DIMMU BORGIR

Alive in Torment

2002 - Nuclear Blast

A CURA DI
FABRIZIO IORIO
22/10/2015
TEMPO DI LETTURA:
8

Introduzione Recensione

Nel febbraio del 2002, i pionieri del symphonic black metal Dimmu Borgir danno alle stampe "Alive in Torment", breve testimonianza dal vivo che esce esattamente ad un anno di distanza dall'ottimo lavoro "Puritanical Euphoric Misanthropia". Il live in questione è stato registrato durante l'esibizione dei nostri norvegesi in quel di Stuttgard in Germania, data del tour (denominato "Puritanical Tour") intrapreso a supporto dell'ultimo disco registrato fino ad allora nel 2001; un EP dunque live, mixato nei prestigiosi "Abyss Studios" di proprietà di Peter Tagtgren, il quale non ha voluto ritoccare praticamente nulla per catturare tutta l'energia sprigionata dalla band in sede live. La formazione ormai stabile, vede come di consueto il leader Shagrath ad occuparsi esclusivamente delle parti vocali con il suo screaming ormai diventato caratteristico e comunque mutato nel tempo; Silenoz, che si preoccupa della sei corde ritmica ed incaricato di macinare riff più maligni possibili; Galder, ormai in pianta stabile come secondo chitarrista, mettendo in disparte la sua creatura "Old Man's Child""ICS Vortex" al basso ed alle backing vocals, di cui si riconoscono indiscusse capacità; Mustis dietro le tastiere e vero e proprio artista a tutto tondo dotato di grande professionalità ed estro creativo, e Nicholas Barker pronto a martoriare il proprio drum set dettando tempi furiosi e precisi, nonché dotato di grande tecnica e contemporaneamente di foga distruttiva. Questo Ep è piuttosto particolare, infatti una volta aperta la custodia del disco, troviamo il cd con la forma del teschio letteralmente martoriato con innesti metallici ed un pentacolo impresso al centro della testa, che si trova a capeggiare in copertina abbandonando così la classica forma circolare. Questo lavoro è stato stampato dalla "Nuclear Blast" in sole diecimila copie ed è quindi diventato non propriamente introvabile, ma comunque un oggetto da collezione (tipico del mondo Black Metal, mettere in commerci delle "rarities" da far divenire veri e propri oggetti di culto presso il pubblico Metal, disposto a tutto pur di aggiudicarsi una copia della tanto agognata release in tiratura limitata). Le canzoni presenti in questo estratto dal vivo sono cinque, dove troviamo una prima traccia tratta da "Enthrone Darkness Triumphant", due prese dal successivo "Spiritual Black Dimensions" ed infine altre due song prese proprio dall'ultimo "Puritanical Euphoric Misanthropia". Una testimonianza, dicevamo, dell'attitudine della band "on stage", quando la troviamo a calcare il palco dimostrando di aver raggiunto quella maturità stilistica che permette loro di esibirsi senza pressioni di ogni sorta, complice anche il fatto che la formazione attuale vanta degli elementi di grande esperienza e di forte personalità. Ascoltiamoci dunque questo EP live in edizione limitata e vediamo di che pasta sono fatti i Dimmu Borgir nel proporci le loro opere dal vivo.

