DIMMU BORGIR

Stormblast MMV

2005 - Nuclear Blast

A CURA DI
FABRIZIO IORIO
21/09/2015
TEMPO DI LETTURA:
6,5

Introduzione Recensione

Proseguiamo con l'analisi discografica dei norvegesi Dimmu Borgir, arrivando sino all'undici Novembre del 2005. Dopo un album devastante come "Death Cult Armageddon", l'attesa per un nuovo disco si era fatta sempre più spasmodica, e se le registrazioni del nuovo disco andavano piuttosto a rilento (anche perché il chitarrista Silenoz era impegnato con il suo sjde project Insidious Disease, band dedita al death metal che poteva annoverare in formazione, oltre che allo stesso Silenoz, musicisti del calibro di Jardar degli Old Man's Child e di Shane Embury dei Napalm Death), i Nostri decisero di placare la sete di nuova musica con un'uscita piuttosto particolare e discussa. Complice la loro etichetta discografica, decidono di dare nuova vita al loro secondo lavoro "Stormblast", pubblicato nel 1996 per la "Cacophonous Records". A detta dello stesso Silenoz, chitarrista e fondatore della band, l'idea di risuonare questo album era già nell'aria da parecchio tempo, ed ecco che quindi che nel 2005 il suo personale desiderio viene esaudito, prendendo il nome di "Stormblast MMV". Diciamo subito che non siamo di fronte ad una semplice ristampa con qualche bonus per giustificarne l'acquisto, bensì ci troviamo di fronte ad un vero e proprio remake. Dato che i diritti dell'album sono ancora di proprietà della vecchia etichetta discografica, i Nostri decidono di risuonare nuovamente l'intero disco rendendo il suono più moderno e dimostrando come sarebbe oggi un album che all'epoca della sua uscita non convinse appieno il combo norvegese. Registrato presso i prestigiosi "Abyss Studios" sotto la guida del grande Peter Tagtgren, troviamo dunque, oltre alle tracce risuonate praticamente in modo identico, qualche novità: innanzitutto come detto la produzione più pulita che ne risalta i suoni, un nuovo grandissimo batterista che risponde al nome di Hellhammer (già all'opera con i seminali e fondamentali Mayhem e con i grandissimi Arcturus) ed un paio di inediti quali "Avmaktslave" (che risale addirittura al periodo antecedente al loro debutto) e "Sorgens Kammer Del II". Quest'ultima è una versione differente dell'originale "Sorgens Kammer", ed è sopratutto priva dell'intro che era stato "rubato" dall'allora tastierista Stian Aarstad, il quale lo aveva copiato dal videogioco per Amiga "Agony". Anche la copertina è totalmente differente dato che, come detto, i diritti del suddetto disco appartengono ancora alla vecchia casa discografica. Dobbiamo dire che dopo l'abbandono del batterista Nicholas Barker, per problemi strettamente personali, i Dimmu Borgir hanno preso la drastica decisione di non affidarsi più ad un membro fisso dietro le pelli, ma di avvalersi di turnisti che li possano supportare soprattutto in ambito live; Hellhammer comunque, oltre a prendere parte alle registrazioni di questo remake, parteciperà attivamente anche alle registrazioni del prossimo album ed accompagnerà la band sui palchi per promuoverlo attivamente. Tornando a "Stormblast MMV", troviamo nei crediti i soli Shagrath e Silenoz, i quali si sono occupati entrambi delle parti di basso ed anche di collaborare assieme vocalmente. Come bonus, oltre al Cd musicale è allegato un DVD contenente cinque tracce dal vivo suonate in occasione della partecipazione all'Ozzfest avvenuta nel 2004. Scopriamo dunque quali novità sono state introdotte in un album che i fan all'epoca avevano ritenuto, giustamente, tra i più belli mai partoriti dalla band e che sicuramente storceranno un po' il naso davanti a questa opera che sin dal principio sa un po' di uscita tappabuchi. Vediamo quindi se è effettivamente così, oppure se saprà placare la sete di novità in attesa di una release nuova di zecca.

