DISSECTION

Live Legacy

2003 - Nuclear Blast

A CURA DI
FEDERICO PIZZILEO
25/01/2018
TEMPO DI LETTURA:
8

Introduzione recensione

Sono passati pochi anni, giusto quattro o cinque, dal momento in cui Nödtveidt venne incarcerato. Il XXI secolo era iniziato da pressoché tre anni e dei Dissection se ne sentiva parlare poco, se non per la magnificenza dei loro primi due lavori - il cui nome è rimasto nella storia della musica estrema ancora oggi. Naturalmente, la condanna del membro originario del gruppo, aveva sicuramente messo in cattiva luce (e ciò non è detto che sia negativo) il monicker sotto il quale quei ragazzi, una decina di anni prima, avevano iniziato a convogliare il fuoco che ardeva in corpo. Tuttavia, a differenza di altre situazioni (vedi Varg Vikernes), alcuna etichetta si era scoraggiata nel continuare ad avere nel proprio roster un nome divenuto importante come quello dei Dissection, per l'appunto. Proprio la Nuclear Blast, con cui i nostri avevano firmato il contratto sin dal tempo di "Storm of the Light's Bane", sebbene ad inizio del nuovo millennio poteva contare decine di milioni di copie vendute grazie al licenziamento di album come "Glory to the Brave" degli Hammerfall e "Enthrone Darkness Triumphant" dei norvegesi Dimmu Borgir, non volle declinare il contratto con il gruppo svedese, anzi, decise di impreziosire la loro discografia (e le proprie tasche) con un tassello di non scarsa importanza: "Live Legacy".  Siamo, dunque, nel 2003, anno di uscita di lavori meritevoli tra i quali è giusto menzionare "The Tenth Sublevel of Suicide" dell'americano Leviathan, "Forgotten Legends" dei Drudkh, infine "Below the Lights" dei norvegesi Enslaved. Tra queste uscite di gruppi autorevoli, proprio la summenzionata label decise di pubblicare ufficialmente quello che era nato come un bootleg dal titolo "Frozen in Wacken" per mano della Headache Records qualche anno prima, generando il primo live album sotto il nome dei Dissection. Proprio prima di ricevere la condanna per il famoso omicidio di Keillers Park, i nostri erano in giro per l'Europa (e per il mondo) per la promozione del proprio nome e per riuscire a raccogliere più soldi possibili col fine di continuare a registrare il terzo album in studio. Come già detto, ogni idea svanì con quel colpo di pistola; ciononostante, le sole registrazioni audio pervenute dal concerto tenutosi al Wacken Open Air 1997, davano una speranza per continuare a far ridondare, sulle bocche di tutti gli ascoltatori di musica estrema, il nome "Dissection". Sette tracce totali, di cui cinque provenienti dal monumentale "Storm of the Light's Bane" e due dall'album di debutto "The Somberlain". Ad arricchire la pubblicazione, la mano di Necrolord - fedele compagno dei nostri già negli scorsi lavori - riprese il pennello, dando vita ad un artwork glaciale e coerente con l'immagine mantenuta nei precedenti lavori. Sempre al centro della copertina, la Morte impugna la sua falce, mentre il freddo, la neve e la plumbea atmosfera che si può respirare silenziosamente ad ogni sguardo sullo sfondo, dona un vento freddo e brina nel cuore dell'ascoltatore. Ancora una volta possiamo godere di questa immagine, ben rappresentativa del concetto portato avanti dal gruppo fin dal primo momento della loro nascita. Il perpetuo considerare e trattare la Morte come vessillo di un pensiero estremo e controcorrente, permette di creare un filo rosso che non spezza la continuità artistica dei nostri, altresì corrotta da un evento poco spiacevole come quello che ha segnato la vita di Jon. Scegliere di voler continuare nel cammino intrapreso con i precedenti lavori, riesce a donare valore a quelli che sono i pregi di un gruppo ormai affermato come i Dissection, continuando a lasciare una meravigliosa speranza per coloro i quali desideravano il ritorno sui palchi dei nostri. In questa gaudente prospettiva di voler godere dei pezzi del gruppo svedese, così come l'etichetta al tempo, anche per noi è giunto il momento di accingerci nell'immersione in quelle registrazioni così, apparentemente, lontane.