Tormentor of Christian Souls

"Tormentor of Christian Souls" è il primo brano che ci viene proposto ed è preso da quel capolavoro che risponde al nome di "Enthrone Darkness Triumphant". Dopo un leggero boato da parte del pubblico, l'attacco dei nostri è quanto più devastante si possa pensare; Blast-beat sparati con una violenza tale da annichilire il pubblico ed i riff di chitarra che ne sottolineano l'importanza con tanto di tastiere che fanno da perfetto sottofondo. Shagrath parte carico e deciso e la sua voce risulta molto ben bilanciata grazie a dei suoni molto potenti e ben equilibrati. Una sezione non troppo veloce ma sicuramente più di quella proposta in studio introduce un'altra strofa che viene inanellata in maniera veramente potente, per poi lasciare spazio ad una sezione strumentale molto bella con una chitarra intermittente che risuona come una minaccia vera e propria e che consente l'ingresso di Nicholas, il quale con estrema maestria non spinge troppo sull'acceleratore ma martella con una doppia cassa in modo incessante e preciso fino ad una brevissima strofa che prelude una sua vera e propria "martellata" sonora, che non lascia scampo alcuno. Imperterrita la band continua a macinare come una macchina da guerra e le tastiere di Mustis vengono esaltate dal resto degli strumenti per un brevissimo tempo, un frangente che lascia spazio ad una sezione ritmica imponente e rocciosa. La band appare in formissima e lo stesso cantante sembra essere l'incarnazione del male, un male che esce direttamente dalla sua ugola. Un'ultima mazzata sonora con Barker che picchia durissimo sul suo rullante, e si conclude questo primo brano tra gli applausi scroscianti dei presenti che sembrano apprezzare decisamente la prova del combo norvegese. "Potrei trascinarti nelle mie stanze e farti strisciare nudo tra le tenebre e strapparti le unghie una per una, stuprandoti fino a non farti più trovare nessuna speranza, potrei strapparti le budella e sacrificare il bambino che ancora non è nato": fare del male fisico senza mai infliggere il colpo di grazia può essere un espediente per far desiderare la morte alla persona torturata. Il Demone, però, non vuole che venga inferto del semplice male fisico, non vuole il dolore come mezzo di supplizio, vuole solamente la perdita della speranza dell'anima che sta tormentando. Lui è consapevole del fatto che le sue vittime debbano essere ridotte ad uno straccio privo di qualsiasi dignità, perché il nemico principale della Bestia è proprio la fede. Per questo motivo, il male vuole vedere crollare ogni simbolo cristiano, bruciando chiese e profanando i luoghi di riposo eterno. L'anima dell'uomo deve iniziare a vacillare in modo che la bestia possa assumerne il controllo totale senza la benché minima resistenza. Una specie di lobotomia dell'anima che viene corrotta in modo tale da poterne muovere tutti i fili, per poterla controllare in ogni sua singola parte. 

The Blazing Monoliths of Defiance

Si passa alle due tracce presenti in "Spiritual Black Dimensions" e si parte con "The Blazing Monoliths of Defiance". Colpi singoli di rullante danno il via alla song che parte con un riffing penetrante con un vortice di note che si susseguono imperiose. Mentre il singer ci propone la prima strofa, apprezziamo il lavoro di doppia cassa da parte del drummer che con precisione maniacale non mostra alcun tipo di cedimento. La parte strumentale che segue è carica come non mai e la voce di Shagrath sputa veleno da ogni parte. Blast-beat violenti ci introducono ad una splendida sezione di tastiere, la quale crea un aurea malvagia intorno alla band ed incrementa l'aura demoniaca che sembra uscire dal microfono come una sorta di possessione, di demonio pronto ad insinuarsi nella nostra anima. Barker continua a frantumare le sue grancasse dopo aver picchiato ripetutamente il proprio charleston, introducendo così una parte strumentale di grande effetto smorzata solamente dalle tastiere di Mustis. Si prosegue con la violenza sonora senza sosta, troviamo una chitarra ritmica quasi "stonata" che apre le porte al singer per proseguire con la sua messa demoniaca. Delle urla laceranti sanciscono la fine del brano ed i consueti applausi di sorta sono dovuti verso questa band che dimostra sempre di più di trovarsi a proprio agio in ambito live. "Ecco il volto di Satana", "Riuniti tra simboli e segni un bagliore di nuova luce nasce nella notte": Satana decide di rivelarsi ed è pronto a guidarci verso una crociata religiosa che avrà fine solamente con la sua vittoria. La sconfitta non è contemplata ed il suo esercito lotterà fino al raggiungimento dello scopo, debellare il cristianesimo ed imporsi come unico salvatore. Vuole condurci tutti al proprio cospetto ed è disposto a ricorrere a tutti i mezzi più beceri possibili per raggiungere più anime possibili. E' pura gioia quella che prova nel vedere cadere a pezzi tutti quei cristiani pieni di fede e speranza sotto i colpi del suo volere e gode nel vedere brandelli di carne e fiumi di sangue scorrere sul campo di battaglia. La sua grandezza non avrà mai fine perché viene continuamente alimentato dalle stupide preghiere di quei poveri illusi che credono ancora in qualcuno che li salverà da questa mattanza: più essi dimostrano di avere fede, più faranno male i colpi che Satana sferrerà. 

