DEVILDRIVER

Trust No One

2016 - Napalm Records

A CURA DI
DAVIDE PAPPALARDO
05/10/2016
TEMPO DI LETTURA:
7,5

Introduzione Recensione

Tornano i paladini americani del groove metal/metalcore statunitense, ovvero i DevilDriver di Dez Fafara, già frontman dei risorti Coal Chamber (uno dei gruppi partecipi della stagione nu metal di fine anni novanta); una band, quella che oggi recensiamo, la quale era entrata nel 2013 in una fase di ibernazione dopo l'ultimo "Winter Kills", proprio per dare spazio al ritorno sulle scene del precedente progetto del frontman Fafara, impegnato appunto con una reunion dei Chamber; la line up nel frattempo è cambiata, dopo l'uscita di Jeff Kendrick (chitarre) e John Boecklin (batteria, chitarra, basso) dal gruppo, sostituiti dall'ex Chimaira Austin D'Amond (batteria) e da Neal Tiemann (chitarra), mentre il fido Mike Spreitzer (chitarra) rimane nella formazione. A distanza di ben tre anni,quindi, i DevilDriver si ripropongono con "Trust No One - Non Fidarti di nessuno", disco che riprende il discorso laddove si era interrotto senza grandi cambiamenti, sempre su coordinate groove/metalcore moderne e veloci con elementi alternative e parti in pulito con influenze melodeath; in parte torna la furia dei primi lavori, unita però con la maggiore attenzione verso la melodia e i lati tecnici degli ultimi episodi, e se la reincarnazione dei Coal Chamber con "Rivals" ha preso in prestito alcuni elementi dal suono dei DD, quest'ultimi non risentono di influenze più urbane di stampo nu metal, un retaggio che avevano già superato con il terzo album "The Last Kind Words". Non manca qualche esperimento a livello di songwriting e produzione (quest'ultima a cura di Mark Lewis ) ma in generale sembra che si voglia andare sul sicuro con brani diretti che giocano sui punti forti del gruppo; il risultato è probabilmente migliore rispetto al penultimo disco, ma siamo anche distanti dalle vette toccate con "Pray For Villains", il loro lavoro più convincente a livello di idee ed esecuzione. Anche a causa di un "autopilota" che usa stilemi e momenti tipici per dare agli ascoltatori quello che già si aspettano. Questa può essere una fortuna od una sfortuna a seconda dei gusti, soprattutto per chi ama le influenze alla Machine Head e le derive più moderne della così detta NWOAHM (vedasi anche i Lamb Of God e Trivium come riferimenti); ma ad onor del vero va detto che l'uscita di questa nuova opera è passata un po' in sordina, complice anche un certo calo di popolarità del genere tra il pubblico dei giovani americani che, ironia della sorte (dato che era nato proprio come risposta ad esso), sembra concentrato sul ritorno di suoni crossover e nu metal sulla piazza. Tant'è vero che "Trust No One" non ha registrato notevoli traguardi tagliati, venendo accolto in maniera sostanzialmente tiepida dall'audience generale. Si segna un quarantatreesimo posto nella "U.S. Billboard 200" ed un novantanovesimo nella chart anglosassone, più un quarantaquattresimo nelle classifiche teutoniche. Molto meglio in Australia, dove l'album ha raggiunto la ventunesima posizione, donando a Fafara soddisfazioni di certo maggiori di quelle raggiunte in ambito americano ed europeo. Tornando a parlare più prettamente dei contenuti, notiamo quindi come la lezione del Gothenburg sound e del Thrash venga quindi ancora una volta ripresa e reinterpretata ad uso e consumo dei Nostri, con un suono moderno e pulito dove la melodia non viene mai dimenticata. Il tutto suonato bene e senza sbavature, ma anche come detto senza sorprese o volontà di evolvere ulteriormente rispetto a quanto sentito nella storia del gruppo. Una tendenza alla "non" originalità, poi, che già si evince dalla copertina del disco, la quale opta per un cliché senza dubbio usato e ri-usato. Come immagine di copertina, infatti, troviamo un lupo che rivela le sue digrignanti fauci da sotto un costume da pecora, opportunamente squarciato per far vedere il predatore al suo interno. In mezzo agli occhi del lupo, il marchio simbolo dei DevilDriver. Insomma, il cattivo travestito da buono, il pericolo pronto a rivelarsi, distruggendo una veste di calma e dolcezza apparente. Un topos, come dicevamo, abbastanza "classico" per molte band Alternative nate negli anni '90. KoRn e Slipknot ci insegnano, infatti, come certi temi siano molto cari all'intero fenomeno Nu, Alternative e Metalcore. Fenomeni i quali basano spesso la loro attitudine musicale e lirica sull'oppressione della vita, sul male di vivere, sulle scottature ricevute per via di profonde ed insanabili ustioni. Dovute a tradimenti, ripicche, voglia di far male buttata lì, a buon mercato, senza una giustificazione plausibile. Dunque, nulla di troppo originale e niente di rivoluzionario, neanche dal punto di vista grafico o comunque "contenutistico", dato si che possiamo già intuire il contenuto del disco. Sia tematico, sia musicale. Tuttavia, il suo sound pesante e distorto che ci viene presentato di sicuro non stona. Ed in ogni caso, i nuovi brani faranno la loro figura, anche dal vivo, se posti accanto a quelli storici; mantenendone molti elementi comuni, trovata che per lo meno acquieterà i fan di più vecchia data.