At the Fathomless Depths

Ad aprirci all'ascolto, quella che possiamo considerare la tipica traccia d'apertura dei loro concerti (passati e futuri). Stiamo parlando della incalzante At the Fathomless Depths (Nelle incommensurabili profondità) . Apprezzatissimo e plumbeo incipit di quello che fu "Storm of the Light's Bane", mostra, già nei primi secondi, la temeraria esecuzione di Jon con la sua chitarra, tra le grida e gli applausi del pubblico che accoglie con gioia i nostri sul palco. Mentre i tamburi risuonano e l'incedere della chitarra continua a richiamare a se un'atmosfera sulfurea, preparando gli udenti alla profonda bufera che si scatenerà su quel terreno. Passo dopo passo, le oscure lancette avanzano, mentre Jon sussurra parole al microfono, scortando i presenti e noi che possiamo godere di quei momenti solo in sede distaccata, lungo la scalinata che ci proietta nelle incommensurabili profondità dell'animo. 

Retribution - Storm of the Light's Bane

Qualche battito della doppia cassa combinata al timpano e la furia della batteria si scatena sulla folla, introducendoci ad un altro estratto, nonché title-track, dell'album menzionato in apertura: Retribution - Storm of the Light's Bane (Castigo - Tempesta della Rovina della Luce). Mentre il pubblico acclama a gran voce l'entrata in scena della sei corde di Jon, la batteria imperversa stupefacendo tutti e subito il ritmo incalzante prende piede mostrando la funesta accorpata di strumenti. Ecco che l'harsh vocal fa la sua comparsa, raccontando del Mattino, quella terribile alba che diffonde la sua fioca luce sulle lande di questa Terra. Tuttavia la sua forza è lontana dall'essere forte, piuttosto è pronta a morire e, come annuncia Jon al termine di questa prima strofa: "muori nel dolore mia cara, espira, addio...". Immediatamente  Jon continua nella sua ridda vocale. Diverse ere si sono susseguite da quando la Luce di quel giorno ha illuminato la Terra facendo scaturire tutte le cose buone; tuttavia, ora come ora, la fonte di quella luce è ormai prossima a svanire al solo contatto con il terreno intriso di malignità. Giunti d'innanzi ad uno scontro ad armi impari, pronti a sfidare quella Luce accecante la cui rovina è arrivata. Le verranno spezzate le ali e la sua stirpe distrutta dalle forze oscure. Dunque, annunciata la catastrofe che si abbatterà sulle forze del "bene", l'assolo che segue si mostra catartico e sublimante dell'intera immagine portataci. Un pezzo strumentale e melodico che a tratti potrebbe ricordare qualche influenza heavy metal. Come se fosse una parodia al tema della morte, che nel senso stretto non è, giunge a noi un particolare significato: dal caos, dall'oscurità, dalla morte nascono le stelle danzanti. Ed è proprio il crepuscolo di quell'era oscura che marchia a fuoco la morte di "Dio". La sua creazione viene dunque invasa dal sangue avvelenato della stirpe oscura, il cielo soffoca eclissato dalla foschia d'odio e dove la bontà non riesce a raggiungere, il fuoco brucia di una fiamma nera. L'atmosfera tetra e lancinante, creata su quel palco dalle mani dei nostri, lascia intravedere la piacevole rappresentazione di una vendetta nei confronti della Luce, simbolo da troppo tempo di appiattimento di ogni istinto primitivo, figlia del Dio, che altro non e' che la trasposizione dell'Ego umano verso l'Alto. Ecco che la Tenebra lancinante che pone fine al dominio del Sole,  torna a diventare parole e a cavalcare quel palco; Tenebra come quella che si abbattera' successivamente sul gruppo in seguito a quell'atroce avvenimento citato nell'introduzione. Questo insieme, si riassiume chiudendosi con le grida della cerchia di persone radunati per loro sotto al palco.

