DIMMU BORGIR

For All Tid

1994 - No Colours Records

A CURA DI
FABRIZIO IORIO
25/02/2015
TEMPO DI LETTURA:
8,5

introduzione recensione

Fra le band maggiormente affermate di tutto il panorama Black Metal a livello mondiale, i Dimmu Borgir nascono ufficialmente ad Oslo nel 1993, grazie alla sinergia e alla volontà di Shagrath (Stian Thoresen all'anagrafe, all'epoca appena uscito da un altro complesso black metal, i Fimbulwinter, formati assieme a Necronos ed il bassista Skoll, in seguito divenuto colonna portante dei più blasonati ArcturusSilenoz (Sven Atle Kopperud, dall'attitudine più thrasheggiante: continuerà sino al 1998 la sua attività con i blackster / thrashers Nocturnal Breed) e Tjodalv (Kenneth Akesson, attivo nei primi dei '90 con gli Old Man's Child, una band che sarà collegata ad i Dimmu Borgir per via della presenza di Galder). L'intento è quello di unire la pesantezza e la forza del Black Metal ad un sound che comunque potesse suonare atmosferico e suggestivo, basandosi su particolari effetti sonori, che si rivelarono sin dalle prime demo punto di forza e differenza della band norvegese, volenterosa di avanzare una proposta personale e non troppo "simile" ad alcunché. La parola "dimmuborgir" venne scelta non a caso: unica parola (e non due) nella grafia originale, questo termine è di origini islandesi e significa letteralmente "Fortezza Oscura", ed è anche la denominazione di una formazione vulcanica che, secondo il folklore islandese, rappresenterebbe il cancello dell'inferno. Come già spiegato, il suono dei nostri non è ferale ed assassino come da tradizione norvegese ed anche se i tratti distintivi sono ben presenti, i nostri propongono un black metal altamente sinfonico, quasi gotico, dove le tastiere sono le protagoniste assolute del loro sound. Per l'utilizzo di tale strumento, assai importante, viene successivamente reclutato Stian Aarstad, mentre al basso troviamo Bryniard Tristan (anch'egli presente nella prima incarnazione degli Old's Man Child) a completare la line-up. Sempre nel 1993 i nostri giovani blackster avviano la loro attività, con la volontà di donare una loro impronta personale a tutto il panorama, e dopo aver rilasciato una manciata di demo tape in formato cassetta, arriva il contratto discografico con la tedesca "No Colour records" che pubblica di fatti il loro primo full-lenght nel 1994, intitolato "For All Tid", che debutta tra l'altro nello stesso anno del seminale "In the Nightside Eclipse" dei grandiosi Emperor. La concorrenza è quanto mai agguerrita, ed i nostri decidono dunque di farsi notare anche per quel che riguarda l'impatto visivo: per rappresentare al meglio questo loro spirito cupo e decadente, viene scelta come copertina del disco un'illustrazione in bianco e nero dell'artista Paul Gustave Doré, pittore francese vissuto tra la metà e la fine dell'800, molto legato ad alcune tematiche "infernali", essendo egli stato un grande illustratore (nonché appassionato) della Divina Commedia. Riferimenti culturali che dunque pullulano da ogni dove, senza considerare poi che lo stesso nome d'arte di Shagrath venne preso direttamente dalla mastodontica opera di Tolkien"Il Signore degli Anelli" (era difatti il nome di un Orco). La particolarità all'interno dei Dimmu Borgir è che i ruoli all'interno del gruppo, in questa prima fase della carriera, non sono ancora ben definiti: infatti, troviamo Shagrath ad occuparsi della voce, della batteria e della chitarra nel brano strumentale "Glittertind"Silenoz invece si occupa di voce e chitarra a sua volta,  Tjodalv della chitarra solista e della batteria (sempre per il brano "Glittertind"). Altra curiosità è che il disco è interamente cantato in lingua madre, espediente che fa riuscire il disco nell'intento di risultare molto convincente e di "catturare" letteralmente lo spirito nordico che si può distintamente percepire ascoltando questo lavoro. Il sound è grezzo e piuttosto acerbo, ma i Dimmu Borgir hanno comunque le idee ben chiare per dare personalità alla loro proposta e le atmosfere impresse in "For All Tid" sono comunque ben sviluppate. Scopriamo quindi, con curiosità, cosa sono stati in grado di creare, porgendo le basi per sviluppare e affinare ulteriormente un sound che si discosta parecchio da quella che è la scena tradizionale black norvegese.

