DIMMU BORGIR

Stormblast

1996 - Cacophonous Records

A CURA DI
FABRIZIO IORIO
22/03/2015
TEMPO DI LETTURA:
9

Introduzione Recensione

Secondo capitolo discografico per la band norvegese Dimmu Borgir, la quale dopo il sorprendente debut "For All Tid" si presenta sul mercato con il nuovo "Stormblast", uscito nel 1996. Freschi di un nuovo contratto discografico con la londinese "Cacophonus Records" e registrato il nuovo lavoro presso gli "Endless Sound Production", i nostri ripropongono in parte il sound estremamente sinfonico del disco precedente, ma si avverte un maggior avvicinamento verso lidi più tipicamente black con la voce di Shagrath più oscura, e linee di chitarra più marcate, complice sicuramente una produzione meno sporca e più incisiva. Se la line-up per questo disco rimane pressoché invariata, troviamo dei significativi cambi a livello di ruoli: Shagrath abbandona la batteria, prende in mano la chitarra solista e ovviamente si occupa delle linee vocali, Silenoz rimane alla chitarra ritmica, così come Tristan e Aarstad rimangono rispettivamente al basso e alle tastiere, mentre Tjodalv passa definitivamente alla batteria e percussioni. Il lavoro svolto dal quintetto norvegese è di incredibile fattura e riesce nell'intento di superare qualitativamente il suo predecessore, alzando ulteriormente l'asticella sulla qualità complessiva dell'intero lavoro. In "Stormblast" troviamo dieci songs estremamente evocative e malvagie, cantate ancora una volta in lingua madre, la quale risulta ottimamente integrata nel contesto complessivo di questa opera. Il disco è caratterizzato anche da qualche curiosità non certo indifferente, ad esempio nella prima stampa troviamo scritta sul retro una tracklist la quale prevedeva come settima traccia "Dodsferd" e come ottava "Antikrist", canzoni che su disco vennero però invertite per errore; la dicitura corretta verrà presentata definitivamente nella riedizione del 2001, grazie alla "Century Media". Altra stranezza è che l'intro di pianoforte del brano "Sorgens Kammer" è palesemente plagiato dalla colonna sonora di un videogioco (precisamente "Agony", per Commodore Amiga 500 uscito nel 1992) e scritta dal compositore Tim Wright: il tutto accadde grazie ad una bugia di Stian, il quale non disse niente ai compagni proclamandosi lui stesso come autore di tale brano, fino a che l'autore stesso della colonna sonora contattò il gruppo per chiedere spiegazioni. I Dimmu Borgir  decisero successivamente di eliminarlo nella riedizione del 2005 uscita sotto "Nuclear Blast". Altro "copia incolla" è stato effettuato da Aarstad per il brano d'apertura "Alt Lys Er Svunnet Hen", dove troviamo la stessa introduzione di tastiera presente nell'album dei britannici Magnum "Chase the Dragon" uscito nel 1982. Ultima nota di curiosità è che per l'introduzione dell'ultima traccia "Guds fortapelse - apenbaring av Dommedag" è stata usata parte della Sinfonia numero 9 in Mi Minore tratta dall'opera numero 95 "Dal nuovo Mondo", del boemo Antonin Dvorak, compositore di fama mondiale vissuto tra la metà del 1800 e l'inizio del '900. La curiosità quindi di sentire cosa sono riusciti a creare i Dimmu Borgir sale ulteriormente, e dunque andiamo ad analizzare il contenuto di un lavoro che rimarrà impresso inesorabilmente dagli estimatori della band e che prosegue il processo evolutivo iniziato con il primo album.