Unhallowed

 Galvanizzato, il grido graffiato del frontman ci annuncia la prossima canzone: Unhallowed (Non consacrato). L'acclamazione del pubblico non fa che acuire la voglia di voler fare sempre di più, infatti l'attacco della batteria in combutta con la chitarra raschia il timpano con la sua proverbiale, funesta entrata. Il peculiare accordo melodico ci preannuncia quella che da li' a poco sara' l'entrata in scena della voce di Jon, inneggiando ai semi dell'oscurità son stati già piantati, piaga, pestilenza e dolore si abbatteranno ben presto al crepuscolo. In questo momento, infatti, si uniranno i così detti "usurpatori del Trono", i possenti guerrieri dal sangue sconsacrato, uniti spalla contro spalla per combattere la supremazia della luce. Possiamo ben capire come la traccia si proponga come una marcia verso la battaglia tra le forze che governano le più oscure notti e gli uomini del "debole dio". Astuta interpretazione del nostro, il quale accompagna l'avanzata degli strumenti con la graffiante e tagliente opera canora. circondati da un nefasto paesaggio, ai limiti del Tempo siam giunti per muover guerra alle scialbe forze del "bene". La puzza di zolfo, la Notte che ci segue come uno scudo, che elimina qualsiasi differenza e ci rende invulnerabili...la maestosità dei nostri passi viene sottolineata dall'intermezzo melodico di incredibile semplicità ma anche maestosità, come un'anticipazione dello scontro distruttivo. "Possano le loro anime bruciare di fiamma nera, non andare in pace e piangere lacrime di quelle radici rinnegate ma impossibili da cancellare", diviene emblema delle grinfie oscure del passato, del proprio retaggio, nonché dell'Odio spinto verso usurpatori venuti da lontano. Immancabilmente interessante come traccia, amata da molti per la peculiare doppia faccia tra il melodico e la tempesta dell'ensemble. Composta, in ultimo, da un testo frutto della collaborazione tra Jon e Tony Särkkä, ovvero "It" del gruppo svedese Abruptum. Un gruppo, quest'ultimo, davvero Tenebroso, capace di intimorire persino l'animo più docile.

Where Dead Angels Lie

Una delle tracce più amate e ricordate giunge sulle sponde del concerto: Where Dead Angels lie (Dove gli Angelo morti giacciono). Tra i fischi iniziali, utilizzati come richiamo verso una traccia considerata come emblema del suono e del pensiero dei Nostri, ed accompagnati in questo successivo episodio dalle note di acustica create dalle mani di Jon, ammantate di una oscura atmosfera, ci dirigiamo all'introduzione della sei corde elettrica che si staglia su quelle rilassanti note d'incipit in un ensemble dissonante ma tuttavia cruciale da cui prende piede il bestiale doppio pedale. La voce di Jon ci introduce ad un racconto fatto, come è solito, di Luci ed Ombre. vocale come all'alba dei tempi un angelo danzava circondato da un'aura luminosa. Tuttavia, nell'oscurità, qualcosa osservava quella scena. Alche', attesa pazientemente la notte, l'angelo sussurrò: "Notte dolorosa, attraente, la tua nera bellezza mi ossessiona". Come poteva un angelo essere stato stregato da una notte e dalle sue bugie? Facciamo presto a sapere la risposta; in verità, annuncia Jon, un incantesimo venne lanciato, a cui seguì un cielo rosso. Il cuore di quell'angelo si trasformò in ghiaccio e quell'oscurità discendente venne per avvolgere il tappeto di neve sotto il quale gli angeli giacciono congelati. Occorreva per forza un ulteriore silenzio della voce per contemplare quanto raccontato, di fatti il nostro ci svela una piccola parte strumentale di enorme valore che aggiunge prestigio ad un brano già di per se iniziato in modo eccelso. Pochi secondi per ripartire verso di questo racconto narrato; di fatti, il crepuscolo è giunto di nuovo e la brezza mattutina si spande su quelle lande. La luce fa emergere i contorni di un angelo disteso per terra e da una pallida pelle, mentre il suo viso ci dona un'espressione di dolore. Tuttavia il Sole non può combattere il freddo e la neve vince la sfida continuando a cadere su quel suolo ancora congelato, coprendo quell'angelo di bianco. Ancora la brina ricopre la pianura, dando il benvenuto alla Notte eterna, ove nessuna Luce può vincere. Un grido si erge dalle parole, Jon da sfogo alla sua aggressività prima di continuare con il suo racconto sulle note ammantate di fascinoso aspetto generate dall'ensemble. Quell'angelo caduto, vestito di bianco e decorato da cristalli di ghiaccio, tutt'attorno è ormai incorniciato da rose rosse congelate dal freddo, il cui rosso è dato da quel sangue versato da un'anima innocente. Ecco che l'assolo centrale del brano si palesa, in un concentrato di velocità, maestria e freddezza tale da accapponare la pelle. Pochi secondi per passare da una velocità ad un'altra e sprigionare un grido strozzato, il grido di quell'angelo giacente sul terreno, un ultimo grido di aiuto, circondato da un'aura sofferente. Terminando tra l'acclamazione del pubblico.