Testimony Of Truth

Si parte con "Testimony Of Truth - Testimone Della Veritàe con il suo rullante di batteria, seguito da un bel motivo melodico dal fraseggio trascinante; ecco che al sedicesimo minuto esso si arricchisce di scale più vibranti, mentre il drumming si da ad esercizi ritmici. Di seguito Fafara interviene con le sue grida sincopate, supportate da arie tirate ed evocative, mentre chitarre rocciose avanzano con giri circolari innestati su tastiere in sottofondo; al minuto e dieci un fraseggio fa da cesura, seguita dalla ripresa del motivo portante caratterizzato da chitarre squillanti. Troviamo poi bordate marziali legate agli andamenti del cantato, seguite da alcune dissonanze quasi djent e da sezioni più serrate; riecco quindi il ritornello con ruggiti aggressivi quasi vomitati e chitarre stridenti, mentre di seguito un esercizio tecnico di chitarra dal gusto progressivo e classico ci accompagna verso note molto elaborate. Ci fermiamo quindi al terzo minuto e ventisei con una cesura di raccoglimento, la quale poi si libera ancora nel ritornello, eseguito efficacemente; non mancano nuovi esercizi di chitarra tra vortici ed assoli melodici, i quali costituiscono la coda finale del pezzo, consumato con una dissolvenza in feedback. Il testo torna ai temi di determinazione e critica senza peli sulla lingua contro chi ha tradito Fafara e lo ha deluso; ad est dell'antico sole, oltre la valle dei cadaveri, egli lo attenderà, la dove la perdita della speranza diventa mancanza di rimorso. Egli sputerà sul suo cadavere, senza altro da fare, se non mettere i suoi stivali su di lui, gridando il suo nome nel vuoto; l'altro aveva preso le cose per vane, ed ora il Nostro percorre migliaia e miglia di spazi vuoti, per seppellire il nome altrui nel deserto. A volte si sente la solitudine che ci attraversa come il vento; "The truth is I never liked you, this testimony is one of truth, you're just a means to an end With no redeeming thing about you. Walk in my shoes this dead empty space, walk in my shoes. This burden is on you! - La verità è che non mi sei mai piaciuto, questa testimonianza è vera, se solo un mezzo per un fine, senza niente che ti redima. Mettiti nei miei panni, in questo spazio vuoto e morto, mettiti nei miei panni. La colpa è tua!" prosegue il testo, descrivendo poi come i giorni abbiano occhi e le notti orecchie, guardando le nostre paure, e come l'altro sarà la nostra morte e tutto vada a rotoli. Vengono poi ripetuti i versi precedenti, in un mantra pieno di astio senza soluzione; nessun mezzo termine con il cantante, fuori o dentro dalla sua vita. 

Bad Deeds

 "Bad Deeds - Cattive Azioni" ci accoglie con un fraseggio secco e tagliente, il quale poi esplode con tamburi combattivi e loop a motosega; Fafara annuncia la sua presenza con un grido, mentre le chitarre si danno ad un galoppo serrato. Ecco che al trentunesimo secondo il pezzo vero e proprio parte con toni urbani ad accordatura più bassa, aprendosi però a nuove corse in doppia cassa e grida; seguono raffiche a mitraglia esaltanti, le quali preannunciano il ritornello severo dai fraseggi evocativi e dai rullanti di batteria sparati, dove Fafara si da ad un cantato sincopato. Riprendiamo poi con il panzer di chitarra e con i strappi sonori aggressivi; tornano anche le scale epiche dei fraseggi, nonché le cesure ritmate, le quali implodono nell'ennesima ripresa del ritornello diafano. Ad esso questa volta segue un esercizio di chitarra sincopato unito alla batteria galoppante, mentre poi ci lanciamo in loop severi dal gusto più thrash; essi vengono delineati dall drumming serrato e da cesure notturne, le quali strisciano fino alla partenza del potente e malevolo ritornello. Proprio esso chiude poi il brano con un ultima corsa lanciata verso il finale; un pezzo di buona fattura che mostra qui un gruppo che usa in questo caso al meglio quanto conosce e quanto è il proprio marchio. Il testo parla delle conseguenze delle cattive azioni e del giudizio che si abbatte su chi le compie; è tutto ok, e tutto andrà bene, per chiunque sia avvezzo a torturare il prossimo. Tuttavia, la nostra pazienza non è infinita, e presto ci ribelliamo: invitiamo chi di dovere a prendere la propria roba ed a sparire, mentre noi cerchiamo di lasciarci tutto alle spalle, senza curarsi delle porte chiuse, di ciò che abbiamo perso. Meglio perdere che trovare, in certi casi. " Like a heavy gonna lay it out! Listen To the knockout! Torture tactics drastic Fucking plastic, so dramatic ! Tragic Automatic, Overactive Your antics.. You're a bad person, Bad deeds, Bad karma, Bad seed, Stay away from me -  Come un peso devo posarlo, guarda questo k.o, tattiche da tortura, fottuta plastica drastica, così drammatica, tragica, automatica. Sovrattiva le tue abitudini.. Sei una cattiva persona, con cattive azioni, un cattivo karma, un cattivo seme, stammi lontano" continua il testo, mentre poi ci si chiede cosa succederà a chi è distrutto, ai soli, ai perduti, ai dimenticati; non va bene, non andrà mai bene: abbiamo lasciato il puzzo dietro prendendo le nostre cose a nostra volta, andandocene. Ed ora le porte sono chiuse, ma non dobbiamo pensarci. Vengono ripetuti i versi precedenti, mentre andiamo contro il vento, nelle sfide del cambiamento. Per trovare se stessi, in fondo, bisogna perdersi. 

