DISSECTION

Maha Kali

2004 - Escapi Music/The End Records

A CURA DI
FEDERICO PIZZILEO
30/04/2018
TEMPO DI LETTURA:
7

Introduzione recensione

Spesso accade che diverse spiacevoli situazioni, portino a sventolare la bandiera bianca ancor prima di aver detto l'ultima parola. Molti sono i gruppi che hanno seguito questa strada ma altrettanti quelli che non si sono dati per vinti. Proprio tra questi ultimi, troviamo i Dissection. Dopo la condanna e l'incarcerazione del frontman Jon Nödtveidt, in seguito a quel (purtroppo) famoso omicidio del Keillers Park ai danni di un algerino omosessuale trentotenne, che rispondeva al nome di Josef Ben Maddour, gli anni di fermo della band, non rimasero completamente silenziosi. Come ben ricordiamo, nel 2003 la Nuclear Blast Records - etichetta con cui i Nostri firmarono un contratto qualche anno prima - fece uscire sotto il nome di "Live Legacy" l'audio registrato di uno degli ultimi concerti dei Dissection al Wacken Oper Air 1997. Questa mossa di marketing da parte della label, rese possibile il ritorno del nome dei Nostri sulle numerose riviste che si occupavano di recensioni, interviste ma anche tra gli assidui frequentatori dei negozi di dischi di musica estrema di tutto il mondo. Ormai il nome 'Dissection' doveva essere diviso da quella triste storia di qualche anno prima, per permettere un successivo ritorno sulle scene. E cosi fu, sebbene con qualche decisivo cambiamento. Ad un anno di distanza dall'uscita del summenzionato live, venne rilasciato il singolo di cui andrò a disquisire oggi, ovvero "Maha Kali". Talvolta inteso come un singolo composto da due brani, altre volte lo troviamo sotto la dicitura "EP", l'etichetta che pose il suo marchio sulle stampe in formato fisico fu l'americana The End Records, con la quale furono rilasciate al pubblico ben 1000 copie il 10 novembre del 2004. Tuttavia, la prima etichetta che permise la distribuzione effettiva, rispondeva al nome di Escapi Music. In ogni caso, che sia inteso come un singolo, piuttosto che come un EP, "Maha Kali" si presenta con ben due tracce, una delle quali vuole anticipare il successivo full-length di cui abbiamo parlato ampiamente in un'altra delle nostre monografie. Ma la metamorfosi che Jon ha avuto in quegli anni in prigione, per merito dello studio di testi legati al Misanthropic Luciferian Order, portò ad un rinnovamento decisivo della sua creatura "Dissection". Come possiamo ben notare fin dal primo sguardo alla copertina di questo singolo/EP, non troviamo più, infatti, il lavoro ombroso, a tinte viola che colorano l'immagine della morte, no; troviamo piuttosto dei colori differenti come l'arancione, il nero ed il giallo che incorniciano in un vortice nebuloso lo sfondo dell'immagine. A governare la scena, troviamo infatti la  dea hindu K?l?, sposa di ?iva, stilizzata dalle mani dell'onnipresente Necrolord, in collaborazione con l'artista Timo Ketola. Ella risulta con tutte le sue caratteristiche simboliche che la rendono la classica deità terrifica, maligna, oscura e al tempo stesso perfino benefica; tra le quattro mani  stringe - come possiamo assumere dal testo di R.E. Svodoba, intitolato "Kundalini, Aghora II" del 1996 - strumenti utili all'iniziazione e alla trasformazione, quali, tra tutti, il falcetto e il cranio. Al collo possiamo godere della famosa collana di teschi, mentre la sua lingua - che arriva fino alla base del collo - sgronda di sangue. Tra tutti questi simboli, su cui non voglio soffermarmi troppo, l'unico interpretato da una visione di Jon, è quello presente sul suo copricapo, su cui sembra essere marchiato con un fuoco sempre vivo il simbolo caosofico del pentagramma rovesciato con l'apertura in alto (che vorrebbe rappresentare la via di fuga dall'ordine prestabilito) e un cerchio pieno al centro, come simbolo di concentrazione del Caos che permane ogni cosa. A sottolineare inizialmente la trasformazione di Jon e del gruppo, in alto all'immagine la scritta "Rebirth of Dissection" impera in foreground, come a ribadire quella rinascita dalle ceneri della prigione e dall'ordine imposto (ed impostore). In seguito a questa premessa, apprestiamoci nel camminare questo primo percorso di rivivificazione di un progetto che non poteva essere abbandonato ma che ritorna prorompente in una nuova veste, mostrandoci un nuovo percorso interiore ed esteriore intrapreso dai componenti tutti ma in particolar modo da Jon.

