna, irata maestà dal nome Bolchoseth. Il rituale ha dunque inizio, con il sottofondo degli strumenti funesti e di un growl in background che risale dal basso dell'apparato fonatorio. Presto i nostri si prestano ad un'evocazione, enunciando: "Evocandoti tra i caotici angoli. Prego che tu, o' antico, benedirai la mia magia Set-anica e mi conferirai la tua Luce. Fieri signore del sole nero; cerco l'insanguinato graal della gnosi per poter distruggere le menzogne del cosmo di Archon e rompere le leggi di Maat, tramite la tua Vista" e continuando con "Ti invoco, possessore di tutte le chiavi nascoste; Dio dell'ignoto e dell'estasi illegale. Inizia, questo tuo figlio fedele, ai più oscuri misteri e ai crimini più piacevoli". Immediatamente, con l'appoggio della voce sull'ultima strofa, parte un grido sotto forma di uno scream con cui aumenta la percezione evocativa che le parole da poco pronunciate hanno creato. Come se l'entità a cui hanno fatto riferimento fino ad ora, si fosse manifestata nella sua essenza tramite un grido angoscioso che apparentemente potrebbe spaventare i più. Non a caso, dopo un breve assolo eseguito dallo stesso Jon ed un ritornello che riprende il titolo del brano, le strofe successive ci illustrano e danno l'idea di un'entità che si pronuncia, rivelandosi come "il crudele, ove risiede Isfet (termine che deriva dall'Antico Egitto e che ripercorre il concetto di caos nella sua forma), potere e vittoria totale, l'assassino che si rifiuta di sottomettersi, l'opponente ed il nemico giurato". Sugli accordi melodici donati dalle dita di Set Teitan, ripetendosi allo stremo e facendoci pervenire quel senso di calma e realizzazione portata solamente dall'ascesi del Se, inizia a concludersi il brano, ma prima del chiudersi del sipario, ci viene mostrato - nelle ultime strofe - come il processo tanto ambito sia giunto a compimento; il protagonista infatti si dice ora un tutt'uno con Set, con colui che gli ha garantito la libertà che cercava.

Chaosophia

Arriviamo a Chaosophia (Filosofia del Caos). Un rapido intervento che senza la giusta attenzione passerebbe in sordina. Seppur breve, questo intermezzo riesce a infondere in chi ascolta un turbinio di emozioni contrastanti che vanno dall'onirico al romantico al malinconico mentre la testa si muove guidata dai sinuosi arpeggi della chitarra, unico strumento al comando del pezzo. Una melodia lenta che non aumenta in maniera esponenziale di intensità e si mantiene su di un unico binario riuscendo comunque a tenere incollati davanti al disco che gira. Un'aria delicata che grazie all'unico strumento presente permette di scoprire l'anima più intima e profonda. Una canzone che ha solo bisogno che voi che ascoltate chiudete gli occhi e che vi lasciate trasportare senza opporre resistenza. Seppur si tratti di un viaggio breve, ogni volta le sensazioni saranno diverse. Una canzone che non ha bisogno delle parole per palesare la sua vena emotiva.  L'unica parte vocale di questo pezzo la troviamo in coda, mentre la chitarra si spegne lentamente; una voce sussurrata, lontana, quasi assente che lentamente scandisce tre parole: «Lucifer Illuminatio Mea!» "Lucifero è la mia Luce!"