Alt Lys Er Svunnet Hen

L'apertura è affidata ad "Alt Lys Er Svunnet Hen" e fin da subito troviamo un'intro che risulta ben differente dall'originale. Infatti, se nel vecchio disco era affidata ad una bella e suggestiva parte di tastiera, qui andiamo ad udire un rumore di pioggia battente con un sottofondo di urla demoniache che apre effettivamente la song. Chitarra e batteria fanno la loro comparsa con Shagrath che emette il suo primo urlo, si parte poi partire con una doppia cassa martellante ed un leggero sottofondo di tastiere. Il suono risulta decisamente molto più pulito e viene ricalcato fedelmente quanto fatto con la precedente release. Il cantato è sempre efficace ed Hellhammer non sembra voler seguire quanto fatto in origine da Tjodalv, piuttosto preferisce metterci personalità reimpostando le parti di batteria, senza comunque snaturarne il risultato. Si odono molto di più le chitarre a discapito forse delle tastiere che risultano si sempre sontuose, ma forse troppo coperte dagli altri strumenti. In seguito, troviamo una parte finale praticamente strumentale che poco aggiunge a quanto fatto dalla band con il precedente "Stormblast", e la sensazione è che la malvagità sonora mista a passaggi gotici della tastiera non siano così ben amalgamati forse per precisa scelta di dare spazio più all'impatto sonoro vero e proprio, piuttosto che all'atmosfera che aveva reso celebre e malvagio il disco del 1996. Non solo, anche la durata del brano è considerevolmente diminuita con quasi un minuto e mezzo in meno. Parlando di liriche, sono identiche alla controparte originale e quindi andiamo a parlare di "sentieri coperti di ghiaccio ci conducono verso la strada, anime nere che viaggiano per tutta la notte, attraverso la valle di nebbia". Il cammino lungo ed oscuro intrapreso dalle nostre anime (una volta lasciata la vita terrena), viene immaginato compiersi attraversando una strada della quale è impossibile anche solo scorgere la fine: una strada fredda, ghiacciata e desolante. Durante l'oscurità della notte cala una nebbia così fitta da impedirci poter vedere l'orizzonte già di per sé oscuro, ma sappiamo comunque bene dove andare, e colui che ci conduce è avvolto da un'aura così potente da venirne attratti. "Con l'odio nella nostra mente ora partiamo per non tornare più",  il nostro viaggio attraverso l'oscurità continua pieno di odio e dolore, ripensando ai tratti orrendi ed alla malvagità che caratterizzano questa umanità per certi versi ignobile, e sappiamo benissimo che finalmente ci lasceremo tutto alle spalle perché il nostro è un viaggio senza ritorno. Anime affrante che sono in procinto di compiere questo lungo viaggio che le porterà al cospetto dei cancelli del regno dei dannati. Un regno che non è visto come una punizione ma anzi, come la definitiva liberazione.

Broderskapets Ring

Si prosegue con "Broderskapets Ring" ed anche qui le differenze di inizio brano, seppur lievi, si fanno sentire. Viene proposto il riff iniziale in modalità lo-fi per poi quasi nell'immediato farlo esplodere in maniera quasi improvvisa, con tutta la maestosità che gli compete. L'incedere è lento è claustrofobico con una batteria che ogni tanto ci fa assaggiare un giro di tom, mentre il cantato è affidato inizialmente allo stesso Silenoz che con un parlato disturbante ci accompagna per quasi metà brano. Musicalmente è strutturata piuttosto bene, questa volta le tastiere messe in bella mostra, ma mai protagoniste assolute come accadeva in passato. La velocità non accenna ad aumentare anche se rispetto alla prima versione il pezzo suona leggermente più veloce e sul finale una chitarra con effetto wah-wah ed una batteria che si esprime con doppia cassa ed una maggiore reazione nel picchiare sul rullante, danno una piacevole variazione giusto per toglierci quella sensazione di copia incolla che sembrava voler venire a galla. "Vieni a noi giovane fratello, e donaci la tua pura giovinezza, la tua vita è nelle nostre mani e combatterai insieme a noi". Queste sono le prime frasi che vengono pronunciate ad inizio brano, troviamo l'armata dell'oscurità che cerca forze nuove e fresche per potenziare il suo esercito. Facendoci plagiare dal demonio ci prepariamo definitivamente ad abbandonarci al suo totale volere, e seppur giovani e con tutta la vita davanti, veniamo convinti dalla sua chiamata, venendo rassicurati sul fatto che troveremo in lui la sicurezza che tanto andiamo cercando. "Condividi il tuo odio con noi, lascia il tuo debole corpo, nella morte si trova tutto il potere": avvolti tra le braccia della morte veniamo convinti a non combattere per sopravvivere ma anzi, siamo circuiti per bene e di conseguenza condotti ad abbandonare la parte fisica di noi stessi per essere accolti dall'oscurità immanente. Una volta deceduti, non sentiremo più il dolore fisico e le sofferenze umane, ma anzi saremo più forti e nella morte troveremo tutto quello che abbiamo sempre cercato. Sarà veramente così oppure è solo una strategia maledetta per ridurre l'umanità sul pianeta ed avere il controllo delle anime e soggiogarle, a proprio piacimento? Lo sapremo solamente una volta varcata la soglia degli inferi, se verremo accolti come guerrieri o passeremo l'eternità tormentati dalle nostre paure.