alt lys er svunnet hen

"Alt Lys Er Svunnet Hen" apre magnificamente le danze con il suo solo iniziale di pianoforte che, come detto in sede di introduzione, è palesemente copiato da una traccia dei Magnum. Anche in questo caso, oltre ad essere notevolmente allungato, l'intro risulta incredibilmente efficace ed evocativo, dando una sensazione di abbandono totale. Immaginate di trovarvi sperduti in qualche landa desolata: nel guardarci attorno notiamo solo ed esclusivamente il vuoto ed il buio più assoluto; ecco, questa sarebbe la colonna sonora perfetta per tale momento. Conclusa questa prima parte, le chitarre e batteria si ergono in maniera prepotente con un sottofondo tastieristico sempre d'effetto che passa in primo piano dando un'atmosfera gelida al suono. Il ritmo rallenta notevolmente ed un urlo agghiacciante con tanto di effetto eco si alza imperterrito per lacerare una situazione altamente sinfonica. Un'altra parte strumentale viene raggiunta da una risata malefica che fa accelerare il ritmo fino a che sentiamo la chitarra ritmica lasciata in solitaria, che con un riff piuttosto grezzo fa ripartire a sua volta tutta le sezione ritmica. Finalmente troviamo il cantato vero e proprio che, complice sicuramente una produzione migliore rispetto al passato, risulta maligno ed incisivo al punto giusto. Le strofe si alternano tra cambi di tempo e piacevoli accompagnamenti di fondo pianistico fino a concludersi nuovamente con un'altra parte totalmente strumentale di buona fattura che risalta le qualità epiche del brano, il quale si conclude lasciando pienamente soddisfatto l'ascoltatore, oltre ad essere uno dei pezzi più atmosferici dell'intero lavoro. "Sentieri coperti di ghiaccio ci conducono verso la strada, anime nere che viaggiano per tutta la notte, attraverso la valle di nebbia". Il cammino lungo ed oscuro intrapreso dalle nostre anime (una volta lasciata la vita terrena), viene immaginato compiersi attraversando una strada della quale è impossibile anche solo scorgere la fine: una strada fredda, ghiacciata e desolante. Durante l'oscurità della notte cala una nebbia così fitta da impedirci poter vedere l'orizzonte già di per sé oscuro, ma sappiamo comunque bene dove andare, e colui che ci conduce è avvolto da un'aura così potente da venirne attratti. "Con l'odio nella nostra mente ora partiamo per non tornare più",  il nostro viaggio attraverso l'oscurità continua pieno di odio e dolore, ripensando ai tratti orrendi ed alla malvagità che caratterizzano questa umanità per certi versi ignobile, e sappiamo benissimo che finalmente ci lasceremo tutto alle spalle perché il nostro è un viaggio senza ritorno. Chiunque tenti od osi fermarci verrà spazzato via per l'eternità. Il testo che si occupa della parte spirituale del nostro essere e non di quella fisica, il tema è reso alla perfezione soprattutto nella parte musicale del brano, il quale senza nemmeno scorgere le liriche, rende all'inverosimile la sensazione di questo cammino di anime affrante che sono in procinto di compiere questo lungo viaggio che le porterà al cospetto dei cancelli del regno dei dannati. Un regno che non è visto come una punizione ma anzi, come la definitiva liberazione.

broderskapets ring

"Broderskapets Ring" parte lentissima con chitarra e batteria che si muovono sinuosamente in sincrono, in totale stato di abbandono. Shagrath arriva con la sua voce malefica sorretto da un bellissimo accompagnamento di tastiere fino all'arrivo di una voce fuori campo che, parlando letteralmente, funge da voce narrante. La sezione ritmica continua con il suo lento incedere lasciando spazio all'immaginazione più profonda dell'ascoltatore, il quale viene letteralmente tramortito dalle urla strazianti e dal ritorno dello scream del singer; momento che, anche se di breve durata, incute terrore e follia, presentando alle nostre orecchie un alternarsi con il parlato veramente eccezionale, il tutto realizzato in maniera perfettamente congrua allo svolgersi della song, perfettamente in armonia con l'economia del brano tutto. Sul finale non troviamo nessun cambio a livello musicale e possiamo dire che strumentalmente, questo brano, come inizia finisce, condendo il tutto con qualche inserimento di tastiera molto azzeccato e stuzzicante. "Vieni a noi giovane fratello, e donaci la tua pura giovinezza, la tua vita è nelle nostre mani e combatterai insieme a noi". Queste sono le prime frasi che vengono pronunciate ad inizio brano, troviamo l'armata dell'oscurità che cerca forze nuove e fresche per potenziare il suo esercito. Facendoci plagiare dal demonio ci prepariamo definitivamente ad abbandonarci al suo totale volere, e seppur giovani e con tutta la vita davanti, veniamo convinti dalla sua chiamata, venendo rassicurati sul fatto che troveremo in lui la sicurezza che tanto andiamo cercando. "Condividi il tuo odio con noi, lascia il tuo debole corpo, nella morte si trova tutto il potere": avvolti tra le braccia della morte veniamo convinti a non combattere per sopravvivere ma anzi, siamo circuiti per bene e di conseguenza condotti ad abbandonare la parte fisica di noi stessi per essere accolti dall'oscurità immanente. Una volta deceduti, non sentiremo più il dolore fisico e le sofferenze umane, ma anzi saremo più forti e nella morte troveremo tutto quello che abbiamo sempre cercato. Sarà veramente così oppure è solo una strategia maledetta per ridurre l'umanità sul pianeta ed avere il controllo delle anime e soggiogarle, a proprio piacimento? Lo sapremo solamente una volta varcata la soglia degli inferi, se verremo accolti come guerrieri o passeremo l'eternità tormentati dalle nostre paure.

