DIMMU BORGIR

Enthrone Darkness Triumphant

1997 - Nuclear Blast Records

A CURA DI
FABRIZIO IORIO
30/03/2015
TEMPO DI LETTURA:
10

Introduzione Recensione

Nel 1996, subito dopo l'uscita di "Stormblast", i Dimmu Borgir rilasciano nello stesso anno un EP dal titolo "Devil's Path" in cui vede l'ingresso in formazione di Nagash (Stian Arnesen) ad occupare il posto del defezionario Tristan al  basso, mentre Stian Aarstad viene momentaneamente sostituito per via degli impegni di leva. L'anno successivo, il 1997, vede il rientro del tastierista ufficiale e la band si trova a firmare un contratto discografico con la nota "Nuclear Blast", che percependo le enormi potenzialità del gruppo norvegese, non perde tempo ad aggiungerli nel proprio roster. Questo cambio di etichetta comporta un budget maggiore per poter registrare il nuovo capitolo discografico ed una volta entrati nei prestigiosi "Abyss Studios" di Peter Tagtgren (grandissimo artista, nonché leader degli Hypocrisy e dei Pain), i nostri riescono a donare alla luce (perdonate il gioco di parole) la loro pietra miliare, "Enthrone Darkness Triumphant" il quale gode di una produzione massiccia e compatta. Potendo contare sulle risorse di un'etichetta importante, i Nostri riescono ad arricchire la loro musica con suoni decisamente più potenti, donando al tutto un risalto qualitativo generico che si discosta di molto rispetto ai lavori precedenti, certamente affascinanti e ben suonati ma comunque lontani dalla perfezione di questo masterpiece. Anche il logo della band cambia in modo significativo: troviamo, infatti, una caratterizzazione del nome molto più semplice rispetto al classico stile puramente black metal (incentrato sulla misteriosità e sul non lasciar trapelare troppo esplicitamente le varie parole del logo), ma proprio per non scordarsi delle proprie radici il vecchio "distintivo" viene comunque piazzato sul retro del disco. Con questo album la maturazione è praticamente completa, e se nei dischi precedenti erano le atmosfere a farla da padrone, in questo caso troviamo una violenza musicale mai apparsa in passato, che emerge proprio grazie al sapiente lavoro in fase di produzione, andando a donare all'atmosfera anche un supporto più prettamente "tecnico", rendendo i suoni e la voce ben distinti e magnificamente resi nella loro "bestialità", senza tralasciare ovviamente la componente sinfonica che è sempre il punto cardine su cui ruota il sound dei nostri. Infatti, le atmosfere tenebrose sono sempre ben presenti, ma è la componente black vera e propria che emerge in maniera esemplare, dando finalmente una identità marcata alla band. "Enthrone Darkness Triumphant" è anche il primo disco cantato in inglese; abbandonata quindi la lingua madre, la volontà di raggiungere una fetta sempre più grande di estimatori si fa ancora più palese. Il successo è praticamente dietro l'angolo ed i Nostri iniziano un lungo tour promozionale che li porterà in numerose parti del mondo, impegni che vedranno costretto Shagrath ad affidare la chitarra solista ad Astennu, per potersi concentrare in ambito live solo ed esclusivamente sulle parti vocali. Il tour porta con se, oltre a numerosissimi consensi da parte del pubblico, anche l'allontanamento di Aarstad, colpevole di prestazioni poco professionali durante le date live, senza scordarsi la momentanea defezione anche di Tjodalv dietro le pelli per problemi familiari che fortunatamente si risolveranno da lì a breve. Le tastiere vengono affidate per un brevissimo periodo a Kimberly Goss, già all'opera con gli Ancient e con i suoi Synergy; un apporto che permette ai Dimmu Borgir di continuare le date di promozione del disco, spingendolo a vendere moltissime copie in tutto il mondo. Vediamo quindi di scoprire cosa si cela dietro questo lavoro a dir poco immortale, destinato a diventare un vero e proprio masterpiece del genere, proiettando la band nell'olimpo dei grandi ed etichettandoli come miglior gruppo symphonic black metal.