det nye riket

"Det Nye Riket" è la traccia di apertura, presentataci mediante un'introduzione tastieristica di quasi due minuti e mezzo, che si fa apprezzare per la notevole qualità. All'inizio udiamo rumori quasi "vetrosi", "elettronici", come se tanti cristalli venissero fatti scontrare all'unisono, ed in seguito Stian offre un'incredibile prestazione, cambiando il trend e fondendo assieme elementi gotici con altri ben più  "glaciali", espressioni musicali e sonore che vanno scemando a favore di suoni di pianoforte dalle forti tinte decadenti. Le sensazioni che affiorano sono piuttosto contrastanti: possiamo affermare che, effettivamente, ci si può "ingannare" facilmente sentendo questa intro, la quale risulta completa nella sua leggerezza ma nasconde al contempo un'anima oscura, quasi onirica, un'aura maledetta che, nell'oscurità è pronta per investirci con tutta la sua efferatezza. Fredda e spietata al contempo. Una voce narrante è messa in seguito in primo piano, con Stian che continua imperterrito a tessere un tappeto magnifico e toccante con i suoi tasti d'avorio e con l'apporto della tastiera elettronica che fa da sottofondo a questo pianoforte così mesto e triste. Il narratore ci introduce, con le sue parole, in un regno oscuro e malato, dove saranno sacrificate molte anime e non si faranno proseliti; benvenuti nel regno di Satana. Il brano prosegue con le stesse note di pianoforte con un leggero sottofondo, sempre di tastiera, che arricchisce il suono e dona un'aurea disperata e di sconforto, la quale si palesa dinanzi ai nostri occhi. Si va avanti in questa maniera, ad oltranza, sancendo la fine e lasciano spazio al proseguo dell'album con la consapevolezza che qualcosa stia cambiando e quel qualcosa è pronto a venirci a prendere, per rapirci e trasportarci in una nuova dimensione. Sicuramente un ottimo brano di apertura, che funge letteralmente da intro soprattutto nella prima parte, dove successivamente prende forma la song vera e propria. Il narratore dice a chiare lettere: "L'ultima guerra si vincerà, il sangue cadrà come pioggia", "Un solo regno si ergerà sovrano nelle ceneri di case bruciate, esiste solo un maestro, è Satana il forte re". Ci sarà un'ultima guerra, sanguinosa e truculenta, in cui verranno trucidate migliaia di persone, chi si ribellerà al volere di Satana verrà ucciso. Il suo regno è stato relegato negli abissi infernali, ma è deciso a tornare più forte di prima e niente e nessuno potrà più fermarlo. Lui è il solo Maestro, è lui che indicherà la via per la vita eterna, ed è lui l'unico sovrano a cui dobbiamo e dovremo rispondere. Queste sono le prime frasi che vengono espresse dalla band, e sono completamente in linea con il pensiero di tutti i gruppi estremi scandinavi. Lode a Satana, quindi, lasciatevi avvolgere dalle sue braccia, perché se cercate di sfuggirgli allora sarete morti.