Maha Kali

Il primo dei due brani che apre il considerevole percorso di rinascita è proprio quello che da il nome al presente singolo/EP: "Maha Kali". Questo è il primo approccio con il loro nuovo intendere di fare musica, mostrandoci fin dal primo secondo il tellurico suono generato dalla sei corde che presto si unisce alla melodica chitarra ritmica ed il battere delle pelli di Asklund, permettendoci di entrare in contatto con l'immagine terrifica della Dea, presentandoci come in una sorta di rituale invocativo sottolineato dai passi di chitarra e dalle parole di Jon che ci prendono in pieno petto immediatamente: "Maha Kali, madre oscura danza per me; lascia che la purezza della tua nudità mi svegli, tuoi sono i fuochi della liberazione che mi porteranno beatitudine, tue le crudeli spade che mi renderanno libero". Questo l'apoftegma che ci introduce in questo primo rituale, incorniciato dalla perfetta sintonia dell'ensemble strumentale. Il circolare ripetersi della stessa spaccatura di ritmo tra le sei corde e la batteria ricreano momenti di un chiaro ripercorrersi rituale. Un caotico ordine che si manifesta con opere e parole. Un'ode perfetta al femminino distruttivo, sanguinolento, crudele, tenebroso e rigenerativo, che trova il suo acme nel meraviglioso richiamo dei nostri a Colei che è padrona di se stessa, divoratrice di vita e di morte, che governa oltre la vita. Distruttrice di illusioni le cui canzoni verranno cantate per sempre, con le note dissolutive. Ecco il richiamo dei propri figli ad una madre caritatevole e dissolutrice che si manifesta anche sotto il nome di Kalika. Si divincola quindi il richiamo a voce alta di questo entità, che come ogni madre che si rispetti, non può far altro che ascoltare i propri figli. Sul tappeto sonoro che si ripete incessantemente, la voce riprende il suo richiamo, mostrando un altro epiteto attribuito alla grande Kali: "Smashana Kali, mi brucio per te [...]" rivelando una successiva ed estrema forma della stessa, la quale, secondo lo studioso Harding, viene venerata principalmente da chi segue la corrente tantrica, in quanto si considera la pratica nei luoghi di sepoltura (chiamati smashan) come la più alta forma di opera. Ella, in questa veste, si mostra totalmente nera e tra le mani regge una coppa ed un pezzo di carne putrefatta. In questo senso, il significato delle parole di Jon risulta essere come un incitamento alla trasformazione, al bruciarsi come si fa con i corpi dei defunti e quindi all'iniziazione del Fuoco della morte. Attraverso di Lei, i nostri potranno vedere senza paura, cremando il Mondo e liberando la loro essenza. Pochi secondi dopo questo richiamo alla Grande Madre, il ritmo diviene per un attimo lento, imperscrutabile ed evocativo, preparandoci all'imminente lettura di un passo che risponde alle seguenti parole: "O' Kali, la tua arte è ha radici nei terreni di cremazione, così ho trasformato il mio cuore in uno di questo, affinché' tu possa danzarci sopra incessantemente; O' Madre, non ho nessun altro desiderio nel mio cuore. Il Fuoco di una pira funebre brucia in esso". Queste ultime meravigliose strofe, incorniciate dalla chitarra ritmica che aumenta l'importanza del passo, vengono sottolineate dalla voce femminile della sconosciuta Nyx 218, la quale interpreta un canto alla Dea, intonato a mo' di mantra: "Jai Maha Kali, Jai Ma Kalika; Kali Mata, namo nama". Riprendendo, per l'ultima parte del brano, con un assolo su note alte e particolarmente invocativo che si conclude con le ultime parole di Jon, gridate con la sua voce graffiata e chiudendo il sipario in un classico stacco degli strumenti.

Unhollowed (Rebirth edition)

Ecco che con una combinazione di chitarra e batteria che muovono i passi quasi al ritmo di una motosega, veniamo introdotti in quello che è il secondo brano che chiude il presente lavoro; un brano proveniente dal secondo, celebre full-length dal titolo "Storm of the Light's Bane" ma che si ripresenta in veste nuova, figlia - come ci suggeriscono i nostri - di questa rinascita. Parte quindi "Unhollowed (Rebirth edition)". Con i primi minuti scanditi dall'incessante battere delle pelli da Asklund, che sembra voler far tremare persino la sala di registrazione, la chitarra di Jon e di Set Teitan, vogliono spingerci diretti come un tornado che tutto raccoglie nel suo occhio, arrivando al momento in cui subentra la voce del frontman. Come a richiamare l'Apocalisse, il nostro invita ad osservare come pestilenza, piaga e dolore spazzeranno la vista (un richiamo a tre dei quattro cavalieri dell'Apocalisse di Giovanni), insieme alla Morte che si nasconde dietro la flebile luce di sfondo...insieme semineranno i semi della distruzione. Quest'ultima fedelmente espressa dalla velocità di esecuzione degli strumenti. La traccia si propone quindi come una vera e propria marcia in un'ultima battaglia senza pari, con l'obiettivo ultimo di seminare discordia e dolore. I cavalieri non consacrati al Dio menzognero, rilasceranno la loro furia sulle scialbe forze del bene. Verranno quindi al crepuscolo, ondeggiando le loro spade e distruggendo e portando alto lo stendardo del Potente. Le note generate dalle mani dei Dissection vogliono diventare vera e propria colonna sonora di questo ultimo, estremo evento con cui si vuole sovvertire l'ordine del Cosmo ed oscura quella luce del Signore, mandando al rogo tutti coloro i quali seguono gli insegnamenti del Cristo. "Non andate in pace, che possano tutte le vostre anime bruciare di fiamma oscura", così continua la ridda il nostro, raccontando l'incedere degli usurpatori di quel trono, prima di passare ad un riffing melodico ed avvolgente, ammantato quasi di malinconico arresto di fronte a tali parole che vogliono preannunciare la fine di un Regno cosmico. Le grinfie dell'oscurità presto si accingeranno nel catturare come hanno fatto con la nostra attenzione, generando in noi curiosità, paura magari per una fine imminente ma anche una certa attrazione verso quella Notte che tutto rende puro. In pochi termini si conclude questo ulteriore brano, il cui testo fu scritto in una collaborazione tra Jon e l'ormai scomparso Tony Särkkä degli Abruptum.

