DIMMU BORGIR

Council Of Wolves And Snake

2018 - Nuclear Blast

A CURA DI
FABRIZIO IORIO
22/04/2018
TEMPO DI LETTURA:
4,5

Introduzione Recensione

Eccoci nuovamente a parlare dei norvegesi Dimmu Borgir, i quali dopo aver rilasciato il primo singolo dal titolo Interdimensional Summit, si ripresentano sulla breve distanza con un secondo singolo che ha il compito di dare un breve assaggio di quello che poi sarà il nuovo lavoro della band dal titolo "Eonian" previsto per il quattro maggio. "Council of Wolves and Snake" è il titolo di questa nuova song. Diciamoci la verità: il primo rilascio aveva lasciato un po' l'amaro in bocca e non aveva minimamente spazzato via quei dubbi sullo stato di forma della band dopo una prova alquanto discutibile data con il precedente Abrahadabra. Dopo quasi otto anni di silenzio, era lecito aspettarsi un qualcosa di più. E se le aspettative potevano anche essere superiori di quelle che in realtà dovrebbero essere, certo è che con quel brano i Nostri non hanno fatto altro che proseguire quel percorso, non troppo felice a mio avviso, che vede coinvolto un uso massiccio di sonorità orchestrali a discapito proprio di quella atmosfera e di quella cattiveria che aveva sempre e comunque contraddistinto la band norvegese. Nonostante ci fossimo trovati di fronte un singolo che tutto sommato aveva anche qualche pregio, sembrava proprio studiato per essere orecchiabile oltremodo e questo fatto non fa certo piacere ai fan (soprattutto quelli di vecchia data) e nemmeno da chi si aspetta una band che suona black metal sinfonico. Il black metal deve essere in un modo o nell'altro un genere che deve trasmettere cattiveria, o per lo meno, con le sue melodie deve dare quella sensazione di disagio che l'ascoltatore si aspetta di provare. Ed invece ci siamo ritrovati ad ascoltare un qualcosa di estremamente pompato che potrebbe tranquillamente passare per un'emittente radiofonica che si occupi di musica rock. Se pensiamo per un momento agli inizi del gruppo, dove i primi album erano incentrati per lo più su tastiere maestose atte proprio a ricreare quella sensazione di disagio evocando proprio il gelo di queste terre (parlo di For All Tid e Stormblast), facciamo veramente fatica a comprendere questo totale cambio di rotta. Sembra quasi che Shagrath e soci vogliano arrivare ad un pubblico sempre più ampio proponendo sonorità sempre più easy e meno ricercate. E' chiaro che per dare un giudizio complessivo bisogna attendere l'uscita del nuovo disco, ma è anche vero che le prime avvisaglie non sono certo incoraggianti. Ora siamo qui a parlarvi di un nuovo estratto, un pezzo che si spera possa smentire alcune delle molte perplessità riguardanti la fortezza oscura. Sicuramente i Dimmu Borgir sono uno dei fiori all'occhiello della Nuclear Blast ed altrettanto sicuramente, non si può non riconoscere agli stessi di essere stati bravissimi nel proporre un sound che ai tempi non era molto ben visto dai puristi del genere. Fatta eccezione per i maestri Emperor, i quali con le tastiere hanno saputo mantenere un'efferatezza disumana ed una malvagità di fondo incredibile, non è stato certamente facile far emergere una proposta che potesse soddisfare anche i palati più esigenti. A loro modo i Dimmu Borgir ce l'avevano fatta proponendo delle soluzioni e dei lavori che rimarranno impressi nel tempo. Poi ci sta il fatto di evolversi, di cambiare, di provare a sperimentare (come fatto proprio dagli Emperor), ma bisogna cercare di non snaturare troppo l'anima portante di una band. Per un periodo della loro carriera c'erano anche riusciti con lo spettacolare Enthrone Darkness Triumphant, dove il black metal trovava il fondamento perfetto tra cattiveria esecutiva e melodia, per poi virare su soluzioni più pompate con Puritanical Euophoric Misanthropia prima e Death Cult Armageddon poi, senza però perdere quella furia distruttiva che ne aveva caratterizzato gli esordi seppur con le dovute proporzioni. Poi succede che con In Sorte Diaboli ed Abrahadabra la band sembra adagiarsi sugli allori dando alle stampe due lavori che stancano e che non hanno quel mordente che ci si poteva e doveva aspettare. Dunque ora è giunto il momento di ascoltare insieme questo nuovo singolo, sperando che ci dia quell'indicazione che possa farci pensare ad un Eonian tutto da gustare.