nar sjelen hentes til helvete

"Nar Sjelen Hentes Til Helvete", terza traccia di questo splendido lavoro, si apre senza troppe sorprese con una stupenda base ritmica e tastiere incredibilmente ipnotiche che tessono note dal dolce gusto gotico. Dopo questa parentesi melodica, veniamo travolti da un riffing maligno e da una voce veemente che cambia incredibilmente volto alla song, la quale si tramuta immediatamente in malvagia e terrorizzante. Ma ecco una sospensione musicale che introduce un solo di pianoforte dal retrogusto barocco, che per qualche istante spazza via tutta la negatività fin qui mostrata dai nostri. Tuttavia è solo un piccolo momento, perché si ritorna senza troppi indugi alla malignità distruttiva che emerge in maniera prepotente e coinvolge sia emotivamente sia a livello prettamente musicale, dato che dal punto di vista esecutivo e di impatto il contesto risulta sicuramente apprezzabile, distinguendosi sicuramente. Nell'ultimo minuto la canzone ci travolge letteralmente con la sua carica dirompente ma al tempo stesso suadente e malinconica. Un'ottima song che si pone a metà strada tra le maestosità del precedente lavoro e l'inizio dell'evoluzione sonora che i Dimmu Borgir stanno per compiere cercando una identità che a breve li farà emergere nell'affollato panorama black metal di stampo sinfonico. "Seguici attraverso la sala del male, la croce capovolta conduce il nostro viaggio verso l'onnipotenza delle tenebre": il Cristo posto su di una croce rovesciata è il simbolo per antonomasia dell'anticristo, della ribellione al naturale ordine creato da Dio, ed è una provocazione nei confronti del cattolicesimo il quale, soprattutto nei paesi del nord europa, è considerato da molti quasi una piaga (pur essendo comunque la religione più diffusa). Infatti, il testo recita in maniera eloquente: "Sputo sulla carne di Cristo", e non lascia spazio ad alcun tipo di immaginazione. In questo frangente si viene spinti a seguire il male e a diffidare dalle menzogne che vengono propinate dalla chiesa cattolica, i Nostri vogliono condurci nell'oscurità facendoci credere che la vera strada da seguire sia quella tracciata dal vero maestro, cioè Satana, perché è lui il vero salvatore delle nostre anime. "Rechiamo sofferenza alle anime di Dio", le anime che hanno preferito farsi accogliere dal loro "salvatore" credendo di vivere in pace ed armonia non sanno che, presto, ci sarà una guerra che cambierà per sempre il modo di vedere le cose e la tanto sospirata pace eterna si tramuterà in pena suprema dalla quale non si potrà sfuggire. Lasciatevi condurre quindi dal maestro Oscuro e combattete per far brillare e governare il regno dei morti.