My Night Sky

 "My Night Sky - Il Mio Cielo Notturnoparte come da manuale con un fraseggio dal trotto continuo, mentre suoni serrati ne scolpiscono il corso insieme ai versi demoniaci di Fafara; ecco quindi che al trentesimo secondo esplodono i giri circolari, quasi meccanici, insieme al cantato feroce e alla batteria cadenzata. Chitarre notturne aggiungono un'atmosfera sinistra in sottofondo, mentre alcuni rullanti e fraseggi taglienti fanno da cesura prima del ritornello; esso si libra con toni epici riempiendo il brano di arie severe, continuando fino a nuove bordate squillanti. Si riprende poi con i toni iniziali, lanciati e decisi, collimando in una nuova cesura marziale, così come nella ripresa del ritornello ossessivo; questa volta però a conclusione troviamo un motivo ritmato di drum machine ed accordature grevi, dal gusto tecnologico. Esso prosegue fino all'introduzione di un riffing thrash a motosega coadiuvato da rullanti di batteria, il quale lascia posto a cascate di chitarra e fraseggi solenni; al terzo minuto e quaranta troviamo una sezione strisciate con bordate ed arpeggi, la quale evolve per l'ultima volta nel ritornello nel ritornello trascinante, il quale perdura fino alla conclusione con riverberi vocali. Il testo prosegue sui temi di controllo sulla propria vita e disprezzo verso chi ci ha delusi; disperati nella tristezza ci vestiamo di nero, bruciando, e come falene davanti alla fiamma accendiamo il cuore e spegniamo ogni rumore. Degradiamo i nostri sogni, nati in catene, e poi il testo prosegue con "I was beat down by a slow drug Over the embers and through the flood! I'm BUILT FOR THE KILL (It's my night's Sky) The scars Are not visible, Was I even here at all Born into bondage, Meant to scorch the sky, By any means Fucking hustle through life! I've realized I'm not sorry anymore you've poisoned the wine And IT'S MY NIGHT! - Sono stato sconfitto da una lenta droga. Oltre le braci e attraverso l'inondazione! Sono CREATO PER UCCIDERE (E' il cielo della mia notte), le cicatrici non sono visibili, non so nemmeno se ero li. Nato legato, destinato ad infiammare il cielo, in ogni modo, un fottuto trambusto nella vita! Ho capito di non essere più dispiaciuto, tu hai avvelenato il vino ed E' LA MIA NOTTE!"; invitiamo poi gli altri ad andarsene , mentre il terreno trema. Ognuno vive con i suoi sbagli, ora è tra il diavolo e noi la cosa, e per sempre bisogna trattenere la propria lingua. 

This Deception

"This Deception - Questo Inganno" viene introdotta da un ronzio stridente e parti di pianoforte, ma presto un rullante annuncia un riffing serrato sul quale Fafara dispone le sue vocals feroci. Il tutto mentre un'atmosfera severa ed apocalittica si dipana in sottofondo; al quarantottesimo secondo fraseggi squillanti e marce ritmiche spingono in avanti la struttura imponente venutasi a creare. Ecco quindi di seguito il ritornello veloce e dai connotati melodeath, ricco di giri veloci e motivi vocali fatti per essere cantati a squarciagola; seguono quindi nuovi fraseggi notturni uniti a falcate di chitarra e cantato compulsivo. Non ci stupisce il ritorno ai motivi precedenti, il quale collima ancora una volta nella corsa melodica del ritornello, questa volta aprendosi poi ad assoli dalle scale concitate e ad un drumming deciso e lanciato; la sinfonia possente va poi ad infrangersi contro una cesura fatta di fraseggi secchi, dandosi di s seguito a magistrali rullanti di pedale e loop a motosega. Un assolo classico annuncia una sezione elaborata, dove ancora una volta il gusto tecnico dei Nostri si mostra in tutta la sua energia; si va così poi a creare una marcia dai cori urlati e ritmati, la quale si sovrappone ai veloci giri di chitarra: essa lascia poi posto al finale, dedicato a bordate rocciose ripetute fino alla conclusione. Il testo si sofferma con ancora più attenzione sul tradimento ed i sentimenti di rabbia e rancore verso tale atto; il tradimento taglia a fondo, un dolore che noi sentiamo ma la cui altrui percezione risulta debole ed annuvolata. Per i deceduti incolpiamo il cielo, ma non riesce l'altra persona a vedere lo sguardo nei nostri occhi, a pentirsi di ciò che ha fatto; vederla ci fa fermare, e "The sound of your voice it's just because, I thought you were dead, Wished you were dead, Gone to the sound of applause! - Il suono della tua voce non ha motivo, pensavo tu fossi morto, vorrei che tu fossi morto, andato con gli applausi". Lo stesso cielo che prende, non prende mai chi davvero se lo meriterebbe. Urliamo in faccia al prossimo tutto il nostro disprezzo, dicendogli che un coro di mani scroscianti acclamerebbe una sua dipartita. La vita è solo un altro peccato, o vogliamo starci o no, diciamo le nostre preghiere al tramonto e torniamo al punto di partenza; "All that glitters cannot be Gold I've seen your smile it feels so cold, so? Another day another dollar Hear these words and you'll know who I'm after! The sight of your face it brings me pause -  Non tutto ciò che luccica è oro,ho visto il tuo sorriso, è così freddo, quindi? un altro giorno, un altro dollaro. Ascolta queste parole e capirai chi sono, dopo tutto! Vedere la tua faccia mi fa fermare" prosegue il testo, mentre poi si ripetono con veemenza versi precedenti, giungendo alla constatazione che tutto è nero per noi, e nulla ci supporta, mentre complimenti falsi rovinano le cose; un testo pieno come detto di disprezzo e senza mezzi termini. 