under korpens vinger

"Under Korpens Vinger", al contrario della traccia appena udita, è un'espressione di tipico Black Metal: Le chitarre si fanno subito nichiliste e malvagie, vengono raggiunte immediatamente dalla batteria per poi smorzarsi del tutto a favore dell'ingresso delle tastiere che donano un sapore sulfureo e angosciante al contesto tutto, bloccando quasi letteralmente i vari strumenti. Un arpeggio delicato e una batteria sistematicamente lenta introducono delle urla laceranti e strazianti che compaiono brevemente, mentre la sezione ritmica, senza mai accelerare, accompagna le tastiere che tessono melodie malinconiche e sentimentali. Altre urla (ed una leggera smorzata al sound) precedono una chitarra ritmica assai grezza che accoglie Shagrath, il quale inizia a cantare con il suo scream malvagio fatto di urla disperate e demoniache. La strumentazione non è mai veloce e le atmosfere create dalla band sono estremamente evocative, trasportandoci in una dimensione sanguinaria e oscura. Il ritmo si fa sempre più lento con Tjodalv e Shagrath che tirano il freno ulteriormente, soprattutto quando le tastiere fanno la loro comparsa; l'aura funerea, in concomitanza con l'arrivo dello strumento, viene enfatizzata, e si scorre in maniera uniforme e senza cambi di tempo o di tonalità fino alla fine del brano. "Tutta la vita finirà con la morte", "Chi lotta dovrebbe essere ricompensato, tutto ha un prezzo". Consapevoli del fatto che la vita inesorabilmente finisce e che la morte è l'ultimo stadio del nostro ciclo vitale, le gesta eroiche di combattenti che hanno servito il proprio paese e che sono caduti in battaglie epocali devono avere una giusta riconoscenza, tutto ha un prezzo e il regno degli inferi sarà li pronto ad accoglierli con estrema riconoscenza per aver alimentato lo spargimento di sangue e la sete di potere che a sua volta alimenta e accresce la forza dell'oscuro Maestro. Una sorta di mix fra culture, quindi, dato che questo concetto di "ricompensa" sembra essere direttamente tratto dal mito del Valhalla, leggendario luogo ove solo i guerrieri più valorosi potevano risiedere, una volta morti in battaglia. Il tutto è unito alla concezione nichilista dei nostri: nulla avviene per caso, e se si sono dovute consumare guerre atroci che vengono ricordate nella Storia è perché esse fanno parte di quella "cultura" che da sempre contraddistingue il genere umano. Scontrarsi con il nemico, cercando di prevalere ad ogni costo. Anche in questo caso, il brano proposto è di grande effetto emotivo e invoglia ulteriormente a proseguire con l'ascolto che, traccia dopo traccia si rivela sempre più affascinante.

over bieknede blaner till dommedag

"Over Bieknede Blaner Till Dommedag" inizia in maniera non troppo veloce, con le tastiere che ancora una volta la fanno da padrone tessendo un tappeto sonoro di grande impatto, delicato ed onirico, e subito si sente la voce di Shagrath che si esprime in maniera pulita e magniloquente, intenta a declamare i primi versi del brano, mentre gli strumenti proseguono lenti e soffocanti, per poi accelerare vistosamente per qualche istante. Intorno al minuto e mezzo compare lo scream demoniaco e il ritmo si fa più sostenuto, con il vocalist che assume i tipici tratti "bestiali" e "war" del tipico cantante Black, ma è solo un breve momento perché ritorna quasi immediatamente la voce pulita e teatrale, mentre il tappeto tastieristico di Stian evoca lontane storie battaglie nordiche, tanto è suggestivo. Altra breve ma intensa parte aggressiva, simile aquella già udita, e si ritorna con le clean vocals, quasi come quella di Shagrath fosse una voce narrante. In seguito troviamo quasi una "sospensione temporale", tutto si ferma a favore delle tastiere che in solitudine ci infondono tranquillità e leggerezza; ma è solo una suggestione temporanea, dato che il cantante ritorna immediatamente e la band ritorna a picchiare con blast-beat e chitarre assassine fino al termine della song, molto bella ed in grado di regalare emozioni glaciali. "Il vento tempestoso esplode, colpisce gli oceani e rapidamente congela le foreste e gli stagni, la neve ricopre la montagna" "Oltre le lande dove gli antenati han conquistato, la spada vichinga giaceva". Dopo le guerre combattute dagli uomini del nord, battaglie in cui uomini valorosi si sfidavano e combattevano per la conquista delle terre scandinave, rimane la desolazione desertica di tali battaglie, desolazione nella quale possiamo quasi sentire sulla nostra pelle il vento gelido del nord accarezzarci il volto, mentre ammiriamo la glaciazione del paesaggio intriso del sangue versato dai caduti e dai feriti. Una spada si scorge all'orizzonte a memoria delle gesta vichinghe, ma quello che rimane è solo il ricordo di un conflitto epico svoltosi sulle fredde ed innevate montagne norvegesi. Ci si incammina verso i fiordi e il crepuscolo si fa sempre più fitto, mentre nella nostra mente scorrono le immagini di violenza che non ci abbandoneranno mai. Il mio viaggio continua e lascio alle spalle il mio passato, consapevole del fatto che uomini valorosi hanno dato la vita per creare un futuro e rendere migliore il paese.