Mourning Palace

"Mourning Palace" è la traccia che apre e consacra definitivamente la band. Solo questa canzone vale praticamente tutto il disco, essendo essa maestosa e possente in ogni singolo passaggio. Un'introduzione di tastiere semplice ma di grande fascino regala a Tjodalv l'onore di far partire la base ritmica con tanto di scream lacerante di Shagrath, e subito ci accorgiamo che le chitarre (e in generale la strumentazione) godono di un mixaggio possente e molto ben bilanciato. Il suono è bello carico e Shagrath inizia a sciorinare la prima strofa con una espressività demoniaca di grande rilevanza, per poi lasciare ai compagni una breve fetta di scena, dove troviamo una bella doppia cassa non molto veloce che guida alla perfezione basso e chitarra, con un buon sottofondo atmosferico che risulta a dir poco azzeccato. Altra strofa ancora più malvagia e si riparte con la sezione ritmica in grande spolvero, senza strafare o accelerare arriviamo ad un rallentamento generale e di grandissimo fascino emotivo, dove Stian compie un lavoro a dir poco sontuoso che dà il via ad un'altra breve parte strumentale sempre attenendosi alle tempistiche fin qui adottate, per poi aumentare di intensità ed arrivare ad una doppia cassa molto veloce rimanendo su un mid-tempo micidiale e oscuro dove ancora una volta il singer dà libero sfogo alla sua malvagità. Arrivati a questo punto si entra nella storia: un riff solitario di chitarra di una malvagità di fondo incredibile ed un breve urlo agghiacciante fanno da preludio ad una base sonora indimenticabile con tastiere incredibili e batteria sugli scudi, il tutto è letteralmente da pelle d'oca. Un "gioco batteri stico" ben congegnato e si parte con blast-beat violenti ed un ultimo cantato devastante e incisivo, come non se ne sentivano da tempo. Una song incredibile, da applausi a scena aperta. Tutto il lavoro e il processo che ha portato i Dimmu Borgir a questo livello viene racchiuso in questi cinque minuti di pura arte espressa in musica. "Anime reiette piangono dal dolore.. voci sussurrate ed urla, attendono Satana, che benedirà i loro peccati" ora che le anime sono giunte al cospetto di Satana, sono in attesa del suo imprescindibile giudizio. Straziate dal dolore e dal peccato, il Re del Male non si tira certo indietro dinnanzi alla possibilità di far proseliti e non si fa attendere nel manifestarsi, per poter gioire immediatamente delle loro sofferenze e rafforzare così il suo impero demoniaco, con nuovi dannati adepti. "Eterna è la loro miserabile vita, eterna è la loro vita in lutto", il Demone supremo ci invita ad ascoltare le sofferenze di chi ha deciso di non seguirlo e di chi è in attesa di giudizio. Eterna sarà la loro sofferenza, eterna sarà la loro disgrazia e mai troveranno pace, costretti a rivivere i momenti peggiori della propria miserabile esistenza. Quello che i nostri ci vogliono far capire con questo testo così esplicito è, semplicemente: una volta passati nell'aldilà, abbandonata la nostra vita terrena, non ci sarà un ipotetico salvatore che ci accoglierà a braccia aperte, nessun paradiso, nessun angelo e nessun cielo terso. Anzi, una volta attraversato lo Stige ci dovremmo confrontare con le nostre paure e le nostre disperazioni sempre terrene, e sarà Satana a decidere il nostro destino. Che vi piaccia o no, questa è la malvagia verità e prima o poi ci troveremo davanti a lui, in ginocchio e privi di qualsiasi speranza.

Spellbound

Un'intro che fa decisamente molta atmosfera (quasi ci trovassimo nel bel mezzo di una celebrazione esoterica) fa partire "Spellbound", la quale con una improvvisa esplosione sonora ci conduce verso un avvio fatto da distorsioni semplici e colpi di tom a ripetizione. Si parte in maniera piuttosto pacata ma a tratti lugubre, e dopo una prima strofa sui canoni, un urlo raggelante introduce la doppia cassa la quale decide poi di fermarsi, per lasciare spazio alle sole tastiere, grandi protagoniste, scandite da un pedale e da un crash sapientemente stoppato, che ne segna il cadenzare del tempo. Ora tutta la furia salta fuori con colpi devastanti di rullante e chitarre tritaossa, un insieme di brutalità che il solito Stian riesce a domare, facendo tornare sui binari iniziali i compagni, che imperterriti macinano riff e basi tanto oscure quanto decadendi. Shagrath urla all'inverosimile, mentre il tempo viene tenuto costante in attesa che un qualcosa di misterioso sfoci in tutta la sua maestosa bellezza. Ecco che al minuto 2:30 si ferma tutto, un brevissimo secondo di abbandono totale avvolti nel buio più profondo ed eccoci tra le braccia di Aarstad, che con i suoi tasti ci fa assaporare un torpore quasi delicato e avvolgente, sino poi al sopraggiungere del resto del gruppo, che con una naturalezza incredibile che ci accompagna in una sorta di viaggio liberatorio fino ad un finale dettato da una doppia cassa chirurgica che va sfumarsi insieme al resto della strumentazione e chiude un altro capitolo incredibile di questo fantastico lavoro. "Sei tornato dalle camere di  tortura per trovare la pace tra i corpi in putrefazione, sei tornato al luogo dell'esecuzione per inalare l'odore del sangue": siamo morti e ormai giudicati. Torniamo nel luogo del nostro trapasso per vedere i corpi decomposti della gente e tirare un sospiro di sollievo sapendo di aver raggiunto l'eterna pace. Ammirando i cadaveri e constatando il nuovo incommensurabile potere che Satana ci ha donato, sopraggiunge in noi un dubbio, una questione. Perché non abbiamo voluto essere morti anche prima? La nostra nuova vita ci fa chiedere effettivamente il perché di tale esitazione, dato che il male e il dolore sono la vera beatitudine, ed ora abbiamo la capacità di dispensarli sulla terra, grazie agli incantesimi del Diavolo. Assaporiamo il profumo sublime del sangue, così rosso e attraente che si viene ammaliati da tale plasma, una volta diventati entità maligne. "La morte e il terrore dominano la terra e siamo stati incantati dal diavolo",  ormai sedotti dal demonio ci rendiamo conto che la morte, il terrore e la disperazione sono le uniche emozioni in grado di dominare e controllare il genere umano. Le nostre paure più nascoste si insidiano dentro di noi pronte ad uscire alla minima debolezza mostrata, pronte a dominarci fino a consumarci per sempre, consegnandoci di fatto tra le grinfie del demone supremo.