Nar Sjelen Hentes Til Helvete

"Nar Sjelen Hentes Til Helvete" si apre alla grande con delle parti di tastiera molto belle, ma la differenza sostanziale la fa Hellhammer che pur mantenendo la struttura di base originale arricchisce questo contesto con perizia tecnica degna di un batterista di grande esperienza, facendo risultare il contesto piuttosto efficace e ben eseguito. Le chitarre partono a raffica e la voce è tremenda e penetrante, fortunatamente possiamo gustarci nuovamente una sezione di tastiera leggermente accelerata, che in solitaria ci trasporta in luoghi fantastici all'apparenza, ma che nascondono sangue e morte in ogni dove. Devastante la ripartenza con blast-beat e sei corde velocissime che rallentano vistosamente dopo l'esecuzione di una strofa da parte del singer. In un paio di occasioni si tenta di stupire l'ascoltatore con brevi cambi di tempo, il che non è nemmeno un male dato che comunque questi cambi si sposano bene con l'intera traccia. Quello però che lascia l'amaro in bocca è soprattutto il finale, con chitarre che producono suoni quasi a caso ed una sezione ritmica che tra piatti e doppia cassa sembra più adatta ad una chiusura dal vivo, che a terminare un brano su disco. "Seguici attraverso la sala del male, la croce capovolta conduce il nostro viaggio verso l'onnipotenza delle tenebre": il Cristo posto su di una croce rovesciata è il simbolo per antonomasia dell'anticristo, della ribellione al naturale ordine creato da Dio, ed è una provocazione nei confronti del cattolicesimo il quale, soprattutto nei paesi del nord europa, è considerato da molti quasi una piaga (pur essendo comunque la religione più diffusa). Infatti, il testo recita in maniera eloquente: "Sputo sulla carne di Cristo", e non lascia spazio ad alcun tipo di immaginazione. In questo frangente si viene spinti a seguire il male e a diffidare dalle menzogne che vengono propinate dalla chiesa cattolica, i Nostri vogliono condurci nell'oscurità facendoci credere che la vera strada da seguire sia quella tracciata dal vero maestro, cioè Satana, perché è lui il vero salvatore delle nostre anime. "Rechiamo sofferenza alle anime di Dio", le anime che hanno preferito farsi accogliere dal loro "salvatore" credendo di vivere in pace ed armonia non sanno che, presto, ci sarà una guerra che cambierà per sempre il modo di vedere le cose e la tanto sospirata pace eterna si tramuterà in pena suprema dalla quale non si potrà sfuggire. Lasciatevi condurre quindi dal maestro Oscuro e combattete per far brillare e governare il regno dei morti. Se "Sorgens Kammer" era inizialmente una canzone strumentale, e tra l'altro molto bella, qui troviamo la sua riedizione nelle vesti di una traccia completamente nuova. 