sorgens kammer

"Sorgens Kammer" è un'intensa traccia strumentale che vede un inizio cupo e avvolgente realizzato da tastiere e pianoforte. I rintocchi sono di una desolazione inquietante e la sensazione di abbandonare la vita è palesemente espressa in ogni singola nota; Stian compie un lavoro non indifferente ed alterna momenti di epicità oscura a momenti di leggerezza incredibilmente espressa, a livello musicale. Un'opera sinfonica sicuramente di grande fascino e ambizione che fa da ponte tra la prima parte del disco appena terminata e si avvia a condurci verso la seconda, pronta per condurci nuovamente nell'oblio più oscuro. Questa traccia è totalmente priva di qualsiasi altro strumento e l'ascolto può sembrare monotono durante i suoi sei minuti e venti, ma riesce nell'impresa di catturare e coinvolgere in maniera esemplare ed ha il merito di non risultare mai noiosa o prolissa. Nella versione rimasterizzata del 2005 al titolo viene aggiunto un "II" e viene anche aggiunto un testo, con tanto di accompagnamento da parte di tutti i musicisti. Un accorgimento che però toglie tutto quel fascino del quale gode la versione originale. Questa è anche la song fonte di discussione per antonomasia di tutto il disco, dato che, come accennato nell'introduzione, risulta essere praticamente uguale ad una colonna sonora di un videogame. Questa è comunque un'altra storia e non toglie comunque nulla alle abilità di pianista del nostro Stian, il quale si rivela comunque come un bravissimo esecutore, capace non solo di ripetere il brano ma anche di sentirlo suo, emozionandoci mentre lo suona. Onore al compositore originale per la maestosità di una composizione di grande valore, certo è che se Stian avesse deciso di tributarlo a viso aperto non ci sarebbero stati problemi. Peccato per l'eccesso di "furbizia".

da den kristne livet til

"Da Den Kristne Satte Livet Til" è la breve quinta traccia di questo disco, che parte con doppia cassa e chitarra piuttosto serrata, e subito veniamo travolti dal cantato di Shagrath che ci sputa letteralmente contro tutta la sua negatività. Terminata una prima strofa di grande caratura, particolareggiata da un tono espressivo quasi maniacale, si smorzano un po' i tempi, complice un tappeto di tastiere molto convincente, che si alterna con cambi di tempo veloci e rallentamenti in cui viene esaltato il gusto sinfonico e melodico dei Nostri. Altro cambio a favore di una velocità piuttosto sostenuta e le urla si fanno profonde ed inconfutabili, possiamo sentire le grida di qualcuno che viene abbandonato dalla sua stessa anima. Il brano va a concludersi con un ultima strofa sulla falsa riga delle precedenti, stroga si arresta bruscamente nell'attimo in cui termina effettivamente il pezzo che, seppur di breve durata, risulta essere uno dei più violenti di Stormblast, incrementando una cattiveria che piano piano cerca di uscire da un guscio sempre più stretto, e che una volta venuta alla luce non lascerà superstiti. "Nel buio freddo ho aspettato con il vento, che urlava come fosse posseduto dal diavolo", "Deboli cristiani, vi strapperò l'anima in pezzi, vi sentirete poveri". La lotta al cristianesimo continua imperterrita e la convinzione di grandezza del maligno è più forte che mai. Chi non risponderà alla sua chiamata verrà bruciato e privato dell'anima, la quale verrà spezzata in mille brandelli per ribadire la supremazia eterna del regno del Male. Solo i deboli verranno lasciati andare per poi essere spazzati via, mentre i più forti saranno chiamati a condurre l'armata delle tenebre. "Pregate per la vostra misericordia e la mia risata risuonerà più forte nel freddo della notte", è chiaramente inutile pregare, la preghiera è per i deboli, è per quelli che non sono capaci di affrontare la vita. Le tenebre aspettano solo quello, uccidere i deboli senza pietà mettendoli davanti alle loro paure, la punizione sarà esemplare e verranno date in pasto le anime che ancora credono nella salvezza eterna.