In Death's Embrace

Parte senza troppi preamboli la terza traccia "In Death's Embrace", la quale si fa notare soprattutto per un batteria impostata su doppia cassa martellante (e piuttosto tecnica) supportata da tastiere efficacissime e penetranti. Quando entra in scena il vocalist, le ritmiche assumono un sapore oscuro e Tjodalv si fa apprezzare nuovamente per l'uso magistrale dei suoi pedali. Una prima breve strofa decisamente malvagia lascia presto spazio ad un rallentamento generale, dove anche questa volta Stian ci delizia con le sue atmosfere gotiche e magniloquenti: una volta lasciato solo, il tastierista si fa apprezzare ancora di più per il valore e l'importanza che egli, grazie al suo strumento, riesce a donare al suono dei nostri. Subentra Shagrath e aumenta gradualmente la velocità, pur mantenendo la band intatta l'atmosfera sulfurea che pervade l'intera song. Altra cavalcata dettata dalla sezione ritmica e altra strofa cantata con uno scream sempre più incisivo, gli strumenti possono chiudere in bellezza con tanto di leggero assolo morbido ed affascinante, mentre l'ultima parte cantata ci dà il colpo di grazia finale e termina un'altra fantastica song, sicuramente tra le migliori del lotto a livello prettamente musicale. "Il padre celeste tende la sua mano implorando pateticamente pietà, mentre noi sputiamo e pisciamo sulla sua carne sacra". Il Padre benefattore attende a braccia aperte i cristiani pieni di fede e speranza in cerca della beatitudine eterna, ma l'ombra della morte nera è li a tendergli un agguato, ponendo fine alla fede ed indebolendo il Padre celeste. Egli, per la prima volta in tutta la sua esistenza, si ritroverà così a supplicare pietà riconoscendo che Satana ha più influenza e volontà di lui, ed allora sarà in quel momento che il regno del male trionferà e schiaccerà chiunque osi ostacolarlo. Il tutto grazie ai discepoli del Male, più forti e numerosi dei "benevoli" cattolici, in questa circostanza totalmente impotenti e non in grado di fermare anche solo un guerriero della schiera oscura. "Per il segno del Pentagramma! La Rabbia dell'Inferno giunge per noi!", il pentacolo è il simbolo esoterico per antonomasia e veniva usato fin dagli antichi egizi ed anche dagli antichi greci, incarnava solitamente un'idea di armonia e perfezione. Nel corso dei secoli, però, questo simbolo è stato frainteso e, come accaduto con molte simbologie pagane, additato dalla Chiesa come "malvagio" e satanico. In questo caso, i Dimmu Borgir ne fanno appunto un segno di riconoscimento demoniaco, il pentagramma arriva a simboleggiare l'evocazione di spiriti maligni e del demonio, esseri che porteranno le anime a vagare negli abissi più profondi dove esse di potranno "purificare" e convertirsi alla causa del male ed alimentare così il potere della morte eterna.