Above It All

 "Above It All - Aldilà Di Tuttoci offre un fraseggio greve e ferroso, il quale avanza in solitario fino al ventiduesimo secondo; qui si aggiungono rullanti di batteria e chitarre quasi cosmiche, creando un atmosfera preparatoria concitata. Ecco quindi che partiamo con riff dissonanti e cantato sincopato di Fafara, in un loop tagliente che richiama i Meshuggah; esso si apre poi a bordate pestate e combattive, mentre una fraseggio classico fa da cesura prima del ritornello caratterizzato da motivi notturni di ottima fattura e canti aggressivi, ma ritmati. Ritorniamo quindi su connotati sferraglianti e pestati, tra batteria da guerra e dissonanze, ma non ci vuole molto prima della ripresa della sezione dominante, caratterizzata ancora da chitarre squillanti ed evocative; segue ora una sezione psichedelica con toni ad accordatura bassa ed esercizi ritmici. Essa esplode poi con grida da orco e motoseghe impazzite, generando un caos sonoro esaltante; il finale viene quindi lasciato alla ripresa del ritornello, il quale si ripete fino alla chiusura segnata da un'ultima bordata. Il testo tratta di una persona accolta nella vita di Fafara come un parente, la quale però si è rivelata una delusione. Egli credeva a tutto fino a che non è successo qualcosa, qualcosa che irrimediabilmente compromesso il rapporto fra i due, rendendolo insignificante; una volta andavano in giro assieme, ma se lui gli avesse detto quello che realmente provava, l'altro si sarebbe allontanato senza pensarci su due volte. Una doppia faccia, quindi, un astio mal celato. Eppure, Fafara lo ha accolto in casa, come un amico ed un parente, credeva di conoscerlo, fino a che non ha visto la sua vera faccia. Stava sognando, con la testa tra le nuvole, orgoglioso ed offuscato, senza vedere cosa sarebbe successo. "Gave you everything, Showed you the signs, Trusted your opinion, Together we drew lines! Crisis of character Turned competitor, Even after all we've been through!? I heard the rumors that you Were going around Running your mouth from town to town, You aint even brought a tear, To these eyes - Ti ho dato tutto, ti ho mostrato i segni, mi sono fidato della tua opinione, insieme abbiamo tracciato dei limiti! Crisi d'identità, diventato un competitore, nonostante quello che abbiamo passato!? Ho sentito dire che vai in giro, sparlando di città in città. Non hai nemmeno portato una lacrima a questi occhi", riprendendo poi alcuni versi precedenti. L'altro ora sembra preoccupato, sapendo che il Nostro sa dove i corpi sono sepolti; ormai è aldilà di tutto, offuscato. "Daybreak - Albasi apre con suoni da sirena e batteria militante, creando un'atmosfera marziale presto sfogata con loop di chitarra massicci e grida sincopate di Fafara, il quale qui assume toni più legati al passato, anche se iil suono rimane saldamente metal con connotati post thrash; largo quindi a melodie imponenti e batteria dai rullanti decisi, mentre si apre di seguito un ritornello dal gusto molto melodico, supportato da giri di chitarra squillanti e cori trascinanti. Un suono dissonante fa ad cesura, mentre poi riprende la marcia con bordate possenti e riff circolari che ne delineano il movimento; essa si lancia poi nella ripresa dei toni quasi orchestrali del movimento principale, intervallandolo con attacchi dalle mitragliate decise. Troviamo di seguito assoli classici dal gusto elaborato, i quali si dipanano tra galoppi sostenuti e rocciosi, e cimbali cadenzati; ecco poi esercizi ritmici e urla. All'improvviso ci fermiamo con un arpeggio delicato, il quale aggiunge stridenti suoni prima di commutarsi in una marcia dissonante: ma il finale non può che vedere il ritorno del ritornello portante, il quale si conclude con bordate imponenti e fraseggi drammatici, regalandoci una chiusura dal gusto thrash. Il testo tratta del lasciar fuori una persona dalla propria vita senza molti complimenti e con molto rancore; cerchiamo di mollare la presa, se ne vale la pena. Lanciamoci verso il futuro, sperando di trovare qualcosa di meglio. Metafore astrologiche ci indicano la via: la luna insanguinata rappresenta sempre con un avvertimento, soprattutto se Mercurio è in opposizione. Il traditore o la traditrice ci hanno prosciugati, quindi non devono nemmeno osare dirci addio, ed ammettiamo di avere rancore, mentre " This is Not over now I'm far from down for the count I hear it beckoning now I'm far from down Come out Full guns blazing I'll Never forget I may forgive tomorrow I'LL Never forget The years of sorrow This blood moon Begins with a guarantee And mercury It ends in retrograde! - Non è finita ora, ancora il conto è lungi dall'essere pagato, sento che reclama, vieni ad armi spiegate, non dimenticherò mai, forse perdonerò domani, NON dimenticherò mai gli anni di dispiacere, questa luna di sangue parte con un avviso e Mercurio è in opposizione."; i poteri alti, i volti di Dio, sono uno specchio ad una sola direzione, mentre noi sorvoliamo, malconci ed abbattuti. 