stien

"Stien" è una traccia molto breve ma molto significativa, che ci spara in volto, subito, la rabbia compulsiva dei Dimmu Borgir i quali si dimostrano anche in grado di picchiare pur non perdendo il loro stile più evocativo, inserendo comunque delle pause dettate da suoni di flauti molto evocativi e personali nel loro farsi udire (campionati, questi ultimi, da Stian). Le strofe scorrono via in maniera omogenea tra cambi di tempo, un tempo a volte quasi brutale e a volte lento ed emozionante. I tamburi si fanno ascoltare, il brano è forse quello maggiormente ancorato alla tradizione, una prestazione molto intensa e potente che ci catapulta nell'anima più estrema del combo norvegese. Negli ultimi venti secondi, con una sezione ritmica sugli scudi, sentiamo una voce pulita ma molto espressiva che con un leggero eco che rimbalza da una cassa all'altra chiude questa breve ma intensa canzone. "Le alte montagne sono state segnate da polvere e cenere", i monti bianchi ed innevati vengono rovinati a causa del passaggio dell'uomo, che tra guerre e noncuranza dell'ambiente lascia strascichi del suo devastante passaggio. "Il tempo passa e i ricordi sono stati dimenticati, un tempo erano qui", "I sogni e la vita passano, ma tra una roccia e un cespuglio si siedono ancora...in attesa". Immaginiamo di camminare immersi nella neve, ad ogni passo affondiamo nella coltre innevata pensando che ormai il tempo passato è andato perduto ed ogni ricordo viene inesorabilmente dimenticato. Eppure, un tempo su queste terre si consumarono fatti che non possono essere cancellati e se ci soffermiamo un attimo possiamo respirare e udire le gesta di valorosi vichinghi che lottavano per la libertà delle terre del nord. Tra una roccia o un cespuglio, sta a significare che guardando attentamente un particolare, possiamo venire investiti da ricordi che credevamo perduti e rievocare particolari situazioni che probabilmente non sarebbero più venute a galla nella nostra mente. Il concetto dunque di memoria storica contro l'oscurantismo cattolico, concetto sempre difeso dai gruppi Black Metal, attaccatissimi alla loro Storia ed al Folklore originale delle loro terra.

glittertind

"Glittertind" è la quinta traccia del disco ed è totalmente strumentale, posta a metà per "dividere" perfettamente l'album e farci prendere una leggera pausa data la forte carica emotiva di questi brani già uditi. Particolarità nella line up: in questa song troviamo il vocalist Shagrath alla chitarra e Tjodalv dietro le pelli. Il brano parte con una chitarra che entra in scena con un aumento repentino di volume e subito batteria e tastiere si fanno apprezzare per solidità e compostezza. Un urlo lacerante ci riporta alla mente le gelide terre teatro di brama di conquista, mentre la sezione ritmica continua imperterrita a fare il proprio dovere. Al minuto 1:15, dopo un giro di tom molto violento, il ritmo rallenta vistosamente, con la chitarra solista che disegna un assolo desolante e rassegnato. Riparte la strumentazione con doppia cassa progressiva nel suo incedere e il solito Stian a dare un tocco "desolante" e decadente con le sue tastiere. Un altro urlo e si riparte sempre in puro stile Black, per rallentare nuovamente a favore di una ritmica soffocante ed attraente. Un leggero solo di chitarra introduce quella che è la seconda parte di questa canzone, con un assolo ben strutturato che rende bene l'idea di solitudine e disperazione, mentre un altro urlo ancora più agghiacciante riporta i nostri su tempi veloci, dove un ultimo riff tagliente conclude di fatto questa traccia di "intermezzo". In questo brano, Tjodalv e Shagrath si scambiano gli strumenti e lo fanno in maniera perfetta, tanto da non far riscontrare nell'ascoltatore stravolgimenti di tecnica o di personalità. Ottimo lavoro e molte buone idee ben concretizzate. 