Relinquishment of Spirit and Flesh

Dopo un'introduzione quasi esoterica da parte di Aarstad, "Relinquishment of Spirit and Flesh" inizia devastante come mai udito prima d'ora, con urlo agghiacciante e una batteria pesantissima, unite alle chitarre le quali si votano totalmente ad una ferocia impressionante. Si attacca con la prima strofa e il ritmo non accenna a diminuire, continuando a martellare in un tripudio di suoni distruttivi. Un'eco leggera fa rallentare brevemente la song, ma i riff sono taglienti all'inverosimile e il lavoro dietro le pelli preciso e sconvolgente. La velocità diminuisce ancora a favore di un'atmosfera tenebrosa, Shagrath ne è l'interprete principale risultando verosimilmente incredibile e di grande impatto, mentre la chitarra ritmica ci propone una serie di accordi ripetuti che sembrano scandire la fine dei giorni. Una breve pausa dettata dal suono lugubre della sei corde e l'atmosfera si fa quasi doom, e la voce è sempre di una malignità spettacolare. Una chitarra stonatissima apre le porte ai tom di Tjodalv, che battuti ripetutamente preparano una sfuriata schiacciasassi da antologia, in puro stile black metal, dove gli intrecci strumentali da parte dei membri del gruppo sono da applausi. Dopo una breve strofa con tanto di doppia cassa inarrestabile si ritorna a picchiare duramente, mentre il singer con voce distorta accompagna a braccetto la fine della canzone, la quale termina con una brusca frenata strumentale. Violenta, cattiva e appagante, questi sono gli aggettivi che possiamo accostare a questa track, la quale pare voler a tutti i costi (riuscendoci pienamente) colpirci al volto con tutta la furia primordiale che si evince ad ogni singola nota, un inarrestabile stormo che ci viene sputato in faccia senza curarsi di lasciarci respirare tranquilli. "Re di tempeste e burrasche, Signore dalle innumerevoli forme e figure, benedetto sono con il tuo gelo", una volta rivelati i poteri del male è giunto il momento di pagare pegno per aver inizialmente scelto la strada della fede cristiana. Dobbiamo espiare quella nostra gravissima colpa (quella dell'essere stati anche solo involontariamente complici di Dio) altrimenti la nostra anima sarà perseguitata per sempre. A dire la verità lo facciamo con orgoglio e senza paura, perché sappiamo che qualcuno ci dirà come agire per spargere più sangue possibile. A tale scopo ci viene consegnata la spada del supplizio supremo, per far capire una volta per tutte (a tutti) chi comanda e chi ha in mano il destino dell'uomo. Continua quindi la lotta al cristianesimo e questa traccia così violenta non poteva essere testimonianza migliore per descrivere ed inculcare tutta la rabbia verso una religione che viene imposta soprattutto dai media e con storie che hanno dell'assurdo e del grottesco. Siate liberi di scegliere la vostra strada e se avete qualche dubbio c'è sempre chi è pronto a venirvi incontro e ad indicarvi la via, ma state attenti, perché secondo i Dimmu Borgir, una volta scelto da che parte stare non si potrà più tornare indietro.. alla minima esitazione, sarete dannati per l'eternità. "The Night Masquerade" riprende (inizialmente ed alla grande) la cattiveria della song precedente ma si arresta immediatamente a favore di ritmiche blande ed accattivanti. Il tappeto di tastiere è disperato, come disperazione pura è la scream voclas di Shagrath che in questo brano riesce mostrarsi come particolarmente opprimente. A far da sottofondo troviamo una doppia cassa che si alterna a rallentamenti di sorta e una sezione ritmica in generale che compie un lavoro di offuscamento mentale non indifferente. Dal minuto 1:39 ai successivi trenta secondi esatti veniamo musicalmente colpiti dalla semplicità con cui delle appunto semplici note riescano a trasmettere un'inquietudine tremenda all'ascoltatore, per poi riprendere come in precedenza fino al terzo minuto e otto secondi, dove grida raggelanti introducono una sfuriata vera e propria con tanto di blast-beat e riff taglienti come rasoi. Ultima parte con tanto di sorpresa, ovvero un'efficacissima parte cantata da voce femminile coadiuvata da una chitarra e batteria che aumentano improvvisamente di intensità fino ad assentarsi del tutto e sentire la voce della bestia che chiude l'ennesimo gioiello nero di cui è composto questo magnifico lavoro. Le voci femminili che troviamo a fine canzone, sono la rappresentazione di un dialogo tra Satana e, diciamo così, delle donne "di facili costumi". Infatti nei dialoghi troviamo: (La bestia): "Venite avanti troie, iniziamo, alzatevi e lodatemi e riceverete la vita eterna da me" (Le donne): "Oh si, maestro accogliamo la tua offerta e beviamo con te per diventare parte del tuo regno, con lussuria, sesso e sodomia, perché noi siamo quelle che cercano la vita eterna" (La bestia): "Il sangue è vita e sarà tutto nostro". Queste donne segnate dal peccato della lussuria vengono soggiogate e convinte senza troppi sforzi ad unirsi al banchetto del demone per poterne celebrare l'imperialità, nonché per lodare la grandezza del suo potere. E' di questi peccati che si nutre in fondo, e anime già contaminate nella vita terrena non fanno altro che facilitarsi l'ingresso al regno dei dannati, una volta arrivato il momento del loro trapasso; bevendo il sangue della Bestia, fonte di vita e di potere, ne acquisiamo i grandi poteri e la nostra capacità di divenire dei possenti flagelli del bene si fa concreta e pericolosa. Riusciamo a compattarci in coorte divenendo un esercito nero e abietto, siamo un tutt'uno con la malvagità ed il peccato, ed una volta promessa ed ottenuta la vita eterna allora godremo di ogni beneficio ed esulteremo per ogni angelo caduto, bruciato dalle fiamme e relegato come oggetto di tortura per compiacere i vizi dei dannati. Ancora una volta, il Regno dei Cieli sarà domato e distrutto, schiavizzeremo le anime beate e persino i santi dovranno chinare il capo dinnanzi alla grandezza del Re del Male e del suo esercito di dannati.