God of Forbidden Light

Passiamo ora a quello che possiamo reputare il brano più esplicitamente ritualistico per le parole che vengono usate e soprattutto per come vengono usate: God Of Forbidden Light (Dio della Luce Proibita). Parole che non vengono recitate come una vera e propria preghiera, una lode profonda e sentita che viene ripulita dei soliti luoghi comuni anche se alcuni passaggi potrebbero far pensare il contrario. Una aria gotica e vagamente sinfonica aleggia all'interno di questo lascito musicale facendo risaltare ancora di più le parole. Un'atmosfera nera e grondante sangue dove le lodi verso il Portatore della Conoscenza crescono lentamente nella loro intensità. Ogni parola prende vita davanti agli occhi con una facilità disarmante riuscendo ad intimorire e affascinare allo stesso tempo. C'è un sentore orientaleggiante che sa di antico e lontano che si snoda tra le pieghe del muro sonoro, specie nell'attacco delle chitarre che aprono la via alla voce.  Strutturalmente le linee ritmiche e linee melodiche delle chitarre giocano su un solo binario ma per far da supporto alle strofe la soluzione è la migliore. Un moto perpetuo che ti avvolge con le sue spire e trascina senza lasciarti possibilità di difesa, un moto impreziosito da un corposo assolo centrale che spezza l'aria inserendo quella nota melodica ulteriore. La sensazione di trovarsi sulle ali di un serpente piumato che attraversa indisturbato il tempo e il mondo si fa più nitida ogni istante che passa mentre dalle strofe crescono le lodi a Lucifero e ai suoi doni eterni."Salute Lucifero! / Oscuro portatore di Luce / Salute Lucifero! / Donatore di vista eterna. / Portatore di Sapienza - Invochiamo il tuo nome / Dona a noi le tue benedizioni infernali / Della fiamma divina interiore". Incipit che inneggia senza paura ad una delle figure più oscure e travisate che abbiano attraversato i secoli e la cultura umana. Parole nette e precise che ci fanno vedere l'ombra che lentamente e al passo con la musica sale dal ventre della terra stagliandosi fino a dove l'occhio umano fatica a vedere. Le lodi si vanno poi trasformando in una chiara invocazione, in una richiesta di risveglio del Dio della Luce Proibita, quella luce che simboleggia la conoscenza più alta che chi si dice abbia creato l'universo abbia vietato perché le coscienze potessero rimanere controllate e soggiogate. L'andamento ipnotico e perpetuo della musica crea subito quello stato di trance mistica che amplifica sempre di più i versi del rituale evocativo, di questa preghiera che accostano Lucifero a Prometeo colui che portò il fuoco agli uomini rivelando tutta la somiglianza tra le due figure."Titanico Prometeo - Dio della luce proibita / La tua Fiamma Nera che portiamo dentro come eredità della tua forza / Padre dell'illuminazione - Dio della luce senza ombre /Sole nero degli oscuri misteri - Ripristina la vista del drago". Un inno alla liberazione della mente e dello spirito che cercano nella forza dell'Avversario il mezzo per giungere al loro obbiettivo. Una continua crescita sia vocale che musicale che non ha necessità di spostarsi su registri differenti o di apportare soluzioni di sorta che finiscano per snaturare la proposta alla base di questo album. Una canzone che si può dire semplice che non vuole arrivare a concetti troppo complessi e ingestibili e che fa della semplicità di parole e note la leva per innalzarsi verso la meta. "Lylusay Tateros Volt Sids Lucifer! Lylusay Tateros Volt Sids Lucifer!"

Reinkaos

La title-track di questo album ci attende al varco alla nona posizione. Reinkaos è la seconda traccia totalmente strumentale del disco dopo Chaosophia. Un pezzo che come il precedente riesce a raccogliere al suo interno una gamma decisamente ampia di emozioni che vanno dalla malinconia al trasognato, alla caduta nel buio al ritorno alla luce. Un percorso che si struttura proprio sotto questi due aspetti ben precisi. Una storia che possiamo quindi dividere in quadri, come in un'opera lirica, arrivando a poter far rientrare questo brano strumentale tra una overture e un arioso ovvero una melodia di apertura che sfocia nel momento più appassionato ed emotivamente carico dell'opera. L'inizio di questo pezzo, se guardiamo quanto scritto, sembra partire dal finale del racconto tornando come in un flashback all'inizio del racconto per poi tornare al presente. Una melodia sentita, intima e profonda che sembra affrontare tre temi: ascesa, declino e rinascita. Un discorso che si svolge senza l'uso di parole. La partenza guidata dalle sole chitarre sembra tenerci ancorati al presente fino al momento in cui la batteria irrompe improvvisamente sul posto e fa partire il flashback che ci porta indietro nel tempo e ci fa vedere il fondo, il buio, senza che la musica si faccia greve e scura ma solo grazie al gioco che si crea nel duello delle due chitarre e al modo in cui vengono tessute le trame dell'arrangiamento le quali riescono a miscelare uno strano senso di malinconia a sensazioni più delicate e romantiche che fanno presagire ciò che potrebbe accadere. Infatti, basta un minimo cambio del ritmo a sovvertire le sorti dell'intera trama che in un attimo lascia questi lidi intrisi di poesia per spostarsi verso paesaggi che sanno di rivalsa e di rinascita dove le chitarre non mutano in maniera eccessiva e proseguono il loro disegno aggiungendo solo dei colori in più. La trama va poi infittendosi e mutando nuovamente, al tappeto sonoro già assimilato vengono miscelati suoni ed echi che contengono da un lato una impercettibile vena di cattiveria e oscurità che fa capolino dal profondo e poi il tutto esplode sprigionando una fiammata che investe senza preavviso chi ascolta trasportandolo rapidamente verso verdi colline alberate dove la luce inonda e avvolge ogni cosa relegando l'oscurità alle spalle. Un mix di emozioni che a fine pezzo lascia ammutoliti, dove si viene emotivamente spinti in diverse direzioni che cambiano a seconda dell'animo di chi ascolta che quando il tutto sfuma fino a spegnersi lascia disorientati, confusi, attoniti, perplessi. Una canzone che sul piano interpretativo può essere incorporata nelle tematiche del testo così come può essere spostata in luoghi e tempi diversi e anche in argomenti diversi. Basta lasciarsi guidare dalle note.