Sorgens Kammer - Del II

Infatti, "Sorgens Kammer - Del II" è la prima novità che possiamo trovare in questo album. Una introduzione dettata da un arpeggio molto affascinante introduce una batteria piuttosto tecnica che ne accompagna l'esecuzione. Ottimo il refrain iniziale che accoglie Shagrath con i primi vagiti, il quale con voce filtrata dà un sapore particolare a questo inizio brano. Il ritmo si fa leggermente più incalzante con chitarre potenti ed una doppia cassa molto efficace, si ritorna sui livelli sonori di inizio brano con qualche cambio di tempo ed il solito screaming effettato che si spegne letteralmente quando, ancora una volta, un arpeggio "depressive" con un sottofondo di anime urlanti fa la sua comparsa, per poi lasciare spazio al ritmo lento ed ossessivo che più deprimente non si può. La resa è molto buona e le sensazioni disturbanti che riesce a creare questa song sono veramente ben comunicate ed espresse dalla band. Tra accelerazioni improvvise e tempi decisamente più pacati, si va verso la fine, caratterizzata nuovamente dal solito arpeggio che ne sancisce la definitiva chiusura. Diciamo che è un pezzo ben riuscito, un inedito che fa piacere e si fa ascoltare con interesse e partecipazione. Essendo stato inserito il testo, andiamo a trovare nelle liriche, come giusto che sia, la lingua norvegese (i primi lavori della band erano difatti composti interamente nell'idioma nativo); viene narrata la vicenda di un individuo in procinto di essere giustiziato per impiccagione, dentro di lui ha ormai perso la gioia di vivere, ma il desiderio di passare in nuovo mondo pronto ad accoglierlo lo rende quasi impassibile di fronte all'imminente morte. Ha perso la sua personale battaglia contro la vita, e l'unica cosa che resta è ormai la fine. Ringrazia se stesso per le sue azioni, non ha rimpianti; la corda si stringe intorno al suo collo, i testimoni che sono presenti sembrano voler avere un confronto diretto, ma ormai decisione è presa. Ora inizia ad assaporare un'intesa profonda con il regno delle anime, "camminando" verso i portali della morte, ogni pensiero è nullo, ogni sentimento è cancellato eccetto il dolore. Il dolore è l'unica cosa che si porterà dietro, ma sarà l'unica cosa che darà lui la forza per ricominciare. 

Da Den Kristne Satte Livet Till

"Da Den Kristne Satte Livet Till" inizia con un bel giro di tom da parte di Hellammer mentre la chitarra di Silenoz attende impaziente di fare la sua comparsa. Il singer parte immediatamente a sputare veleno ritrovando un'attitudine black che forse in precedenza faticava a trovare. Il riffing è semplice ma interessante, accompagnato da una buona parte orchestrale che conferisce maestosità. La batteria viaggia su tempi dispari per disorientare un po' l'ascolto, per poi riassestarsi su binari più semplici ed accompagnare la strumentazione ed il cantato in maniera più intelligente. Questa versione, rispetto alla sua controparte, pecca un po' per quel che riguarda la melodia. Infatti non troviamo la stessa qualità nelle sezioni di tastiera e questo purtroppo va ad influire sul risultato finale che risulta essere prevedibile pur essendo ben suonato. "Nel buio freddo ho aspettato con il vento, che urlava come fosse posseduto dal diavolo", "Deboli cristiani, vi strapperò l'anima in pezzi, vi sentirete poveri". La lotta al cristianesimo continua imperterrita e la convinzione di grandezza del maligno è più forte che mai. Chi non risponderà alla sua chiamata verrà bruciato e privato dell'anima, la quale verrà spezzata in mille brandelli per ribadire la supremazia eterna del regno del Male. Solo i deboli verranno lasciati andare per poi essere spazzati via, mentre i più forti saranno chiamati a condurre l'armata delle tenebre. "Pregate per la vostra misericordia e la mia risata risuonerà più forte nel freddo della notte", è chiaramente inutile pregare, la preghiera è per i deboli, è per quelli che non sono capaci di affrontare la vita. Le tenebre aspettano solo quello, uccidere i deboli senza pietà mettendoli davanti alle loro paure, la punizione sarà esemplare e verranno date in pasto le anime che ancora credono nella salvezza eterna.