for all tid

La title track "For all Tid" si apre con una tastiera di grande effetto (sono quasi, impercettibilmente, udibili dei cori) ed un ritmo estremamente lento e claustrofobico, che viene scandito dalla batteria e da un arpeggio molto sconfortante, introducendo un solo chitarristico quasi depressivo (un modo di suonare che in seguito influenzerà più di una band del ramo "Depressive" ed anche Goth, se vogliamo). Lasciati alle spalle questa breve introduzione, non troppo estesa ma quasi "eterna" dati i suoi toni così melanconici, i Dimmu Borgir partono senza spingere troppo sull'acceleratore, con il basso di Tristan che oltre ad essere protagonista, accompagna il vocalist nel suo disperato cantato angosciante. Bellissime le partiture tastieristiche che ci accompagnano in un mondo fantastico, mentre Shagrath con il suo scream ci ricorda invece che viviamo in un mondo infernale e non dobbiamo farci influenzare dalle note suadenti dei suoi compagni. Altra grande prova di Stian alle tastiere, subito dopo altro rallentamento esasperato con tanto di arpeggio molto soft e delicato, batteria lentissima e tappeto delicato sempre di tastiere, non ci sono grandissime sorprese ed il brano si ripete nella sua struttura lineare, vengono ripresi i toni iniziali (con tanto di arpeggio già udito) ed il suono va sfumandosi lentamente, chiudendo la title track, che tra momenti veloci e meno esasperati, risulta davvero di grande effetto e si fa ascoltare con molta attenzione, pur non risultando mai elaborata o particolarmente sofisticata. "Il nostro odio è insanguinato. Tutta la felicità è svanita e la vita si conclude con la morte", "In un paesaggio freddo e deserto, il nostro signore sorgerà e risorgerà il suo regno". La vita si conclude inesorabilmente con la morte, ma non disperate, perché il signore delle tenebre vi accoglierà a braccia aperte e risorgerà più forte di prima, dato che esso si nutre del nostro odio e si impossesserà dunque della nostra anima densa di esso, per cibarsene e divenire sempre più potente. Tornerà a padroneggiare il suo regno, alimentato dalle nostre paure e dalla nostra negatività, e saremo ricompensati per questo con la vita eterna da consumarsi negli Inferi, così da poter infondere terrore verso l'umanità e far sapere che il maligno è tra noi e da lui non si può sfuggire. E' giunto il tempo di espiare le nostre colpe e solo lui può accoglierci tra le sue grinfie ed accettarci così come siamo, lui è fiero di noi e non lo deluderemo. Questa song che dà il titolo all'intero lavoro non poteva che essere una delle migliori del lotto, un pezzo, nonostante un'originalità non troppo marcata, che brilla sicuramente per personalità e gode di un'atmosfera fuori dal comune.

hunnerkongens sorgsvarte ferd over steppene

"Hunnerkongens Sorgsvarte Ferd Over Steppene" è un'altra breve traccia (appena tre minuti abbondanti) che parte alla grande con una ritmica quasi punk (possibilissimo sentirci dello Street Oi!, in questi inizi), ma che subito si distingue e si fa notare per il suo consueto suono di tastiere che rende il tutto molto maestoso e accattivante, meno "rissoso" come il genere d'ispirazione normalmente è. Il cantato di Shagrath è demoniaco e soprattutto inquietante nel suo incedere, assecondato da una chitarra molto "zanzarosa" come vuole la tradizione, ma che si sposa bene con il resto degli strumenti. Il ritornello è caratterizzato da una bella partitura tastieristica che Stian enfatizza ulteriormente con le sue doti straordinarie e dona quel qualcosa di oscuro e malato che rende l'ascolto quasi disturbante. La sezione ritmica non accenna a diminuire di intensità e quando lo fa, come al minuto 1:30, richiama emozioni contrastanti che si infrangono tra di loro, lasciando basito l'ascoltatore, perso fra aggressività e magniloquenza. Dopo questo intermezzo più atmosferico si riparte piuttosto ferocemente per qualche istante, ma poi il ritmo rallenta sensibilmente ricatapultandoci dritti nel "vero" sound dei Dimmu Borgir con il ride che per qualche istante sovrasta gli strumenti, quasi fosse intento a scandirne il ciclo vitale; torna la voce feroce che per qualche momento invoca le tenebre e con un incedere imperiale ed il solito ottimo lavoro di tastiere si conclude un altro brano molto convincente e pieno di atmosfera. "Avete combattuto nelle steppe, avete devastato le montagne, avete ottenuto vittorie sotto le tempeste, oh Attila, prendi me nel tuo esercito". Fiero delle gesta di Attila, ultimo imperatore degli Unni che conquistò gran parte dell'Europa e nemico giurato dell'impero romano, il protagonista del brano, attraverso ricordi di gloriose vittorie, vorrebbe far parte della sua legione di barbari accecato dalla sete di potere e bramoso di vittorie. Il "Flagello di Dio", che ha conquistato ed espugnato ogni tipo di fortezza, era consapevole della sua forza e sapeva che il terrore che incuteva al nemico era per lui fonte di grande forza. "Attila re degli Unni, sovrano di guerrieri e nostro padre, la sua forza ora è raccolta nelle tenebre":  ora tutta la sua violenza di Attila è nelle mani delle tenebre, il condottiero assume una fisionomia quasi diabolica e satanica, avvolto ed accolto dal Male che se ne servirà come di un portavoce per alimentare la propria forza, così da poter governare il mondo dei morti e accogliere più anime possibili per fomentare la sua causa. In questo caso viene citata la figura di un barbaro leggendario, ma ci sono moltissimi uomini valorosi e perfidi che hanno fatto nel bene o nel male, la storia del nostro mondo, e che sono spessissimo citati all'interno dei vari testi Black Metal.