Tormentor of Christian Souls

"Tormentor of Christian Souls" parte anch'essa violenta e ferale con una base decisamente potente e particolarmente incisiva. Le tastiere fanno da sottofondo, per poi lasciare spazio alla sezione ritmica e ritornare immediatamente dopo, continuando a distruggere i timpani dell'ascoltatore. Si parte con il cantato in screaming sempre efficace, con in mezzo degli inserti inquietanti di tastiera e dei riff che sono particolarmente accattivanti. Una breve pausa ci fa apprezzare una chitarra che troviamo quasi raccapricciante e una doppia cassa contenuta che fa da interludio ad una song decisamente coinvolgente fino a questo punto. Il singer riattacca con la sua marcata attitudine demoniaca per un breve periodo, per poi fermarsi nuovamente. Riusciamo ad assaporare appieno un altro bel riffing e ripartire con tutta la violenza iniziale tra massacri batteristici e violenze gratuite sulla chitarra. Altra strofa, questa volta Stian decide di alleggerire il tutto con suoni di pianoforte, e si rallentano le tempistiche a favore di un'atmosfera marcata dettata però solo dalle chitarre e da una doppia cassa furiosa e determinata. Terminata questa parentesi strumentale, si riprende a seguire i dettami dell'inizio traccia, ovvero rendere la canzone cattiva e penetrante, ma soprattutto dotarla di grande fascino. Un espediente che farà la gioia di chi cerca efferatezza gratuita e al tempo stesso grandi atmosfere quasi surreali. Altra grandissima song che non fa altro che aumentare la consapevolezza di trovarsi davanti ad un vero e proprio capolavoro. "Potrei trascinarti nelle mie stanze e farti strisciare nudo nelle tenebre, potrei strapparti le unghie una per una e stuprarti fino a trovare nessuna speranza, potrei strapparti le budella e sacrificare il bambino che non è ancora nato", è facile far del male fisico per far desiderare al torturato la morte, ma la bestia non vuole la sofferenza fisica, non vuole il male inteso come dolore percepibile; vuole l'abbattimento di ogni speranza, la consapevolezza delle sue vittime di essere ridotte a degli strofinacci sporchi e privi di qualsiasi dignità o comunque fiducia nel futuro. Il nemico principale della Bestia è la fede, fonte di ottimismo: per questo motivo il Diavolo vuol vedere bruciare le chiese e qualsiasi simbolo cristiano per far cedere definitivamente la speranza che le sue vittime recano in Dio. Deve far si che si muoia dentro, che l'animo (plagiato da un ipotetico salvatore) crolli definitivamente in modo da poterla controllare liberamente senza il benché minimo ostacolo. Lo eccita vedere che la felicità è rovinata a favore di emozioni negative e si gusta il dolore che provoca, vedendo gli altri piangere e disperarsi per una persona cara caduta in disgrazia; si, perché è l'animo che vuole tormentare, fino ad arrivare a consumarlo e a muoverne i fili per poterlo controllare. Una specie di lobotomia dell'anima che lascia inermi ed in balia di chiunque decida di prendersela.

Entrance

"Entrance" smorza un po' il ritmo asfissiante che le precedenti tre song avevano provocato, e infatti inizia con un gioco di tom e pedali atti ad introdurre il vocalist e le tastiere che risultano pacate, mentre la voce mantiene un'impostazione violenta, senza però strafare. Un breve solo di piano accompagnato dalla doppia cassa fa ripartire la song sempre su toni piuttosto blandi ma di notevole impatto emotivo, che sfociano poi in una bellissima parte strumentale che accentua la caratura atmosferica del pezzo tutto e la grande volontà di trasmettere emozioni senza spingere per forza sull'acceleratore. Al minuto 1:58 troviamo un altro solo di tastiere che pare quasi impostato sui suoni di un carillon però assai più velocizzato, ed una volta terminato questo momento solista riparte a sua volta una bella base che trova la fine una volta che Shagrath decide di entrare in scena, mentre i compagni, con suadente cattiveria, lo accompagnano senza forzare minimamente. Un altro breve stacco di tastiera con tanto di voce parlata e tenebrosa, e si riprende sempre su binari lenti con qualche doppia cassa mai troppo veloce, la quale trova nei colpi ripetuti di rullante un perfetto compagno per aumentare di intensità  un'ultima strofa che conclude di fatto una traccia lenta a livello prettamente musicale ma che tende ad acquistare fascino con il progredire dei minuti. Un ottimo esempio dei Dimmu Borgir che furono e di quelli che sono diventati. "Anime in partenza, 666, un viaggio oltre tutti i piacevoli sogni, un viaggio attraverso luoghi desolati" "La dissolvenza dell'amore, della vita e della luce": le nostre anime sono pronte per intraprendere un lungo viaggio, un viaggio attraverso luoghi inimmaginabili, desolati e decadenti, non c'è più spazio per emozioni quali amore e speranza, vediamo la vita allontanarsi ad ogni passo che facciamo e la luce della sicurezza che tanto ha contato nella nostra esistenza si affievolisce sempre di più a favore del dominio incontrastato delle tenebre, che una volta arrivati non ci abbandoneranno mai più. "Un breve passo nella terra profana, un regno di spiriti morti, comunione non ortodossa, vuoto profano", ecco che il viaggio arriva al capolinea, manca poco, ancora qualche passo e saremo nella terra del diavolo. Quello che ci si prospetta davanti agli occhi è un regno occulto dove gli spiriti dei morti vagano nelle tenebre. Non bisogna farsi ingannare dalle apparenze, infatti possiamo scorgere palazzi, giardini e templi e la nostra sanità mentale viene messa a dura prova. Alziamo lo sguardo e ammiriamo lo splendore del regno di Satana, ci voltiamo e vediamo solo tristezza e terre desolate avvolte tra le fiamme, ed è qui che capiamo che in parte siamo stati ingannati, ma al tempo stesso troviamo affascinante tutto questo. Possiamo immaginare tutto quello che vogliamo e non importa se saremo dannati per l'eternità, la verità è che qui abbiamo trovato tutto quello che abbiamo sempre cercato. Alla fine Satana ha vinto, accettare questa consapevolezza ci renderà il castigo eterno tutto sommato non così terribile come apparirebbe per altri. Ci apprestiamo dunque a divenire suoi fedelissimi servitori, sperando nella sua clemenza.