Internal Fire

Ad aprire le porte di Internal Fire (Fuoco Interiore), ecco: «Tanin'iver Liftoach Nia!». Tanin'iver, il drago cieco, una delle entità demoniache del cosmo presenti nella mitologia ebraica più antica. Tanin'iver è il destriero di Lilith, la Prima Donna ad essere creata e ad essere stata cacciata dall'Eden perché non disposta a prostrarsi verso il Primo Uomo e il suo Creatore, il Drago è considerato un meccanismo mediante il quale il male viene attivato. Sebbene Tanin'iver sia castrato (riecheggiando una favola di Yetzer ha-Ra), è ancora il catalizzatore dell'accoppiamento di Lilith con Samael, un'unione che porta la pestilenza nel mondo. Abbiamo quindi una figura ben precisa che si erge da protagonista di questa canzone e trattandosi di una divinità dedita alla creazione del caos anche il tappeto musicale che segue le parole del testo è all'insegna del caos. Quella che ci invade senza remore le orecchie è una cavalcata Death Metal che riesce a fare del suo aspetto melodico il conduttore per la possente scarica elettrica sprigionata dalle chitarre che fendono l'aria come due fruste dotate di piccoli denti d'acciaio mentre basso e batteria scandiscono la feroce marcia che invoca l'Antica Creatura."Tanin'iver apri gli occhi / Ascolta le grida di eoni in aumento / Per perforare le bugie accecanti del tiranno / Schiaccia le barriere, rompi il guscio / Ruota le chiavi interne proibite / Sovraccarico dinamico per servire l'ira / Del mio rilascio spietato.". Parole incalzanti che corrono come un inno di battaglia che tinge di rosso il cielo e scuote la terra coprendola con un velo nero. "Nera - La fiamma che porto dentro / Nera - La fiamma che non è mai morta / Risvegliato dalla mia volontà di potenza / Svegliami per guidare il fuoco interiore.". Un rituale potente che rapidamente prende forma e forza e fa sentire la presenza oscura del Drago che spezzerà le sue catene dalla tirannia cosmica e si ergerà in tutta la sua possanza avvolgendo chi l'ha evocato con le fiamme dell'estasi.Mano a mano che la melodia cresce e si fa sempre più aggressiva con un movimento che riesce ad essere devastante ed ipnotico anche l'invocazione si fa sempre più tagliente ed aggressiva. Una rabbia interiore che trova libero sfogo tanto nell'intreccio sonoro che nella suo andamento lineare e scevro di infiorettature trova la sua forza per erigere un muro sonoro di elevate proporzioni che nella carica recitativa delle liriche infondendo la medesima forza e sensazione in chi ascolta coinvolgendolo nel rituale portandolo a ripetere come un mantra la frase «Tanin'iver Liftoach Nia!» mentre l'acme viene raggiunto e intorno riecheggiano le litanie finali "Nera- La fiamma che brucia dentro / Nera - La fiamma che non è mai morta / Tanin'iver - Il potere del serpente sta risalendo la mia spina dorsale / Nera - La fiamma che porto dentro / Nera - La fiamma non morirà mai / Brucerà e diverrà cenere la menzogna cosmica / Svegliami per guidare il fuoco interno." che si chiudono con una esplosione che sembra quasi troncare l'inarrestabile cavalcata musicale. Una canzone che al pari di God Of Forbidden Light riesce ad essere fortemente ritualistica e quasi elegiaca senza incappare in vocalizzi ieratici e aulici.