raabjorn speiler draugheimens skodde

"Raabjorn Speiler Draugheimens Skodde" è una stupenda traccia molto evocativa e particolarmente efficace. L'inizio è affidato alla sola batteria che con un iniziale rintocco di ride e ritmica molto lenta accompagna Stian che con la solita maestria ci propone delle note fantastiche, ben suonando il suo strumento. Una breve pausa dettata da un riff di chitarra tagliente e Shagrath attacca con la prima breve strofa per poi fermarsi nuovamente con solo chitarra ritmica e tastiere a preparare un leggero aumento di velocità che non si fa mai effettivamente forsennata, ma dona comunque al tutto un che di estremamente efficace e di grande effetto. Altra pausa e altra strofa con ripetuti colpi di tom che fanno partire la sezione ritmica, la quale viene però subito rallentata a favore di un'atmosfera quasi soffocante e bellissima. L'ultimo vocalizzo del singer spiana la strada ai restanti membri del gruppo, che tra suoni grezzi e affascinanti note tastieristiche chiudono uno dei brani più evocativi e riusciti dell'intero lavoro. Un vero pezzo da novanta che da solo varrebbe l'apprezzamento dell'intero album, tante sono le emozioni date dalle splendide atmosfere amalgamate alla perfezione e presentateci come uno splendido Uno, perfetto ed indivisibile."Quando scende l'oscurità della notte, si possono sentire echi dei loro lamenti, nel lontano orizzonte si sente la nebbia parlare". Immaginiamo di essere soli nella notte fredda e oscura, nel momento in cui la nebbia avvolge il nostro corpo e la nostra anima. Facendo attenzione, nel silenzio più totale, possiamo udire i lamenti di chi è stato straziato su queste cime, le loro anime vagano nell'oscurità attendendo solo che qualcuno le accolga per dargli la pace eterna; anime tormentate da rimorsi e sensi di colpa. La "nevicata eterna" arriva quando si è raggiunta la pace interiore e possiamo abbandonare definitivamente la nostra terra, lasciandoci cullare dalle fiamme infernali, che una volta avvolti tra le loro spire troveremo il rifugio che tanto stavamo cercando, per una volta definitivamente e totalmente sereni e privi di preoccupazioni dilanianti.