Council Of Wolves And Snake

Si parte con un suono di tastiera piuttosto particolare, il quale viene scandito dai continui rintocchi di ride da parte del batterista. Il tutto vuole creare un senso di disagio e pericolo che viene accentuato da un soffio di vento in sottofondo e da un ululato di un lupo solitario. Lo scenario che andiamo ad immaginare è quello di trovarci in un abisso profondo dove possiamo vedere questo animale imponente che ci osserva dalla cima di una montagna innevata. Finalmente le due chitarre di Silenoz e Galder rompono questo momento di solitudine facendo così partire "Council of Wolves and Snake (Il Consiglio dei lupi e del Serpente)". Anche i tom del drummer si fanno sentire facendoci credere che il brano decollerà da il a poco. Ed invece il sound diventa ancora più lento, con la voce di Shagrath che risulta essere profonda ed espressiva ma al tempo stesso priva di mordente. Il coro, ed una voce che si può ascoltare in lontananza non sono purtroppo resi al meglio e questo influenza negativamente una prima parte che già di per sé non è molto interessante. Ormai sprofondati in questo abisso, cerchiamo di abbracciare una nuova alba tuffandoci di prepotenza in questo vortice oscuro denudati di ogni cosa. "Cedi all'abbraccio del drago" questo essere mostruoso ma così affascinante ed imponente che è simbolo della forza scatenata dal male e che ha l'intento di farci arrendere alla volontà degli dei oscuri. Dei che ci maneggiano come pedine in un gioco segreto che andremo a conoscere e provare sulla nostra pelle. In questo luogo nessuno sa nulla, nessuno chiede nulla, eppure nel regno di questo gioco sacro tutti sanno tutto e conoscono ogni cosa. Il brano viaggia in questa maniera per più di due minuti, e sinceramente inizia ad arrivare anche un senso di noia. Poi fortunatamente accade che la band si ricorda di dover suonare anche un po' pesante, e quindi ecco che la voce si fa più ruvida, le chitarre accennano un momento di velocità e la sezione ritmica spinge quel tanto che basta sull'acceleratore grazie ad una buona doppia cassa e ad un basso che finalmente si fa sentire. Un bel momento questo che fa ben sperare per il proseguo del nostro ascolto. Ad un tratto però, tutto si arresta per permettere ad un arpeggio e alle tastiere di svolgere un ottimo lavoro che cerca in qualche modo di andare a ripescare quei momenti di inizio carriera che appunto erano contraddistinti da atmosfere surreali e malvagie che tanto avevano fatto sognare. E devo dire che un piccolissimo ricordo di quei tempi lo si può anche percepire, solamente che poi tutto viene rovinato dal solito coro che ci riporta aimé alla realtà. Ecco che vediamo gli dei avvicinarsi in sella a questi draghi che emanano fiamme alate e portano con sé dei segreti inenarrabili. Sono qui per prenderci, per portarci via definitivamente da questa dimensione a noi conosciuta per condurci nei meandri oscuri del loro regno. Ed ecco che cediamo all'abbraccio del drago venuto appositamente per noi. Pochi sono quelli che possono avere il privilegio di entrare in questo regno, di varcare la soglia dell'aldilà per godere dell'eternità. La morte non è la fine di tutto, è solamente l'inizio del piacere. Un piacere che faticherà ad arrivare perché lo farà attraverso la sofferenza e la disperazione ma una volta che ci accoglierà potremmo goderne di tutti i benefici. Il ritornello non è particolarmente interessante, ed anche se la band riprova a spingere in maniera identica alla precedente, tutto viene vanificato da un ulteriore rallentamento generale che sinceramente lascia il tempo che trova. Il brano termina come aveva iniziato, cioè con questa lenta agonia sonora che stanca ed annoia oltremodo. Può essere interessante il fatto di usare simbolicamente figure come il lupo (abituale nemico dell'essere umano e cacciatore dello stesso) e del serpente (simbolo del forte legame con la vita stessa) per costruire un viaggio che porta la vita ad essere scolpita dalla morte stessa, e che un giorno ne reclamerà la custodia. Però qui funzionano purtroppo veramente pochissime cose. L'inizio è a dir poco soporifero, e sopportare ben due minuti abbondanti una tale monotonia è veramente troppo. I cori, il chorus, ed i fraseggi di chitarra sono elementari e non danno quella voglia di riascoltare il brano. L'unica cosa che mi è piaciuta è stato quel breve ma intenso momento in cui quell'arpeggio si è sposato perfettamente con le tastiere creando un piccolo momento magico che quasi riesce ad immergerci in quel regno pericoloso da loro descritto.