Trust No One

La title track ci assale con un bel riffing melodico e con rullanti, presto però spezzati da un fraseggio ronzante con tasti ed assoli classici e malinconici, i quali si dilungano con le loro elaborate scale; ecco che all'improvviso una doppia cassa martellante si lancia in una corsa folle, sorretta da chitarre avvincenti ed inseguito giocata su bordate più ritmate. Arrivati quasi al primo minuto abbiamo una cesura caratterizzata da rocciose chitarre thrash, sulle quali poi parte il cantato e feroce di Fafara, seguito da rullanti di batteria e riff circolari a motosega; seguono attacchi sincopati da corazzata, dandoci un pezzo robusto e risoluto. Arrivati all'immancabile ritornello troviamo cascate alternate a festeggiare più stridenti, mentre poi un bel motivo squillante si trascina in modo avvincente; esso poi si consuma con nuovi giri stridenti e drumming martellanti. Ritroviamo quindi le alternanze di poco prima, mentre in sottofondo assoli di scuola melodeath mantengono alta l'atmosfera; riprendiamo quindi con il ritornello accattivante, dal gusto moderno legato a nomi quali In Flames ed Arch Enemy, pieno di vocals sulle quali cantare a squarciagola. Seguono poi bordate potenti e suoni squillanti, mentre Fafara conosce riverberi evocativi; non mancano chitarre altisonanti, così come al ripresa del motivo portante, seguito da un assolo elaborato dal gusto heavy metal, unito a grevi corazzate di chitarra. Il brano all'improvviso scende in digressione, chiudendosi all'improvviso in modo sommesso: uno dei momenti migliori del disco, carico di potenza e anche di melodia orecchiabile. Il testo parla del cancellare una persona dalla propria vita, ed i sentimenti che si provavano per lei; per quanto difficile, dobbiamo cercare di eliminare ogni traccia di ciò che abbiamo provato, essendo pronti poi a difendersi. Questa persona tornerà all'attacco, e noi saremo pronti a fermare la sua avanzata, facendo valere il nostro carattere. Dobbiamo uccidere i nostri sentimenti verso di lei, e "Should you rise again I'll have no choice but follow through If threatened just know I'll respond in kind Say the word The word is blind If threatened just know I'll respond in kind Say the word the word is ATTACK! Say your lamentations Set sail for Hell or damnation No honest words on your lips - Se risorgerai non avrò scelta che seguirti, sappi che se sarò minacciato risponderò di conseguenza, di la parola, che è cieca, sappi che se sarò minacciato risponderò di conseguenza, di la parola, la parola è ATTACCA! Di le tue lamentele, avviati verso l'inferno o la dannazione, non ci sono parole oneste sulle tue labbra!"; l'abbiamo usata, siamo stati usati, ci ha confusi, siamo stati distrutti dalla fiducia e i nostri cuori non possono cancellare quanto è stato. Siamo rovinati, riusciamo a sentirlo. Si ripetono poi i versi precedenti, concludendo con una rinuncia anche al perdono davanti alle scuse; ancora una volta il messaggio è chiaro, in un album tematicamente basato sul tradimento e sulla mancanza di fiducia verso gli altri. 

Feeling Un-God-Ly

"Feeling Un-god-ly - Sentendosi Non-divino" parte con dissonanze presto sorrette da giri circolari e rullanti pesanti, i quali si bloccano con un fraseggio prima della ripresa della furia rocciosa; ecco quindi che esplodono le vocals ritmate di Fafara insieme ai movimenti urbani di batteria e chitarra, dandoci un episodio contratto dai riff martellanti. Al cinquantesimo secondo bordate severe di scuola Meshuggah creano un'atmosfera claustrofobica, potenziata dai versi sgolati del cantante; troviamo di seguito motivi ritmati sorretti da chitarre ferrose, dandoci un ritornello per una volta ben poco melodico. Seguono poi i loop familiari, in un suono greve e roccioso, legato alla già citata band svedese; non forse quindi il momento più originale del disco, dove abbiamo anche suoni obliqui terribilmente familiari. Si ripropongono le alternanze precedenti, arrivando al ritornello dissonante, il quale si protrae fino ad arrivare ad una serie di bordate squillanti ; ecco una cesura con ronzanti chitarre ed un Fafara ossessivo, seguita dalla ripresa del ritornello. Esso prosegue con l'aggiunta di suoni barocchi, come di carosello, in sottofondo, andando poi improvvisamente a chiudere il pezzo sempre sull'azione più tesa; come detto qui si gioca poco con melodie trascinanti, e più con incubi sonori di discreta fattura, per quanto derivativi. Il testo qui tratta tramite un flusso di coscienza di considerazioni verso il prossimo, ancora una volta non molto positive; guidiamo la morte sentendoci non divini, cercando la malinconia mentre il tempo dirà quello che verrà. Tiriamo giù i cieli adirando il sole, e poi si prosegue con "Calling out to some holy host Exercise my holy ghost Dream within Dream on the doubt Don't ever let the dream die! What went wrong before? Was I hit this shit looking for loyalty! So.. Air your grievance FUCK! Check it out It's a charmed life On the chopping block I'm gonna live until I die Check it out It's your charmed life On the chopping block - Chiamando qualche spirito santo esercita il mio, sogna in un sogno sul dubbio, non lasciare che il sogno muoia! Cosa è andato storto prima? Forse mi sono ritrovato in questa merda cercando fedeltà! Quindi... sventola le tue condoglianze CAZZO! Guarda, è una vita magnifica, sul ceppo del boia vivrò fino alla morte, guarda è la tua magnifica vita sul ceppo del boia."; il sangue è stato versato per le parole che uccidono, in una guerra con lupi, una guerra di parole, dove poi ancora una volta si ripetono i concetti precedenti con rabbia ed ossessione. 