den gjemte sannhets hersker

"Den Gjemte Sannhets Hersker" è l'ultimo brano presentato in questo debutto, inizia come di consueto con un suono di tastiera cupo, raggiunto dopo qualche istante da un arpeggio tenebroso e da una batteria lentissima. L'atmosfera si fa sempre più oscura e il ritmo non accenna ad accelerare, quasi come volesse condurci a brevi passi verso le porte dell'Inferno. Tutto ad un tratto i nostri spingono sull'acceleratore e dopo una breve strofa recitata in modo ferale, si rallenta nuovamente fino a che sentiamo solo la chitarra che richiama le scream vocals sempre più demoniache. Questa volta gli strumenti si fermano e lasciano in solitudine Stian Aarstad che con un assolo leggiadro di tastiera sembra voler donare una piccola speranza all'ascoltatore fin qui investito da negatività costante. Riparte la sezione ritmica in maniera lenta e oscura, un assolo chitarristico dal sapore desolante si erge in maniera vistosa e convincente donando questa volta un'emozione negativa, governa sovrana un'atmosfera desolata e senza speranza che va via via sfumando, concludendo di fatto un lavoro di per se maestoso e glorificante. Un ottimo congedo, degna chiusura di un album molto valido e carico di ottime idee e spunti realizzati in maniera pressappoco ottima. "All'orizzonte lontano intravedo la nebbia", "La neve ghiacciata.. e questa volta sono venuti per sempre, in eterno". Si continua ad immaginare di essere davanti ad un paesaggio innevato e desolato, nel quale si intravede appena una fitta nebbia avvolgere le terre. Ormai siamo in preda alla fine e in questo momento vediamo come le forze oscure siano finalmente venute a prenderci per condurci definitivamente nel loro mondo. Continuiamo ad udire lamenti che echeggiano dall'orizzonte, sforzandoci possiamo intravedere forse uno spiraglio di luce in fondo alla vallata, ma ormai è troppo tardi per raggiungerlo, loro sono venuti a prenderci e non esiste più alcuna via di uscita. Io, cavaliere valoroso che paura e morte ha seminato, sono atteso dal Maestro per affinare le mie doti omicide e rinforzare l'armata delle tenebre. Questo è il pensiero del protagonista, questa è la sua idea di Aldilà. Non abbiate paura alcuna, perché quello che si prospetta davanti a noi è la vita eterna, fatta di "sataniche" benedizioni.

conclusioni

Che dire di questo "For all Tid", dunque, se non che è un lavoro sicuramente minimale nelle strutture, ma che porta con se, nei suoi solchi, un fascino non indifferente; un album diventato in seguito un vero e proprio "cult" del genere symphonic black metal. Quasi tutto è strutturato in maniera perfetta, dalle atmosfere ai riff tipici della cultura Black nordica, dallo scream esasperato alle ritmiche lente ed oppressive. Sicuramente è un ottimo biglietto da visita per i Dimmu Borgir, un lavoro che, nonostante possa essere definito vistosamente acerbo, sicuramente getta di fatti le basi per un'ulteriore evoluzione del proprio sound. Dato che quando uscì non venne acclamato, come era giusto che fosse (sarcasticamente parlando), dato ilsuo grande successo postumo venne ristampato dalla "Nuclear Blast" nel 1997, con la stessa copertina, però questa volta a colori, con una tonalità che andava dal viola al rosa, passando per arancione, lasciando nero solamente il cavaliere ai piedi del castello. In più vennero inserite due bonus track tratte dal loro primo demotape, "Inn I Evighetens Morke". Operazione certamente commerciale, ma che fece scoprire e riscoprire gli esordi di una band che venne acclamata in seguito, una band che ha sempre tenuto al mostrare orgogliosamente le proprie origini e le proprie radici. L'affiatamento tra i membri della band, seppur in questo frangente della Storia molto giovani, sembra comunque convincente ed aldilà delle foto che sono presenti all'interno del disco (tipicamente di stampo black) non dobbiamo aspettarci chissà quale violenza sonora. Infatti, come detto in precedenza, il punto di forza di questo debut è sicuramente l'atmosfera che riescono a creare, un'atmosfera embrionale certo, ma a tratti veramente palpabile e distintamente percepibile. Sembra veramente di essere, effettivamente, su queste montagne innevate, dove il vento gelido ci taglia il volto e le nostre gambe affondano nelle neve soffice e vellutata. Però, tutto questo è solo una parte della faccia di questo lavoro: non dobbiamo scordarci del suo essere comunque un disco Black Metal, perché è un attimo passare da tranquilli paesaggi nordici ed il trovarsi improvvisamente al cospetto dei cancelli infernali, dove Satana ci attende perché vuole condurci a mo' di coorte per fortificare il suo regno e la sua armata, così da poter dominare negli anni e incutere terrore sul mondo terreno. Per gli amanti del genere, un disco assolutamente da avere, per chi invece è affascinato da richiami gotici ma al tempo stesso micidiali ed oppressivi, un ascolto è sicuramente d'obbligo. In alto le nostre spade, e che la guerra abbia inizio.

1) det nye riket
2) under korpens vinger
3) over bieknede blaner till dommedag
4) stien
5) glittertind
6) for all tid
7) hunnerkongens sorgsvarte ferd over steppene
8) raabjorn speiler draugheimens skodde
9) den gjemte sannhets hersker
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