Stormblast

 "Stormblast(title track) è introdotta da una tempesta nordica di rara violenza dove vengono introdotte chitarre velocissime accompagnate da ottime parti di tastiera. Shagrath canta in maniera piuttosto lineare e non riesce ad essere incisivo come invece accadeva nel disco di origine. Oltre a ciò, troviamo una voce filtratissima che toglie praticamente tutta la magia di cui godeva la song. La ripresa è affidata alle cavalcate di doppia cassa sempre chirurgica, che fanno comunque bella figura in un contesto del tutto rinnovato. Si va avanti sostanzialmente su queste coordinate, ma quando ancora ci troviamo ad udire la voce modificata del singer, sinceramente l'apprezzamento non può che venire meno. Musicalmente la traccia è suonata in maniera impeccabile, ma la scelta di fare decisi e drastici cambi non giova affatto sulla qualità del prodotto. Fortunatamente veniamo accolti da un'ottima parte di tastiera che rialza un po' il livello qualitativo e soprattutto da un cambio di tempo interessante ideato dal batterista che riesce a dare una sorta di scossone fino alla fine della song. Sinceramente, non mi aspettavo uno stravolgimento del genere,e purtroppo è una riedizione non troppo riuscita. "La runa sulla montagna, lavata dal vento e dalla pioggia, l'incantevole forza del male si nasconde", continua il viaggio della nostra anima verso territori oscuri e ci troviamo al punto in cui la montagna si ritrova ad acquisire un significato metaforico, malvagio ma comunque ammaliante. La pioggia cade incessantemente dando un sapore tenebroso al paesaggio circostante, ma continuiamo il nostro cammino noncuranti delle forze maligne che ci attendono dietro l'angolo per consumarci e costringersi ad unirsi a loro. "Perplesso dall'oscura costruzione fabbricata in oro, rubato dalla luce e usato come beffa": con l'inganno di farci vedere e credere che tutto sia meraviglioso e allietante, il demone vuole condurci all'interno delle porte dell'inferno per poi chiudere dietro di se i cancelli infernali e mostrarci quello che è veramente il male. Una casa d'oro, fabbricata con il "bene" rubato.. un luccichio ingannevole, usato dal male proprio per beffarsi di chi è in buona fede e si lascerà abbindolare dalla luce emanata dal prezioso materiale. Come nella vita reale non dobbiamo fermarci alle apparenze, se infatti a prima vista tutto può sembrare fantastico e appagante, una volta scoperta la vera identità o la vera natura delle cose probabilmente rimarremmo delusi. Bisogna cercare di guardare a fondo nelle cose e lo stesso discorso vale per le persone che ci circondano; mai fermarsi alle apparenze perché il tradimento è ad un passo da noi.

Dodsferd

 "Dodsferd" inizia con un coro che sa molto di "setta religiosa", per poi partire alla grande con batteria a martello e chitarra fumante. Le urla di Shagrath introducono un momento strumentale bellissimo e finalmente apprezziamo il lavoro di restyling svolto dalla band. La voce è graffiante al punto giusto e la sezione ritmica è pesante ed estremamente efficace, con sfuriate di doppia cassa coadiuvate da blast-beat incessante. Il ritmo si smorza notevolmente e i continui rintocchi di ride hanno un sapore sulfureo che rende piacevole l'ascolto, invogliando a proseguire per carpire l'evolversi del tutto. Troviamo nuovamente un'altra interessante parte strumentale decisamente convincente e le tastiere (messe purtroppo in secondo piano) che comunque fanno la loro bella figura. Dopodiché, un solo di batteria brevissimo e "nuovo" introduce la spettacolare parte sinfonica che tanto aveva suscitato emozioni nel disco originale. Le chitarre sono un po' "invadenti", nel senso che si sentono troppo per poter apprezzare appieno il lavoro melodico che è, comunque, semplicemente fantastico. "Nella bellezza della valle della morte la mia anima è uscita di strada, mentre l'oscurità e il dolore governavano il fuoco dell'odio ardeva", "Nel buio un cadavere brucia, un'altra anima è tornata a casa ed in silenzio osserviamo il suo viaggio": è giunto il momento di lasciare la vita terrena ed incamminarci verso la valle oscura dove ad attenderci al varco ci saranno gli angeli caduti, che fungono da guardiani dei cancelli dell'inferno. Noi siamo esattamente lì, inermi ad osservare la nostra carcassa che brucia inesorabile, fino al consumarsi definitivo della carne. Nessuna lacrima verrà versata, siamo consapevoli che la nostra anima ha intrapreso un viaggio pieno di insidie ma che una volta giunta a destinazione sarà ricompensata di tutto. Ora ci troviamo davanti alla meta, ed una volta giudicati sapremo se questi cancelli verranno aperti o se saremo condannati a vagare nel limbo per l'eternità senza una meta, costretti a trovare una via d'uscita che mai e poi mai si parrà dinannanzi ai nostri occhi. In sostanza, un'interessante analisi circa il momento del trapasso, immaginando questo viaggio spirituale che sembra non aver fine: anche quando sembra terminato, ci attende un giudizio, un'ennesima prova di coscienza che deciderà in maniera imperterrita l'eterno destino che ci attende.