Retribution

"Retribution - Retribuzioneci accoglie con un evocativo spettrale fraseggio seguito da rullanti cadenzati; ecco quindi un riffing greve dal gusto quasi post punk, il quale completa l'andamento malinconico. Ma non dobbiamo pensare ad un brano alla The Cure: infatti già al trentacinquesimo secondo un attacco tagliente di giri circolari si fa strada combattivo con i suoi toni groove stridenti; Fafara interviene quindi su motoseghe death con un cantato sincopato ormai familiare per noi, il quale segue il movimento veloce di batteria lanciata e chitarre assassine. Seguono poi muri dissonanti, così come nuovi riff claustrofobici e grida feroci; si tratta del ritornello pieno di adrenalina, al quale segue la ripresa dell'andamento di poco prima. Si ripropongono quindi bordate moderne e squillanti, così come corridoi sonori severi ed alienanti, giungendo nuovamente alla scarica da mitra del ritornello; questa volta segue un panzer marziale fatto di accordatura bassa e batteria da guerra, sul quale trovano posto anche assoli ronzanti dalle scale ben strutturate, le quali regalano elementi classici al songwriting. Ritroviamo scariche nervose, le grida di Fafara, ed alcune delimitazioni stridenti; si arriva così alla ripresa dei toni iniziali, i quali però convergono in un nuovo attacco roccioso e veloce. Un rullante di batteria segna il ritmo, mentre assoli notturni e riff circolari si avviano verso al conclusione; un episodio energico e potente, il quale soddisferà sicuramente i fan del gruppo, e non solo. Il testo tratta della giusta vendetta contro azioni che ci hanno fatto soffrire; azioni delle quali conta non tanto la giustificazione, ma unicamente il dolore che ci hanno procurato. Non serve cercare di spiegarle, chi le ha compiute lo ha fatto con il preciso scopo di farci del male, di procurarci una ferita nell'anima. Di distruggerci. "Your motivation I cannot see, Your hostile feelings Gone left unchecked, Called to an old friend that never was. So fuck these feelings! Just eject Nothing more to say Just eject. Tired of wasting days Just eject Old feelings Bending reason Lasts for seasons Just eject! So Say goodbye Next time make a short hello This Retribution is just a stones throw! Say wave goodbye Next time make a short hello This Retribution is just a stones throw away!!! - Non riesco a capire i tuoi motivi, i tuo sentimenti ostili andati senza controllo, richiamati da un vecchio amico che tale non è mai stato. Si fottano questi sentimenti! Butta via, nient'altro da dire, butta via. Stanco di buttare i giorni, butta via, vecchi sentimenti sfidano al ragione, durano stagioni, butta via! Di quindi addio, la prossima volta fai un breve saluto, questa retribuzione è una lapidazione! Di addio, la prossima volta fai un breve saluto, questa retribuzione è una lapidazione!" continua il testo, mentre si ripetono quindi i versi precedenti fino alla conclusione, chiudendo l'ennesimo esempio di messaggio diretto; Fafara non la manda certo a dire nemmeno in questo caso. 