Maha Kali

Giungiamo all'ultimo atto di questo disco con Maha Kali, uno dei brani che è rimasto fissato al pari di altri nel cuore dei fan della band. Strofe che con il senno di poi appaiono come parole di commiato da questo mondo e la voglia di liberare il proprio spirito dalla gabbia della carne per lasciarlo libero di raggiungere la sua vera dimensione. Ma non bisogna aspettarsi un documento canoro da De Profundis o strappalacrime perché non è così. Il tema affrontato è profondo e personale con una nota molto intima e sentita ma viene snocciolato con una verve e una lucidità che spinge a vedere solo lati positivi in ciò che viene narrato. Quella che sentiamo è un'ode alla Dea Kali invocata come forza liberatrice. Sangue, fuoco, illusioni, distruzione, tenebre, violenza, sottile erotismo, morte... rinascita."Maha Kali, nera madre danza per me / Lascia che la purezza della tua nudità mi svegli / I tuoi sono i fuochi della liberazione che mi porteranno felicità / La tua è la spada crudele che libererà il mio spirito"; un cortese invito a ballare nei confronti della Dea nera, un invito a manifestarsi e far sua l'anima del suo evocatore. Un messaggio che vuol far trasparire la voglia di rinascere e risorgere dalle proprie ceneri per cambiare forma. La scelta di chiamare a gran voce una divinità della terra accostata alle divinità del caos e della guerra che nel fuoco trova il suo strumento e che lo stesso fuoco viene reclamato a gran voce per spezzare le catene dello spirito imprigionato nel corpo così che possa liberarsi e librarsi nello spazio. Si percepisce un crescendo sempre maggiore nei toni e nell'accompagnamento strumentale alle parole mano a mano che l'ode giunge al suo apice anche se il moto rimane identico senza guizzi particolari fino al momento in cui tutto si placa all'improvviso, dove la tempesta che si stava manifestando al suo massimo livello batte in ritirata senza preavviso; un cambio radicale che lascia emergere l'anima profonda del testo che lentamente si sdoppia in due voci, una aggressiva e parlata e una cantata bianca e candida che delicatamente sfiorano la figura della Dea ammaliandola e mutando un'ode in una poesia romantica dove il connubio tra il parlato e la nenia cullano dolcemente mantenendo tutto lo spirito evocativo delle liriche."O Kali, sei affezionata ai motivi della cremazione. Così ho trasformato il mio cuore in uno solo, affinché tu possa ballare lì incessantemente. O madre, non ho altro desiderio affettuoso nel mio cuore. Il fuoco di una pira funebre sta bruciando lì.". Così com'era terminata la tempesta sonora riprende la sua corsa mentre il cantato femminile continua a ripetere il suo mantra "Jai Maha Kali, Jai Ma Kalika / Jai Maha Kali, Jai Ma Kalika / Kali Mata, namo nama / Kali Mata, namo nama" fino al ritorno della vena vocale più agguerrita.