The Insight And The Catharsis

"The Insight And The Catharsis" viene annunciata dallo stesso Shagrath e immediatamente parte la sezione ritmica che pare non aspettare altro che poter iniziare a picchiare forte. Dopo una bella prima parte vocale con tanto di ruggito finale, i consueti blast-beat distruggono letteralmente il palco, ma da sottolineare è la prova sublime da parte di Mustis che non sbaglia veramente nulla con i suoi tasti di avorio. Arriva il momento di sentire ICS Vortex in tutta la sua splendida prova vocale, con un pulito veramente esaltante che lascia poco spazio all'immaginazione e si manifesta nel pieno delle sue potenzialità, senza timori. Si passa allo scream del frontman, che con una brevissima strofa introduce una spettacolare parte strumentale, dove tutti gli strumenti compiono un ottimo lavoro e vengono distribuiti in maniera credibile con forse solo le tastiere ad essere leggermente alte di volume. L'assolo di Galder ricalca fedelmente quello proposto su disco e mentre ritornano i vocalizzi demoniaci di Shagrath ecco che assistiamo ad una splendida sezione di tastiera che fa accapponare la pelle e lo stesso singer che incita la folla prima di riprendere con grande maestria a proporci una song incredibilmente efficace e spettacolare anche in sede live. I toni si fanno più cupi con un riffing di tonalità sicuramente più bassa e tempistiche schizofreniche ma controllate, che ne preparano un ultimo assalto sonoro dove i nostri decidono di mettere a soqquadro la città di Stuttgard. Quando tutto sembra ormai destinato alla devastazione più totale, ecco comparire nuovamente la voce pulita di Vortex che con l'aiuto di una bella cavalcata di doppio pedale conclude una traccia a dir poco spettacolare con relativi ringraziamenti da parte del singer verso un pubblico sempre più coinvolto. "Io so i segreti e le bugie dietro tutte le verità, la conoscenza è il potere, e il potere è tutto mio", la realtà è che non possiamo nascondere nulla a colui che ci vuole accogliere tra le proprie braccia per scopi puramente speculativi / di interesse. Molte cose, troppe, che vogliono farci credere e spacciare come vere, in realtà nascondono delle verità piuttosto scomode che vengono insabbiate di proposito per non perdere quella credibilità che in migliaia di anni tante "istituzioni" hanno voluto conquistarsi. Bisognerebbe invece mettere in chiaro fin da subito le cose per come sono veramente, e quindi istruire le persone già in tenera età per porle di fronte alla crude realtà. Dobbiamo cercare di unire le nostre forze per combattere tutte queste menzogne e il regno di Satana vuole puntare proprio a questo. Punta a reclutare degli alleati giovani e pieni di forza per alimentare il suo esercito e contribuire attivamente alla sua causa in maniera decisa. Il tempo stringe e la battaglia imperversa; solo chi si schiererà con lui troverà la salvezza, mentre per tutti gli altri ci sarà solo morte e disperazione eterna. 

Puritania

Passiamo ora alle ultime due tracce presenti tratte da "Puritanical Euphoric Misanthropia" ed iniziamo con la controversa "Puritania", esperimento a tinte industrial che tanto fece storcere il naso ai puristi del genere. L'inizio è affidato a delle frequenze radio gravemente disturbate e dall'attacco di doppia cassa da parte di Barker. La voce è campionata in maniera esasperata ed il riffing di chitarra risulta essere corposo e pesante. Le tastiere svolgono un lavoro determinante e le parti orchestrali vengono affidate come giusto che sia a dei campionamenti pre registrati. Il cantato è potente ed efficace, segue un'altra parte filtratissima che viene accompagnata da una sezione ritmica imponente e rocciosa. La band si impegna molto per rendere credibile questo pezzo anche dal vivo e ci riesce benissimo nonostante sia un brano piuttosto atipico per il genere. Si prosegue in maniera pressoché identica dall'inizio alla fine, fino a sentire nuovamente queste frequenze disturbate che vanno a chiudere il pezzo tra applausi non troppo fragorosi per la verità, anche se ascoltandolo non si può far altro che apprezzare il coraggio di proporre qualcosa di diverso che va anche a sfidare quello che il pubblico vuole realmente sentire ad un concerto black metal, ovvero potenza e maestosità nei suoni. Il nostro sub-conscio diventa una creatura viva e pulsante e cerca di metterci davanti la realtà per quella che è realmente. Si proclama come entità superiore, ci mostra come le guerre, la morte ed il sangue, siano opera di noi stessi e di come siamo noi la causa di tutto il male che esiste in questo mondo. Abbiamo ridotto il nostro pianeta ad una discarica di cui noi siamo la spazzatura, ed è giunto il momento di fare pulizia. Una pulizia che verrà solamente mediante lo sterminio di una razza che ha saputo spargere solamente cattiveria ed odio verso un mondo che ci ha offerto tutte le proprie risorse per poter vivere al meglio. Questo dovrebbe far riflettere sulle condizioni della nostra razza, la quale continua imperterrita con il proprio egoismo fregandosene delle generazione che verranno. E' incredibile come ancora oggi, una specie evoluta come dovrebbe essere la nostra non riesca a tenere a freno i propri malsani istinti, provando eccitazione nel vedere soffrire i propri simili. 