stormblast

"Stormblast (Title Track)" viene introdotta da un rumore di tempesta ed inizia immediatamente con una violenza non indifferente, dove udiamo un paio di volte le urla strazianti del cantante e un leggero ammorbidimento sonoro dettato dalle consuete tastiere. Parte la prima strofa sorretta per lo più da Aarstad e Tjodalv con le chitarre quasi relegate in secondo piano, che però aiutano a creare un'ottima vibrazione oscura. Si rallenta leggermente e Shagrath lascia il cantato in scream per "parlarci" quasi, per poi riprendere con la furia che lo contraddistingue, con tanto di accelerazione improvvisa e sezione ritmica sugli scudi. Ritorna la parte parlata con tanto di eco accompagnata da rintocchi di ride, frangente destinato ad abbandonare la scena a favore degli strumenti che compongono una ragnatela estesa e maestosa che come sempre viene esaltata dal lavoro delle tastiere, che in questo caso sono più efficaci che mai. La ritmica non accelera mai e quando sembra sia in procinto di farlo si smorza improvvisamente, continuando sui binari classici. Il tutto  si conclude sfumando e facendo terminare una traccia incredibile per epicità e violenza. Sicuramente, anche questo è un brano destinato a diventare un must del genere, che porterà i nostri norvegesi ad essere fonte di ispirazione per numerose band avvenire. "La runa sulla montagna, lavata dal vento e dalla pioggia, l'incantevole forza del male si nasconde", continua il viaggio della nostra anima verso territori oscuri e ci troviamo al punto in cui la montagna si ritrova ad acquisire un significato metaforico, malvagio ma comunque ammaliante. La pioggia cade incessantemente dando un sapore tenebroso al paesaggio circostante, ma continuiamo il nostro cammino noncuranti delle forze maligne che ci attendono dietro l'angolo per consumarci e costringersi ad unirsi a loro. "Perplesso dall'oscura costruzione fabbricata in oro, rubato dalla luce e usato come beffa": con l'inganno di farci vedere e credere che tutto sia meraviglioso e allietante, il demone vuole condurci all'interno delle porte dell'inferno per poi chiudere dietro di se i cancelli infernali e mostrarci quello che è veramente il male. Una casa d'oro, fabbricata con il "bene" rubato.. un luccichio ingannevole, usato dal male proprio per beffarsi di chi è in buona fede e si lascerà abbindolare dalla luce emanata dal prezioso materiale. Come nella vita reale non dobbiamo fermarci alle apparenze, se infatti a prima vista tutto può sembrare fantastico e appagante, una volta scoperta la vera identità o la vera natura delle cose probabilmente rimarremmo delusi. Bisogna cercare di guardare a fondo nelle cose e lo stesso discorso vale per le persone che ci circondano; mai fermarsi alle apparenze perché il tradimento è ad un passo da noi.

antikrist

Colpi di tom improvvisi ed una chitarra gelida introducono "Antikrist", e nell'immediato questi colpi vengono raggiunti dalle tastiere. In seguito, una voce narrante (la quale giova di un rallentamento ritmico) dà definitivamente il via alla song. Parte il cantato scream di Shagrath, violento e imperterrito, ed una prima breve strofa viene spezzata da un dolce suono di flauti molto evocativi, mentre la sezione ritmica si assesta su mid-tempo molto efficaci che lasciano comunque tutta la scena alla parte sinfonica. Ripartono le vocals strazianti ed un altro rallentamento reintroduce la voce parlata con in sottofondo un lavoro di charleston e doppia cassa non indifferente, elementi che accolgono nuovamente il singer, sempre maligno e terrificante. Alla conclusione di questo frangente trovano ancora spazio le incursioni flautistiche che sono la vera caratteristica del brano. Urla agghiaccianti ci travolgono con veemenza mentre la strumentazione viaggia più velocemente verso la conclusione di un brano non lungo, ma di notevole impatto emotivo. La battaglia verso il cristianesimo ha inizio e vengono dettate tutte le regole per lo sterminio. "Lasciate che il massacro inizi oggi, decapitate ogni cristiano e violentate le loro donne e bambini. Ogni croce cristiana che trovate dovrete girarla, ogni edificio sotto il nome di Dio brucerà, ogni tomba cristiana dovrà essere profanata" ogni simbolo che riporti alla chiesa e alla fede cattolica dovrà essere distrutto, non si avrà più alcun ricordo di questa religione perché il Maestro ha deciso che uno e solo uno dovrà avere il potere e l'ammirazione di tutti. Basta preghiere rivolte ad un Dio che promette beatitudine e grazia ma poi non mantiene: dal canto suo, Satana non vuole essere pregato, vuole che le sue anime siano fedeli e che la popolazione creda solo in lui, dato che egli è il vero Messia. Il Dio Oscuro vuole e pretende che venga ascoltata solo ed unicamente la sua parola perché egli solo può decidere il nostro futuro, una volta varcate le soglie dell'Ade. Esiste solo un padrone e la sua parola è legge. Mai cercare di rivoltarsi, mai cercare di sfuggire; ci troverà, ci sodomizzerà, ci umilierà e alla fine ci farà bruciare in eterno per ricordarci che lui ha in mano la nostra anima e potrà farne ciò che vorrà, in barba a preghiere o benedizioni. Il Crocifisso non potrà nulla contro lo strapotere delle tenebre, è ora di rinunciare alla "luce" ed abbracciare definitivamente le tenebre.