Conclusioni

In fase conclusiva, tiriamo giù le somme di un album tanto poco accettato quanto amato da pochi. L'attenzione sempre tesa che ci accompagna durante tutto l'ascolto del brano, garantisce una certa presa che non ci fa distrarre nemmeno un secondo dalle parole espresse dal frontman del gruppo. A partire dal primo brano, che con le sue avvolgenti note si aggrappa all'attenzione per richiamarci all'ascolto ed immedesimazioni nel contesto espresso nel disco, passando fino a Chaosophia, ove vengono delineate le principali leggi sovversive della corrente spirituale. Si giunge infine a Maha Kali, ove si riesce a godere di un outro che si manifesta nella figura terribile e violenta della Dea hindu. La pubblicazione di questo disco, a ben 11 anni dall'ultimo ed immenso "Storm of the Light's Bane", dimostra decisamente una spiccata crescita evolutiva che ha investito non solo lo stesso Jon che, come ricordiamo, ha dovuto passare diversi anni dietro le sbarre per quel famoso omicidio passato alla storia come "omicidio di Keillers Park", ma anche una crescita e variazione delle sonorità proposte dai Dissection, grazie anche al lavoro di due nuove figure presenti nella line-up: Set Teitan e Tomas Asklund. Il primo, chitarrista originario di Roma e trasferitosi in Svezia successivamente, che ha prestato le sue abilità nella realizzazione di album come "Kali Yuga Bizarre" degli Aborym; il secondo, invece, lo ricordiamo per la sua collaborazione con un altro gruppo svedese: i Dark Funeral. Tutti e tre, come una triade caotica da cui viene generato un lavoro come Reinkaos, al tempo avevano in comune quasi lo stesso percorso spirituale, il che ha garantito un certo promiscuo riversamento di sentimenti, aspirazioni, emozioni da ognuno di loro. "Reinkaos" può essere facilmente definito più come un vero e proprio rituale che richiama a se la visione infinita e pandimensionale del Caos, come antitesi a quel Cosmo ricco di falsità su cui è basata la società contemporanea. Non a caso, molti degli adepti del Misanthropic Luciferian Order, promulgavano l'idea secondo la quale "un Satanista deve essere lontano dalla società, poiché basata sulle menzogne". Come accennato poc'anzi, il presente full-length diventa un vero e proprio rituale, in cui non solo vengono invocate entità caotiche ma in cui si riesce persino a raggiungere la fiamma nera, l'ascesi, una sorta di unione in un unico corpo tra l'occultista ed il demone di riferimento. Così come le porte dell'Inferno son state aperte con "Nexion 218", così si chiudono con la vena distruttrice di Kali. L'importante e particolare passo che ha portato i Dissection a cambiare sonorità, li ha resi sicuramente diversi (per chi amava i lavori precedenti), ma anche interessanti in una visione altamente evocativa ed esplicativa dei passaggi di un percorso quasi iniziatico iniziato da Jon stesso (e che, si dice, l'ha portato alla successiva morte). Purtroppo, personalmente posso dire che entrare in campi come l'esoterismo/occultismo, portano ad avere una visione molto più profonda del mondo che ti circonda ma altrettanto alterano eventuali problemi psicologici che altrimenti si sarebbero sviluppati quasi certamente in modo differente. Ma, aldilà della compassione per la sua morte, guardiamo il suo intento più come un completamente di un atto rituale - come accennato nell'introduzione. Non lasciamoci sopraffare dalla tristezza ma godiamoci un album come questo che, nella sua diversità rispetto ai precedenti, offre una porta verso gli abissi. Probabilmente sarebbe anche sbagliato dover fare un paragone con le loro precedenti due pubblicazioni, in quanto potrebbe risultare approssimativo e senza il giusto peso per lavori così differenti, sebbene nati dalla stessa mente. Possiamo però constare una crescita decisiva, riscontrabile persino nel tipo di voce utilizzata, senza tralasciare - ovviamente direi - il cambio di stile musicale. Parlare dei Dissection significa entrare piano piano in un mondo sommerso, raccontato da parole tra i cui spazi vengono marchiati a fuoco intenti ed emozioni da ognuno di noi, in base alle nostre esigenze. I testi di Reinkaos, create con Frater Nemidial, riflettono quelle vibrazioni generatrici del Caos, da cui tutto nasce, si sviluppa e muore...secondo la loro concezione. In definitiva, abbiamo di fronte un album lasciato ai postero e per coloro che vogliono iniziare ad addentrarsi nella chaosophia, lasciandosi indietro una pelle morta fatta di falsità ed ordine che impone una certa rigidità. Non lasciatevi, quindi, sorprendere dal cambio di sonorità - più inclini ad un death e heavy metal - ma ascoltatelo almeno altre tre volte prima di porre un giudizio a fuoco su questo platter. Ascoltatelo alla luce di una candela magari, forse meglio di notte, con i testi di fronte e con gli occhi chiusi. Riuscirete a percepire una certa intenzione alla base di ogni strofa, di ogni refrain e di ogni battito di rullante

1) Nexion 218
2) Beyond the Horizon
3) Starless Aeon
4) Black Dragon
5) Dark Mother Divine
6) Xeper-I-Set
7) Chaosophia
8) God of Forbidden Light
9) Reinkaos
10) Internal Fire
11) Maha Kali
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