Frozen

Ecco il momento dell'oscurità della vita latente rappresentato dal ghiaccio: Frozen (Ghiacciato)Fin dall'incipit, scandito da battiti di rullante e dal peculiare ritmo melodico ed incalzante, una marcia lenta ma inarrestabile, raggiunge il suo acme con l'entrata in scena di Jon. Un insieme strumentale particolarmente oscuro e gelido - per l'appunto - ci introduce in un luogo aldilà di ogni luce, ove, accarezzato da una fredda brezza e dall'oscurità, la luce della Luna risveglia l'immortalità che si nutre di sangue mortale. Si tratta propriamente del vampiro, figura bistrattata e trasformata in epoche antiche come servitore del male. I tratti di questo brano iniziano quindi a delinearsi, sia dal punto di vista melodico che lirico; in effetti, il tema vampiresco non è propriamente attribuibile alle tematiche classiche dei Dissection tanto quanto i temi satanisti. Tuttavia, parliamo sempre di tematiche tetre, generatrici di una faccia della realtà sempre troppo alla Luce, scardinata dalla ratio, spesso accecata persino da quest'ultima. L'assetto strumentale aiuta a galvanizzare l'ambientazione che i nostri cercano di ricreare tramite le parole, grazie a pesanti ritmiche, reiterate ed alternate ad interessanti intermezzi più veloci, scanditi dalle pelli. Continua l'esibizione e l'immersione nel racconto, incontrando un vento gelido, quello stesso movimento d'aria causato dallo spiegarsi delle ali di quella figura mitologica e demoniaca passata alla storia grazie, uno più di tutti, al romanzo di Bram Stoker (con cui, tra l'altro, lo stesso disse di voler sovvertire l'ipocrisia e la società vittoriana). Un volo nell'oscurità è quello che compie la prole di Satana, dal cuore e dall'anima ormai gelide e dalla voglia irrefrenabile di sangue che lo permea di una forza inenarrabile. Un volo accompagnato, in chiusura, da un assolo di chitarra con note alte che sottolineano la maestosità e la freddezza di questo episodio, eccitando il pubblico che ricambia con fischi di piacere.

Thorns of Crimson Death

Mentre gli schiamazzi del pubblico si stagliano sulla musica, la voce di Jon annuncia con prorompenza Thorns of Crimson Death (Spine di una Morte Cremisi). Una introduzione nubilosa che sovrasta un altrettanto lento pizzicare della sei corde ritmica in sottofondo da il suo benvenuto come un bravo padrone di casa, prima di mostrarci la natura distruttiva dello stesso strumento. Effettivamente poco dopo la distorsione delle chitarre assume i tratti tipici di una bufera, accompagnata dalle pelli, enunciando ancora quel particolare insieme strumentale codificatore dei lavori attualmente reperibili nel panorama black metal. Ci troviamo d'innanzi ad un nuovo racconto; immergetevi nel ventre del brano e ascoltate cosa ha da dirvi. Osservate le pianure spaventosamente silenziose e ghiacciate nel tempo. Siamo giunti d'innanzi un luogo angosciante dove il Male continua ad esistere custodendone l'essenza. Gli anni che passarono sono ormai secoli e tutti coloro che son morti sembrano ormai essere stati dimenticati sebbene continui a vivere la memoria negli spiriti dei figli della battaglia. Il timpano battuto sancisce la marcia del brano, donando un colore avvolgente e nero in sottofondo, mentre la chitarra rientra in velocità e si presta a far da cornice: "Senti i cori. Era forse il vento che portava indietro le loro grida? Una volta furono forgiati dal sangue, affilati dalle spine della morte color cremisi". Ed è attraverso l'aria che le loro voci possono essere riascoltate e ritornano in vita dopo troppo tempo catturati da un sonno profondo, sebbene la Morte non ha dato prova della loro dipartita. Scolpiti da tempi oscuri, frammenti di storie e racconti, vengono continuamente catturati e legati al vento che si lamenta e porta di nuovo in vita le loro grida. D'improvviso ogni strumento si placa, dando lustro ed attenzione alla sola chitarra ritmica che aggiunge solo due note all'ensemble, prima di far ripartire Jon con un grido graffiato (che nella versione del disco era accompagnato dalla voce di Erik Hagstedt, in arte "Legion" dei Marduk), come se volessero ricordare le grida forgiate di quegli uomini la cui storia ha voluto raccontarci in questo episodio. Una traccia pregna  di significato, marchiata dalla parte strumentale dell'incipit ed accompagnata dal suono dei tuoni. Un incedere degli assoli e blast beats che perdono di velocità leggermente, per rendere la marcia dei caduti e rendere onore alla visione raccontataci. Concludendo con un'ultima strofa prima della fine, sul battere della doppia cassa in modo concitato: "Senti i cori. Era il vento a riportare le loro grida. Forgiati nel sangue dalla tragedia. Erano oscure le spine della morte color cremisi". Ecco la perfetta conclusione, un apoftegma che racconta ogni simbolo del brano, capace di risvegliare istinti primordiali, di vendetta e non di "porgi l'altra guancia". Un tempo la pietas non era concepita ma la Giustizia si, cosa che non hanno incontrato chi è dovuto morire a causa della spasmodica brama di potere di istituzioni religiose con le loro spine avvelenate.