dodsferd

"Dodsferd" si fa subito apprezzare per un riffing di chitarra estremamente accattivante e un ottimo lavoro da parte di Tjodalv che  accompagna l'incedere del brano in maniera pressoché perfetta. Dopo una breve parentesi strumentale si presentano davanti le grida blasfeme del singer, che risultano essere più agghiaccianti che mai, mentre la sezione ritmica continua incessante nel suo lavoro violento e peccaminoso. Un cambio di velocità insistente prepara un cantato costante ma lugubre, che accompagna l'ascoltatore verso territori ostili, porgendoci davanti atroci verità poi esplicate nel testo ma qui perfettamente esaltate mediante un apparato musicale che dipinge letteralmente scenari depressivi ed anti-ottimistici, poco ma sicuro. Appaiono le tastiere in maniera quasi pacata per poi scomparire e lasciare libero sfogo ad un'altra parte strumentale, semplicemente magnifica ed in grado di catturare immediatamente, una parte strumentale che poi lascia spazio ancora a Stian, il quale questa volta emerge sul resto dei compagni in maniera incredibile e carismatica. La tela ricamata dai suoi tasti è un qualcosa di sublime ed al tempo stesso pauroso e terrorizzante, ed oltre a cambiare volto (in parte) alla traccia dà la spinta finale per far si che questa song risulti tra le migliori dell'intero lavoro. "Nella bellezza della valle della morte la mia anima è uscita di strada, mentre l'oscurità e il dolore governavano il fuoco dell'odio ardeva", "Nel buio un cadavere brucia, un'altra anima è tornata a casa ed in silenzio osserviamo il suo viaggio": è giunto il momento di lasciare la vita terrena ed incamminarci verso la valle oscura dove ad attenderci al varco ci saranno gli angeli caduti, che fungono da guardiani dei cancelli dell'inferno. Noi siamo esattamente lì, inermi ad osservare la nostra carcassa che brucia inesorabile, fino al consumarsi definitivo della carne. Nessuna lacrima verrà versata, siamo consapevoli che la nostra anima ha intrapreso un viaggio pieno di insidie ma che una volta giunta a destinazione sarà ricompensata di tutto. Ora ci troviamo davanti alla meta, ed una volta giudicati sapremo se questi cancelli verranno aperti o se saremo condannati a vagare nel limbo per l'eternità senza una meta, costretti a trovare una via d'uscita che mai e poi mai si parrà dinannanzi ai nostri occhi. In sostanza, un'interessante analisi circa il momento del trapasso, immaginando questo viaggio spirituale che sembra non aver fine: anche quando sembra terminato, ci attende un giudizio, un'ennesima prova di coscienza che deciderà in maniera imperterrita l'eterno destino che ci attende.