Master of Disharmony

"Master of Disharmony" riprende, soprattutto ad inizio traccia, la violentissima impostazione black metal che ha praticamente caratterizzato fin qui questo capolavoro, con tanto di batteria assassina e riff dirompenti. Al momento dell'entrata in scena di Shagrath si percepisce un leggero rallentamento generale, ma la sensazione destabilizzante data inizialmente si fa prepotentemente avanti e difatti riprendono le ritmiche veloci con tanto di chitarre che si intrecciano alla perfezione, con un refrain incredibilmente efficace. Sopraggiungono una risata a dir poco malefica ed una strofa breve ma violenta, la band decide di spingere ulteriormente sull'acceleratore con una furia incontrollata e delle tastiere talmente oscure che mettono angoscia al solo ascolto. Al minuto 2:38 il brano cambia completamente registro, assestandosi su tempi non velocissimi, ed un assolo di chitarra veramente molto ben eseguito fa la sua comparsa, sposandosi alla perfezione e dando una leggera sensazione di cambiamento emotivo, una sorta di variazione che ha l'intento di ingannare l'ascoltatore. E ci riesce benissimo, dato che immediatamente dopo, veniamo colpiti da un'altra bordata sonora che lascia quasi attoniti ed indifesi. Lo scream è sempre devastante e lascia spazio nel finale alla sezione ritmica che concede un'altra boccata d'aria con suoni sempre incisivi ma non violenti. Anche in questo caso possiamo benissimo parlare di una grandissima canzone che prende letteralmente a pugni il malcapitato facendolo a tratti respirare, per poi infliggergli il colpo di grazia. "Maestro del disordine, prendi la mia carne impura e guidami verso la via della tentazione", "Maestro del peccato, prendi il mio cuore maledetto e portami dove io possa trovare la salvezza", al contrario di quello che ci viene promesso e ci viene fatto credere, non troveremo una volta morti la beatitudine e la purezza così decantate, nell'accezione prettamente cattolica dei due termini. Ci faremo trasportare dalle tentazioni, dal peccato e dai vizi più beceri, perché è quello che vogliamo, è quello che abbiamo sempre desiderato. Vogliamo essere accolti in un mondo dove qualsiasi atto tremendo sia la nostra salvezza, sia la nostra valvola di sfogo per tutto quello che abbiamo dovuto subire da vivi. Quello che cerchiamo altro non è che questo, poter compiere finalmente il male senza paura d'essere puniti, e solo un essere può esaudire i nostri desideri più primordiali: Satana. Basta con false speranze e fede inesistente, è facile farci convincere da falsi profeti che dicono che dopo la morte ci attende una vita migliore. La vita migliore è quella dove possiamo fare qualsiasi cosa e non ci sia nessuno a dirci quello che dobbiamo o non dobbiamo fare, ed il posto giusto è solo uno, l'Inferno, il "Palazzo della Veglia" tanto decantato ad inizio album nella splendida "Mourning Palace". Raduniamoci dunque all'Inferno e prepariamoci ad una vita all'insegna della crudeltà e della malvagità gratuita, finalmente privi dell'opprimente catena del senso di colpa e della coscienza.