The Somberlain

Infine, questo assoluto concerto, si conclude con una traccia facente parte del primo album di debutto: The Somberlain, la cui traduzione non è del tutto certa; come introdotto nella prima monografia, molti sono coloro i quali hanno voluto cercare di spiegare il titolo del brano.  Alcuni dei più accorti diedero una versione piuttosto accreditata che vedeva nel titolo il termine "somber lane", o - in italiano - "sentiero della via oscura". In questo senso, dopo la classica introduzione ad opera di Jon, catalizzatrice di intenti ed ispiratrice, ad aprirci la via, si pone un lento ma fosco ed oscuro accordo di chitarra eseguito dallo stesso frontman, sottolineato con la stessa linea compositiva in sottofondo. Su questa linea, incamminiamoci in un ambiente abissale, nascosto ma pungente per merito della doppia cassa ed il suo sposalizio tragico con la velocità ed il crash. Un roboante incedere che batte come un ariete sulle pareti della mente fino a quando il compositore svedese non sublima l'immagine decantando strofe intime, traghettatrici di specifiche emozioni: "Precipito ancora ed ancora, lì dove la luce è andata via; potrei sentire l'oscurità abbracciare la mia anima". Un tetro abbraccio che vanifica persino l'agonia ed il dolore, unitamente alla solitudine. Alla stregua, lo stesso Jon con un grido bellicoso sottolinea: "ho capito che ero lì, lì dove appartengo", accompagnato da un giro di strumenti travolgente. La cavalcata, per altro, non si smentisce, il nostro lungo viaggio è appena iniziato, attraverso l'infinità dell'anima, oltre l'umana mortalità; lì esiste ciò che cerchiamo: la tranquillità ove poter prosperare nel male in eterno. Una visione piuttosto iconica ma che colpisce a bandiere spiegate: si prospetta dunque un'atmosfera catafratta di individualità, pregna nelle sue trafile di un atto estremo come il suicidio. Inizia dunque una lenta e melodica ed affascinante combinazione strumentale che accompagna il viaggio dell'anima: su terre di cristallo, frutteti di rancore, sofferenza e lacrime, la nostra esistenza continua a sentir la chiamata di questo meraviglioso silenzio. Un'oscura bruma ci divora mentre scorgiamo il monumento del nostro passato, raggiungendo la terra del riposo spirituale. E' il giorno quindi della discesa, la discesa nel divino dominio del maligno. Propriamente su queste decantazioni e profezie, gli intenti si sublimano con l'ascesa inversa degli strumenti, capaci nel richiamare la sacralità del ritornello: "I am the Somberlain", grida il diciottenne Nödtveidt, invocando - con il peculiare scream - il Lord of Infernal affinché faccia da tramite, donandogli la forza di attraversare i cancelli, di fare quel passo nel vuoto che permetta di giungere a quella trasformazione - in una visione del tutto spirituale - dell'anima, "Perché sono Notte Eterna". A tal proposito, quest'ultimo verso che funge da chiusura lirica e compositiva, ridimensiona ed esalta la visione riservata e profonda di Jon, scrittore delle liriche. In questo senso, il significato della morte diventa canale per raggiungere la sublimazione del proprio essere; indicatore estremo delle capacità dell'Uomo oltre la sua Natura.