vinder fra en ensom grav

Una chitarra a tratti stonata ed una batteria dal ritmo convulso introducono "Vinder Fra En Ensom Grav", e subito un cantato grezzo ci colpisce quasi stordendoci, mentre la sezione ritmica continua su tempi mediamente veloci incessanti ed a tratti disturbanti. Una seconda strofa viene proposta su tempi blast-beat che vengono infranti da un rallentamento generale, quasi si volesse respirare dopo un soffocamento, con tanto di tastiere questa volta non particolarmente evocative ma che si intonano comunque bene con una song piuttosto particolare e non troppo brillante. La velocità non accenna ad aumentare nemmeno con un nuovo ingresso vocale di Shagrath, ed una volta che il singer si ferma ripartono improvvise sfuriate black ed un urlo raggelante prepara un'ultima parte del brano, che si ferma improvvisamente con uno scream secco ed improvviso che fa terminare il pezzo, che sinceramente risulta un po' al disotto delle aspettative, dopo aver ascoltato fin qui l'album. Sostanzialmente non una brutta canzone ma, se paragonata a tutte le altre, perde un pochino il confronto anche se riesce a mantenere vivo l'interesse generale ed una atmosfera cupa che non accenna a diminuire. "Un prode cavaliere torna a casa", "E' Ora di riposare": la fine della luce vista agli occhi di un guerriero, il quale ricorda tutti gli sforzi fatti per salvare la Vita a tutti i costi. Tutto è stato vano, l'oscurità prenderà il sopravvento e le tenebre caleranno inesorabili. Un ghigno si vede nel volto di colui che sembrava essere un cavaliere votato per la salvezza, ed invece è un giustiziere implacabile che gioisce avvolto nella nebbia, vedendo che anche l'ultima tomba colma di luce cristiana è stata profanata. Ora si gusta il meritato riposo, soddisfatto delle sue azioni e del suo operato, e sa che poco alla volta la minaccia di Dio verrà debellata ed, alimentando l'esercito di anime dannate, l'impero di Satana si ergerà impetuoso pronto a dominare in ogni parte del mondo. Le sorti del mondo ormai sono decise, la Stirpe del Male, la Razza Oscura, il Flagello dei Flagelli potrà finalmente sorgere ed imporre il suo dominio a chiunque, a prescindere dall'etnia o dalla religione.

gud's fortapelse apenbaring av dommedag

Una introduzione apocalittica determinata da suoni orchestrali presi in prestito dall'opera sinfonica di Dvorak (come accennato nell'introduzione dell'articolo) apre "Gud's Fortapelse - Apenbaring Av Dommedag", traccia che poi è definitivamente pronta a partire violentemente con tutta la furia tipica del genere, coadiuvata da un cantato assai aggressivo. La violenza si propaga nota dopo nota, e lo scream richiama demoni furiosi intenti al massacro. Ogni singola nota è studiata per infliggere dolore, con doppia cassa e riff violenti a determinarne l'esecuzione, e dopo un leggero rallentamento generale con qualche inserto di tastiere, si riprende inesorabili con una violenza senza pari. Il brano trova un attimo di respiro solamente verso il terzo minuto, dove le tastiere emergono in maniera suadente e pacata, accompagnate dal ride di Tjodalv, fino al ritorno di velocità incessanti e provocatorie. Le urla di Shagrath in questo brano sono particolarmente efficaci, mentre la sezione strumentale svolge un lavoro egregio fino alla fine, dando lustro all'immaginazione compositiva e ad una maturazione sonora che tende ad emergere sempre di più ed è in costante sviluppo. Una degna conclusione per un disco che ha visto assai pochi punti deboli e che ha mostrato sino ad ora una significativa evoluzione, sia nel sound sia nella produzione. La qualità del lavoro risplende in quest'ultima traccia, che imperterrita conclude un percorso oscuro ed affascinante. "L'esercito del nemico è povero ma potente.. li prenderemo tutti, gli raccoglieremo uno ad uno" "La speranza che recavano in Dio dovrà sparire in un oceano di spine, le stesse spine che il loro falso messia si sentiva inchiodate nel cranio", l'intento è quello di far rendere conto alla gente che il loro Dio non è più in grado di aiutarli, ed allora è in quel momento che avverrà l'ascesa dell'impero del male. L'esercito della Chiesa Cattolica e dunque del suo Dio sarà pure composto da perbenisti numerosi, integerrimi e fondamentalisti, sarà anche forte e resistente, ma nulla potrà contro le forze del male e tutti saranno sottomessi senza alcuna pietà. Se la speranza e la fede cederanno, come cederà il credo di un Dio in grado di aiutare le anime, allora sarà davvero finita per le speranze e l'ottimismo tipicamente umano. L'unico dio in cui credere è e sarà solo Satana, colui in grado di decidere le nostre sorti ed indirizzarci sulla via infuocata dell'eternità. Lasciatevi cullare dalle sinfonie malefiche che egli saprà proporci e lasciatevi illuminare la strada che solo lui saprà indicarci, perché la decisione di intraprendere un viaggio diverso sarà irrimediabilmente fatale. Dio non potrà salvarci, il Capro è l'unica entità alla quale votarsi per assicurarsi un'eternità di forza e potenza, nonché di tranquillità