The Maelstrom Mephisto

"The Maelstrom Mephisto" chiude questo mini live ed inizia con delle rullate minimali che esplodono in tutta la violenza possibile in un balst-beat furioso ed imponente. La voce è maligna quanto basta e la potenza sprigionata dai Dimmu Borgir è un qualcosa di impressionante. Non c'è verso di sentire un minimo rallentamento e quando le speranze sembrano ormai ridotte all'osso, ecco che una piccolissima decelerazione da parte dei nostri tende a far respirare il pubblico presente, ma senza attenuare la morsa con cui la band tiene in pugno gli ascoltatori. Quando le tastiere fanno la loro comparsa in maniera più vistosa e primaria, i toni finalmente diventano più tranquilli, complice una parte vocale da parte di Vortex che risulta essere ben definita e ben bilanciata. Sul finire di questa breve parentesi, si torna in apnea con ritmiche forsennate ed una malignità che aleggia vicino a noi. Ad un certo punto sentiamo una chitarra stridere, quasi come voler far respirare la band per poi riprendere in maniera devastante fino alla conclusione del brano, che tra echi tastieristici, doppia cassa martellante e riff taglienti, ci tramortiscono definitivamente nella loro spirale demoniaca. Parliamo di Mefisto, un essere immortale e soprattutto un demone volto ad accompagnare le anime nell'aldilà. E' il sovrano della bugia e della menzogna e cerca in ogni modo di impossessarsi delle anime più pure. Una volta al suo cospetto, ci sbatte davanti la verità nuda e cruda dicendo che il peccato della nostra vita non è nient'altro che la vita stessa, e che ogni azione ed ogni decisione, sono solo il frutto corrotto della nostra anima. La morte, il lutto e la disperazione devono tramutarsi in gioia perché verremo guidati dove il peccato non ha significato e dove ogni tipo di malvagità servirà ad alimentare il regno dei dannati. Continuando il nostro viaggio accompagnati da Mefisto, ad un certo punto scorgiamo il castello infernale e ci viene fatto notare che tutto ciò che lo circonda è oscuro ed opprimente. Siamo costretti a guardare questo panorama desolante, come un quadro che ci ipnotizza e non si fa staccare gli occhi da dosso. Sappiamo che una volta posati gli occhi su di esso, non esiste un minimo di speranza per poter rivedere la luce.

Conclusioni

Disco interessante che proietta l'ascoltatore in una dimensione consona per la band, ovvero quella live. I brani proposti toccano i tre album usciti tra 1997 ed il 2001 e sembrano essere stati scelti proprio perché si prestano molto bene ad essere suonati dal vivo. Dobbiamo dire che tutti e cinque i brani sono ben eseguiti con perizia tecnica ed attitudine fuori dal comune, ma forse i pezzi che più convincono sono sono i due presi da "Spiritual Black Dimensions", ovvero "The Blazing Monoliths of Defiance" ed "The Insight And The Catharsis", i quali godono di una performance da parte della band a dir poco convincente, un gruppo che riesce a dimostrare di avere una formazione di prim'ordine e probabilmente la migliore line up mai avuta. La scelta di inserire "Puritania" in scaletta poteva rivelarsi un azzardo, un'arma a doppio taglio, invece viene proposta talmente bene da non far rimpiangere la sua controparte in studio. Gli altri due brani, il primo preso dal capolavoro "Enthrone Darkness Triumphant" e l'ultima tratta da "Puritanical Euphoric Misanthropia", sono delle vere e proprie mazzate sui denti, ulteriore prova che i nostri norvegesi in certi frangenti non si risparmiano in quanto a violenza e brutalità, mescolando sapientemente il tutto con melodie sopraffine che addolciscono (seppur di poco) le bordate date senza scrupoli. Barker è una garanzia, e dietro le pelli fa praticamente ciò che vuole. Bravissimo in qualsiasi circostanza e soprattutto senza alcuna sbavatura. Ottima la prova di Mustis nel riproporre, seppur per una traccia solamente, le gesta compiute prima di lui da Stian Aarstad, e di imprimere il proprio tocco alle nuove canzoni. Galder sembra essersi integrato alla perfezione ed in coppia con Silenoz formano un'armata vincente. Shagrath in questo live è assolutamente impeccabile; pochissime le sbavature e soprattutto dimostra di avere ancora l'ugola dei bei tempi nonostante sull'ultimo album (sempre parlando del periodo preso in esame) sia a volte molto effettata. Nel complesso è un Ep da avere, non solo per l'ottima qualità del contenuto, ma soprattutto perché si tratta di una edizione limitata che farà felice ogni collezionista e fan della band.

1) Tormentor of Christian Souls
2) The Blazing Monoliths of Defiance
3) The Insight And The Catharsis
4) Puritania
5) The Maelstrom Mephisto
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