For What It's Worth

"For What It's Worth - Per Quel Che Valeè il gran finale della versione standard dell'album, introdotto da melodie in reverse che poi diventano più lineari con un effetto grandioso; ecco quindi un fraseggio magistrale, il quale poi si unisce a bordate rocciose e rullanti di batteria marziali, creando un'atmosfera epica. Largo poi a stornelli di chitarra delicati e a riaperture oniriche; ma al minuto e sei parte una corsa feroce con vocals taglienti di Fafara e riff assassini, portando elementi melodeath a galla tra batteria lanciata e ritorni delle sinfonie precedenti. Il ritornello dal grande effetto è tutto basato su arie imponenti e drumming forsennato, coniugando melodia evocativa e severi movimenti musicali; ci infrangiamo poi contro una parte ritmica con giri a motosega, la quale poi lascia spazio alla ripresa della corsa a tutta velocità. Veniamo quindi ricondotti alle melodie familiari e alle grida di Fafara, seguendone le montagne russe sonore; ora a seguire prende posto un bel motivo veloce intervallato con alternanze squillanti. Le sorprese però non sono finite: fraseggi notturni sottolineano le vocals del cantante, dandoci un gusto progressivo poi sviluppato in assoli dalle scale elaborate. Torniamo quindi a fido ritornello, il quale ci regala nuove grandiosità; la conclusione invece vede un ritorno delle arie oniriche, le quali proseguono in un loop in reverse insieme alla batteria, fino alla chiusura del pezzo. Il testo tratta in un flusso di coscienza delle solite considerazioni sulla vita e sui rapporti non pacifici con il prossimo; siamo conosciuti per sfondare le porte, e per sistemare i vecchi conti, non potendone più di ignorare le azioni altrui, pronti a fare guerra."For what it's worth I would move heaven and earth Even kill at will, Be still this beating heart of mine! This beating heart! Red we had nothing Fought for everything This family's Ours It's Fucking everything My faith you did restore I'll cut this to the core If they ask for more They fucking get war! I wake up every night Scared I'm born to lose this fight Don't cry Dry your eyes Hold your tears It's No more fears! - Per quel che vale muoverei cielo e terra, ucciderei a vista, pur di calmare questo mio cuore pulsante! Questo cuore pulsante! Rosso, non avevamo nulla, abbiamo combattuto per tutto, questa famiglia è nostra, è il fottuto tutto, hai restaurato la mia fede, taglierò fino al midollo se chiederanno di più, avranno guerra! Mi sveglio ogni notte spaventato pensando di essere nato perdente in questa battaglia, non piangere asciugati gli occhi , trattieni le lacrime, non avere più paura!" annuncia il testo, ripetendo poi in varie sequenze i versi, dandoci un'immagine reiterata di lotta per proteggere ciò che è proprio; non una narrazione, bensì un vero e proprio proclama ripetuto, un messaggio chiaro e diretto. Siamo pronti a fare guerra, siamo pronti a batterci per difenderci da tutte le intemperie che ci si parranno davanti, senza paura alcuna. Lotteremo, distruggeremo qualsiasi ostacolo, non avendo mai paura di fronteggiare alcunché.

House Divided

La versione digipak offre come da tardizione due tracce aggiuntive, ovvero "House Divided - Casa Divisa". ?La prima ci accoglie con un fraseggio delicato ed evocativo, il quale sale mentre linee melodiche di tastiera tessono arie malinconiche ed arpeggi sottolineano la natura toccante del tutto. All'improvviso però al primo minuto esplode un groove fatto di riff roboanti unito ai versi aggressivi di Fafara, il quale poi si lancia in una cavalcata in doppia cassa dai movimenti squillanti dal gusto melodeath; di seguito troviamo bordate pulsanti dai loop come montagne russe, i quali si irrobustiscono grazie a chitarre molto thrash. Al minuto e quarantasei il tutto si instaura sulle coordinate di un ritornello imponente dai giri graffianti e dal drumming deciso; non mancano poi assoli epocali, i quali riportano la melodia in primo piano, mentre la ritmica rimane serrata. Ritornano quindi gli attacchi precedenti e i suoni a motosega, così come i momenti più epici fatti apposta per trascinare l'ascoltatore; al terzo minuto e quattordici un nuovo assolo elaborato e dal gusto classico si dipana con le sue scale articolate e squillanti, proseguendo fino ad un'esplosione di suoni come strappi. Inevitabile il ritorno al ritornello possente, mentre tutti gli stilemi finora incontrati si ripetono nuovamente fino al finale; esso vede una dissolvenza che trascina i suoni verso l'oblio. Il testo tratta di una situazione familiare difficile, probabilmente un testo autobiografico per Fafara, dove si lotta; una casa divisa, contro se stessa, non può sopravvivere, ci vuole un nuovo inizio per uccidere un finale amaro, mentre cantiamo un'altra triste canzone per l'estate che speriamo venga a scacciare l'inverno. Sappiamo che è stata una cattiva idea, e che la persona a cui ci rivolgiamo non può guardarci negli occhi, non sapendo nemmeno farsi rispettare come un uomo;"Left me at the last. Good idea you thought. Left to hang myself. Bad idea I know. You could never look me in the eye. And feel good about where you stand as a man - Alla fine mi hai lasciato. Hai pensato fosse una buona idea. Lasciato ad impiccarmi. Cattiva idea, lo so. Non hai mai potuto guardarmi negli occhi. E sentirti bene per il tipo di persona che sei." Reitera il testo, ripetendo poi gli stessi versi fino alla chiusura gli stessi versi con ossessione maniacale; un altri episodio quindi non molto discorsivo, bensì basato su un concetto ripreso ad oltranza, come per far capire quanto la cosa sia ben viva nel non sereno cuore del Nostro.