conclusioni

Finisce qui il nostro viaggio attraverso un lavoro che segna un'evoluzione del sound e del songwriting dei Dimmu Borgir, risultando sicuramente più omogeneo e meno "grezzo", complice sicuramente una produzione nettamente migliore della precedente che però non snatura le radici sinfonico/aggressive dei nostri. Come nel debut "For All Tid", certamente l'elemento chiave di questo lavoro sono sicuramente gli intrecci di tastiera, il punto cardine sul quale ruota tutta la musica dei nostri norvegesi, ma al tempo stesso vengono messe in risalto, seppur ancora non in maniera eloquente, le chitarre, la voce e il lavoro dietro le pelli di Tjodalv. Da apprezzare è anche il lavoro svolto in fase di scrittura dei testi, dove possiamo gustarci, come stessimo leggendo un libro, il viaggio lungo e pieno di insidie che l'anima umana deve percorrere per arrivare alla meta, un viaggio nel quale siamo sconvolti da tentazioni inimmaginabili, tortuoso ed a volte blasfemo come da tradizione nordica. La spiccata personalità che emerge in ogni singolo passaggio dell'album conferma la voglia dei Dimmu Borgir di distinguersi e farsi riconoscere al primo ascolto nonostante ci siano da limare ancora alcune cose, mentre l'attitudine dal canto suo è sicuramente quella giusta e risulta estremamente vincente. Questo lo si può notare soprattutto confrontando i due lavori fin qui prodotti. Non importa se qualche passaggio sia stato copiato, anche se in piccole parti, da sonorità già esistenti; l'amarezza per il sotterfugio è certamente forte, ma resta il fatto che è stato eseguito, in questo episodio, un lavoro di grande spessore musicale che porterà i nostri demoni norvegesi ad una maturazione completa con il proseguo della carriera, assestando il tiro e donando una popolarità quasi insperata per un genere poco sdoganato per l'epoca. Purtroppo, come spesso accade, quando una band raggiunge la fama tanto desiderata, si lascia andare in mere riedizioni commerciali ri-registrando per intero un disco o rimasterizzandolo nuovamente per rendere giustizia ai suoni. Infatti, oltre all'edizione del 2001 che poco aggiunge all'opera originale, troviamo una versione moderna pubblicata nel 2005 che invece toglie praticamente tutta l'atmosfera primordiale di cui godeva la prima stampa. Il nuovo millennio donerà sonorità prive di mordente e correzioni che non hanno un senso vero e proprio, probabilmente dettate dal fatto di non presentare al pubblico lo stesso identico lavoro. Facendo così, tuttavia, non solo si presenta il rischio di perdere una fetta di fan (è una probabilità concreta), ma la cosa peggiore è il rischio di perdere di credibilità, snaturandosi, e questo una band di un certo valore non può proprio permetterselo. Detto questo, "Stormblast" rimane un piccolo capolavoro oscuro consigliatissimo a tutti coloro che cercano emozioni forti e "decadenti". Ora è giunto il momento di compiere quel salto definitivo che consacrerà la band come probabilmente la migliore formazione in ambito symphinc black metal. Stay tuned.

1) alt lys er svunnet hen
2) broderskapets ring
3) nar sjelen hentes til helvete
4) sorgens kammer
5) da den kristne livet til
6) stormblast
7) antikrist
8) dodsferd
9) vinder fra en ensom grav
10) gud's fortapelse apenbaring av dommedag
correlati