Antikrist

"Antikrist" parte subito forte con una sezione ritmica in grande spolvero. Il riffing è piacevole ed il basso si fa apprezzare in maniera particolare. Il cantato iniziale è affidato a Silenoz che, parlando letteralmente, introduce i primi versi per poi lasciare spazio al compagno Shagrath il quale in maniera discreta ma non troppo esaltante, per la verità, ci intrattiene con il suo scream che ha si il sapore dei vecchi tempi, ma che non è incisivo come in origine. Il ritmo non conosce cedimenti, e tra doppia cassa molto veloce ma mai esasperata ed interessanti refrain chitarristici, i Nostri riescono a far apprezzare la song in tutta la sua durata, la quale arriva a stento ai quattro minuti come la sua controparte originale. In questa nuova veste, manca purtroppo un elemento fondamentale, ovvero quel suono di flauti che intorno al secondo minuto donava un qualcosa di magico e mistico, sostituito non troppo felicemente da una chitarra che semplicemente non può ricreare la stessa atmosfera. Anche le parti parlate con quel magnifico sottofondo oscuro dettato dalle tastiere di Stian mancano all'appello, ed anche se la song mantiene a tratti il proprio fascino, perde molto per quanto riguarda l'atmosfera vera e propria. La battaglia verso il cristianesimo ha inizio e vengono dettate tutte le regole per lo sterminio. "Lasciate che il massacro inizi oggi, decapitate ogni cristiano e violentate le loro donne e bambini. Ogni croce cristiana che trovate dovrete girarla, ogni edificio sotto il nome di Dio brucerà, ogni tomba cristiana dovrà essere profanata" ogni simbolo che riporti alla chiesa e alla fede cattolica dovrà essere distrutto, non si avrà più alcun ricordo di questa religione perché il Maestro ha deciso che uno e solo uno dovrà avere il potere e l'ammirazione di tutti. Basta preghiere rivolte ad un Dio che promette beatitudine e grazia ma poi non mantiene: dal canto suo, Satana non vuole essere pregato, vuole che le sue anime siano fedeli e che la popolazione creda solo in lui, dato che egli è il vero Messia. Il Dio Oscuro vuole e pretende che venga ascoltata solo ed unicamente la sua parola perché egli solo può decidere il nostro futuro, una volta varcate le soglie dell'Ade. Esiste solo un padrone e la sua parola è legge. Mai cercare di rivoltarsi, mai cercare di sfuggire; ci troverà, ci sodomizzerà, ci umilierà e alla fine ci farà bruciare in eterno per ricordarci che lui ha in mano la nostra anima e potrà farne ciò che vorrà, in barba a preghiere o benedizioni. Il Crocifisso non potrà nulla contro lo strapotere delle tenebre, è ora di rinunciare alla "luce" ed abbracciare definitivamente le tenebre.