Evil On Swift Wings

Evil On Swift Wings - Il Male Su Ali Veloci ?, La seconda traccia parte subito in quarta con un riffing severo dal gusto marziale, sormontato dalla doppia cassa: ecco che al ventesimo secondo le vocals ruggenti di Fafara annunciano una melodia di scuola svedese, mentre le chitarre rimangono aggressive nei loro giri circolari. Quest'ultimi non possono fare altro che esplodere in una bella sequenza fatta di suoni vorticanti dal groove ben calibrato; segue quindi un ritornello dalla melodia spezzata, dove i montanti rocciosi tagliano le fredde chitarre. Largo di seguito agli andamenti già incontrati, mentre non mancano cantilene dove Fafara usa il suo stile greve; all'improvviso al secondo minuto il tutto si da ad una cesura dall'andamento strisciate e dalle tastiere ariose, la quale poi conosce assoli vorticanti e rullanti di pedale. Alcuni esercizi tecnici collimano in una marcia ben strutturata, la quale mette in mostra ancora una volta l'animo più thrash dei Nostri; un breve fraseggio notturno fa da cesura prima della ripresa del movimento principale, il quale si prodiga nei suoi groove squillanti; ecco quindi la corsa conclusiva che chiude il tutto su velocità decise, mantenendo alto il livello di adrenalina. Il testo esprime il non avere più pazienza per una persona, ed il voler punire le sue azioni; tutto si riconduce all'essere annoiati della cosa, invitandola a spararsi e a non sprecare fiato dicendo di essere cambiata, può dire quello che vuole, ma è stato toccato il fondo, si è venduta da sola. La lingua del nostro è come un machete, quindi avverte di stare pronti; egli è il male su ali veloci, il quale viene per punire tutto, un sussurro in una tempesta di vento. "Soul's mine. 'Cause you're so sick. You're sold down the river of Styx. Shot out. And shut down. Just a total let down. Blood boils. Bored to tears. Bottom line is it ends right here! - L'anima è mia. Poichè sei così malato. Sei venduto sulle rive dello Stige. Grida. E spegniti. Solo una delusione totale. Il sangue bolle. Annoiato fino alle lacrime. Il succo del discorso è che la fine arriva proprio adesso!" continua diretto il testo, ripetendo poi i versi precedenti. Non giochiamo più pulito, bisogna affrontare i fatti, e l'altra persona non è santa; non si può più tornare indietro, la bandiera è abbassata, e ora ci sono le conseguenze.

Conclusioni

In sostanza, possiamo dire di trovarci dinnanzi ad un disco potente e tirato, il quale ha pochi fronzoli e decide di puntare sull'assalto sonoro e sull'abilità tecnica dei componenti della band; come detto in precedenza, esso risulta decisamente più convincente rispetto agli ultimi lavori prima della pausa, mostrando una ritrovata energia nella nuova line up. E' stato forse l'inserimento dei nuovi membri a risultare vincente: del resto, si sa, elementi diversi portano con loro anche un modo del tutto nuovo di approcciarsi alla musica, riuscendo non pochi casi a rianimare un entusiasmo che sembrava ormai perso nel vuoto, dietro anni di dischi discreti ma forse poco ispirati, troppo legati a fasi di "stanca" le quali risultavano difficili da sconfiggere o quanto meno allontanare. In virtù di questo discorso, possiamo quindi affermare quanto il songwriting sia più asciutto e meno arzigogolato, sempre competente, ma meno disperso in eccessivi sperimentalismi, mantenendo l'attacco e l'orecchiabilità come punti focali. Anche se mantenute, le ingerenze melodeath sono meno ovvie e ripetute, mettendo in mostra il lato più Thrash ed americano dei Nostri, senza dimenticare naturalmente qualche dissonanza dal gusto djent e i connotati groove metal, mentre anche l'elemento metalcore viene di molto dosato, quasi scomparso, evitando break costanti e parti con contato pulito. Un episodio che insomma sembra fatto per non deludere i fan della band. Obiettivo centrato, visto che questo intento viene realizzato in pieno, donando a chi si aspettava un qualcosa di più "diretto" un prodotto decisamente compatto e privo di troppi sbocchi che avrebbero solamente rallentato ed appesantito il lavoro, rendendolo troppo dispersivo e "sperimentale" fine a se stesso. Chi invece si aspettava chissà quale evoluzione o cambio di rotta (perché mai, verrebbe da chiedersi) rimarrà deluso, ed è inutile dire che i detrattori non cambieranno certo idea sulla proposta musicale del gruppo, anzi vedendo in "Trust.." una nuova "pietra dello scandalo" alla quale rivolgere critiche su critiche. C'è pure da sottolineare, ad onor del vero, che gli apici della carriera dei DevilDriver sono ben altri; ma di sicuro, questo disco può rappresentare sicuramente un buon inizio per una nuova fase che potrebbe conoscere un nuovo crescendo. Un punto di partenza per qualche sussulto, qualche bel disco (ma veramente BELLO) che di lì a poco farà la sua comparsa, garantendo alla band un nuovo periodo di splendore. La scelta di concentrarsi sugli aspetti più diretti e su un suono robusto funziona, e se mantenuta potrebbe donarci in futuro alcuni dei momenti più maturi e funzionali dei Nostri. Comunque. rimanendo nel presente, abbiamo un disco come già detto passato in sordina, il quale però merita eccome di essere ascoltato, a patto che non vi aspettiate un episodio di puro Thrash, o peggio di metal estremo in toto; va dato atto al gruppo di non aver intrapreso la facile strada del ritorno a sonorità più urbane e crossover sfruttando il ritrovato interesse di critica e pubblico verso di esse, mantenendosi coerenti con l'identità del progetto e con una scena che hanno contribuito a creare. Vedremo cosa porterà il futuro per il progetto di Fafara e per i suoi accaniti fan! 

1) Testimony Of Truth
2) Bad Deeds
3) My Night Sky
4) This Deception
5) Above It All
6) Trust No One
7) Feeling Un-God-Ly
8) Retribution
9) For What It's Worth
10) House Divided
11) Evil On Swift Wings
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