Prudence's Fall

"Prudence's Fall", con il suo incedere violento e il tappeto di tastiere srotolato a meraviglia, è una song molto affascinante e penetrante. Dopo una introduzione molto particolare, veniamo accolti da un solo brevissimo di piano per poi assistere al subentrare della strumentazione in toto, ed il cantante che con violenza espressiva parte subito all'attacco; ma è la musica a risultare particolarmente bella. Dopo una seconda strofa con tanto di doppia cassa e voce infernale, troviamo una sezione strumentale incredibile che aspetta solo qualche verso da parte di Shagrath per esplodere con estrema violenza per una ventina di secondi, fino a quando avviene un arresto generale e brutale che lascia spazio nuovamente a Stian che, è proprio il caso di dirlo, sfodera una prestazione emozionante e quando sopraggiungono i compagni continua imperterrito nella sua tessitura, facendoci venire la pelle d'oca ad ogni singolo passaggio. Altra breve comparsa del frontman e i toni si affievoliscono moltissimo con un parlato filtrato che arricchisce una parte di brano incredibile, per poi trovare un intreccio di sei corde e una doppia cassa che pare far concludere la traccia, ma veniamo affascinati da un ulteriore cambio di tempo ancora più lento che conclude un pezzo fantastico e quasi toccante. Le liriche sono brevi ma molto significative: "Il piacere sadico scorreva e l'inferno bruciava luminoso.. nella bellezza di Satana ho trovato la vita", il piacere infinito che tanto andiamo cercando lo possiamo trovare solo ed esclusivamente nel regno di Satana, ritrovando così la soddisfazione del peccato e della sofferenza che si tramuta in goduria lussuriosa. "Il trono oscuro e trionfante, con il tridente che brucia all'inferno, lo sguardo verso il cielo..", eccoci al cospetto e ai piedi del trono oscuro, avvolto dalle fiamme e circondato dal male. Uno sguardo rivolto verso l'alto, con il tridente che padroneggia il cielo e domina gli abissi, possiamo vedere il nostro io compiaciuto ed ammaliato da cotanta maestosità. Abbiamo finalmente trovato il posto giusto per trascorrere l'eternità nella maniera che vogliamo, abbiamo schivato le innumerevoli tentazioni lanciateci direttamente da colui che diceva di essere il salvatore, ma alla fine ce l'abbiamo fatta, siamo al cospetto di colui che capisce e asseconda le nostre esigenze e dobbiamo solamente inchinarci e ringraziarlo per averci accolto tra le sue braccia. Sarà anche il male nella sua forma pura, ma saremo soddisfatti della nostra scelta. Satana ha vinto, noi siamo divenuti il bastone del suo dominio ed assieme a tutte le nostre anime si prepara ad espandere la sua crudeltà verso tutto l'universo conosciuto.

A Succubus in Rapture

"A Succubus in Rapture" è la traccia che chiude un disco meraviglioso e che consacra i Dimmu Borgir in maniera definitiva. Un inizio di tastiere molto evocativo apre le danze, con l'ingresso di strumenti e voce che in maniera quasi tranquilla e pacata arrivano ad insediarsi nelle nostre orecchie, seppur con una malignità di fondo altamente percepibile. Aarstad viene nuovamente lasciato in solitaria con solo Tjodalv ad accompagnarlo, troviamo una parte parlata molto d'effetto che fa esplodere la sezione ritmica basata si su un mid-tempo ma di grandissimo effetto atmosferico, che con una strofa ben caratterizzata ma piuttosto breve ne accentua la bellezza e soprattutto la credibilità del frangente tutto. Una bella parte strumentale con un solo di chitarra convincente introduce ancora una volta un parlato sopraffino che sfocia in una doppia cassa molto controllata con le solite tastiere a fare da sottofondo, risultando sempre più incisive. La parte successiva ripercorre la prima sezione del brano ma sul finire ci imbattiamo in un grandissimo solo di tastiere che fa saltare dalla sedia talmente è affascinante, mentre delle rullate ripetute e chitarre concatenate aspettano solamente un assolo di buona fattura che non fa altro che confermare lo stato di forma e di ispirazione che i nostri hanno avuto registrando questo disco. Il tutto dunque finisce per sfumare, in seguito e dolcemente, fino a concludersi. In questa traccia viene trattata la figura della donna come peccatrice e causa di molte tentazioni. "La sua eleganza è seducente, eccita la tua carne debole, la sua bellezza è diabolica ed incanta la mente", proprio di una figura femminile e demoniaca si parla: la Succube, ovvero la controparte donna del ben noto Incubo. Se l'Incubo aveva il compito di tormentare ed abusare dei sogni e del corpo delle donne, la Succube aveva il compito di tormentare i sonni degli uomini, sfruttando la sua sensualità femminile. Una figura che viene vista come una tentatrice, una portatrice di peccati, con le sue movenze seducenti ed ammalianti. E' in grado di corrompere la mente dei deboli e di far fare ciò che più lei desidera, lasciando le vittime incuranti del fatto che questo può portare all'umiliazione dell'uomo stesso. "E' dannatamente donna, è una puttana maliziosa, è un'eretica principessa, è il diavolo", anche in questo frangente viene addirittura additata come il diavolo vero e proprio, fonte di tentazioni e causa di peccati che deturpano l'animo del maschio, facendo in modo che la gente sia corrotta dall'interno e che non si possa più purificare. Insomma, la Succube è un demonio avido ed insaziabile, pronto a corrompere anche il più puro degli animi. Triste allegoria di quel che molto spesso succede anche oggi, in fin dei conti: facciamo tanto i duri e gli integerrimi, alla fin fine, ma la verità è tutti abbiamo delle naturali pulsioni e non c'è niente di male a manifestarle, quando possiamo, senza lasciare che stupidi dogmi religiosi ci vietino di vivere la nostra vita di esseri umani. Certo non è neanche giusto abbandonarsi del tutto ed incondizionatamente, difatti il testo potrebbe anche farci capire quanto sia fragile la carne e quanto è fragile lo spirito umano, dato che per delle piccolezze molto spesso siamo in grado di distruggere matrimoni o rapporti di profonda amicizia.