Vinder Fra En Ensom Grav

L'apertura di "Vinder Fra En Ensom Grav" è a dir poco roboante, con batteria devastante e chitarra violenta. Dopo una prima strofa non proprio esaltante, si parte con blast-beat a raffica che conducono la voce del singer verso territori maligni e pericolosi. Le tempistiche rallentano vistosamente e possiamo udire un parlato tenebro con una risata in sottofondo veramente disturbante. Si continua su questi binari per qualche secondo per poi rallentare ulteriormente per dare risalto ad una voce questa volta efficace, accompagnata da una stupenda parte di tastiera che alimenta alla grandissima un'atmosfera che stava lentamente scemando. Si prosegue lentissimi, quasi al rallentatore, con tocchi leggeri e cadenzati di ride da parte di Hellammer ed una voce filtrata che preludono una sfuriata non indifferente da parte della sezione ritmica, dove la tecnica del batterista proveniente dai Mayhem emerge alla grande dando spessore ed incisività al tutto, verso la conclusione di un brano riuscito piuttosto bene. E' una traccia riproposta piuttosto fedelmente che non aggiunge o toglie nulla di quanto fatto anni fa dalla band. L'unica cosa che ci sentiamo di dire, ancora una volta, è che la voce non è altrettanto "marcia" come in passato e questo, sul risultato finale, infligge sicuramente un colpo basso. "Un prode cavaliere torna a casa", "E' Ora di riposare": la fine della luce vista agli occhi di un guerriero, il quale ricorda tutti gli sforzi fatti per salvare la Vita a tutti i costi. Tutto è stato vano, l'oscurità prenderà il sopravvento e le tenebre caleranno inesorabili. Un ghigno si vede nel volto di colui che sembrava essere un cavaliere votato per la salvezza, ed invece è un giustiziere implacabile che gioisce avvolto nella nebbia, vedendo che anche l'ultima tomba colma di luce cristiana è stata profanata. Ora si gusta il meritato riposo, soddisfatto delle sue azioni e del suo operato, e sa che poco alla volta la minaccia di Dio verrà debellata ed, alimentando l'esercito di anime dannate, l'impero di Satana si ergerà impetuoso pronto a dominare in ogni parte del mondo. Le sorti del mondo ormai sono decise, la Stirpe del Male, la Razza Oscura, il Flagello dei Flagelli potrà finalmente sorgere ed imporre il suo dominio a chiunque, a prescindere dall'etnia o dalla religione. 

Guds Fortapelse - Apenbaring av Dommedag

Arriviamo a parlare di "Guds Fortapelse - Apenbaring av Dommedag" che nell'opera targata 1996 era la traccia finale del disco. In questo caso è la penultima song e l'apertura ricalca fedelmente l'originale con tanto di parti operistiche tratte dall'opera sinfonica di Dvorak numero 95, dal titolo "Il nuovo mondo". Conclusa questa breve e toccante introduzione, la partenza è velocissima con subito la voce di Shagrath che si alterna molto bene con quella del compagno Silenoz, dando vita ad una sorta di duetto molto interessante e piuttosto ben riuscito. La doppia cassa è impetuosa nel suo incidere e la chitarra ritmica è decisamente ficcante nel proporre momenti di pura violenza sonora. Il ritmo all'improvviso cala notevolmente ed una buona base strumentale emerge nell'intento di far assaporare un momento di calo di tensione, per poi ri-colpire nuovamente con violenza con il solito duetto dei due leader che si alternano in modo convincente. Come riproposizione è piuttosto riuscita, anche se mancano delle parti importanti di tastiera che avrebbero dato una marcia in più all'intero brano. "L'esercito del nemico è povero ma potente.. li prenderemo tutti, gli raccoglieremo uno ad uno" "La speranza che recavano in Dio dovrà sparire in un oceano di spine, le stesse spine che il loro falso messia si sentiva inchiodate nel cranio", l'intento è quello di far rendere conto alla gente che il loro Dio non è più in grado di aiutarli, ed allora è in quel momento che avverrà l'ascesa dell'impero del male. L'esercito della Chiesa Cattolica e dunque del suo Dio sarà pure composto da perbenisti numerosi, integerrimi e fondamentalisti, sarà anche forte e resistente, ma nulla potrà contro le forze del male e tutti saranno sottomessi senza alcuna pietà. Se la speranza e la fede cederanno, come cederà il credo di un Dio in grado di aiutare le anime, allora sarà davvero finita per le speranze e l'ottimismo tipicamente umano. L'unico dio in cui credere è e sarà solo Satana, colui in grado di decidere le nostre sorti ed indirizzarci sulla via infuocata dell'eternità. Lasciatevi cullare dalle sinfonie malefiche che egli saprà proporci e lasciatevi illuminare la strada che solo lui saprà indicarci, perché la decisione di intraprendere un viaggio diverso sarà irrimediabilmente fatale. Dio non potrà salvarci, il Capro è l'unica entità alla quale votarsi per assicurarsi un'eternità di forza e potenza, nonché di tranquillità.