Conclusioni

Devo essere sincero: non so veramente a cosa pensare. Solitamente il primo impatto non è mai quello giusto, perché per poter apprezzare un brano bisogna ascoltarlo più e più volte per cercare di cogliere ogni sfumatura e capirne la natura. Capita infatti a volte che ad un primo ascolto si possa dare inizialmente un giudizio negativo, per poi magari ricredersi ed apprezzarne il risultato finale. Un po' come successo con il precedente singolo, il quel seppur non particolarmente brillante, dopo svariati ascolti un qualcosa di positivo lo abbiamo anche trovato. Ecco, in questo caso è accaduto proprio il processo inverso. Il primo impatto è stato diciamo discreto, forse grazie a quel momento interessante di cui vi ho parlato poc'anzi, oppure grazie a quelle chitarre che anche seppur minimamente avevano quel qualcosa che richiamasse il tipico sound black metal. Proseguendo con gli ascolti però, mi sono trovato di fronte ad un brano scialbo e privo di mordente. Ora non stiamo qui a discutere sulla produzione, sui suoni o su qualsiasi altro aspetto tecnico, perché tutto questo è curato in maniera a dir poco maniacale e si sente. Infatti da questo punto di vista c'è poco o nulla dire; tutto è perfetto e bilanciato in maniera certosina, ma è proprio la canzone stessa a non funzionare. Tolto quel piccolo pregio che vi ho descritto, siamo di fronte a cinque minuti abbondanti di nulla. Un pezzo deve saper trasmettere qualcosa, che siano sensazioni positive o negative non importa perché vuol dire che ha raggiunto il proprio scopo. A volte non basta creare dei suoni perfetti per poter apprezzare un brano, non basta fare un video bello da vedere per promuovere un disco. L'unica sensazione che si prova ascoltando Coucil of Wolves and Snake è come detto la noia. E mi dispiace davvero tanto dover scrivere queste cose su una band che ho sempre amato ed apprezzato, anche quando ha cambiato di netto la propria proposta. Qui veramente sembra di sentire i Nightwish (con rispetto parlando ovviamente) leggermente estremizzati. I Dimmu Borgir sono una band che ha a modo suo cambiato le regole del black metal sfornando dei veri e propri capolavori capaci di far sognare la gente, ed il vedere che ormai siano diventati la parodia di loro stessi fa male ai fan quanto alla musica stessa. Con questo non voglio assolutamente dire che Eonian sia per forza di cose un disco riuscito male o che riprenda i lati negativi del precedente ed ormai lontano Abrahadabra che reputo il disco meno riuscito del gruppo. Dico solamente che spero vivamente che l'album sia qualcosa di più, anzi, molto di più di quanto ascoltato fino ad ora. Sinceramente, approcciarsi ora al nuovo capitolo discografico di Shagrath, Silenoz e Galder (perché ormai sono solamente loro tre i membri ufficiali della band) non è un lavoro facile, perché la delusione di questi primi due singoli proposti è veramente tanta. Un barlume di speranza potrebbe darlo il fatto che fino a questo momento non ho ancora fortunatamente ascolto i continui filtri vocali usati da Shagrath per dare chissà quale spinta atmosferica che nelle ultime due produzioni erano veramente abusati, e soprattutto sembra che l'uso esagerato di orchestrazioni non sia così preponderante per sostituire le bellissime parti di tastiera che comunque si sono sentite anche in questo singolo. Il problema è che fino a questo momento non c'è stato un momento di vero black metal. Nessun blast beat, nessun riff degno di nota e nessuna cattiveria da parte di tutta la band di proporre un qualcosa di veramente estremo. Da una parte posso anche essere curioso di sentire questo nuovo parto discografico, ma se le premesse sono queste c'è veramente poco da sperare. Insomma, al di la del nome importante che capeggia in copertina, ci troviamo un pezzo che se fatto da una un'altra band avrebbe avuto lo stesso effetto, ed a maggior ragione se questa band si chiama Dimmu Borgir. Ora attendiamo con ansia (o forse no) l'uscita di Eonian, anche se sinceramente il timore di rimanere fortemente deluso inizia veramente a farsi sentire.

1) Council Of Wolves And Snake
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