Conclusioni

Come anticipato, la registrazione di questo primo live album dei nostri, non fu ufficiale. Infatti, la prima pubblicazione dello stesso avvenne come un bootleg che presentava l'opera dell'artista romantico Antoin Wiertz sulla sua copertina, includendo, inoltre, la traccia "Night's Blood", omessa nell'attuale pubblicazione ufficiale a causa di errori di registrazione.  La versione definitiva, promossa dalla Nuclear Blast, mostra quindi un delinearsi dei passi dei Nostri, proponendo ben cinque tracce estratte dal celebre e monumentale "Storm of the Light's Bane", e sole due tracce dal primo album "The Somberlain". Nel complesso, licenziato in un periodo di fermo obbligatorio dei nostri a causa della carcerazione dell'unico membro effettivo rimasto fin dal principio (Jon), rende possibile la valorizzazione di quelli che sono i punti forti di un gruppo che, col senno di poi, ha fatto la storia del death/black metal melodico, sebbene uscisse da una nazione come la Svezia che ha saputo sfornare grandi gruppi come Marduk, Dark Tranquillity, etc. La peculiarità che risalta maggiormente ad inizio e fine di ogni traccia, non è tanto la resa qualitativa delle registrazioni che, seppur malmesse, son capaci di rendere al meglio la performance, piuttosto l'acclamazione che il pubblico riserva per la loro esibizione, mostrando un affetto ed un calore che evidentemente non è svanito e non svanirà nel corso degli anni. Essere partiti da una cittadina della Svezia occidentale, finendo su un palco come quello del Wacken Open Air, identifica un curriculum vitae dei Nostri davvero singolare e, soprattutto, sottolinea la loro capacità di poter toccare con le parole e le melodie funeste, ogni singolo fruitore delle loro opere. Sarebbe un peccato non dar conto dell'assoluto ed estremo merito riservato allo stesso Jon, scrittore delle liriche e figura spirituale di rilievo, visto il seguito che ha portato. Il suo incontro con l'MLO ha creato un ponte diretto con la Tenebra che era in lui e che spingeva per potersi fare strada ed uscire fin da quando era un ragazzino. Siamo quindi in un periodo (quello del 2003), in cui il nuovo millennio ha iniziato ad affondare le proprie radici ed in cui la frattura causata dall'omicidio di Keillers Park, non ha minimamente compromesso l'operato e l'immagine che si erano guadagnati i Dissection nel corso degli anni passati. Cosa che ovviamente non avvenne in altre situazioni e con altre persone. La spasmodica voglia di creare questa polarizzazione tra la melodia e la furia, si riscontra benissimo in questi estratti da quel live, dando voce, per la prima volta, all'ambiente e l'atmosfera che si respirava nei loro concerti, sebbene non siano presenti clip audio. L'approccio che i nostri offrono ai loro brani, in chiave live, non è assolutamente dissonante rispetto alle versioni registrare in studio, creando un continuum con la coerenza che li contraddistingue. Sebbene ci siano state numerose deiezioni di componenti, Jon non ha gettato la spugna ed anzi, proprio qui, rileva l'istinto iroso, proiettato nel garantire una scena fenomenale e nel far passare l'acuminata Tenebra descritta in forma di parole. Altresì interessante è la scelta della Nuclear Blast di voler proporre un prodotto simile, senza alcuna paura di sporcare il proprio nome con la cronaca che girava da qualche anno a quella parte; hanno dunque mostrare al Mondo che la scena dei Dissection era più viva che mai, sebbene il fondatore ed unico membro originario, era nel gabinetto penale, lanciando un'ancora che metteva scendeva sempre più in profondità nella memoria musicale collettiva, rimarcando quel solco che avevano creato i Dissection girando il mondo fin dagli inizi degli anni '90.

1) At the Fathomless Depths
2) Retribution - Storm of the Light's Bane
3) Unhallowed
4) Where Dead Angels Lie
5) Frozen
6) Thorns of Crimson Death
7) The Somberlain
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