Avmaktslave

La traccia conclusiva di questa opera è affidata a "Avmaktslave" che, come detto in fase di introduzione, non si tratta di una song composta appositamente per questo disco, ma si tratta di un brano che risale addirittura al periodo antecedente alla pubblicazione del loro primo album "For All Tid" e non è presente nemmeno nei primi demotape della band. Una rarità, insomma, che viene riarrangiata per l'occasione. Curiosa l'introduzione dettata da un suono di carillon e da qualche risata di ragazzini. Il tutto viene smorzato da una sezione ritmica che parte subito alla grande, con un'ottima parte sinfonica che sopraggiunge. Un contesto che si tramuta in violenza gratuita quando Hellhammer decide che è arrivato il momento di mettere le cose in chiaro: veloce, potente e snervante, che poco spazio lascia all'immaginazione. Un intermezzo sinfonico cerca di allietare lo stato d'animo deviato, ma immediatamente si viene travolti ancora da un'altra valanga di sonorità devastanti. Ogni tanto ci troviamo di fronte a qualche breve pausa ma è tutto un'illusione perché la song è sostanzialmente travolgente. Dobbiamo dire, sinceramente, che si tratta di un'ottima chiusura e ci fa capire ulteriormente che la band norvegese avrebbe potuto osare qualcosa di più. Alcuni rifacimenti sono piuttosto ben riusciti, mentre altri decisamente poco ispirati. Per quel che concerne le liriche, parliamo del decadimento umano nella sua più profonda espressione. Ignorato il male e cercato rifugio nei giardini dell'Eden, la punizione che verrà inflitta una volta stanato il fuggiasco sarà devastante. Il giorno del giudizio arriverà inesorabile e chi avrà la "fame" divina verso un falso dio che cerca in tutti i modi di farci ripudiare il male in tutte le sue forme, si ritroverà a fare indigestione con le proprie idee cristiane e morirà soffocato dalle sue stesse menzogne, proprio perché è il Sovrano Oscuro l'unico Dio da venerare, e nessuno dovrà mai farci credere il contrario.

Conclusioni

In definitiva possiamo parlare di un discreto album, che se preso come episodio singolo, risulta oltre ad essere ben suonato (dato che comunque l'esperienza dei membri coinvolti è sicuramente un fattore determinante), è anche ben confezionato e ben prodotto. Logicamente, se andiamo a fare un seppur minimo paragone con la sua controparte originale, non è neanche lontanamente avvicinabile. Il fatto è che si è puntato volutamente più sull'impatto sonoro che su quella magnifica atmosfera che aveva reso il primo vero "Stormblast" un disco di culto e soprattutto un album dotato di un fascino incredibile capace di suscitare vere emozioni. C'è da riconoscere sicuramente il lavoro svolto dietro le pelli da parte di Hellhammer, il quale ha saputo dare la propria impronta personale ad un disco che all'epoca era già perfetto di suo. Le parole di Silenoz verso il suo storico batterista Tjodalv, purtroppo, non sono state lusinghiere, etichettandolo come poco incisivo e poco propenso a variare il proprio drumming. Una vera caduta di stile verso colui che a nostro avviso ha fatto sempre il proprio dovere, e lo ha fatto più che bene notando una crescita esponenziale con il passare delle release. In sostanza, il voler snaturare a tutti i costi un prodotto che ha fatto la fortuna della band non è stata sicuramente un'idea vincente e la sensazione di trovarsi di fronte ad una mera produzione commerciale è palesemente evidente. A questo punto ci chiediamo se nell'attesa di un nuovo album da parte dei nostri norvegesi, non era forse più conveniente (se proprio non potevano fare a meno di far uscire qualcosa) pubblicare un best of o qualche split contenente qualche rarità, sarebbe stato senza dubbio meglio. Una scelta del genere risulta difatti controproducente, e sicuramente non farà felicissimi i fan di lunga data; d'altro canto, farà venir voglia di sentire, per chi non l'avesse ancora fatto, il disco originale, proprio per trarre le proprie conclusioni. Sinceramente, consiglierei l'acquisto solamente a chi vuole avere tutto ma proprio tutto dei Dimmu Borgir, mentre agli altri direi di sorvolare senza prendere troppo in considerazione questa uscita.

1) Alt Lys Er Svunnet Hen
2) Broderskapets Ring
3) Nar Sjelen Hentes Til Helvete
4) Sorgens Kammer - Del II
5) Da Den Kristne Satte Livet Till
6) Stormblast
7) Dodsferd
8) Antikrist
9) Vinder Fra En Ensom Grav
10) Guds Fortapelse - Apenbaring av Dommedag
11) Avmaktslave
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