Ghost Track: Raabjorn Speiler Draugheimens Skodde

Nel disco è presente anche una ghost track, ovvero "Raabjorn Speiler Draugheimens Skodde" che altro non è che una delle track presenti nel debut album "For all Tid" e qui risuonata per intero con un arrangiamento più corposo e altisonante. Fortunatamente, però, tale operazione non snatura la traccia ma in qualche modo la arricchisce con suoni decisamente più riconoscibili e una pulizia generale che dona nuova linfa ad un brano che era già di per se un piccolo gioiello oscuro, e che qui viene ulteriormente lavorato per farne risaltare le qualità e soprattutto per far conoscere i primi lavori a chi si è avvicinato alla band proprio con questo disco, dato che è stato quello che li ha lanciati definitivamente. Un'ottima chiusura degna di un disco assolutamente imprescindibile. Il testo non cambia e ci viene ripresentato invariato: "Quando scende l'oscurità della notte, si possono sentire echi dei loro lamenti, nel lontano orizzonte si sente la nebbia parlare". Immaginiamo di essere soli nella notte fredda e oscura, nel momento in cui la nebbia avvolge il nostro corpo e la nostra anima. Facendo attenzione, nel silenzio più totale, possiamo udire i lamenti di chi è stato straziato su queste cime, le loro anime vagano nell'oscurità attendendo solo che qualcuno le accolga per dargli la pace eterna; anime tormentate da rimorsi e sensi di colpa. La "nevicata eterna" arriva quando si è raggiunta la pace interiore e possiamo abbandonare definitivamente la nostra terra, lasciandoci cullare dalle fiamme infernali, che una volta avvolti tra le loro spire troveremo il rifugio che tanto stavamo cercando, per una volta definitivamente e totalmente sereni e privi di preoccupazioni dilanianti.

Conclusioni

"Capolavoro" è una parola che troppe volte viene usata a sproposito ed a favore di dischi che pur essendo buoni, non hanno la capacità di durare nel tempo o di risultare originali. In questo caso, però, mai aggettivo fu più consono per descrivere un'opera che non ha cedimenti e che si pone come punto di incontro tra il black metal più feroce e quello prettamente più sinfonico. Infatti, le caratteristiche che erano presenti nei lavori precedenti della band le ritroviamo sicuramente tutte, ma se in principio erano le atmosfere dettate dalle tastiere ad essere assolute protagoniste della proposta dei nostri, in questo caso, pur essendo sempre presenti, è l'attitudine prettamente nera a venir fuori, facendo trovare ai Nostri, così, un'identità marcata ed una violenza di base che fa di questo "Enthrone Darkness Triumphant" un'assoluta pietra miliare del genere, fonte di paragone e di ispirazione per numerosissime band che verranno. Un disco, questo, assetato di voglia di esprimersi al meglio e di raggiungere più fedeli possibili grazie alla componente sinfonica, sdoganando così un genere, quello black metal, non facile da far arrivare alla gente. Poco importa se alla fine le tematiche sono quelle classiche sataniche e blasfeme, quello che importa è l'originalità di fondo unita alle emozioni che un lavoro come questo riesce a trasmettere, perché come ogni opera d'arte che si rispetti deve saper comunicare emozioni e trasmettere sensazioni, positive o negative che siano, e i Dimmu Borgir sono riusciti benissimo in questo intento, confezionando un'opera d'arte "nera" incarnata in musica. Sicuramente l'ottima distribuzione da parte della "Nuclear Blast" ha fatto si che il disco potesse avere un ampio raggio di mercato, ma diciamo la verità: a prescindere dal grande aiuto, un lavoro del genere meritava comunque di essere ascoltato da ogni estimatore di musica metal. Fin qui i nostri ragazzi norvegesi non hanno praticamente sbagliato un colpo e anzi, hanno migliorato la loro proposta e hanno lasciato intravedere una grande maturità musicale, album dopo album, dimostrando di saperci veramente fare e di avere quella passione necessaria per poter farsi largo tra le band di culto. Vedremo se continueranno a progredire e a migliorarsi ulteriormente o se piano piano la vena creativa andrà ad affievolirsi; nel frattempo gustiamoci un'opera sensazionale e soprattutto vera, dettata dalla passione per la musica e dalla capacità di comporla.

1) Mourning Palace
2) Spellbound
3) In Death's Embrace
4) Relinquishment of Spirit and Flesh
5) Tormentor of Christian Souls
6) Entrance
7) Master of Disharmony
8) Prudence's Fall
9) A Succubus in Rapture
10) Ghost Track: Raabjorn Speiler Draugheimens Skodde
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