Conclusioni

Questo decisivo passaggio di rinascita dalle ceneri che sembravano aver seppellito il progetto diversi anni prima, mostra un cambio radicale non solo dal punto di vista stilistico ma anche interiore e spirituale dell'intero progetto. Il passare degli anni ha acuito quella sensibilità che Jon ha mostrato fin da bambino e che lo ha reso capace di creare brani che - senza troppa modestia - possono essere definitivi vere opere poetiche e artistiche. Fin dagli esordi del gruppo, da quell'ormai lontano "The Somberlain", la crescita esponenziale dell'unico membro del gruppo che è rimasto fedele a se stesso e al progetto, può essere facilmente osservata in tutto il contesto di questa prima pubblicazione che preannuncia il ritorno. Maha Kali rappresenta l'origine di una nuova vita; la Madre che dal suo grembo lascia fluire la nuova (ri)nascita e che, nella sua oscura manifestazione, vuole dare tono alla morte del passato, al rinnovamento di un ciclo che non esiste più ma che rimane fermo, appeso fisso al chiodo per lasciare una vera e propria testimonianza di ciò che si era. In questo lavoro possiamo scorgere la ripresa in mano della propria vita, dopo un evento che ha segnato il percorso evolutivo di Jon e che lo ha fatto avvicinare ancor più al MLO, rendendolo ancora più consapevole di certe dinamiche, al punto di voler quasi rendere omaggio ad un percorso spirituale in forma di musica che è rituale. Direi che sia quasi necessaria l'interpretazione che voglio offrirvi riguardo alla volontà di trasmettere in musica questa ode alla Grande Kali in alcune delle sue forme. Dea terrifica, potente, che troneggia portando Morte che è Vita. Non a caso la Musica, le Vibrazioni sono da tempo immemore ingrediente essenziale in atto rituale. Durante, infatti, i riti vedici (che potevano durare per diversi giorni) essenziale era la figura di una sola persona (tra le numerose che erano comunque essenziale allo svolgimento, in quanto ognuna di esse aveva un compito) la quale aveva il compito di quasi cantare "om" per indicare che il rituale andava come doveva. Questo piccolo excursus per mostrarvi come essenziale è la musica, la vibrazione ed il verbo al fine di una pratica. Prendendo in considerazione quest'ultima ipotesi, vien naturale comprendere come la differenza sostanziale tra "Maha Kali" e "Unhollowed (Rebirth edition)", riscontrabile nel tipo di ripetizione di un assetto ritmico degli strumenti, possa assumere quell'aspetto che aveva il termine "om" e la sua ripetizione durante il rito vedico. In altri termini, questo inizio di un nuovo percorso assume ancora di più le fattezze con la considerazione del secondo brano, con cui i nostri vogliono offrire non solo una nuova edizione di quello che fu uno dei brani di maggior interesse ma anche un avviso, riferendosi all'arrivo dei cavalieri, come detto. In questo senso, i cavalieri assumono le fattezze dei componenti dei Dissection (i quali sono cambiati ulteriormente nella line-up nel frattempo), preannunciando il ritorno di quel male che vuole sovvertire l'Ordine Cosmico. Preannunciano il seminare di quei semi che daranno vita alla nuova era. Con questo singolo (o mini EP), i nostri si rendono partecipi di un nuovo intendere di fare musica, passando da un black metal a tinte melodiche dei primi lavori, arrivando con la presente uscita, ad una sorta di death metal a tinte heavy. In definitiva, questo piccolo lavoro uscito in sole 1000 copie fisiche, offre uno spaccato in cui cercare di spiare per carpirne quelle informazioni necessarie nel comprendere il lavoro successivo e l'evoluzione intellettuale dei nostri. Molti diranno che questa pubblicazione sia scadente ma personalmente non reputo sia opportuno dover dare un voto negativo di fronte alle considerazioni che vi ho presentato. Direi che dopo diversi anni di fermo, i nostri siano tornati decisamente carichi e particolarmente decisi nel voler offrire al Mondo la loro versione delle cose, riversandoci all'interno quelle che era il loro percorso gnostico-caotico.

1) Maha Kali
2) Unhollowed (Rebirth edition)
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